{"id":11430,"date":"2015-05-13T14:05:07","date_gmt":"2015-05-13T12:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.comune.potenza.it\/?page_id=11430"},"modified":"2021-11-17T11:45:49","modified_gmt":"2021-11-17T10:45:49","slug":"storia-della-citta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/?page_id=11430","title":{"rendered":"Storia della Citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/storia2.gif\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Strabone e Plinio annoverano Potentia&nbsp;<strong>tra le pi\u00f9 antiche citt\u00e0 libere ed indipendenti della Lucania<\/strong>, ed anche se non si ha notizia di sue monete o altri ritrovamenti che ne attestassero pienamente questa autonomia, essa dovette effettivamente rimanere libera fino a quando Roma non inizi\u00f2 la sua politica di espansione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;atteggiamento<\/strong>&nbsp;delle popolazioni lucane e di Potenza&nbsp;<strong>nei riguardi di Roma fu sempre di aperta ostilit\u00e0<\/strong>: nelle guerre tra Romani e Sanniti prima e tra Roma ed i Bruzi dopo, essi si schierarono sempre con i nemici di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Assoggettati dalla forza delle armi, i Lucani vissero senza particolari scosse fino all&#8217;epoca della battaglia di Canne, allorquando passarono nel campo di&nbsp;<strong>Annibale<\/strong>, puntando sulle sue fortune.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la&nbsp;<strong>battaglia del Metauro<\/strong>, nel corso della quale fu vinto ed ucciso il fratello Asdrubale, Annibale oramai sconfitto si ritirava in Africa, lasciando Potenza alla&nbsp;<strong>vendetta di Roma<\/strong>&nbsp;che si abbatt\u00e9 spietata sulla citt\u00e0, che da&nbsp;<em>municipium<\/em>, fu ridotta al rango di&nbsp;<em>praefectura<\/em>&nbsp;prima e poi di colonia militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;accortezza e la sapienza di Roma non sottovalutarono la posizione geografica e strategica della citt\u00e0, che fu collegata, con l&#8217;apertura di strade militari, a molti centri limitrofi: per Oppidum con Venusia e per Anxia a Grumentum. La citt\u00e0 segu\u00ec poi le vicissitudini dell&#8217;Impero fino alla sua decadenza, e la sua fortuna peggior\u00f2 fino al rovinoso periodo delle&nbsp;<strong>invasioni barbariche<\/strong>. Vi giunsero allora i&nbsp;<strong>Bizantini<\/strong>&nbsp;che&nbsp;<strong>dettero alla regione il nome di Basilicata<\/strong>&nbsp;dai basilici o governatori che l&#8217;amministrarono ed in seguito, provenendo dalla Apulia attraverso la regione del Vulture, i&nbsp;<strong>Normanni<\/strong>&nbsp;sottomisero la citt\u00e0 e tutta la Basilicata per unirla alla Calabria ed alla Sicilia a creare il forte regno che strinse in una sola unit\u00e0 l&#8217;Italia Meridionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tempo dei Normanni la regione perse definitivamente il nome di Lucania per assumere quello di Basilicata; in tale epoca le scorrerie dei&nbsp;<strong>Saraceni<\/strong>&nbsp;minacciarono anche una citt\u00e0 come Potenza, lontana dalle coste e arroccata sui contrafforti dell&#8217;Appennino all&#8217;interno. Presso Potenza una localit\u00e0 denominata Campo Saraceno conserva nel nome il ricordo delle incursioni arabe.<\/p>\n\n\n\n<p>Il periodo normanno, comunque, fu ricco per Potenza di importanti avvenimenti: nel 1137, al tempo di Ruggero&nbsp; II D\u2019Altavilla conosciuto i anche come Ruggero I Normanno vennero accolti in citt\u00e0&nbsp;<strong>Papa Innocenzo II e l&#8217;Imperatore Lotario<\/strong>; pi\u00f9 tardi nel 1149&nbsp;&nbsp;<strong>Re Ruggero II&nbsp;<\/strong>&nbsp;vi ricevette&nbsp;<strong>Luigi VII re di Francia,<\/strong>&nbsp;liberato ad opera della flotta normanna dalle mani dei saraceni, mentre ritornava da una sfortunata spedizione in Terra Santa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 in tale epoca Potenza rivestiva particolare importanza come&nbsp;<strong>citt\u00e0 vescovile<\/strong>: si vuole che il suo primo vescovo fosse Amando o Amanzio, altro pastore fu&nbsp;<strong>Gerardo da Piacenza<\/strong>, salito alla sedia vescovile il 1111 e morto il 1119: egli fu in seguito&nbsp;<strong>santificato ed \u00e8 stato eletto a patrono del citt\u00e0<\/strong>. Nel &#8216;400 Martino V, poi papa, mosse da Potenza a Roma per partecipare al conclave che lo elesse pontefice.<\/p>\n\n\n\n<p>Con le nozze di Costanza di Altavilla, ultima erede dei Normanni, con Enrico VI figlio del Barbarossa, subentrarono nel regno del sud gli&nbsp;<strong>Svevi<\/strong>. Potenza inquieta e forse un po&#8217; ambigua come sempre\u2026 segu\u00ec comunque l&#8217;aquila sveva di Federico II il quale, nonostante questo, sospettandola di dubbia fede&nbsp;<strong>la pun\u00ec devastandola<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il maestoso&nbsp;<strong>castello di Lagopesole<\/strong>, non distante dalla citt\u00e0, ed il rinnovato&nbsp;<strong>castello normanno di Melfi<\/strong>&nbsp;rimasero a monito di autorit\u00e0 e di potenza. Questa volta Potenza segu\u00ec la sorte di&nbsp;<strong>Manfredi e di Corradino<\/strong>&nbsp;e, quando il giovane e biondo re cadde decapitato in piazza del Carmine a Napoli, le citt\u00e0 che avevano parteggiato per lui, come Potenza, furono soggette alla&nbsp;<strong>punizione ed all&#8217;ira del vincitore Carlo d&#8217;Angi\u00f2<\/strong>&nbsp;che, per mano dei suoi fedelissimi Conte di Belcastro e Ruggiero Sanseverino, conte di Marsico, infier\u00ec sui potentini ritenuti ribelli e sul centro abitato che per gran parte fu raso al suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma maggiori ed ancor pi\u00f9 gravi devastazioni ed incendi distrussero la citt\u00e0 allorquando il&nbsp;<strong>18 dicembre 1273, uno dei tanti terremoti distruttivi<\/strong>&nbsp;si abbatt\u00e9 contro le sue stremate ed affamate popolazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli&nbsp;<strong>Angioini<\/strong>&nbsp;frazionarono le terre del sud tra vassalli francesi sotto i quali le citt\u00e0, tra cui Potenza, non godettero certo pace e prosperit\u00e0, anzi esse furono spesso coinvolte nelle guerre dinastiche che travagliarono questo periodo storico: verso il 1390 re Ladislao, cui contestava il regno il cugino Ludovico d&#8217;Angi\u00f2, pose l&#8217;assedio alla citt\u00e0 ed ad essa per\u00f2 us\u00f2 clemenza il 10 aprile 1399 con decreto reale scritto &#8220;in campo Felia prope Potentiam&#8221;, sollevandola dalla dipendenza feudale per qualche tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1414 Giovanna successe al fratello Ladislao al trono degli Angi\u00f2 e la citt\u00e0 fu ancora coinvolta nelle lotte che seguirono con i vari pretendenti o predestinati al trono.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbero ancora la citt\u00e0 Francesco Sforza, che la pass\u00f2 a Michele Attendolo di Cotignola, e, per brevi periodi, gli Zurlo e Iacopo Caracciolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopraggiunti gli&nbsp;<strong>Aragonesi<\/strong>, il re Alfonso la sottrasse alla contea degli Attendolo e la concesse con il suo contado al suo fido Don Indico de Guevara, giunto con lui dalla Spagna; a don Indico seguirono don Antonio e quindi don Giovanni che, quale terzo conte di Potenza, partecip\u00f2 dalla parte degli Aragonesi alle guerre contro Carlo VIII e Luigi XII.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Don Alfonso de Guevara<\/strong>, sesto conte di Potenza, marit\u00f2 sua figlia Beatrice ad Enrico di Loffredo, marchese di S. Agata e di Trevico, \u00e8 cos\u00ec la citt\u00e0, che costituiva la dote nuziale, pass\u00f2 ai&nbsp;<strong>Loffredo<\/strong>&nbsp;che gi\u00e0 vi erano stati signori in epoca normanna, prima dei Sanseverino. L&#8217;antico castello di cui oggi non resta che una sbocconcellata torre, fu da don Carlo Loffredo, figlio di Beatrice Guevara e di Enrico, trasformato in monastero.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle lotte di predominio che seguirono tra Francesi e Spagnoli per la divisione del regno nella seconda met\u00e0 del &#8216;600, Consalvo de Cordova e Luigi d&#8217;Armagnac, duca di Nemours, fatto un armistizio, convennero a Potenza per negoziare l&#8217;accordo, che non fu raggiunto tanto in breve tempo le ostilit\u00e0 ripresero e, cacciati i Francesi da tutto il reame, questo divenne&nbsp;<strong>provincia spagnola<\/strong>. Tutto il Mezzogiorno d&#8217;Italia, oramai Vicereame spagnolo sub\u00ec una degradazione politica e morale che sfoci\u00f2 nella rivolta di Masaniello nel 1647.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Potenza agitata da fazioni contrastanti, fu teatro di&nbsp;<strong>moti di intolleranza popolare antispagnola<\/strong>&nbsp;che comunque vennero facilmente repressi e che portarono all&#8217;insorgenza di fenomeni di violenza nelle sue campagne, sempre pi\u00f9 spopolate. Nel&nbsp;<strong>1694 un altro violento terremoto<\/strong>&nbsp;la distrusse quasi per intero e ben poco fu fatto dai dominatori spagnoli in favore delle popolazioni e per la ricostruzione della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Cessata la dipendenza della Spagna, nel Settecento l&#8217;Italia Meridionale salut\u00f2 l&#8217;avvento dei&nbsp;<strong>Borboni<\/strong>, prima dinastia italiana dopo tanto succedersi di case regnanti straniere.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto Carlo di Borbone port\u00f2 una ventata nuova di rinnovamento sociale e di pace ma, come dice il Riviello nella &#8220;Cronaca Potentina&#8221;\u2026, &#8220;le riforme di Carlo III e del ministro Bernardo Tanucci o non vi giunsero o vi lasciarono appena superficiali ritoccature\u2026&#8221; nel segno di un destino sempre uguale per la Basilicata e Potenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante il regno di&nbsp;<strong>Ferdinando IV<\/strong>, succeduto bambino al padre salito al trono di Spagna dopo la morte senza eredi maschi di suo fratello Filippo VI, a seguito delle ripercussione che ebbero anche a Napoli gli avvenimenti francesi della fine &#8216;700, nel 1799 fu proclamata la repubblica Partenopea sostenuta dalle armi di Francia; il re si rifugi\u00f2 in Sicilia e Potenza fu tra le prime citt\u00e0 del sud che alz\u00f2 l&#8217;albero della libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il movimento repubblicano che a Potenza faceva capo al&nbsp;<strong>vescovo Giovani Andrea Serrao<\/strong>, calabrese, fu rapidamente represso dal partito borbonico che per la restaurazione si avvalse delle bande del cardinale Fabrizio Ruffo, che ad una ad una soffoc\u00f2 nel sangue le tante neo repubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso anno il vescovo Serrao fu ucciso mentre, si disse,&nbsp;<em>&#8220;nel suo letto pregava e benediceva..&#8221;<\/em>&nbsp;ed il colonnello Sciarpa, distaccato dal Ruffo dalla sua direttiva principale di marcia pieg\u00f2 sulla citt\u00e0 e la prese, senza peraltro abbandonarsi a distruzioni o a saccheggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la vittoria di napoleone ad Austerlitz e la completa sconfitta dell&#8217;Austria, Napoli fu occupata dal generale Massena, Ferdinando fu dichiarato decaduto ed i Borboni dovettero fuggire per la seconda volta a Palermo. I Francesi ritornarono anche a Potenza, prima nel 1806 con&nbsp;<strong>Giuseppe Bonaparte<\/strong>, fratello di Napoleone e poi nel 1808 con&nbsp;<strong>Gioacchino Murat<\/strong>, cognato dell&#8217;Imperatore e suo fedele generale in molte campagne di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto il dominio francese il&nbsp;<strong>1806 Potenza fu elevata alla dignit\u00e0 di capoluogo della regione<\/strong>; in verit\u00e0 gi\u00e0 al tempo del Tanucci, sotto Ferdinando IV, si era stabilito di portare la sede della Provincia di Basilicata a Potenza, ma per riguardo verso il conte Carlo Loffredo, feudatario della citt\u00e0 e devoto alla casa regnante, al cosa non fu realizzata. Dai francesi, soprattutto per merito di Murat, fu introdotto un profondo mutamento nella amministrazione della Basilicata, lasciata nel completo abbandono da Ferdinando IV: furono molto migliorate le vie di comunicazione interne e con le regioni limitrofe, migliorata l&#8217;istruzione ed introdotte nuove norme igienico-sanitarie quali l&#8217;istituzione dei cimiteri fuori dai luoghi abitati (le sepolture avvenivano allora nelle chiese, in sarcofagi o cappelle per le famiglie nobili ed il clero ed in fosse comuni per il popolo). Furono dettate nuove normative sugli acquedotti, sulla prevenzione e l&#8217;isolamento di focolai di epidemie infettive, nuove modifiche per il ricovero degli infermi negli ospedali e nei luoghi di assistenza, quasi esclusivamente all&#8217;epoca gestiti da comunit\u00e0 religiose, ed emesse nuove disposizioni sulle costruzioni, tra le quali definite norme antisismiche (gi\u00e0 in verit\u00e0 decretate a suo tempo da Carlo III) poi soppresse dopo la proclamazione della Unit\u00e0 d&#8217;Italia dai primi governi piemontesi.<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>fine del periodo francese<\/strong>&nbsp;estremamente repressivo nella sua prima fase lasciava la citt\u00e0 di Potenza certamente meglio di quanto l&#8217;avesse trovata, ma come sempre dopo un periodo di trasformazioni sociali ed amministrative il ritorno all&#8217;antico port\u00f2 vari scompensi e tra questi la&nbsp;<strong>ricomparsa del brigantaggio<\/strong>, che gi\u00e0 aveva provocato orrore e sangue dopo la reazione del 1799.<\/p>\n\n\n\n<p>Le varie motivazioni sociologiche nelle quali questo fenomeno ricorrente nel sud affonda le sue controverse radici, pur avendo alla base sempre motivi di reazione ad abusi ed ingiustizie subite, in un contesto ambientale tutto particolare, non sembra fossero in tale epoca sostenute da motivi accettabili come nei successivi anni sotto Ferdinando II e poi infine dopo l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 di Potenza, comunque, come centro abitato non ebbe a soffrire anche dopo l&#8217;azione diretta di questo flagello, purtuttavia la fama di molti briganti atterr\u00ec spesso la nostra citt\u00e0 ed i loro nomi e le loro sanguinose gesta rimasero sempre vive nella memoria degli abitanti e nelle leggende popolari, anche in epoca successiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 17 giugno 1815 il vecchio re Ferdinando rientr\u00f2 per la terza volta a Napoli assumendo, secondo quanto sancito dal congresso di Vienna, il titolo unico di&nbsp;<strong>Ferdinando I re del regno delle Due Sicilie<\/strong>. Subito dopo, un moto rivoluzionario, scoppiato nella notte tra l&#8217;1 e il 2 luglio 1820 guidato dal generale Florestano Pepe, indusse il re a concedere e giurare fede alla costituzione, ancora una volta repressi in nuovi propositi di libert\u00e0, ancora una volta repressi nel sangue: Domenico Corrado ed altri da Potenza furono giustiziati dalle truppe borboniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferdinando I mor\u00ec il 4 gennaio 1825, gli successe il figlio Francesco Gennaro Giuseppe duca di Calabria, col nome di Francesco I; alla sua morte, avvenuta poco dopo l&#8217;8 novembre 1830, gli segu\u00ec, col nome di&nbsp;<strong>Ferdinando II<\/strong>, il figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>La salita al trono dell&#8217;appena ventenne Ferdinando fu accolta nel regno con grandi speranze, che nei primi anni ebbero riscontro in una politica di riforme, di rinnovamento delle istituzioni e della amministrazione civile e militare. Nell&#8217;autunno del 1846 il re Ferdinando si rec\u00f2 in visita a Potenza, sollecitato dall&#8217;intendente duca della Verdura che gli illustr\u00f2 le opere pi\u00f9 recenti eseguite nella citt\u00e0, tra le quali la nuova piazza dell&#8217;Intendenza &#8211; l&#8217;attuale Piazza Mario Pagano -, la sistemazione di Piazza Sedile con la costruzione dell&#8217;arco del Muraglione e l&#8217;apertura della strada che da Borgo Santa Lucia per il gomito del cavallo, raggiungeva lo stesso Muraglione, indicata come Strada Meridionale, ed altre costruzioni. A questo periodo segu\u00ec, contrariamente ad ogni aspettativa, una seconda fase repressiva ed intransigente, che sfoci\u00f2 nella<strong>&nbsp;rivolta del 1848<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il protagonista assoluto di tale patriottica ribellione fu a Potenza&nbsp;<strong>Emilio Maffei<\/strong>, che riun\u00ec in citt\u00e0 nel palazzo Loffredo il 5 giugno i delegati delle Provincie confinanti, i quali sottoscrissero un &#8220;memorandum&#8221; a sostegno e difesa della libert\u00e0. La repressione fu dura ancora una volta in tutto il regno ed anche a Potenza, come dice il Riviello\u2026<em>&#8220;le carceri si riempirono di accusati, mentre la polizia molestava pacifici e sospetti&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terribile&nbsp;<strong>terremoto del 1857<\/strong>, distruggendo ancora una volta gran parte della citt\u00e0, apr\u00ec nuove tremende ferite e raffredd\u00f2 notevolmente le attivit\u00e0 e le trame dei patrioti e solo due anni dopo, nel 1859 le cospirazioni antiborboniche iniziarono a rialacciarsi in modo concreto, tanto che l&#8217;anno successivo, dopo lo&nbsp;<strong>sbarco di Garibaldi<\/strong>&nbsp;nel continente, cominciava la dissoluzione delle truppe borboniche, comandate da ufficiali vecchi ed incapaci e gi\u00e0 si iniziava ad intravedere in modo tangibile un processo di inevitabile disgregazione del regno del Sud: il 16 agosto 1860 la citt\u00e0 si sollevava in armi ed il 18 dello stesso mese veniva proclamata l&#8217;unione al Regno d&#8217;Italia sotto lo scettro di&nbsp;<strong>Vittorio Emanuele II di Savoia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp;<strong>brigantaggio meridionale<\/strong>, dilagato nel sud subito dopo l&#8217;Unit\u00e0, alimentato da correnti filoborboniche nella speranza di una restaurazione e sostenuto dalle tradizionali ragioni di scompenso sociale, dalla miseria, dall&#8217;ignoranza e dall&#8217;incapacit\u00e0 dei nuovi governanti piemontesi a comprendere i veri problemi delle classi oppresse del meridione, insanguin\u00f2 molti centri della provincia, ma tenne fuori ancora una volta la citt\u00e0 di Potenza dagli avvenimenti pi\u00f9 cruenti, anche se la maggior parte delle direttive operative e strategiche della repressione furono coordinate ed attuate proprio nel capoluogo della regione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni successivi del regno d&#8217;Italia fino alla Prima Guerra Mondiale, furono caratterizzati da lotte politiche condotte sempre in uno spirito di rispetto e correttezza anche se appassionate ed accese in duelli polemici legati alle personalit\u00e0 pi\u00f9 rappresentative degli uomini che ne furono protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vicende che nel primo&nbsp;<strong>dopoguerra<\/strong>&nbsp;tanto travagliarono non solo le citt\u00e0 del Nord, ma anche molte citt\u00e0 del Sud, anche di regioni limitrofe e che alla fine portarono all&#8217;avvento del&nbsp;<strong>fascismo<\/strong>&nbsp;al potere, videro la citt\u00e0 di Potenza distinta in una moderazione ed in una esemplare accettazione ed assimilazione degli aspetti pi\u00f9 esasperati del nuovo clima politico che si afferm\u00f2 in tali anni. Eccessi di violenza, atti di grossolana limitazione della libert\u00e0 individuale o di disprezzo della personalit\u00e0 umana furono solo episodi isolati durante l&#8217;intero periodo della dittatura fascista a Potenza.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;immane tragedia legata al&nbsp;<strong>II conflitto mondiale<\/strong>&nbsp;richiese alla nostra citt\u00e0 un tributo di innumerevoli vite umane e provoc\u00f2 lutti, la cui memoria non \u00e8 ancora spenta in tanti cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel&nbsp;<strong>settembre 1943 alcuni bombardamenti aerei<\/strong>, non completamente richiesti da esigenze strategiche e cio\u00e8 dall&#8217;intento di tagliare le comunicazioni stradali e ferroviarie che consentivano l&#8217;afflusso delle truppe tedesche alle zone dello sbarco alleato, avvenuto il 9 sulle spiagge del litorale salernitano, costarono alla citt\u00e0 molte vittime innocenti tra la popolazione civile e&nbsp;<strong>portarono alla distruzione, coi pochi obiettivi militari esistenti, di molte costruzioni civili, private e pubbliche, tra le quali l&#8217;Ospedale S. Carlo e la Cattedrale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel&nbsp;<strong>dopoguerra<\/strong>&nbsp;finalmente, con il ritorno alla vita democratica, la ricostruzione delle ferite della guerra e la comparsa all&#8217;orizzonte della Nazione di nuovi obiettivi, iniziava per Potenza la&nbsp;<strong>espansione urbana e la crescita di tanti nuovi poli di sviluppo civile e sociale<\/strong>, anche se questa crescita avviava la progressiva scomparsa di molte testimonianze del passato di questa citt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strabone e Plinio annoverano Potentia&nbsp;tra le pi\u00f9 antiche citt\u00e0 libere ed indipendenti della Lucania, ed anche se non si ha notizia di sue monete o &#8230; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":11341,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-11430","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/11430"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11430"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/11430\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/11341"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}