{"id":648,"date":"2010-11-27T10:12:02","date_gmt":"2010-11-27T09:12:02","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.comune.potenza.it\/comune_wp\/?p=648"},"modified":"2010-11-27T10:12:02","modified_gmt":"2010-11-27T09:12:02","slug":"la-mostra-747","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.comune.potenza.it\/?p=648","title":{"rendered":"La Mostra"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-left: 12pt;\" align=\"justify\">La mostra <strong>Mi Manda Mameli<\/strong> raccoglie le vignette di una piccolissima parte dell&#8217;immenso archivio di Massimo Bucchi, vignettista de &#8220;La Repubblica&#8221;. Da trent&#8217;anni, Bucchi opera sui risvolti della politica italiana e sulle contraddizioni dell&#8217;Italiano con profondit\u00e0 di pensiero e con un linguaggio grafico di grande raffinatezza stilistica. L&#8217;autore si distingue da tutti: nessuno pu\u00f2 prevedere quello che vedr\u00e0 comparire all&#8217;interno delle sue rubriche, qui esposte, &#8220;La finestra sul cortile&#8221; e &#8220;Sottovuoto&#8221; pubblicata su &#8220;il Venerd\u00ec&#8221; del medesimo quotidiano.<\/p>\n<p style=\"margin-left: 12pt;\" align=\"justify\">Le sue vignette-collages assumono sempre i toni riflessivi e ammonitori di un autentico editoriale sui fatti della vita politica e sociale del nostro tempo. Accosta personaggi, eventi, immagini e parole che in apparenza sembrerebbero distanti tra loro, producendo un black-out lungo la linea ordinaria di trasmissione delle notizie. Bucchi ha una predilezione per le illustrazioni del passato, in particolare per quelle degli anni &#8217;30, e per i quadri d&#8217;autore e a queste immagini si affida per dar forza ai suoi flash linguistico-visivi, con quel suo giocare continuo e inesausto con le parole, i luoghi comuni, le banalit\u00e0 del quotidiano. Mai, nei suoi lavori, si avvertir\u00e0 un cedimento alla volgarit\u00e0 &#8211; quando tutto intorno a noi si concede ad essa &#8211; o alla battuta polemica. La sua satira non dice parolacce, non urla. Non \u00e8 sberleffo irriverente delle istituzioni e della politica del nostro paese. \u00c8 un riso amaro. E quando pure ci strappa una risata, si ride &#8220;senza gioia&#8221;. La sua \u00e8 una forza che ci turba. Di certo, non ci permette di rimanere assenti o indifferenti.<\/p>\n<p style=\"margin-left: 12pt;\" align=\"justify\">Chi guarda\/legge le vignette di Bucchi entra in un mondo che appartiene a tutti, nel senso che ciascuno di noi vi fa parte, spesso inconsapevolmente. C&#8217;\u00e8 sempre un frammento della nostra esistenza o della nostra esperienza che vi si pu\u00f2 riconoscere. Basta (r)accoglierlo: come padri, come figli, come mariti o amanti. Come uomini o donne dalle identit\u00e0 smarrite &#8211; se mai ne abbiamo avuta una &#8211; o violentate &#8211; innanzitutto da noi stessi, dal nostro silenzio. Il linguaggio di Bucchi fa continuo riferimento all&#8217;inconscio. Ed ecco, quindi, che ci pone contro noi stessi: &#8220;Se ha resistito a se stesso pu\u00f2 resistere a tutto&#8221; dice. Oggi \u00e8 quasi proibito pensare sul senso delle azioni e degli eventi, di riflettere in profondit\u00e0 sul senso di questa vita ma Bucchi con il suo lavoro ci costringe a farlo. Le sue vignette sono per questo spietate: non lasciano via di uscita. Sembra quasi che ci dica: questa \u00e8 la tua (nostra) realt\u00e0, \u00e8 inutile che scappi. Questione di un attimo, appunto: il tempo della scintilla e veniamo rapiti dallo sguardo surreale dell&#8217;autore.<\/p>\n<p style=\"margin-left: 12pt;\" align=\"justify\">Ogni vignetta \u00e8 un tassello di un affresco della nostra epoca: e ognuno rimanda ad un altro. Non c&#8217;\u00e8 un prima e un dopo, se non in senso cronologico. Le sue vignette, dopo il tempo dell&#8217;attualit\u00e0, continuano a vivere di vita propria. Indicare un percorso, o, addirittura, una chiave di lettura sarebbe per questo un errore: ce ne sono tanti\/e e ciascuno pu\u00f2 e deve trovare il suo, purch\u00e9 non cerchi quello pi\u00f9 consolatorio. Occorre essere pronti a mettersi in gioco, a nudo, e fare i conti fino in fondo con se stessi per entrare nel mondo di Massimo Bucchi, e uscirne con &#8220;un passaporto per il futuro&#8221;.<\/p>\n<p style=\"margin-left: 12pt;\" align=\"justify\">Graziella Salvatore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra Mi Manda Mameli raccoglie le vignette di una piccolissima parte dell&#8217;immenso archivio di Massimo Bucchi, vignettista de &#8220;La Repubblica&#8221;. 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