{"id":40250,"date":"2020-05-21T09:38:50","date_gmt":"2020-05-21T07:38:50","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.comune.potenza.it\/?p=40250"},"modified":"2020-05-21T10:09:06","modified_gmt":"2020-05-21T08:09:06","slug":"edizione-2015-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/?p=40250","title":{"rendered":"Le tre ambientazioni della Parata: fonti contrastanti e leggende"},"content":{"rendered":"\n<p>La Parata, anticamente denominata \u201cprocessione\u201d, si sviluppa in tre ambientazioni riferite a tre diversi periodi storici. La manifestazione si apre con il <strong>quadro folkloristico del 1800 <\/strong>che ripropone lo <strong>spaccato della vita potentina <\/strong>di quegli anni minuziosamente descritta da Raffaele Riviello in <em>Cronaca Potentina <\/em>e <em>Ricordi e note su costumanze, vita e pregiudizi del popolo potentino.<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo quadro in ordine di apparizione della Parata \u00e8 riferito ad un evento avvenuto il 24 giugno del 1578, ovvero <strong>l\u2019ingresso in citt\u00e0 del giovane Conte de Guevara<\/strong>, testimoniato dal Rogito notarile redatto dal notaio Scafarelli.  <\/p>\n\n\n\n<p>La terza e ultima ambientazione della \u201csfilata\u201d \u00e8 contestualizzata al periodo storico, il <strong>XII secolo<\/strong>, in cui <strong>Gerardo Della Porta, <\/strong>allora vescovo di Potenza e dopo la sua morte santificato vox populi dalla citt\u00e0 nel 1125, <strong>visse e oper\u00f2 la sua missione pastorale a Potenza.<\/strong>  <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La prima ambientazione <\/strong>della Storica Parata dei Turchi si attiene alle descrizioni che <strong>Raffaele Riviello<\/strong>, presbitero e storico potentino del XIX secolo,  pubblic\u00f2 in, come accennato in precedenza, <em>Cronaca Potentina<\/em>, testo completato nel 1889, e <em>Ricordi e note su costumanze, vita e pregiudizi del popolo potentino<\/em>, opera del 1893. I suoi scritti rappresentano fonte preziosa e necessaria alla ricostruzione dello spaccato sociale ottocentesco presente nella Parata e canovaccio, ancora attuale, per la riproposizione annuale della manifestazione. Nella prima opera, prettamente storica in cui l\u2019autore racconta dagli anni repubblicani del 1799 fino all\u2019insurrezione lucana e ai drammatici anni del brigantaggio, \u00e8 presente una breve descrizione della festa. Riviello in queste poche righe descrivendo i festeggiamenti in onore del Santo Patrono Gerardo a Potenza che rendevano la citt\u00e0 \u00ablieta, affaccendata, chiassona pel rumoroso frastuono di pifferi, di tamburi e di bande musicali, e pel concorso di gente dai vicini paesi, rinfrancandosi per breve tempo della monotona quiete di un anno\u00bb, si soffermava poi sulla popolare tradizione della <em>nave<\/em> e dei <em>Turchi<\/em>. L\u2019autore, cercando l\u2019origine della manifestazione, scriveva \u00abla costumanza a primo aspetto sembra che sia sciocca, barbara e ridicola, da essere stimata una vera mascherata; ma che invece deve ricordare qualche invasione di Turchi o Saraceni, che approdando sulle coste del mare Ionio, ed avanzandosi sino alle nostre alpestri contrade, ne furono respinti da valore di popolo, animato da sentimento di patria e di fede\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una\ndescrizione pi\u00f9 articolata e puntuale, invece, \u00e8 presente nella\nseconda opera dello storico potentino, <em>Ricordi\ne note su costumanze, vita e pregiudizi del popolo potentino. <\/em>E\u2019\nquesto un testo del 1893 che racconta i vari aspetti della vita\nquotidiana del popolo potentino dell\u2019epoca: i tre punti della vita\n(nascita, matrimonio e morte), vestiario, giochi, lavoro, cucina,\nfeste campestri e feste solenni, industria, commercio, fiere e\nleggende. Nel settimo capitolo, dedicato alle feste e processioni\nsolenni, Riviello, prima di descrivere la processione solenne in\nonore di San Gerardo, che fino al 1888 si \u00e8 celebrata il 12 maggio\ndi ogni anno, narra minuziosamente gli avvenimenti relativi alla\nvigilia della festa patronale descrivendo nel dettaglio il clima di\nfesta e la \u201csfilata\u201d dei Turchi che veniva messa in scena proprio\nin quel giorno. Al tramonto della vigilia i contadini portavano in\ngiro per la citt\u00e0 in spalla le <em>iaccare<\/em>,\ngrandi fal\u00f2 di canne fasciate attorno ad una trave lunga e sottile,\naccompagnate da bande e tamburi. In diverse parti della citt\u00e0 altri\ncontadini erano affaccendati a vestirsi da Turchi, si radunavano poi\ndinnanzi alla Chiesa di San Gerardo per poi fare il giro per le vie\ndella citt\u00e0 con la<em>\nnave<\/em> e con il <em>carro.<\/em>\nCome afferma Riviello nel suo scritto, \u00abla\n<em>sfilata <\/em>dei\nTurchi era ed \u00e8 la parte pi\u00f9 originale, brillante e fantastica\ndella festa popolare; quantunque abbia subito parecchie ritoccature\ndi novit\u00e0 e di progresso\u00bb. L\u2019autore in questa descrizione mette\nin evidenza i cambiamenti che nel corso di quegli anni la\nmanifestazione aveva subito: la nuova partecipazione di \u00abragazzini\ngraziosi che si vestono da Turchi\u00bb, e dunque non sono solo pi\u00f9\ncontadini robusti che prendono parte alla manifestazione, la nave che\nnon \u00e8 pi\u00f9 la barca o tartana a vela latina ma si \u00e8 mutata in\nbastimento con il fumaiolo a vapore trasformando i contadini in\nmarinai, una sfilata che diventa sempre pi\u00f9 ricca di partecipanti. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nCome sostiene anche il Riviello,\nsenza la <em>nave, <\/em>i\n<em>turchi <\/em>e\nil <em>carro <\/em>(Tempietto\ndel Santo)non\nsi pu\u00f2 immaginare la festa di San Gerardo. Lo storico proprio\nattraverso questi simboli si interroga sull\u2019origine della \u201csfilata\u201d\ndei Turchi affermando e riprendendo la dottrina di Vico secondo cui i\nsimboli rivelano sempre fatti o ricordi di storia antica. In assenza\nper\u00f2 di fonti storiche a cui far riferimento, Riviello ritiene\nsemplicemente, come gi\u00e0 affermato in Cronaca Potentina, che \u00abla\ncostumanza ricordi un episodio di fede e di valore cittadino contro\ninvasione di scorreria di Turchi o di Saraceni che approdati ai lidi\ndello Ionio si spinsero poi, conquistatori o predoni, sino nelle\nnostre montuose contrade, donde furono cacciati con quel coraggio che\nin gravi pericoli patria e fede sogliono dare\u00bb. Dunque, credenze\npopolari e fede religiosa che costruiscono e tramandano una\ntradizione viva ancora oggi in cui sono presenti gli stessi simboli\ndescritti da Raffaele Riviello. \n<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La seconda ambientazione <\/strong>della Parata fa riferimento ad un preciso documento storico, il <strong>Rogito Notarile del 1578 <\/strong>redatto in occasione dell\u2019ingresso in citt\u00e0 del giovane Conte Alfonso de Guevara dal <strong>notaio Giovanni Antonio Scafarelli<\/strong>. Come riporta il documento, il 24 giugno del  1578 entr\u00f2 in citt\u00e0 il Conte Alfonso de Guevara. La fanteria e la cavalleria andarono incontro al giovane Conte ai piedi della citt\u00e0 (nei pressi dell\u2019attuale Rione Betlemme) e venne poi simulata una battaglia, una \u201cscaramazza\u201d nei pressi di un lago situato, secondo il documento, nelle vicinanze di Vaglio Basilicata fra due schieramenti contrapposti: \u00abtruppa moresca e turchesca\u00bb contro cavalleria e fanteria. Vennero addirittura realizzate tre torri saracene sulle rive del suddetto lago per poi essere distrutte e bruciate in segno di vittoria sull\u2019esercito dei mori. Terminata la rappresentazione dello scontro, il Conte, accompagnato da tutti i partecipanti della \u201cscaramazza\u201d, si diresse in citt\u00e0 e venne accolto da una schiera di fanciulli \u00abvestiti di bianco con corone d\u2019edere\u00bb che gridavano \u201cViva viva Ghevara\u201d. Poco prima di Porta Salza, nei pressi della porta della citt\u00e0, l\u2019Arcidiacono, il Capitolo e il Clero consegnarono al Conte le chiavi di Potenza. Spiegato il Palio, il giovane Conte fu condotto per la citt\u00e0 sino ad arrivare alla Cattedrale di San Gerardo dove venne accolto con le dovute cerimonie. Il notaio Scafarelli chiude il Rogito scrivendo che i festeggiamenti in onore del Conte de Guevara continuarono per diversi giorni: \u00abdall\u2019hora in poi sempre si f\u00e8 festa, et balli per molti giorni dove concorsero molti poeti a tale festa, e si presentono comedie et egloghe, con molta allegrezza di tutta la citt\u00e0\u00bb.  <\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo alla<strong> terza ambientazione,<\/strong> ovvero il XII secolo, n<strong>on ci sono fonti che attestano la reale ricostruzione rappresentata<\/strong> nella Parata. In questo quadro si pone in evidenza la grande fede del popolo potentino per il suo Santo Patrono. Gerardo Della Porta, nato a Piacenza da una nobile famiglia, giunto a Potenza, forse diretto o di ritorno da una crociata, si dedica qui alla vita apostolica. Proclamato vescovo della citt\u00e0 nel 1111, visse fino al 1119. Durante la sua permanenza fu molto amato dal suo popolo per via della missione pastorale che riusc\u00ec a compiere, aument\u00f2 l\u2019istruzione del popolo e diffuse conoscenza e sapienza. Nella credenza popolare e nella leggenda legata alla sua figura si \u00e8 fatto sempre riferimento all\u2019episodio miracoloso che lo vede protagonista, secondo cui grazie alla sua santa intercessione riesce a scacciare l\u2019esercito turco da Potenza sulla riva del fiume Basento. Erano questi gli anni della Prima Crociata invocata da Papa Urbano II. La missione si concluse nel 1099 mediante la liberazione di Gerusalemme fino ad allora sotto il controllo dei musulmani. La presenza dei turchi a Potenza, per\u00f2, non \u00e8 testimoniata. Allo stesso tempo, tuttavia, il clima inerente le guerre di religione \u00e8 stato un elemento che per diversi secoli ha condizionato fede e credenze popolari. Addirittura, nel 1089, il Papa Urbano II indisse il Terzo concilio proprio a  Melfi durante il quale il Pontefice ed i Capi Normanni adottarono decisioni per liberare la Terra Santa dai musulmani. Lo stesso Torquato Tasso nella sua opera <em>Gerusalemme Liberata<\/em> fa riferimento alla partenza dell\u2019esercito normanno dall\u2019Italia Meridionale verso la conquista della Citt\u00e0 Santa, citando proprio la Basilicata: \u201cEd altri abbandonar Melfi e Lucera\u2026\u201d.  <\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019\nchiaro quindi che questo contesto politico, religioso e storico ha\nfavorito la costruzione della credenza popolare in cui vi era un\nnemico da sconfiggere di orientamento religioso diverso, i turchi. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Per\nquesto nella parata attuale, nello specifico nella terza\nambientazione relativa al XII secolo, sono presenti simboli riferiti\nalla guerra tra Occidente e Oriente, alla fede e alla devozione del\npopolo potentino al Santo Patrono: figuranti che rappresentano il\nmondo ecclesiastico, i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme che\nrievocano soldati crociati, nobili e popolani e il simbolo pi\u00f9\nimportante ed identitario rappresentato dall\u2019edicola votiva con\nl\u2019effige di San Gerardo portato in spalla dai Portatori del Santo\nche indossano calzari e lunghi mantelli. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre alle fonti e alle leggende legate alla costruzione dei tre quadri della Parata, altri studiosi e storici si sono interrogati sull\u2019origine di essa con le pi\u00f9 disparate interpretazioni: la leggenda beneventana dell\u2019VIII secolo legata al martirio di Sant\u2019Aronzio, protettore della citt\u00e0 prima di San Gerardo, e dei suoi fratelli; la visita a Potenza di Ludovico re di Francia nel 1184 dopo la sua liberazione dai saraceni per opera del re normanno Ruggero II; il sacco di Otranto del 1481, la battaglia di Lepanto del 1571 che si concluse con la vittoria delle flotte cristiane su quelle musulmane dell\u2019Impero Ottomano; la battaglia di Vienna del 1683 tra l\u2019esercito polacco-austro-tedesco e l\u2019esercito dell\u2019Impero Ottomano. Anche queste fonti e interpretazioni che hanno un comune denominatore: la fede e la vittoria del mondo cristiano sull\u2019Impero Ottomano.  <br><br>Testo a cura di <em>Nicoletta  Avigliano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Parata, anticamente denominata \u201cprocessione\u201d, si sviluppa in tre ambientazioni riferite a tre diversi periodi storici. 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