26.06.15-ore 11,25: “È arrivato il momento di rompere gli indugi e di mettere da parte quell’atteggiamento ‘politically correct’ che un po’ il doveroso garbo istituzionale, un po’ il delicato periodo che da un anno a questa parte stiamo vivendo, mi hanno imposto di rispettare”: così il consigliere comunale di ‘Liberiamo la città’ Mario Guarente. “Mi corre l’obbligo di intervenire – prosegue – alla luce delle ultime vicende politico-amministrative e, in particolare delle ultime amare e gravi dichiarazioni del consigliere regionale e già Sindaco di Potenza, Vito Santarsiero. Nonostante comprenda benissimo e ritenga più che legittima la spasmodica voglia di un ex amministratore cittadino di difendere il proprio operato penso che, citando un aforisma, ‘quando il ritegno perde il senso della decenza, assume la maschera dalla sfacciataggine’. Ed è quasi sfacciataggine quella di Vito Santarsiero che, con fare fiero e spavaldo, non solo parla come se fosse stato il Sindaco più virtuoso d’Europa, ma si arroga addirittura il diritto di suggerire se Potenza debba giovare o meno di un sostegno economico da parte della Regione e, ancor peggio, di stabilire addirittura a quale amministrazione (“a questa attuale no, alla prossima sì”, cit.) esso debba essere assegnato. Così in una spropositata e inadeguata apologia di se stesso il buon ex Sindaco comincia – dicono i giornali – a rispondere punto su punto a tutti gli interrogativi posti dal cronista e a sviscerare con carte alla mano (ma le carte, mi chiedo, sono le stesse che hanno destato l’interesse della Corte dei Conti?) la sua versione dei fatti ignorando un dato inequivocabile, indiscutibile, inopinabile: il Comune di Potenza è in dissesto e in quell’avaria economica qualcuno ce lo avrà pur portato, no? Evidentemente l’ex Sindaco dalla corta memoria dimentica che sul Comune di Potenza gravano 25 milioni di euro di uscite in più rispetto a quelli che entrano e che in tanti anni di sua amministrazione pare non sia stato mai fatto nulla per diminuire questo esborso spropositato che si sapeva, peraltro, avrebbe portato al default. Dimentica anche che per anni ha consentito che i trasporti avessero un costo esorbitante rispetto a quello che a parità di operatori e di chilometri avrebbe dovuto realmente costare. Idem per le pulizie, per le spese di gestione dell’Ente e così discorrendo. Ma a tutte le chiacchiere, che poi il tempo sfaterà o confermerà e su cui poco mi interessa soffermarmi perché davvero capisco la voglia di difendersi dagli errori che, davvero, continuo a credere siano stati commessi in buona fede, si aggiunge quella famosa goccia che fa traboccare il vaso, quell’arroganza davvero inaccettabile di chi dovendo tacere parla a sproposito arrivando, addirittura, a dire quale Sindaco e quale Consiglio dovrà giovare di un contributo e quale no. Bene, a Vito Santarsiero vorrei solo ricordare che quei famosi trentadue milioni non hanno lo scopo di salvare lo scranno di chi da solo un anno siede nell’Assise comunale (a differenza sua che ricopre incarichi istituzionali da circa 20), ma di evitare che un’emergenza sociale si trasformi in un disastro. Di salvaguardare quei posti di lavoro (che in alcuni casi forse erano un po’ troppi) ereditati dal passato e che con tutte le nostre forze dobbiamo comunque salvare. Evidentemente ha dimenticato che il suo ufficio si trova in via Anzio e non a Versailles, che lui non è un re che dispone di verità assolute e del potere di decidere le sorti di una città e di una comunità a seconda dei crucci che gli passano dalla testa. Caro Vito, in un anno non ti ho mai visto in piazza Sedile, non ti ho mai visto parlare con quei lavoratori della Facility, della Ariete e della Cotrab che hanno già perso il posto di lavoro oppure, ancora, non ti ho mai visto soffermarti sui problemi che attanagliano quelle tante famiglie che sono a rischio. Allora, Vito, sono sicuro che se tu avessi guardato gli occhi pieni di lacrime di chi oggi a causa di una dissennata politica non può più mettere un piatto in tavola, non può comprare le scarpe ai propri figli ed è stato privato di una speranza per il futuro avresti evitato di proferire quella frase maledetta ed avresti, come propongo da tempo, pensato che in questo momento è opportuno mettere da parte i giochi politici, quelli più squallidi e che screditano una delle cose più belle che esistano al mondo, per portare in salvo una città che tanto ti ha dato e a cui, forse, dovresti avere l’umiltà di ammettere di aver dato meno di ciò che hai ricevuto” conclude Guarente.