{"id":1368,"date":"2007-10-27T18:14:23","date_gmt":"2007-10-27T16:14:23","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.comune.potenza.it\/comune_wp\/?p=1368"},"modified":"2007-10-27T18:14:23","modified_gmt":"2007-10-27T16:14:23","slug":"consiglio-comunale-del-27-ottobre-2007","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/?p=1368","title":{"rendered":"Consiglio Comunale del 27 ottobre 2007"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<em>La seduta ha inizio alle ore 11.00.<\/em><\/p>\n<p>PRESIDENTE<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si procede all&#8217;appello nominale. I presenti sono 22; la seduta \u00e8 valida; possiamo dare inizio ai lavori di questa mattina.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Signor Sindaco, colleghi Consiglieri, signori della Giunta, prima di dare lettura del mio intervento, mi sia consentito di salutare con molto affetto il presidente Emilio Colombo, che \u00e8 intervenuto ai lavori del nostro Consiglio Comunale, sua eccellenza il Prefetto, sempre sensibile ed attento a tutte le manifestazioni che si svolgono nella nostra citt\u00e0, il vice presidente del Consiglio Provinciale di Potenza, l&#8217;amico Michele De Stefano, tutte le Autorit\u00e0 qui convenute in questa occasione particolarissima e solenne, con la quale il Consiglio Comunale di Potenza si accinge a conferire la cittadinanza onoraria al professor Leone Piccioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;atto solenne con il quale il Consiglio Comunale di Potenza si appresta ad ascrivere tra i suoi concittadini onorari il professor Leone Piccioni \u00e8, in primo luogo, il riconoscimento all&#8217;uomo di cultura che occupa un posto di rilievo nella storia culturale e civile dell&#8217;Italia democratica. Parlare, infatti, di Leone Piccioni significa ripercorrere un lungo e travagliato periodo della vita politica e sociale italiana, dagli anni Cinquanta in poi, caratterizzato da battaglie politiche ed ideologiche aspre, ma anche un periodo della storia civile e culturale molto fecondo per i vivi fermenti intellettuali che hanno animato la societ\u00e0 italiana. In tale contesto, Leone Piccioni si \u00e8 sempre posto con rigorosa coerenza, nella fedelt\u00e0 alla tradizione della nostra civilt\u00e0, a difesa dell&#8217;indipendenza e delle ragioni dell&#8217;arte, la quale \u00e8 ricerca di verit\u00e0, in cui si esercita propriamente la libert\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mi piace ricordare, in questa felice occasione, quanto il professor Leone Piccioni scriveva circa un trentennio fa: &#8220;<em>Senza libert\u00e0, l&#8217;uomo non pu\u00f2 esprimere niente di s\u00e9, n\u00e9 a livello individuale n\u00e9 a livello di societ\u00e0. Le societ\u00e0 che non godono di libert\u00e0 non sono in grado di fornire indicazioni che alimentino le umane speranze<\/em>&#8220;. Questo inno alla libert\u00e0, in uno alla sua visione sulla funzione dell&#8217;uomo di lettere nella moderna societ\u00e0, a me pare essere uno dei tratti caratteristici della figura e dell&#8217;opera di Leone Piccioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Leone Piccioni, personalit\u00e0 eminente della cultura italiana, si \u00e8 guadagnato un preciso e ben definito spazio con importanti studi sulla letteratura moderna e contemporanea. Basti qui citare gli studi su Foscolo, Leopardi, Verga, sulla narrativa italiana tra le due guerre e i rilevanti apporti nel campo filologico. Basti ricordare, ancora, l&#8217;edizione di tutta l&#8217;opera poetica di Ungaretti pubblicata nei Meridiani, edizione considerata esemplare dalla moderna filologia, non solo italiana, e la straordinaria galleria di ritratti critico-biografici di scrittori e artisti italiani del primo Novecento, che quello che tra qualche istante sar\u00e0 il nostro concittadino onorario, con altruismo e generosit\u00e0, ha recentemente affidato alle edizioni del Circolo culturale Silvio Spaventa Filippi, con l&#8217;intenzione di giovare all&#8217;ulteriore affermazione in campo nazionale del benemerito sodalizio potentino.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Professor Piccioni, a noi piace immaginare la sua trentacinquennale frequentazione di Potenza, senza mai una defezione agli appuntamenti annuali del Premio Basilicata, come una chiara testimonianza di rispetto e &#8211; perch\u00e9 no? &#8211; di affetto per questa citt\u00e0 verso la quale, in vario modo, sin dalle prime edizioni del premio, forse anche nel ricordo del suo grande maestro (il lucano De Robertis), Ella ha mostrato attenzione ed interesse, la stessa attenzione ed interesse che \u00e8 stato possibile riscontrare nella visibilit\u00e0 televisiva goduta dalla nostra citt\u00e0 e dal Premio Basilicata, gi\u00e0 dalla sua prima edizione, attribuibile sulla base di evidente probante documentazione a lei, professor Leone Piccioni, tra i massimi e pi\u00f9 prestigiosi dirigenti della RAI.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il particolare rapporto instauratosi tra Leone Piccioni e la citt\u00e0 di Potenza si \u00e8 espresso nel tempo anche con le tante iniziative del circolo culturale potentino, dietro le quali tutti sanno esserci stato l&#8217;illustre studioso.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ricordiamo i tanti incontri e conferenze organizzati a Potenza, dei quali il professor Piccioni \u00e8 stato il principale animatore, ed i tanti scrittori a cui ha fatto conoscere la nostra citt\u00e0 ed i nostri studiosi. Ricordiamo in particolare l&#8217;affettuosa celebrazione di De Robertis e la memorabile lezione sul grande poeta lucano Sinisgalli, tenuta a conclusione del concorso organizzato per le Scuole superiori.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Professor Leone Piccioni, il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio Comunale della citt\u00e0 di Potenza, che mi onoro di presiedere, in rappresentanza dell&#8217;intera cittadinanza potentina, esprime l&#8217;alto apprezzamento per l&#8217;instancabile attivit\u00e0 scientifica dello studioso, per la sua passione civile, per il prestigioso e rigoroso impegno profuso per la ricerca scientifica.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Grazie per aver contribuito a far conoscere a livello nazionale ed europeo il volto della nostra regione e della nostra citt\u00e0; la citt\u00e0 di Potenza Le \u00e8 grata per questo.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Diamo ora la parola a Mario Trufelli.<\/p>\n<p>TRUFELLI<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;<em>Ho vissuto gi\u00e0 in Basilicata, se i miei ricordi sono tanto vivi. La strada svolta e sbuca a questo Basento sonnolento, \u00e8 la strada di Tito per Potenza, la scarpata pietrosa e la linea in cui penano lenti e pesanti i treni Roma-Napoli-Potenza<\/em>&#8220;. Beh, cos\u00ec raccontava, in versi, nel 1903, il suo primo incontro con la Basilicata Valery Larbaud, famoso poeta viaggiatore francese che proprio a Potenza, malgrado le difficolt\u00e0 del viaggio, trov\u00f2 subito ospitalit\u00e0, collaborazione, simpatia.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Idealmente, settanta anni dopo quel treno, su quel treno che attraversa ancora e sempre la lunga linea del Basento, arriv\u00f2 nella nostra citt\u00e0 anche Leone Piccioni, che a sua volta fu salutato non soltanto con simpatia, ma anche con rispetto, rispetto al suo nome, alla sua storia di intellettuale. Una presenza prestigiosa, la sua, di alto profilo, che ha vissuto la letteratura attraverso tanti nomi, soprattutto poeti, come pane quotidiano, come nutrimento necessario dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A Potenza era nata un&#8217;iniziativa unica, per quegli anni, nella nostra regione: era nato il Premio Basilicata. Una vera e propria scommessa nel vasto panorama dei premi italiani, che anche allora animavano la scena nazionale. Per il &#8220;Basilicata&#8221; che ebbe come animatore e organizzatore il Circolo Silvio Spaventa Filippi con il suo Presidente, il compianto Andrea Varango, fu formata una giuria di prestigio presieduta dal mitico Carlo Bo, uno dei maestri &#8211; veri maestri &#8211; della critica letteraria, che aveva a fianco nomi altrettanto prestigiosi. Ricordiamo Carlo Betocchi, Mario Pomilio, Geno Pampaloni, Giorgio Caproni, Michele Prisco e Leone Piccioni, appunto, che dopo Carlo Bo, che lo aveva felicemente dirottato dalla filosofia verso una critica pi\u00f9 umanizzata, eredit\u00f2 per un tacito diritto di successione la presidenza della giuria del premio di narrativa, letteratura e poesia spirituale e, per trentacinque anni, gli appuntamenti con il Premio Basilicata sono rimasti immutati nei rituali, nello stile, a parte, per i primi tempi, qualche difficolt\u00e0 di natura meteorologica, e sono rimasti immutati nella storia di questa citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quando vi giunse per la prima volta, in fondo la Basilicata l&#8217;aveva gi\u00e0 conosciuta attraverso i rapporti solidali, veri, intensi di amicizia di Emilio Colombo, il leader politico lucano, con il padre Attilio Piccioni, gi\u00e0 segretario nazionale della Democrazia Cristiana dal 1948 al 1953. Allora erano in tanti gli uomini di cultura che si dedicavano con autentica passione al servizio della politica.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La grande stima verso il padre, dunque (ci piace ricordarlo e dirlo), venne riversata sul figlio, abile ed incisivo ritrattista negli studi sulla letteratura moderna e contemporanea, e cos\u00ec Leone Piccioni arriv\u00f2 a Potenza anche per poter continuare una lunga consuetudine familiare. Nacque una fervida frequentazione di Leone e con Leone, come abbiamo sentito, soprattutto nel mondo della scuola. Memorabile, appunto, la lezione sulla poesia di Leonardo Sinisgalli che il Circolo Silvio Spaventa Filippi ha raccolto in un volume, agli studenti delle Scuole Medie Superiori in un affollatissimo teatro di Potenza. Piccioni aveva frequentato il poeta ingegnere di Montemurro per anni e si disse sedotto dalla poesia di Leonardo, e si compiaceva di ricordarci a conferma, dalla poesia &#8220;Alla madre&#8221;, i versi: &#8220;<em>Eri dritta e felice, sulla porta che il vento apriva alla campagna. Intrisa di luce, stavi ferma nel giorno, al tempo delle vespe d&#8217;oro<\/em>&#8220;. E ce lo dicevi a memoria.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dunque i poeti, i compagni di viaggio del professor Piccioni. La presenza stessa di questo libero docente di letteratura italiana moderna e contemporanea alla Sapienza di Roma e alla IULM di Milano si \u00e8 trasformata, negli anni, in una vera e propria mediazione (anche questo lo ha detto il Presidente del Consiglio), per aver fatto conoscere questa citt\u00e0, questa regione, a grandi personalit\u00e0 del mondo della cultura. L&#8217;ingresso di Mario Luzi per alcuni anni nella giuria del Premio Basilicata si deve a Leone Piccioni, e Luzi, che si interess\u00f2 entusiasta all&#8217;arte e alla storia millenaria di questa citt\u00e0, di questa terra, scrisse anche una poesia, la dedic\u00f2 a Matera, guarda caso la citt\u00e0 dove era nato Giuseppe De Robertis, il professore di letteratura italiana all&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, dal quale Leone, che fu uno degli allievi prediletti, apprese l&#8217;arte di saper leggere la poesia per scoprirne il mistero della creazione.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dunque la poesia, la dolce dannazione del discepolo autentico, vero discepolo, di Giuseppe Ungaretti, del quale \u00e8 rimasto il maggiore critico, il pi\u00f9 vero, autentico testimone; ha conosciuto l&#8217;uomo, ne ha ascoltato parole ed opinioni, ne ha vissuto gli stati d&#8217;animo. Ed Ungaretti (che amava chiamarlo &#8220;Caro il mio Leone&#8221;), Saba, Cardarelli, Enrico Pea, Carlo Emilio Gadda, autori di particolare riferimento nei suoi studi e nelle sue scelte umane, Leone li ha fatti rivivere nel suo libro &#8220;Memoria e fedelt\u00e0&#8221;, un&#8217;opera unica, esemplare, e ha affidato per la pubblicazione &#8211; lui, autore delle pi\u00f9 autorevoli case editrici italiane -, al Circolo Silvio Spaventa Filippi.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;opera, uscita a cura di Santino Bonsera, fervido Presidente del circolo e del Premio Basilicata, nelle intenzioni del suo autore, \u00e8 voluta essere un grande gesto di amicizia e di attaccamento a questa citt\u00e0, sentimenti che si sono consolidati in decenni di frequentazioni, e da oggi Leone Piccioni \u00e8 uno di noi.<\/p>\n<p>PRESIDENTE<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prende ora la parola la professoressa Silvia Zoppi Garampi, che presenter\u00e0 il volume edito per questa particolarissima circostanza. Prego.<\/p>\n<p>SILVIA ZOPPI GARAMPI<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per me \u00e8 un privilegio trovarmi qui a Potenza nel giorno in cui \u00e8 conferita al professor Leone Piccioni, che mi onoro di considerare mio maestro, la cittadinanza onoraria. Per questa felice opportunit\u00e0 che mi viene offerta, vorrei ringraziare il Sindaco, le Autorit\u00e0, il professor Santino Bonsera, presidente del Premio Letterario Basilicata, con un saluto a tutti i presenti.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un grazie particolare, per\u00f2, lo devo al festeggiato che, conoscendo bene i miei interessi per lo studio delle opere di Gadda, un paio di anni fa mi mise a disposizione, perch\u00e9 le pubblicassi, le lettere che lo scrittore lombardo gli aveva inviato.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quando Piccioni mi annunci\u00f2 la cerimonia che Potenza gli stava preparando, abbiamo insieme creduto che l&#8217;edizione di una parte del carteggio per tale occasione potesse offrire significativa testimonianza del suo rapporto con lo scrittore oramai riconosciuto come il maggiore del nostro Novecento. Nella scelta delle otto lettere che oggi vedono la luce tra le diciannove, comprese tre cartoline e due biglietti, che Gadda invia a Piccioni dal 1950 al 1968, ho privilegiato quelle in cui si scorgono allusioni agli interventi critici di Piccioni nei confronti dello scrittore. Si riesce, cos\u00ec, a delineare un itinerario costante ed una fedelt\u00e0 che si accresce negli anni attraverso l&#8217;affetto reciproco.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Giulio Cattaneo, in un intervento dedicato qualche anno fa a Leone Piccioni, parl\u00f2 dell&#8217;amico come uomo di impulsi generosi e portato alle amicizie vere. Vorrei insistere sulla generosit\u00e0 e sulla fedelt\u00e0 alle amicizie come sentimenti che hanno contraddistinto non solo il modo di essere di uomo, ma il modo di essere di Piccioni come critico militante. Mi sia concesso sottolineare di nuovo queste doti, riecheggiate anche da una recente raccolta di Piccioni, gi\u00e0 ricordata prima, intitolata &#8220;Memoria e fedelt\u00e0&#8221;, perch\u00e9 possano quelle qualit\u00e0 e quello stile di vita tornare ad illuminare oggi le menti delle giovani generazioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La prima lettera di Gadda, del maggio 1950, \u00e8 un ringraziamento per l&#8217;articolo apparso congiuntamente sul &#8220;Popolo&#8221; e sul &#8220;Mattino dell&#8217;Italia centrale&#8221;, per una conversazione radio in cui Piccioni commentava i libri di Gadda, per un saggio, sempre di Piccioni, sulla rivista di divulgazione scientifica &#8220;Ulisse&#8221;, contributi che avevano concentrato (sottolinea Gadda) l&#8217;attenzione dei lettori sulle sue prime opere, ma Gadda \u00e8 grato anche per l&#8217;interessamento assieme gentile e profondo, per il tono simpatico e pieno di partecipazione che traspare nella lettura di Piccioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Infatti, nell&#8217;aprile del &#8217;50, come responsabile della terza pagina del &#8220;Popolo&#8221;, Piccioni aveva scritto il suo primo articolo gaddiano intitolato: &#8220;L&#8217;arte di Carlo Emilio Gadda&#8221;. Il critico, appena venticinquenne, in apertura sottolineava l&#8217;assoluto interesse rappresentato nell&#8217;attuale panorama narrativo dagli scritti di Gadda. Si trattava di una sorta di battesimo letterario, con la presentazione di un autore ancora sconosciuto ad un pubblico meno esclusivo, per\u00f2 varr\u00e0 la pena ricordare che Piccioni poteva fare affidamento su un grande maestro, Giuseppe De Robertis, che &#8211; con due saggi scritti nel &#8217;31 e nel &#8217;35 in occasione della pubblicazione di due libri di Gadda &#8211; era considerato il primo critico ad essersi accorto del nuovo scrittore.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mi pare che la piena fiducia e il rispetto da parte di Piccioni negli insegnamenti e nei consigli, prima di De Robertis come poi, successivamente, di Ungaretti, restino un punto fermo nel suo percorso di critico letterario. Una seconda lettera di Gadda del luglio successivo fa indovinare facilmente la proposta rivoltagli da Piccioni di collaborare con degli articoli ai quotidiani del partito della Democrazia Cristiana. Colpisce il guardare alto e lontano di un democratico cristiano, durante gli anni del centrismo, nell&#8217;avvicinarsi ad un laico. La sicurezza di giudizio di Piccioni, infatti, rende disponibili tre quotidiani della catena DC (due ufficiali, &#8220;Il Popolo&#8221; di Roma e &#8220;Il Popolo&#8221; di Milano; uno ufficioso, &#8220;Il Mattino dell&#8217;Italia centrale&#8221;) ad accogliere articoli di Gadda.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gadda \u00e8 lieto di accettare la proposta di collaborazione: sono note le difficolt\u00e0 economiche dello scrittore durante gli anni fiorentini, dopo aver relegato gli impegni ingegneristici alla sfera del possibile e dopo la delusione per il rifiuto dei suoi articoli da parte del &#8220;Corriere della Sera&#8221;, ma dalle righe della lettera a Piccioni, a fianco della gratitudine e del bisogno di sostegno, emerge la signorile fierezza di Gadda: &#8220;<em>Non deve temere &#8211; scrive &#8211; che io possa rappresentare la pecora nera della sua terza pagina. Conosco ed apprezzo il limite entro cui deve agire la collaborazione; \u00e8 vivo in me il senso di responsabilit\u00e0 a sufficienza per non intralciare il lavoro degli impaginatori, cio\u00e8 del direttore e della redazione. Un minimo di fisionomia personale, d&#8217;altronde, deve essere pur concesso all&#8217;articolista, senza di che non varrebbe la pena di avere degli articolisti<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Queste due prime lettere a Piccioni sono di poco precedenti al prossimo impegno romano di Gadda e testimoniano un&#8217;attenzione del giovane critico del tutto indipendente ed autonomo rispetto alla consuetudine che, di l\u00ec a breve, caratterizzer\u00e0 il suo rapporto con lo scrittore.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Infatti, proprio nell&#8217;estate del &#8217;50, Giovambattista Angioletti, coetaneo e concittadino di Gadda, che da tempo si era mostrato sensibile alle sue difficolt\u00e0, tanto da procurargli collaborazioni a vari quotidiani e periodici, gli propose un impiego alla RAI. Due mesi dopo, nell&#8217;ottobre, Gadda si trasferisce a Roma e inizia a lavorare in Via Asiago 10, al giornale radio, nel quale Angioletti era redattore capo della redazione letteraria e Piccioni redattore. In una lettera del 27 ottobre &#8217;50 ad Angioletti, che si trovava a Losanna, Gadda lamenta la mancanza dell&#8217;amico lontano e tuttavia, in una fase di apprendistato, esprime il conforto offertogli da Piccioni e Cattaneo. &#8220;<em>Qui nulla di nuovo <\/em>&#8211; scrive &#8211;<em>, nulla di speciale. Io sento particolarmente la tua mancanza, dato che sono un novellino dell&#8217;ufficio, ma con l&#8217;aiuto di Piccioni e Cattaneo spero di tirarla<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il rapporto, negli anni di lavoro insieme, era stretto, tante le amicizie comuni; lo dimostrano, per esempio, gli episodi (aneddoti, direi &#8211; Piccioni li chiama &#8220;detti e fatti memorabili&#8221; -) di Gadda che sono ricordati in alcuni saggi dedicati al gran lombardo.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel 1953, esce il volume di Piccioni intitolato &#8220;Sui contemporanei&#8221;, un capitolo \u00e8 dedicato a Gadda. Sono appena usciti due volumi dello scrittore, &#8220;Il primo libro delle Favole&#8221; e &#8220;Le novelle dal ducato in fiamme&#8221;, che vengono presentati e descritti. Piccioni, forte della frequentazione quotidiana dell&#8217;autore, vuole testimoniare l&#8217;autenticit\u00e0 della sua scrittura, non barocca, non manierista, ma abbarbicata ad una realt\u00e0 che \u00e8 la realt\u00e0 di Gadda, fatta di continui soprassalti, di accavallarsi di pensieri, di sensazioni, di analogie sconcertanti, ma umanissime. E&#8217; ora, diversamente dal primo articolo del &#8217;50, l&#8217;ammirazione verso uno scrittore che ritiene tra i pi\u00f9 promettenti per straordinaria capacit\u00e0 di invenzione e formidabile tecnica, accresciuta &#8220;<em>dal rispetto per un uomo<\/em> &#8211; scrive Leone &#8211; <em>particolarissimo, originale, acuto e vario di atteggiamenti ed umori, un personaggio<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nell&#8217;ottobre del &#8217;55 appare sul &#8220;Popolo&#8221; un nuovo articolo di Piccioni, in occasione della pubblicazione del &#8220;Giornale di guerra e di prigionia&#8221; di Gadda. Se ne trova traccia nella lettera del 31 dicembre dello stesso anno, si tratta dell&#8217;articolo, un vero e proprio saggio, pi\u00f9 impegnato criticamente tra quelli dedicati a Gadda.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Piccioni sottolinea come i diari fossero stati sottratti all&#8217;autore per l&#8217;edizione, senza che egli ne potesse ritoccare qualcosa, tanto da apparire impopolari per l&#8217;incondizionato nazionalismo che mostrano. &#8220;<em>Gadda<\/em> &#8211; scrive Piccioni &#8211; <em>si ripresenta come un patito dell&#8217;amor di Patria, bruciato, esaltato dalla guerra e dalla sua giustizia. Non ha le furbizie o i cinismi oggi in voga, non ha ritoccato, non ha aggiunto<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel &#8217;57, quando Gadda si impone all&#8217;attenzione del mondo letterario con la pubblicazione del &#8220;Pasticciaccio&#8221;, scrive tre lettere a Piccioni. Nell&#8217;ultima, del 31 agosto, si legge: &#8220;<em>Carissimo Leone, non so come ringraziarti di quanto hai scritto del mio lavoro e di me sul \u00abMattino del Popolo\u00bb di Firenze e della trasmissione dell&#8217;Approdo, con le interviste di Ungaretti, Cecchi, Bo, Pampaloni e Montale. Grazie veramente col cuore della tua cos\u00ec attiva e generosa bont\u00e0, che supera veramente i miei discutibile titoli di merito<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel saggio scritto in occasione del Premio Formentor a Corf\u00f9, assegnato nel &#8217;63 alla &#8220;Cognizione del dolore&#8221;, appena uscito in volume, si ha la percezione di quanto fosse stato impegnato e sentito il percorso del critico militante, per approfondire e sostenere uno scrittore in cui aveva creduto sin dal principio, per valutarne l&#8217;opera intera attraverso la conoscenza di tutta la produzione, come gli aveva insegnato De Robertis sin dai tempi dell&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Corf\u00f9&#8221;, il titolo di questo contributo contenuto nel volume di Piccioni &#8220;Lavagna bianca&#8221; del 1963, \u00e8 anche un saggio controcorrente, con una non troppo velata polemica verso i critici facili dell&#8217;ultima ora che ostentano un caso Gadda quando gi\u00e0 da trent&#8217;anni c&#8217;era chi di Gadda parlava e scriveva. Agli indiscussi capolavori come il &#8220;Pasticciaccio&#8221; e la &#8220;Cognizione&#8221; vanno affiancate le opere giovanili di Gadda, ancora sconosciute a tanta critica, che nella loro imprescindibile autonomia ne rappresentano l&#8217;origine. Scrive Piccioni: &#8220;<em>Se il critico diverr\u00e0 capace di intendere un testo solo quando il tempo, la cronaca stessa ne consenta la divulgazione, a cosa si ridurr\u00e0 la sua opera, a cosa si riduce?<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel 2007, ora, ricorrono cinquanta anni dalla prima edizione di &#8220;Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana&#8221;. A Roma, giorni fa, si \u00e8 ricordato quell&#8217;anniversario con un convegno dedicato a Gadda. A parte i naturali approfondimenti sul capolavoro, mi \u00e8 parso che gli studi e la filologia gaddiani siano principalmente indirizzati al recupero e alla valorizzazione delle opere pi\u00f9 antiche dello scrittore. Anche in questo senso sono sicura che si raccomandi oggi una rilettura degli interventi di Piccioni, cos\u00ec acuti nel percepire il farsi, il crescere e l&#8217;esplodere della narrativa di Carlo Emilio Gadda.<\/p>\n<p>PRESIDENTE<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prende ora la parola il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero.<\/p>\n<p>SINDACO<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un affettuoso e deferente saluto a tutti, ai colleghi Consiglieri Comunali, al Presidente del Consiglio che, unitamente alla struttura che con lui collabora (dottor Pace in testa), ha organizzato in maniera puntuale e rigorosa questo Consiglio Comunale. Un affettuoso saluto alle Autorit\u00e0 presenti, al nostro caro ed amato presidente Colombo, a sua eccellenza il Prefetto, al Vicepresidente del Consiglio Provinciale, al maggiore Maniscalco, della Finanza, al Presidente del Premio Basilicata, ai tanti rappresentanti autorevoli della giuria del Premio Basilicata e, ovviamente, alle tante persone e ai tanti concittadini qui presenti.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E&#8217; una giornata indubbiamente solenne, ma \u00e8 una giornata speciale &#8211; devo dire &#8211; anche per il Sindaco. Si \u00e8 molto parlato del professor Piccioni. A questo punto, Professore, il Sindaco dovrebbe sollecitare il voto favorevole del Consiglio Comunale. In genere, sugli atti deliberativi che portiamo in Consiglio, non \u00e8 semplice &#8220;strapparlo&#8221;, con un Consiglio Comunale vivace, autorevole, prestigioso; non \u00e8 facile strapparlo, spesso, alla Maggioranza, figuriamoci all&#8217;unanimit\u00e0. Ebbene, questo oggi, invece, succeder\u00e0, e succede perch\u00e9 la citt\u00e0 di Potenza \u00e8 orgogliosa di conferire (e lo facciamo con gioia) la cittadinanza onoraria al professor Leone Piccioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Silva Zoppi Garampi, Mario Trufelli, lo stesso Presidente del Consiglio Comunale sono entrati nel merito della storia personale, delle capacit\u00e0 professionali, del grande spessore culturale del professor Piccioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Io vorrei soffermarmi su qualche altra piccola cosa, su qualche aspetto che lega il professor Piccioni in maniera un po&#8217; pi\u00f9 intima alla nostra citt\u00e0. Indubbiamente, il professor Piccioni \u00e8 legato al Premio Basilicata e questo, di per s\u00e9, \u00e8 un elemento che lo lega alla citt\u00e0. Questo \u00e8 un premio che tanto lustro d\u00e0 alla nostra citt\u00e0, tanto ha consentito alla nostra citt\u00e0 di crescere da un punto di vista culturale, tanto ha contribuito a quei percorsi virtuosi che rendono una comunit\u00e0 pi\u00f9 innovativa, che consentono ad una comunit\u00e0 di crescere, che consentono ad una comunit\u00e0 di essere anche pi\u00f9 competitiva e di guardare meglio al proprio futuro; ha consentito, in tante occasioni, di recuperare la nostra identit\u00e0, la nostra storia. Gi\u00e0 questo \u00e8 un motivo forte, professor Leone Piccioni, per conferirLe la cittadinanza onoraria, per sentirLa uno di noi. Dal 1972 \u00e8 una presenza fissa &#8211; \u00e8 stato ricordato -, una presenza che ha contribuito ad arricchire questo premio e a favorire, nella sua giuria, la presenza di personaggi di grandissimo spessore.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma il professor Piccioni \u00e8 stato di pi\u00f9 per noi. Sicuramente, grazie al premio e all&#8217;attivit\u00e0 del circolo, al dinamismo del professor Bonsera, ha contribuito a momenti importanti della nostra vita culturale e sociale. E&#8217; stato anche questo ricordato: il premio della Provincia di Potenza a Leonardo Sinisgalli. I sabati culturali della citt\u00e0 di Potenza degli anni Novanta sono stati momenti importanti per la nostra comunit\u00e0. Ma potremmo parlare anche della sua attivit\u00e0 letteraria legata alla nostra terra.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Il professor Bonsera, qualche giorno fa, si \u00e8 premurato di far arrivare a tutti noi il volume dedicato a Leonardo Sinisgalli per sottolineare quanto il professor Piccioni ha scritto della nostra terra e dei nostri personaggi, ma quel volume, personalmente, lo avevo gi\u00e0 letto ed ampiamente sottolineato, e per me era stata l&#8217;occasione per comprendere in che modo il professor Piccioni ci avvicina agli artisti, come ce li fa comprendere in maniera sublime.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E&#8217; una delle grandi capacit\u00e0, quell&#8217;arte della maieutica, di saper tirar fuori dai personaggi la loro anima per trasferirla poi ai lettori. Con Sinisgalli, che personalmente amo molto, cos\u00ec \u00e8 stato. Questo invito ad andare a leggere le sue poesie: &#8220;Leggiamole&#8221; dice il Professore. Mi soffermo su questo perch\u00e9 ci sono dei passaggi bellissimi che riguardano anche la nostra terra.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quella bellissima poesia dedicata alle muse la commenta cos\u00ec, facendoci entrare nel cuore di questo personaggio, che \u00e8 un nostro personaggio, cui siamo legati tutti (Mario Trufelli ce lo ha ricordato): &#8220;<em>Strane queste muse che vivono sulle querce e si nutrono di ghiande e di coccole. C&#8217;\u00e8 contemporaneamente, in questa poesia, una specie di esaltazione, qualcosa che \u00e8 nel mito e nel mito deve rimanere, e insieme una sorte di ironia, se volete anche crudele, che vuole stare a significare come, nel passare del tempo, nel passare degli anni, nel passare delle abitudini e delle tradizioni si spossa corrompere tutto, si possa essere corrotto anche quel mito<\/em>&#8220;. E&#8217; un commento straordinario, \u00e8 una poesia accanto alla poesia.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La poesia, perci\u00f2, va rinnovata, va riproposta sotto un angolo visuale differente. Pi\u00f9 avanti ci fa leggere una poesia dedicata alla nostra terra &#8220;Lucania&#8221;, bellissima. Nel commentarla e nel commentarne anche un&#8217;altra (&#8220;Elegia romana), ci dice (sentite come ritorna quel tema che si era detto prima, quello che ho letto): &#8220;<em>E&#8217; l&#8217;ora di una nuova operazione poetica: c&#8217;\u00e8 la matematica, c&#8217;\u00e8 la scienza, ci sono le scoperte delle scienze e della matematica. Pi\u00f9 che mai lo fanno persuaso di questo: \u00e8 venuta l&#8217;ora dello scrollo, dell&#8217;abbattimento, \u00e8 venuta l&#8217;ora in cui la poesia va rinnovata<\/em>&#8220;. Sinisgalli in questo modo non solo si comprende, ma diventa affascinante, e diventa affascinante leggere Leone Piccioni. Legge la nostra terra, legge la nostra anima, legge i nostri grandi artisti.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quello del professor Leone Piccioni con la nostra citt\u00e0 \u00e8 un legame un po&#8217; pi\u00f9 sottile, pi\u00f9 silenzioso, un legame che \u00e8 forte, ma che si \u00e8 strutturato nei tanti incontri, poco appariscenti, che il professor Leone Piccioni ha avuto con i tanti rappresentanti del Premio Basilicata e con i tanti cittadini che lavorano per il Premio Basilicata. Mi hanno raccontato (un po&#8217; le sapevo) le passeggiate nei nostri vicoli, nei nostri Centri Storici, a parlare di cultura, del nostro territorio, le chiacchierate nelle nostre trattorie con i nostri concittadini, i nostri uomini di lettere, a parlare della nostra citt\u00e0, dei nostri problemi, di come farla crescere, del ruolo della cultura, del ruolo del Premio Basilicata. Ecco i motivi pi\u00f9 intimi e pi\u00f9 profondi che legano il professor Piccioni alla nostra citt\u00e0 e che oggi ci consentono e consentono a me, Sindaco, di chiedere al Consiglio Comunale di votare con orgoglio questa delibera che sar\u00e0 uno dei punti alti e solenni di questa consiliatura.<\/p>\n<p>PRESIDENTE<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Poniamo ora in votazione il conferimento della cittadinanza onoraria della Citt\u00e0 di Potenza al professor Leone Piccioni. Favorevoli? Contrari? Astenuti? La delibera \u00e8 approvata all&#8217;unanimit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Auguri. Invitiamo il professor Piccioni a prendere la parola. Prego.<\/p>\n<p>LEONE PICCIONI<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Con commozione e con soddisfazione ringrazio tutti quelli che hanno voluto dire parole di affetto e di stima per me, parole che dovrebbero giustificare la concessione della cittadinanza onoraria.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Devo ringraziare prima di tutti il Sindaco, che \u00e8 stato veramente generoso con me per le cose che ha detto. Non posso far attendere i miei ringraziamenti per la presenza di Emilio Colombo, che molto mi commuove, perch\u00e9 molto abbiamo lavorato insieme per questo Premio Basilicata. Poi, ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale e Mario Trufelli (che fu certamente il primo amico che ebbi cominciando le mie presenze al Premio Basilicata). Egualmente ringrazio con affetto Silvia Zoppi per le sue parole e per la curatela magistrale che ha fatto del libro oggi presentato con le lettere di Gadda a me indirizzate.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma state attenti, perch\u00e9 in queste situazioni gli elogi superano di gran lunga la verit\u00e0. So di non meritarmi tanti elogi, ma li accetto stamani volentieri. Un grazie a tutti, un grazie anche a quanti sono intervenuti qui e naturalmente, prima di questo, alla Giunta e ai Consiglieri Comunali presenti.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ora, i ricordi. Voglio citare, a totale chiarimento del mio stato d&#8217;animo, una quartina di un grande poeta francese contemporaneo, Bonnefoy. Dice: &#8220;<em>E la vita \u00e8 passata, ma ti mantenne viva la tua illusione grazie a quelle mani sapienti che scelgono tra i ricordi, che ne ricuciono quasi invisibilmente le lacerazioni<\/em>&#8220;. Con i ricordi si ricostruiscono anche parti che sembrerebbero smarrite. Quindi, dolci ricordi, amari ricordi: bisogna scegliere, come consiglia Bonnefoy.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Al suo secondo anno di vita, fui invitato ad occuparmi del Premio Basilicata. Mi chiam\u00f2 Emilio Colombo, e mi fece un grande onore; mi chiamarono il mio fraterno amico Carlo Bo e il caro Angelo Magliano, che ricordo con affetto. Il premio si svolgeva, allora, in una saletta del Motel ENI sulla Basentana, ci guidava, con tanta competenza e tanto affetto, l&#8217;avvocato Andrea Varango, di cui non dimenticher\u00f2 mai la bont\u00e0 e lo spirito religioso che lo guidava. Al Motel, a riceverci e ad avere cura di noi, un altro indimenticabile amico, Vitale Loscalzo, purtroppo anche lui mancato in giovane et\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dopo la morte di Andrea Varango, la guida del Premio venne presa dal professor Santino Bonsera, che nomino ora per la prima volta ma per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per il Premio, del sostegno che ha dato a me sempre e della parte importante per me che ha avuto nel pubblicare sia i saggi del mio libro &#8220;Memoria e fedelt\u00e0&#8221;, sia le lettere di Gadda curate da Silvia Zoppi Garampi.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Santino Bonsera con la sua verve, con la sua incontentabilit\u00e0, con i suoi affanni (che erano del resto anche quelli di Varango per l&#8217;andamento del Premio)&#8230; al professor Bonsera si deve attribuire anche, appunto ho detto, l&#8217;idea dei quaderni stampati dal Circolo culturale Spaventa Filippi, che egli presiede; anche a questi quaderni ho collaborato. Ed ecco il primo contatto con questa citt\u00e0, pur martoriata da un terribile terremoto, e con la vita. Mi resi conto dell&#8217;antichit\u00e0 di questa terra: le grandi opere d&#8217;arte che si potevano ritrovare anche in piccoli centri, il ricordo dei maestri, un terreno dove i ricercatori archeologici non avrebbero tempo libero per fare altro che voltare e rivoltare la terra.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ha osservato acutamente Alfonso Gatto, che fece un viaggio tanti anni fa mettendo in luce, purtroppo, la povert\u00e0 di allora della regione &#8211; ma i tempi sono tanto mutati -: &#8220;<em>In Lucania, tra archeologia e vita non c&#8217;\u00e8 stacco. Il nostro doveva essere un viaggio archeologico, ma non sospettavamo, non potevamo sospettare la prossimit\u00e0 con cui quel fondo remoto a noi ignoto si faceva contemporaneo. Quali testimoni di ruderi eravamo i cronisti della sopravvivenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per la piet\u00e0 religiosa di questa terra, basti ricordare l&#8217;opera, la presenza e la guida per tanti uomini di valore che fu don De Luca, che ho incontrato anch&#8217;io pi\u00f9 volte e con il quale si poteva parlare negli studi della RAI, dove veniva qualche volta a registrare delle conversazioni, di letteratura e della nuova letteratura. E&#8217; stato un maestro, tutti lo sanno, tutti lo possono dire, e meglio di tutti credo lo possa dire Emilio Colombo.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E poi l&#8217;incontro con tanta gente che ti accoglieva con amicizia e con affetto, con grande gentilezza, ma anche con un giusto riserbo. Si potevano stringere facilmente, a Potenza, amicizie che poi restavano nel tempo. Lasciatemi anche dire &#8211; non \u00e8 cosa di poco conto &#8211; che abbiamo incontrato, in questa regione e sperimentato la bont\u00e0 e la novit\u00e0 di certi cibi e di certe ricette, un ottimo vino, una sorta di contentezza che tutti ci prendeva in occasione di pranzi in campagna oppure anche in locali vicini.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ai tempi di Varango, la domenica mattina prima del Premio si andava in campagna a scoprire tante cose e a partecipare, appunto, a banchetti contadini. Con il professor Bonsera \u00e8 stata presa l&#8217;abitudine, come sapete, di proclamare l&#8217;esito del concorso di saggistica cambiando ogni anno il centro in cui andavamo: dappertutto tanta partecipazione di gente, tanta luce di confidenza e per noi tante scoperte di cui vi siamo grati.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Devo ricordare anche, tra i lucani che hanno contato nella mia vita ed anche in quella di mio padre, politicamente, Gabriele De Rosa.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ognuno sa come sia mutevole uno stato d&#8217;animo di perplessit\u00e0 relativamente al proprio lavoro: pi\u00f9 si invecchia e pi\u00f9 si intensifica. Per quanto riguarda la perplessit\u00e0 nel lavoro letterario verso i miei anni vecchi, cresce l&#8217;indagine sul proprio lavoro passato. A me \u00e8 sembrato di aver fatto per le lettere troppo poco, riconoscendo con umilt\u00e0 la diversit\u00e0 conclusiva tra le mie speranze e le mie conclusioni. Devo anche dire, per\u00f2, che non ammiro, salvo grandi poeti, quanti rifiutano l&#8217;umilt\u00e0 e si sentono contenti di se stessi come avessero al meglio risolto il loro lavoro.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se dovessi giustificarmi di questa mia perplessit\u00e0, potrei dire che per il lavoro letterario non ho avuto molto tempo, ho sempre lavorato altrove, alla RAI, con orari pesanti: non avevo, insomma, avuto il tempo pieno per la letteratura che ad altri, invece, \u00e8 felicemente toccato. Ungaretti mi ripeteva che non si possono servire due padroni, ma io dovetti scegliere, anche per ragioni economiche di mantenimento della famiglia (non mi sono, del resto, pentito di quella scelta).<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quanto mi accade oggi, in quest&#8217;aula consiliare, mi regala anche qualche elemento positivo per il mio atteggiamento verso il lavoro. Rifletto che essere stato fedele per tanti anni ad un Premio che appena appena nasceva su un piano locale, per crescere via via fino a dimensioni nazionali, mi ha fatto acquistare una positiva confidenza presso i colleghi, gli autori e, credo, anche verso il pubblico.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In pi\u00f9, proprio qui a Potenza, \u00e8 stata recentemente editata (com&#8217;\u00e8 stato ricordato) una mia raccolta di saggi &#8211; l&#8217;ultima, credo -, che ha trovato molti consensi anche fuori di qui, risalendo a tutta la mia critica letteraria, ed anche il volumetto delle lettere di Gadda, in qualche modo, mi persuade dell&#8217;amicizia e del sempre gentile atteggiamento che un grande come Carlo Emilio Gadda ebbe verso di me. Allora, ripenso soprattutto ad Ungaretti e a De Robertis (che, come sapete, \u00e8 lucano, e che io commemorai a Matera in un&#8217;occasione lontana) di cui fui allievo, avendo presso loro un rapporto filiale.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per descrivere il mio precedente stato d&#8217;animo voglio citare un verso del grande poeta Cardarelli: &#8220;<em>Io sono un cinico che crede in quel che fa<\/em>&#8220;. Per quanto mi riguarda, io non sono un cinico, ma non mancano le perplessit\u00e0, come ho detto, su quello che faccio.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E infine, ecco la cittadinanza onoraria che mi riempie di gioia e di orgoglio, anche perch\u00e9 viene da una citt\u00e0 e da una regione che amo, ed allora anche per me un po&#8217; meno perplessit\u00e0, forse una mia presenza di maggior profilo. Lo devo a voi. Grazie.<\/p>\n<p>PRESIDENTE<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prego, Presidente Colombo.<\/p>\n<p>COLOMBO<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vista l&#8217;atmosfera che si \u00e8 creata questa mattina in questa sede ufficiale e ad un tempo amichevole, vorrei fare un piccolo regalo a Leone Piccioni. Sa, nei vecchi la memoria \u00e8 la virt\u00f9 che si preserva nel tempo e cos\u00ec, mentre parlavamo qui, mi sono ricordato (e lo voglio dare a Leone perch\u00e9 se lo ricordi, e alla citt\u00e0 perch\u00e9 se lo ricordi) che nella settimana di aprile del 1948 il pap\u00e0 di Leone Piccioni, che voi non potete ricordare, ma che io ricordo con devozione ed affetto, ma anche con una grande ammirazione per la sua intelligenza, fece qui il discorso finale della campagna elettorale.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In quel discorso annunci\u00f2 che gli alleati avevano finalmente concesso a Trieste la qualit\u00e0 di territorio libero trasferendola, dunque, dall&#8217;occupazione territoriale alla qualit\u00e0 di territorio libero per poi arrivare alle altre trattative che avvennero dopo. Fu un momento di emozione fortissimo ed io lo voglio rivivere insieme con voi qui, sapendo che a Leone questo ricordo pu\u00f2 fare un grande piacere.<\/p>\n<p>PRESIDENTE<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prima di dichiarare conclusi i lavori di questa mattina, devo porgere le congratulazioni al professor Piccioni da parte dal sottosegretario D&#8217;Andrea che ci ha raggiunti con un telegramma.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rinnovo gli auguri al professor Piccioni, il saluto alle Autorit\u00e0 presenti e dichiaro sciolta la seduta di questa mattina. Grazie.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>La seduta del Consiglio Comunale viene sciolta alle ore 12.05.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0La seduta ha inizio alle ore 11.00. PRESIDENTE \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si procede all&#8217;appello nominale. 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