Gianpaolo Carretta (Partito Democratico)

Oggetto: Allarme Svimez per il Mezzogiorno.

L’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno lancia un allarme preoccupante sulla condizione delle regioni del sud: primo tra tutti, il calo del Pil pari al 4,5% nell’ultimo anno e, come conseguenza, il fatto che il Sud cresca meno del Nord da ormai otto anni consecutivi, situazione senza precedenti dal Dopoguerra ad oggi.

La crisi, a quanto pare, ha travolto anche l’agricoltura: dal 2001 al 2009, infatti,  il Sud agricolo ha perso 115mila posti di lavoro e, anche se il 67% della superficie agricola biologica utilizzata si trova nel Mezzogiorno e se su 226 marchi italiani DOP e IGP il 43%, è meridionale, sono molto carenti le promozioni di tali prodotti.

Naturalmente anche gli altri settori sono stati colpiti duramente dalla crisi in atto: da quello industriale a quello dell’edilizia, da quello dei servizi a quello del terziario, quest’ultimo poi di tipo eccessivamente tradizionale al Sud e con poco peso nei servizi alle imprese.

Questa forte contrapposizione tra Nord e Sud oggi rischia di allargare il divario e ostacola la ripresa economica nazionale.

La Svimez sottolinea che il nostro Paese ha bisogno di un sistema federale credibile, che si può ottenere solo attraverso la commistione e non la separatezza delle competenze.

Il federalismo è una questione nazionale che dovrebbe affermare due principi basilari: quello dell’equità tra i territori e quello della responsabilizzazione dei territori.

La necessità di un piano organico di interventi per fronteggiare la crisi economica, sociale e infrastrutturale del Mezzogiorno, non significa chiedere quell’aiuto che sembri rispecchiare la forma assistenzialistica della gestione del potere, che mantiene le persone e comunità in stato di dipendenza e di soggezione.

I vescovi chiedono un federalismo “solidale, realistico, unitario” in cui non si chiede di dismettere il valore della solidarietà, ma si chiede un autonomismo responsabile del sud, che non sia l’imitazione dell’autonomismo del nord, con l’appoggio di garanzie fondamentali sul piano nazionale.

In questo contesto, il Partito Democratico, solo avviando un vero processo di rinnovamento delle classi dirigenti, improntato alla qualità e all’autonomia di pensiero, sarà in grado di appropriarsi della “Questione Mezzogiorno”, elevandola a priorità politica nel sistema Italia.