Oggetto: Consapevoli e non.
Ho letto l’articolo apparso alcuni giorni addietro su un giornale locale con una intervista al Sindaco sugli esiti di un sondaggio che ne misurava il gradimento e devo fare alcune precisazioni.
Poco interessa la graduatoria, quello che interessa è la situazione della Città di Potenza, e se lo stesso Sindaco ammette di avvertire “disagio e rabbia” allora bisogna dare atto che le cose non vanno e la situazione è preoccupante.
Devo preliminarmente contestare una dichiarazione del Primo Cittadino e riportata nell’articolo, che è una vera castroneria: ritenere che di fronte al disagio in cui vive la Città di Potenza, la idea di promuovere Matera capoluogo, sia una provocazione fomentata da “pezzi di opposizione, non quella storica e nobile, che hanno a cuore altro” è falso. Queste, Sindaco, sono accuse infamanti e scorrette e la invito a non vedere negli altri la propria immagine. Ultimamente le capita frequentemente. Del resto a ben leggere quella lettera non firmata è chiaro che la provocazione arriva da chi evidentemente l’ha votata ed oggi è amaramente pentito.
Quanto al ruolo della Città è notorio che da sempre è stata quanto meno sbeffeggiata, se poi si pensa che con il concetto di “equiparazione o contrappeso” quello che veniva fatto a Potenza doveva essere realizzato anche altrove o che le funzioni proprie del Capoluogo di Regione dovessero essere duplicate se non addirittura svolte da altri, allora è chiaro che il ruolo della Città e la sua funzione viene continuamente ridotta. Questo non solo a scapito della Città di Potenza ma a scapito della intera Regione, che di fatto manca di un’area forte, di un attrattore che eviti quel processo di “svuotamento” a cui oggi si assiste.
Quando si parla di Matera capoluogo Lei ha ragione, non si conosce la storia: di quella Città e della Città di Potenza.
Devo ricordare a me stesso quale sia stato il livello di apertura al futuro di Potenza, da diversi secoli a questa parte, e di guida e governo dei processi di cambiamento, dalla rivolta partenopea del 1799 al 18 agosto 1860, una città naturalmente orientata alle evoluzioni democratiche e di unificazione che negli ultimi secoli ha dato prova di grande respiro culturale e di essere, nei fatti e non solo amministrativamente, guida e vera capitale della regione, cosa del resto facilmente rinvenibile nel dna della Città: il suo gonfalone. In alto la corona rappresenta la cinta fortificata con cinque torri e le quattro porte, le tre stelle rappresentano il rango di capitano, ovvero di guida; il Leone rampante il più glorioso e nobile degli animali in posa non aggressiva ma rivolto verso lo scalare di alte mete e che dire dei due rami, uno di quercia, il padre dei legni duri, la fortezza per antonomasia, la potenza, la nobiltà e l’altro di alloro, simbolo del vegetale più nobile, immagine di gloria, di vittoria.
E queste sono cose che non si inventano. Occorre però fare una differenza tra l’orgoglio di essere Lucani e Potentini e la consapevolezza di esserlo.
L’orgoglio di dichiararsi potentino, per chi semmai viene dai paesi è facile da acquisire la consapevolezza non è da tutti: è l’incarnare quella storia Lucana e Potentina che non è tesa a dividere ma ad unire verso mete sempre più alte.
E Lei caro sindaco non ha questa consapevolezza.
Non ha questa consapevolezza quando sembra che le questioni di Potenza non trovino responsabilità anche nel suo operare e nel suo mandato di Sindaco che dura ormai da altre sei anni; quando decide tutto senza che nemmeno “la sua maggioranza sappia nulla”; non ha questa consapevolezza quando volutamente evita di coinvolgere l’intero Consiglio Comunale su scelte strategiche o su momenti che vanno affrontati insieme; non ha questa consapevolezza quando evita di sfruttare la disponibilità della minoranza di fare “lobbing” di “pensare insieme” di “chiedere insieme” interventi; non ha questa consapevolezza quando sbandiera ristrettezze ma continua a nominare dirigenti esterni aumentandone il numero a dismisura,; non ha questa consapevolezza nemmeno sulla vicenda della Villa Romano. Una “città della cultura che per una intera estate inutilmente aspetta e non può nemmeno comprarsi il gelato al Dancing di Montereale, che non può nemmeno ricordare i fasti del passato senza vergognarsi del presente, del suo presente, Sindaco. E sulla vicenda della Villa romana dopo aver giustificato la incuria con la mancanza di fondi, di fronte alla disponibilità di un gruppo di volenterosi che puliscono e danno decoro, invece di assecondare e ringraziare ed anzi coinvolgere questi movimenti, che grazie a Dio sono ancora presenti, Lei Sindaco cosa fa, chiude i cancelli.
E la stessa cosa si verifica quando qualcuno elimina scritte ed ingiurie dai muri. Lei, proprio Lei li accusa di essere diseducativi.
Quale concetto di democrazia, partecipazione ed educazione ha caro Sindaco?
E non ha nemmeno questa consapevolezza quando diventa tifoso dimenticando il suo ruolo e dopo aver “tifato” per un (altro) gruppo sciolto al primo sole, o quando senza rispetto per le tradizioni ed il passato modifica ed egemonizza la sfilata dei Turchi e potrei continuare all’infinito.
E la smetta Sindaco di parlarci del disavanzo; Lei governa da anni e continua a non fare un minimo di attività di risanamento serio, accende continui mutui che ormai riguardano la manutenzione ordinaria e non investimenti, amplia i costi del personale, non adotta criteri selettivi o meritocratici, affida incarichi all’esterno senza selezione, continua in affidamenti diretti senza gare, inonda la stampa ed i telegiornali con inaugurazioni e tagli di nastri anche quando si sostituiscono le lampadine fulminate e non riesce a fare un passo a piedi per la città, (forse per le troppe buche o i pavimenti sconnessi), sconoscendo gli scempi, ad esempio, del Fiamma, dell’Ariston, dell’ex concessionaria di Via Mazzini, dell’ex dispensario, della Torre Guevara, della ex caserma dei vigili e ,se continua così, anche del’ex Caserma Lucania.
La sua missione Sindaco è quella di dare respiro a quello che di vitale è ancora rimasto in città, di far crescere e rafforzare le energie migliori, di riunirle senza mortificarle, e non di egemonizzare, accaparrare, controllare o validare, dividere o giudicare.
A quando questa consapevolezza Sindaco? Solo allora cesserà questo “disagio e rabbia” .