Consiglio Comunale del 27 febbraio 2008

La seduta ha inizio alle ore 17.00.

PRESIDENTE

         Si procede all’appello nominale. I presenti sono 28; la seduta è valida. Possiamo dare inizio ai lavori.

         Devo giustificare, in apertura, le assenze dei colleghi Sabatino e Russo, dovute a motivi di salute.

         I lavori si svolgeranno in questo modo: procederemo con l’illustrazione del Regolamento Urbanistico, dando la parola, nell’ordine, all’assessore Singetta, poi al professor Campos Venuti e al professor Oliva – se ritiene di intervenire anche lui -, e poi daremo spazio ai Colleghi per eventuali richieste di chiarimenti o delucidazioni, con l’avvertenza – come era stato concordato in sede di Conferenza dei Capigruppo – che le richieste stesse devono essere succinte, brevi, certamente non devono essere interventi (che saranno riservati ad altra sede). Quindi: fate domande molto… a risposta chiusa, quasi, su argomenti specifici, senza mettere in discussione i “massimi sistemi”, dopo che ci sarà la replica del Sindaco e poi decideremo il da farsi.

         Prego tutti gli ospiti di seguire i lavori del Consiglio in silenzio, preghiera che rivolgo anche ai Colleghi, perché gli argomenti sono complessi e gestire un’aula affollata come non mai richiede forse un po’ di attenzione da parte di tutti. Cedo volentieri la parola all’assessore Singetta per avviare l’illustrazione del Regolamento Urbanistico.

SINGETTA

         Grazie, Presidente, signori Consiglieri, signor Sindaco, la presenza e l’annunciato intervento del professor Campos Venuti mi esonerano dall’obbligo di analizzare con particolare approfondimento la proposta di delibera che noi sottoponiamo alla vostra attenzione, però ciò non può esimermi – vista la particolarità dell’argomento – da alcune brevi considerazioni, proprio perché, è inutile nasconderlo, la proposta che la Giunta sottopone all’approvazione del Consiglio è una proposta importante, destinata a cambiare, innanzitutto, la pianificazione della città, a cambiare il modo di fare urbanistica, a cambiare i criteri cui noi eravamo abituati ad improntare la nostra azione amministrativa.

         Tutti i provvedimenti in materia urbanistica sono importanti, ma è chiaro che quando interviene un nuovo atto amministrativo che va a dare finalmente esecuzione alla Legge Regionale 23/99 è giusto che tale atto sia oggetto di massima attenzione da parte di tutti quanti noi, è giusto che tale atto sia stato e continui ad essere, ancora in queste ore, oggetto della massima attenzione da parte, soprattutto, della Terza Commissione, di cui ringrazio il Presidente, Raffaele Rinaldi, e con lui tutti i componenti per il lavoro che stanno continuando ancora a svolgere.

         Tale lavoro li vede impegnati quasi quotidianamente da circa un anno, quindi anche da prima che il progetto arrivasse dopo il licenziamento da parte della Conferenza di pianificazione, proprio perché l’importanza dell’argomento era tale che abbiamo concordemente ritenuto di cominciare questa interlocuzione con la Commissione affinché ci fosse la migliore conoscenza possibile da parte di tutti i Consiglieri, da parte cioè di coloro che sono istituzionalmente deputati a prendere le decisioni in seno alla Terza Commissione Consiliare.

         E’ un momento di scelta importante per il Consiglio Comunale; io ritengo che in questo modo, mediante l’attuazione della Legge Regionale 23/99, finalmente le Amministrazioni Comunali riacquisiranno il diritto di programmare e pianificare la città. E’ un momento di svolta importante; si tratta di passare da un vecchio ad un nuovo sistema. Qui non c’è una critica politica, né ideologica; il professor Campos Venuti, che ringrazio in qualità di collaboratore del Comune di Potenza, insieme al professor Federico Oliva, lo ha ripetuto spesso: sono cambiati i tempi, è cambiata la giurisprudenza, è cambiato il modo di approcciare questo tipo di problematiche. Si è anche visto che la vecchia legge, quella che prevedeva la necessità di ricorrere all’esproprio per la realizzazione di qualunque opera pubblica, è una legge che, di fatto, aveva talmente tante limitazioni che non consentiva il raggiungimento, il perseguimento di quegli obiettivi che a tutti noi stanno a cuore.

         D’altronde, proprio nella nostra città abbiamo avuto – anche nel recente passato – tanti esempi che hanno visto più volte il Comune di Potenza, purtroppo, pagare esose richieste di risarcimento danni in virtù di procedure espropriative che di per sé erano, e continuano ad essere, complicate per una normativa ostica, non chiara, per una serie di sentenze, ai vari livelli (a cominciare dai Tribunali e dalle Corti di merito per arrivare alla Corte di Cassazione, per arrivare addirittura alla Corte Europea di Strasburgo), che più volte hanno stravolto l’impianto normativo del nostro Paese.

         A partire dalla L. 1865 del secolo passato fino ad arrivare alla Legge del 2001, ed ultimamente con le sentenze della Corte Costituzionale 348 e 349 del novembre 2007, si è creato un panorama vasto e vario che ci induce ad un rafforzamento della scelta che abbiamo compiuto, perché – diciamolo chiaramente – quello che è alla base della L. R. 23/99 è il principio di perequazione urbanistica, il che significa che gli Enti pubblici (e in particolare il Comune di Potenza) non saranno più tenuti a sborsare somme esorbitanti per gli espropri, ma attraverso il meccanismo della compensazione – quindi della perequazione – potranno tranquillamente e gratuitamente acquisire delle aree che poi entreranno nella disponibilità, nel patrimonio della collettività.

         Questo ci consentirà, da un lato, di avere aree a disposizione per risolvere uno dei problemi maggiori che affliggono la nostra città, vale a dire la mancanza di aree da destinare all’edilizia sociale. Io credo che basterebbe già questo risultato per comprendere l’importanza di questo cambiamento. Dall’altro lato, anche i cosiddetti standard pubblici… Tenete presente che la città di Potenza, attualmente, a fronte di 135 mila vani ha, se non vado errato, una media pro capite di 13 metri quadri a testa; con le previsioni del Regolamento Urbanistico noi non soltanto andiamo a raddoppiare i cosiddetti standard pubblici, e quindi questa disponibilità per ciascuno di noi, ma otterremo un risultato così con un numero di vani che è un decimo, circa, di quelli attualmente esistenti sul mercato.

         La scelta che abbiamo operato è perfettamente in linea con la Legge Regionale, vale a dire quella di completare e riqualificare la città. Tenete presente, anche, che rispetto al vecchio Piano Regolatore Generale noi prevediamo non soltanto oltre mille vani in meno, ma un’edificazione che complessivamente, per quanto riguarda gli edifici con destinazione direzionale-commerciale prevede un milione di metri cubi in meno da realizzare. Questi sono dei numeri che vanno sottolineati alla vostra attenzione, perché dimostrano come, purtroppo, le vecchie previsioni non siano state in grado di trovare, per una serie di motivazioni, per meccanismi troppo complessi e per scelte che forse non sempre erano in linea con gli obiettivi che si volevano perseguire, il soddisfacimento degli interessi e degli obiettivi che volevano proseguire. Noi ci auguriamo, attraverso l’approvazione del Regolamento Urbanistico, di raggiungere obiettivi di gran lunga superiori, che dovrebbero consentirci questo cambio di passo, questa svolta nell’urbanistica della nostra città.

         Lascerò, poi, al professor Campos Venuti l’illustrazione analitica, però mi pare che un dato sia chiaro: la possibilità per la città di Potenza di acquisire queste aree, aree che noi metteremo a disposizione dell’edilizia sociale unitamente a quelle che acquisiremo attraverso il meccanismo del piano operativo, quindi attraverso la previsione che abbiamo già predisposto e che porteremo all’attenzione del Consiglio alla prossima seduta utile. Finalmente la città di Potenza avrà delle aree da destinare all’edilizia sociale. Tenete presente un dato comune, sotto gli occhi di tutti: l’ATER, azienda a ciò predisposta, non costruisce edilizia sociale nella nostra città da circa venti anni per l’assoluta mancanza di aree, quindi il fatto stesso di riuscire a reperire delle aree mi pare un obiettivo molto importante ed senz’altro da sottolineare.

         Altro elemento importante è che finalmente potremo dotarci di una serie di infrastrutture, di una serie di standard che consentiranno da un lato di migliorare la città esistente, dall’altro anche di vedere, di toccare con mano, i risultati di questo cambiamento normativo, quindi i risultati concreti di una nuova programmazione urbanistica.

         Abbiamo ritenuto, in questa fase, di dover dare anche delle risposte ai cittadini delle aree aperte, ritenendo che le loro istanze fossero state per troppo tempo disattese, e ritenendo anche che, per le vicissitudini che hanno accompagnato il Piano Campagne, i cittadini delle aree extraurbane, che rappresentano circa un terzo degli abitanti di Potenza, non potessero continuare ancora ad attendere invano delle risposte. Da questo punto di vista abbiamo cambiato in corsa parte della nostra impostazione, andando a prevedere la possibilità di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto. Sapete bene come nelle aree aperte, ormai, i cittadini che si dedicano all’attività agricola – contadini o imprenditori agricoli – costituiscano una percentuale molto bassa (l’1 o il 2%); per il resto si tratta di strutture disseminate nel nostro territorio che potrebbero essere utilizzate in maniera diversa.

         Attraverso il meccanismo del cambio di destinazione d’uso, fatto con le modalità e con i limiti che tutti quanti conoscete, noi contiamo di dare risposte concrete a queste persone consentendo, quindi, di realizzare in loco, senza essere costretti a venire a Potenza, o delle residenze (quindi la possibilità di trasformare gli annessi agricoli in residenze), o – sempre senza parlare di nuova edificazione – di trasformare edifici esistenti, che non vengono più utilizzati per l’uso primario cui originariamente erano destinati (mi riferisco a stalle, o a ricoveri di animali o altro), in studi professionali, piccoli esercizi commerciali, o anche esercizi artigianali che siano compatibili con i nuclei abitativi in cui si vanno ad inserire.

         Tutto ciò vi lascia capire facilmente come non soltanto abbiamo inserito dei limiti (che sono di 100 metri quadri per quanto riguarda gli studi professionali e di 150 per gli esercizi commerciali), ma anche come la nostra attenzione si sia rivolta a cercare di evitare che queste trasformazioni andassero ad incidere in maniera tale da sconvolgere il volto delle nostre aree urbane. Abbiamo cercato di contemperare le varie esigenze in modo che tutti questi fabbricati, che purtroppo sono ancora disseminati in vario modo, possano invece diventare elemento qualificante della riqualificazione – scuserete il gioco di parole – che noi abbiamo intenzione di effettuare nelle campagne. Ci sarà, quindi, anche lo stimolo a riqualificare questi fabbricati per utilizzarli al fine di esercitare attività che rappresentano una rinnovata esigenza in queste aree agricole.

         Altro aspetto qualificante è quello legato alla viabilità; abbiamo sempre detto che la viabilità a Potenza è insufficiente, è una viabilità scarsa, che crea problemi alla mobilità di tutti i cittadini; da questo punto di vista le valutazioni da cui sono partiti i nostri consulenti – che poi sono valutazioni che troverete nel Piano Urbano della Mobilità – vedevano un progetto, quello del vecchio Piano Regolatore Generale, che non è stato attuato. Tale progetto non è stato attuato per una serie di motivi; per quanto riguarda la viabilità, io ritengo soprattutto per gli eccessivi costi che la nostra città, evidentemente, non era grado di sopportare prima e che tanto meno potrà sopportare oggi, dal momento che abbiamo una continua riduzione dei trasferimenti erariali.

         Da questo punto di vista, quindi, abbiamo cercato di razionalizzare il discorso della viabilità e soprattutto, attraverso un meccanismo incrociato, di scaricare almeno per un terzo i costi di questa viabilità sui soggetti privati che vorranno esercitare il loro diritto edificatorio. Abbiamo, quindi, innanzitutto, dei costi inferiori rispetto a quelli che il vecchio Piano Regolatore Generale prevedeva e, soprattutto, dei costi che saranno sostenuti in buona parte dai privati. Credo, quindi, che gli obiettivi che l’Amministrazione intende perseguire siano ambiziosi, ma alla portata del Regolamento Urbanistico che abbiamo predisposto.

         Infine, attenzione particolare c’è stata per quanto riguarda i cosiddetti percorsi verdi; noi non vogliamo assolutamente che si parli, in maniera semplicistica, di nuova cementificazione. All’inizio del mio intervento ho cercato di fornirvi alcuni dati per dire come, nonostante siano passati diciannove anni dal vecchio P.R.G., noi proponiamo alla città una diminuzione netta sia in termini di vani che di metri cubi da costruire. E’ bene, quindi, sgombrare il campo da ogni equivoco: non c’è una nuova cementificazione, e non ci limitiamo soltanto a ridurre il numero dei vani previsti, ma vogliamo che ci sia veramente una particolare attenzione nei confronti di queste aree verdi. Nel Regolamento Urbanistico, quindi, gettiamo le basi per questi percorsi che siano in grado di collegare i vari parchi della città, che prevedano la riqualificazione di alcune aree verdi che fino a questo momento, per una serie di motivazioni a tutti note, sono rimaste verdi soltanto sulla carta.

Mi riferisco al Vallone di Santa Lucia e al cosiddetto Centro Studi, dove sono stati realizzati alcuni edifici, ma non si è data attuazione ad una giusta intuizione del vecchio Legislatore comunale – se mi consentite il termine – proprio perché sia il Vallone di Santa Lucia che il Centro Studi sono rimaste aree verdi sulla carta.

         Noi vogliamo, invece, non soltanto rivitalizzare e rafforzare quella intuizione, ma vogliamo anche che oltre a quella giusta intuizione ci siano questi percorsi che leghino questi parchi, a testimonianza della nostra attenzione nei confronti del verde, un’attenzione non soltanto di facciata, non soltanto formale. Altro elemento, che credo sia noto almeno ai membri della Terza Commissione, è che queste nostre affermazioni, questi nostri propositi, sono comunque rafforzati ed avvalorati dal fatto che parallelamente, nel Piano Strutturale Metropolitano, stiamo ponendo le basi, attraverso un discorso anche in questo caso incrociato… nel senso che il R.U. getta le basi, ma non può programmare al di fuori dei limiti territoriali del cosiddetto ambito urbano… stiamo tenendo e continueremo a tenere conto delle previsioni a questo riguardo del Regolamento Urbanistico.

         Io ritengo e mi auguro che questo provvedimento così importante per la nostra città meriti senz’altro l’approvazione con la maggioranza più ampia possibile, se non proprio con l’unanimità.

         Vedete: il fatto che Potenza sia una città con una particolare conformazione urbanistica è giusto, il fatto che Potenza sia una città con tanti problemi è sotto gli occhi di tutti, però forse è venuto il momento di cambiare qualcosa e noi possiamo fare molto per cambiare la città e soprattutto per cambiare il modo in cui, in futuro, noi e i nostri figli avremo modo di muoverci e di vivere nella nostra città. Ecco perché rivolgo un appello a tutti quanti voi, affinché vogliate esprimere voto favorevole alla delibera che poniamo alla vostra attenzione. Grazie.

PRESIDENTE

         Grazie Assessore, pregherei il professor Campos Venuti di accomodarsi per l’illustrazione del Regolamento Urbanistico.

CAMPOS VENUTI

         Signor Sindaco, signore e signori Consiglieri, devo dirvi che mi ha fatto molto piacere che l’amico Oliva abbia ceduto a me, e a me solo, il compito di parlarvi, riservandosi l’opportunità – come ha previsto il Presidente – di rispondere ad eventuali domande.

         Io, quindi, ho l’onore di essere quello dei due consulenti che vi introdurrà in una rappresentazione in qualche modo sintetica di un’operazione complessa come quella del Regolamento Urbanistico di Potenza. Vi dico subito, per cominciare, che fra i piani urbanistici ai quali ho lavorato recentemente è stato, e per me è stato un piacere, finalmente approvato il Piano Regolatore di Roma, capitale d’Italia, che è considerato – posso riferirlo un po’ immodestamente, forse – in Italia e all’estero, come uno dei piani interessanti in Europa in questo momento, che però è un piano che, con tutti i meriti che gli sono riconosciuti, è messo in qualche difficoltà a livello dell’attuazione operativa a causa del punto di partenza della vecchia legislazione urbanistica regionale che la Regione Lazio ha ancora, tra le rarissime in Italia, come principio cardine dell’attuazione urbanistica dei propri Comuni.

         Sto invece, con mio piacere e per fortuna, lavorando ancora a piani urbanistici come il vostro di Potenza o, per esempio, quello di Reggio Emilia (più vicino alla città dove io vivo abitualmente, Bologna), che hanno invece la fortuna di poter lavorare in base alla nuova modalità urbanistica, dovuta alle nuove legislazioni urbanistiche regionali – quella vostra della Basilicata, quella della Regione Emilia Romagna – e alle nuove e straordinarie possibilità che queste legislazioni offrono ai piani.

         Parliamoci chiaro: fuori da ogni posizione ideologica, è di fatto oggi riconosciuto che l’unico modo sicuro per affrontare e risolvere in qualche modo la crisi in cui l’urbanistica italiana vive in questi giorni… modo riconosciuto, diciamolo pure, da esponenti di parti politiche molto diverse, faccio dei nomi che probabilmente non vi saranno sconosciuti: l’onorevole Lupi per Forza Italia, l’onorevole Mantini oggi per il Partito Democratico, ieri eletto con i voti della Margherita, i quali nei provvedimenti diversi che hanno portato in Parlamento (e che non sono, infine, stati congiuntamente approvati) hanno riconosciuto in questo meccanismo di cui l’Assessore ha parlato lungamente prima di me, e che io dovrò in qualche misura riprendere, il meccanismo unico per affrontare e risolvere positivamente la crisi dell’urbanistica italiana.

         Si tratta di una situazione che è stata riconosciuta di fatto dalla stragrande maggioranza delle Regioni del nostro Paese, Regioni amministrate in parte da Amministrazioni di Centrosinistra, in parte da Amministrazioni di Centrodestra, cioè è una valutazione in qualche misura trasversale all’arco di orientamento politico del panorama del Parlamento italiano. Si parla di una pianificazione generale strutturale programmatica e non più immediatamente prescrittiva come era quella del Piano Regolatore immaginato dalla legge “antichissima”, ormai, del 1942, della redazione di un Regolamento Urbanistico – come anche il caso di Potenza – per la gestione dell’esistente, ma anche per affrontare una prima fase dell’innovazione urbanistica (che il piano strutturale metropolitano, nel caso nostro, affronterà in una fase seconda) e poi, finalmente, dell’elemento di cui tanto s’è parlato – l’avvocato Singetta l’ha detto molto bene prima di me -: la perequazione urbanistica, che non tende a cancellare gli espropri dall’arco della legittimità costituzionale (che restano pienamente uno strumento utilizzabile in alcuni casi specifici), ma nella prassi abituale delle trasformazioni urbanistiche del Paese.

         Purtroppo premesse molto partitiche – posso dirlo in un’assemblea istituzionale come la vostra – hanno impedito un accordo che realizzasse già una legge che garantisse l’approvazione di questo concetto che per ora è già – ripeto – condiviso dalle varie parti. Spero, francamente, che dopo le prossime elezioni questo provvedimento breve, rapido, concreto, immediato possa diventare realtà, fermo restando che la gran parte delle Regioni che già l’hanno istituzionalmente approvato con legge regionale ne possano profittare, godere ed offrire ai propri cittadini i risultati positivi che da questo scaturiscono.

         La Regione Basilicata è stata tra le prime che ha adottato questa innovazione urbanistica, nell’ormai lontano 1999, e si trova da questo punto di vista all’avanguardia tra le Regioni del Mezzogiorno. Non vorrei sembrare presuntuoso, perché il merito non va certamente a me, ma a voi, piuttosto, ma l’esperienza che stiamo facendo a Potenza mette il vostro Municipio e i dieci Municipi dell’insieme del Piano Strutturale Metropolitano all’avanguardia nell’applicazione di questa legge nella regione Basilicata e, direi, costituisce un’indicazione valida per tutto il Mezzogiorno d’Italia.

         L’assessore Singetta, precedendomi, ha ricordato – perché me l’ha sentito dire più di una volta – che non mi sembra il caso di condividere polemiche ideologiche con il passato, perché (vi ripeto io, non so quanto lo condivida il mio amico Assessore) non è stato per nulla facile arrivare al cambiamento di questa filosofia urbanistica, non è stato facile per nessuno di noi che aveva adoprato l’esproprio, anche con successo, nel passato, pensare che con la riforma, non approvata ma attuata coraggiosamente da alcune Amministrazioni di avanguardia, non potesse più essere utilizzato oggi per lo strepitoso aumento del costo raggiunto dagli espropri.

         Non è stato facile capire che il piano rigido non garantisce più le regole urbanistiche, ma innesca al contrario le rendite di attesa di tutte le proprietà cui viene conferito dal piano un diritto, senza sostanziali, effettive, sostanziose contropartite, rendendo al limite inevitabili le varianti che sono state sempre la morte del piano, perché un piano tappezzato di varianti perde qualunque seria credibilità di fronte, prima di tutto, all’opinione pubblica che deve rispettarlo.

Nessuna polemica, dunque, come diceva l’Assessore, ideologica con i vecchi piani perché li abbiamo fatti tutti (io più di altri, perché ho 82 anni e ricordavo questa mattina che ho già festeggiato le nozze d’oro con il piano urbanistico – il mio primo piano è del 1955 -), dando certamente ognuno il meglio di sé quando ha lavorato con questi piani, come amministratore, tecnico, operatore economico indotto nell’attuazione, ma abbiamo scelto oggi nuovi modelli di piano, approfittando di quanto le nuove leggi regionali finalmente ci offrono.

         Naturalmente, nel nostro caso, a Potenza vogliamo applicare la nuova Legge Regionale 23/99 ed anche convincere, come dire, il lavoro fattivo della Commissione Urbanistica consiliare a tener fede, nella elaborazione dei propri emendamenti, a questo impegno generale che ci accomuna tutti, cioè quello di trovare il modo di portare avanti al meglio l’applicazione della nuova Legge Regionale della Basilicata.

         Io vi posso confessare – non ho pudore nell’ammetterlo perché non è un peccato – che credevo, all’inizio, venendo a Potenza, che le modeste differenze tra le leggi della Basilicata e quelle dell’Emilia Romagna, dove io lavoro più spesso, fossero differenze che avevano un risultato non positivo nei confronti della legge della Basilicata. Ebbene, mi sbagliavo; dopo un po’ l’ho capito, l’ho riconosciuto, l’ho detto apertamente e mi sono reso conto che queste differenze erano indotte, giustamente, dalla condizione oggettivamente diversa delle due situazioni urbanistiche che avevano indotto nell’un caso e nell’altro il Legislatore regionale a produrre un risultato che era consono rispetto alle necessità delle rispettive regioni.

         Vi porto ad esempio i due piani che ho citato: a Reggio Emilia, nel dopoguerra, hanno già approvato quattro piani che hanno completamente approvato e realizzato, e io sto lavorando al quinto di questi piani. A Potenza, invece, nel dopoguerra abbiamo avuto soltanto due piani; il primo è stato adottato nel ’62, ma approvato soltanto dieci anni dopo, il secondo è iniziato un anno dopo, nel ’73, ed è arrivato a compimento, con l’approvazione, soltanto nell’89, dopo moltissimi anni, e per altro largamente irrealizzato. Cioè per la gran parte dei piani particolareggiati non c’è stata la forza, la spinta, diciamo pure la capacità di investimento, di mettere in attuazione le previsioni e le intenzioni del piano.

         In queste due diverse situazioni era giusto che in Basilicata la Legge 23/99, attraverso il Regolamento Urbanistico, applicasse le prime innovazioni dovute alla riforma, ai piani particolareggiati più maturi, ai quali si potevano affidare, quindi, immediatamente delle previsioni da attuare, mentre le restanti, non ancora maturate, potevano e dovevano restare in prospettiva da giudicare per la seconda fase, quella che con il Piano Strutturale Metropolitano, poi con il Piano Strutturale Comunale e poi con il Piano Operativo Comunale, diventeranno di nuovo cogenti anche per la seconda fase dell’innovazione urbanistica potentina.

         A Reggio Emilia il Regolamento Urbanistico Edilizio, come si chiama lì, ospita soltanto i piani già approvati dal Consiglio Municipale. A Potenza sarebbero ben poca cosa, perché i diritti acquisiti qui rappresentano una quota relativamente bassa delle potenzialità previste dal vecchio Piano Regolatore Generale, quindi a Potenza i due tempi matureranno meglio l’innovazione stimolata dalla legge. Il primo tempo per assimilare le prime novità, il secondo tempo per proporre le ulteriori innovazioni. Conclusione: sbagliavo, perché la Legge 23/99 della Basilicata è, in questa situazione, la più adatta a portare avanti le innovazioni che la legge regionale voleva introdurre.

         Il Piano Regolatore dell’89 è, come sapete meglio di me, figlio della Legge Urbanistica Nazionale del 1942, e figlio anche dell’urbanistica degli anni 80, quelli che chiamammo gli anni della deregulation urbanistica, gli anni del primo condono edilizio, a torto o a ragione nato per affrontare il fenomeno certamente negativo dell’abusivismo edilizio diffuso, specialmente nel Mezzogiorno. Quella situazione, quei condizionamenti, hanno portato per quel piano ad insediamenti ed infrastrutturazioni certamente sovradimensionati, superiori alle possibilità oggettive di realizzarli. I fatti hanno dimostrato che era così, che erano sovradimensionati, e specialmente quel piano mostrava, come abbiamo capito oggi, il gap operativo nell’acquisizione delle aree per servizi pubblici, non avendo affrontato, come invece ha fatto la Legge 23, il nodo gordiano dell’acquisizione senza spese per espropri a prezzi straordinari delle aree necessarie per lo sviluppo della città.

         Io, però, sono convinto, e penso non possiate non rilevarlo – se io vi spingo l’attenzione su questo argomento -, che il Regolamento Urbanistico del 2008 – lo chiamo così perché spero passerà alla storia urbanistica della città con questa data di nascita -, figlio della L. R. 23/99, raccolga il meglio dell’eredità che il Piano Regolatore dell’89 ha pure offerto a questa città, raccogliendo, per esempio, un suggerimento infrastrutturale reso realistico, ma che pure esisteva, cioè quello di una infrastruttura a Nord, che cercasse di realizzare un collegamento teso a far arrivare sulla Basentana i traffici che provengono dal Nord e fluiscono verso l’asse pedemontano della città.

         Vi è un secondo suggerimento cui tengo in modo particolare: quello della proposta implicita nel piano dell’89 del verde al centro della città, determinata dalla registrazione puntuale, da parte del piano, della presenza del Vallone di Santa Lucia e di quello che avete chiamato il Centro Studi, che di fatto è un’altra area destinata prevalentemente a verde e a servizi dal vostro vecchio Piano Regolatore. Ebbene, il Regolamento Urbanistico, riprendendo i piani particolareggiati più maturi a Nord, a Sud-Ovest e ad Est, ne conclude l’iter, anticipando la perequazione urbanistica, moderandone, in una certa misura, la densità fondiaria, ma realizzando la migliore qualità urbanistica ed ambientale nei tessuti insediativi, con il punto centrale di quello che io continuo a chiamare il “cuore verde” della città, che il vecchio piano aveva immaginato, non era riuscito a realizzare e che il nuovo strumento urbanistico si offre di portare a compimento.

         Disegna, inoltre, un intervento organico della viabilità, non soltanto, come forse potrebbe sembrare implicito nel Regolamento Urbanistico, un intervento occasionale di prima fase, ma un intervento organico di sistema di viabilità; un triangolo, praticamente, che ha per vertice a Nord i Piani del Mattino, per base la Basentana, con due sistemi viari spioventi che viaggiano verso il Sud , passando attraverso quella che abbiamo chiamato la “gronda nord” che in qualche modo inanella i principali piani particolareggiati previsti dal Regolamento Urbanistico.

E’ un disegno che non era richiesto dalla legge per il Regolamento Urbanistico, ma che il Regolamento Urbanistico di fatto dà: da un lato un grande sistema infrastrutturale che si completa all’interno delle previsioni del R.U., e dall’altro un grande elemento innovativo nel cuore verde della città, che tenterà di essere completato proprio attraverso gli strumenti del R.U. e, quindi, di potersi attuare nel corso del periodo di vigenza del Regolamento Urbanistico.

         Inizialmente, la formazione del Regolamento Urbanistico ci ha suggerito una prima ipotesi di lavoro pensata per una previsione complessiva di circa 10 mila stanze, grossomodo per la metà dovute ai diritti acquisiti che sono – parliamoci chiaro – una realtà incontrovertibile, sono dati, sono scelte fatte nel passato dalla città che non possono essere cancellate e che noi ereditiamo e registriamo passandole in giudicato, per l’altra metà – altre 5 mila stanze di previsione – che pensavamo potessero essere sufficienti attraverso i nuovi piani particolareggiati.

         La legge stessa ci aveva, in effetti, fatto pensare in questo modo; la legge dice chiaramente che i piani particolareggiati del R.U. devono essere approvati entro cinque anni e, quindi, immaginavamo una previsione di durata pari a questo periodo di approvazione immaginato dalla legge.

Nel corso del lavoro, un lavoro che è stato lungo… Voi lo sapete, lo avete in parte seguito anche in prima persona, ascoltando e sentendo attraverso le vostre “antenne” quello che succedeva: la Conferenza di Pianificazione, la guida dell’Amministrazione Comunale, del Sindaco, dell’Assessore, il confronto diuturno con la Regione e con i dirigenti regionali, non soltanto con i dirigenti politici, ma anche con i tecnici, con la Provincia di Potenza… un processo lungo e complesso che ha costruito un sistema urbanistico la cui manomissione, diciamolo francamente, a lavoro finito, risulta problematica senza il rischio che l’intera organicità dello strumento venga messa in discussione.

         Resta il fatto che in corso d’opera quelle originarie previsioni per l’aggiunta di 5 mila stanze attraverso i piani particolareggiati sono andate crescendo, suggerendoci così il corso delle cose – l’Amministrazione Comunale in particolare – di poter in qualche misura garantire meglio le esigenze operative degli interventi economici nella città, i fabbisogni di realizzazioni, la necessità, anche, delle categorie di partecipare all’operazione. Questo primo discorso di valutazione, di tendenza applicata ad una durata quinquennale, quindi, è passato a sei anni e poi a sette, arrivando oggi a quasi 8 mila stanze (7.732, se non vado errato) che rappresentano la parte nuova, non dei diritti acquisiti, ma attribuita ai nuovi piani particolareggiati del Regolamento Urbanistico.

         E’ un Regolamento Urbanistico che copre un’area di poco più di 300 ettari, desunti dal Piano Regolatore, ovviamente, sviluppandone le caratteristiche, con dei cambiamenti che all’interno di questa area, diciamo, trasferita dal Piano Regolatore al Regolamento Urbanistico, sono per certi aspetti non tanto radicali. La cosa non troppo radicale è il leggero calo, quando io ho parlato di riduzione della densità fondiaria media, della superficie utile lorda, che non supera il 20%, in questo caso. Dove la sensibilità dell’interpretazione legislativa è stata da noi seguita in modo più puntuale è nella correzione della disponibilità di aree per servizi messa a disposizione attraverso il Regolamento Urbanistico in forma gratuita. Qui abbiamo un incremento – l’Assessore dava la stessa versione in un’altra maniera -; io parlo di un incremento del 50% delle disponibilità che il Piano Regolatore offriva in quelle stesse aree, in questi 310 ettari, per la disponibilità di servizi pubblici.

         Per valutare meglio, sinteticamente, emblematicamente, che cosa significa Regolamento Urbanistico vi propongo un confronto con pochi numeri, con cifre ridotte all’osso, fra quella che chiamerò la città esistente (cioè tutto quello che Potenza ha accumulato fino ad oggi, fino al 2008, quindi utilizzando il Piano Regolatore soltanto dall’89 ad oggi, ma ben prima del Piano Regolatore) e quella che per comodità di presentazione chiamerò la città nuova, che è quella che sarà prodotta dall’attuazione del Regolamento Urbanistico.

         La città esistente, ripeto, è quella generata dal meccanismo che ho chiamato la vecchia modalità urbanistica, che si rifaceva alla legge urbanistica del 1942 e alle sue ricadute normative. Ebbene, la città esistente ha prodotto – qui vi do un numero che potete, se vi diverte, appuntarvi – 0,53 metri quadri di area per verde e per servizi per ogni metro quadro di superficie utile lorda costruita, costruita quando ancora la superficie utile lorda non era usata come parametro, ma si usavano soltanto i metri cubi – tanto per capirsi -, perché la S. U. L. è un elemento che abbiamo introdotto nel calcolo molto recentemente. Noi tecnici urbanisti, noi amministratori, l’abbiamo desunto dagli operatori immobiliari che vendono “pavimento”, e siccome, naturalmente, quello che decide, quello che utilizza il prodotto dei piani urbanistici a cui noi lavoriamo è questo, abbiamo, molto realisticamente, applicato questo meccanismo anche ai nostri interventi tecnici.

         Devo dire, francamente, che la spinta alla nuova filosofia urbanistica ci ha già fatto godere, credo, vi ha già fatto godere… io mi immedesimo sempre nelle vostre Amministrazioni, quando lavoro lo faccio sempre per i Comuni… dell’ultima acquisizione di quasi 73 ettari di terreni pubblici ceduti dalle ultime operazioni che il Comune ha registrato. Non sono aree che ancora sono state piantumate, utilizzate ecc. ma sono aree ormai di proprietà comunale, quindi le abbiamo dovute calcolare come bene esistente, oggettivamente presente per la città, di cui la città farà quanto è necessario per gli usi cittadini.

         Contemporaneamente la città esistente, cioè il costruito fino ad oggi, ha raggiunto una densità fondiaria che non è certamente irrisoria, questo vale in parte per quanto è stato costruito prima del Piano Regolatore dell’89 e in parte anche con quanto è stato costruito dopo. La densità fondiaria media di tutta la città esistente fino ad oggi è di 1,4 metri quadri di superficie utile lorda per metro quadro di superficie fondiaria (per dire alla vecchia maniera, 4,2 metri cubi per metro quadro). La cosa che, però, voi dovete con preoccupazione rilevare è che di questa media il 40% è composto da interventi che hanno una densità fondiaria compresa tra i 3 e i 10 metri quadri di S. U. L. per metro quadro di superficie fondiaria, cioè tanto per dirla metri cubi: tra i 9 e 30 metri cubi per metro quadro. Cioè nella città registriamo – e credo sia in parte dovuto a quanto si è fatto prima dell’89 – una densità che non può non farci riflettere.

         Se andiamo dall’altra parte, a fare il confronto con la città nuova, una valutazione di quello che potrete approvare, se come spero vorrete approvare il Regolamento Urbanistico, quello realizzato con la nostra modalità urbanistica, produrrà – ancora un numero preciso – 2,67 metri quadri di area per servizi e verde per ogni metro quadro di superficie utile di pavimento costruita; tanto per capirci, detto in un italiano più accessibile: cinque volte di più di quanto ha prodotto la città esistente.

         Con la nuova operazione, quindi, la città avrà a disposizione un sostanziale salto in avanti nella disponibilità di aree gratuite per verde e per servizi, oltre anche alla quota non irrisoria di un terzo del costo della strada di gronda, che è un contributo che nel passato non veniva applicato e che oggi viene applicato agli operatori economici.

         Qui vorrei ricordarvi un solo dettaglio, cui però sia l’Assessore che il Sindaco tengono molto, perché rappresenta un elemento di grande significato per il salto qualitativo che questa legge permette di fare alla nostra strumentazione urbanistica: la novità del fatto che finalmente, dopo una legge praticamente contenuta nell’articolo 283, mi pare… con i numeri degli articoli della Finanziaria non sono molto esperto… quindi una legge dello Stato, noi dobbiamo considerare le abitazioni sociali un servizio pubblico, uno standard (come si diceva una volta, in base al decreto del ’68 che è ancora vigente, per altro), esattamente come i giardini, le scuole, i parcheggi e la viabilità.

         L’area per le abitazioni sociali viene ceduta gratis dagli operatori economici che costruiscono, e questo ha una duplice valenza, signor Sindaco, perché non solo offrirete gratis ai costruttori dell’edilizia pubblica un’area che non costa una lira, mentre oggi costa un sacco di soldi, ma eviterete il pur valido piano per l’edilizia economica e popolare, che in qualche misura era un meccanismo, un tessuto separato dal resto della città, cioè un quartiere dedicato soltanto ai cittadini che potevano fruire dell’edilizia economica e popolare. Oggi, invece, l’abitazione sociale sarà dispersa in tutti gli insediamenti, in tutti i tessuti nuovi che verranno realizzati perché questa area verrà ceduta gratuitamente, sparpagliata, disseminata capillarmente in tutti gli interventi che saranno fatti nella città. Ebbene, gli Amministratori – Sindaco e Assessore – credo facciano bene a tenere molto a che questo tema venga messo in luce, perché rappresenta certamente un vantaggio che l’opinione pubblica deve conoscere e che l’Amministrazione sfrutterà, spero, adeguatamente per le realizzazioni che le competono.

         La città nuova ha, tra l’altro, abbassato considerevolmente al suo interno quella famosa densità fondiaria media che prima tendevo a far capire essere eccessiva. Insomma, la riduzione non è insignificante, tutto sommato; siamo ad un terzo dei valori precedenti; quello che conta di più, però, è che qui i valori grossi, compresi tra 3 e 5 metri quadri di S. U. L. per metro quadro di superficie fondiaria – per dirla con i vecchi termini del metro cubo, da 9 a 15 metri cubi per metro quadro – rappresenta soltanto l’8% della densità fondiaria elevata. Cioè nella città nuova la densità fondiaria media è sicuramente vantaggiosamente abbassata, ma non ci stanno più punte negative di un certo rilievo.

         Naturalmente il risultato del confronto tra la città esistente e la città futura, la città nuova, ripeto, è un confronto che non fa nessuna ipotesi di perseguire, diciamo, una strada ideologica. Sono dati dovuti a due condizioni oggettive. Di quella di oggi, però, noi avevamo il dovere di sfruttare al massimo le potenzialità e crediamo di potervi assicurare che queste potenzialità sono state sfruttate. La città nuova avrà, in sostanza, cinque volte più servizi della città vecchia e l’area sempre gratis, avrà una densità fondiaria media pari a circa un terzo di quella della città vecchia.

         Un’ultima cosa, su questo confronto, che è significativa: potremmo pensare che noi andiamo ad aggiungere a Potenza un qualche cosa di nuovo che, però, resterà ininfluente nei confronti della città preesistente. Ebbene, questo non è vero perché nei prossimi sei, sette o otto anni in cui il R.U. produrrà questi elaborati e queste operazioni, l’edificato, cioè le case, il commercio, le industrie… crescerà dell’11%, cioè la città crescerà di un decimo, per capirci, ma i servizi ed il verde cresceranno del 54%, quelli della città intera, cioè la città avrà a disposizione – ripeto – una volta e mezzo in più di quello di cui disponeva dal punto di vista del verde e dei servizi in precedenza.

         Pensavo al Vallone di Santa Lucia. Io mi permetto di ricordarvi una sola cosa: questa area, quando entrerà in operatività, avrà un valore di servizio certamente, ma avrà un inestimabile valore paesaggistico; sarà il cuore verde della città. Signor Sindaco, per realizzare questo cuore verde non basta acquisirla, bisogna piantare centinaia, migliaia di alberi in questa zona; questa zona sarà paesisticamente un vero salto qualitativo, estetico dell’intera Potenza e, se permettete – non vorrei sembrare troppo attento alla chimica -, rappresenterà un elemento colossale di abbattimento dell’anidride carbonica contenuta nell’atmosfera della città, che per forza deve vivere di traffico automobilistico, perché gli alberi rappresentano un’idrovora strepitosa, capace di assorbire quell’anidride carbonica che rappresenta il veleno che intasa la nostra atmosfera. Con il Regolamento Urbanistico, quindi, non solo nasce un pezzo nuovo di città, ma migliora la città nel suo complesso.

         Io credo che aver lavorato agli emendamenti, dei quali stiamo seguendo il perfezionamento ed anche a qualche richiesta di suggerimento, di correzione, che abbiamo fatto come Ufficio, come consulenti tecnici, ci porterà ad arrivare ad un’approvazione equilibrata di questo strumento che vi abbiamo presentato così emblematicamente e sinteticamente questa sera. Dopo il Regolamento Urbanistico che succederà? Dopo il Regolamento Urbanistico – che mi auguro il Consiglio Comunale vorrà approvare – il Piano Strutturale Metropolitano avrà lo scopo di perseguire il riequilibrio territoriale dell’intero comprensorio potentino, mentre, in particolare, il Piano Strutturale Comunale e il Piano Operativo Comunale di Potenza dovranno guidare quella che ho chiamato la seconda fase della qualificazione urbana.

         Io vi confesso che mi auguro di esserci ancora in questa seconda fase, se mi vorrete; ancora, perché da questa esperienza potentina ho riportato un’esperienza molto gratificante e sono riuscito ancora, a 82 anni, ad imparare molte cose da Potenza e da voi tutti. Grazie.

PRESIDENTE

         Grazie a lei, professor Campos Venuti; se c’è qualche Collega che ha esigenza di porre quesiti, è libero di farlo, con la raccomandazione di essere brevissimi. Collega Pace, prego.

PACE

         Buonasera; vorrei chiedere al Professore qualcosa relativamente alle zone aperte, perché nella sua splendida introduzione di tutto ha parlato, tranne che delle cosiddette zone agricole.

         Dunque, vorrei una spiegazione. E’ da un anno e mezzo, forse qualcosa in più, che stiamo lavorando su questo Regolamento, però ho sempre dei dubbi relativamente alla cosiddetta zona agricola, su chi realmente può costruire in questa zona, visto che l’articolo 60, mi sembra al punto 6, se non sbaglio, recita che può costruire – ai sensi degli articoli 16 e 44 della L. R. 23/99 – soltanto chi riveste la qualifica di imprenditore agricolo o… e, quindi, se questo è vero sarebbe la prima domanda, perché in questo caso noi fino ad oggi a Potenza, in assenza di piano urbanistico esecutivo, abbiamo costruito utilizzando uno 0,03 di indice generalizzato per quanto riguarda le destinazioni di residenza, quindi era ammesso per ogni cittadino, non utilizzando, per chi non rivestiva la qualifica, lo 0,07 o lo 0,05.

         L’altra domanda è: se oggi chi non ha qualifica non può costruire viene applicata in sé tutta la legge, e mi chiedo perché poi nell’ambito urbano, laddove la zona è stata suddivisa in zona controllata, limitata o di conservazione… mi sembra che nella zona in cui vi è una pendenza inferiore al 15% sono consentiti interventi di edificazione, nel perturbano; sono consentiti interventi di nuova attuazione, ma il tutto viene rimandato al Piano Strutturale. La L. R. 23/99, però, alla fine recita che solo fino all’approvazione del Piano Strutturale Metropolitano sono consentiti nuovi interventi di nuove edificazioni seguendo i seguenti parametri: 0,03 per le zone agricole. Perché questa differenza e perché si applicano due pesi e due misure? Grazie.

PRESIDENTE

         Ringrazio il collega Pace, ma vorrei invitare gli altri Colleghi ad essere, se possibile, più brevi, per evitare di allungare i tempi e di porre più quesiti contemporaneamente. Risponderà alla domanda del collega il professor Oliva. Ci sono altre domande? Prego, collega Laieta.

LAIETA

Ho ascoltato con molto interesse quanto riferito in questo Consiglio dal professor Campos Venuti, e con molto piacere; io sono qui da 25 anni, quindi questo è diventato un mio secondo lavoro.

         Nel 1989, quando abbiamo approvato il Piano Regolatore Generale, noi parlavamo già – e penso che agli atti di questo Comune ci siano le relazioni – di perequazione urbanistica. Se ricordano, i Colleghi, il defunto assessore Rocco Pergola, l’Assessore all’Urbanistica nella sua relazione e nei contenuti della relazione parlava di perequazione urbanistica, quindi di un concetto già all’epoca ritenuto essenziale, direi di riferimento per un nuovo modo di programmare il futuro della città.

         Questo per la storia, ma quello che io chiedo al Professore è se non ritiene che prima del Regolamento Urbanistico sarebbe stato opportuno mettere in atto, e quindi approvare, il Piano Strutturale, per la logica che il particolare sta nel generale – come diceva Aristotele – e, quindi, se regolamentiamo e diamo una struttura alla città con una visione meno ampia di quella del Piano Strutturale. Ecco, io chiedo al professore se non era più opportuno approvare prima il Piano Strutturale e poi il Piano Urbanistico.

PRESIDENTE

 Grazie, collega Laieta. Ci sono altre domande? Collega Travaglini, prego.

TRAVAGLINI

         Una sola domanda. Per quanto riguarda le superfici compensative, in particolar modo quelle destinate all’edilizia residenziale sociale, si faceva cenno alla Finanziaria, dove sono riportate come standard, una volta valutata l’esigenza territoriale di questo tipo di alloggi. Siccome sono inserite nei vari piani particolareggiati – leggi DUSS, DUT ecc. – e data la validità di cinque anni del R.U. per la realizzabilità del tutto, chiedo se la fruibilità, la disponibilità di questi terreni avverrà solo se i consorzi, i proprietari, attueranno il DUP.

         Diventa, quindi, un’attesa per coloro che aspettano in graduatoria da molti anni? In che modo, invece, possiamo soddisfare questo che, in qualche modo, il Regolamento Urbanistico credo interpreti come “diritto acquisito” di coloro che non hanno proprietà e che per reddito e per situazione sociale non possono accedere a edilizia privata, o anche convenzionata, in tempi immediati, giacché immediata è l’esigenza abitativa? Qual è un modo per acquisire queste aree senza dipendere dalla volontà del privato, dei consorzi, per la realizzazione?

         Le classi sociali, in poche parole, in qualche modo dipendono dalla possibilità di impresa o di investimento, meglio, dei privati, quindi c’è una dipendenza comunque. Come si può sfuggire a questo, anche con regole, anche applicando la Finanziaria per l’acquisizione di questi terreni in anticipo o il prima possibile?

PRESIDENTE

         Grazie, collega Travaglini; ha chiesto di parlare il consigliere Coviello, prego.

COVIELLO

         Buonasera, Professore. Una considerazione prima della domanda. Io credo che non dobbiamo dimenticare che l’interesse pubblico è quello che deve essere prevalente per il Consiglio Comunale. L’interesse pubblico consiste nell’acquisire le aree per fare infrastrutture, per fare edilizia sociale, verde, parcheggi… quindi il compito di un’Amministrazione è quello di salvaguardare sempre l’interesse pubblico. Questa è la considerazione, ora vengo alla domanda.

         Se il Regolamento Urbanistico è così appetibile per i privati e per gli imprenditori economici, perché vi è una corsa alla richiesta di licenze secondo le vecchie norme del P.R.G., che erano difficilmente attuabili? Se il Regolamento Urbanistico diventa più inapplicabile del P.R.G. noi non avremo mai le zone che servono per creare standard, strade, edilizia sociale… abbiamo visto che ultimamente c’è stata una “corsa”: per paura o perché hanno avvertito che è meno applicabile il Regolamento Urbanistico?

PRESIDENTE

         Ringrazio il collega Coviello. Prego, consigliere Galante.

GALANTE

         Solo una domanda. La domanda è specifica; il tema è questo. Come mai, nonostante una delle ultime circolari della Regione Basilicata, quella del dicembre 2006, esplicativa della Legge Regionale Urbanistica 23/99 che prevedeva, in presenza di agglomerati industriali saturi come quello che ha la città di Potenza, la possibilità di insediamenti artigianali rivolti sostanzialmente all’artigianato di servizio, non si è inteso prevedere, col Regolamento Urbanistico (che in virtù proprio di questa circolare aveva una potenzialità anche fuori dalla logica del nucleo urbano), o non si è pensato di dare risposta ad un bisogno che in questa città è fortemente avvertito, cioè quello di insediare almeno una o due piccole aree industriali nella dorsale Nord-Sud o Est-Ovest (dove meglio si crede, ma io penso che la linea di sviluppo dovesse essere quella Nord-Sud, la direttrice Potenza-Melfi, per intenderci)? Come mai non si è inteso dare risposta puntuale ad un bisogno avvertito dalla collettività cittadina?

PRESIDENTE

         Collega Mussuto, prego.

MUSSUTO

         Io ho una domanda piuttosto tecnica. E’ chiaro che l’ho dato per scontato, perché è una norma inserita nella norma tecnica, però mi è sembrato assurdo… a mio modo di vedere, sia chiaro, poi voi mi darete la giustificazione tecnica… C’è una norma che prevede questo: sostanzialmente, in tutti i distretti laddove ci sono dei vincoli idrogeologici o, per intenderci, degli areali in frana, in possibile frana, voi avete consentito di sfruttare tutto l’indice con una riduzione dello 0,01 – se la memoria non mi tradisce -, quindi da 0,10 passa a 0,9 computando tutta l’area. Non vi pare più opportuno estrapolare quell’area assoggettata a frane? Non sarebbe – come dire – più corretto? Grazie.

PRESIDENTE

         Prego, collega Samela.

SAMELA

         Volevo chiedere se in altre realtà comunali è stata data una impostazione di questo tipo, che ricadute ha avuto e quali sono stati i punti critici.

PRESIDENTE

         Nessun’altra richiesta? Possiamo, allora, dare la parola al professor Oliva per le risposte.

OLIVA

         Per quanto riguarda le zone aperte, mi sembra che la norma sia chiara, quella che è scritta nelle norme del Regolamento Urbanistico. Nel territorio aperto è consentita la realizzazione di nuovi edifici previa dimostrazione della loro funzionalità all’attività agricola e previo specifico controllo degli asservimenti già in essere sui suoli, sulla base dei seguenti indici: 0,03 – 0,07 ecc. Non si parla di imprenditore agricolo a titolo principale, non si parla neanche – adesso si parla di un altro termine, già è stato modificato – di agricoltori; si parla – come dice la legge della Regione Basilicata – di “previa dimostrazione della loro funzionalità all’attività agricola“. Stiamo parlando di nuove costruzioni.

         Diverso è il discorso del recupero dell’esistente su cui noi abbiamo dato da tempo una sostanziale indicazione di liberalizzazione per la trasformazione. Tra l’altro, questo discorso – come Lei saprà bene – è ancora in discussione, ci saranno integrazioni che proverranno, credo, mi hanno detto, dalla Commissione per quanto riguarda il riuso e la trasformazione degli annessi agricoli; una serie di questioni che arricchirà ulteriormente il panorama sulle zone aperte. Questa, però, è la norma e mi sembra molto chiara; in pratica possono costruire tutti previa dimostrazione della funzionalità di queste trasformazioni rispetto al contesto agricolo in cui sono inserite.

         D’altronde c’è un problema generale che non possiamo dimenticare e che il P.S.M. affronterà meglio di quanto non possa fare il Regolamento Urbanistico, cioè una strategia generale verso il territorio aperto andrà, ad un certo punto, assunta, perché è vero che c’è questa spinta degli abitanti, questa esigenza – anche di carattere culturale e sociale – verso la campagna, ma è anche vero che poi ci sono delle controindicazioni (questa è una mia opinione che non c’entra niente con il Regolamento Urbanistico) che sono importanti dal punto di vista ambientale, sanitario, dal punto di vista della gestione degli servizi… Insomma, la diffusione insediativa è una cosa che può piacere, ma è una cosa che ha anche un costo sociale enorme, che dovrebbe essere prima o poi preso in considerazione. Questa è una mia opinione e non c’entra niente con il Regolamento Urbanistico, il Regolamento Urbanistico è quello che le ho detto, rispetto alla sua domanda, va bene? Così c’è scritto.

         Per quanto riguarda, invece, il perché l’Amministrazione non ha fatto il Piano Strutturale Metropolitano o Strutturale Comunale prima del Regolamento Urbanistico… a parte che volevo dire che il fatto che ci fosse la perequazione prima dell’89, o già dall’89, non si vede, però, a Potenza; forse c’era, ma non si vede. Come idea…

Fase interlocutoria

OLIVA

         E’ dagli anni 80 che in Italia si parla di perequazione e quindi… E’ dagli anni 80, perché la prima sentenza che mette in discussione gli espropri è del 1980, la sentenza 5 della Corte… quella che dichiara illegittime le indennità di esproprio allora utilizzate, quelle a valore agricolo, diciamo.

         Non abbiamo fatto questa inversione perché in Basilicata il Piano Strutturale non è obbligatorio, in realtà. Naturalmente le città lo devono fare, ma la legge prevede una scadenza per i Regolamenti Urbanistici, e nel nostro caso l’adozione è il 3 di marzo. Voi lo adotterete, forse, qualche giorno dopo; poco male, insomma, ma c’è una scadenza che è stata più volte rinviata dalla Regione per la formazione dei Regolamenti Urbanistici. Per la natura degli insediamenti lucani, della Basilicata, per la maggior parte piccoli centri, zone interne… di fatto il Regolamento Urbanistico diventa lo strumento principale, quindi è logico che la Regione abbia puntato complessivamente – pensando alla sua realtà maggioritaria – sul Regolamento Urbanistico, e abbia fissato una scadenza che ci ha obbligati a correre, nel senso che la legge era già approvata da sei anni e il Comune di Potenza non aveva neanche iniziato l’attività di formazione del Regolamento Urbanistico.

         Naturalmente, tutti noi pensiamo che, in una logica di sviluppo, il Piano Strutturale dovrebbe anticipare il Regolamento Urbanistico, così è in molte regioni, ma non è così in Basilicata per la Legge 23. Questa è la semplice spiegazione, non avremmo potuto fare diversamente da quello che abbiamo fatto.

Fase interlocutoria

OLIVA

         Così è, per due motivi. Primo perché – ripeto – il Piano Strutturale per molti Comuni può essere considerato facoltativo, secondo perché c’è una scadenza di tempo più volte prorogata, ed oggi non più prorogata. Era per il 31 dicembre 2007 l’indizione della Conferenza da parte di tutti i Comuni per i regolamenti urbanistici, scadenza che non c’è per i piani strutturali.

         Al consigliere Travaglini rispondo che non ci sono altre modalità di acquisizione, se non l’esproprio. Non ci sono altre possibilità. Per acquisire un’area, in realtà, c’è l’acquisto, che però non credo sia una pratica consentita all’Amministrazione Comunale, ad una Amministrazione Pubblica, perché deve perseguire il massimo dell’interesse pubblico spendendo il meno possibile, quindi, per acquisire un’area o la paghiamo con dei soldi, previa una destinazione pubblica di interesse pubblico in un piano, e questo si chiama esproprio, oppure la paghiamo con dei diritti edificatori, e questa si chiama compensazione.

         Noi abbiamo fatto la scelta che si fa dappertutto, ormai; qualsiasi Regione italiana si spinge in questa direzione, è un processo crescente che dagli anni 2000 è dilagato verso questa seconda soluzione, non ce ne sono altre, sostanzialmente, se ho capito bene la domanda.

         Ho scritto male la domanda del consigliere Coviello, che parlava dell’interesse pubblico per aree e servizi; perché l’ha chiesto?

COVIELLO

         Se il Regolamento Urbanistico è più facilmente attuabile del P.R.G…

OLIVA

         Perché c’è una corsa verso l’attuazione del P.R.G.

COVIELLO

         Perché a noi interessa, comunque, avere subito disponibilità.

OLIVA

         Mi pare che il professor Campos abbia già risposto alla sua domanda dando i dati del “prima” e del “dopo”. Con il Regolamento Urbanistico noi rovesciamo la filosofia di intervento urbanistico nella città; i diritti urbanistici, l’edificabilità non è più regalata, ma è da compensare adeguatamente per la collettività. Questa è la differenza. Se uno non vuole compensare adeguatamente, cerca di usare le vecchie regole, semplicemente questo. E’ questa la grande differenza rispetto a prima; è chiaro che ognuno pensa a se stesso.

Fase interlocutoria

OLIVA

         Non era vantaggioso. Prima era più vantaggioso perché c’era meno… non si è attuato, in parte si è attuato; non si è attuato per le dimensioni che aveva il Piano Regolatore. Il Piano Regolatore aveva dimensioni di sviluppo tali che una città come Potenza non poteva ragionevolmente mettere in campo una massa di investimenti corrispondenti a quelle dimensioni, perché se uno costruisce una casa la deve anche vendere, normalmente; non può pensare di tenerla lì per molti anni, aspettando che il mercato lentamente assorba quello che è stato costruito. Questo succede quando i piani sono molto sovradimensionati, e questa è stata una conseguenza negativa del Piano Regolatore dell’89; questo penso.

         La domanda del consigliere Galante. Noi avevamo cercato di fare questa soluzione, cioè sin dall’inizio abbiamo proposto alla Regione un’area artigianale perché c’era questo spazio ragionevole grazie alla circolare, purtroppo non è stato possibile concludere su questa proposta in sede di Conferenza di Pianificazione perché mancava una verifica di carattere geologico su quell’area, che la Regione riteneva assolutamente indispensabile, per cui l’ha stralciata rispetto alla proposta presentata in sede di Conferenza di Pianificazione.

         Sul problema dei vincoli idrogeologici non so rispondere e cedo la parola all’architetto Di Vito.

DI VITO

         Per quanto riguarda queste aree derivanti dalla sovrapposizione tra le mappe di criticità geologica e le tavole di assetto urbanistico, in effetti si è trattato di un’operazione che ci è stata richiesta dall’Ufficio Geologico Regionale e che ha determinato l’individuazione di aree di limitata estensione all’interno di alcuni distretti di perequazione. Non parliamo di grosse estensioni di superficie; parliamo di estensioni abbastanza limitate.

         In presenza di una richiesta di riduzione dell’indice edificatorio in corrispondenza di questi areali di criticità, siccome non si trattava di episodi estesi o particolarmente rivelanti, si è ritenuto di fare una riduzione di indice edificatorio molto limitata, nella misura del 10%, cioè si è ridotto del solo 10% l’indice edificatorio di questi piccoli areali. E’ stata una scelta fatta dal gruppo di progettazione in quel frangente, dall’Amministrazione, in sede di chiusura della Conferenza di Pianificazione; si tratta comunque di aree molto limitate come estensione.

MUSSUTO

         Scusatemi, non vorrei aprire un dibattito… Presidente, me lo deve consentire, perché questo è importante. Al di là del fatto che le aree siano limitate o meno, il discorso si pone per la caratteristica che hanno. Per quanto mi riguarda, e vi dico anche che ho presentato un emendamento in tal senso, io non so come si possa fare a dire: facciamo una riduzione del 10% e questo sicuramente ci garantirà. Se di queste aree non sarà possibile la fruizione, noi avremo ottenuto un solo obiettivo, quello di aver super-caricato le parti restanti in un distretto qualsiasi – a prescindere dall’estensione di questi areali in frana -. Allora dico: probabilmente sarebbe stato possibile pensare prima ad un progetto di riqualificazione generale, con la possibilità di sfruttare anche queste piccole aree da adibire a verde, a campi da gioco, a percorsi pedonali… a tutto quello che volete voi, l’importante è che…

OLIVA

         E’ difficile fare questo in sede di pianificazione generale…

MUSSUTO

         Non a caso dico che si bloccano e poi si vede. O quanto meno l’indice che si va sfruttare… non volevo dire assolutamente che bisogna bloccare tutto il distretto, sia chiaro; l’indice lo si può determinare sulla parte che non è assoggettata a questo rischio.

DI VITO

         Una precisazione. E’ chiaro che in corrispondenza di questi areali non si può costruire; non stiamo dicendo che abbiamo consentito di edificare in corrispondenza di questi areali.

OLIVA

         Lei ritiene che si sia caricato troppo sulle altre cose?

MUSSUTO

         Sulla restante area che non è assoggettata. Credo di essere stato chiaro su questo.

OLIVA

         Credo di poter interpretare l’indicazione del servizio geologico regionale. Trattandosi di areali molto minuti, quelli in cui si è verificata una criticità, in sede di piano attuativo – il progetto urbanistico di dettaglio, che non è possibile fare con il Regolamento Urbanistico, ma che si fa appunto in sede di attuazione – queste aree saranno sistemate adeguatamente nell’ambito della sistemazione dell’intera area, quindi alla fine saranno messe in sicurezza, saranno sistemate a verde, saranno piantumate, saranno drenate, sarà fatto tutto quello che deve essere fatto, mi sembra, correttamente.

Fase interlocutoria

OLIVA

         Se non è inserito va specificato, ma è implicito, credo.

PRESIDENTE

         Manca, forse, qualche risposta. Alla domanda del collega Samela.

OLIVA

         Sia io che Campos abbiamo esperienza in questo… tra l’altro, molti piani li abbiamo fatti insieme, quindi… Il risultato del nuovo meccanismo è, per chi lo ha contabilizzato, strepitoso. La città di Reggio Emilia… Campos sta lavorando al quinto piano, vi ha detto, io ho lavorato con lui al quarto… L’attuazione del quarto piano: adottato nel 1991, definitivamente nel ’95, approvato l’anno successivo, mi pare, dopo meno di dieci anni nella sua gestione vede passare la città di Reggio Emilia da 400 ettari di servizi pubblici – ed era già una delle città più dotate d’Italia, come è noto (Modena e Reggio Emilia sono sempre state quantitativamente ed anche qualitativamente leader) – a quasi 900 ettari di proprietà comunale (sono più che raddoppiati).

         Naturalmente in parte sono stati già utilizzati, in parte non sono ancora utilizzati, però il cambiamento è radicale, in 40 anni 400 ettari (un po’ di meno, perché qualche cosa da prima della guerra ci sarà stato anche a Reggio Emilia, penso); in dieci anni tanto quanto era stato fatto prima. Posso citare altri casi; ci sono anche altri Comuni in cui personalmente ho lavorato e in cui i dati sono simili, molto vicini a questi, perché quando c’è un’attuazione del piano, questo meccanismo automaticamente conferisce nuove dotazioni al Comune. Automaticamente. E’ un processo che funziona se c’è lo sviluppo, ecco.

GALANTE

         Professor Oliva, la domanda di Samela aveva anche una seconda parte, quella relativa ai momenti di crisi di questo nuovo modo di costruire la città. Eventuali. Chiedeva se l’esperienza e la casistica che voi avevate affrontato vi avevano messo di fronte anche a qualche problematica particolare.

OLIVA

         Questo non è ancora avvenuto, perché noi abbiamo vissuto tutti gli ultimi dieci anni di grande sviluppo immobiliare in Italia, quindi adesso che inizia un processo di rallentamento non abbiamo ancora potuto fare un bilancio di quello che è successo.

         Diciamo, però, che tutto quello che è compreso in un piano è già oggetto di un programma di sviluppo da parte degli imprenditori o, comunque, lo può diventare facilmente, quindi – secondo me – quando metti in moto la macchina, la macchina – più o meno velocemente – funziona.

PRESIDENTE

         Colleghi, ci eravamo dati una linea. Ci sarà tempo e luogo per dibattere le questioni in maniera molto più ampia ed articolata.

PACE

         Presidente, mi scusi. Oggi sono presenti i Professori. Per poter arrivare all’adozione del Regolamento Urbanistico con le idee chiare, se abbiamo qualche dubbio, perché si vieta…? Il Professore ha dato una risposta molto esauriente, per quanto mi riguarda; era la risposta che mi aspettavo. Però non c’è una contraddizione nel chiamare edilizia residenziale con R3, quando R3 è a carico urbanistico nullo?

OLIVA

         Questo per non caricare la città diffusa di oneri e di impegni che non sono adeguati a quel contesto; il carico urbanistico è un impegno che riguarda gli standard urbanistici. Allora – credo sia anche legge, adesso non mi ricordo bene -, gli standard urbanistici non ci sono nelle zone aperte, nella diffusione insediativa; ci sono se c’è nucleo, se c’è una frazione, ma in territorio aperto gli standard urbanistici non ci sono, quindi un R3, che è la tipologia edilizia residenziale del territorio aperto, non può avere carico urbanistico perché è un vantaggio che si dà all’R3; non è una penalizzazione, è un vantaggio, perché non deve essere caricata di oneri per standard urbanistici. Insomma, non si deve fare un parcheggio, non si deve fare il verde… ad una casa in campagna chiediamo di fare il verde? C’è chi lo fa, ma è una follia totale, insomma.

PACE

         C’è una contraddizione nella norma? Chiedo solo questo.

OLIVA

         Non è una contraddizione.

PACE

         E’ un’agevolazione, tutto sommato.

OLIVA

         E’ un’agevolazione; però è una cosa di legge, quindi…

PRESIDENTE

         Prego, consigliere Rinaldi. Al Presidente della Terza Commissione non possiamo negare la parola.

RINALDI

         Cercherò di essere rapido. Non intendo porgere alcuna domanda ai gentili Professori che sono oggi in aula, perché sono ancora abbondantemente “impregnato” di Regolamento Urbanistico – e ne avremo ancora per qualche giorno -, per cui non mi posso permettere il lusso di farvi domande, perché magari mi confonderei le idee e, invece, devo ancora essere lucido per diversi giorni.

         Vorrei, invece, sommessamente esprimere una riflessione che mi ha sollecitato l’intervento del professor Oliva e che non mi ha gratificato. Parlo della risposta che lei ha dato al consigliere Laieta, cioè che il Piano Strutturale non è stato fatto prima perché non c’è obbligo di legge; rispetto al danno che la cosa “crea”, se vuole, sotto il punto di vista sociologico, non c’è legge che avrebbe potuto impedirlo, giacché non lo obbliga, ma non lo impedisce.

         Dico questo perché mi avete insegnato a capire che la nuova filosofia urbanistica dettata dalla Legge Regionale 23/99, che è bella e filosoficamente molto affascinante e condivisibile, ci dice che il Regolamento Urbanistico non è la sostituzione del Piano Regolatore. Non sostituisce il Piano Regolatore; il Regolamento Urbanistico aggiusta il tessuto urbano, tuttavia blocca il Piano Regolatore; bloccando il Piano Regolatore, ed è stato detto a più voci, dopo venti anni, crea delle devastazioni notevoli dal punto di vista sociologico ed economico; ci sono delle aspettative che vanno perdute…

OLIVA

         No, sociologico non mi sembra corretto.

RINALDI

         Mi consenta di completare il concetto. Le dico di sì, anche sociologico, perché se per venti anni il Piano Regolatore Generale (sulla cui validità e qualità anche io, come voi, non mi esprimo) ha certamente creato delle grosse difficoltà procedurali, tanto che si è tradotto in realtà per meno di un quarto, o circa un quarto, il problema è che si erano alimentate e create delle aspettative in cittadini ai quali oggi diciamo che non avevano un diritto acquisito, ma che c’era un diritto previsionale.

         Tale diritto è durato il tempo di una generazione; è durato un tempo lunghissimo (venti anni). Oggi siamo partiti con il Regolamento Urbanistico, strumento che ho studiato e che ho imparato ad apprezzare, e che ovviamente sarò pronto – in prima fila – a votare con tutte le modeste possibilità di suggerimento. E’ un Regolamento Urbanistico che, in qualche modo, “mischia le carte”; ci sono persone, soggetti giuridici che potevano costruire allora e possono farlo oggi; ci sono persone che avevano un diritto previsionale che svanisce; ci sono persone che non lo avevano e che oggi lo acquisiscono.

         E’ vero che la salvaguardia e la programmazione del territorio sono l’interesse pubblico prioritario, rispetto al quale non ci si può fermare e non si deve temere di avanzare proposte di rimodulazione, di riprogrammazione, però il Piano Strutturale in questo ci avrebbe aiutato, perché oggi è difficile dire a coloro per i quali si fa rinvio al Piano Strutturale: “Ne riparleremo al Piano Strutturale”. Il professor Campos Venuti ci ha detto, nella sua relazione, che è partito con una ipotesi di previsione di stanze a cinque anni, e che oggi siamo già ad otto. Io immagino che con le lentezze che comunque la burocrazia comporta il Regolamento Urbanistico avrà una sua capacità di espressione per almeno dieci/quindici anni, anche per la quantità di cose significative e condivisibili che esso contiene.

         Pensare di rinviare a quindici anni queste previsioni differite con il Piano Strutturale significa aver distrutto… ecco perché il sociologico… le aspettative a tempo indeterminato.

OLIVA

         Di alcune persone, non della collettività di Potenza.

RINALDI

         Non c’è dubbio. Non sto contestando il Regolamento Urbanistico, io amo la Legge 23/99; è ottima, però non mi ha soddisfatto e non mi soddifa il fatto di sapere che il Piano Strutturale avrebbe potuto contemperare entrambe le esigenze, disegnando la città del futuro nel suo complesso per poi entrare nel dettaglio con il Regolamento Urbanistico. Ancorché non obbligatorio, sarebbe stato opportuno, a mio modesto avviso, che fosse disegnato prima; sarebbe stato così più facile spiegare alla gente quello che sta succedendo. Tutto qua.

         Stare alla scrivania, in uno studio, ad elaborare ed esprimere pensieri tecnici va benissimo, essere in mezzo alla strada a colloquiare con i cittadini, a spiegare loro nel modo più convincente possibile quello che sta accadendo è un po’ più difficile. Il Piano Strutturale ci avrebbe potuto aiutare moltissimo, fermo restando il processo di formazione del Regolamento Urbanistico. Volevo offrirvi questa riflessione ad alta voce, solo perché probabilmente può servire alla discussione.

OLIVA

         Voglio contribuire alla sua riflessione, perché non necessita di una risposta, ovviamente, perché è la sua opinione articolata. Voglio ricordare, però, che io non ho detto che non l’abbiamo fatto per il motivo dell’obbligatorietà o meno. Quella era la subordinata, la risposta principale che ho dato è che noi avevamo una scadenza precisa per il Regolamento Urbanistico, una scadenza precisa il cui non rispetto avrebbe avuto, questo sì, gravi conseguenze sulla società di Potenza.

         Parlo di gravi conseguenze perché, non so se tutti lo sanno, ma dopo il 3 marzo e fino all’adozione del Regolamento Urbanistico qualsiasi attività edilizia di questa città è sospesa; non è possibile rilasciare permessi di costruire. Questo è successo adesso, non abbiamo deciso noi o il Sindaco di Potenza questa scadenza. Questa è la prima cosa: noi avevamo l’obbligo di salvaguardare al massimo gli interessi della città cercando di non incorrere in questa forma di moratoria piuttosto pesante e giusta, secondo me, perché se non si facesse così nessuno farebbe i Regolamenti Urbanistici.

         E’ una scelta della Regione che io condivido, un altro può non condividerla, però è così. La cosa più importante, però, è che c’è un passaggio da un vecchio regime ad un nuovo; questo passaggio può essere indolore nel caso in cui non vi sia un residuo di piano consistente e può essere, invece, più problematico – come nel caso di Potenza – quando ci troviamo di fronte ad un Piano Regolatore (quindi conformativo, prescrittivo, vincolante) con grandi previsioni non ancora realizzate. E’ ovvio che questa è la difficoltà oggettiva che abbiamo vissuto in questi anni; difficoltà che abbiamo cercato di risolvere – come lei ha potuto sentire prima e come già sapeva abbondantemente – accettando un dimensionamento del Regolamento Urbanistico piuttosto consistente al fine di garantire una transizione che non fosse drammatica per la città. Questo è stato fatto.

         Vi è poi una responsabilità della Regione, secondo me, in questa situazione, sì, perché per fare il Piano Strutturale…

Fase interlocutoria

OLIVA

         Non è una difficoltà? Ha detto la carta dei suoli. La mancanza della carta dei suoli, che la Regione non ha fatto e che è il cardine della pianificazione della L. R. 23 per la pianificazione strutturale, noi la stiamo facendo, ma la stiamo facendo sostituendoci alla Regione. Solamente per fare la carta dei suoli… un anno? Cioè, è un lavoro di analisi oggettiva della situazione di un territorio vasto, perché a Potenza abbiamo aggiunto anche i nove Comuni limitrofi, quindi è una cosa consistente ed anche questo è una cosa che noi stiamo facendo, ma che… sono cose oggettive, queste.

PRESIDENTE

         La parola al Sindaco per ulteriori delucidazioni e per le conclusioni.

SINDACO

         Mi tocca, innanzitutto, esprimere dei ringraziamenti. Grazie a quanti ci hanno consentito oggi di essere qui, di essere nel Consiglio Comunale, nell’assise più alta del nostro territorio, per discutere di questa proposta di Regolamento Urbanistico, vale a dire per discutere di una proposta che, dal momento in cui sarà attuata, per le cose che abbiamo ascoltato determinerà nella nostra comunità una svolta radicale. Il Regolamento Urbanistico, diciamolo subito, non è uno strumento di arrivo, ma è uno strumento di partenza per una nuova stagione, la struttura portante di un cambiamento vero e profondo.

         Grazie, dunque, al professor Campos Venuti, e grazie al professor Federico Oliva; grazie per essere qui a Potenza, per aver accettato la nostra richiesta, per aver accettato una sfida non semplice, una sfida che – lo sappiamo – vi ha anche esposti, una sfida non semplice, perché non è e non è stato semplice proporre un modello d’avanguardia qui, nel Mezzogiorno, qui, in una realtà dalle vicende urbanistiche complesse, dalle vicende urbanistiche che, quanto meno, non hanno consentito di raggiungere gli obiettivi che uno strumento urbanistico si deve dare; scarsi servizi, scarse infrastrutture, scarsa edilizia sociale… Grazie, quindi, a voi per essere i nostri consulenti, cosa di cui siamo profondamente onorati.

         Grazie all’Ufficio di Piano, grazie al suo dirigente, Carlo Di Vito. Tre anni fa l’Ufficio di Piano non c’era, e questa era una grave carenza per la nostra struttura; oggi tale ufficio è uno dei fiori all’occhiello del Comune di Potenza, una realtà che ci invidiano da Roma in giù, perché è una realtà che ha imparato a farsi conoscere, una realtà fatta di professionisti, di giovani, nostri e bravi professionisti che hanno saputo sviluppare al meglio il loro lavoro. Grazie all’Ufficio di Piano.

         Grazie all’Ufficio Edilizia del nostro Comune, al suo dirigente, Rocco Robilotta; grazie a quanti con lui collaborano per l’azione di interazione che è stata portata avanti, per aver contemporaneamente sviluppato l’azione di attuazione del P.R.G. per il quale abbiamo già cominciato a mettere “paletti” innovativi, come per le questioni che riguardano la infrastrutturazione ed altro.

         Grazie all’assessore Singetta per la dedizione con la quale in questo ultimo anno e mezzo si è dedicato a questo tema, con passione, con competenza, con grande onestà intellettuale; grazie ad Alessandro Singetta per tutto quello che ha fatto e per quello che farà e grazie a chi lo ha preceduto; grazie a Roberto Logiudice e a Salvatore Blasi.

         Grazie all’Esecutivo, che ha sempre condiviso la battaglia sul Regolamento Urbanistico e sui principi innovatori. Grazie, ovviamente, al Consiglio Comunale, grazie a voi tutti, innanzitutto per questo pomeriggio, per l’attenzione che avete prestato su questo tema, per le domande fatte, per aver compreso la portata di tutto ciò; ma grazie soprattutto per avere compreso l’importanza di questa sfida, pur rilanciando con critiche, preoccupazioni, richieste di analisi e di approfondimento fin dal momento nel quale siamo partiti con una presentazione, fatta in questa sala, nel dicembre del 2006.

         Grazie alla Commissione Consiliare. Il professor Campos Venuti ed il professor Federico Oliva ci hanno detto – forse il professore nella sua relazione lo ha ribadito -: non abbiamo conosciuto realtà comunale in cui la Commissione Consiliare si sia ripiegata con tale dedizione, con tanti approfondimenti, con tante sedute dedicate alla conoscenza di questo strumento. Grazie, quindi, al presidente Raffaele Rinaldi, a tutti i membri della Commissione, a quanti stanno lavorando nell’analisi di questa proposta.

         Consentitemi, poi, un grazie alla Legge Regionale 23/99; una legge regionale che forse merita qualche sistemazione (addirittura, in un convegno, qualche giorno fa, professor Campos Venuti, siete stato formalmente invitato a favorire una riflessione su questa legge, se c’è necessità di favorire qualche modifica, qualche ulteriore elemento di innovazione), ma è questa legge che ci ha consentito non solo di poter dire che la nostra regione è affiancata, in termini di innovazione e di capacità di proposta, ad altre realtà notoriamente più avanzate nei risultati (come l’Umbria, l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte), ma anche di poter ragionare in maniera profondamente innovativa nell’urbanistica.

         E’ una legge di cui – con orgoglio dobbiamo dirlo, tutti insieme, in questa Assise – la città di Potenza è la “testa d’ariete”. Sicuramente rappresentiamo la realtà più avanzata nell’attuazione della legge, almeno tra le comunità maggiori e che maggiormente necessitano di un intervento in linea con la Legge 23.

         Abbiamo patito – il professor Campos Venuti potrebbe parlarne a lungo, magari avessimo tante occasioni per ascoltarlo! – una legge urbanistica che non è sbagliata, quella del 1942, ma è semplicemente datata. E’ una legge che aveva completato il suo percorso, che era nata con obiettivi precisi ed in un’epoca precisa della storia del nostro Paese, quando l’urbanistica poteva essere conciliata con una cosa importante per i Comuni: le risorse per gli espropri.

         Questo è: quella legge non è più adeguata; quella legge, purtroppo, è rimasta riferimento e faro per tutte le norme e tutti i vari piani che si sono succeduti nel Paese ed anche qui. C’è chi ha avuto l’intuizione di modificarla, a livello territoriale (le Regioni che lo hanno fatto), anticipando le future norme nazionali, che ci auguriamo il prossimo Governo (qualunque esso sia) vada a modificare. Abbiamo bisogno – dobbiamo dirlo da qui, da Potenza, alla luce dell’esperienza che abbiamo fatto – di una legge urbanistica nazionale nuova, di nuove norme in questo settore.

         Se ne è cominciato a parlare nella Legislatura: abbiamo bisogno di un’accelerata e lo possiamo dire a ragion veduta. E’ stata una legge che inevitabilmente ha prodotto i suoi guasti, alla distanza; ha prodotto le rendite urbane, gli intrecci su queste questioni; ha prodotto quegli elementi di rigidità che non hanno consentito all’urbanistica di potersi modellare sulle esigenze dei territori e dei Comuni.

         E’ bastato respirare questa aria nuova, è bastato cominciare a ragionare su questo nuovo modello di urbanistica – Alessandro verrà in Commissione a discuterne – per poter adattare il Piano Operativo a queste nuove esigenze, quindi sicuramente abbiamo bisogno di cambiare la vecchia impostazione, attuare la legge regionale e chiedere al Governo nazionale un cambiamento profondo.

         Avremo finalmente i suoli per l’edilizia sociale, e li avremo gratuitamente, come è giusto che sia in un Paese civile ed avanzato. Avremo un sistema infrastrutturale, legato al territorio e alla pianificazione, che sarà attuato come mai è avvenuto grazie al contributo dei privati, come è giusto che sia, e avremo realizzato uno strumento – diciamo anche questo con grande chiarezza – che ha due cardini, ha due elementi ispiratori.

         Ha un’anima profonda nel Piano Urbano della Mobilità – con Donato Coviello avremo modo di discuterne, lo abbiamo già presentato con l’ingegner Ciurnelli e abbiamo potuto comprendere come sia concretamente calato sulle esigenze del territorio e calato, soprattutto, rispetto a numeri praticabili da un punto di vista economico (60 milioni di euro, per parte in quota ai privati e per parte, praticabile, in quota nostra) – e in un sistema del verde di cui il Professore ci ha parlato in maniera chiara e precisa. Si tratta, quindi, di un piano che ha due grandi fondamenta su cui, poi, si articola il sistema innovativo della perequazione degli obiettivi da raggiungere; un piano che rappresenta una base formidabile per il Piano Strutturale Metropolitano che grazie ad esso si potrà costruire più rapidamente e più velocemente, anche esso un elemento di grande innovazione per il nostro territorio.

         In ordine alle questioni più complessive: viviamo in città una fase di transizione che sta facendo discutere; ognuno di noi è diventato il riferimento di attese, di preoccupazioni… il vecchio P.R.G. che non è più tale ha determinato la corsa a cui faceva riferimento il collega Coviello perché non si comprendono bene gli elementi dell’innovazione e nell’incertezza la gente pensa che non vuole perdere quello che il P.R.G. oggi dà. Dobbiamo saper governare questi elementi; dobbiamo saper governare queste spinte; dobbiamo saper coniugare tutto ciò con l’interesse primario, che è quello del bene comune, il bene di tutti, l’interesse primario della Pubblica Amministrazione.

         Dobbiamo comprendere tutto ciò, ma non farcene un problema. E’ comprensibile, ma non giustificabile fino in fondo il fatto di doverci preoccupare della tutela di quegli interessi. Sono convinto anche io che il Piano Strutturale, che sicuramente – ha ragione Raffaele – sarà l’elemento centrale e definitivo della costruzione del futuro, sarebbe stato bene averlo subito, ma non so se quello strumento… Innanzitutto, avremmo potuto attuarlo in una serie di equivoci, sia di strumenti – mancando gli elementi di pianificazione e le carte cui faceva riferimento il professor Oliva -, sia temporali.

         Quando, all’inizio del 2005, avevamo la scadenza del dicembre 2005 entro la quale o si adottava il R.U. o si bloccava tutto, cosa avremmo dovuto fare? Lavoravamo ad uno strumento per il quale bisognava avere una prospettiva di anni o andavamo a chiudere il R.U.? Abbiamo puntato a chiudere il R.U. che, tra l’altro, credo sia l’elemento che meglio tutela la fase di transizione rispetto alle attese del vecchio P.R.G.

         Il Piano Strutturale, entrando in vigore immediatamente, avrebbe di fatto determinato una svolta, annullando anche le previsioni del vecchio P.R.G.; il Regolamento Urbanistico, invece, con l’abbinata dell’articolo 45 e dei piani operativi, consente realmente una fase di transizione, tutelando ancora, in qualche modo, le vecchie previsioni del P.R.G. Paradossalmente, quindi, questa è la strada che consente di dare una risposta a quelle preoccupazioni, a quelle attese, anche se personalmente non le considero elemento prioritario di discussione rispetto alle questioni primarie della nostra comunità.

         Detto questo, ho il sogno che la discussione vada avanti in Commissione serenamente, con il tempo necessario. Sono io che chiedo al Presidente del Consiglio e a voi tutti di annullare la seduta di dopodomani, prevista per la discussione, e farla slittare al giorno dieci, per consentire alla Commissione, secondo le richieste che lo stesso Presidente ci ha fatto, di avere il tempo necessario per una valutazione serena di tutto il Regolamento Urbanistico.

         Si vada al giorno dieci per discutere in questo Consiglio in maniera chiara, con tutta la cognizione di causa di cui abbiamo bisogno, del Regolamento Urbanistico. Mi auguro che poi si proceda rapidamente, anche perché – come è stato ricordato – da lunedì 3 marzo noi avremo il blocco dell’attività urbanistica nella città per effetto delle norme regionali che hanno accompagnato la definizione del Regolamento Urbanistico.

         Il Regolamento Urbanistico ha… e qui probabilmente ho dimenticato di ringraziare, lo vorrei ricordare… ha avuto già una fase di analisi e di approfondimento rigorosissima, Professore, in sede di Conferenza di Pianificazione Regionale. 22 tecnici seduti al tavolo per riunioni su riunioni, a confrontarsi con un Ufficio, con un Assessore portatore fedele delle sensibilità che recepiva nelle Commissioni; è così, è vero. Già quello è stato un momento di riflessione, di filtro, di analisi che ci ha portato, dopo quattro mesi e mezzo, ad avere un parere favorevole, e ricordiamoci che a quel tavolo dobbiamo ritornare subito, per effetto di una normativa regionale che comunque lo richiede.

         Consentitemi di esprimere questo desiderio – lo ha detto in analisi finale il nostro Assessore -: quello di sperare che questo documento, con tutte le meditazioni, le analisi, le riflessioni, anche con le modifiche, ovviamente, che possono venire, sia lo strumento di tutti, della città, della Maggioranza e dell’Opposizione, comprendendone gli elementi innovatori. Per la prima volta in questa regione, probabilmente, con orgoglio possiamo dire che la città di Potenza è all’avanguardia – il Professore lo ha riconosciuto -, avanguardia regionale e meridionale. Questo è un vessillo che dobbiamo con orgoglio sventolare in questa consiliatura.

         Potenza è stata sempre additata come il non luogo dell’urbanistica, e quante volte ce lo siamo detto anche noi! Per una volta che riusciamo a vivere un’esperienza di così alto profilo, credo che l’orgoglio di cittadini di una comunità che è riuscita, grazie al contributo di tutti, a vivere un’esperienza così alta, innovativa e riformatrice, debba essere un elemento da rimarcare. La nostra città vive, in questo momento, una fase in cui si propone all’avanguardia meridionale e regionale, ma probabilmente anche nazionale, per la capacità con la quale è riuscita a farsi avanti con questa proposta. Ancora grazie ai nostri docenti ed auguri di buon lavoro alla Commissione e a noi tutti.

Fase interlocutoria

LAIETA

         E’ per la storia. Ho chiesto io al Professore se non sarebbe stato opportuno di fare prima il Piano Strutturale e poi quello… non altri. So che quando deve citare il sottoscritto lei ha paura, non so perché. Questo è per la storia.

PRESIDENTE

         Raccogliendo la richiesta del Sindaco e valutando adeguatamente il lavoro che sta svolgendo la Terza Commissione consiliare, che non è ad oggi ancora terminato, è ovvio che le sedute già convocate del Consiglio Comunale del 29 febbraio e del 1° marzo sono da intendersi revocate (riceverete in tal senso apposita comunicazione) e che i lavori del Consiglio per l’aggiornamento, per la prosecuzione dell’ordine del giorno restano rinviati al 10 marzo, a lunedì 10 marzo, data per la quale riceverete, ovviamente, convocazione e comunicazione.

PICERNO

         La data non possiamo deciderla insieme dopo? Perché bisogna vedere anche i lavori della Terza Commissione; non decidiamo oggi…

PRESIDENTE

         Allora ci aggiorniamo a data da destinarsi, ma presumibilmente al 10 marzo. Riceverete, comunque, comunicazione scritta.

IMBESI

         Presidente, domani è convocata la Conferenza dei Capigruppo per stabilire l’eventuale convocazione del Consiglio o no? Mi era sembrato di capire questo dalle sue parole. Può essere più chiaro?

PRESIDENTE

         Una volta verificata la disponibilità della sala, perché siamo ospiti… Ci vedremo in Conferenza dei Capigruppo, ma non domani. La seduta è aggiornata a data da destinarsi. Riceverete comunicazione. Grazie.

         La seduta del Consiglio Comunale termina alle ore 19.10.

Mostra le delibere approvate nel corso della seduta:

  1. ILLUSTRAZIONE DEL REGOLAMENTO URBANISTICO DI POTENZA.