Antonio Vigilante (Lista Civica per la Città): Lettera aperta ai propri elettori

Esistono due centrosinistra? E’ importante saperlo, perché dalla risposta dipende la questione più importante della storia recente di Potenza: dopo il dissesto, andremo a votare?

Il Sindaco De Luca, a soli sette mesi dalla sua elezione, dopo innumerevoli scontri con la politica e la burocrazia della città, si è dimesso. La legge vuole che queste dimissioni restino congelate per venti giorni, per consentire alle forze politiche di tentare, per l’ultima volta, di raggiungere un accordo.
Quell’accordo, io credo, è quanto di meglio possiamo fare per il bene della città. E in cosa consiste questo accordo “innaturale” destra-sinistra? Sento l’obbligo morale di spiegarlo agli elettori.
Ricordiamo l’antefatto: siamo entrati nel Comune di Potenza, nella scia di un candidato sindaco che ha saputo emozionare l’elettorato grazie alla sua rinomata pulizia morale e statura professionale. Abbiamo trovato una macchina che non funziona come dovrebbe: appalti pubblici a cui partecipa un solo concorrente, assegnati a prezzi folli e in contrasto con quasi tutte le norme di legge; affidamenti diretti di ingenti somme a privati, che, troppo spesso, sono persone vicine alla politica; sprechi per decine di milioni di Euro, che finiscono per arricchire operatori che non possiamo considerare estranei ad un sistema organizzato ad hoc; immobili concessi a canone quasi zero a parenti e amici; bilanci redatti in contrasto con le più elementari norme della finanza pubblica, falsi come una banconota da 3€, utilizzati per coprire, anziché rendicontare, la storia finanziaria del Comune di Potenza.
Se è vero che il merito giudiziario della faccenda è affare dei tribunali (che, naturalmente e per fortuna, stanno già lavorando), è altrettanto vero che il merito politico è un argomento che noi avevamo il dovere di portare nel consesso pubblico del Consiglio Comunale. E lo abbiamo fatto. Senza gogne, senza linciaggi, senza additare all’odio pubblico la sagoma di questo o quel responsabile; lo abbiamo fatto semplicemente restaurando il rispetto della Legge: se un Comune ha i conti falsi, bisogna fare i conti veri, e se la situazione debitoria è insanabile con gli strumenti ordinari (e leciti), bisogna dichiarare il dissesto. Il dissesto apre uno squarcio nella storia recente della città, e inaugura una sorta di inchiesta permanente che, con tutte le garanzie della legge, chiarirà responsabilità e meriti di chi ci ha preceduto. E’ un atto di giustizia per gli elettori e gli amministratori.
Ma dopo il dissesto bisogna andare avanti, e approntare un progetto nuovo di città.
La nostra città spende, anche dopo il dissesto (quindi anche adesso), molto più di ciò che incassa. Questo significa una sola cosa: se non si trova una soluzione, avremo un terzo, un quarto, un quinto dissesto negli anni a venire. Per non finire ancora peggio di oggi, bisogna tagliare la spesa.
Come un medico che si accinge a tagliare l’arto al suo paziente, il nostro compito è penoso e spiacevole; ma è proprio questo che probabilmente si dovrà fare. Perché chi ci ha preceduto nell’amministrazione, non si è limitato a distribuire sprechi, a finanziare opere inutili, a bruciare milioni senza un adeguato ritorno finanziario.
Chi ci ha preceduto ha usato la macchina amministrativa come un grande ufficio di collocamento, gonfiando gli organici dei carrozzoni pubblici, aumentando il numero degli stipendi, regalando premi di produttività ai dirigenti, promettendo a parenti e amici posti di poca fatica e molto guadagno in base alla clientela, all’appartenenza politica, alle manifestazioni di sottomissione personale e familiare.
E così, oggi ci ritroviamo in questa situazione: il dissesto ci ha sgravati dei debiti precedenti. Ma non basta. Nuovi debiti si producono ogni anno, e sono anch’essi insostenibili.
Come può un governo cittadino che ha in consiglio solo 4 consiglieri governare questo radicale cambiamento di rotta?
Quindi torniamo alla domanda iniziale: esistono due centrosinistra in città?
Ne esiste uno che ha causato il disastro, illudendo centinaia di padri di famiglia, regalando posti di lavoro che nessuno poteva credere sostenibili per la fragile economia cittadina, distruggendo la cosa pubblica per costruire la propria carriera politica; e un altro che, responsabilmente, prende atto della gravità della situazione e si assume i relativi oneri politici?
Esiste un centrosinistra che ancora oggi, per un puntiglio oramai inqualificabile e vergognoso, nega che il Comune sia nei guai, e un altro centrosinistra che vuole contribuire a risolverli, quei guai?
Le riforma amministrative che ci aspettano sono dolorose. Noi non abbiamo il dovere di salvare i posti di lavoro. Abbiamo il dovere di salvare la città.
Molti di coloro che oggi sono disoccupati, che oggi non possono avere i servizi, che non possono ricevere neanche l’aiuto più urgente dal Comune di Potenza, si trovano in questa situazione proprio perché, negli anni addietro, qualcuno ha voluto garantire privilegi non dovuti ad alcuni cittadini, ponendoli a carico della comunità.
E continuare a garantire senza copertura finanziaria quei privilegi (come in questi giorni chiedono i sindacati, stranamente più battaglieri con il Comune che con le loro controparti datoriali…) significa aumentare il numero di coloro che, tra due, cinque o dieci anni, dovranno rinunciare al lavoro, all’assistenza, al sostegno del Comune di Potenza. Si tratta dei giovani, della mia generazione, dei più colpiti dalla beffa di una società che va contraendosi, dopo decenni di espansione.
Se non vogliamo scadere nella barbarie della guerra civile, fosse anche strisciante, tra chi ha “avuto” nei tempi di vacche grasse, e chi, per onestà o per disgrazia, non ha avuto niente, e oggi deve persino pagarne il costo; se non vogliamo inaugurare la lotta tra raccomandati e disoccupati, tra poveri e “figli di”, noi dobbiamo restaurare il regno delle regole e delle leggi.
Ma questo non può farlo solo il sindaco De Luca, e le sue sparute forze in consiglio (4 consiglieri!), di cui mi onoro di far parte.
Nè le riforme che ci aspettano possono essere condizionate all’inferno degli ostruzionismi e sabotaggi che abbiamo subito sino a oggi, pena il loro sicuro fallimento.
Il centrosinistra, se ce n’è uno sano (e io sono sicuro che c’è), dal momento che è maggioranza, deve partecipare al risanamento della città. Oppure, ce ne andiamo tutti a casa.
In questa drammatica situazione, il centrosinistra deve dismettere i panni (improbabili, peraltro) dell’opposizione e contribuire a costituire un’unica grande maggioranza di solidarietà cittadina.
Non c’è più tempo per le schermaglie elettorali: oggi ci sono cose più urgenti.
Noi non siamo disponibili a una soluzione diversa dal governo di tutti. Se non sarà possibile, crediamo giusto che, davanti alla prospettiva dell’ingovernabilità, e prima di dover raccogliere le macerie di un ulteriore -più grave- disastro, sia il popolo a pronunciarsi.
E che questa volta lo faccia con la testa, sin dal primo turno.