La seduta ha inizio alle ore 11.35.
PRESIDENTE
Si procede all’appello nominale. I presenti sono 33; la seduta è valida.
Il consigliere Laieta ha giustificato la sua assenza. In apertura dei lavori, consentitemi di rinnovare al collega Tommaso Samela, a nome mio e dell’intero Consiglio, le più sentite condoglianze per la recente scomparsa del padre.
Passiamo all’ordine del giorno odierno. Il primo punto è: “Progetto strategico dell’hinterland potentino – adozione del Piano Urbano della Mobilità”.
Come già concordato in sede di Conferenza dei Capigruppo, tenuto conto che la Terza Commissione Consiliare non ha ancora avuto il tempo (perché oberata da questioni più urgenti e più pressanti) di procedere all’esame del Piano, propongo al Consiglio di rinviare il primo punto all’ordine del giorno ad una successiva riunione. Se non ci sono motivi ostativi, il primo punto viene, quindi, rinviato ad una prossima riunione del Consiglio Comunale.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega, chiede di intervenire?
PETRULLO
Volevo solo contraddire la sua espressione “se non ci sono motivi ostativi”. Ce ne sono, eccome! Per quanto mi riguarda, faranno parte dell’intervento che farò sul secondo punto all’ordine del giorno. Volevo, però, solo contestare l’espressione.
PRESIDENTE
Va bene, Collega, la ringrazio; questo mi impone, in ogni caso, di mettere ai voti la proposta di rinvio. Favorevoli? Contrari? Astenuti? La proposta di rinvio è approvata a maggioranza, con il voto contrario della Minoranza.
Passiamo ai punti 2 e 3 all’ordine del giorno, tenendo conto che la Commissione Consiliare e la Conferenza dei Capigruppo hanno ritenuto che dovessero essere raggruppati, cioè discussi in un solo contesto, considerate le strette correlazioni e connessioni esistenti tra i due punti, per evitare di fare interventi di tipo ripetitivo. Partendo da questo presupposto, siccome c’è stata già una seduta di illustrazione da parte dei consulenti, da parte dell’Amministrazione, del Regolamento Urbanistico, come d’accordo con la Commissione e con la Conferenza dei Capigruppo, oggi apriamo i lavori con una relazione dell’Amministrazione sul Piano Operativo, quindi sul punto 3 all’ordine del giorno.
Abbiamo convenuto, dopo questa relazione introduttiva, di dare la parola al Presidente della Terza Commissione, per un suo intervento di carattere generale ed anche per illustrare al Consiglio l’andamento, lo svolgimento dell’ottimo lavoro fatto dalla competente commissione consiliare, per prevedere poi – in relazione ai tempi che questo richiederà – una sospensione di un’ora e mezza al massimo per il pranzo e la ripresa pomeridiana dei lavori con gli interventi di carattere generale sui punti 2 e 3.
Domani, invece, il Consiglio riprenderà con… ovviamente se riusciremo ad esaurire in giornata gli interventi di carattere generale… domani il Consiglio riprenderà con le votazioni e con i punti successivi all’ordine del giorno. Ci siamo chiariti.
Abbiamo lasciato indefiniti gli orari perché dipendono… la durata dell’interruzione è strettamente connessa a quella della relazione dell’Amministrazione e dell’intervento generale del Presidente della Terza Commissione. L’intesa con la Conferenza dei Capigruppo è che al termine dell’intervento del collega Rinaldi i lavori vengano sospesi per un’ora e mezza circa, per poi riprendere nel pomeriggio.
La Conferenza dei Capigruppo ha anche ritenuto di dover prefissare il tempo di durata degli interventi, come da Regolamento. Certamente non useremo il cronometro, però preghiamo i Colleghi di cercare di contenere i loro interventi nel rispetto dei tempi prefissati dal Regolamento. Al collega Rinaldi abbiamo assegnato, dovendo egli svolgere una relazione preliminare sui lavori della Commissione su entrambi i punti all’ordine del giorno, un tempo di 60 minuti, anche qui con la preghiera di cercare di contenersi in questi termini. Per i Capigruppo e gli altri Consiglieri i tempi stabiliti dal Regolamento sono di 30 minuti per i Capigruppo e 20 minuti per ciascun consigliere.
Ripeto: non useremo il cronometro, la preghiera è quella di cercare di rispettare questi tempi. Nulla toglie, ovviamente, che il Consigliere possa esprimere tranquillamente il suo parere anche in tempi, per così dire, “europei”. Fatte queste premesse, c’è ancora una questione da affrontare pregiudizialmente; pregherei l’Ufficio di far rientrare il Segretario Generale.
In via del tutto preliminare rispetto allo svolgimento dei lavori è stata posta la questione dell’eventuale obbligo per i Consiglieri di non partecipare alla seduta, quindi alle votazioni, alla discussione, per l’eventuale sussistenza di interessi propri o di propri parenti o affini. Io mi limiterò a leggervi quello che prevede il secondo comma dell’articolo 78 del Testo Unico: “Gli amministratori di cui all’articolo 77 comma 2 devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’Amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado”.
La normativa viene poi ripresa, sostanzialmente e testualmente, anche dal secondo comma dell’articolo 39 del Regolamento del Consiglio Comunale. E’ inutile dire che, se non sussiste questa relazione immediata e diretta, il consigliere è tenuto per ufficio a restare al suo posto, per evitare – lo ricordava poc’anzi l’assessore Messina – quanto è successo in passato. Chi era con me in Consiglio ricorderà perfettamente che per un’interpretazione eccessivamente rigida di questa norma l’allora Piano delle Campagne fu discusso in Consiglio Comunale da una sparuta pattuglia di consiglieri. Non ricordo se erano 12 o 14, ma un gruppo assolutamente esiguo, irrisorio… tenendo conto che l’eventuale astensione obbligatoria del consigliere non viene computata nel numero di consiglieri necessario perché la seduta sia valida.
C’è una nutrita rassegna di giurisprudenza che ci viene in aiuto su questo punto, per cui ritengo che se non c’è questa correlazione diretta, non ci sono problemi. Pregherei, però, il Segretario Generale di farci conoscere in maniera più precisa quali sono i termini della questione. Prego, collega Petrullo.
PETRULLO
Intanto volevo intervenire prima, perché volevo porre anche un altro quesito al Segretario Generale, che così non dovrà intervenire più di una volta. La normativa richiamata fa riferimento espresso ai piani generali.
Il nostro Regolamento Urbanistico è qualcosa di misto, è per certi versi un piano generale e per mille altri versi un piano particolareggiato vero e proprio, che va a disciplinare ogni singola zona. Di fronte a questo strumento che presenta entrambe le caratteristiche, quella della generalità e quella della particolarità più piccola, come dobbiamo porci?
Seconda domanda: gli emendamenti, che sono puntuali, e che si riferiscono a circostanze particolarissime, devono avere lo stesso regime? Devono essere considerati, anche quelli, di carattere generale? Tutti, quindi, possono votarli?
Terza domanda: alla luce di quanto ci dirà sul voto degli emendamenti, quando poi si va a votare tutto il Regolamento non si votano anche gli emendamenti, che sono particolari? Cosa dovrebbe succedere, quindi? Un consigliere si astiene agli emendamenti e partecipa poi al voto generale, approvandoli in via generale? Ci può dare un’illustrazione anche da questo punto di vista? Grazie.
PRESIDENTE
Prego, Segretario, se vuole rispondere…
SEGRETARIO
Questa pregiudiziale riguarda due fasi della procedura deliberativa: la fase della discussione e quella della valutazione, ed è ovvia la funzione che la legge stabilisce e prevede per questa preclusione, perché si vuole evitare che anche la sola presenza dell’amministratore, del consigliere, in questo caso, interessato possa – in qualche modo – dirigere la discussione e, quindi, anche la valutazione successiva in un determinato senso.
La soluzione più ovvia che si potrebbe adottare per superare questa impasse, qualora ci fosse, è quella di votare il Regolamento Urbanistico articolo per articolo, e con riferimento a questo tipo di votazione il soggetto potenzialmente interessato può decidere, caso per caso, se con riferimento a quell’articolo particolare è interessato o meno, e quindi se si deve allontanare o meno. Questa sarebbe l’extrema ratio, alla quale io ritengo non si debba ricorrere, perché tutto sommato stiamo parlando di uno schema di ordine regolamentare, cioè di uno schema che dovrebbe disciplinare i casi generali e generalissimi che riguardano la situazione urbanistica di questo territorio, quindi da questo punto di vista non si dovrebbe profilare interesse di sorta.
Se poi… mi è stato detto in via ufficiale in questo momento, e lo sapevo ovviamente già da prima… si deve discutere di determinati emendamenti, con riferimento ai singoli emendamenti… che vanno votati uno per uno, vanno letti, vanno discussi, se è il caso, va verificata l’esistenza del parere di regolarità tecnica e poi vanno votati… con riferimento ai singoli emendamenti, nella misura in cui ciascuno di essi possa essere specifico, si possa specializzare su una parte del territorio determinata, è indispensabile, obbligatorio, che il consigliere interessato direttamente, o attraverso il parente, si allontani e non partecipi né alla discussione, né alla votazione.
Potrà, poi, partecipare alla votazione finale di tutto il Regolamento, evitando che venga a mancare in quella fase sintetica il numero legale, perché l’importante è che non abbia partecipato alla discussione e alla votazione del singolo emendamento che lo interessi, influenzando il consesso su quell’emendamento.
Il mio parere, quindi, è questo: di allontanarsi in relazione ai singoli emendamenti presentati e poi partecipare tranquillamente alla votazione finale, perché in quella sede l’emendamento sarà già stato votato in senso favorevole o contrario dal Consiglio Comunale, e sull’emendamento che può avere una co-essenza di interesse per il consigliere già si sarà formata una maggioranza favorevole o contraria.
PRESIDENTE
Ringraziamo il Segretario Generale per il suo intervento preciso…
SEGRETARIO
Voglio chiarire che la delibera che ci apprestiamo a fare non è una sola delibera; il Consiglio Comunale delibererà tante volte quanti sono gli emendamenti presentati, quindi ci saranno tante singole delibere e poi la delibera finale, quindi l’obbligo di astensione si riferisce alle singole deliberazioni relative agli emendamenti che si vanno a fare, e non al provvedimento finale, il quale già sarà stato depurato o nel quale verranno inseriti gli emendamenti senza la presenza del consigliere che è interessato a quell’emendamento.
PRESIDENTE
Chiarissimo, Segretario. Abbiamo dissipato i dubbi su queste questioni; ritengo che ciascun consigliere sia in grado di verificare l’eventuale sussistenza di motivi ostativi alla sua presenza in aula.
Detto questo, possiamo tranquillamente e finalmente passare all’inizio dei lavori, all’esame dell’ordine del giorno. Per quanto dicevo in premessa, darei la parola all’assessore Singetta per l’illustrazione della delibera che riguarda il Piano Operativo, quindi la delibera iscritta al terzo punto dell’ordine del giorno. Prego, Assessore.
SINGETTA
Grazie, Presidente. La delibera che proponiamo all’approvazione del Consiglio è frutto di un lavoro lungo e complesso degli Uffici, in particolare dell’Ufficio Edilizia e Territorio, e ringrazio per tutto l’ufficio il dirigente, ingegner Robilotta, qui presente.
Vorrei ricordare che questa delibera prende l’avvio dalla decisione che la Giunta – e in particolare il Sindaco – assunse in occasione del Consiglio Comunale del 5 marzo 2007, in cui furono ritirati i sette piani particolareggiati all’ordine del giorno proprio perché ci rendemmo conto che non era possibile, in una fase di transizione, in cui stavamo per approvare un nuovo strumento urbanistico con nuove regole, andare avanti in maniera distonica.
Da un lato ci trovavamo con i piani che rappresentavano ancora l’epigono del vecchio Piano Regolatore Generale, dall’altro c’era la nuova normativa; abbiamo fatto il possibile per cercare di armonizzare e trovare elementi comuni che potessero avvicinare quanto più possibile situazioni giuridiche che, pur partendo da dati di fatto e di diritto differenti, meritavano una trattazione comune.
C’è stata una serie d’incontri, anche con gli operatori privati, con i soggetti interessati, per verificare se l’indirizzo dell’Amministrazione, che è poi stato trasfuso in una serie di atti deliberativi, sia di Giunta che di Consiglio Comunale, potesse trovare anche l’adesione da parte di questi operatori privati. E’ inutile che vi ricordi come abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con i sette soggetti interessati, come la Giunta Comunale prima (in data 12 aprile) ed il Consiglio Comunale poi (il 13 aprile 2007), abbiano approvato questo atto di indirizzo in cui si dava mandato all’Unità Edilizia e Territorio di recepire i principi fondamentali di queste intese, di questo nuovo modo di procedere.
Siamo andati avanti in questo modo, cercando di verificare dove fosse possibile intervenire effettivamente, e questo è stato possibile farlo soltanto in quei comparti in cui era prevista sin dall’inizio edilizia pubblica, verificando anche quali erano i nostri margini di manovra. Vi voglio ricordare che il vecchio PRG prevedeva un indice di edificabilità nelle varie zone pari ad uno; noi abbiamo anche chiesto alla Regione Basilicata se fosse possibile distaccarsi da questo indice, e la risposta, devo dire, è stata negativa; noi avevamo ed abbiamo tuttora l’obbligo di mantenere inalterato l’indice territoriale.
Soltanto, ci è stato possibile, nell’ambito di quell’indice territoriale, arrivare ad una diversa ripartizione tra interventi pubblici e privati. Inizialmente si prevedeva che il 60% delle aree fosse destinato ad interventi pubblici e il 40% ad interventi privati. Noi non potevamo neanche limitare questa scadenza temporale, e quindi la delibera di adozione del Piano Operativo, soltanto ai sette piani allora in essere. E’ passato un anno e nel frattempo, chiaramente, la situazione si è evoluta. Sono arrivati altri piani che si sono trovati nelle stesse condizioni di quei sette. Oggi, quindi, parliamo di un’unica delibera, del primo Piano Operativo (in attuazione sempre dell’art. 45 L. R. 23/99), che comprende dieci piani.
Gli interventi che siamo riusciti ad attuare attraverso l’adesione dei privati che avevano dei diritti acquisiti, riconosciuti, che nessuno poteva scalfire… quindi tutti gli sforzi che noi abbiamo cercato di compiere dovevano necessariamente avere l’adesione da parte di questi privati… Dicevo: siamo intervenuti soprattutto in quei comparti che prevedevano fin dall’inizio una certa quota destinata ad edilizia pubblica.
D’intesa anche con la Commissione, abbiamo effettuato una serie di consultazioni che ci hanno consentito, attraverso incontri con l’ATER, con la Confcooperative, con la Lega Cooperative… non soltanto di avere il quadro preciso dell’esigenza di edilizia convenzionata e di edilizia cooperativistica nella nostra città, ma anche di capire quali potevano essere i margini economici entro cui condurre questa operazione.
Noi siamo arrivati alla determinazione di cercare di soddisfare in questa prima fase…che, ripeto, è sì una fase di transizione, ma è comunque una fase che precede temporalmente quella legata all’attuazione dei meccanismi previsti nel Regolamento Urbanistico… Dicevo che in questa prima fase, anche per dare una risposta immediata, abbiamo ritenuto di dover fare il possibile per soddisfare esigenze differenziate presenti nella nostra città. In questo caso, quindi, oltre ai diritti e agli interessi dei privati abbiamo anche cercato di immettere sul mercato quote significative da destinare sia all’edilizia residenziale e sociale, sia all’edilizia convenzionata di carattere cooperativistico.
Attraverso il confronto, il contatto, anche lo scontro con questi tre consorzi siamo arrivati ad avere una serie di offerte differenziate. Il Consorzio Malvaccaro 3, che è stato il primo a formalizzare la propria disponibilità, ci ha offerto la cessione gratuita del 20% delle aree di propria pertinenza, a fronte del raddoppio dell’indice territoriale per i privati. Su questa proposta, dove c’era la sostanziale convergenza anche degli altri due consorzi, abbiamo però ottenuto dagli altri due consorzi qualcosa di più, qualcosa di aggiuntivo, in maniera tale da differenziare questa nostra proposta.
Il Consorzio relativo al Comparto C5, al Comparto 5, ha invece inteso, oltre al 20% di edilizia pubblica da cedere gratuitamente al Comune, anche riservare un 15% all’edilizia convenzionata, il che significa che il loro indice, la parte destinata all’edilizia privata, è del 65%. L’ultimo in ordine di tempo, ma non in ordine di importanza, che sarebbe il Consorzio di Macchia Giocoli, Comparto 1, ha inteso, invece, oltre a confermare la disponibilità alla cessione gratuita all’Amministrazione del 20% delle aree, con il raddoppio dell’indice privato, proporre anche un’altra opzione, che poi è quella che abbiamo scelto e che vedete inserita nella delibera che proponiamo alla vostra approvazione, vale a dire: mettere a disposizione dell’Amministrazione l’intero 60% da destinare ad edilizia pubblica ad un prezzo concordato.
Tale prezzo è di 90 euro al metro quadro, che da valutazioni effettuate dall’Ufficio Edilizia e Territorio, confermate e suffragate da una serie di atti formali a disposizione dell’Amministrazione (parlo di una serie di espropri in zone limitrofe e piuttosto recenti, relativi a Macchia Romana), è stato giudicato – con una relazione a firma del dirigente dell’Ufficio Patrimonio ed espropri – un prezzo congruo, in quanto il prezzo della zona è non inferiore a 104 euro a metro quadro.
Questa ricostruzione tende a farvi capire come l’operazione che l’Amministrazione sta cercando di effettuare preveda, in effetti, di spalmare il ricavato delle aree che l’Amministrazione acquisirà gratuitamente attraverso due tipi di operazioni; da un lato la cessione all’ATER ad un prezzo che stimiamo di 40 euro al metro quadro, che l’ATER ci ha detto essere un prezzo interessante, tanto che l’ATER non effettua da anni investimenti nella nostra città per due motivi: il primo è legato alla carenza di suoli, il secondo che questi suoli costano molto di più.
E’ chiaro che l’ATER riesce in paesi, in comuni vicini a Potenza ad effettuare investimenti con costi di terreno molto inferiori a quelli di Potenza. Per questo abbiamo ipotizzato di cedere all’ATER queste aree a 40 euro al metro quadro. Il ricavato di questi terreni noi potremo, poi, spalmarlo sull’operazione complessiva, nel senso che dovremmo riuscire a mettere a disposizione delle cooperative la parte residua dei terreni ad un prezzo finale di 69 euro al metro quadro.
Questa, quindi, è un’operazione che per l’Amministrazione non ha costi, perché noi non andiamo ad acquistare direttamente questi terreni dal Consorzio; noi abbiamo intenzione ed abbiamo già iniziato le procedure per attivare un bando pubblico a cui le cooperative potranno partecipare e decidere se il prezzo di acquisto di questi terreni è conveniente o meno. Io ho scritto una lettera al Consorzio Comparto 1 di Macchia Giocoli, dicendo che laddove le cooperative non dovessero ritenere, contrariamente a tutti gli approfondimenti che abbiamo compiuto, che il prezzo di acquisto delle aree è conveniente, varranno le previsioni iniziali e quindi sarà il Consorzio Macchia Giocoli Comparto 1 che dovrà effettuare, sempre nell’ambito delle previsioni del vecchio PRG, gli interventi che prevedono il 60% di edilizia pubblica convenzionata ed il 40% di edilizia privata.
La cosa che penso sia opportuno sottolineare è che, in effetti, noi riusciamo, con questa operazione, ad immettere immediatamente, o comunque in tempi estremamente rapidi, sul mercato una serie di appartamenti. Penso siate tutti quanti a conoscenza dei dati relativi all’edilizia privata; costituiscono comunque un ulteriore perfezionamento, un’ulteriore definizione dei programmi iniziati con l’approvazione del vecchio PRG e della variante dell’89. Si tratta, in ogni caso, di interventi importanti che si pongono al di fuori del perimetro urbano così come regolamentato in sede di R.U., e che costituiscono scelte importanti per questa Amministrazione, in grado di dare ad una pluralità di cittadini (quindi non alle solite imprese, ma anche ad imprese diverse dai maggiori operatori del settore, e soprattutto a tanti privati cittadini) la possibilità di edificare case molte volte destinate al soddisfacimento di bisogni ed esigenze primarie di natura privata.
Penso, però, che l’aspetto qualificante per questa Amministrazione sia la possibilità, finalmente, di immettere sul mercato complessivamente… abbiamo 95 alloggi di edilizia residenziale e sociale che l’ATER potrà costruire, quindi questi terreni consentiranno all’ATER di costruire immediatamente 95 alloggi da destinare alle fasce più deboli della popolazione; ce ne sono, poi, circa 247/250 destinati all’edilizia di natura cooperativistica, e capirete bene che anche questo serve a soddisfare un’esigenza della nostra città di cui noi abbiamo tenuto conto nel Regolamento Urbanistico.
Anche il bilancio di questo tipo di esigenze nel Regolamento Urbanistico è stato tenuto presente, quindi questi sono alloggi che si vanno ad aggiungere rispetto ad una richiesta che è stata già quantificata e che trova già soddisfazione nell’ambito del Regolamento Urbanistico, quindi andiamo a parlare di abitazioni che si vanno ad aggiungere a questa offerta che il Regolamento Urbanistico sarà senz’altro in grado di soddisfare.
L’ulteriore elemento che vorrei sottolineare, portare alla vostra attenzione, è questo: anche in Commissione si è discusso più volte, in maniera approfondita, in maniera accesa… d’altronde, trattandosi di argomenti importanti per lo sviluppo della nostra città, la discussione non poteva che essere approfondita così come è stata… però voglio ricordare che per quanto riguarda il Piano Operativo ed i Piani Particolareggiati, poiché sono previsioni che provengono dal vecchio Piano Regolatore Generale, è chiaro che le esigenze legate anche all’edilizia cooperativistica (quindi al 40% di edilizia pubblica che doveva essere soddisfatto con i Piani Particolareggiati) trovano la loro soddisfazione non soltanto e non tanto in questi piani, ma nell’intero P.R.G.
Il calcolo e la valutazione, quindi, in questo caso sono stati fatti a monte, questo anche per cercare di prevenire eventuali osservazioni che ci sono state, anche in Commissione, che giustamente volevano conoscere se l’Amministrazione avesse o meno tenuto presenti i dettami di legge. Vi ricordo che in questo caso la cosa è stata fatta a monte, proprio perché con il vecchio Piano Regolatore Generale c’era una previsione complessiva dove questi parametri trovavano risposta.
Si tratta, quindi, di un’operazione che l’Amministrazione ritiene importante per una serie di motivazioni di carattere sociale, di carattere pratico, di carattere economico. In questo modo dovremmo, effettivamente, riuscire a dare risposte a ceti differenti della popolazione, e questo mi pare sia stato anche l’indirizzo della Terza Commissione, con la quale ci siamo confrontati quasi quotidianamente, quindi questa è la delibera che vi invito ad approvare.
PRESIDENTE
Ringrazio l’Assessore. Volevo fare altre due piccole comunicazioni: giustifico l’assenza del consigliere Picerno e poi comunico ai Colleghi che è disponibile, per chi non ne fosse già in possesso, la raccolta degli emendamenti, per cui possono rivolgersi all’Ufficio per acquisirne copia.
Come da programma, cedo volentieri la parola al Presidente della Terza Commissione Consiliare per la sua relazione sui due punti all’ordine del giorno. Lo ringrazio, e ringrazio la Terza Commissione che ha lavorato (e mi risulta direttamente, perché ho più volte partecipato, o fatto dei veloci passaggi in Commissione) in questi mesi veramente in maniera encomiabile.
Cedo, quindi, la parola al Presidente, e sono certo che si atterrà ai tempi stabiliti; i 60 minuti che avevamo deciso, grazie.
RINALDI
Grazie a Lei, signor Presidente. Non vorrei essere irriguardoso nei confronti del Sindaco, che non c’è, e del Vicesindaco. Eccolo; lo richiamo affettuosamente al suo posto, così da poterlo guardare mentre io mi esprimo, perché a me piace anche seguire i cenni di assenso o dissenso rispetto alle cose che andrò a dire.
Riguardo al tempo assegnatomi, Presidente, io la ringrazio per la magnanimità sua e di chi la ha eventualmente autorizzata a darmene tanto. Io, per evitare di splafondare, sto facendo una cosa che non ho mai fatto in vita mia, cioè non parlerò a braccio. Ho tentato di sintetizzare il mio pensiero in un dattiloscritto; credo sia venuto in soccorso alla vostra pazienza anche il mio computer, che tra una telefonata e l’altra ha fatto un po’ le bizze, e temo che qualche pezzo si sia perduto. Spero, tuttavia che non si sia perduto il filo di continuità che ho tentato di dare al mio intervento. Rispetto ai 60 minuti concessimi, quindi, vi tranquillizzo: farò di tutto per stare molto al di sotto.
Solo due accenni, prima di entrare nel vivo del “Rinaldi-pensiero”, alle situazioni di incompatibilità rispetto all’interesse legato ad una correlazione diretta ai temi adesso in trattazione e sulle modalità della votazione, per quanto mi riservi di esprimermi in maniera più dettagliata quando entreremo nel vivo della votazione.
Per adesso, vorrei solo ricordare che stiamo discutendo di due argomenti che, per quanto importantissimi, strategici, fondamentali, direi epocali per la città di Potenza, sono due strumenti che attengono a pianificazione di carattere generale, ed anche se uno dei due – il Regolamento Urbanistico – apparentemente contiene degli elementi più puntuali (DUT, DUSS, tessuti disomogenei ecc.), rammento ai Consiglieri della Terza Commissione che proprio uno degli emendamenti della Terza Commissione mira a riportare al potere volitivo politico alcune previsioni di semplificazione che c’erano nelle norme tecniche, che quindi, nella improbabile ipotesi che ci si possa ritrovare in una situazione di apparente interessamento diretto, verrebbe automaticamente annullata, cancellata e rinviata. Questo lo dico anche a beneficio di me stesso, perché non vorrei ritrovarmi in aula a votare i due provvedimenti da solo o con altre poche “unità”. Sono argomenti che meritano di essere trattati e votati con la massima presenza possibile in Consiglio Comunale perché trasformeranno il volto della città.
Sulle modalità di votazione, sull’accenno fatto dal Segretario Generale al criterio di votazione degli emendamenti, alla necessità di acquisire pareri e quant’altro dirò qualcosa, ma quando entreremo nel vivo della votazione. Per adesso, tengo a ribadire – come ha fatto anche l’Assessore all’Urbanistica – che i due argomenti (Regolamento Urbanistico e Piano Operativo) sono di importanza straordinaria per la città di Potenza. Lo sono perché, tra oggi e domani, se noi avvieremo – come auspico che faremo – l’adozione di questi due importantissimi strumenti, con piena consapevolezza anche del lavoro svolto dalla Commissione, noi staremo prefigurando, fondamentalmente, un restyling della città, un ridisegno, un aggiustamento complessivo che passa attraverso impianti, trapianti, aggiustamenti e riqualificazioni.
Per comprendere tutto ciò, e l’importanza degli argomenti in discussione, ho provato – come ha fatto molto velocemente l’Assessore – a rivivere i tempi che abbiamo trascorso e durante i quali abbiamo affrontato queste tematiche. Immagino, naturalmente, che il discorso sarà piuttosto tedioso e noioso per quelli che hanno fatto parte della Terza Commissione, perché conoscono bene quanto me le cose che dirò, ancorché sorvolando, non entrando proprio nello specifico delle cose; spero, tuttavia, di essere più o meno interessante per coloro i quali, non avendo avuto il privilegio di appartenere alla Terza Commissione, forse avranno possibilità di cogliere l’essenza del lavoro che si è consumato in diversi anni. Parto proprio dal 5 ottobre del 2004, quando si è insediata la Terza Commissione Consiliare: già in quella circostanza si diede atto del ruolo fondamentale e della missione strategica che poteva e doveva essere svolta dalla stessa nell’ambito delle materie di competenza (dall’assetto e utilizzazione del territorio urbanistico, alle opere pubbliche, all’immagine urbana, alla mobilità e alla tutela dell’ambiente).
Apparve immediatamente comprensibile a tutti i Consiglieri Comunali appartenenti alla Commissione, a prescindere dalla diversità di opinione politica e partitica di ciascuno, la delicatezza della missione da svolgere, ispirata unicamente dall’interesse per il soddisfacimento dei bisogni della nostra comunità, ed in questo contesto forte è stata per me la sensazione di grande responsabilità che mi ha pervaso da subito, unitamente al sentimento di lusinga che pure ho provato quando è stato deciso di affidarmene la Presidenza.
E’ proprio da queste considerazioni che è partito il viaggio politico di una Commissione che ha dovuto fare i conti da subito con il P.R.G., quello cosiddetto vecchio (l’Assessore l’ha detto otto volte: “vecchio P.R.G.”), e con la nuova filosofia di approccio all’Urbanistica, quella indicata dalla Legge Regionale 23/99, fatta di Piano Strutturale, di Regolamento Urbanistico, di Piani Operativi e così via.
E’ stato un viaggio difficile che per oltre due anni, fino ad oggi, ci ha visti impegnati nello sforzo comune di capire come affrontare il quasi contemporaneo dualismo concettuale dei due diversi approcci ed orientamenti urbanistici, cioè come proiettarsi verso il futuro – quello della Legge 23/99 – senza violare le previsioni vigenti del P.R.G., così come senza mai trascurare l’attività posta in essere dal Sindaco e dalla Giunta e rinviata al parere della Commissione, che ha sempre offerto priorità nell’agenda dei propri lavori, lavori assolti categoricamente, con il massimo della serietà e del rigore, molto spesso – o quasi sempre – approdati a valutazioni unanimi sia quando il giudizio è stato positivo, sia in situazioni possibili di censura (e ve ne sono state certamente alcune).
Del grande lavoro svolto in questi due anni e mezzo si potrebbe fornire puntuale elenco cronologico, come pure documentabile è ogni singolo passaggio amministrativo e politico dell’iter di formazione delle deliberazioni attinenti ai protagonisti di queste vicende (il P.R.G. e il Regolamento Urbanistico, in altri termini, l’urbanistica).
Ma passiamo, ora, al contesto in cui si è lavorato e si sta lavorando in Commissione, con uno sguardo sempre rivolto al passato e ad un P.R.G. che nessuna legge fino ad oggi ha mai sospeso o annullato.
Il 26 ottobre 2004 al Park Hotel si tenne un interessante convegno: “L’urbanistica del fare: scelte ed interventi per lo sviluppo dell’area metropolitana di Potenza”. Si parlò di Legge Regionale 23/99 e di Piano Strutturale, furono presentati due insigni urbanisti, Federico Oliva e Campos Venuti. In verità erano tre… c’era anche Boigas, di cui però non si è saputo più nulla. Il 7 dicembre 2005, al Grande Albergo, si tenne un’altra interessante iniziativa: “Verso Potenza 2009: la città possibile verso il Piano Strutturale Metropolitano”.
In questo spazio temporale pensavo di aver compreso che il ruolo della politica, e quindi della Terza Commissione Consiliare Permanente e mio personale, fosse quello di stimolare e promuovere ragionamento e riflessioni con dibattiti veri sull’argomento della città futura, che partissero anche dall’analisi delle disfunzioni croniche della stessa, una città urbanisticamente disordinata – premetto che amo la mia città, sono considerazioni purtroppo crudeli, ma realistiche -, una città in cui i rioni più funzionali sono quelli culturalmente più bistrattati (ad esempio, Parco Tre Fontane e Verderuolo); una città in cui i rioni più nuovi sono privi di piazze e luoghi di svago. Si porta sempre come esempio negativo Macchia Romana e non si parla mai del caos della zona G, ben più recente, dove i palazzoni sono frammisti a sontuose ville. Una città dove nei quartieri più nuovi si sono costruite prima le palazzine e poi le opere di urbanizzazione; una città dove è improgettabile – lo vedremo – un Piano Urbano di mobilità che funzioni al 100%, a fronte di diverse decine di migliaia di persone che ogni lunedì arrivano in città (se ne stimano oltre 100 mila, 140 mila). Una città che, fatta salva l’eccezione del Centro Storico, neanche il terremoto dell’80 è riuscito a riconfigurare completamente, perché ricca di centri direzionali e strutture amministrative sparpagliate sul territorio. Una città dove non si è mai badato al recupero e rifacimento dell’esistente, magari per migliorare il patrimonio edilizio, la viabilità, la disponibilità di spazi aperti: la vivibilità, in altri termini.
Una città dove il solo vivere è difficile per lo strano mercato immobiliare che impone prezzi proibitivi sia di acquisto sia di fitto, anche perché risente proprio del forte stallo dei piani attuativi. Una città, in sostanza, con una travagliata storia urbanistica, di profilo indefinito, dotata di una variante generale al P.R.G., dal ’75 all’87, con numerose stesure parziali prima dell’approvazione del 1988 e dell’ultima versione PRUSST del 2002; una città attanagliata da seri problemi che l’hanno paralizzata insieme all’economia indotta.
Che la nostra città, in sostanza, necessitasse di un nuovo disegno urbanistico era del tutto evidente, impellente ed urgente. All’uopo la direzione indicata e percorsa dal Sindaco nel suo bilancio del primo anno con le varie opere pubbliche realizzate e realizzande (scale mobili, tangenziali, Nodo Complesso, riqualificazione e quant’altro), e realizzabili ancora (chiusura del Centro Storico alle automobili, delocalizzazione dello Stadio Viviani e quant’altro) era ed è senz’altro quella giusta verso la città possibile, che doveva necessariamente rianimarsi per poter entrare in un circuito di tipo metropolitano.
Il tema, quindi, è sembrato da subito essere il superamento dell’attuale ed anacronistico Piano Regolatore Generale. Ma come? La Regione Basilicata è stata tra le prime in Italia ad aver promulgato una legge, la numero 23/99, che dispone norme per il governo ed uso del territorio, con una visione della pianificazione urbanistica meno rigida e mutevole; una legge apparentemente semplice, fatta prevalentemente di definizioni, ma tecnicamente complessa, atteso che è stato necessario emanare una circolare interpretativa nel 2001, un regolamento di attuazione nel 2003 e, come se non bastasse, un’ulteriore circolare esplicativa nel novembre del 2006.
Lodevole è stata, quindi, l’iniziativa di offrire un approccio alla nuova normativa con il coinvolgimento di due insigni urbanisti di fama internazionale e con un’idea di progettualità estesa all’hinterland potentino, in una visione olistica di area metropolitana.
La sfida che attendeva l’Amministrazione consisteva nel saper progettare il grande cambiamento della filosofia di gestione e utilizzazione del territorio, passando dall’antiquato P.R.G. al Piano Strutturale previsto dalla nuova disciplina. Il passaggio non era e non è solo di carattere etimologico, bensì di sostanza: si sarebbe dovuti passare in concreto da un piano, come detto, rigido e paradossalmente non sufficientemente approfondito ad un piano concettuale, leggero e mutabile. Ma, allora, è l’esaltazione della politica, chiamata ad esercitare la propria azione in una azione di sistema che certamente prelude ad un approfondito dibattito che non poteva che essere incoraggiato attraverso la comunicazione e l’informazione. Un Piano, dunque, che fosse di orientamento, che fornisse delle idee di sviluppo e di crescita del benessere collettivo, e non dei vincoli. Questo avrebbe permesso alla città di modellarsi nel tempo, in base all’evoluzione delle proprie esigenze.
Era giunta l’ora di avviare un serio dibattito in ragione delle oggettive vocazioni del territorio per ipotizzare, sempre in un contesto di visione d’area metropolitana, riordino e sistemazione di scuole, strutture sportive, servizi, attività artigianali ecc. Ebbene, guardando alla filosofia urbanistica affermata durante i lavori del convegno del Park Hotel si immaginava si potesse e dovesse giungere, nel breve periodo, al disegno di una città libera dalle industrie e calibrata per gli usi abitativi, una città capace anche di recuperare una propria identità storico/culturale e di assurgere non ad epicentro del territorio provinciale e regionale, ma a centro di eccellenza e punto di snodo di energie politiche, economiche, sociali e culturali del territorio.
Nel medio periodo, invece, si aspettava che un sostanzioso aiuto per la soluzione di talune questioni potesse essere offerto ai cittadini dallo strumento di transizione o, forse meglio, di mediazione, previsto sempre dalla L. 23/99, cioè il Regolamento Urbanistico, per il quale esistevano ed esistono dei termini di adozione previsti dalla stessa Legge, termini che ad oggi sono stati differiti più di una volta, per un totale di circa sette anni complessivi, ed oramai – fortunatamente – scaduti.
E’ importante che sia compreso da tutti che il termine di adozione del Regolamento Urbanistico è fondamentale, perché è da quella data che sarebbe stato e sarà congelato il P.R.G., fatti salvi i diritti acquisiti e poche altre tipologie di interventi di recupero, di interventi diretti ecc. Si tratta di un Regolamento Urbanistico che va a bloccare un P.R.G. trasformato per il solo 28%, dopo essere stato accusato, per altro, di essere sovradimensionato nelle sue previsioni. Un P.R.G. che in verità, per stessa ammissione degli Assessori che si sono avvicendati dall’88 ad oggi, a partire dal primo di quel tempo, è stato di difficile traduzione, perché l’Amministrazione Comunale non ha mai redatto i Piani Esecutivi. Perché impossibilitata?
Ma la dimostrazione che non fosse sovradimensionato è data dalla quantità di persone che hanno dovuto, in questi anni, stabilirsi con la dimora nei paesi limitrofi a Potenza e da quanti non hanno trovato ospitalità nel mercato immobiliare potentino e continuano a frequentare la città, per studio o per lavoro, in modo pendolare, con tutti i rischi annessi e connessi.
La verità è che la politica non ha preso iniziative serie e concrete per la trasformazione del P.R.G., che i cittadini proprietari di suoli edificabili hanno pagato l’ICI per anni senza mai produrre alcun reddito dai suoli medesimi, ed i piani urbanistici esecutivi sono rimasti in concreto accessibili solo a chi avuto la capacità economica e tecnica di redigerli in proprio, principalmente imprenditori; imprenditori cui – sia chiaro, nessuno escluso – va il mio sincero e convinto ringraziamento, perché senza di loro neanche quel 28% di trasformazione del P.R.G. sarebbe stato prodotto, con la conseguenza che la fuga di centinaia di famiglie verso i paesi limitrofi, che si è verificata nell’ultimo decennio, sarebbe potuta essere una vera e propria emorragia demografica.
Tutto ciò ha causato, e non sono solo io a dirlo, un mercato immobiliare alterato. I prezzi molto alti che sono praticati, sia per l’acquisto delle case, sia per i fitti, non sono coerenti con la capacità economica locale. Il caro-casa ha raggiunto livelli ormai insostenibili per le famiglie con reddito medio e medio basso; i costi per l’acquisto ed i prezzi dell’affitto sono rapportabili ad almeno uno stipendio per le famiglie con due redditi, e sono superiori all’intero reddito familiare delle fasce deboli.
Una crescita continua di prezzi dovuta principalmente alla quantità della domanda e ad un mercato immobiliare sempre più finanziarizzato e proiettato al massimo rendimento degli investimenti nel settore: tali tendenze hanno bloccato una domanda abitativa nuova, articolata e diversificata sul territorio, con un allargamento anche dello stock di residenze in affitto, e non già una sua contrazione. Da qui il disagio abitativo che colpisce le famiglie a reddito medio, mono-reddito e mono-genitore, gli anziani, i singoli, i giovani e i lavoratori che si trasferiscono per motivi di studio o di lavoro, gli immigrati, costretti a vivere in condizioni di precarietà e di sovraffollamento. Questa era ed è la condizione di partenza, la verità sullo stato comatoso in cui versa la città, tutto il resto è fatto di chiacchiere e bugie.
In tale quadro ecco, allora, che la Commissione si è interrogata su quale fosse il percorso più corretto da intraprendere, e lo ha fatto chiedendo ripetutamente, nei due anni scorsi, all’Amministrazione – politici e dirigenti degli Uffici preposti di volta in volta interessati – come porsi a fronte di proposte di piani ancora attuativi del P.R.G. rispetto all’apparente incombenza della scadenza dei termini per l’adozione degli Regolamento Urbanistico. Ricordo, ancora una volta, che la data di scadenza è stata differita per sette anni. Altra cosa sarebbe stata se la Legge Regionale avesse imposto, sin dalla sua entrata in vigore, il blocco del P.R.G., con fissazione di tempi brevi e certi per la redazione dei nuovi strumenti di pianificazione, cioè il Piano Strutturale e poi il Regolamento Urbanistico.
Abbiamo continuato a farlo, in Commissione, anche mentre l’Amministrazione ha cessato di parlare di Piano Strutturale ed ha lanciato forte l’iniziativa per la redazione del Regolamento Urbanistico. Anche in questa circostanza la Commissione non si è preoccupata di sapere perché si invertisse il senso di marcia (quello idealmente più corretto si immaginava potesse essere: Piano strategico strutturale e quindi il R.U.), ma si è preoccupata, essenzialmente, di sapere come affrontare i piani urbanistici presentati e in itinere presso gli uffici tecnici, proprio in ragione di una incombente norma di salvaguardia insita nell’adozione del Regolamento Urbanistico.
Abbiamo, così, chiesto e tentato di ragionare con l’Amministrazione per comprendere cosa si prospettasse per il Regolamento Urbanistico e quali fossero i potenziali piani esecutivi in itinere, al fine di svolgere un ragionamento politico univoco, ma purtroppo non si è approdati a nulla, se non alla constatazione – sempre la stessa – che finché non intervenisse la norma di salvaguardia a bloccare l’efficacia del P.R.G. gli Uffici, e di conseguenza la Commissione Consiliare, avevano l’obbligo di istruire e di valutare le proposte che arrivavano dai privati ai sensi ed in attuazione del P.R.G. vigente.
Abbiamo chiesto di capire, inoltre, se i due diversi uffici comunali che si occupano, rispettivamente, di P.R.G. e di Regolamento Urbanistico lavorassero in sinergia per rendere compatibili i due diversi lavori, ed abbiamo chiesto di offrirci una ricognizione dei piani e delle pratiche giacenti (fu fatto il 12 aprile 2005) e quali fossero le bozze di Regolamento Urbanistico eventualmente pronte da offrire alla Commissione (27 ottobre 2005).
Il risultato è stato il seguente: dei piani pendenti in istruttoria presso l’Ufficio Edilizia abbiamo avuto contezza più dettagliata, in prima battuta, grazie alla socializzazione da parte di un consigliere della risposta ad una sua interrogazione, in seconda battuta da una nota inviata al Sindaco da parte del dirigente dell’Unità di Direzione Edilizia. Per quanto riguarda, invece, il Regolamento Urbanistico, dopo pur flebili tentativi siamo riusciti ad avere – il 23 febbraio dello scorso anno – le norme tecniche, o per meglio dire la proposta di norme tecniche, e una serie di elaborati grafici.
Per ciò che concerne la sinergia tra i due uffici comunali, neanche a parlarne. I due uffici hanno proceduto autonomamente, su binari paralleli, che non si incontrano mai perché è giusto che sia così, fu affermato, giacché il lavoro di quello che si occupa di P.R.G. non deve essere influenzato da quello dell’altro che si occupa di Legge Regionale 23/99, e viceversa, o meglio di Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico.
Stessa identica cosa può e deve fare la Commissione, fu stabilito: andare avanti alla giornata, esprimendo i pareri di competenza su tutte le pratiche, ancorché relative a piani urbanistici, che vengono trasmesse alla stessa. Questo fu detto alla Commissione, ed è esattamente ciò che la Terza Commissione ha fatto, essendo decisamente l’unica e sola cosa che tanto gli uffici regionali e comunali, quanto il Sindaco, la Giunta e, in ultimo, la Commissione potevano e dovevano fare nel rispetto della legge, innanzitutto, e di quei cittadini – imprese e non – che, comunque, sono riusciti ad adoperarsi in uno sforzo, anche economicamente significativo, per produrre piani urbanistici.
Non si poteva fare diversamente senza rischiare l’abuso d’ufficio, e non poteva essere altrimenti anche rispetto ad una scadenza dall’orizzonte incerto e variabile. Nel 2002, ad esempio, non si poteva immaginare che la scadenza del R.U. arrivasse al 2008, ma ciò non ha impedito, però, di approvare un piano di lottizzazione di cui, il 5 marzo 2007, avremmo pure dovuto votare, addirittura, una banale variante (cosa che fu fatta nei mesi successivi).
Ci siamo ritrovati, in sostanza, con sei piani urbanistici esecutivi, figli dell’intelligente previsione di piano quadro di due aree (la C4/C5 e la C8B), approvati – i piani quadro, intendo – entrambi nell’anno 2000, unici esempi di concreto sforzo di semplificazione all’approccio al P.R.G. che si è prodotto in venti anni, sforzo peraltro prodotto – sia chiaro – da parte di privati, e non dall’Amministrazione Comunale. Il settimo piano arriva, addirittura, da molto più lontano, dal 1995.
La Commissione ha fatto esattamente ciò che doveva fare, pur tra mille difficoltà; ha valutato e poi licenziato le proposte in maniera rigorosa, responsabile e corretta; un lavoro serio, che ha dovuto fare i conti, in ben otto mesi, anche con il rischio di lasciarsi trascinare, in tutta buona fede, in valutazioni di tipo tecnico, per le quali si è dovuto ricordare a noi stessi (quando ne è ricorsa la circostanza) che il merito tecnico è di appannaggio esclusivo del dirigente dell’Unità di Direzione competente, e che il nostro giudizio, invece, doveva riferirsi al merito politico in uno alla coerenza con il P.R.G. vigente.
Abbiamo anche dovuto fare i conti con quanti ci hanno accusato di ritardare l’approvazione dei PUE (Piani Urbanistici Esecutivi), quando in uno di essi (Comparto 1 del C4/C5) sono sorte delle perplessità in ordine alla legittimità della proposta di deliberazione. Si è aperto un dibattito sulla questione, che dopo richieste di pareri e formulazione degli stessi ha portato ad un valido quanto opportuno chiarimento che ha messo intorno al tavolo della Terza Commissione il Sindaco, l’Assessore all’Urbanistica, il Segretario Generale, il Dirigente dell’Ufficio Legale, il Dirigente dell’Ufficio Edilizia e quello dell’Ufficio di Piano, chiarimento che ha indotto la Giunta a ritirare le prime quattro proposte di deliberazione che accompagnavano i piani, due, addirittura, già iscritte all’ordine del giorno di un Consiglio Comunale del dicembre 2006 (una di queste anche ingiustamente ritirata) per riformularle alla luce delle valutazioni procedurali e di merito svolte intorno a quel tavolo, per poi ripresentarle per l’analisi in Commissione nuovamente con il parere favorevole della Giunta.
Quello stesso valido chiarimento poi, in definitiva, è stato ripetuto e riutilizzato in formato standard per i successivi piani che ci sono giunti, fino ad arrivare al 7, quando – paradossalmente ed inaspettatamente – piuttosto che elogiare il virtuoso meccanismo di omogeneità e semplificazione amministrativa che si era riusciti, tutti insieme, a costruire, le nuove accuse lanciate – ancorché a destinatari non propriamente definiti – sono state quelle di rallentamento dell’iter di approvazione del Regolamento Urbanistico o, addirittura, di osteggiamento alla realizzazione del Regolamento Urbanistico.
Altro tipo di accuse, fatte forse in buona fede, perché magari miravano altrove, sono giunte, comunque, all’attenzione della Commissione da parte di chi ha paventato il pericolo di produrre “mostri” urbanistici figli di approvazioni frettolose di piani. Non erano e non sono né mostri urbanistici – ancorché piccoli -, né approvazioni frettolose. La più veloce aveva subito un iter complessivo di otto mesi dalla presentazione, ottenendo tutti i pareri prescritti dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, comunali e regionali.
Orbene, premesso e compreso – spero – che in vigenza di P.R.G. i cittadini avevano diritto di presentare i piani, e che gli Uffici avevano il dovere di istruirli, il Sindaco e la Giunta li hanno approvati, bando ad ogni diversa ipotesi, la Terza Commissione Consiliare non poteva fare valutazioni di mera opportunità rispetto ai piani, che viceversa sono stati tutti meritevoli di positiva valutazione – direi obbligatoria -. Ma allora? Allora, i sette piani avevano l’opportunità di essere approvati, anche in questo caso non sono solo io a dirlo, ma anche i tre uffici regionali e comunali che se ne sono occupati, oltre alla Giunta e alla Commissione, perché rispettavano e rispettano il PRG vigente, perché non erano e non sono mostri urbanistici, ma perfettamente coerenti con la vocazione naturale e giuridica stabilita per le tre diverse zone della città in cui si chiedeva fossero realizzati, perché non potevano contrastare con un Regolamento Urbanistico che, di fatto, ancora non esisteva.
Forse è opportuno ricordare a quanti pensassero di poter sigillare la proposta tecnica di Regolamento Urbanistico che appunto tale è, cioè una proposta tecnica che deve essere approvata dal Consiglio Comunale mediante lo stesso iter amministrativo seguito dai sette piani all’epoca incriminati; per cui sia chiaro una volta per tutte che la decisione finale su cosa doveva e poteva contenere il Regolamento Urbanistico è attribuita alla politica e sarà esercitata dal Consiglio Comunale e non da altri.
Vi è un’altra ragione per la quale quei piani avevano il diritto di essere approvati. Le nuove abitazioni che si immettono sul mercato o, come le chiamano i tecnici, le nuove stanze – quelle vere – sono queste, perché partono dal mercato; non sono quelle imposte in un R.U. che non si comprendeva, all’epoca, fino a quale punto intendesse assolvere al compito conferitogli dalla legge di regolamentare gli insediamenti esistenti e sembrava volesse assumere con presunzione la dimensione di un nuovo P.R.G., dimenticando che la Legge Regionale prevede ben altri strumenti chiamati ad esprimersi sulla vocazione e trasformazione dei suoli (Piano Strutturale, Piani Operativi e Piani Attuativi).
Ma i piani non furono approvati, bensì ritirati per poter essere revisionati ed armonizzati con il redigendo Regolamento Urbanistico di cui, nei primi mesi dell’anno 2007, come dicevo, arrivano le prime bozze delle norme tecniche di attuazione anche in Terza Commissione Consiliare. Da lì parte la svolta. La Terza Commissione Consiliare si avvia in questa difficile e faticosa avventura conoscitiva della proposta tecnica di Regolamento Urbanistico che si va via, via formando, anche a latere delle stimolazioni prodotte dalla stessa Commissione, in un lavoro assiduo e costante, fatto di presentazioni, sopralluoghi, approfondimenti e confronti non privi di criticità e scontri, ma condotti con la determinazione di quanti vogliono tentare a tutti i costi di orientare verso un prodotto il migliore possibile.
Questo periodo è durato quasi un anno, un anno durante il quale l’Ufficio di Piano è arrivato alla proposta definitiva di Regolamento Urbanistico approdata e licenziata dalla Conferenza di Pianificazione il 3 dicembre 2007. Da tale ultima data, la Commissione ha raddoppiato l’attività, passando quasi in “vivisezione” la proposta di Regolamento Urbanistico mediante l’organizzazione di incontri tematici nei quali sono stati resi edotti della proposta quanti hanno avuto voglia, passione e tempo per ascoltare e capire. Chi non sa non ha voluto né sapere, né capire, o non ha partecipato. Impegno precipuo della Commissione è stato, infatti, finanche quello di pubblicizzare il calendario dei lavori, con la speranza che cittadini e stampa potessero assistere e, a margine, perché no, commentare e suggerire.
Abbiamo persino registrato e stampato l’intero svolgimento dei lavori della Commissione per gli interi mesi di gennaio e febbraio scorsi, e distribuito a tutti i componenti della Commissione la copia del CD contenente tali registrazioni, al fine di rendere i lavori al massimo possibile trasparenti ed accessibili a tutti. Malgrado gli sforzi prodotti, tuttavia, l’amara constatazione che ad onorare l’impegno della Commissione siano stati, invece, solo un cittadino, una giornalista ed un fotografo, che con costanza di interesse hanno seguito i lavori, è stata unicamente compensata dai giudizi che gli stessi hanno ricavato dalle modalità di svolgimento dei lavori; essi hanno offerto a noi tutti, in modo assai lusinghiero, un attestato per il modo vero di conoscere, capire, confrontare e proporre con passione, che ha contraddistinto e gratificato ogni componente della Commissione.
Altri erano fuori, o forse più dentro di noi, a commentare, criticare o elogiare, anche nel dettaglio, tanto il Regolamento Urbanistico quanto il Piano Operativo in cui sono confluiti i piani, magari anche tramite stampa, ma non in Commissione Consiliare. Quando si dice partecipazione… quella offerta, ma non accolta. Strano modo di essere! Ciononostante il lavoro è continuato in maniera operosa, categorica e rigorosa, tanto da produrre ben 87 emendamenti, esaminati e discussi in maniera asettica e, addirittura, anonima, tutti stimolati ed animati dallo stesso comune interesse: sottoporre la proposta tecnica ad un tentativo di maggiore umanizzazione degli strumenti urbanistici in discussione. E’ proprio di questo impegno aggiuntivo che la Terza Commissione ha tentato di offrire che vorrei tentare di fare cenno in modo sintetico, senza rischiare di dover fare il percorso daccapo, durato quasi tre mesi in Commissione.
Ciò di cui, invece, non voglio parlare, perché è pleonastico per me, anche perché arrivo a farlo dopo aver ascoltato e letto giudizi e commenti di personaggi più o meno autorevoli, sono i principi generali, la filosofia di impianto su cui è stata redatta la proposta di Regolamento Urbanistico, i principi, quelli fatti di perequazione, di adeguamento qualitativo e quantitativo di standard, di aumento di verde e percorsi di verde e via dicendo. Su questo è difficile dissentire e non accogliere “a quattro braccia” tale filosofia, pertanto del tutto superfluo sarebbe dilungarmi da parte mia.
Vorrei precisare, invece, che l’azione posta in essere dalla Commissione è stata proprio quella di partire dalla consapevolezza della bontà dei principi ispiratori che, tuttavia, proprio perché principi, sono stati tradotti in fatti, in oggetti di cui è composto il Regolamento Urbanistico, analizzando i quali sicuramente ci si è accorti che qualche critica, pure giunta attraverso la stampa, non era del tutto peregrina e che passare dalla teoria alla pratica non è quasi mai semplice. Ed è così che, tornando agli 87 emendamenti, gli stessi hanno rappresentato per la Commissione, e spero rappresenteranno per il Consiglio, il tentativo di apporre aggiustamenti non capillari, ma di sostanza, in un universo di cose fatte di DUP, DUT, DUSS, tessuti disomogenei, ambito urbano, ambito extraurbano, periurbano e quale altra diavoleria di acronimo è stata inventata all’uopo, che non sempre “dialogano” urbanisticamente tra loro.
E’ intento, quindi, del tutto asettico e, mi permetto di dire, nobile, perché prodotto con l’obiettivo di azionare il riequilibrio tra diritti e aspettative che vanno e vengono, tra diritti e aspettative che si trasformano e che migrano; la maggiore concretezza nella effettiva possibilità di realizzazione di taluni essenziali interventi di opere pubbliche e di riqualificazione utili alla città; la possibilità di recuperare al patrimonio pubblico ulteriori aree da acquisire già trasformate ed attrezzate a parcheggio e verde pubblico in ambiti strategici del territorio urbano, in cui non è detto che si debbano necessariamente riempire i vuoti con ulteriori sagome edilizie; la certezza che la perequazione non rischi di trasformarsi, seppure in buona fede, in sperequazione; la necessità di offrire qualche garanzia in più a quella gente che, dopo aver atteso per venti anni il concretizzarsi di un sogno, rischierebbe di tramandare la stessa pia illusione alla generazione successiva, nonostante il Regolamento Urbanistico; la giustezza di ripararsi dal pericolo di frettolose fughe in avanti, ispirate da pseudo-principi di efficienza, efficacia e celerità dei procedimenti, che nell’interesse collettivo è necessario, e indispensabile direi, che entro certi limiti restino di appannaggio propedeutico del potere volitivo politico e non già del tutto demandati ai tecnici degli uffici (parlo di procedimenti amministrativi, naturalmente); il dovere di consentire, al di fuori dell’ambito urbano di una città capoluogo di regione, che utopicamente qualcuno, forse nostalgico, continua a pensare debba, possa o, addirittura, abbia ancora una vocazione agricola, la possibilità di intervenire per rendere più ortodosse ed allineate a condizioni ambientali più civili la propria esistenza in vita anche nel territorio extraurbano e nel periurbano; l’opportunità di eliminare strade o, per meglio dire, pezzi di strada che giudicare inopportune è generoso, perché duplicazioni e produttrici di spese inutili, che meglio potrebbero essere impiegate…
Potrei continuare così, ma preferisco fermarmi per affermare, ancora una volta, se non l’avessi già fatto, che la Commissione si è ispirata fortemente ed in maniera quasi sempre unanime al miglioramento politico in assoluto della proposta tecnica, e lo ha fatto con grande senso di responsabilità e coscienza, attraverso una prova di vera maturità, che si è manifestata fino all’autocritica, anche nel ritiro di tanti di quegli 87 emendamenti inizialmente presentati e nella trasformazione di altri di essi in ordini del giorno, anche per la consapevolezza di dover essere attenti a non sconvolgere, comunque, l’impianto, l’impalcato generale tecnico del Regolamento Urbanistico.
Questo ha fatto la Commissione, e questo ho consegnato al Presidente del Consiglio Comunale per il prosieguo dei lavori in Aula e, rispettoso come sono delle Istituzioni e di questo consesso in particolare, ritengo sia appena il caso di ricordare anche a quanti nei giorni scorsi hanno voluto sottolineare che la potestà di approvazione è del Consiglio, giacché quello della Commissione è solo un parere, che tuttavia è un parere espresso da ben 19 Consiglieri comunali, quanti ne appartengono alla Terza Commissione, la metà del Consiglio Comunale. Io ho rispetto di questi 19 consiglieri, me compreso.
Tornando con l’attenzione ad una visione più macroscopica degli argomenti all’ordine del giorno di questo Consiglio – cioè Regolamento Urbanistico e Piano Operativo – voglio appena affermare che, in coerenza e continuità con l’approvazione del lavoro svolto dalla Commissione, con questa duplice azione amministrativa – Regolamento Urbanistico e Piano Operativo, ripeto – stiamo veramente compiendo il miracolo di avviare il riequilibrio economico di un mercato immobiliare drogato. E’ il mio sogno di quasi nove anni di impegno da consigliere comunale: far abbassare il prezzo del mattone, ed è quello che accadrà, non significa mettere in crisi il settore. Al contrario, significa renderlo più stabile e duraturo, solo appena più diluito nel tempo, così come è stato fatto con l’euro, con cui, con ogni probabilità, è stato evitato il tracollo economico, perché non potevamo continuare a sostenere dei lussi che non ci potevamo permettere in questa economia di mercato.
I vantaggi che ci offrono questi due importantissimi strumenti urbanistici, peraltro, derivano anche dal fatto che essi sono essenzialmente relativi a zone dove l’antropizzazione è già presente e con essa le urbanizzazioni primarie e secondarie, che grazie proprio alla realizzazione di nuovi piani (DUSS, DUT, DUP, piani operativi) non potranno che trarne giovamento, con l’esaltazione delle caratteristiche qualitative anche in termini migliorativi e di completamento. Con queste operazioni di aggiustamento ed ampliamento urbanistico, e con la loro effettiva e concreta capacità di realizzazione, si offrono centinaia di nuove case a prezzi variegati, alla portata di tutti.
Ci sarà da scegliere per tutti i ceti sociali, con la quota riservata all’edilizia privata per i ricchi, medi e piccoli borghesi, e con quella che è garantita anche per l’edilizia pubblica convenzionata, che è parte significativa dei tre piani riferibili alla zona Malvaccaro/Macchia Giocoli, e quella relativa all’edilizia economico-popolare, attivata con un ragionamento per un collaterale intervento pubblico orientato a favore delle famiglie con reddito basso o medio-basso, per le quali la soluzione del problema abitativo non può essere affidata al mercato privato, ma deve essere trovata nell’ambito di un rilancio dell’edilizia sociale, mediante l’individuazione immediata di aree per l’edilizia residenziale popolare da ratificare, come sarà fatto, con l’approvazione del R.U. e della proposta di Piano Operativo.
Il rilancio dell’edilizia residenziale popolare è, quindi, altra condizione essenziale per il riequilibrio dell’intero mercato, in quanto risolvendo i problemi abitativi per le famiglie più povere si permetterà una maggiore dinamicità del mercato privato. Abbiamo, dunque, la straordinaria occasione di passare alla storia di questa città come il Consiglio Comunale che ha determinato le condizioni per ri-offrire ospitalità a tutte quelle categorie di persone già prima citate che finalmente potranno vivere di minori stenti, come quel Consiglio Comunale che, orientato solo dalla coscienza e dall’umanità di ciascun singolo consigliere che contribuisce alla politica, è stato capace di infrangere il tabu di chi, essendo sazio, non crede e non si occupa di chi è digiuno.
Realizziamo e progettiamo, quindi, la città possibile, con un pizzico di altruismo, ben sapendo che lo faremo per i nostri figli e per i nostri nipoti. Facciamolo con trasparenza e partecipazione, nel rispetto e per l’affermazione dei diritti di tutti i cittadini, proprietari immobiliari e non, imprenditori e clienti, per un equilibrio biologico possibile del genere umano e non solo.
Concludo il mio, come promesso, ridotto intervento con i ringraziamenti, non di circostanza, né di rito, ma sentiti e sinceri. Un ringraziamento alla politica che, pur togliendomi quattro anni or sono l’opportunità di spendermi per un incarico esecutivo, mi ha comunque offerto la possibilità di rivestire un ruolo istituzionale per me assai utile e prestigioso. Ho imparato tanto, e sono riuscito anche ad appassionarmi, talvolta a pregiarmi del ruolo, talora, purtroppo, anche ad esserne amareggiato sotto il profilo umano.
Un ringraziamento fortissimo va alla Commissione, ad ogni singolo consigliere, di Maggioranza e Minoranza, tutti, nessuno escluso, che in un’azione spontaneamente congiunta hanno saputo sostenere ed elevare in me i valori e le necessità di espressione asettica della funzione che devono essere propri di ogni presidenza di carattere istituzionale. Bravi tutti nel premiare, con gesti, parole e comportamenti, il loro sentimento di stima e di riconoscimento di una interpretazione super partes cui spero di essere riuscito ad ottemperare, e per la quale mi scuso se talvolta posso aver mancato.
Un bravo e un bravissimo li rivolgo anche agli Uffici, a ciascun singolo componente, dirigente o collaboratore, strutturato e non, perché hanno saputo essere protagonisti su un palcoscenico difficile, dimostrando competenza, capacità, abnegazione e infaticabilità, anche se non sempre condivise nel merito degli oggetti trattati da me e/o dalla Commissione, allora come ora, in quel dualismo che deve contraddistinguere la politica e la parte tecnica in uno sforzo finale di chi, per un verso o per l’altro, è chiamato o mandato ad occuparsi della cosa pubblica. A loro rivolgo anche la mia stima sincera, perché tutti sono stati in prima linea a difendere il prodotto del loro lavoro con dignità e con caparbietà, e non dietro le quinte, nascosti, magari per suggerire subdolamente strategie ed operazioni, perché in tal caso avrei provato sdegno e disapprovazione.
Grazie a tutti voi, Presidente, Sindaco, signori della Giunta, Consiglieri tutti, per avermi gratificato della vostra attenzione e, perché no, per avermi sopportato.
Si dà atto che assume la Presidenza il consigliere Lovallo.
PRESIDENTE
Grazie, Presidente. Grazie anche da parte mia, che sono componente della Commissione, per l’illustrazione puntuale e dettagliata. I lavori, come da accordi presi all’inizio della mattinata, si aggiornano, per la pausa pranzo, alle ore 15.30. Grazie.
La seduta del Consiglio Comunale viene sospesa alle ore 13.00; riprende alle ore 16.10.
PRESIDENTE
Si procede all’appello nominale. I presenti sono 23; la seduta è valida. Il Consiglio può riprendere tranquillamente i propri lavori con gli interventi di carattere generale sui punti 2 e 3 all’ordine del giorno, sempre con la raccomandazione che abbiamo fatto questa mattina: cercate di contenere gli interventi nei tempi prefissati.
Chi chiede di intervenire? Vi pregherei di iscrivervi, così possiamo cercare di alternare la partecipazione al dibattito dei diversi Gruppi. Prego, consigliere Pace.
PACE
Innanzitutto, sento il dovere di ringraziare il Presidente della Terza Commissione per come ha organizzato ed armonizzato i lavori attinenti sia al R.U. che al Piano Operativo. Certamente, a mio parere, il Presidente non poteva utilizzare un metodo più efficiente di quello che ha in effetti utilizzato, che ha permesso a tutti i componenti, attraverso le varie sedute ed i vari sopralluoghi, di capire e soprattutto di toccare con mano il contenuto del Regolamento Urbanistico e del Piano Operativo. Vorrei pure ringraziare l’Ufficio di Piano, nella persona dell’architetto Di Vito e di tutti i suoi componenti, l’ingegner Viggiano, Maggio, l’architetto Martinese, Mariani e De Angelis.
Ringrazio anche l’ingegner Rocco Robilotta e Giuseppe D’Onofrio, che a mio parere hanno lavorato con grande professionalità e profonda dedizione al dovere. Per quanto riguarda il R.U., la Legge Regionale 23/99 modifica, come sappiamo, radicalmente il modo di fare urbanistica in Basilicata, infatti il vecchio P.R.G. da oggi sarà sostituito da tre nuovi strumenti urbanistici, quali il Piano Strutturale Comunale, che domani sarà Metropolitano, il Piano Operativo e il R.U. Oggi noi ci apprestiamo ad adottare il Regolamento Urbanistico, strumento, questo, che per come è stato redatto e per come ci è stato illustrato dal professor Campos Venuti e dal professor Federico Oliva disciplina tutti gli insediamenti esistenti sul territorio comunale e attraverso nuove modalità dovrà riqualificare e migliorare l’edificato esistente oltre, naturalmente, ad elevare la qualità della vita e delle infrastrutture.
E’ uno strumento che individua aree sulle quali è possibile effettuare interventi diretti di edificazione, completamento ed ampliamento degli edifici esistenti, nonché aree da destinare ad opere di urbanizzazione e quelle da destinare a piani attuativi e delle infrastrutture. A proposito dei piani attuativi, ovvero di quei sette piani particolareggiati ritirati dal Consiglio Comunale in data 5 marzo 2007 e oggi riconfermati insieme ad altri tre piani all’ordine del giorno di questo Consiglio, non ho nulla da dissentire, anzi apprezzo gli sforzi che negli ultimi tempi ha fatto l’Amministrazione, insieme ai proponenti, ottenendo un ottimo risultato.
Ritornando al Regolamento Urbanistico, questo, per come è stato redatto, è finalizzato a raggiungere altri due importanti obiettivi: quello di immettere sul mercato 400 nuovi appartamenti l’anno al fine di calmierare i prezzi e quello di reperire aree da destinare ad edilizia residenziale sociale attraverso la cessione preventiva gratuita al Comune di aree pubbliche, a seguito della perequazione a salvaguardia dei diritti dei privati. Il Regolamento Urbanistico si occupa, inoltre, della viabilità, riappropriandosi della proposta del PUM, che sviluppa e valorizza il sistema ferroviario, il trasporto su gomma e, soprattutto, completa ed utilizza il sistema viario esistente a servizio della città e dei quartieri, inoltre prevede la tangenziale. Il tracciato di tangenziale definito dal PUM è a nord-ovest, al quale si innestano la tangenziale Est e la nuova viabilità già appaltata, che è la cosiddetta tangenziale di Dragonara.
Premesso questo, verrebbe da dire che non c’è nulla su cui dissentire, ma il R.U., da parte del sottoscritto, è stato sempre poco condiviso, perché non ha mantenuto la sua definizione originaria, cioè quella di disciplinare gli insediamenti esistenti, ma è diventato – questa è la mia interpretazione – un megapiano particolareggiato a favore del solo ambito urbano. Il suo dimensionamento ammonta a circa 13.200 stanze, di cui 4.650 relative ai cosiddetti diritti acquisiti e alle previsioni riconfermate, e più di 5 mila stanze derivanti dai piani particolareggiati che dopo le note vicende sono stati – come oggi abbiamo già detto – ricomprese nel Piano Operativo.
Diversamente, invece, è stata considerata la zona periurbana ed extraurbana dove risiede – come sappiamo – un terzo della popolazione. Le previsioni del R.U. al riguardo tengono conto di una diffusa domanda, tendendo a consentire, senza nuova edificazione, alcuni cambiamenti di destinazione d’uso (abitazioni, piccole attività artigianali e commerciali, studi professionali), ma vietano l’edificazione in gran parte della zona periurbana, rinviando il tutto al Piano Strutturale, consentono invece l’edificazione nell’ambito extraurbano ai soli insediamenti legati effettivamente alla conduzione agricola di fondi e più in generale all’attività agricola. Questa è una definizione riportata nella relazione generale, come pure è riportato nelle norme tecniche: previa dimostrazione della loro funzionalità all’attività agricola.
Di sicuro – a mio avviso – queste due definizioni offrono poca chiarezza, e di certo il tutto contribuisce a trascurare le aspettative di tutti quei cittadini che oggi rappresentano il terzo della popolazione della città di Potenza. La mancata condivisione di quanto sopra ho detto ha permesso al sottoscritto di presentare degli emendamenti, sia al R.U. che alle norme di attuazione, emendamenti esaminati ed approvati dalla Terza Commissione.
Questi emendamenti tengono conto delle esigenze dei cittadini perché, come è noto a tutti, non è un fenomeno nuovo che un numero sempre maggiore di cittadini scelga di andare a vivere nelle cosiddette campagne di Potenza. Le radici storiche di questo fenomeno risalgono a molti anni prima dell’ultimo dopoguerra e trovano il loro fondamento in quei coloni e mezzadri che popolavano i latifondi patrizi e della casta clericale. Con l’avvento della Repubblica tale vicenda ha avuto un’evoluzione, un’evoluzione positiva, nel senso che coloni e mezzadri sono diventati cittadini, cittadini veri che sono soggetti portatori di diritti.
Questi nostri concittadini hanno, nel tempo, scelto di continuare a vivere nelle campagne, conservando così uno stile di vita tradizionale e sano, profondamente connaturato alla nostra stessa natura di lucani. Negli ultimi anni la tendenza ad andare a vivere nelle cosiddette zone rurali si è addirittura rafforzata, pur differenziandosi nelle motivazioni e negli stili di vita di chi ha operato questa scelta, ed è innegabile che questa vicenda abbia prodotto degli effetti positivi, primo tra tutti il presidio del territorio: le nostre campagne non sono mai rimaste abbandonate a se stesse, e questo ha impedito che si producessero quei fenomeni di degrado che hanno interessato altre zone del Paese. Tale risultato, mai abbastanza valorizzato, va evidenziato ed è assolutamente necessario operare nel senso di rafforzare questi benefici effetti.
Le mie proposte, i miei emendamenti, vanno proprio nel senso di raccogliere questa forte istanza che ci viene dal territorio, nel tentativo di programmare e pianificare azioni ad ampio raggio con il redigendo – almeno speriamo – Piano Strutturale Metropolitano, partendo dalle esigenze veramente espresse dalla cittadinanza. Si promuove in questo modo un nuovo metodo di intervento, opposto a quello praticato fino al più recente passato, che ha prodotto mostri urbanistici (vedi la nave del Serpentone e la riqualificazione di Piazza delle Regioni).
Questa mia proposta, invece, sorge sulla scorta di concrete e radicate esigenze e tende a raccoglierle e razionalizzarle nel miglior modo possibile nell’interesse della collettività. Molteplici sono le ragioni che spingono i cittadini a scegliere di abitare nelle campagne; prima di tutto la scelta di uno stile di vita legato alle tradizioni e ai nostri radicati valori, il costo eccessivo delle abitazioni nella cinta urbana della città, la necessità di trovare uno sbocco ad iniziative produttive che la mancanza di interventi in questo senso delega totalmente all’iniziativa dei singoli.
Si propone, quindi, una soluzione per mezzo di un intervento di razionalizzazione degli esistenti nuclei rurali: essa consisterebbe nel restauro, nel recupero, nella riqualificazione e nell’adeguamento a migliori standard dell’esistente. Seguirebbe, poi, un intervento di pianificazione per raccogliere e promuovere le nuove istanze provenienti dalla cittadinanza attraverso un’azione tendente a produrre i seguenti effetti: contribuire ad una soluzione abitativa per molti cittadini, contribuire a calmierare i prezzi delle abitazioni in città, contribuire a decongestionare una città che nella sua area urbana è quasi al collasso, rafforzare notevolmente il presidio del territorio, sia in senso ecologico che sociale, permettere una continuità produttiva a numerose piccole e piccolissime imprese edili ed ai tanti piccoli studi di progettazione, offrire uno sbocco ragionevole a tante piccole iniziative economiche artigiane e commerciali, tutto quanto armonizzato alle attività e alle esigenze tipiche delle tante grandi e piccole aziende agricole che insistono sul territorio della città, il cui apporto economico, sconosciuto, purtroppo, nella sua reale entità, ma sicuramente sottovalutato, rappresenta un notevole contributo all’economia cittadina e, soprattutto, un validissimo sostegno ai bilanci di tante famiglie proprio in un momento come questo, in cui le nostre complessive condizioni economiche ed occupazionali non brillano.
Le attività squisitamente agricole potrebbero ricevere uno slancio positivo da un’azione innovativa ed equilibrata di promozione delle aree rurali, permettendo l’incremento e l’adeguamento strutturale delle aziende in sé e beneficiando, inoltre, di tutti gli arricchimenti in termini di servizi di cui le campagne beneficerebbero con la mia proposta. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Pace, anche per essere riuscito a mantenere il suo intervento nei tempi programmati. La parola al collega Mitro.
MITRO
Grazie, Presidente, e grazie ai Consiglieri che mi ascolteranno. Avrei preferito ringraziare anche il Sindaco, che però non è presente. Sebbene io debba accogliere l’invito saggio, come al solito, del collega Luciano Petrullo, devo ringraziare il presidente Rinaldi. Lo ringrazierò brevemente, sebbene il presidente Rinaldi meriti che io mi spenda e spenda qualche parola in più, per il lavoro duro ed intenso che ha svolto in Commissione, un lavoro paziente, nel quale io devo esprimere la piena mia personale ed incondizionata fiducia. Non so quante altre persone, al posto di Raffaele Rinaldi, seppure con qualche ingenerosa considerazione durante il suo percorso, sarebbero riuscite a mantenere i nervi saldi e a continuare nel suo lavoro prezioso.
Io ti dico con grande chiarezza che io personalmente, sebbene sia un tipo moderato e tranquillo, non ci sarei riuscito. Al di là di questo mio personale convincimento, mi interessa in questo consesso, invece, esprimere il mio apprezzamento per la tua relazione. Poi metterò in evidenza alcuni aspetti che mi hanno convinto e che mi convinceranno nel momento in cui il mio personale convincimento trasformerò in un voto, alla fine dei lavori di domani, dopo la discussione sugli emendamenti.
La tua relazione è stata chiara. Hai consentito a tutti – me compreso, che non ho una conoscenza tecnica degli argomenti – di capire, di partecipare e di seguire la tua relazione, che è stata anche concisa. Per te è stata un’impresa essere conciso e compendioso, perché sappiamo che molto spesso, opportunamente, ti soffermi a lungo sugli argomenti perché il tuo intervento e i tuoi convincimenti diventino più efficaci. E’ stata una relazione lineare e coerente – su questo io personalmente non avevo dubbio – che mette in evidenza la tua onestà e la tua lealtà intellettuale, i tuoi sani principi di rettitudine, ed è stata anche sincera. Sebbene tu appartenga ad una Maggioranza qualificata hai fornito anche degli spunti critici e questo aumenta ed avvalora di più il tuo senso di responsabilità nei confronti non solo dei componenti della Commissione, ma anche dell’intero Consiglio Comunale. Non sei stato solo, sei stato aiutato da tutti i componenti della Commissione, sia di Maggioranza che di Minoranza, e nella tua relazione hai evidenziato la delicatezza della missione cui eri stato chiamato, ispirata al soddisfacimento dei bisogni della nostra comunità. Questo è un passaggio che hai fatto spesso, ed è questo che mi soddisfa e mi rincuora principalmente.
Condivido pure la parte sulle disfunzioni rilevate nell’analisi della città, cercando di dare, con il contributo di tutti, elementi nuovi per trasformare questa città. Tu hai parlato di una città urbanisticamente disordinata, una città priva di piazze e di luoghi di svago, una città dove si sono costruite prima le palazzine e poi le opere di urbanizzazione, una città che aveva bisogno in maniera impellente, urgente, di un nuovo regolamento e di un nuovo disegno urbanistico, ed è l’argomento sul quale noi oggi siamo chiamati tutti ad esprimere il nostro parere.
Adesso vado ad evidenziare ed illustrare due o tre situazioni che mi hanno colpito in particolare nella tua relazione. Parlo dei Piani Urbanistici Esecutivi. Tu sai qual è stato, durante il percorso, il mio personale convincimento in merito. Le valutazioni fatte dalla Commissione sono state tutte corrette, esatte ed equilibrate. A mio giudizio, la Commissione ha fatto – e lo dici tu nella tua relazione – esattamente ciò che doveva fare: ha licenziato le proposte in maniera responsabile. A mio giudizio, i sette piani avevano il diritto di essere approvati, perché rispettavano il Piano Regolatore Generale vigente, perché erano coerenti – lo dici tu, e rimarco alcuni tuoi passaggi – con la vocazione naturale e giuridica, perché le tre zone richiedevano che tali interventi fossero fatti.
Il tuo lavoro, la motivazione che tutti i componenti della Commissione hanno avuto, era quello di orientare il lavoro verso un prodotto che fosse il migliore possibile; questo mi conforta, mi rassicura, perché la Commissione, così come dicevo inizialmente, nessun suo componente escluso, ha avuto la possibilità di proporre, di confrontarsi, di capire e di conoscere. Nel momento in cui tu hai reso pubbliche le date delle tue Commissioni hai dato la possibilità a tutti, a tutta la città, di essere presente. Alla luce della trasparenza avuta durante questo percorso, a mio giudizio, nessun cittadino della città di Potenza potrà dire che il Consiglio Comunale ha approvato un regolamento che egli non conosceva. Dobbiamo rilevare la scarsa partecipazione, eccezion fatta – come hai detto tu nella tua relazione – per un cittadino che ha partecipato ai lavori della Commissione.
L’elemento essenziale, a mio giudizio, che dà la possibilità a tutti di discutere, sono gli emendamenti che sono stati approvati dalla Commissione e che saranno domani portati in discussione al Consiglio. Il fatto stesso che vi siano 87 emendamenti va inteso nel senso che i singoli componenti della Commissione, rispetto alla proposta tecnica, hanno avvertito l’esigenza (in maniera asettica – dicevi tu -, e io aggiungerei anche in maniera rigorosa, trasparente, efficace, perché animati tutti dallo stesso comune interesse) di cercare di apportare degli aggiustamenti agli strumenti urbanistici in discussione, il che significa che in realtà si trattava – ed è stato questo il vostro intento – di apportare un miglioramento alla proposta tecnica.
L’amico Raffaele, nelle sue motivazioni, ha parlato di tutti gli intenti degli emendamenti proposti, ma ve ne sono alcuni che assumono, a mio giudizio, un rilievo e un significato particolare: quello di riequilibrare diritti e aspettative; la possibilità di recuperare al patrimonio pubblico ulteriori aree da acquisire, da attrezzare a parcheggi e a verde pubblico; la necessità di offrire, con questo Regolamento Urbanistico – e di questo elemento l’intero Consiglio Comunale dovrebbe avere grande consapevolezza -, la possibilità di avere delle risposte a tutta la gente che da oltre vent’anni aspetta di concretizzare il proprio sogno, nel senso che tale sogno non rimanga nel cassetto. Penso, poi, alla maggiore concretezza nel realizzare taluni servizi essenziali negli interventi per le opere pubbliche.
A mio giudizio, gli elementi sono tutti condivisibili, giusti, corretti. Io ho rispetto del lavoro fatto dall’intera Commissione. Sarebbe un’offesa, un grave danno, vanificare il lavoro fatto dalla Commissione andando a stravolgere le regole e l’impianto complessivo che la Commissione ha approvato. Con il fatto stesso di aver rinviato i lavori del Consiglio, il Consiglio ha preso atto della necessità che tutti i componenti della Commissione avessero un quadro chiaro per portare in Consiglio Comunale un atto che rispondesse alle esigenze della città e fosse legittimo nella sua interezza.
Questi emendamenti (più volte l’ho ripetuto, ed anche il presidente Rinaldi questa mattina lo ha detto) sono emendamenti che migliorano una proposta tecnica, e a mio giudizio, sebbene vada il mio ringraziamento sia all’Ufficio Piano che all’Ufficio Urbanistico, la politica è importante. Per quelle che sono le responsabilità che ciascun consigliere ha nei confronti città, la politica deve intervenire, perché altrimenti andremmo a svuotare di significato l’intero Consiglio Comunale. Con questi aggiustamenti, a mio giudizio, si rende la città nuova, vivibile e più rispondente alle sue reali esigenze e necessità.
Un altro passaggio – le chiedo ancora qualche minuto, Presidente, mi pare di non aver ancora sforato, mi riprenda, nel caso -: il rilancio dell’edilizia popolare. E’ importante; risolve i problemi delle famiglie più povere. Dobbiamo creare un riequilibrio del mercato; questa mattina hai chiamato, Raffaele – ti ringrazio per questo -, tutti i Consiglieri ad avere uno scatto d’orgoglio.
Ebbene, io ti dico che sono orgoglioso, personalmente, del tuo richiamo; anche io, insieme a te e a tutti i consiglieri comunali, vorrei passare alla storia come consigliere comunale che non solo ha guardato agli interessi collettivi della città, ma che ha guardato con particolare attenzione ai bambini, ai più poveri, agli anziani e alle giovani coppie che da questa città, proprio in relazione al discorso sul costo della casa che tu stamattina evidenziavi, sono state costrette ad allontanarsi, giovani coppie che per poter comprare un appartamento devono pagare mutui per molti anni e vivere, di conseguenza, con molti stenti.
Noi dobbiamo guardare al futuro e dare la possibilità, attraverso i nostri interventi, ai nostri cittadini di guardare con più fiducia e rinnovato slancio ed entusiasmo al prossimo futuro. Il mio auspicio e la mia certezza – per il rispetto che personalmente nutro per l’intelligenza di tutti i Consiglieri Comunali – è che in questo consesso, atteso l’argomento così importante, ciascun consigliere, con le proprie motivazioni, darà il proprio contributo con altruismo (ed è una parola che trovo nella tua relazione) per il bene della città, perché essa diventi più accogliente, ospitale e vivibile. Vi ringrazio per l’attenzione e, veramente di cuore, ringrazio Raffaele.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Mitro. Ha chiesto di intervenire il collega Mussuto; prego. Pregherei gli altri Consiglieri di iscriversi per intervenire.
MUSSUTO
Grazie, Presidente. Io inizierò dal primo punto all’ordine del giorno. Abbiamo ritirato il PUM perché, come lei giustamente diceva questa mattina nella parte iniziale, non c’è stato il tempo per “digerirlo”, discuterlo, eventualmente approvarlo. Non credo che sia stata una cosa di poco conto. A parer mio, il PUM, poiché si interseca molto violentemente con le scelte del Regolamento Urbanistico, era un provvedimento che doveva in ogni caso essere portato insieme al Regolamento Urbanistico perché sappiamo bene che determinate scelte del PUM le ha recepite il Regolamento Urbanistico e viceversa. Le due cose si intersecano, proprio per quanto è stato detto anche da coloro che mi hanno preceduto. Non si può prima, come dire, costruire i fabbricati e poi pensare alle infrastrutture, e il PUM è una parte essenziale di questo.
E’ vero pure che tante scelte sono cadute – in termini di viabilità, sto parlando – all’interno dei distretti e degli ambiti in cui si opera, in modo da realizzare le viabilità (diceva qualcuno, è stato detto da più di qualcuno) a carico dei consorzi. E’ vero che sono a carico dei consorzi, ma è altrettanto vero che sono a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Sostanzialmente, quindi, io vorrei chiarire questo concetto: i consorzi non regalano nulla, sia chiaro questo. I consorzi urbanizzano, appunto, la loro area con i soldi che dovrebbero pagare come oneri di urbanizzazione, per cui devono comunque rientrare in quello che è il plafond stabilito.
Se non ce la fanno… cosa impossibile, perché tecnicamente (i tecnici che sono presenti me lo insegnano) comunque si arriva alla chiusura, in un modo o in un altro. Io confido molto, su questo tema, nel controllo degli uffici preposti, nei quali – su questo non c’è dubbio – ho piena fiducia. Ripeto, però, che sarebbe stato opportuno, per una conseguenzialità, che anche il PUM venisse discusso ed approvato in questa sede, insieme al Regolamento Urbanistico.
Non a caso, in Commissione – dove, bene o male, ci sono le rappresentanze di tutte le forze politiche – avevo proposto di prenderci un ulteriore tempo, molto limitato, di dieci/quindici giorni. Vorrei sottolineare anche io – come è stato fatto da qualcuno, in particolare dal Presidente della Terza Commissione – che è stato fatto un lavoro immane in questo periodo, a torto o a ragione. Forse alcune cose potevano anche essere migliorate, può essere; però credo che abbiamo dato il meglio di noi stessi. Il rischio è che in queste circostanze, in un momento in cui siamo particolarmente presi da una serie di argomentazioni, emendamenti, discussioni… qualcosa l’abbiamo addirittura sovrapposta o contrapposta. Potrebbe anche essere, e per questo avevo chiesto un altro periodo di riflessione. Ripeto: sarebbe stata bastevole una settimana, o dieci giorni, senza rinviare alle calende greche, nella considerazione e nella consapevolezza che, comunque, le norme di salvaguardia, in ogni caso, sono scattate. Se fosse passata ancora una settimana, o dieci giorni, non credo sarebbe stata la fine del mondo per nessuno. Comunque è andata così, va bene lo stesso, non c’è problema.
Per quanto riguarda – andiamo nello specifico – il Regolamento Urbanistico, io sono stato molto attento alla relazione che il professor Campos Venuti ha fatto in questa sede. Se la memoria non mi tradisce, egli ha sottolineato due aspetti principali di questo regolamento, a parte il distinguo che ha fatto sulla legge nazionale del ’42 rapportata alla Legge Regionale 23/99, che noi ci pregiamo di avere… cosa che, per la verità, non è condivisa dal professor Lascasas, che addirittura la giudica una disgrazia.
Non sono in grado di giudicare, io, se questa legge è una “disgrazia” – se non ricordo male è proprio il termine che è stato usato -; non ne sono in grado, perché non sono un urbanista, sono un tecnico, ma di altra natura; però, voglio dire, vediamo come le cose non si incrociano, a volte, non seguono lo stesso percorso, e parliamo con profondo rispetto del professor Campos Venuti e con altrettanto rispetto del professor Lascasas, che non è comunque l’ultimo degli urbanisti. Staremo a vedere. Da quello che diceva il professor Campos Venuti, la differenza sostanziale tra la “23” e la Legge Urbanistica del 42, che sostanzialmente era riferita ai Piani Regolatori Generali, sta nel fatto che la L. R. 23 prevede una pianificazione strutturale programmatica, a differenza dell’altra che, invece, è prescrittiva, quindi questo avrebbe agevolato il percorso dell’acquisizione delle aree. Non so… io non sono nelle condizioni di poter dire: “è così”. Lo vedremo.
Sicuramente la L. R. 23 introduce un concetto che è assolutamente nuovo e può portarci a risultati positivi, che è quello della perequazione, però attenzione! Attenzione, perché mi pare che la normativa, o forse io non sono stato in grado di sviscerarla fino in fondo, mi pare abbastanza controversa. Cito alcuni esempi: in merito all’acquisizione, chiaramente, c’è la L. 166/98, se non vado errato… la L. 136 /99, la quale darebbe diritto ai privati proprietari, secondo qualcuno, chiaramente, di destinare i propri terreni, nell’ambito di un contesto… di eseguire direttamente gli interventi di edilizia economica e popolare (ERP). Per la verità, è un po’ controverso anche questo, perché cozza con la L. 865/61.
Sembrerebbe, a parere di qualcuno, che invece, proprio nel rispetto della “136”, le proprietà potrebbero essere acquisite dal Comune. Mi riferisco, ovviamente, alla parte pubblica, nel caso specifico dei piani particolareggiati, laddove abbiamo le varie proporzioni, a prescindere da quello che è successo negli ultimi tempi (ma partiamo dall’origine: 60 pubblico e 40 privato). Secondo alcuni il 60% di pubblico poteva essere acquisito dal Pubblico, quindi dal Comune, sostanzialmente, e affidato a consorzi, o ad ATER, nel caso specifico in particolar modo l’ATER che è l’ente preposto, non lo dimentichiamo, ad eseguire – perché altamente specializzato – edilizia di tipo convenzionato e sovvenzionato.
Fermo restando, ovviamente, che avrebbero potuto partecipare, qualora ce ne fossero le condizioni, anche i proprietari, per cui bisognava, sostanzialmente, bandire questa gara. Allora, se così è, e questo poteva essere un ulteriore motivo di discussione, se ci fosse stata… di approfondimento, più che di discussione, ovviamente supportato da aspetti legali… se ci fosse stata questa proroga che io avevo chiesto. Probabilmente saremmo arrivati ad una convinzione più netta su questa possibilità, perché ovviamente capite benissimo che è molto importante; è molto importante perché qualcuno diceva che in questo regolamento noi abbiamo introdotto ed iniziato, finalmente, a parlare di edilizia convenzionata e sovvenzionata.
Mi riferisco sempre alle case popolari da dare in locazione semplice, per intenderci, e convenzionate, pseudo-cooperative, cooperative o similari, che possono essere gestite anche da privati, di cui c’è forte bisogno in questo Comune, fortissimo bisogno. Non so se quello che esce fuori da questi piani particolareggiati, in modo particolare, e dall’altra parte minimale…
Architetto Di Vito, devo dire che non è che poi ci sia questa grossa presenza di edilizia sociale nel Regolamento Urbanistico. Porto qualche esempio: il DUT numero 7 prevede un lotto di ERP, con superficie di 3.500 metri; nel DUT di Via Appia, suddiviso in tre parti – A, B, C -, complessivamente dovrebbero essere venti alloggi, tra l’altro con un appunto sulla scheda riferita a questo DUT, cioè che potranno essere anche pubblici soggetti attuatori. Mah… potranno essere, già questo, quindi, crea un altro punto interrogativo. DUSS numero 1: eventuale ubicazione di volumetria destinata ad edilizia convenzionata. Eventuali: mi pare che di certezze ce ne siano ben poche; l’unica certezza è quella che ci proviene dai piani particolareggiati.
Il fabbisogno non lo risolveremo mai, perché a nessuno di voi sfugge che nel 2004 è stato fatto un bando generale per l’assegnazione di edilizia economica e popolare, e in questo bando erano posizionati in modo utile (qualcuno molto, molto in fondo alla “classifica”, diciamo così) circa 900 persone, poco più, poco meno. Ora, io voglio anche intravedere un abbattimento di questo dato; diciamo che di questi 900, sono 500 coloro che hanno un bisogno impellente, ma stiamo parlando di edilizia sovvenzionata, di edilizia che deve costruire un Ente, una struttura pubblica, e affidarla a locazione semplice. Quanti alloggi ricaviamo da questi provvedimenti che andiamo ad approvare? Siamo fortemente distanti da quella che è l’esigenza, probabilmente allora dobbiamo pensare ed attivare altre strade per poter approdare ad un risultato accettabile.
Forse quello che rappresenta una parte più consistente è l’edilizia convenzionata, della quale pure c’è bisogno, perché stiamo parlando, sostanzialmente, di una fascia media, o pseudo-tale, che non può assolutamente accedere all’edilizia privata, visti i costi che tanti hanno già sottolineato e che sono sotto gli occhi di tutti (non c’è bisogno di fare chissà quali salti per capire dove si arriva). Probabilmente… anzi, c’è bisogno assolutamente anche di quella.
Allora, io vedo che in numero assolutamente maggiore è prevista l’edilizia convenzionata anche se questa non è bastevole – anche questa – in rapporto a quelle che sono le esigenze. E’ chiaro che poi, come diceva qualcuno stamattina, ci meravigliamo perché la gente “evade”, se ne va nei Comuni limitrofi… Non a caso mi pare che Pignola e Tito siano gli unici piccoli comuni della provincia di Potenza che hanno un incremento demografico. Questo perché – non credo di aver scoperto l’acqua calda – è nei fatti: non potendo accedere neanche a locazione, perché non ne esiste la possibilità sul territorio, la gente si rivolge e per l’acquisto e per la locazione a questi due comuni che offrono un mercato più accessibile.
Io, allora, per l’amor di Dio, dico che un passo avanti è stato fatto rispetto a venti anni fa, quando è stato fatto l’ultimo intervento di edilizia economica e popolare, dall’allora EPER, mi pare si chiamasse. Sicuramente abbiamo fatto un passo avanti, ma non è bastevole, non ci possiamo arrendere. Tante altre possibilità le lasciamo al Piano Strutturale Metropolitano, però, Sindaco, Lei mi deve consentire… io non voglio essere “l’uccello del malaugurio”, assolutamente, credo anche che tutto questo possa avvenire in tempi brevi, però qualche dubbio Lei me lo deve consentire.
Per come è congegnato il Regolamento Urbanistico, sostanzialmente questo è un Piano Regolatore, una nuova variante al Piano Regolatore Generale, visto che abbiamo allargato i confini dell’urbano, abbiamo bloccato il periurbano e l’extraurbano. Io non so quando il Piano Strutturale sarà redatto. Io mi auguro e voglio essere veramente fiducioso… però dobbiamo partire da subito, perché ci sono troppe cose che sono legate al Piano Strutturale Metropolitano. Se non sarà “metropolitano” non credo che sarà un problema, lo facciamo comunale, ma dobbiamo dare assolutamente la possibilità di utilizzare il territorio, e di utilizzarlo nel miglior modo possibile.
Il professor Campos Venuti ha sottolineato fortemente due aspetti di questo Regolamento Urbanistico, oltre – ripeto – ad elogiare la Legge 23; uno è quello del verde, quindi ha parlato del Centro Studi, ha parlato del Vallone Santa Lucia e del verde in generale, e l’altro aspetto è quello della viabilità, ponendo l’accento sul collegamento nord-ovest che va a “sbarcare” sulla Basentana. Diciamo che quella era già una previsione del Piano Regolatore Generale, per cui il R.U. e, quindi, il PUM l’hanno fatta propria.
Ma parliamo del verde. In taluni casi, noi abbiamo visto che nel Piano Regolatore Generale c’erano zone destinate a verde. Non voglio scendere nei particolari perché ne avremo modo, eventualmente, domani, quando si discuterà degli emendamenti. Queste zone sono state recuperate e trasformate in servizi, parcheggi, per consentire, probabilmente, a qualche DUT di realizzare volumetria, perché ovviamente senza gli standard non sarebbe stato possibile; avremmo cozzato fortemente con la filosofia del Regolamento Urbanistico.
Io, con un pizzico di malignità, lo ammetto, dico che è stata recuperata quella zona verde, trasformata, per poter consentire l’atterramento di quelle volumetrie. Credo che non sia possibile una cosa del genere, a maggior ragione quando parliamo… perché è vero, concordo: se dobbiamo riqualificare, se dobbiamo sanare determinate situazioni posso anche essere d’accordo, ma vediamo punto per punto. Non si possono assolutamente atterrare volumetrie in zone che hanno pendenza proibitiva, dove probabilmente nemmeno le capre o gli stambecchi, che sono “preposti” a queste pendenze, stanno bene.
Dico, allora: ci vogliamo rendere conto di quello che facciamo? Ho sempre parlato di soluzioni ragionate, ma capisco che ci può essere anche un errore… una leggerezza, un’azione che non è, come dire, granché verificata può portare ad una cosa del genere, però fino a quando siamo in tempo vediamo se riusciamo a recuperare queste situazioni. Io avevo presentato anche un emendamento, per la verità, in Commissione, ma poiché non avevo tutti gli emendamenti aggiornati l’ho ritirato, perché mi era stato detto che quello stesso emendamento era stato riveduto e, quindi, aveva lo stesso obiettivo, sostanzialmente voleva raggiungere lo stesso obiettivo.
Quando sono venuto in possesso degli emendamenti modificati, mi sono reso conto che, sì, era quello, ma che salvava determinati DUT. Io non sono d’accordo, francamente, e mi auguro che questa posizione possa essere rivista, nel rispetto di quelli che sono i presupposti del Regolamento Urbanistico e di quelli che sono gli obiettivi del professor Campos Venuti, del professor Oliva, di tutto l’Ufficio di Piano, ai quali dobbiamo riconoscenza e gratitudine per il lavoro fatto, non fosse altro per lo stress a cui li abbiamo sottoposti (credo che non vorranno più sentire parlare di Terza Commissione); di questo dobbiamo dargli atto, ci vuole veramente una grande dose di forza.
Vediamo se riusciamo a recuperare certe situazioni che, francamente, penso che ci faranno pentire domani, e mi riferisco non a domani, all’approvazione, ma alla fase di gestione di questo regolamento. Per il resto (chiudo qui, non voglio entrare nel merito di altre cose, perché ormai il lavoro l’abbiamo fatto), formulo un auspicio: che i cittadini, se questo regolamento verrà adottato, si facciano carico di presentare una serie di osservazioni puntuali, mirate, in modo da poter offrire loro il miglior strumento possibile.
Non dimentichiamo, però, che noi avevamo chiesto anche una riperimetrazione (qualcuno l’ha già detto prima di me, ma lo voglio sottolineare); un altro aspetto importante è che c’erano delle zone che erano edificabili, come previsione del Piano Regolatore Generale, e che oggi sono state accantonate nel periurbano. I miei sospetti, i miei dubbi – che vi prego di consentirmi – sono legati a lungaggini nella redazione ed approvazione del Piano Strutturale Metropolitano; in tal caso questi cittadini se lo sogneranno; stiamo parlando di gente che fino ad oggi ha pagato fior di quattrini per l’ICI, quindi non so dove tutto questo ci porterà. Per questo mi auguro che arrivi una serie di osservazioni, sulle quali noi ci piegheremo – come abbiamo fatto per gli emendamenti – giorno e notte per dare un risultato che sia il più convincente possibile. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Mussuto, e lo ringrazio anche nella sua qualità di Vicepresidente della Terza Commissione Consiliare, per cui penso che, così come tutti gli altri componenti della Commissione, vada accomunato agli elogi giustamente rivolti al Presidente della Commissione.
Colleghi, il numero legale c’è, altrimenti avremmo tranquillamente proceduto ad una verifica. Qualcuno ha definito questa giornata storica. Io non voglio, più di tanto, riempire di enfasi la giornata ed i provvedimenti, però questo certamente è un momento determinante e importante e qualificante dell’intera consiliatura. Pregherei, allora, i Capigruppo di far rientrare in aula i componenti dei rispettivi gruppi. E’ già oltre modo avvilente, in un momento così importante, in cui il Consiglio Comunale sta discutendo e delineando il futuro dell’assetto urbanistico della città per i prossimi anni, vedere, salvo qualche volontario che ringraziamo per la presenza, la galleria della sala consiliare così desolatamente vuota…
Comunque, siamo proprio ai limiti, per cui vi pregherei di far rientrare i Colleghi in aula, in modo da dare al dibattito un po’ più di partecipazione, quella partecipazione che – ripeto – l’appuntamento certamente merita. La parola al consigliere Bongiovanni, prego.
BONGIOVANNI
Grazie, Presidente. Mi verrebbe da dire che normalmente la Storia la fanno gli uomini, per cui uno non può immaginare di scrivere la Storia se non con le mani che ha a disposizione; non si può pretendere di dipingere il mondo senza avere – come me – la capacità di affrescare la Cappella Sistina. Qualcun altro ritiene che la Storia la faccia la ragione, qualcun altro che la faccia Dio… E’ un concorso, però il libero arbitrio sollecita profondamente e in prima persona gli uomini nel fare la Storia.
Anche io ho seguito con attenzione la relazione del Presidente della Terza Commissione, e lo ringrazio soprattutto perché, non avendo fatto parte della Terza Commissione, è stato utile il suo puntuale, dettagliato e preciso excursus per consentire ad un consigliere come me che, appunto, non ha partecipato ai fittissimi lavori della Terza Commissione di essere portato dentro all’iter, al processo di valutazione di questo importante strumento. Per questo lo ringrazio sinceramente.
Devo dire subito che condivido la sua premessa, nel senso che abbiamo detto più volte, e mi sento di doverlo ribadire oggi, che probabilmente sarebbe stato più opportuno che questo importante processo di ripensamento della città seguisse l’iter che egli ha ribadito, cioè che quanto meno nelle sue linee strategiche fondamentali ci fosse un’indicazione del piano strategico per poi arrivare a regolamentare l’esistente, così come si fa con il Regolamento Urbanistico.
Mi rendo conto che, probabilmente, questo sarebbe stato uno sforzo notevole e avrebbe richiesto una generosità di consegna, da parte di noi tutti, di un lavoro forse non così compiutamente organizzato come quello di oggi, però forse sarebbe stato – questa è la mia opinione – più utile; quanto meno sarebbe stato funzionale a quello che oggi diciamo.
Anche in linea di premessa sarebbe stato importante, proprio perché facciamo la Storia, un attimo di memoria storica (perché quando si fa la Storia, normalmente si fa un minimo di memoria storica) rispetto ai processi e alle decisioni e all’organizzazione degli interessi e alla configurazione di volontà che si sono realizzati nel corso degli anni, dei decenni, e che, per esempio, hanno fatto sì che questo Centro Storico fosse questo, che il Piano Regolatore facesse scelte ben precise…
Voglio dire: i piani regolatori e l’urbanistica in generale, ma soprattutto nella città di Potenza, hanno configurato interessi, hanno codificato spinte, hanno modellato la città, che poi è quella che è perché le scelte sono state modellate sulla base di quel passato. Sarebbe stato opportuno, quindi, anche fare un minimo di memoria storica rispetto a questo. Ci avrebbe aiutato, probabilmente, a dirci alcune cose.
Anche la relazione introduttiva, generale, al Regolamento Urbanistico, giustamente, rimane legata a valutazioni di carattere esclusivamente, meramente tecnico-urbanistico; rispetto allo strumento, però – ripeto -, noi che siamo l’assise comunale deliberante, almeno un minimo di memoria rispetto a questo avremmo potuto e dovuto fare; però tant’è.
Io mi vorrei soffermare soltanto su due o tre questioni di carattere generale, perché non entro nello specifico, non mi permetto. Il lavoro fatto dalla Commissione è un lavoro puntuale, per cui poi, al limite, nel corso della discussione per gli emendamenti, per gli articoli, se ci sarà qualcosa di rilevante, non abdicando alla mia funzione di consigliere comunale, interverrò. Mi sono interrogato rispetto alle valutazioni che sono state fatte nella passata seduta dai professori che ci hanno illustrato il Regolamento Urbanistico, rispetto alle deficienze del Piano Regolatore Generale, che di fatto viene a conclusione in queste ore.
Abbiamo visto segnalate anche le incongruenze, le difficoltà di applicazione di quel Piano Regolatore Generale. Devo essere sincero: quello che è stato detto del Piano Regolatore Generale, condivisibile, perché i dati sono quelli che sono, non tranquillizza rispetto alla realizzazione delle previsioni del Regolamento Urbanistico, rispetto all’attuabilità, all’attuazione di questo. Questo significa non che sia sbagliato il Regolamento Urbanistico, ma che il processo è ovviamente in itinere, che sarà necessario un vivo e costante accompagnamento del Regolamento Urbanistico, sia da parte della politica (che deve, cioè, continuare ad accompagnare queste scelte), sia da parte della tecnostruttura.
Per esempio, noi abbiamo sentito parlare dell’importanza… uno degli elementi importanti, innovativi del Regolamento Urbanistico è proprio il tema della perequazione, è il tema della possibilità più rapida da parte del Pubblico e dell’interesse pubblico di vedere realizzate scelte che nel vecchio Piano Regolatore Generale hanno avuto una difficoltà.
Sono stati citati i casi dell’edilizia sovvenzionata e convenzionata, dai Colleghi, però è ovvio che, per esempio, poiché tutta l’applicazione del Regolamento Urbanistico non è immaginabile in un attimo, il tema è quali priorità noi segniamo proprio rispetto alla realizzazione di questi interessi pubblici. Le priorità non sono indifferenti; non è indifferente scegliere una priorità o un’altra, insomma. Una piazza rispetto ad un asilo, una casa di edilizia sovvenzionata o convenzionata rispetto a una strada non sono scelte indifferenti. Le scelte, le priorità rispetto a questo – dobbiamo dircelo – ancora non ce le siamo dette.
Rispetto alla difficoltà che dicevamo prima e che io non vedo, al momento attuale, superabile facilmente (la difficoltà riscontrata nell’attuazione del Piano Regolatore Generale ed oggi del Regolamento Urbanistico), un caso particolare, un caso emblematico, a mio avviso, è questa esigenza legittima, giusta, della città di avere uno spazio verde che sia un po’ più ampio rispetto a quelli circoscritti delle ville comunali o anche di questa villa qui sotto, che è spesso chiusa.
Dico del Vallone di Santa Lucia: una scelta giusta, legittima, opportuna; dobbiamo fare in modo che la nostra città abbia un polmone verde. Però, ecco la difficoltà, era una zona verde, vincolata, già nel Piano Regolatore Generale. Mi dicono che la difficoltà sia stata nell’elaborazione di un piano particolareggiato che rendesse attuativa quella previsione. Oggi quella previsione, giustamente, viene confermata, però ancora non sappiamo, concretamente, quel Vallone di Santa Lucia, come verde, in che modo viene attrezzato, quale grado di fruibilità avrà quello spazio per la città.
Intanto, intorno costruiamo delle cose e poi, ancora oggi, non sappiamo se effettivamente, come e quando questa strada verde, questo polmone verde, possa essere veramente e finalmente il luogo di fruibilità di quel necessario verde che una dimensione umana di città deve avere.
Dicevo, quindi, che questo richiede una priorità nelle scelte che ancora oggi non siamo stati e forse non siamo in grado di fare; non siamo in grado di elencare queste priorità, che però devono sollecitare la nostra discussione. Il Piano Regolatore Generale e tutti gli strumenti urbanistici hanno conformato gli interessi di una comunità, hanno fatto in modo, a volte, che interessi che fino ad un certo momento storico erano marginali diventassero importanti, che alcuni interessi fossero consolidati, che altri si trasformassero; hanno inevitabilmente, insomma, quelle discussioni, dato un impulso al dinamismo sociale, alla dinamica di questa società, della società potentina.
Io mi auguro, in generale, che questo Regolamento Urbanistico, che prevede una interrelazione di un certo tipo tra il soggetto pubblico e il soggetto privato, faccia fare a quella che una volta si diceva borghesia, noi diremo imprenditoria, classe imprenditoriale, chiamiamola come vogliamo… faccia fare, consenta, aiuti essa a fare uno sforzo di generosità rispetto alla comunità cittadina che, devo dire, negli ultimi decenni non c’è proprio stato.
Dobbiamo dire chiaramente che quegli interessi che si sono consolidati e si sono sviluppati nei decenni passati hanno consentito, giustamente, di usufruirne e di tramutarsi in interessi concreti che, però, poi, difficilmente si sono riversati anche a beneficio della comunità. Io ritengo che questo sia anche uno strumento con cui giustamente si sollecitano le classi dirigenti in generale ad uno sforzo, ad un’istanza di generosità verso la comunità cittadina.
Se immaginiamo semplicemente l’organizzazione, la tutela dei microinteressi individuali, probabilmente come visione complessiva noi falliremmo; se riusciamo a fare in modo che questo, parzialmente, sia anche uno strumento per consentire finalmente di essere protagonisti della propria città, di averla a dimensione d’uomo, di ridare al territorio in termini non soltanto economici, ma in termini di generosità, di progettualità, di dinamismo sociale… questo, sì, sarebbe un risultato storico, visto che dobbiamo registrare che nel passato, purtroppo, non c’è stato.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Bongiovanni. La parola al consigliere Coviello.
COVIELLO
Io credo che sia stato detto molto sulla giornata di oggi, su quale sia l’importanza dello strumento che andiamo ad approvare oggi, su quali sono le ripercussioni che può avere sulla città… Ho letto nell’ultimo strumento approvato nell’89 frasi analoghe, che dicevano che il Piano Regolatore Generale, come era impostato per la città di Potenza, le avrebbe dato una dimensione di 100 mila abitanti, che avrebbe cercato di portare la città al dà di là dell’attuale Basentana, dando quindi un respiro più ampio alla città. Dopo qualche anno, l’Assessore al ramo ci dice che il regolamento che abbiamo approvato è difficilmente attuabile, che è uno strumento vecchio; quindi dal ’91 ad oggi la città ha subito quello strumento sbagliato, quel modo di fare urbanistica sbagliato, quella filosofia che dalle nostre parti è più difficile attuare, perché quando si tratta di stare insieme vi è sempre un atteggiamento, un approccio diverso da quello delle altre realtà.
Piano, piano la città si è immobilizzata; l’Amministrazione – per disgrazie amministrative – non ha avuto la forza né politica, né economica, per presentare dei piani operativi che andassero incontro alle esigenze normali di un pubblico più vasto, quindi abbiamo lasciato l’urbanistica in mano ai palazzinari di questa città.
Adesso credo ci sia un nuovo vento, un nuovo modo di fare urbanistica, una nuova filosofia, e la Legge 23/99 ci dà dei paletti, ci dice che dobbiamo cominciare a fare una nuova filosofia, magari con metodi più restrittivi di quelli di prima. Le difficoltà, quindi, credo che aumentino e non diminuiscano sull’aggregazione per l’attuazione di questi strumenti. Oggi è, quindi, un giorno importante, in cui la città dovrebbe rispondere positivamente ad un invito fatto dall’Amministrazione: discutiamo insieme di quale deve essere il futuro di questa città.
Però la presenza del cittadino, anche nella fase interlocutoria, e che in questa fase dell’adozione è ancora più importante, è stata scarsa; vi è stata una contrapposizione politica ed economica, quindi contrapposizione di interessi, che hanno alimentato anche il dibattito politico, però l’interesse reale sulla qualità della città e sull’approccio, la curiosità verso lo strumento urbanistico è prettamente “zero”.
Io credo che questo strumento debba cercare di risolvere qualche problema; almeno sulla filosofia qualche concetto lo condividiamo, e più avanti dirò anche che cosa. Credo, quindi, che oggi sia una giornata importante e che questo Consiglio Comunale, anche in mancanza della partecipazione, deve cercare di riflettere per capire quanto e se è migliorabile questo strumento.
Io devo ringraziare Raffaele Rinaldi per il lavoro che ha fatto in questi anni, perché comunque condivido alcuni passaggi, in cui mi pareva parlasse un esponente dell’Opposizione. Condivido, quindi, e sottoscrivo, tutte le criticità che ha sottolineato nel suo intervento e lo ringrazio soprattutto per l’atteggiamento super partes che ha avuto in Commissione. Ha dato la possibilità a tutti di migliorare questo strumento con la presentazione di emendamenti, quindi con una partecipazione allo strumento. Noi, invece, dal nostro canto, abbiamo dovuto farne non una questione di miglioramento dello strumento, ma una questione di diritto. Dicevamo: noi collaboriamo alla modifica, al concetto del Regolamento Urbanistico, solo e solamente se vi sono riconosciuti i diritti.
Qualcuno dice che vi erano dei diritti che erano stati calpestati, qualcuno dice che erano delle aspettative; noi diciamo che erano diritti; qualcuno che per anni ha pagato delle tasse su alcuni terreni oggi si vede escluso, e la cosa più grave di questo Regolamento Urbanistico, salvandone e condividendone alcuni aspetti filosofici, è che non c’è un ragionamento su quali sono i tempi per l’attuazione del Piano Strutturale.
Quello che è stato detto a quel famoso comitato delle campagne era un contentino; ma un Piano Strutturale deve essere vicino, perché la soddisfazione delle esigenze, così come è la proposta, credo sia minimale. La portata del Regolamento Urbanistico – è stato detto qui dai professori più illustri dell’urbanistica italiana – esclude un ragionamento immediato sul Piano Strutturale, pertanto credo che noi difficilmente riusciremo a soddisfare l’esigenza di questo territorio.
Oggi il Regolamento Urbanistico diventa importantissimo se avvia un progetto che porti ad un Piano Strutturale veloce; siccome la portata del Regolamento Urbanistico è soddisfacente dal punto di vista dei contenuti, ma anche dei nuovi insediamenti che si andranno a fare, non vi è una proposta che vada a vedere la città nel suo complesso. Sindaco, non ci nascondiamo; il PUM, correlato al Regolamento Urbanistico, già traccia uno sviluppo della città; già traccia la direzione che ha scelto l’Amministrazione su dove deve andare la città, perché le grosse infrastrutture vanno tutte in un certo senso, gli insediamenti vanno tutti in un certo senso, quindi questo è un vero e proprio Piano Strutturale, però della cinta urbana.
Le zone aperte hanno avuto qualche contentino di edificazione, ma soprattutto di cambio di destinazione d’uso – e poi ritorno anche su questo argomento -, ma credo che sia fondamentale che noi abbiamo un Piano Strutturale in cui decidiamo che cosa dobbiamo fare delle nostre zone aperte, se vogliamo far costruire nelle campagne, nei nuclei aggregati, in alcune zone… decidiamo, poi, se quel 15% di persone che abita in campagna ha diritto anche al 15% di nuove volumetrie nelle campagne.
Questo oggi non è stato detto, ed è un ragionamento che noi oggi non affrontiamo; l’Amministrazione lo ha lasciato da parte. Redigere il Piano Strutturale è difficile; è ancora più difficile perché lo dobbiamo fare con dieci Comuni; mettere insieme le varie posizioni politiche è difficile e mettere insieme dieci posizioni di dieci Comuni con diverse posizioni politiche è ancora più difficile, diventa impossibile. E’ per questo che il percorso che ci porta al Regolamento Urbanistico è, secondo me, orfano di un passaggio.
La Legge 23/99 era condivisibile fin a quando è rimasta la L. 23/99, poi la politica si è messa a fare rinvii, modifiche, circolari, interpretazioni… snaturandola. Se noi oggi avessimo un Piano Strutturale e una Carta regionale dei suoli potremmo affrontare il Regolamento Urbanistico facendo degli interventi migliorativi della città, che andassero a riqualificare alcuni ambiti che vanno riqualificati. Questa è la ragione per la quale il Regolamento Urbanistico non può essere oggi, solo, la soluzione per tutti i problemi, se non va visto in un contesto più ampio.
I punti cardine. Scusate, qua che facciamo? L’interesse, legittimo, di tanti piccoli imprenditori oppure…? Io non ho sentito ancora parlare di interesse pubblico. L’interesse della politica è soprattutto quello di vedere quali sono gli interessi più forti, parlo della perequazione, parlo del Vallone di Santa Lucia e parlo delle infrastrutture. Oggi il compito dell’Amministrazione, dell’amministratore, è quello di guardare soprattutto e soltanto all’interesse pubblico.
Qualcuno, quindi, mi dica un punto cardine di questo Regolamento Urbanistico, il piano del Vallone di Santa Lucia, come lo vogliamo fare, dove, con quali soldi, con quali tempi… Come dobbiamo realizzare la maggior parte delle infrastrutture che sono di parte dell’Amministrazione, se il Regolamento Urbanistico, in alcuni in ambiti, quelli che chiamano DUT, DUSS, è inapplicabile, perché è più restrittivo di prima? Se prima era difficile, oggi sarà ancora più difficile; anche se l’imprenditore attuerà questo strumento, alla fine dovrà per forza rivalersi sull’acquirente finale aumentando i prezzi.
Se oggi un imprenditore, con un indice di 0,50, non riesce a mettersi d’accordo, perché non lo ritiene conveniente, con un indice di 0,35, facendo anche le infrastrutture, secondo voi si attiverà o no? Quindi, l’interesse pubblico viene meno.
I punti cardine, dicevo, di pubblica utilità: il Vallone di Santa Lucia è uno di quelli, l’altro cuore verde è il Centro Studi, vi sono poi le infrastrutture necessarie, la tangenziale che deve collegare il nord al sud della città e portare le persone che visitano la città da nord verso la Basentana e poi dalla Basentana verso il polo ospedaliero. E’ su questi punti che pecca, secondo noi, perché l’Amministrazione, oggi, si affida totalmente, per la realizzazione dei servizi, ai privati, che è una cosa che, secondo me, viene meno…
Vi faccio un esempio: noi abbiamo a nord, a centro e a sud tre DUT; questi hanno come prescrizione quella di fare una tangenziale che porta dall’Epitaffio alla Basentana. Se uno di questi tre DUT non si attiva, ed è la parte centrale, secondo voi riusciremo mai a fare quell’anello che congiunge una parte all’altra della città? E’ su questi punti che, secondo me, dobbiamo riflettere più dettagliatamente.
Io ringrazio il presidente Rinaldi per l’atteggiamento avuto in Commissione; credo, però, che qui vada anche ammirato il nostro approccio (anche se non abbiamo collaborato alla stesura di emendamenti). Abbiamo avuto un approccio migliorativo rispetto agli emendamenti proposti, nonostante avessimo presentato quella pregiudiziale sui diritti che avevano i cittadini sulle fasce C ed F, perché andavano riconosciuti, perché se nell’89 abbiamo definito un perimetro urbano, con zone di espansione, oggi – dopo venti anni – non possiamo dire che quelle zone di espansione vengono annullate, che quei diritti vengono calpestati.
Nonostante quell’atteggiamento pregiudiziale, che ha visto non ascoltare le istanze dei cittadini, noi abbiamo avuto comunque un approccio serio, responsabile; tutte le proposte emendative fatte dalla Maggioranza noi le abbiamo affrontate criticamente, quando c’era da affrontarle criticamente, ed approvate quando c’era da dare un’approvazione.
Noi abbiamo dato un approccio positivo, di collaborazione, nonostante vi fosse un difetto che nasce in tutti gli strumenti. Noi, come Consiglio Comunale, abbiamo due compiti: uno dell’indirizzo e l’altro del controllo; oggi stiamo facendo un controllo di quelli che dovevano essere gli indirizzi, però chi ha dato gli indirizzi per questo Regolamento Urbanistico? Il Sindaco dice sempre (è una cosa che non condivido, poi dirò anche delle cose che condivido tra quelle che ha detto il Sindaco) che sta capendo che cosa è il Regolamento Urbanistico anche grazie al lavoro fatto dalla Commissione. Io gli dico sempre che non ci credo, che guai se fosse così, se la politica, in questa città, fosse affidata solo alla proposta tecnica, senza un indirizzo politico. Rabbrividisco al solo pensare che la politica non governi i processi di questa città. Non gli interessi, i processi.
Quando il Sindaco dice che non conosce la proposta e non ha dato indirizzi per questo Regolamento Urbanistico io stigmatizzo, sorrido e non ci credo. Condivido alcune cose dette dal Sindaco: nella seduta precedente, con il professor Campos Venuti, il Sindaco ha detto quattro cose, tre vere e una falsa. Ha detto che questa città ha scarsi servizi, che ha scarse infrastrutture, che questa città ha una scarso livello di edilizia sociale. Ha detto, poi, che la proposta di Regolamento Urbanistico nasce da un’integrazione di collaborazione tra gli Uffici. A quanto mi risulta, la quarta affermazione è una bugia, perché non c’è stata una sinergia del lavoro… Lo spiego con dati di fatto, poi ognuno potrà replicare e dire che non è vero, però gli uffici del settore non sono stati messi in grado di lavorare di concerto; la mano destra non sapeva quello che faceva la mano sinistra, come sempre succede.
Abbiamo visto l’Ufficio di Piano che progettava il Gallitello e l’Ufficio di Robilotta che rilasciava le concessioni, secondo la legge e legittimamente, quindi non c’è stato il coraggio di affrontare queste situazioni.
Fase interlocutoria
COVIELLO
Arrivo anche ad altro. No, è la politica che deve cercare di raccordare l’uno all’altro, credo… Quindi c’è stato un rincorrersi su una progettualità che vedeva un intervento con filosofia nuova e un altro ufficio che dava concessioni… abbiamo visto un imbarbarimento di alcuni rioni, tipo Gallitello (concessioni ogni giorno, ed oggi ancora non sappiamo quanti palazzi hanno già la concessione).
Io credo che entrambi gli uffici abbiano lavorato in maniera egregia, quindi da parte di tutta l’Opposizione all’architetto Di Vito e all’ingegner Robilotta va un ringraziamento per il lavoro svolto. Non sto qui a dire che gli uffici non hanno fatto il loro dovere, anzi lo hanno fatto benissimo e li ringrazio per la pazienza e per la capacità progettuale che hanno avuto, ed anche per l’interpretazione della legge. E’ la politica che ha mancato di collaborazione.
Fase interlocutoria
COVIELLO
Quale contraddizione? Quindi, sulla quarta dichiarazione credo che il Sindaco abbia detto una bugia. Le prime tre verità… Sindaco, ma se questa città ha scarsi servizi, scarse infrastrutture, scarsa edilizia sociale, di chi è la colpa? Chi ha amministrato questa città? Non certo la parte politica di cui io vesto la casacca. Voi siete la continuità amministrativa, con l’architetto Graziadei, con l’avvocato Singetta che sono la continuità di partito…
Fase interlocutoria
COVIELLO
Architetto della nave, infatti… qualcuno ha detto che la nave è stato un obbrobrio. L’Architetto della nave è qua… va bene, poi discutiamo, noi abbiamo già discusso… quella benedetta continuità amministrativa… questi disastri qualcuno li ha provocati, credo che bisogna fare autocritica, perché – non nascondetevi – voi siete figli di questo sistema, di quella politica, quindi ogni tanto bisogna ricordarsi…
Fase interlocutoria
COVIELLO
Noi siamo stati sempre all’Opposizione, quindi non abbiamo mai avuto il piacere di modificare e migliorare questa città, forse potevamo avere qualche idea migliore.
Il coinvolgimento dell’Opposizione, nonostante l’approccio positivo, non c’è stato, quindi noi stiamo facendo solo opera di controllo di una proposta. L’indirizzo non era compito nostro darlo, anche per il ruolo di Opposizione che abbiamo; l’indirizzo era un compito della Maggioranza e non so se l’ha svolto. La filosofia del Regolamento Urbanistico è quella di riempire la città, recuperare tutti gli spazi per poi andare a vedere i suoli migliori all’esterno per poter edificare in un secondo momento. La filosofia di questo Regolamento Urbanistico è importante per un nuovo approccio.
Sulla filosofia, noi condividiamo l’acquisizione di terreni per edilizia sociale, per verde pubblico, condividiamo che l’imprenditore collabori con l’Amministrazione per la realizzazione di opere pubbliche importanti, perché noi sappiamo che se non vi è il coinvolgimento dei privati questa Amministrazione non potrà affrontare certe situazioni, perché anche la situazione di bilancio (che non c’entra con il Regolamento Urbanistico) è una situazione penosa. Per questo alcune filosofie vanno abbracciate; il percorso che ha portato a questa filosofia è discutibile, perché andavano fatti prima il Piano Strutturale e la Carta regionale dei suoli…
Veniamo, ora, alla proposta urbanistica. Abbiamo detto che dovevamo vedere prima l’interesse pubblico e poi dovevamo riflettere, secondo me – perché non abbiamo avuto il tempo di riflettere – su alcuni aspetti importanti. Per esempio: ci poniamo l’obiettivo di migliorare il buco nell’ozono con strutture biocompatibili, architetture moderne, con un nuovo modo di interpretare e di rispettare l’ambiente? Ci siamo mai chiesti se vi è uno studio che faccia un impatto minore rispetto a quello che è attualmente l’impatto ambientale di alcuni edifici?
Alcuni argomenti forti che riguardano una politica globale non sono stati, credo, affrontati da questo Consiglio Comunale. Quello è l’indirizzo che doveva dare l’Amministrazione: noi vogliamo un Regolamento Urbanistico dove vi siano bioarchitettura. Era un indirizzo forte; ci potevamo spendere a livello nazionale come una città moderna, che faceva qualcosa di serio per noi, per gli altri e per il futuro. Su queste cose noi dovevamo vivere. Possiamo vedere se nel complesso la città è una città vivibile, se è una città che potrà sopportare l’incremento di abitazioni, come e dove andarle ad ospitare? Su questi temi, secondo me, andava fatto un approfondimento maggiore.
Voglio ora concentrare il mio ragionamento su altri punti, innanzitutto sui diritti calpestati. Noi avevamo un Piano Regolatore Generale che aveva individuato delle zone di espansione; oggi consentiamo, magari, di edificare in zone abbastanza acclivi, che non erano state considerate nel Piano Regolatore Generale perché già sature, perché non disponibili, non edificabili, mentre calpestiamo il diritto di quanti nel passato avevano pagato delle tasse. Noi avevamo fatto un emendamento in questo senso; la riflessione non è proprio venuta; noi abbiamo lasciato fuori 10 ettari dei 40 delle vecchie zone di espansione, delle piccole fasce residuali che non sono state ricomprese nel perimetro urbano, e lì abbiamo fatto un danno che si ripercuoterà su questa Amministrazione per parecchio tempo.
Oggi lancio un monito: riprendiamo il nostro emendamento, un emendamento che sancisce un diritto. Lancio questo messaggio alla Maggioranza; se lo vorrà accogliere, bene, altrimenti ognuno si assume le proprie responsabilità.
Sindaco, noi abbiamo convocato una Quarta commissione – io sono Vicepresidente di quella Commissione – dicendo che alcuni argomenti di natura urbanistica erano importanti e fondamentali per questa città. Avevamo la necessità di prevedere campi da gioco, nuove palestre, un palaghiaccio (una cosa che ha sempre colpito me e i consiglieri Speranza e Mascolo, tanto che abbiamo fatto anche un ordine del giorno e poi un’interlocuzione in proposito, e da qui nasce l’idea di questa pista)… Ci hanno detto che queste cose importanti, la grande viabilità, la zona artigianale, l’individuazione di una zona per gli spettacoli viaggianti (giostre, zoo…) sono tutte cose che vanno allo Strutturale, ma come ho detto prima nessuno qui ha intenzione di affrontare questo discorso.
Il Piano Strutturale è fondamentale per questa città, di zone artigianali non abbiamo discusso, di zone industriali non abbiamo discusso, abbiamo tolto anche quelle previste in questa proposta di Regolamento Urbanistico. Se noi non ci ripieghiamo subito sul Piano Strutturale, è un guaio per questa città; non avremo mai il palaghiaccio, non avremo mai la possibilità di individuare un terreno dove un privato potrà fare un progetto di finanza, non avremo mai un progetto per mettere una palestra in più, una piscina, che serve a questa città, tanti campi da calcetto e da tennis, perché queste strutture non sono previste in questo Regolamento, perché ci hanno detto che sono cose importanti che riguardano anche l’hinterland, quindi il Piano Strutturale. E il Piano Strutturale sta lì ad aspettare.
Poi dicevo una cosa… non c’è l’avvocato Singetta, che dovrebbe essere testimone di questo passaggio. Io ero seduto in quel posto quando tu sei arrivato come Assessore all’Urbanistica, e in quell’occasione con l’architetto Di Vito e con l’assessore Singetta chiamammo il Sindaco, perché avevamo un’idea per l’extraurbano. Perché non dare la possibilità di cambiare le destinazioni d’uso da annessi ad abitazioni ed artigianali? Qualcuno disse che non era possibile, che bisognava vedere, che le campagne vanno allo Strutturale… però da lì nacque un ragionamento, che io lasciai perché dissi che secondo me era necessario riprendere questo discorso. Lo ritrovai dopo un po’ di tempo e mi rallegrai del fatto che una proposta che avevo fatto all’Assessore era stata recepita sia dagli uffici che dalla parte politica; quindi da lì nacque questa cosa del cambio di destinazione d’uso.
Oggi noi, alle zone aperte, che cosa diamo? La possibilità di accorpare e fare cambio di destinazione d’uso, perché la nuova edificazione credo che sia una cosa abbastanza difficile, perché abbiamo detto che nei nuclei vogliamo costruire pari a quanti sono gli abitanti, magari nello Strutturale. Però oggi che cosa c’è? Magari qualcuno adesso dovrebbe ringraziare per quell’intuizione che ho avuto io due anni fa, quando era ancora in itinere… Io lo avevo visto su un altro Regolamento Urbanistico e mi sembrava una cosa opportuna per le nostre campagne: andavamo a riqualificare una serie di stalle, una serie di fienili che non erano più in uso, perché non c’è più la cultura del contadino in campagna.
Io sono nipote di contadino, figlio di operai, però intendo stare nella mia terra perché vi sono attaccato per origine; anche se mi costa di più, non voglio venire ad abitare in città, è una questione di cultura; io sono legato alla mia terra, alla mia frazione, alla mia gente. Quindi non darmi oggi la possibilità di costruire, ma chissà quando, per me è una cosa molto negativa. Da dove siamo partiti (cambio di destinazione d’uso, piccoli insediamenti) è un primo passo, però è sempre il discorso dello Strutturale. Se non diamo risposte serie, la gente non sarà disponibile a vivere in città, a costo di costruire abusivamente nelle campagne, come succede ed è successo. Poi, magari, condona e va a sanare, però è una questione culturale.
Io, come dico sempre, se uno ha la fortuna di avere una propria casa, una propria famiglia… non vorrò mai abitare in città, perché sono abituato a stare lì. Se non riflettiamo su questi temi sarà un problema per tutti quelli come me e per tanti che lì vogliono vivere perché sono abituati a stare nelle campagne. Qualche punto sulla filosofia è stato affrontato; qualche proposta è accoglibile dal punto di vista politico; però ora, caro Luciano, tocca a te fare sintesi di tutte le proposte, anche in virtù degli emendamenti, del lavoro che abbiamo fatto, e dare una risposta politica a questo strumento e alla proposta di deliberazione. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Coviello. Consigliere Lomonaco, prego.
LOMONACO
Signor Presidente del Consiglio, signor Sindaco, Assessori, colleghi Consiglieri, oggi, per quello che mi riguarda, ma penso per tutto il Consiglio Comunale e per la nostra città, veramente si celebra un grande evento. Anche se il Presidente del Consiglio dice di andare cauti sulla situazione, io non sono di questo avviso, perché l’evento che ci riguarda è di vasta portata.
In questi anni abbiamo parlato, si è discusso, ma oggi parliamo di qualcosa di straordinario, di qualcosa che per decenni interesserà il futuro della nostra città, interesserà la nostra città. Di questo atto che è stato presentato abbiamo discusso a lungo nella Commissione competente, e ne stiamo discutendo oggi in Consiglio Comunale. Ha avuto un iter condiviso dalla maggioranza dei gruppi che sostengono il governo della città.
Prima di entrare nel merito, mi corre l’obbligo di ringraziare il Presidente della Terza Commissione Consiliare Permanente, Raffaele Rinaldi, per la pazienza avuta nel portare avanti i lavori, cosa non facile. Dicevo pazienza, e prima di questo mettendo in atto tutta la sua bravura, esperienza e quanto altro. Di nuovo grazie, Raffaele, di vero cuore.
Vorrei ringraziare gli uffici, sempre presenti e puntuali, anche se a volte non hanno condiviso le nostre idee e le nostre necessità, le nostre proposte.
Vorrei ringraziare il dottor Curti, il quale, nonostante qualche volta non gli venga pagato lo straordinario – almeno per quello che dice lui – e subisca ogni giorno il divieto di fumare, anche davanti al portone, è stato sempre con noi, dalla mattina alla sera tardi quando c’è stato da lavorare. Grazie, Leonardo, veramente; chi ti conosce da anni sa l’impegno che ci hai messo.
Il nostro impegno d’Amministrazione è speso sulla necessità di costruire e disegnare una città migliore, mi auguro che siamo riusciti a dare risposte positive a tutti, cosa difficile da ottenere, questa. Mi rendo conto che su argomenti di questa portata ci possano essere sicuramente contenti e scontenti. L’importante è aver lavorato con coscienza ed avere la stessa tranquilla, e su questo mi sento tranquillo al massimo. Abbiamo lavorato per il bene comune, considerato che il bene comune non è né di Destra né di Sinistra. Il mio auspicio è di avere anche dalla Minoranza il contributo politico affinché il Regolamento Urbanistico dia i suoi frutti, perché questo passaggio il sottoscritto l’ha fatto.
Io, con fortuna o sfortuna, ero presente anche alla variante generale del Piano Regolatore Generale, dove votai contro – al pari del mio gruppo di appartenenza di allora -. Votai contro e dico il perché; forse l’ho detto già altre volte, però lo voglio ricordare. Noi votammo contro perché in quel Piano Regolatore Generale all’ultimo momento vennero escluse le aree rurali. Poi si fece tutta la trafila, si concluse il mandato elettorale della Giunta Fierro, si passò alla Giunta Sampogna, alla Giunta Potenza, alla Giunta Fierro, ed attualmente a quella che è oggi in itinere. Beh, sul Piano Campagne si pensava, dopo la Giunta Fierro, con la Giunta Sampogna, che si arrivasse a definire un piano per le zone rurali; dopo tanto parlare, dopo tante petizioni dei cittadini, cittadini che naturalmente abitavano ed abitano nelle aree rurali, sembrava sempre che si arrivasse alla conclusione dell’iter, però non fu mai tradotto in opera. Si passò, successivamente, alla Giunta Potenza; il Piano Campagne fu portato In Consiglio Comunale e, forse, la colpa di quel Piano delle Aree Rurali della Giunta Potenza fu quella di essere portato molto tardi, alla vigilia delle elezioni amministrative.
Ricordiamo un po’ tutti, Presidente Campagna, perché anche Lei, al pari di me, era in questa aula, io consigliere della Maggioranza e lei della Minoranza, che tutti “scappavano” per l’incompatibilità dei Consiglieri comunali. Fu allora messo in atto uno stratagemma proprio per far andare a vuoto quel Piano delle aree rurali, dicendo che chi aveva pure un pezzettino di terreno, anche chi aveva solo un po’ di terreno nel vaso sul balcone… magari solo quello era esente, per il resto, parenti ed affini fino al quarto grado, era impossibile votare in Consiglio Comunale.
A quel punto anche io mi feci da parte, al pari del collega Lovallo e di qualche altro. Il Consiglio Comunale – io ero Vicepresidente del Consiglio – fu portato avanti dall’attuale assessore Messina, perché si andava a scalare, e c’erano solo otto o nove persone ad adottare quel Piano Campagne.
Alla fine si arrivò alle elezioni, nacquero tanti comitati spontanei nelle aree rurali, dei quali non ho mai condiviso gli obiettivi, perché quello era un Piano, andava corretto, ma oggi saremmo stati in condizione di avere un Piano. Così non fu, ci furono parti politiche che si attrezzarono con ciclostile ecc., arrivarono tanti emendamenti, cambiò la strategia politica, si arrivò ad una nuova Giunta Fierro (niente da dire, perché è con le elezioni che si va avanti), e pensavo tra me e me: “Vabbè, Fierro lasciò appesa la questione del Piano Campagne e Fierro la va a chiudere”.
Così non fu, anche se c’è stata la volontà un po’ di tutti, però si è tirata troppo la corda, forse, da parte di parecchie persone; l’ex assessore Graziadei – qui in aula – ce l’ha messa tutta, al pari di tutti; forse, però, sarebbe stato opportuno che allora si tirasse un po’ tutti quanti di meno la corda e quel Piano sarebbe stato approvato, poi, dalla Regione Basilicata.
Siamo arrivati ad oggi, con la Giunta Santarsiero. Stiamo portando avanti – ho detto che è un grande evento – il Regolamento Urbanistico ed anche oggi è nato un Comitato delle aree aperte, un comitato che molto ha dato riguardo a questo evento, però c’è da premettere, senza nulla togliere a nessuno, che noi Consiglieri Comunali non siamo stati con le mani in mano, perché su molti provvedimenti che il Comitato portava all’attenzione del Sindaco o dell’Assessore, noi già eravamo preparati. Però l’unione fa la forza, bene è stato che abbiano dato questo contributo.
All’interno di questo Regolamento Urbanistico molte cose sono cambiate, e credo che molte cose cambieranno successivamente, in base almeno agli emendamenti che sono stati portati in aula. Tengo a ribadire che gli emendamenti che sono stati portati in aula non hanno una matrice personale; è una matrice della Commissione; bisogna dare atto al Presidente della commissione che si è dato un ordine; gli emendamenti arrivati sono della Commissione, non c’è quindi primogenitura della Maggioranza, né della Minoranza, e spero che gli emendamenti, così come sono stati portati in Commissione, vengano accolti, perché se venissero accolti sarebbero un grosso vantaggio per gli abitanti delle aree rurali (e tra questi ci sono anche io).
In Commissione io mi sono speso (perché non abitiamo tutti nelle aree rurali – salvo magari le prospettive -), come altri che come me abitano nelle aree rurali, per il cambio di destinazione d’uso. Sarebbe un calmiere anche per quanto riguarda il prezzo del mattone. Mettere in atto i cambi di destinazione d’uso significa calmare il prezzo all’interno della città. Questa è una valutazione che ognuno può fare; però se passano gli emendamenti proposti dalla Commissione sul cambio di destinazione d’uso significa avere tanto, significa spendere molto di meno e significa non speculare più di tanto.
Sullo Strutturale faccio solo un passaggio per poi ritornarvi brevemente. Il Piano Strutturale è parte integrante… quando sarà; io spero che già questa Amministrazione riesca a portare a termine il lavoro dello Strutturale, perché oltre alla nostra città ci sono i paesi limitrofi che possono dare un grosso contributo di crescita. Io, proprio perché si va all’adozione del Regolamento Urbanistico, voglio ringraziare questa Amministrazione per lo sforzo fatto, e non ci dobbiamo dimenticare che, nonostante questo, il Regolamento Urbanistico ha avuto un percorso un po’…
PRESIDENTE
Colleghi, ordine in sala, per cortesia.
NAPOLI
Presidente, visto che è un evento di vasta portata, come qualcuno ha… Se Lei, Presidente, ci mette al corrente di ciò che sta avvenendo, perché vediamo un po’ di confusione…
PRESIDENTE
Non sta avvenendo niente. C’è un po’ di chiacchiericcio in aula, che andrebbe evitato.
NAPOLI
Dettato da cosa? Ci spieghi… Pare che siano arrivate delle controdeduzioni da parte dell’Ufficio rispetto agli emendamenti proposti dalla Commissione; correttezza vorrebbe… Se ciò fosse vero, correttezza vorrebbe…
PRESIDENTE
Non le ho dato la parola! Le sto dicendo che è arrivato il parere dell’Ufficio, che la Presidenza sta facendo fotocopiare e consegnare ai Consiglieri, quindi la pregherei di restare seduto.
NAPOLI
Personalmente, ma credo anche gli altri Colleghi, vorrei un lasso di tempo per poterli quanto meno leggere.
PRESIDENTE
Ha tutta la notte.
LOMONACO
Il Regolamento Urbanistico ha avuto un percorso un po’ travagliato, perché nell’attuale percorso c’è stato il cambio di tre assessori, più il periodo in cui il Sindaco ha avocato la delega a sé, e non è facile su un regolamento, su un piano di questa portata, cambiare gli assessori, non perché vi siano state crisi della Regione e così via, ma per necessità (chi si è dimesso, chi un fatto, chi un altro). Di questo, allora, va dato atto all’Amministrazione.
Prima di concludere, voglio dire – al di là degli esiti della valutazione sugli emendamenti – che annuncio già il mio voto favorevole. Il mio voto sarà favorevole proprio perché ritengo che è stato fatto un lavoro eccezionale, che siano accolti o meno gli emendamenti della Terza Commissione. E’ un iter che migliorerà la qualità della vita, la vivibilità della nostra città.
Prendo giusto due minuti per commentare quello che è stato detto nella presentazione da parte dell’architetto Campos Venuti, anzi in una risposta dell’architetto Campos Venuti che criticava un po’ il Piano Regolatore Generale attuale. Beh, ogni strumento porta un’innovazione; a quei tempi, venti anni fa, il Piano Regolatore Generale era un qualcosa di straordinario. Oggi qualcosa di straordinario non è più; però forse tra vent’anni anche il Regolamento Urbanistico potrà perdere la sua valenza, perché ci sono vedute e pensieri diversi, ci sono tempi diversi, tecnologie diverse e così via.
Ricordo quando fu approvata la variante al Piano Regolatore Generale; nel salone della Giunta Provinciale, sul tavolo, c’era la cartografia; si andava, si guardava, qualcuno aggiungeva qualcosa, qualcuno voleva togliere… Il Presidente Rinaldi dice che si trova delle carte diverse, beh, questo è frutto di quando qualcuno arrivava e all’insaputa degli altri allungava un po’ la linea e così via. Oggi la cosa è diversa, perché con i computer si va, si cambia e così via, perciò dico che non mi meraviglierei più di questo.
Voglio dire qualcosa riguardo alla Legge 23/99. Campos Venuti ha dato atto che Potenza è stata la prima in Italia a mettere in atto questo evento. Allora, noi facciamo finta che nulla è successo e vogliamo criticare anche questo? Se vogliamo criticare, possiamo criticare, però non mi sembra opportuno.
Per quanto riguarda il Piano Strutturale, al di là del fatto che è in itinere, lo stesso Campos Venuti diceva che non è obbligatorio, in Basilicata. Poi, vorrei portare a conoscenza del collega Coviello che per le attività sportive è stato aggiunto un emendamento in Terza Commissione che prevede di riqualificare le aree rurali per nuove attività, aree sportive intorno agli aggregati. Non dimentichiamo che intorno agli aggregati qualcosa di nuovo avverrà.
Sindaco mi deve dare atto – se ricorda – che con il mio gruppo (con i DS; allora eravamo DS, oggi siamo DS ancora per pochi giorni) sollecitai di togliere i nuclei rurali, non perché non fossi d’accordo con i sei nuclei rurali, ma perché allora ero convinto che se non fosse avvenuto questo le campagne sarebbero rimaste per fatti propri.
Riguardo ai Piani Attuativi non voglio aggiungere nulla, perché i piani furono ritirati dal Consiglio Comunale, e votai anche io per il ritiro di quei piani. Fu una scelta politica che noi, per la Maggioranza, ritenemmo opportuno fare, proprio in relazione al Regolamento Urbanistico. Vi ringrazio per l’attenzione.
NAPOLI
Chiedo scusa, Presidente dovrà necessariamente concedermi…
PRESIDENTE
Lei non può alzarsi e prendere la parola.
NAPOLI
Mi concede un attimo?
PRESIDENTE
Su cosa, Collega?
NAPOLI
Io leggo… Su questo, Presidente.
PRESIDENTE
Vuole intervenire sull’argomento in discussione?
NAPOLI
Interverrò domani per dichiarazione di voto.
Leggo – perché mi è stato in questo momento di fatto “prestato” dal consigliere Graziadei, che ringrazio – un “libricino” a firma dell’architetto Di Vito datato 13 marzo 2008, cioè data odierna, e che – pare – soltanto in questo momento sarà distribuito ai Consiglieri. Leggo formalmente, nell’oggetto: Pareri di regolarità tecnica sugli emendamenti presentati dai Consiglieri comunali della Terza Commissione e in tale sede assoggettati a votazione.
Credo che correttezza istituzionale volesse che questo opuscolo fosse consegnato ai Consiglieri comunali prima dell’inizio dei lavori, per poter proporre qualche pregiudiziale in ordine alla regolarità della seduta. Se è vero, Presidente, Lei me lo consentirà, che stiamo trattando una questione importante che produrrà effetti per il futuro della città, proprio per rispetto di quella Commissione tanto elogiata da parte di tutti quelli che sono intervenuti prima di me, sarebbe stato opportuno (per una questione di delicatezza, di correttezza istituzionale e di rispetto per il lavoro fatto dalla Commissione) che questo opuscoletto fosse nelle mani in tempo utile per poterlo quanto meno vedere. Non nelle mie mani, ma in quelle del Presidente della Commissione.
Pare strano – e lo dico senza timore di smentita – che l’Ufficio, che è stato così solerte e presente nei lavori della Commissione, non si sia preoccupato o degnato di far pervenire, con la medesima correttezza nei confronti dei Consiglieri, questo opuscoletto.
Per cortesia, mi faccia finire… Credo che noi siamo stati eletti…
PRESIDENTE
Collega, la prego; non deve…
NAPOLI
No, no, no…
PRESIDENTE
Non deve interloquire con l’Ufficio. Si rivolga al Presidente, Collega.
DI NAPOLI
E l’Ufficio non deve interloquire con il sottoscritto. Doveva interloquire nella sede preposta per l’istruttoria, che era la Commissione.
Presidente, io chiedo una sospensione dei lavori per il tempo strettamente necessario a che la Commissione si riunisca con urgenza, esamini questo libretto e dopo di che si ritorni in Commissione come correttezza istituzionale vuole. Qui giochetti non se ne fanno, qui passi in avanti oltre i limiti della correttezza non se ne fanno, per cui metta in votazione la mia pregiudiziale, per favore.
PRESIDENTE
La prego di moderare i toni; si calmi.
NAPOLI
Non è certamente Lei a dire a me quanto devo moderare i toni. Io ho posto una questione pregiudiziale; Lei, per favore, metta in votazione la mia proposta, dettata dalle ragioni che ho poc’anzi spiegato, cioè correttezza dei rapporti, rispetto per il lavoro fatto, ed anche per consentire a tutti i Consiglieri, che possono aver sbagliato nel presentare emendamenti in Commissione, di prendere visione ed intervenire compiutamente sulle questioni indicate dall’Ufficio. Credo sia un nostro diritto sacrosanto; vorrei lo mettesse in votazione; grazie.
PRESIDENTE
Collega, giusto per chiarirci: questo documento cui lei fa riferimento, con il parere tecnico…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Si calmi, Collega. Stavo dicendo che il parere dell’Ufficio sugli emendamenti è pervenuto in Consiglio Comunale, direttamente in Consiglio Comunale, nel pomeriggio. Come Presidente del Consiglio Comunale, perché il Regolamento affida a me il compito di aggiornare i Consiglieri e di metterli in condizione di essere a conoscenza degli atti in discussione, mi sono premurato di disporre che venissero fatte delle fotocopie del parere dell’Ufficio, fotocopie che sono in corso di distribuzione, compatibilmente con i tempi di riproduzione.
Le ho già detto prima che Lei ha tutta la nottata di tempo per studiare, toglierà tempo alla sua bellissima figlioletta, ma ha tempo tutta la nottata, non trascuri…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Non trascuri un elemento, che il Regolamento del Consiglio, su questo… Assessore Singetta, la prego… non pone dei termini per la presentazione degli emendamenti, per cui – a rigore – anche domani, quando abbiamo deciso che entreremo nel merito degli emendamenti e voteremo gli emendamenti, nessuna norma regolamentare vieta al Consigliere Comunale di produrre ulteriori emendamenti, sui quali sarà necessario acquisire in aula il parere dell’Ufficio.
Lei pone dei problemi che, dal punto di vista della sostanza e della necessità di approfondimento delle questioni, che sono complesse e delicate, posso anche condividere; ma sotto l’aspetto formale il Regolamento non fa come il bilancio, dove ci sono dei tempi cadenzati per la presentazione degli emendamenti, non fa alcuna discriminazione, per cui non vedo che differenza c’è tra gli emendamenti presentati ed approvati dalla Commissione nella serata di martedì – vorrei ricordarle – rispetto a quelli che ciascun Consigliere Comunale può produrre addirittura domani mattina in corso di seduta, e sui quali sarà necessario seduta stante acquisire il parere dell’Ufficio, senza che Lei o altri possano avere il tempo per ulteriori approfondimenti.
Pertanto, se Lei pone formalmente una questione pregiudiziale, io non posso che metterla ai voti. Prego, Sindaco.
SINDACO
Vorrei chiarire alcune questioni per evitare che un clima estremamente positivo, collaborativo, di approfondimento preciso, di ragionamenti tutti centrati sul bene e sul futuro della città possano essere compromessi da una situazione che fa riferimento, probabilmente, ad un equivoco oppure ad una cattiva interpretazione di quello che è successo negli ultimi dieci minuti in aula.
Già il Presidente del Consiglio lo ha puntualizzato. Io comprendo la reazione del collega Napoli, però vorrei anche chiarire – per correttezza nei riguardi dell’Ufficio, che stamane non a caso non era presente -. L’ufficio ha ricevuto due giorni fa, a valle del poderoso lavoro che è stato sviluppato in Commissione e che tutti avete evidenziato, e che ha prodotto decine – credo che Raffaele Rinaldi abbia dato anche il numero preciso stamattina, 87 – di emendamenti… ha ricevuto due giorni fa 87 emendamenti, che da un punto di vista formale e procedurale necessitano del parere dell’Ufficio.
Questo è stato oggetto di chiarimento con il Segretario Generale ieri mattina, dopo che l’Ufficio ha ricevuto gli emendamenti. Il Segretario generale ha dato mandato formale all’Ufficio di procedere alla valutazione e all’espressione di un parere emendamento per emendamento. Capite bene che 87 emendamenti, con una data già fissata – quella di oggi – per il Consiglio Comunale, che abbiamo voluto confermare, perché è uno strumento urbanistico di cui abbiamo assolutamente bisogno…
Come sapete, dal 3 marzo è bloccata l’attività edilizia in città. Questa data è stata fissata da noi prendendoci un margine di tempo che avevamo ritenuto anche abbondante. I lavori della Commissione si sono conclusi solo 48 ore fa. Bene, era necessario; è giusto che sia stato utilizzato tutto questo tempo, ma così solo due giorni fa l’Ufficio ha ricevuto gli emendamenti e il mandato di doversi esprimere. L’Ufficio stamani non era presente; ha lavorato fino al primo pomeriggio; ha portato il suo parere e lo ha consegnato a chi era in indirizzo (Presidente del Consiglio, Sindaco, Segretario, Assessori e Presidente della Terza Commissione).
Appena ricevuto, abbiamo cominciato a comandare; il Presidente, con la sua copia, ha mandato a fare le copie per voi. Voi, giustamente, in dieci minuti avete visto i primi capannelli per i commenti. Questo è successo; non c’è alcuna volontà di nascondersi, né di altro.
Siamo in una fase di discussione, una fase nella quale, a valle del lavoro della Commissione, di quel grande lavoro che è stato sviluppato, in aula bisogna affrontare vari argomenti (riguardo agli emendamenti, non a caso il Presidente, stamattina, ci ha detto che saranno in discussione domani). Gli interventi di oggi – in maniera esplicita è stato detto – sono gli interventi di carattere generale sull’impostazione del R.U., sulle relazioni di Campos Venuti, dell’Assessore, sulla mia della volta scorsa, su quella del presidente Rinaldi di stamattina… il tutto per poter fare un ragionamento di carattere generale, anche alla luce di quello che era maturato all’interno della Commissione.
Gli emendamenti, anche alla luce di quello che è il parere degli uffici, da domani mattina diventeranno l’oggetto della nostra discussione; quindi questo opuscolo resta quello che abbiamo a disposizione da domani; se domani ci serviranno ore di discussione, giornate, forse… ce le prenderemo, Collega; non credo ci sia interesse a sopprimere un dibattito o a voler creare zone d’ombra in una situazione che tutti, credo, abbiamo dimostrato di voler affrontare con la massima trasparenza e chiarezza. Volevo solo puntualizzare questo.
NAPOLI
Intervengo doverosamente. Io rivendicavo, Sindaco… forse i toni sono stati esagerati, e mi scuso se li ho utilizzati, ma capirà bene che chi, nel corso di questi due mesi e mezzo, non ha conosciuto, lasciando studio e famiglia, altro che i lavori della Commissione, imperterriti, fino a notte inoltrata – e Lei ne è testimone, come il Presidente del Consiglio -, si vede arrivare di pomeriggio, alle 18.00, questo… rivendica il suo diritto di poter esprimere in maniera compiuta la sua opinione su questioni che attengono al futuro della città.
Di fronte a questa, che mi pare essere una legittima rivendicazione, sfido chiunque a dire… Se sotto il profilo formale è corretta l’interpretazione del Presidente, sotto il profilo sostanziale non può che essere corretta la mia rivendicazione, che sottolineo essere determinata dall’impegno profuso da parte di tutti, ma anche dall’amore che abbiamo nei confronti della nostra città. Su questioni così delicate non si può da un momento all’altro chiederci di ragionare sulla base di atti che neppure conosciamo.
Dico di più: è vero che domani tratteremo emendamento per emendamento, ma Lei è tanto intelligente da sapere che ogni singolo emendamento è stato fatto sulla base della filosofia generale dell’intero strumento. Per cui è troppo semplice dire: “Va bene, ma poi affrontiamo emendamento per emendamento e quindi la questione la superiamo”. Bisogna vedere se queste risposte, alla luce degli emendamenti proposti dalla Commissione, che sono frutto dell’esame generale dell’intero strumento, combaciano con le opinioni di ciascuno o meno, ma senza voler creare alcun tipo di ostacolo né all’Amministrazione, né all’Ufficio. E’ anche nostro interesse che venga fuori dal Consiglio Comunale il migliore dei regolamenti urbanistici possibili. E se uno che sta all’Opposizione rivendica questo sacrosanto diritto… beh, chiedo se nella sostanza è sbagliato o meno.
Chiedo scusa ancora per i toni, mi scuso con l’architetto Di Vito se ho usato, forse, un linguaggio troppo forte. Ritiro, a questo punto, la richiesta perché non ha senso, però con l’impegno da parte di tutti, senza pregiudiziali, che, nel momento in cui avvertiremo il bisogno e la necessità di approfondire la questione, non ci saranno tempi che reggano.
PRESIDENTE
Collega, la ringrazio perché ha ricondotto la questione nei giusti termini. Noi, anche d’intesa con la Conferenza dei Capigruppo, non a caso avevamo organizzato l’andamento dei lavori di queste due sedute di Consiglio Comunale rinviando a domani la discussione e la valutazione dei singoli emendamenti, proprio per dare tempo all’Ufficio di predisporre il suo parere, che non va ovviamente valutato o considerato come un intervento di natura politica, ma come parere tecnico che compete al dirigente competente.
Domani noi inizieremo, emendamento per emendamento, a valutare, a discutere per poi pervenire alla votazione, e Lei ha la garanzia che, qualora per alcuni emendamenti dovesse risultare necessario un momento di ulteriore approfondimento, i lavori del Consiglio potranno essere sospesi per il tempo strettamente indispensabile ad acquisire ulteriori pareri o delucidazioni, oppure potremmo anche pensare di andare avanti con gli emendamenti e di rinviare quelli sui quali il Consiglio riterrà di dover approfondire, di dover richiedere ulteriori momenti di riflessione, ad un’altra seduta. Posso garantirle, quindi, che da parte della Presidenza Lei avrà, come tutti i colleghi Consiglieri, tutto il tempo per poter esprimere serenamente le sue valutazioni anche sugli emendamenti.
Prego, consigliere Rinaldi, ritengo in qualità di Presidente della Commissione.
RINALDI
Solo una parola. Mi sembra giusto e corretto intervenire per testimoniare, essendo io uno dei destinatari del parere dell’Ufficio, che effettivamente il plico è stato consegnato non più di un’ora fa. Volevo, poi, a titolo personale, chiedere scusa al consigliere Napoli, che ovviamente capirà – spero capisca; mi dia l’attenuante, insomma – che, se si è verificata una piccola “comunella”, questa è stata dovuta semplicemente all’ansietà con la quale, ricevuto il documento, ho sentito io per primo il bisogno di socializzarlo.
Il Consigliere conosce il piglio che ho sempre usato in Commissione rispetto ai lavori; dovendo socializzarlo, e non avendo io il potere di sospendere il Consiglio per riunire la Commissione, chi è stato vicino a me ha condiviso la curiosità di andare a sfogliarlo. Io di questo chiedo scusa formalmente al consigliere Napoli e mi rendo totalmente disponibile, sicuramente non nel corso del Consiglio di oggi, perché è del tutto inutile, ma anche domattina, di primo mattino, se la Commissione lo ritenesse, a convocare la Commissione prima dello svolgimento del Consiglio Comunale.
Io sono a completa disposizione. Ripeto: mi dispiace che con questa piccola “fuga in avanti” in termini di intraprendenza si sia verificato questo incidente che ha messo lo stesso consigliere Napoli in condizioni di minore ortodossia. Gliene chiedo ancora scusa.
PRESIDENTE
Chiuso questo piccolo intermezzo, saranno poi il Presidente e la Commissione a valutare se può essere utile, domani mattina, prima dell’inizio dei lavori del Consiglio – così come programmati -, fare un’ulteriore seduta di approfondimento. Riprendiamo la discussione generale. Aveva chiesto di intervenire il collega Travaglini. Prego.
TRAVAGLINI
Grazie, Presidente, riprendiamo la discussione generale. Mi associo al Presidente, che stamattina ringraziava tutti, dalla Commissione all’Ufficio. Un particolare ringraziamento va al Presidente di Commissione, che ha avuto la pazienza di sopportare tutti noi, oltre che per il lavoro materiale svolto in questi mesi finali, che sono stati sicuramente abbastanza intensi.
Riprendo un attimo quanto ricordava lo stesso presidente Rinaldi, questa mattina, nel suo intervento. Quali sono state le tappe di questo processo che va a conclusione con l’adozione del Regolamento Urbanistico? Tutto nasce nel 2004, quando ci fu un primo convegno sull’urbanistica, alla presenza degli stessi Campos Venuti e Oliva, in cui si introdusse l’argomento sottolineando un aspetto fondamentale, l’aspetto della pianificazione e del conseguente Piano Strutturale, Metropolitano per idea del Sindaco, l’idea di andare al di là del Piano Strutturale Comunale, che è d’obbligo, che la legge regionale impone tra gli strumenti di pianificazione.
L’idea nasce proprio alla luce della visione di una città che è, sì, piccola, ma attorno alla quale orbitano paesi significativi (10 Comuni contigui alla città di Potenza); l’idea fu accolta bene anche dai consulenti e si cominciò ad operare. Il tutto, quindi, si basa sul concetto di pianificazione, e quindi di Piano Strutturale Metropolitano o Comunale che sia.
Noi oggi andiamo, invece, ad adottare, non perché sia fuori norma, ma per scelta procedurale, un Regolamento Urbanistico. Dico in premessa che il giudizio sul Regolamento Urbanistico, per quanto si possa dare, possa essere completo e senza nessuna sbavatura, non sarà mai definitivo e mai certo fino a quando non sarà scritto, ratificato, il Piano Strutturale Metropolitano o Comunale. Dico questo perché se un regolamento regola qualcosa, regola ciò che si va a pianificare, quindi lo strumento “regolamento urbanistico” per essere valutato deve avere per forza una prospettiva, che non deve essere precedente, ma può anche essere anche immediatamente successiva, di principio e di pianificazione. Quindi, un giudizio definitivo su questo Regolamento Urbanistico potrà essere dato solo quando sarà completo il quadro, con i principi che gli stanno in qualche modo al di sopra.
Riprendiamo, un attimo, il concetto della pianificazione. E’ l’articolo 1 di una proposta di legge sull’urbanistica che riporta alla pianificazione quello che è il compito principale dell’Amministrazione nei suoi vari livelli (sia statale, sia regionale, sia comunale). Il territorio e le sue risorse sono patrimonio comune e le Autorità pubbliche – ai vari livelli – ne sono custodi e garanti nel quadro delle specifiche competenze. Io aggiungo che sono anche coloro che, essendo custodi del bene comune territorio, sono garanti per le future generazioni.
Questo è il primo presupposto della pianificazione, quindi la pianificazione come governo del territorio/bene comune. Alcuni sono i punti fondamentali della pianificazione, cui si atterrà il Regolamento Urbanistico o i vari Regolamenti Urbanistici che sottendono. I punti fondamentali sono sicuramente questi, tra gli altri: il diritto alla città e all’abitare. Il diritto all’abitare è uno dei diritti fondamentali, su cui ci siamo spesi più che su altri; sto parlando del diritto alla casa, sto parlando dell’edilizia residenziale sociale e dell’edilizia cooperativa che tornano prepotentemente nel dibattito politico in un momento di crisi in cui in Italia (ma non è solo italiana la situazione, è mondiale) ci si è accorti che l’avere abbandonato l’edilizia residenziale sociale (in Italia, ma anche altrove) ha creato disfunzioni e disastri di proporzioni mondiali.
Mi riferisco all’insolvenza dei mutui, che dall’America sta avendo un trend fino ad arrivare, credo, tra poco anche da noi. Per il problema dell’insolvenza dei mutui in America sta succedendo che i cittadini… ma questo sta succedendo anche in Italia; in America ha creato un crac finanziario… non hanno più la possibilità di pagare i mutui per l’acquisto della casa. Quando c’è un vuoto di edilizia residenziale sociale, in un’economia che va abbastanza bene il povero si fa un mutuo, da pagare con il suo lavoro (che poi diventa precario o il salario diventa insufficiente) e può pagare il mutuo, quindi contribuire ad una rendita immobiliare e finanziaria che è stata il governo del mercato.
Questo anche in Italia è accaduto, perché è da decenni che non si parla più, dalla vecchia “167”, di edilizia residenziale sociale. E’ tornata ora forte nel dibattito, è tornata anche nella Finanziaria di quest’anno con un aspetto particolare, che è quello che prevede tra gli standard urbanistici, fatto il calcolo del fabbisogno immobiliare, i suoli per l’edilizia residenziale sociale insieme agli standard primari (fognatura, acqua ecc.).
Questo è il primo punto; anche il secondo punto sta in una legge di carattere generale sulla pianificazione ed è la partecipazione e condivisione. Vado a leggere qualcosa su questo aspetto, che è fondamentale, anche alla luce del generoso tentativo che hanno fatto la Presidenza, la stessa Terza Commissione, lo stesso Sindaco, la stessa Amministrazione di dare l’informazione massima possibile. Evidentemente non è sufficiente solo questo, dato il risultato. Non è la buona volontà che fa il risultato, ma evidentemente ci vuole qualcosa di più per implementare questo tipo di passaggio.
La partecipazione dei cittadini alla formazione delle scelte della pianificazione è condizione essenziale per la loro efficacia; essa ha la necessaria premessa nella condivisione di tutte le informazioni riguardanti il territorio, la pianificazione e le trasformazioni. Gli Enti pubblici promuovono la costituzione di strutture atte a garantire la diffusione di esaurienti e adeguate forme di conoscenza continua e di monitoraggio attinente ai processi di pianificazione e trasformazione urbana nelle loro premesse, formazione ed attuazione.
Forse quello che è mancato, come idea, è l’accompagnare l’Ufficio di Piano, che ha lavorato sodo in questi due anni, anche con figure con il compito di partecipare in maniera scientifica e non solo informativa, ma invadente, al processo di Regolamento Urbanistico e del futuro Piano Strutturale. Un altro aspetto fondamentale della pianificazione, che poi si ritrova nei vari strumenti come piano strutturale o regolamento urbanistico, è il contenimento dell’uso del suolo e la tutela delle attività agrosilvopastorali. Questo è un aspetto che riguarda tutto il territorio nazionale, nonché europeo, ed è un aspetto – per quanto riguarda il contenimento dell’uso del suolo – strettamente legato all’emissione di CO2, all’inquinamento.
Altro aspetto è la tutela degli insediamenti storici, cioè dei centri urbani. La tutela e la valorizzazione del paesaggio è un altro aspetto fondamentale, innovativo, rispetto a visioni anche di pochi anni fa. Il ruolo del paesaggio all’interno degli strumenti urbanistici e della pianificazione è un ruolo che torna prepotente in tema di qualità della vita.
Gli aspetti più importanti (li ho inseriti in coda forse proprio per questo), poi, sono la tutela ambientale ed il diritto alla sostenibilità ambientale (e tra questi ci metto anche il diritto a una mobilità sostenibile). Questi sono gli aspetti che riguarderanno sicuramente, che dovranno riguardare il Piano Strutturale Metropolitano, ma anche il Regolamento Urbanistico, che in qualche modo a queste cose risponde.
Veniamo ora al Regolamento Urbanistico. Il Regolamento Urbanistico ha un suo aspetto; sostituisce, in qualche modo, e sostituirà poi, nel suo quadro complessivo, con il Piano Strutturale, il vecchio Piano Regolatore. Il nostro vecchio Piano Regolatore, quello attualmente vigente, nasce nell’89, ci sono le modifiche essenziali nel ’99 e nel ’02, e nasce con un peccato di origine di valutazione, quello degli 80 mila abitanti al ’99 (questi dati sono presi dalla relazione che accompagna il Regolamento Urbanistico). Vi è, poi, una variante PRUSST che al 2002 prevedeva 82.100 abitanti.
Oggi gli abitanti sono circa 70 mila; diciamo che il trend di crescita della città di Potenza è stabile, quindi non è previsto nei nuovi trend un incremento. Le stanze già non realizzate dal PRG, che erano circa 17.000, oggi andranno a diminuire, non di tantissimo, a 15.000. Questi sono i dati relativi al vecchio Piano Regolatore Generale e al numero delle stanze attuali che fanno intendere che il vecchio Piano Regolatore Generale e non so quanto anche questo Regolamento Urbanistico siano informati in maniera più forte, più sensibile, piuttosto alle quantità e al mantenere il mercato delle costruzioni a certi standard, che agli altri punti della pianificazione.
Anche oggi, infatti, ci possiamo chiedere, a livello numerico, se tutto sommato non sia sovrabbondante, anche se rispetto al Piano Regolatore Generale un abbattimento del numero di stanze previste c’è (da 17 mila, che dovevano completare il vecchio PRG, non si va sopra, anzi si va a circa 2 mila stanze sotto). Possiamo dire che c’è una consapevolezza di dover dimensionare in maniera corretta rispetto agli standard demografici il Regolamento Urbanistico.
Questo non significa assolutamente che non si possa lavorare in edilizia ecc., perché se non si costruisce il nuovo, oggi sarà fondamentale, e ancora di più domani, il dedicarsi alla ricostruzione, rivalutazione, riadattamento per le esigenze ambientali… quindi il lavorare su manufatti è sempre un lavoro materiale, un lavoro che faranno imprese, e quindi è fuorviante dire che se non si costruisce si penalizza un certo tipo di mercato. E’ molto fuorviante, perché noi creiamo un mercato drogato che può lavorare soltanto per nuovi insediamenti. Credo che il trend debba essere invertito e che bisogna puntare sulla ristrutturazione e rivalutazione ambientale dei fabbricati.
Credo (l’ho rilevato anche qualche volta in Commissione con lo stesso Campos Venuti, non mi ricordo quando, comunque l’unica volta che venne in Terza Commissione) che forse il Regolamento Urbanistico doveva essere informato più ad un approccio di sostenibilità generale che ad un approccio che ci ha legato sempre più spesso a dare le risposte alla soddisfazione dei diritti acquisiti e alla domanda dell’abitare in quanto nuovo insediamento.
In tutta questa discussione, in questi mesi nei quali abbiamo lavorato e ci sono stati i vari emendamenti, abbiamo perso di vista o ci siamo in qualche modo soffermati (e questo è emblematico) su qualche aspetto fondamentale che sono le zone aperte e il costruire o non costruire in zone aperte, cambiamenti di destinazione uso e quant’altro, sui piani operativi – ovvio, perché questo era un atto dovuto, ecc. -, ma soprattutto sui diritti acquisiti, sulle quantità e sul costruito. Non dimentichiamo che non siamo riusciti, proprio per i diritti acquisiti, a far decongestionare la città su alcuni progetti che si riferiscono ai PRUSST del 2002 che vedremo poi sorgere, e io dico alla città di stare attenti a dove si collocano le date e le scelte, condivise o non condivise.
Se la Fornace del Gallitello vedrà una cubatura significativa, il primo centro direzionale, che si è cercato in tutti i modi di abbattere in quanto a cubatura, riuscendovi in parte, vedrà – in una zona congestionata, quella del Tribunale del Campo Sportivo – sorgere altra cubatura significativa (dico significativa perché di impatto). Se la stessa Fornace Ierace vedrà un’altra cubatura significativa, questa è la costruzione, la realizzazione di una città programmata con la variante PRUSST. E’ chiaro che anche il Regolamento Urbanistico ci mette altri insediamenti, quindi la crescita di questa città dipende da un completamento di diritti acquisiti che in qualche modo, forse, sforzandosi, potevano essere attutiti, con i nuovi insediamenti che abbassano, comunque, gli indici. In Terza Commissione abbiamo ragionato su questo, di tenere al massimo, anche con un emendamento, quegli indici, o anche più bassi.
Altri punti fondamentali sono la perequazione, l’edilizia residenziale e sociale e i Piani Operativi. Per quanto riguarda l’edilizia residenziale e sociale, il 20% sulle stanze totali sono dedicate a questo tipo di edilizia. Un po’ più bassa, in una maniera forse significativa, su cui dobbiamo soffermarci, è la percentuale di case per la cooperazione che, se non vado errato, è intorno al 5%, quindi è sottostimato questo bisogno, e forse questo, conoscendo tutte le problematiche relative alla ricerca dei suoli, al costo dei suoli ecc. va un attimo rivisto.
Sull’edilizia residenziale e sociale c’è da dire questo; chiaramente, anche in questo caso i criteri con cui è costruito il Regolamento Urbanistico sottendono alla realizzazione dei Consorzi privati per poter cedere suoli da destinare all’edilizia residenziale sociale. Rimane soltanto Bucaletto come situazione acquisita, con la problematicità del già abitato da fare, e rimane, come novità dei Piani Operativi, quella scelta che permette la costruzione, se non sbaglio, di circa una sessantina di case di edilizia residenziale e sociale, di case di edilizia residenziale sovvenzionata, a fronte delle circa 300 di edilizia convenzionata.
Questi sono i dati. Chiaramente, lo sforzo per ricercare suoli e zone per l’edilizia residenziale e sociale è necessario soprattutto per anticipare il bisogno della casa: non sono tanto le quantità, ma questa volta sono i tempi e, ovviamente, le risorse finanziarie.
Altra situazione rispetto al Regolamento Urbanistico e a quello che ci leggo vicino è una tendenza, forse troppo diffusa (anche rispetto a questa edilizia residenziale sociale; ci siamo trovati a dibatterne in Terza Commissione), al dipendere troppo, al parlare troppo facilmente di privato quando possediamo delle cose. Mi riferisco a due situazioni che sono nel Regolamento Urbanistico. Una riguarda la Via Appia, vedi deposito militare. Se dismesso, si prevede anche la realizzazione di privato: giacché è un uso demaniale approfittiamo per tenerlo tutto noi (c’è stato un emendamento, c’è stata una discussione, c’è stata una situazione di compromesso che poi vedremo domani). L’altra situazione riguarda l’autoparco provinciale. Se sarà dimesso, anche lì potremmo sfruttare il suolo per edilizia convenzionata o edilizia sociale piuttosto che cedere ai privati, perché l’esperienza vuole…
Fase interlocutoria
TRAVAGLINI
Provinciale, sopra il parco Baden Powell, a Principe di Piemonte. Quando sarà spostato, se sarà spostato, c’è un articolo nel R.U. su questo. La nostra “povertà” ci impone di tenerci care tutte queste aree pubbliche e di fare edilizia residenziale sociale o, quando non facciamo edilizia, di tenere gli spazi liberi, perché la città ne ha bisogno, per acquisirli al patrimonio pubblico. Dipendere meno dai privati è fondamentale perché sappiamo che, come per i Piani Operativi, non è facile avere cedute ad un prezzo possibile le aree stesse.
Passiamo al secondo punto, ce ne sarà poi soltanto un terzo, è la questione del sistema dei parchi e del sistema del verde. Qui c’è da dire questo: come linea di principio ci sono queste cose, ci sono le Green Ways, ci sono i due parchi (abbiamo parlato della Fondovalle ma già Campos Venuti parlò del Centro Studi) ed il parco fluviale sul fiume Basento. Anche qui non ho visto una forza, in questo Regolamento Urbanistico (perciò spero poi che ci sia una forza operativa, realizzativa concreta) che faccia vedere già ora qual è il progetto e che in qualche modo si metta in contrasto, in complementarietà con il costruito, per esempio, nel Vallone di Santa Lucia. Sono ben chiare, più o meno, le cose costruite, meno chiara e meno “aggredita” la parte che riguarda i parchi.
Ci soffermeremo domani sul problema del Centro Studi, per non andare oltre. Il problema del fiume Basento e del parco fluviale del fiume Basento, dobbiamo legarlo, gioco forza, alla zona ASI; questo è un punto sul quale non vado a criticare il Regolamento Urbanistico, ma è un punto programmatico fondamentale di questa consiliatura vedere il parco, almeno nella parte che va dal Nodo del Gallitello fino alla Ferriera, tornare a patrimonio della città di Potenza (ormai quello non dico che è centro, ma è una zona di città), per poterlo conciliare, nel rispetto dell’obiettivo della creazione di un parco fluviale del Basento più ampio possibile, con quello che poi l’Amministrazione può e deve decidere.
Credo sia un dovere (perché stiamo parlando del Regolamento Urbanistico, ma stiamo parlando anche di Urbanistica in generale), ogni qualvolta ci troviamo a parlare di questo tema, dire che quella zona dev’essere restituita alla città. A non interessano le competenze e come debba avvenire: lì non c’è un proprietario, il proprietario è la collettività, la collettività deve essere governata da se stessa, ovvero dai suoi rappresentanti, e quindi sarà una lotta politica, credo lo sia, ed è già in corso. Quello è uno dei cuori della nostra possibilità di pianificare e di trovare aree con standard di qualità che, in qualche modo, migliorino quello che abbiamo.
Poi, arrivo ad uno dei punti che ci ha visti dibattere e che ha visto la partecipazione più alta da parte della gente, che è quello delle zone extraurbane. Questo tema ci ha visti dibattere anche in maniera divergente, anche tra vicini (tra vicini politicamente), perché credo che sia la novità più forte che ci troviamo ad affrontare, novità più forte anche rispetto al panorama della difesa dell’uso del suolo.
Io parto, ovviamente, con quello che diceva anche Donato, che abbiamo ribadito più volte: è chiaro che l’impostazione di questo Regolamento Urbanistico e del futuro piano partiva già da un problema di come gestire l’extraurbano, in base anche all’articolo 44 della Legge Regionale, che consente l’edificazione, prima della pianificazione, in ambito extraurbano, con indice 0,03 (più 0,07 per gli annessi agricoli) per – leggo testualmente – “insediamenti legati effettivamente alla conduzione agricola dei fondi e più in generale all’attività agricola”. La relazione parla chiaro, perché parla addirittura della conduzione agricola di un fondo, cioè hai da condurre un fondo agricolo.
C’è questa che non è un’anomalia, ma una caratteristica della città di Potenza di avere 18 mila abitanti nel territorio extraurbano e 50 mila abitanti all’interno. E’ una caratterizzazione del territorio di Potenza, però noi non possiamo negarci il governo del territorio; dire che il territorio extra urbano deve essere quasi alla pari del territorio urbano destinabile, se non destinato, all’edificazione vuol dire privarsi del territorio extraurbano, vuol dire privare la città di Potenza della possibilità di pianificare le attività che sul territorio extraurbano saranno agricole o pastorali e la possibilità di uno sviluppo agricolo e pastorale sul territorio.
Non pensiamo di poter fare l’industrializzazione del territorio di Potenza; o riprendiamo l’agricoltura anche per i nostri giovani come possibilità, oppure noi costringiamo i nostri giovani al più ad abitare in campagna, ma mai a poterci lavorare. Questo è legato ad un problema di sviluppo, ma se noi destiniamo le aree extraurbane alla potenzialità dell’edificabilità, i costi dei suoli, giocoforza, per un problema di domanda e offerta, salgono e se una giovane coppia, se giovani che si mettono insieme vogliono acquistare degli ettari di suolo per fare un’attività agricola e fare gli annessi agricoli più l’abitazione, andranno in competizione con il sottoscritto che semmai, per farsi la casa, offre il doppio di quanto può offrire chi, invece, ci vuole lavorare. Significa, quindi, perdere la possibilità di pianificare il territorio.
Io ero e sono – è la mia convinzione attuale, insomma – per demandare l’extraurbano. Si doveva demandare l’extraurbano al Piano Strutturale Metropolitano e il Regolamento Urbanistico doveva arrivare al confine dell’armatura urbana, deciso con i criteri che sappiamo. Anche il periurbano ha la stessa problematicità.
C’è su questo una nota, che è quella della debolezza con cui abbiamo affrontato questo problema, una debolezza dell’agire collettivo perché quello che ne è venuto fuori, in fondo – legittimo, non sto a criticare la legittimità di alcuni bisogni -, è il guardare il proprio vissuto, il proprio terreno, e credere che la sola risorsa per sé e per i propri figli sia l’avere un terreno, avere la possibilità di farsi una casa. Sul problema del prezzo di mercato, siccome in territorio aperto non ci andranno chissà quante persone, non incide più di tanto, dati i numeri.
Un’ultima cosa credo sia fondamentale su questo tema. Il Piano Strutturale Comunale di Reggio Emilia, di cui si è parlato anche in questo Consiglio – Campos Venuti consulente -, su questa cosa scrive cose molto significative, parla in particolare del fenomeno della dispersione delle residenze; attività produttive ed altre funzioni urbane in territorio agricolo danneggiano il settore agricolo, peggiorano la qualità del paesaggio rurale e creano danni ambientali e costi sociali più alti per garantire i servizi necessari. Poi, c’è un altro passaggio…
Fase interlocutoria
TRAVAGLINI
Sì, sì; ma il problema è come si pianifica, è dedicare il suolo all’agricoltura, evitare la dispersione. Poi c’è un’altra ragione per cui non dobbiamo edificare, perché dovremmo parlarne solo del Piano Strutturale? C’è il concetto di paesaggio, ne parlavo prima. E’ un concetto che la Commissione Europea ha inserito come dato fondamentale nella pianificazione dei territori, di tutti i territori europei. La Commissione ha segnato un punto di svolta importante nella concezione del paesaggio nelle politiche di gestione e tutela del territorio, in primo luogo nell’affermare che tutto è paesaggio, passando in tal modo da una concezione estetica, fino ad oggi prevalente, ad un approccio onnicomprensivo che rende la dignità del paesaggio ad ogni porzione di territorio.
In secondo luogo, ricordo la stessa definizione di paesaggio data dalla Commissione Europea: una determinata parte di territorio così com’è percepita dalle popolazioni il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalla loro interrelazione. Sto parlando anche di quelli che attualmente abitano nel territorio aperto, che è il nostro paesaggio fondamentale. Chi ha vissuto storicamente la città di Potenza – sappiamo com’è nata e quali sono le zone rurali -, in fondo in campagna che cosa vorrebbe? Vorrebbe continuare a viverci perché è tradizione, ma vorrebbe conservare che cosa? O la possibilità di coltivare o almeno il paesaggio. La ruralità del territorio urbano di Potenza, cioè, dovrebbe essere in qualche modo mantenuta e tutelata, perciò non dobbiamo fissarci su questa possibilità di costruire o non costruire, destinazione d’uso o quant’altro, ma dovrebbe essere patrimonio di tutti la tutela delle zone aperte, soprattutto di chi ci abita (nessuno vuole cacciare persone dalle zone aperte, questo mi sembra fondamentale).
Dice un’altra cosa sui territori aperti, per quanto riguarda l’economicità e la sostenibilità, e questo è fondamentale. Tra gli effetti indesiderati di questa diffusione nelle zone aperte, la nuova popolazione di provenienza urbana (sto parlando di Reggio Emilia, ma il paragone può essere similare anche per le nostre esperienze, e qualcuno può farsi un’idea) che si insedia nelle case di campagna non vive in simbiosi con il territorio rurale circostante come la precedente famiglia di coltivatori, ma istituisce con esso legami molto deboli quando non inesistenti, desidera e richiede servizi di tipo urbano che in quei contesti non è plausibile realizzare e spesso entra in conflitto con le esigenze produttive degli agricoltori (odori, rumori o quant’altro, se sta vicino).
Infine, genera un’elevata mobilità e comporta nuovi costi ambientali, infatti una famiglia urbana che vada ad abitare in una casa sparsa dà luogo ad un impatto ambientale maggiore che non abitando in un centro abitato dotato di servizi. La popolazione sparsa sovente non è allacciata né allacciabile alla rete fognaria (abbiamo ora speso 2 milioni e mezzo per servire 8 mila cittadini… servire, cioè allacciare alla fognatura 8 mila cittadini, pro capite è una spesa notevole). Poiché non ha alcun servizio a distanza pedonale e spesso non è ben servita dal trasporto pubblico può dare luogo ad aumenti di traffico sulla rete stradale di campagna, inadatta a reggerlo e che non è possibile potenziare in modo diffuso su territori estesi, infine comporta una maggiore onerosità di determinati servizi pubblici (scuolabus, raccolta rifiuti, ecc.).
Complessivamente è una famiglia che consuma più energia, inquina di più e impatta di più, in molti modi, sull’ambiente. Qua torna il tema dell’ambiente, questo lo scrivono a Reggio Emilia, lo scrivono sulla consulenza di Campos Venuti, diciamo che lo scrive l’ufficio ed è un principio che su tutti i territori è valido. Il costo non so se è stato calcolato, ma chi amministra la città di Potenza sa quanto vale il costo dell’urbanizzazione, del mantenere in urbanizzazione (vedi luce e quant’altro) nelle zone urbane se uno si affaccia e vede il panorama di Potenza noterà che è illuminato in profondità notevoli rispetto anche ad altre città. Questi sono costi ambientali ed economici per il Comune.
Ridimensioniamo quel vedere il territorio aperto come unica possibilità, perciò il mio confronto è stato forte. Una volta che c’è la casa, il diritto ce l’hanno, il costo poi… è se incentiviamo quest’altra cosa che il costo diventa insostenibile per l’ambiente.
Si dà atto che la Presidenza viene assunta dal consigliere Lovallo.
TRAVAGLINI
Rocco Coviello, rispetto al merito del R.U. poneva il problema della CO2, dell’impatto ambientale e della bioedilizia; nello stesso Regolamento Urbanistico c’era un capitolo dedicato a questo, anche per quanto riguarda quindi l’invito a un costruire di bioedilizia è stato fatto un emendamento, ma non era nuovo, non era una novità, era soltanto un aggiustamento, quindi un avvicinamento alle esigenze.
Quell’articolo, quel capitolo del Regolamento Urbanistico (il capitolo 6) sulla sostenibilità rimanda – quello che dice anche il consigliere Rocco Coviello – al Regolamento Edilizio, che sarà un atto dovuto (c’è scritto nel Regolamento Urbanistico), e quel capitolo ne è un atto di indirizzo. Il bonus si può avere, ma il Regolamento Edilizio stabilirà anche degli obblighi, oltre gli obblighi che già sono di legge. In più il nostro Regolamento Edilizio può andare avanti (lo può scegliere perché siamo autonomi), facendo scattare, secondo dei punteggi, anche un bonus di tipo economico o di volumetria. Nel capitolo 6 l’atto di indirizzo c’è, quindi questa parte è in qualche modo assorbita. In Terza Commissione siamo andati anche più avanti rispetto alla funzione pubblica, al dovere pubblico di costruire sostenibile, anche per l’edilizia residenziale sociale, quindi su questo aspetto possiamo fare; ora sono ovviamente questioni di principio.
Un ultimo aspetto riguarda – ne ho parlato con il Sindaco e ne abbiamo discusso in Commissione – la tutela dei beni del Comune. Il Comune in città non ha tanti beni, uno di questi è la Caserma dei Vigili del Fuoco. Sappiamo tutti qual è la questione, sappiamo tutti che è un patrimonio da mantenere e da conservare. Dicevo al Sindaco, l’altro giorno, che è la prima costruzione in cemento armato della città di Potenza: i cantieri nel ’29 già erano aperti e il progetto è del 1926, quindi è un patrimonio storico dal punto di vista dell’ingegneria e dello sviluppo ingegneristico, anche del nostro Paese (era uno dei primi in Italia, ai primi del ‘900). Anche della storia dell’ingegneria e del costruire va ovviamente tenuto conto, anche di questo una collettività deve farsi carico, perché se pensiamo sempre di dover ripianare i debiti vendendo i beni, credo che si sia miopi da questo punto di vista; bisogna, in qualche modo, sapere come risanare questo debito con il dovere di mantenere alla collettività questo patrimonio. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. La parola al consigliere Graziadei.
GRAZIADEI
Grazie, Presidente. E così, siamo arrivati alla discussione in Consiglio di queste tanto attese misure urbanistiche. E’ stato detto che quella di oggi è una data importante perché definisce un punto di arrivo ovvero di partenza di un percorso ancora molto lungo ed impervio, che dobbiamo prepararci ad affrontare con la giusta responsabilità e consapevolezza.
C’è chi è contento che siamo arrivati a questo risultato, c’è chi, invece, si augurava altre soluzioni. Speranze e timori hanno caratterizzato questa prima fase del procedimento, ed ancora oggi siamo pervasi da questi duplici stati d’animo che non fanno che accrescere il nostro senso di responsabilità.
La città ci guarda, sta aspettando, Sindaco, l’abbiamo fatta aspettare anche troppo. La politica urbanistica, come gestione delle trasformazioni della città e del territorio, rimane l’anima su cui si articola lo sviluppo complessivo della nostra comunità, da cui dipende non solo il miglioramento della qualità della vita sotto l’aspetto ecologico, ambientale e di utilizzazione della città, ma anche e soprattutto il rilancio economico e produttivo alla base di ogni nuova possibilità di sollecitare investimenti e di incrementare l’occupazione.
L’abbiamo detto già tante volte, l’abbiamo anche sentito tante volte: ormai si sono tutti convinti, ma purtroppo è ancora troppo lenta a partire la macchina che deve costruire, attraverso le nuove soluzioni urbanistiche, le effettive condizioni di rilancio. Non si possono più attendere le soluzioni di una difficile applicazione della Legge Urbanistica Regionale che non riesce ancora ad offrire certezze e che, più passa il tempo, più tutti si stanno accorgendo che funziona poco e male. Sì, diciamolo subito: le cose complicate che non sempre si riescono a comprendere, quelle formule difficili che nemmeno chi le sostiene è in grado di governare non ci hanno mai convinto.
Non c’era bisogno della Legge Regionale 23; l’avevamo capito già da tempo, avevamo capito che tra le varie realtà comunali va avviata una validissima concertazione per addivenire a scelte programmatorie condivise, basate sul rafforzamento della coesione di ciascuna identità locale da cui far partire il sistema locale. Siamo stati sempre convinti – da anni – che solo questo non basta perché va avviata anche una positiva negoziazione tra le Amministrazioni ed il tessuto imprenditoriale, per costruire le condizioni di uno sviluppo fondato sull’effettiva valorizzazione delle potenzialità locali, che vanno ovviamente sostenute da coerenti interventi pubblici di infrastrutturazione.
L’avevamo detto con il programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile; nel 1999 ci eravamo attivati con splendidi risultati, con un’ampia condivisione da parte dell’intero territorio del potentino, e quando sembrava che si potesse effettivamente passare alla fase attuativa qualcosa non ha più funzionato. Sono passati nove anni da allora, e sul piano di una concertazione allargata ai Comuni del territorio siamo ancora al punto di partenza. Da un lato la macchina burocratica, dall’altro per i cambi di amministrazione il bisogno di ripensare la politica del territorio, la necessità di sentirsi sempre e comunque protagonisti, la difficoltà di utilizzare scelte di seconda mano… E così continuiamo a perdere tempo e siamo arrivati quasi alla fine di un’altra consiliatura, con il pericolo che se non si conclude definitivamente niente entro un anno chi arriva nel prossimo quinquennio potrebbe fare altrettanto, rinviare tutto accapo e farci ripartire nuovamente da zero.
Oggi tutti siamo in concorrenza, anche i territori sono in concorrenza. Concorrenza significa efficienza, efficacia, velocità, bisogno di organizzarsi meglio degli altri ed arrivare prima degli altri. Questa è la logica del globalismo e del mercato. Le politiche per la città e per il territorio devono garantire tempi celeri e hanno bisogno di una continuità dell’azione amministrativa che, se interrotta per ripensamenti o altri capricci, fanno perdere a tutti il sospirato tram. Ecco perché continuo disperatamente a chiedermi quello che dobbiamo fare nell’immediato, a stretto giro, per innescare una reale ripresa produttiva. Tutti gli studi e le sperimentazioni sono sempre ben accetti, ma alla condizione che essi non vadano a bloccare o, comunque, a frenare quel bisogno di crescita che la nostra comunità richiede.
Se solo per avviare la Legge 23/99 la Regione ha impiegato otto anni, c’è da immaginare che per vederla andare a regime ce ne vorranno altri otto, ed allora dove arriviamo? Non possiamo aspettare il 2015 per trovare la risoluzione a tutti i nostri problemi; essi, tra l’altro, saranno tutti vecchi e superati. La nostra società ha una velocità di trasformazione tale che solo due anni sono già estremamente lunghi per vedere attuati i programmi dei relativi progetti ad essi connessi. Le risposte vanno date subito, ove con “subito” non intendo, ovviamente, all’istante ma certamente non posso neanche accettare l’idea di decenni. Se c’è troppo tempo per pensare, se c’è troppo tempo per programmare, per risolvere un problema, la probabilità di rincorrere sempre problemi nuovi, senza riuscire a risolverne mai uno, è fortissima.
Far presto oggi è più importante che far bene, perché corriamo il rischio che il nostro territorio si spopoli e che la rassegnazione faccia dimenticare le nostre stesse richieste. Dopo che i nostri figli saranno andati via, lontani dalla nostra terra, per mancanza di occupazione, perché non possono farsi una casa, perché non è facile avviare una qualsiasi attività imprenditoriale, perché è impossibile anche aprire una pizzeria o mettersi a vendere panini, che senso potrà mai avere la soddisfazione di proclamare che abbiamo saputo tutelare il nostro territorio, che l’abbiamo preservato da ogni possibile insediamento e che la nostra terra è più bella di prima?
E non vi dico, poi, quando si parla di cose nuove, quando qualcuno tira fuori nuove terminologie, quando si vogliono applicare modelli importati da altre regioni che non sono stati mai sperimentati e di cui non si ha l’idea precisa di cosa possano comportare; dove i pensamenti ed i ripensamenti sono tanti, e in attesa di definirne i contenuti si blocca tutto e si aspetta qualche studio, magari qualche luminare che si pronunci, per poi registrare altri studi e altri luminari che, su posizioni esattamente contrarie, ci fanno ritornare al punto di partenza.
La nostra società in genere, ed il nostro territorio in particolare, ha la necessità di un’azione politica ed amministrativa celere e non equivoca, ove la consapevolezza di ciò che si può fare deve essere alla portata di tutti, ove chiunque abbia un’idea o solo un’occasione da sfruttare non può patire dietro a lungaggini ed incertezze che spezzano ogni entusiasmo e fanno tirar fuori ai nostri giovani, un’altra volta, la valigia che li porta lontani. Non riguarda solo il Comune di Potenza, ma ovviamente sul nostro territorio comunale si concentrano più attenzioni; esso è più densamente popolato e gli effetti economici sono più evidenti, ma il tutto si riscontra anche nell’intero hinterland e sul resto del territorio regionale, quello nostro e non solo nel nostro.
Ed allora ecco che l’Urbanistica, ovvero la gestione del territorio, con tutte le sue connessioni più intrinseche, diventa ancor più che fondamentale nel processo di sviluppo e di rilancio dell’economia. L’Urbanistica è la chiave di volta per un’azione politica generale che coinvolge sia il nostro amico potentino, che quello di Pignola o di Picerno, sia l’industriale che vuole investire per un’attività produttiva nell’area di Vaglio o di Tito, sia chi aspetta di realizzare un programma costruttivo o semplicemente una casa a Potenza o ad Avigliano.
Parlare di Urbanistica non è semplice per i difficili contenuti disciplinari, ovviamente, e per noi Popolari Uniti è ancora più difficile per il ruolo che abbiamo assunto nella precedente consiliatura e che tutt’oggi ricopriamo. Non è semplice perché vogliamo essere concreti, non vogliamo rincorrere chimere, non vogliamo far credere ai nostri concittadini che solo con i grandi progetti ed a lungo termine si potranno dare delle reali risposte. Siamo convinti che in questo ruolo siamo ancora più impegnati a tirar fuori soluzioni concrete, a dare risposte certe, veloci e, naturalmente, coerenti.
Il nostro interesse non si limita alla sola città capoluogo, è ovviamente allargato all’intero territorio, a “Potenza città-regione” – come è stata definita una volta – a “Potenza apre”. Sì, certamente, anche al Piano Strutturale, anche intercomunale, o come meglio individuato Piano Metropolitano. Tutte ottime formulazioni che dovrebbero ispirarsi ad un Piano Strategico generale, all’interno del quale si attua anche un Piano della mobilità. Tutte cose belle, anzi bellissime, che sul piano accademico e disciplinare sono fiori all’occhiello per una gestione completa del territorio, ma tutto questo quando? Ai nostri concittadini cosa possiamo garantire in termini di rilancio dell’economia, dell’occupazione e della valorizzazione del territorio?
Anche la precedente Amministrazione aveva concluso con successo una serie di operatività che potevano essere la base per avviare il rilancio della città e del suo hinterland. Era stato attivato ed approvato, anche a livello ministeriale, un programma di sviluppo comprendente il capoluogo e i 14 altri comuni facenti parte del sistema locale come individuato dallo stesso schema del Piano regionale di sviluppo, collocato all’interno delle strategie generali di intervento formalizzate dalla Regione Basilicata e corrispondente agli obiettivi ed ai contenuti dei propri programmi.
Avigliano, Pietragalla, Acerenza, Oppido, Vaglio, Brindisi di Montagna, Pignola, Anzi, Sasso, Abriola, Calvello, Laurenzana, Picerno, Tito: è stata una prima, vera prassi programmatoria, con l’applicazione anticipata degli indirizzi metodologici e dei contenuti dettati dagli strumenti di pianificazione e programmazione regionale, nonché una grande occasione per avviare un dialogo politico-amministrativo tra tutti i comuni dell’hinterland potentino in funzione di nuovi e più moderni strumenti di gestione del territorio, che superano lo stretto ambito comunale individuando sistemi locali più o meno coesi, all’interno dei quali diviene più efficace individuare e concretizzare un’azione strategica di sviluppo comune, pur nel rispetto delle originalità dei propri percorsi di crescita.
Alla base di tale intesa, storica per la nostra regione (non si era mai verificata), era stata individuata la concertazione tra le Amministrazioni locali interessate, per addivenire a scelte programmatorie condivise che si basano sul rafforzamento della coesione delle articolate identità locali che compongono, appunto, il sistema locale e l’impegno assunto era che tale concertazione doveva essere permanente. La negoziazione tra Amministrazioni e tessuto imprenditoriale per costruire le condizioni di uno sviluppo fondato sulla valorizzazione delle potenzialità locali, sostenute da coerenti interventi pubblici di infrastrutturazione; la sostenibilità – oggi abbiamo sentito molti interventi che parlavano di sostenibilità – di questi interventi sia pubblici che privati, affinché la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali siano resi compatibili con il potenziamento delle infrastrutture del territorio, che costituisce precondizione per gli investimenti e per il consolidamento dello sviluppo. Infine, c’era anche l’impegno ad avviare efficaci azioni amministrative, capaci di creare, appunto, le migliori condizioni operative per l’attuazione degli obiettivi programmatici, sempre che detti obiettivi non cambino continuamente.
La città di Potenza è il luogo nodale dei servizi territoriali, con l’inserimento anche di interventi volti a creare offerte innovative, grazie all’attivazione, nell’ambito della concertazione, di risorse finora non valorizzate.
Questa aggregazione ha rappresentato e rappresenta, di fatto, la terza entità istituzionale della regione, già avviata ad essere ulteriormente allargata con l’ingresso di altre Amministrazioni, che già da tempo hanno fatto richiesta di aggregarsi. Ma questa, Sindaco, risulta bloccata; perché è bloccata? Perché nonostante sia stata finanziata, riconosciuta e nonostante sia stata confermata, addirittura, una specifica delega assessorile all’interno della nostra Amministrazione, nessuno ne parla più? Dov’è finita questa visione del territorio positivamente valutata a tutti i livelli istituzionali ed approvata all’unanimità, cosa alquanto rara, dal Consiglio Comunale di questa città? Qualcuno ci ha riferito che è stato definito un nuovo ambito territoriale intorno alla città, un ambito metropolitano, appunto, di dieci comuni; e gli altri cinque che fine hanno fatto?
Con il passare degli anni, su una politica di sviluppo comune del territorio, dopo aver raccolto impegni e consensi formalmente sottoscritti anche con la Regione, con la Provincia e direttamente con il Ministero, invece di allargare il territorio intorno al capoluogo, si scaricano cinque Amministrazioni locali e si comincia a pensare ad un nuovo ambito metropolitano tutto ancora da inventare, ove ancora non è stata raccolta ufficialmente la disponibilità di adesione con la sottoscrizione del documento preliminare, atto fondamentale per avviare e concretizzare tutti gli impegni.
Di questo documento preliminare noi stessi, Consiglieri della città di Potenza, Sindaco, ancora non sappiamo nulla. Chissà se qualcuno lo sta predisponendo e chissà come. Qualcuno darà la colpa al solito “pasticciaccio brutto” della Legge Urbanistica Regionale, eppure il programma di intesa dei 14 Comuni dell’hinterland potentino è stato approvato con pieni voti proprio dalla stessa Regione Basilicata, quando già imperava la Legge 23, quindi con la piena consapevolezza di quello che si faceva.
Che fine ha fatto il progetto “Potenza apre”? Ha dato forse fastidio a qualcuno? Ed il piano intercomunale che si stava predisponendo fra i 15 comuni? Perché e da chi la città è stata stoppata? E, se parliamo del rapporto tra città e suo territorio, non possiamo non prendere in considerazione anche un altro aspetto importante, che era stato già affrontato, intorno al quale tutto il Consiglio Comunale aveva riscosso grandi consensi. Mi riferisco al Piano Campagne. Qualcuno mi ha pregato di non fare più riferimento al passato, ma il passato ci appartiene, quel passato è presente, oggi più che mai, alla luce proprio di quanto si sta discutendo nel Regolamento urbanistico, alla luce anche di quel poco che è stato positivamente inserito sulle aree aperte.
Attraverso l’approfondimento delle proposte del Regolamento Urbanistico proprio nelle aree aperte, spesso abbiamo pensato al Piano Campagne e nel verbale della Conferenza di pianificazione del Regolamento Urbanistico – bisogna darne atto – è riportato un apprezzamento a quanto era stato analizzato e previsto per le zone aperte. L’intransigente posizione assunta dagli uffici regionali e la rigida applicazione della Legge 23 hanno consentito solo minime anticipazioni di quanto in quel Piano era stato proposto e sono convinto che la questione “aree aperte” troverà la sua definitiva soluzione attraverso il recupero dell’intera normativa che quel Piano aveva saputo anticipare; ma dovremo aspettare il Piano strutturale. Peccato!
Ed è passato anche il Piano di sostenibilità, che tornerà ad essere più che mai presente quando si comincerà a parlare di questo piano metropolitano. Quelle intuizioni, quella progettualità, quella capacità di saper interpretare i bisogni dell’intero territorio sono state la forza di un intero Consiglio Comunale che all’unanimità ha espresso il proprio consenso; hanno rappresentato il filo conduttore di una politica attenta, di una chiarezza di idee e di una capacità a saperle partecipare. Indubbiamente è stata scarsa la forza a sostenere quella progettualità, a farla condividere ai nuovi arrivati, a renderla attuabile, ma questo è il limite della capacità di far politica di questa città, dove alleanze e grandi intese, insieme alla continuità amministrativa, valgono spesso per una sola stagione.
Il nuovo affascina sempre, tutti siamo diventati superriformisti, extraprogressisti… guardiamo avanti, sempre e comunque, per non essere accusati di vecchiume, di arretratezza, di incapacità di adeguarci alle mutate esigenze e dimentichiamo facilmente anche tutto quello che in precedenza abbiamo fatto di buono. Quel buono – lo ribadisco – non è appartenuto a questo o a quel partito, a questo o a quel gruppo; è appartenuto a tutti, a molti che oggi siedono in questo consesso, anche se non vogliono più ricordarlo. E così una nuova Amministrazione, un nuovo Sindaco, un nuovo Consiglio Comunale, un nuovo Consiglio Provinciale, un nuovo Consiglio Regionale, un nuovo tutto di tutto… siamo ripartiti da zero, per fare cose più belle e migliori, certamente; per fare sognare i nostri concittadini ed offrire loro una città ed un territorio più moderno ed efficiente, ma comunque ancora da ridisegnare.
Proprio quando potevamo cominciare a tradurre in azioni efficaci il programma e le concertazioni qualcuno ha pensato che si potesse far meglio, ed ha voluto anche allargare la programmazione ed approfondire lo studio. La Regione, poi, di colpo si è svegliata e si è ricordata che esisteva una legge dimenticata che andava applicata. Altri, poi, si sono inseriti per complicare le cose, e così oggi siamo ritornati a consultarci, siamo chiamati ancora a decidere, e nel frattempo la gente si esaspera, i giovani vanno via, la città perde il suo ruolo ed il territorio si scompatta.
C’è qualcuno che, addirittura, si sfoga e fa la reclame ai grandi risultati che nessuno vede, nessuno crede, ma che ovviamente tutti sperano e noi, che da dentro abbiamo vissuto tutta questa storia, ci convinciamo ancor di più che per questa città, in fondo, non è stato fatto molto; forse dovevamo fare poco, ma fare qualcosa.
“L’urbanistica del fare”: così avevamo avviato questa consiliatura; l’urbanistica del fare meglio rispetto a prima, l’urbanistica che riesce a dare le giuste risposte ai bisogni dei cittadini, che riesce a rilanciare l’economia, che è alla base di un nuovo sviluppo dell’intero territorio. Abbiamo capito anche che non è semplice come sembrava, che ogni risultato è comunque un passo avanti e che il passo del gambero non ce lo possiamo permettere quando c’è in gioco la sopravvivenza del nostro territorio.
E così questo Regolamento urbanistico, questo frutto ancora troppo acerbo di una legge urbanistica regionale che ancora non convince, approda in Consiglio Comunale. E’ troppo acerbo perché, nonostante i proclami che qualcuno ha fatto, ha ancora troppe cose che devono maturare, che necessitano di essere riviste e che devono trovare la giusta condivisione da parte dei cittadini.
La Regione ha voluto forzare la mano per far partire questa sperimentazione urbanistica. Proprio essa Regione, che non ha fatto niente per questa legge, che non ha mosso un dito nemmeno per predisporla, infatti ha delegato all’esterno non solo la definizione dell’articolato legislativo, ma anche lo stesso regolamento attuativo, ha voluto forzare la mano per far partire questa legge; ma la mano, stranamente, l’ha forzata agli altri, rimanendo perfettamente inadempiente su tante cose previste dalla stessa legge, che essa Regione avrebbe dovuto fare e che non solo non ha fatto, ma ancora oggi non intende fare. Mi riferisco, tanto per dirne una, alla Carta dei suoli, al nucleo di valutazione e ad altre cose.
Indubbiamente, dopo tanti anni dall’emanazione della legge, considerando tutte le mancanze ed i ritardi proprio della stessa Regione per attivare un simile provvedimento per il governo del territorio, francamente nessuno nutriva più la certezza di veder riesumata la Legge 23. E’ vero, infatti, che la legge è del ’99 e solo nel 2003 è stato predisposto il Regolamento di attuazione ed ancora oggi non è stata predisposta la Carta dei suoli. Qualcuno è venuto incontro alla stessa Regione e, pur di mandare in applicazione la legge, ha inventato la circolarità delle conoscenze, ovvero ha demandato agli altri la ricognizione del territorio; meglio ancora, ha trasferito ad altri la lettura del territorio.
Stranamente si è anche riconosciuta inadempiente, ma ha comunque preteso di andare avanti lo stesso con l’attuazione ed al tavolo della Conferenza di pianificazione quella verifica di coerenza e compatibilità come riesce a tenerla, in mancanza del quadro conoscitivo del territorio regionale? Quel quadro sarebbe dovuto scaturire, appunto, dalla Carta regionale, nonché dal programma regionale di sviluppo, che non c’è. Con tutta questa inadempienza, come può sedersi ai tavoli della pianificazione ed imporre i paletti?
Sì, l’abbiamo sentito dire molte volte: “La Regione non lo consente”. E’ un’espressione che ha troncato molto spesso ogni possibilità di dibattito ed ogni confronto è risultato impossibile, perché, appunto, quando si sente dire che “la Regione non permette”, ogni tentativo sembra inutile. E così, dall’alto dei loro poteri, gli uffici regionali dettano legge, decidono e dispongono esattamente come la stessa legge non consente, attraverso circolari, note esplicative, interpretazioni. Il ruolo della Conferenza è quello di concertare le scelte con tutti gli Enti, in attuazione dei principi di sussidiarietà e co-pianificazione, di verificare quali siano le condizioni per procedere alla formazione degli strumenti in regime di compatibilità con la Carta regionale, che non c’è, nonché con la pianificazione sovraordinata. Ma non solo manca la Carta regionale, anche la stessa pianificazione sovraordinata non c’è.
Se la legge la attuiamo partendo dal Regolamento Urbanistico, che è lo strumento più basso della catena, il punto di arrivo inferiore, appunto, è ovvio che non è pronta la pianificazione sovraordinata. La scelta di partire dal basso, cioè dal Regolamento Urbanistico e non dal Piano Strutturale e dalla Carta regionale dei suoli, riduce di fatto il ruolo sia dell’ente Regione che della stessa Provincia, ovvero elimina di fatto tutte le argomentazioni con le quali questi Enti possono costruire e sostenere, per parte loro, la coerenza e compatibilità nella Conferenza di pianificazione.
Ed allora, come si fa a sentirsi dire: “La Regione non lo consente”? Sulla base di quale valutazione si esprime? A quale piano di sviluppo economico, a quale pianificazione territoriale ha da fare riferimento per dire che “non si può fare”? Ai grandi sostenitori della “23” chiederei un’applicazione coerente, non una tollerante accettazione per avviare solo quello che fa più comodo, non un’interpretazione attraverso note e circolari che, per chiarire un articolo, offuscano la comprensione del successivo. Ecco perché il Regolamento Urbanistico è ancora acerbo: perché è il frutto di un albero che ancora non riesce ad andare in produzione, perché forse è stato piantato alla rovescia ed alla rovescia lo si vuol far crescere, con il suolo che sta in alto ed il cielo in basso.
Da tante parti è stato più volte ripetuto che dovevamo arrivare al Regolamento Urbanistico dopo aver predisposto il Piano Strutturale. Tutti hanno convenuto che questa sarebbe stata la strada giusta, gli stessi uffici regionali ed i nostri consulenti, ovvero – per meglio dire – la stessa Regione attraverso i nostri ed i suoi consulenti. Ed allora perché si è proceduto lungo questa strada? Questa Amministrazione, il nostro Sindaco, l’intera Maggioranza hanno pensato al Piano metropolitano, all’attivazione dell’Ufficio di Piano ovvero allo Strutturale allargato ad altri Comuni, magari in continuità amministrativa con quanto era stato già intrapreso, a parte, naturalmente, ovvie e legittime variazioni.
Bene, ed allora non poteva essere questo il grande obiettivo da cogliere in questa consiliatura? Possibile che non siamo stati capaci di far capire agli uffici regionali che potevamo attuare la “23” nel modo più congeniale, dotandoci in primis di un Piano Strutturale per poi arrivare al Regolamento Urbanistico? Sì, perché mentre per un piccolo Comune il Regolamento Urbanistico è più che sufficiente per coordinare l’attività edilizia ed urbanistica, certamente per noi, ma anche per qualche altro Comune – e non sono molti -, lo Strutturale non solo è reso obbligatorio, ma è certamente necessario. Necessario anche per applicare la perequazione ovvero per avere riferimenti di aree nuove ove trasferire i diritti edificatori di tutti gli spazi interni all’abitato che necessitano di essere acquisiti per realizzare attrezzature, servizi o comunque opere di pubblico interesse.
Ed invece, non avendo nuovi indirizzi ove trasferire i diritti edificatori, ecco che la perequazione viene applicata in sito, ovvero negoziando qualche metro quadro di area disponibile in cambio di nuova cubatura da realizzare, appunto, in sito, in quei piccoli brandelli di spazi ancora liberi, che il denso tessuto urbano ha – chissà perché – dimenticato; dimenticato o semplicemente già sfruttato, anche questo è ancora tutto da verificare.
Ed abbiamo così attribuito edificabilità ad aree che non se lo sarebbero mai sognato, a lembi di terra tra due strade, a scarpate impervie, a relitti, come catastalmente vengono chiamate. Quando furono ritirati i famosi sette Piani, nonostante ci fosse la diffusa convinzione di mandarli avanti perché ormai considerati diritti acquisiti, qualcuno ci aveva rassicurato che uno dei motivi del ritiro era quello di rielaborarli, di renderli più rispondenti alle nuove necessità della città e dei suoi cittadini, di rivederli alla luce della legge urbanistica e del redigendo Regolamento, in fase di stesura e pronto per essere varato.
Mi ero quasi convinto che potesse essere vera l’interconnessione di detti Piani con il Regolamento Urbanistico e la prima cosa a cui avevo pensato era stata proprio la perequazione. Ho creduto che la rivisitazione dei Piani potesse consentire, anche se in minima parte, il trasferimento dei diritti edificatori delle aree super addensate del tessuto urbano esistente. Sì, ho subito pensato che le aree nell’abitato esistente si potevano spogliare del valore edificatorio, perché appunto trasferito, riducendone drasticamente il complessivo valore di trasformazione, quindi con la possibilità di poterli acquisire a prezzo agricolo, ovvero ad un prezzo che non avrebbe scombinato i quadri economici dei progetti di riqualificazione dell’Amministrazione.
Ho creduto, proprio come recita l’articolo 15 della Legge Regionale, che il Piano operativo è lo strumento con il quale l’Amministrazione Comunale attua le previsioni del Regolamento urbanistico ovvero, come riportato nello stesso Regolamento, regola e definisce le modalità di trasferimento e di compensazione dei diritti edificatori in relazione ai regimi urbanistici nei distretti urbani per l’adozione di politiche perequative dei regimi immobiliari interessati dall’attuazione.
Invece, niente di tutto questo: non è cambiato nulla in questi Piani, nemmeno l’indice, che è rimasto quello di prima, se non per una proposta di diversa ripartizione tra il Pubblico ed il privato, proposta che – francamente – ancora non mi convince più di tanto. Non mi convince perché in qualche altro caso, ove questo indice è stato modificato in diminuzione, è stata giustamente invocata la variante al Piano e si è tenuta aperta una Conferenza di pianificazione per oltre tre anni.
Se fossimo stati capaci di imporre il trasferimento dei diritti edificatori fuori dall’abitato esistente, fuori dalla città storica, già brutta e disastrata – come definita da più di qualcuno in questi giorni -, avremmo potuto disporre di aree libere e magari, attraverso un programma reale di interventi, avviare una positiva integrazione alla riqualificazione che attraverso i fondi POR stiamo realizzando.
Oggi i Piani sono diventati dieci. Finalmente arrivano anche i Piani del PRUSST; qualcuno era pronto per essere portato in Consiglio già alla fine della precedente consiliatura ed invece hanno subito quasi tutti lo stesso destino.
Perché non abbiamo utilizzato anche questi per accogliere i diritti edificatori delle aree interne dell’abitato? Perché, se si deve perequare per realizzare il grande Parco del Vallone di Santa Lucia, non si interviene anche sull’ex F12, che è un’area rilevante ove è possibile acquisire ulteriore superficie per allargare il parco?
Nonostante ci fosse un Piano approvato in Consiglio Comunale, risulta che non è stata firmata alcuna convenzione su detta area e, quindi, non mi pare che siano maturati i diritti acquisiti. Eppure a quest’area non solo quei diritti sono stati riconosciuti, non solo non si propone di guadagnare nemmeno un metro quadrato per il parco, ma addirittura si concede (non so a quale titolo) la destinazione abitativa al 35% e quella commerciale al 40%, contrariamente a quanto il Consiglio Comunale, in una più che travagliata delibera di appena qualche anno fa, aveva approvato. Nella zona del parco, nonostante questo sia stato individuato come elemento portante di progetto del Regolamento urbanistico, vengono rosicchiate anche altre aree, questa volta perequando e concedendo addirittura nuove cubature.
Questo ed altro doveva e poteva essere meglio considerato nella logica perequativa. Si è scelta, invece, un’altra strada, quella appunto della perequazione in sito, quella di considerare edificabili, e quindi trasformabili, tutte le aree. Meno male che qualche emendamento della Commissione – staremo a vedere che cosa le risponde l’Ufficio – ha posto rimedio, anche se dobbiamo comunque stare sempre vigili ad aspettare fino alla definitiva approvazione.
Ed allora, se i Piani non sono serviti ad integrarsi con il Regolamento urbanistico, se non è cambiata la filosofia del vecchio P.R.G., dobbiamo ammettere che potevamo vararli un anno fa. Lasciamo, allora, tutto come sta, lasciamo 40 e 60, così non dobbiamo neppure la preoccupazione di dover fare una variante o, comunque, tornare in Conferenza di pianificazione.
Anche perché, se vogliamo attivare una seria politica della casa, ricordo a me stesso che l’articolo 2 della Legge 10 del 1977, meglio nota come “Bucalossi”, impone la previsione per un decennio dell’esigenza di edilizia economica e popolare e, comunque, riserva all’edilizia pubblica non meno del 40% del fabbisogno complessivo di tutta l’edilizia abitativa prevista nel periodo considerato. Francamente, non ho verificato se questa percentuale è rispettata, ma certamente ridurre dal 60 al 20 l’edilizia pubblica e portare dal 40 all’80 quella privata fa sorgere in me molte preoccupazioni.
Poi qualcuno ci dirà anche che tutto è possibile. Abbiamo visto, in questi anni, che si è addirittura invertito il verso di applicazione di una legge. E’ stato possibile l’impossibile, come è vero che era stato negato in un primo momento quello 0,03 nelle zone aperte. Fra gli illustri consulenti, fra l’Ufficio di Piano e gli uffici regionali, abbiamo sempre da apprendere cose nuove ed abbiamo avuto modo anche di renderci conto di quanto è diventata opinabile la disciplina urbanistica. Sì, proprio quella che in un recente passato abbiamo, invece, conosciuto come più rigorosa e puntuale, capace cioè di garantire la certezza del diritto, anche se – non nascondiamolo – gli escamotage si sono sempre ricercati ed – ahimè! – troppe volte trovati.
Insieme al Regolamento Urbanistico abbiamo anche il Piano Urbano della Mobilità, ma su questo, naturalmente, rinviamo la discussione a quando arriverà in Consiglio Comunale.
Noi abbiamo provato più volte a dire tutte queste cose, non è vero che nessuno le ha tirate fuori, piuttosto è stata più dura la linea di chi queste cose non le ha volute ascoltare; noi abbiamo dato il nostro contributo. Far parte di una Maggioranza non significa appiattirsi su posizioni e far finta che non esistano alternative. Il nostro Assessore ha avuto il grande merito di consentire una partecipazione più allargata e di porre anche molte note critiche che, pur se non risolte, ci hanno consentito di dibattere e di rinviare le speranze al Piano Strutturale. Il suo incarico è troppo recente per attribuirgli meriti o responsabilità sui risultati, ma certamente si è distinto sul metodo con il quale ha condotto la difficile questione.
Non voglio tralasciare gli uffici, quelli comunali, si intende, e l’Ufficio di Piano in particolare. Ci hanno dato prova di una professionalità di alto profilo, tanto più esaltata dalla presenza di competenze specifiche che hanno saputo gestire la difficile questione urbanistica con l’utilizzo di tutte le più moderne tecnologie. E’ un vanto per tutti noi e per la città. Credo che i tanti soldi che abbiamo investito – e sono veramente tanti – per mettere in piedi questa struttura siano sicuramente serviti per avere un data base urbano di grande affidabilità, che ci tornerà utile per tutte le successive fasi della gestione.
La Commissione, nella quale ho avuto l’onore ed il piacere di lavorare, ha saputo entrare bene nello specifico, effettuando anche approfondimenti di alto spessore politico e tecnico. Una questione così difficile, gestita da una Legge Regionale di nuova applicazione, ci ha fatto molto soffrire, ma il risultato complessivo al quale siamo giunti è certamente apprezzabile.
Gli emendamenti che abbiamo allegato sono, appunto, il frutto di questo approfondimento, sono il risultato di molti mesi di duro lavoro. Tutte le criticità evidenziate, tutte le discussioni sulla non condivisione di tante impostazioni sono state comparate con il buonsenso di andare comunque avanti ed evitare ulteriori polemiche ed inutili disquisizioni. Abbiamo fatto tutto quello che andava fatto. Questo è, indubbiamente, il miglior risultato di Regolamento Urbanistico che questa città poteva aspettarsi da questa Amministrazione, da questo Consiglio, da noi tutti. Questo è il migliore Regolamento Urbanistico che noi potevamo definire ed ognuno di noi si prenda i meriti, se ritiene, o, viceversa, le responsabilità.
Oggi, con questo atto amministrativo, siamo chiamati, con tutte le criticità che abbiamo la necessità comunque di evidenziare, a fare il primo passo, che è appunto l’adozione. E’ solo un primo passo verso un lungo cammino che il Regolamento urbanistico deve compiere. E’ lungo, questo cammino, e noi continueremo ad accompagnarlo, seguiremo le osservazioni della gente, faremo anche noi eventualmente altre osservazioni, cercheremo di comprendere, ancor più di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, le effettive esigenze di una città che non può più perdere tempo, che deve trovare il suo ruolo definitivo, che non può più rincorrere i progetti ed i programmi delle varie Amministrazioni che si susseguono senza mai raggiungere l’obiettivo.
Facciamo subito qualcosa per la nostra città, meglio questo che niente, meglio un Regolamento Urbanistico con tanti “se” e tanti “ma” piuttosto che solo parole, enunciazioni e polemiche inutili. Riprendiamo la politica e ripensiamo la città ed il suo territorio. Questo è quanto noi vogliamo sottolineare, non per voli pindarici e sogni senza senso, non per differenziarci o per stare alla finestra, ma per ribadire con forza il nostro ruolo politico, assumendoci le nostre responsabilità per inaugurare con i nostri alleati una nuova stagione di intesa, una nuova stagione nella quale vogliamo essere protagonisti, più di quanto ci sia stato concesso fino ad oggi, per l’attuazione di idee semplici ed operative, fattibili e concrete, per condividere un risultato che ci deve appartenere e deve essere comune a tutti nella forma e nella sostanza.
Sindaco, Presidente, alla luce delle osservazioni dell’Ufficio che sono arrivate in Consiglio, c’è senza ombra di dubbio la necessità di valutare in Commissione queste osservazioni, non fosse altro per riportare al giusto indirizzo, appunto alla Commissione, queste obiezioni e considerazioni che l’Ufficio ha fatto. Credo che questo offra sicuramente una maggiore garanzia circa la corretta ricezione delle note che l’Ufficio propone, per evitare anche confusioni quanto meno comprensibili, poi, all’interno del Consiglio Comunale. Quindi, concludo anche con questa proposta. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Graziadei; poi valuteremo anche la proposta fatta dal Consigliere. Do la parola al consigliere Santangelo.
SANTANGELO
Il consigliere Graziadei ha guardato le ombre del Regolamento urbanistico; io, invece, avevo impostato la mia scaletta sulle luci del Regolamento Urbanistico. Le due cose sicuramente saranno complementari, in quanto non ho dubbio che pure il consigliere Graziadei voterà il Regolamento Urbanistico.
Noi oggi ci troviamo a discutere in Consiglio Comunale di uno strumento innovativo, innovativo non so quanto per nostra volontà o quanto perché indotti, comunque c’è un dato oggettivo con quale siamo costretti a confrontarci e che ha portato poi oggi a questa discussione. C’è una legge regionale che già da anni dice che bisogna realizzare il Regolamento Urbanistico, c’è stata una scadenza, peraltro fortunosamente e fortunatamente prorogata, con cui oggi ci stiamo confrontando. In ogni caso, a prescindere dal fatto che si voglia guardare in positivo o in negativo a questa legge regionale, un dato è indubbio: con il Regolamento urbanistico si realizza una innovazione, una rivoluzione copernicana nella pianificazione urbanistica della città.
Qualcuno potrebbe dire: “Sì, ma siamo indotti, era meglio lo strumento urbanistico precedente, era meglio la disciplina, la metodologia del P.R.G.”. Il problema, secondo me, non è quello; potremmo anche dire semplicemente che facciamo di necessità virtù. Il dato oggettivo è quello. Rispetto a questo io vorrei valutare gli effetti del Regolamento urbanistico della città di Potenza. Ragionando, anche per quella che è la vox populi, sembrerebbe che il Regolamento urbanistico della città di Potenza si riduca al meccanismo della perequazione. Ove fosse questo, già sarebbe di per sé un fatto importante; ma io, invece, la leggo in termini diversi. Io dico che il meccanismo della perequazione, che è lo strumento fondamentale per l’attuazione del Regolamento urbanistico, serve a portare a compimento una serie di interventi nell’ambito della città che altrimenti non sarebbero potuti essere realizzati.
Questo lo dico anche alla luce dell’esperienza della previgente pianificazione. La mia non è una valutazione negativa sull’operato di chi ha pianificato in precedenza, perché esiste un principio fondamentale, che è quello della continuità amministrativa. Peraltro, in questa città c’è stata anche la condivisione amministrativa, oltre che la volontà. Il problema è che noi ci siamo confrontati per lungo tempo con strumenti urbanistici (mi riferisco al P.R.G.) assolutamente inidonei a garantire il raggiungimento degli obiettivi, a garantire lo sviluppo ordinato della città, a garantire il soddisfacimento di esigenze fondamentali quali quelle che il Regolamento Urbanistico almeno inizia a garantire (poi le valuteremo, forse, un po’ più dettagliatamente). Quella strumentazione era una macchina che non funzionava; la strumentazione che ci veniva consentita dalla legge aveva dei limiti. La Legge Regionale, in un modo o nell’altro, tenta di superare questi limiti.
Noi oggi, discutendo del Regolamento Urbanistico, dimostriamo che, con le imperfezioni che può avere, questo strumento comunque, probabilmente, garantirà – è un investimento che facciamo per il futuro – soluzioni migliori ed il raggiungimento migliore di obiettivi rispetto alla previgente legislazione. D’altronde, il 28% del Piano Regolatore realizzato in un lasso di tempo lunghissimo non mi pare un esito positivo.
Ma veniamo al merito. Con la proposta che oggi ci viene sottoposta noi riusciamo a raggiungere obiettivi fondamentali in questa città, innanzitutto riusciamo a mettere a disposizione della città – rispetto a quella che è la storia recente della pianificazione urbanistica – le aree per gli standard e per i servizi.
Ci diceva il consulente, il super consulente, il professor Campos Venuti, che le aree che noi riusciamo a mettere a disposizione per standard raddoppiano in termini percentuali, per ogni singolo cittadino, lo standard di aree per servizi. Già questo è primo dato fondamentale, che ci induce ad essere ottimisti, a ritenere che se questo Regolamento Urbanistico sarà attuato coerentemente con la filosofia di ispirazione, in un tempo non lungo (mi pare che quasi tutti gli interventi abbiano durata quinquennale) si potrà raggiungere una diversa strutturazione della città. Altro obiettivo: ci consente la ricucitura dell’area urbana.
Questa città è fatta “a buchi”, edificata non so quanto scientemente, quanto incoscientemente, in modo schizofrenico. C’è la necessità fondamentale di colmare questi buchi; colmare questi buchi non necessariamente – e con il Regolamento Urbanistico questo si realizza – attraverso nuova edificazione, ma attraverso una razionalizzazione dell’insieme urbano.
La proposta che l’Ufficio di Piano ci fa, quindi, anche emendata… ci sono 87 emendamenti, rispetto ai quali mi pare che l’Ufficio di Piano non abbia opposto un rifiuto netto, ovviamente rispetto ad alcuni ha fatto le proprie obiezioni, ma mi pare che per la gran parte siano stati valutati favorevolmente, se non addirittura condivisi… ci consente una ricucitura dell’ambito urbano superando i limiti della precedente esecuzione della pianificazione; ci consente la riqualificazione di importanti aree della città; ci consente la riqualificazione – e questo è un elemento fondamentale – del patrimonio edilizio della città, per molti versi, perché tutti gli interventi generali di demolizione e ricostruzione previsti a questo mirano.
Il R.U., poi, realizza, progetta un sistema di verde nella città che fino ad oggi non è mai stato ipotizzato, e questo è un altro elemento da valorizzare in questo strumento. Realizza un progetto strategico delle aree verdi. E’ ovvio che è un progetto lungo, c’è il Vallone di Santa Lucia, c’è il Centro Studi, questo collegamento costante e continuo, ma pone i presupposti per la realizzazione di questo progetto. Peraltro, proprio con il principio della perequazione, quello che fino a ieri sembrava impossibile, vale a dire l’acquisizione delle aree, oggi diventa un dato possibile, reale, concreto; dipenderà dalla nostra capacità di attuazione se riusciremo poi a concretizzarlo.
Questo strumento consente la realizzazione anche di una parte importante delle infrastrutture attraverso il principio della perequazione. Noi abbiamo esaminato il PUM ed il Regolamento urbanistico; abbiamo verificato che parte delle infrastrutture previste nel PUM sono a carico dei privati che realizzeranno gli interventi (i DUSS, i DUT, i DUP). Anche questo è un elemento che scarica, in sostanza, sgrava la città dall’onere di realizzazione di queste infrastrutture e, dall’altro lato, rende partecipi coloro che andranno a realizzare questi interventi dell’interesse pubblico, ovviamente non come regalo di questi alla città, ma attraverso un equo ristoro dello sforzo che questi realizzeranno.
Prevede la possibilità – e questo è un dato fondamentale, irrinunciabile – che nell’ipotesi in cui gli strumenti (i DUSS, i DUT, i DUP) non siano realizzati dai soggetti privati, ci sia l’obbligo di intervento da parte del soggetto pubblico nella pianificazione di questi strumenti attuativi. Questo ci dà la garanzia del realismo degli obiettivi che noi ci poniamo e ci dà la garanzia che non è vero che tutto viene delegato alla buona volontà dei soggetti privati. Si cerca la partecipazione, il coinvolgimento dei soggetti privati, della collettività, nella gestione della pianificazione urbanistica, nell’attuazione della pianificazione urbanistica, ma allo stesso tempo si mantiene il controllo e la possibilità, il potere di intervento nell’ipotesi in cui ci sia inadempimento, incapacità, impossibilità allo svolgimento di questo tipo di attività.
Questo strumento urbanistico pianifica l’ambito urbano, ma non dimentica, perché era nelle sue funzioni, l’ambito extraurbano. Ovviamente, non interviene con attività pianificatorie generali nell’ambito extraurbano, ma consente tutta una serie di interventi fondamentali sui singoli immobili che avranno certamente effetti positivi sulla qualità della residenzialità, garantisce una flessibilità dell’uso del patrimonio edilizio nelle campagne, il cambiamento di destinazione d’uso; garantisce la riqualificazione del patrimonio edilizio nelle campagne: demolizione, ricostruzione, accorpamento delle strutture, e allo stesso tempo, secondo me, comunque non va a destrutturare la funzione dell’ambito extraurbano, la cui pianificazione viene riservata per scelta politica al Piano Strutturale.
Riservare l’ambito extraurbano come scelta al Piano Strutturale non è una dimenticanza o ignavia dell’Amministrazione, o semplicemente un obbligo di legge, ma è la consapevolezza che l’ambito extraurbano della città di Potenza, come alcune aree del perturbano, che pure sono state riservate alla pianificazione dello Strutturale, ha come obiettivo quello di connettere l’ipotesi di sviluppo della città di Potenza con l’ipotesi di sviluppo di tutto l’hinterland. Un’esperienza – ci veniva detto – che già è stata tentata nel passato, è stata avviata nel passato. Beh, io penso che il dato che bisognerebbe rilevare, in questa come in altre ipotesi, è che il Regolamento Urbanistico va a recuperare importanti pezzi della pianificazione precedente.
Mi si consenta: non è vero che tutto quello che è stato pianificato in precedenza è stato “buttato all’aria” e che con questo Regolamento Urbanistico è iniziata ex novo la via della pianificazione di questa città. C’è un altro problema, secondo me: per motivi che non è qui il caso di sindacare, ci sono tutta una serie di strumenti di pianificazione che sono andati enormemente in ritardo, ma questo riguarda una patologia, probabilmente, o una fisiologia generale della macchina di questa città.
L’architetto Graziadei ha molto a cuore i PRUSST e ci ha dimostrato in concreto qual è la lentezza di questi strumenti, nonostante siano stati elaborati per essere uno strumento celere di pianificazione, ma ce ne sono anche altri. I Piani: c’è un Piano che dal ’95, mi pare, sta in giro ed è arrivato nel 2006 in Commissione.
Comunque, con tutti i suoi limiti, questo strumento urbanistico avvia a soluzioni questioni fondamentali ataviche della città; interviene, io non dico che risolve, ma comunque apre – concettualmente ed in concreto – la strada per risolvere il problema delle esigenze e delle emergenze abitative in questa città, perché, comunque la si voglia valutare, in questa città con il Regolamento urbanistico avrà spazio l’edilizia privata, ed è giusto, la libera imprenditoria; avranno spazio l’edilizia sovvenzionata – e su questo ritornerò tra un attimo – e l’edilizia sociale.
Dico con chiarezza, perché su questo ci possono essere opinioni diverse, che sono un pieno fautore e condivido al 100% la scelta che l’Amministrazione fa con i piani operativi. Secondo me, bisognava dare uno sbocco, bisognava togliere un tappo allo sviluppo dell’edilizia sovvenzionata, dopo la sciagurata esperienza che ha caratterizzato in questa città l’edilizia cooperativa. Questo è il punto. Noi, con i piani operativi, iniziamo a dare una risposta, come per altro verso diamo una risposta, ancorché non grande, all’edilizia popolare attraverso gli interventi dell’ATER. E’ ovvio che questo è solo il primo passo, ma è un primo passo che – se coerenza c’è, ed io non ho dubbio che ci sia questa coerenza – troverà effetti successivi anche nell’ambito dello Strutturale.
Il Regolamento Urbanistico non ha soltanto questi effetti; ci sono degli effetti che potrebbero essere indotti, ma che comunque sono la conseguenza diretta. Io considero questo Regolamento Urbanistico, probabilmente a torto, probabilmente esagerando, uno strumento di democrazia economica di questa città, per il semplice motivo che dà la possibilità (con la miriade di interventi che prevede) a moltissime persone, che prima non avevano la possibilità di attuare capacità edificatorie, la possibilità di edificare e di realizzare piccoli interventi.
Questo realizza un meccanismo molto semplice; legittimamente i grandi imprenditori continueranno a fare il loro mestiere, ma si apriranno spazi rilevanti per la piccola imprenditoria in questa città, si apriranno spazi rilevanti per i piccoli proprietari, che potranno mettere sul mercato i propri immobili. Questo avrà un effetto indubbio sull’economia ed avrà – mi auguro – un effetto indubbio sul costo degli alloggi nella città di Potenza.
Mi pare che il R.U. vada a spalmare meglio ed in modo più equo la ricchezza in questa città, che l’attuazione di questo strumento può creare, il tutto finalizzato, ovviamente, all’interesse pubblico, l’interesse di avere una città di tipo diverso, in cui ci siano spazi, ci siano le aree per i servizi, ci siano le aree per garantire la vivibilità ai cittadini.
In Commissione noi abbiamo avuto una discussione, e questo è merito innanzitutto del Presidente, molto aperta, molto serrata e siamo riusciti a fare sintesi anche in momenti problematici, su questioni nodali del Regolamento. La cosa di cui mi dolgo è che la fase partecipativa, che era stata utilmente stimolata innanzitutto dal Presidente della Commissione non è stata utilizzata dai cittadini, la fase di conoscenza. Mi auguro, non sto qui a stimolare le osservazioni, che l’adozione di questo Regolamento possa poi indurre i cittadini a scuotersi, almeno a capire in concreto che cosa abbiamo fatto. E’ vero che alla presentazione c’era una platea più folta, anche se non eccessiva… ma non avevo dubbi che fosse così; d’altronde chi non ha terra, difficilmente interviene.
Vorrei sottolineare un fatto meritorio della Commissione, che ha saputo, nonostante le difficoltà e la fatica enorme (che mi auguro stia per finire – come diceva il collega Michele Napoli stamattina, sarà un mese e più che abbiamo lasciato lo studio -), trovare le soluzioni, anche attraverso gli emendamenti che abbiamo approvato, soluzioni che io ritengo anche innovative rispetto a quella che era la proposta che ci veniva formulata.
Con lo stesso spirito con cui ci siamo confrontati in Commissione ritengo che ci confronteremo anche in Consiglio Comunale ed, eventualmente, se il Consiglio lo riterrà opportuno, nuovamente nella Commissione rispetto ai pareri che sono stati resi sugli emendamenti, non avendo dubbi sul senso di responsabilità di tutti i Consiglieri Comunali. E’ assolutamente indubbio ed indiscusso che nell’approccio, nella volontà di dare un contributo fattivo alla discussione, Maggioranza ed Opposizione si sono comportate nello stesso modo, non c’è stata alcuna distinzione. Poi, ovviamente, nel merito della votazione del provvedimento ognuno farà le proprie scelte.
Non ho dubbi, quindi, che il senso di responsabilità, la capacità, la conoscenza del provvedimento e la consapevolezza che approvare il Regolamento Urbanistico è un fatto fondamentale (non voglio dire epocale, perché sembrerebbe che senza il Regolamento urbanistico cada il mondo) per l’avvio di una fase nuova in questa città ci porteranno a trovare una sintesi in Commissione, ove si ritornasse in Commissione, sugli emendamenti, o comunque in Consiglio Comunale. Grazie.
Si dà atto che il presidente Campagna riassume la Presidenza.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Santangelo. Ribadisco, ovviamente, che resta nella facoltà del Presidente e dei componenti della Commissione Consiliare competente la possibilità di convocare un’eventuale riunione domani mattina, prima dell’inizio del Consiglio, qualora lo ritengano opportuno per un ulteriore approfondimento sul parere tecnico degli uffici, ma sono questioni di organizzazione dei lavori della Commissione, su cui questo Consiglio non può dire niente di più. La parola al consigliere Petrullo.
PETRULLO
Stancamente ci avviamo alla fine della giornata di discussione, ma stancamente si avvia ad esecuzione anche la Legge 23 del ’99; ci ha messo nove anni per riuscire a compiere l’ultimo passo che era previsto nella scaletta. Complimenti alla nostra Regione.
Il consigliere Santangelo (il cui intervento ricordo meglio perché è ultimo, anche se ho seguito tutti gli interventi) ha parlato di una rivoluzione copernicana. In effetti è vero, io dico anche che si ripete il miracolo delle nozze di Cana. Ho letto qualche giorno fa sul giornale che ci saranno più case, più standard, più parcheggi, più verde senza aumentare la superficie quadrata che c’è a Potenza; più miracolo di questo penso che sia veramente e difficilmente immaginabile. Evidentemente ci deve essere il trucco, ci deve essere qualche segreto; stiamo riempiendo forse all’inverosimile il nostro abitato; dico forse perché è probabile anche che il miracolo sia avvenuto.
La relazione del professor Campos Venuti – ve lo dico francamente, parto da lì – non mi ha entusiasmato. Non è riuscito a rapportare le sue ormai famose teorie urbanistiche con quello che è stato il frutto del lavoro che si è portato avanti a Potenza. Probabilmente ha dovuto stravolgere qualche sua teoria se è vero, come è vero, che in Commissione, ad una mia specifica domanda se fosse mai avvenuto in altre realtà che si era invertito l’ordine previsto dalla nuova filosofia urbanistica, e cioè se fosse mai successo che un Regolamento Urbanistico precedesse i piani strutturali, lui mi rispose: “No, non è mai successo, però la politica ci comporta dei compromessi”. Mi suonò male allora, mi suonò molto male allora, perché fu una specie di annuncio di un fallimento. Ovviamente quando io parlo di annuncio di un fallimento non mi riferisco all’attività precipua di questo Consiglio Comunale, ma mi riferisco al fallimento di un progetto generale che parte nel ’99 con una legge che oggi, a mio modesto parere, è vecchia, è già molto, molto vecchia.
E’ stato generico l’intervento del professor Campos Venuti; non oso dire che probabilmente cambiando i nomi propri potrebbe riproporlo in qualsiasi altro palcoscenico; ma mi sarei aspettato qualcosa di più specifico, mi sarei aspettato che parlasse delle scelte più strategiche, più particolari che erano state fatte a Potenza… non lo poteva fare. Non lo poteva fare perché non aveva alle spalle un piano strutturale che avesse seguito la sua filosofia. Lo capisco perfettamente. I compromessi. I compromessi sono sempre positivi o qualche volta sono dei bocconi amari che siamo costretti ad ingoiare? E’ una domanda alla quale, probabilmente, avremo una risposta tra sette, otto, nove, dieci anni.
In ogni caso, cambiando punto di riferimento in questa discussione, io voglio fare un plauso al coraggio mostrato dall’Amministrazione quando ha deciso di dotarsi di un Piano Strutturale Metropolitano. E’ coraggiosa la scelta, è affascinante, ma soprattutto coraggiosa, perché non è neanche prevista dal legislatore, quindi è un passo in avanti che non può che entusiasmare chi effettivamente nell’urbanistica vede lo sviluppo del territorio. Cominciare a guardare oltre confine è un discorso che io ho accettato di buon grado; certo, avrei preferito che quel discorso arrivasse a compimento, prima di dover mettere l’ultima casella.
La Commissione ha lavorato tanto, ha lavorato bene, lo hanno detto tutti prima di me e devo dirlo anche io, anche se in maniera molto sobria per non ripetere quello che hanno detto gli altri; ha lavorato, però, con un approccio esclusivamente tecnico; ha lavorato sui particolari, ha cercato di superare tante contraddizioni, probabilmente c’è riuscita proponendo tanti emendamenti; ha cercato di superare evidenti sperequazioni, delle scelte ingiustificate che pur c’erano nella proposta di Regolamento Urbanistico, però ha ragionato in termini esclusivamente tecnici.
Io vorrei avere – ma ho sempre cercato di averlo, dal primo giorno in cui si è trattato di questo argomento – un approccio più generale, perché uno strumento urbanistico è qualcosa di generale, è qualcosa che deve valere per tutti, che deve durare negli anni, e dal momento che faccio la professione che faccio, ho cercato di avere un approccio che chiamerò tridimensionale al problema e cioè un approccio di tipo giuridico, un approccio di tipo sistemico e un approccio, alla fine, di tipo politico.
L’approccio di tipo giuridico non deve spaventare tutti i cultori della funzione specificamente o precipuamente politica del consigliere comunale. Io, in questi quasi quattro anni che ho vissuto felicemente con voi, mi sono sentito dire spesso: quello che è tecnico, tocca ai tecnici, quello che è formale, anche giuridicamente parlando, tocca agli specialisti; noi dobbiamo fare politica. Però noi facciamo provvedimenti. Noi facciamo provvedimenti che sono atti giuridici, che sono atti che domani possono andare al vaglio del magistrato; dobbiamo fare dei provvedimenti che siano non viziati da illegittimità, per cui dall’approccio giuridico non si può prescindere nella nostra attività; è fondamentale, perché domani, se un T.A.R. o qualche altro organismo, come è successo per il Piano Campagne, dovesse dire: “Avete sbagliato tutto”, la responsabilità sarebbe la nostra! Hai voglia a dire: “Ma noi abbiamo avuto un approccio politico, perché a noi compete di fare i politici”, no! Noi, da amministratori, dobbiamo avere per forza, secondo me, anche un approccio giuridico, perché ce lo impone la legge e perché produciamo provvedimenti, e uno strumento urbanistico è un super provvedimento.
Già l’architetto Graziadei ha fatto degli accenni a questo: io ho dei dubbi sul modello esclusivamente perequativo, e questo modello perequativo ha suscitato problemi seri laddove è stato applicato; ha dato spazio ad interventi giurisdizionali, abbiamo avuto una serie di sentenze, molto spesso negative; c’è stato un periodo – tra il 2000 ed il 2003 – in cui si sono succedute molte sentenze negative (T.A.R. Lombardia, T.A.R. Emilia Romagna) laddove veniva messo in discussione proprio il modello perequativo, perché si è ritenuto che una legge regionale non potesse andare a modificare più di tanto quello che è l’impianto statale sull’argomento. In ogni caso, questa giurisprudenza ha aperto una grande finestra sul modello perequativo e ha detto: “Sì, perché no; è ammissibile, purché l’impianto legislativo previsto sull’urbanistica statale non subisca sconvolgimenti, soprattutto – hanno detto i giudici della legittimità – il modello perequativo non sia un fine ma esclusivamente un mezzo”. Allora, attraverso il sistema perequativo possiamo arrivare a disegnare uno strumento urbanistico, ma non deve essere mai il fine.
La nostra legge parte in tromba dicendo: noi abbiamo come fine la perequazione e cioè la distribuzione giusta fra tutti i proprietari; allora vogliamo ridisegnare con il fine della giustizia sociale in campo urbanistico, della costruzione; c’è un approccio molto forte, perché era molto politicizzato l’approccio dell’impianto legislativo del ’99.
Io non ho alcuna difficoltà a dire che probabilmente questa filosofia urbanistica è figlia di una cultura troppo di sinistra, già oggi abbandonata, proprio perché troppo di sinistra, dai partiti storicamente della Sinistra. E’ un approccio che nel ’99 si capiva, però, per questo dico che è vecchia, molto vecchia. Si capiva nel ’99 perché era l’unica cultura che veniva portata avanti, quella forte di sinistra, nell’urbanistica. Probabilmente era il filone maggioritario che facilmente s’impose, probabilmente senza grossi avversari in linea teorica, ma nel ’99.
Noi andiamo a fare il primo passo di perequazione nel 2008; lo cominciamo oggi, poi si svilupperà nel 2009, nel 2010, nel 2011, quando probabilmente non sarà assolutamente attuale, quando avremo tutto l’impianto urbanistico nuovo figlio di questa cultura forse troppo di sinistra, quando ormai i guai saranno fatti, perché probabilmente potranno intervenire anche delle sentenze che vadano a decidere sulla costituzionalità di alcune leggi regionali. Non ci possiamo aspettare, non possiamo immaginare che se non è successo oggi, non succede più; no, perché noi oggi andiamo ad applicarle per la prima volta, con ritardo – quello sì – epocale: nove anni per fare il primo passo.
Ci sono dubbi di costituzionalità, dicevo: i rapporti con la legislazione statale; si parla di perequazione parziale, perequazione a posteriori. In Basilicata pare che si sia applicata la perequazione preventiva. La Legge Regionale di Basilicata, quando ancora non si pensava assolutamente che dovesse trovare applicazione, perché venne fatta evidentemente sulla scorta di un umore forte che spingeva a dipingersi un volto moderno (perché se poi non si applicano le leggi, se non le si eseguono, è chiaro che era un intento soltanto fumoso), fu oggetto di interventi da parte di tantissimi studiosi.
La Legge Regionale di Basilicata sta su tutti i manuali di urbanistica; c’è un paragrafetto specifico – mi sono preoccupato di andare a vedere anche questo – sulla Legge Regionale di Basilicata. C’è come c’è per la Lombardia, per l’Emilia Romagna, mi pare anche per la Campania e qualche altra cosina. Viene criticata, la nostra perequazione preventiva; viene criticata perché – dicono gli studiosi – potrebbe collidere fortemente con il principio costituzionale sancito dall’articolo 117, n. 2, lettera l), cioè quello che tratta della competenza assolutamente inderogabile dello Stato per quanto riguarda la materia che attiene all’ordinamento civile, laddove questi studiosi inseriscono anche ogni disciplina del territorio quando va ad influenzare il diritto di proprietà per questo ordinamento civile.
Cosa ci dicono gli studiosi? Il sistema della Legge Regionale di Basilicata, ovvero quello di attribuire, a prescindere dal Piano, un diritto edificatorio meramente convenzionale alle aree considerate, è operazione estranea al concetto di conformazione dei beni attraverso la valutazione tipica del procedimento pianificatorio. Allora dice: si pongono due questioni. La prima riguarda il tema della legalità dei poteri dell’Amministrazione; se sia ammissibile cioè in via amministrativa l’applicazione di un metodo del genere, come è fatto in alcuni piani urbanistici (e si riferisce a noi), o non sia necessaria una definizione normativa dei poteri dell’Amministrazione, che definendo aprioristicamente valori convenzionali di edificabilità dei suoli, modifica il contenuto dei poteri urbanistici vigenti.
La seconda (riferendosi alle leggi regionali che introducono tale modello perequativo generalizzato a priori) è se non esiste un problema di competenza statale, come dicevo prima, di questo tipo. Conclude lo studioso: “Sarebbe il caso che lo Stato rivedesse le disposizioni statali per renderle più attuali”.
Continuo con l’approccio giuridico, se quest’assemblea me lo consente e se ha questa pazienza, ma io credo che sia doveroso. L’articolo 44 della Legge Regionale è un autentico papocchio; io dico che è veramente e vergognosamente un papocchio, perché se la volessimo applicare per intero, noi oggi qua stiamo scherzando, eh! Stiamo scherzando, stiamo perdendo del tempo. Perché? Perché arriva a dire, il nostro esimio Legislatore regionale… Badate bene: dopo nove anni di incubazione, ha fatto la modifica e ha cacciato, ovviamente, il colpo di classe, come il professionista che nell’ultimo tempo supplementare, ancora ha il genio di inventarsi una cosa bellissima. Bravo!
Che cosa dice: i Comuni che hanno formato il Regolamento Urbanistico, secondo le risultanze della ricognizione degli atti deliberativi comunali pervenuti entro la data di pubblicazione della presente Legge Regionale… Articolo 44. La data di pubblicazione “della presente Legge Regionale” è il ’99 o il 2000, qualche mese dopo. Quindi noi oggi dovremmo andare a fare un Regolamento urbanistico sulla scorta della ricognizione di tutti gli atti e deliberazioni presenti al ’99.
La legge non può essere interpretata! Noi oggi dobbiamo fare uno sforzo che non è consentito, molto spesso, neanche al giudice della legittimità, neanche alla Corte Costituzionale, probabilmente, se non per dire che è una legge che fa schifo, perché probabilmente il Legislatore regionale voleva dire “alla data di pubblicazione della modifica”, che è del 2007, ma non lo ha detto, ed è andato a modificare un articolo che oggi recita (articolo 44 della Legge 23/99, così modificata): “alla data di entrata in vigore della presente legge”, che ovviamente non può essere che la L. R. 23/99 e non la sua modifica, perché avrebbe dovuto dirlo specificamente.
Io non so come sarà possibile superare questa impasse; io l’ho fatto presente qualche mese fa in Commissione, però la Commissione ha avuto un approccio tecnico, né potevo pretendere che fosse diversamente; il problema non ha entusiasmato nessuno; io oggi lo ripropongo perché, trattando di leggi come professione, penso che il problema potrebbe diventare molto pesante se dovessimo trovare qualcuno che ricorre per questo motivo e se non dovessimo trovare un magistrato che va ad interpretare oltre il consentito.
L’approccio giuridico lo concludo con un altro problema che ritengo insormontabile, che però vedo ha trovato l’indifferenza generale, e questo mi meraviglia. Ci sono delle direttive europee; il Legislatore italiano fa un bel decreto legislativo, nel 2006, e che cosa dice? Dice che per tutti gli strumenti urbanistici, per tutti i piani (ma riduce anche di più, non dice solo piani, dice addirittura progetti) che vadano ad incidere sul territorio, ci vuole la cosiddetta V.A.S., e cioè la valutazione ambientale strategica, obbligatoria, pena la nullità del piano.
Ne avete sentito parlare? Ne abbiamo mai parlato in Consiglio? No. L’ho fatto presente qualche giorno fa. Niente! Anche questo è un problema che io credo sia difficilmente superabile, non solo però per il Regolamento urbanistico, anche per il PUM. La valutazione la vogliamo acquisire, vogliamo pensare che le leggi si applicano anche in Basilicata? Ditemi voi se un approccio politico può prescindere da valutazioni di questo tipo. Va bene, comunque non se ne è parlato, non è importato niente a nessuno; probabilmente sono fuori rotta io, però sull’argomento, sulla questione io vorrei che il Segretario generale ci fornisse il suo parere, su questa applicabilità anche ai nostri piccoli piani del Decreto Legislativo 152/06, così come modificato con un ulteriore decreto legislativo del gennaio di quest’anno. L’approccio giuridico, finisce qui, ma ce n’è già fin troppo.
Approccio sistemico. Vi facevo cenno prima, che succede alla Regione? Perché noi non possiamo parlare di Regolamento Urbanistico se non diciamo in quale ambito nasce, in che contesto nasce: politico, culturale e giuridico.
La Regione, nel ’99 – probabilmente il fidanzamento era incominciato da prima – s’innamora di questa nuova filosofia urbanistica, e fa la legge. L’avranno fatta loro? Se la sono fatta fare? Non lo so! Certo è che risponde ad un filone urbanistico molto di moda in quel momento. Dimenticano, però, che rimaniamo Basilicata; non siamo l’Emilia Romagna! Dimenticano questo, perché? Perché la Regione Emilia Romagna non ci ha messo nove anni per fare il Regolamento Urbanistico, ma ha fatto i piani strutturali. Dimenticano che siamo in Basilicata e che quindi con calma, per piacere, quando sarà, poi vediamo… va bene, andasse avanti il Comune, perché noi non abbiamo tempo. Questo si è verificato. Questo è l’approccio della Regione Basilicata al problema urbanistico. Pensate come lo teneva a cuore, da andare a sposare l’ultimo filone dell’urbanistica nazionale per poi dimenticare di metterla in esecuzione il giorno dopo…
Badate bene, per la Carta dei suoli erano previsti tre mesi. E’ meraviglioso! Erano previsti tre mesi, non sono bastati nove anni. Ora non ci vuole più neanche la Carta regionale dei suoli! Non ci serve! Facciamo direttamente il Regolamento Urbanistico, campiamo altri dieci anni e poi si vede. Questa consiliatura verrà meno, probabilmente non faremo in tempo a fare un Piano Strutturale come lo vogliamo, Metropolitano, che mi affascina, ripeto, ma che anche per questo motivo richiederà sicuramente più tempo.
Allora, la Regione Basilicata vive questo fidanzamento con la nuova urbanistica, che dura nove anni, dopo di che decide di sposarsi nella maniera meno vistosa. Dice: “No, non facciamo la Carta dei suoli, scordatevelo, abbiamo altro a cui pensare, non facciamo i piani strutturali, non facciamo – bellissimo! – quel documento, il documento preliminare…”… Il documento preliminare, per la stessa definizione, uno si immagina che venga prima di qualsiasi altra cosa, e quindi prima anche del Regolamento Urbanistico. Un documento preliminare che preliminare è se lo dobbiamo…? E va bene, niente. Abbiamo lo strutturale provinciale; non se ne parla neppure: “Fate i Regolamenti urbanistici, andate avanti voi, perché noi abbiamo da elucubrare altre leggi, probabilmente come questa”. Bravi!
Dicevo di questo fidanzamento con le filosofie troppo di sinistra da parte della Regione. Perché dico troppo di sinistra? Perché neanche voi, che siete stati gli interpreti del pensiero di sinistra, andate più tanto d’accordo con determinate impostazioni, ma credo che sia anche una normale evoluzione della dialettica politica, anche interna ai singoli partiti. Insomma, che cosa si va trovando con questa perequazione? Che i proprietari, e solo loro, paghino la parte pubblica, gli altri no. Se io ho rendite finanziare da morire, no, non pagherò niente. Vi farete la strada voi proprietari che volete costruire. E’ giustizia sociale questa? Fatemi capire.
Allora dico: non è, con le virgolette, ci mancherebbe, non è una forma di “estorsione amministrativa”? “Se vuoi costruire, mi costruisci la strada pubblica”. E’ un approccio che oggi, nel 2008, non è più accettabile; non è giustizia sociale questa. Se io ho un pezzettino di terreno, mi dite perché devo subire l’estorsione di dover regalare qualche cosa ad un Comune che si vuole affrancare dalla spada di Damocle delle espropriazioni?
Sono troppo costose. Scusatemi, noi non lo possiamo dire. Con i soldi che abbiamo speso di espropriazioni (sbagliate), potevamo espropriare tutta la terra che c’è da qui a Rionero in Vulture, tutta la potevamo espropriare! Se avessimo applicato la normativa che c’era in tema di espropriazioni quello che abbiamo pagato fior di miliardi, lo avremmo pagato pochi milioni!
Allora, dico, noi oggi non possiamo dire: “Siamo costretti ad affrancarci dal problema delle espropriazioni”. “Grazie – potrebbe rispondere qualcuno – se le hai fatte tutte in quella maniera, ci mancherebbe altro! E’ un’esigenza primaria per voi; ci mancherebbe altro”.
Sulla perequazione, mi permetterete: a me non scende giù, anche perché è sensibile a deviazioni, è sensibile a momenti di caduta, perché la perequazione – ci insegnano gli studiosi che l’hanno immaginata – si basa principalmente su un accordo con il privato; il che significa che esistono tanti mini rapporti diretti tra l’Amministrazione pubblica e il singolo privato. Non si sfugge, perché alla fine si deve fare una convenzione, si deve scrivere, e la convenzione avverrà tra il singolo privato e… Quale garanzia abbiamo che venga attuato un sistema assolutamente indifferente ed impermeabile nell’esclusivo interesse…? Le stagioni politiche sono tante, poi dopo tanti anni si viene a sapere che semmai qualcosa… Questo sistema, forse, poteva andare bene in Svezia o in Danimarca, dove i rapporti con la Pubblica Amministrazione nascono freschi, puliti e trasparenti e finiscono così, ma in Italia no.
E allora ci chiediamo: il modello perequativo è davvero il migliore? Forse no; però veniamo a noi, lo abbiamo e lo dobbiamo applicare. Quale poteva essere la maniera migliore per applicarlo, se non quella di fare il Piano Strutturale prima? Perché? Perché il credito edilizio che un singolo proprietario poteva vantare non andava realizzato più in sito, andando ad occupare i “centimetri” che avanzano in una città il cui il vizio maggiore, abbiamo detto, è l’esuberanza di cemento, ma poteva essere esatto fuori, in zone di espansione, in zone individuate dalla Carta regionale dei suoli quali naturalmente portate per poter supportare quel tipo di insediamento. Allora ci sarebbe stato un discorso organico; forse la perequazione, in quei termini, la potevamo accettare, visto che comunque la dobbiamo buttare giù come un boccone amaro, almeno io. Può aversi una seria perequazione senza che sia coinvolto tutto il territorio comunale? Temo di no.
Vado avanti con l’approccio sistemico. Dice la Legge Regionale che ogni regime di nuovo impianto deve fare i conti con la Carta regionale dei suoli. Lo dice e non è stato cancellato con le ultime modifiche. Il nostro è un nuovo impianto? Immagino di sì. Se poi me lo volete chiamare diversamente… E facciamo finta che non debba fare i conti con la carta regionale dei suoli.
Piani operativi. Sui sette piani ci dobbiamo mettere d’accordo; ne abbiamo discusso qui; c’è stato anche un dibattito televisivo con il Sindaco. Io ho sostenuto che erano diritti sacrosanti, quelli dei Consorzi; il Sindaco in quella occasione mi ha detto che non gli sembravano assolutamente sacrosanti, tanto è vero che si era pensato di farli dopo il Regolamento. Oggi l’assessore Singetta ci dice che erano diritti acquisiti. Allora mettiamoci d’accordo: erano acquisiti o non erano acquisiti? Perché se erano acquisiti, noi abbiamo fatto della barbarie giuridica. Poi li andiamo ad approvare oggi come piano operativo senza che sia cambiata una virgola? Ma, scusate, a che gioco giochiamo? Che senso ha, a cosa è servito aspettare un Regolamento Urbanistico per poi portarli pari, pari, in numero raddoppiato?
Si usarono parole forti: evitiamo di costruire all’impazzata, di fare un altro terremoto di cemento in questa città. Oggi li andiamo a fare pari, pari! Rifacciamo pari, pari, dopo aver negato – badate bene – un diritto che oggi siamo i più a dire che era sacrosanto, perché tutti gli interventi di oggi sono stati in questo senso, e con una bella causa sulle spalle. Ve lo ricorderò sempre, fino all’ultimo giorno: noi lasceremo alla prossima consiliatura una bella causa. Ci hanno chiesto 50 milioni di euro; l’hanno levata quella causa? No! Ancora no. Che cosa lasciamo in eredità? Perché? Perché dovevano subire il filtro del Regolamento Urbanistico e della nuova filosofia, e sono rimasti uguali.
I piani operativi – recita la legge regionale – necessitano di una nuova verifica di coerenza con le previsioni della Carta regionale dei suoli o con le previsioni (le chiama proprio schede tecniche) che sono allegate al Piano Strutturale Provinciale, articolo 15. Allora possiamo fare oggi i piani operativi, se non abbiamo il Piano Strutturale Provinciale? Bisognerebbe fare questa valutazione di coerenza. Non la facciamo? Dice, ancora, che i piani operativi possono essere fatti sulla scorta della previsione del programma triennale dei lavori pubblici. Lo dice la Legge Regionale e questa parte non è stata mondata; è rimasta pari, pari. L’abbiamo fatto? A me pare di no, però correggetemi se sbaglio. Il programma triennale dei lavori pubblici non c’entra niente. Io la legge ce l’ho sottocchio e ho riportato i vari pezzi, li ho ricopiati, insomma, possiamo leggerla, è quella. E poi c’è il rapporto con il PUM. Si può fare un Regolamento Urbanistico senza PUM?
I dubbi sono sorti a più di qualcuno. Io non credo che si possa fare, sono interconnessi. E i piani operativi si possono fare prima dell’approvazione del Regolamento Urbanistico? Sono mille dubbi; mille dubbi che io riporto in assemblea perché ritengo che l’approccio sia stato sempre ed esclusivamente soltanto tecnico. La Legge Regionale parla pure, nei piani operativi, dell’asta pubblica; io sinceramente non ho capito bene come funziona il meccanismo dell’asta pubblica, ma mi ha colpito, perché asta pubblica significa che ci sono più persone che fanno una serie di proposte diverse e si prende la migliore. E nel nostro piano operativo è stato fatto?
Non mi sembra che l’asta pubblica ci sia, nei nostri piani operativi; mi sembra che ci sia già la convenzione con i privati, invece il piano operativo pare che non possa prescindere da un’assegnazione del progetto a seguito di un’asta pubblica che garantisca, ovviamente, il miglior risultato al minor prezzo. Ora la mia critica non è più nei confronti della Regione, che ne ha combinate di cotte e di crude, e penso che siamo tutti d’accordo, però il problema ora è nostro. Possiamo fare un piano operativo senza rispettare la legge? Non lo so, io credo di no.
Approccio politico. C’è stato un trattamento conforme per tutti i proprietari? Io non lo so. Il trattamento delle zone disomogenee non è stato obiettivamente conforme. Abbiamo zone disomogenee che si sono fermate, correggetemi se sbaglio, all’edificato, all’esistente, come si è sentito dire qualche volta, altre zone no. In alcune zone non si è data la forma dei fabbricati sul territorio, si è tirata una linea dritta. Mi diceva un architetto, qualche giorno fa, che quando si fa un piano difficilmente si fanno troppe curve, insenature, ecc.; si fanno delle linee più o meno dritte, perché ha un senso. Questo Regolamento Urbanistico no, però a volte ci sono zone disomogenee trattate diversamente. Abbiamo affrontato la questione in Commissione e mi pare ci fosse anche un emendamento che andava a migliorare questa situazione.
C’è stato un trattamento conforme per tutti? Non lo so. Il mio impegno politico è in questi termini: che sia garantito questo prima di ogni altra cosa. Che ci siano dei dubbi su un trattamento conforme per tutti lo testimoniano anche gli 87 emendamenti, perché molti degli emendamenti andavano a sanare delle più o meno evidenti sperequazioni. Oggi noi abbiamo anche un problema di tipo tecnico-politico, quello di dover approvare un Regolamento Urbanistico che è stato – perdonatemi il termine – violentato da 87 emendamenti. Io mi chiedo pure se il disegno tecnico originario rimanga confermato approvando gli 87 emendamenti o no.
E’ un problema serio per me, che discuto per problemi generali e non mi fermo al particolare, perché altrimenti stiamo continuando quel discorso così come lo aveva cominciato Campos Venuti in Commissione quando attestava che la politica fa dei compromessi. Allora stiamo continuando a fare compromessi? Io non voglio che si faccia a tutti i costi un compromesso quando questo non risponde e non dà tutte le garanzie politiche che noi dobbiamo pretendere.
Come è stata disegnata, allora, la cinta urbana dell’esistente? Io un criterio – e in Commissione qualche volta ho fatto la domanda – non l’ho avuto; non l’ho avuto perché si diceva: “No, ma l’esistente è questo”, però poi quando c’era l’eccezione si diceva: “Ma qua l’esistente è un altro”; io una risposta, francamente, non l’ho avuta. Questa domanda l’ho ripetutamente fatta anche ai colleghi in Terza Commissione, ma la risposta io non l’ho avuta.
Dicevo: il documento preliminare a tutti, anche al Regolamento Urbanistico, alla Carta dei suoli, che dovrebbe prevedere, all’articolo 10, la perimetrazione dei sistemi. Mi hanno impressionato questi termini, perché la Legge Regionale, se fosse stata applicata immediatamente, avrebbe anche ammorbidito quei difetti che, secondo me, ha un sistema perequativo, perché comunque aveva un suo excursus normale, logico, sensato.
La Carta regionale dei suoli – articolo 10 – disegna la perimetrazione dei sistemi; tra i sistemi parla di quello ecologico e anche di quello insediativo. Ma che significa sistema insediativo, se non la città? Allora chi la deve disegnare: la Carta regionale dei suoli o il Regolamento Urbanistico? Si contraddice, il Legislatore. Ma noi che cosa facciamo? Seguiamo l’articolo 10 o l’articolo 35? Lo scegliamo noi? E’ una facoltà di questo Comune? Doveva essere perimetrata lì.
“Piano Strutturale Comunale. Contiene il quadro conoscitivo dei sistemi (c’è anche quello insediativo)”. E’ l’articolo 14. Non c’entra niente? Non lo so. La lettera g) dell’articolo 14 dice: “La definizione delle dimensioni massime ammissibili degli insediamenti”. Il Piano Strutturale Comunale ha un senso che debba essere redatto prima, è ovvio, perché va anche a definire le dimensioni massime ammissibili degli insediamenti e non può essere che così, perché soltanto uno strumento di livello superiore, che affronta i temi in una maniera più generale, può dirci come dovremo andare a disegnare la città.
Se, invece, disegniamo la città come vogliamo noi, senza che ci sia stata neanche dettata la dimensione massima ammissibile degli insediamenti, andiamo ad ingolfarla ancora di più di cemento, perché è matematico che questo succeda. Se mi venite a dire che si faranno 12-13 mila stanze in più, ed è certificato che si faranno queste stanze, non potete più venirmi a dire che Potenza è una colata di cemento, perché ne stiamo facendo una che ne prevede di più. Si dice: “Ma prevede pure le strutture”, ma dove le avete prese le strutture? Sì, ci sarà pure qualche garage in più, ma la filosofia nuova dove sta, se continuiamo a fare cemento? Mi dite dove sta la filosofia nuova? La rivoluzione Copernicana dov’è, se continuiamo a costruire cemento?
Si dice: “Ma si abbassa il prezzo del mattone”. Alt! Feci una domanda specifica a Campos Venuti – ve lo ricordo ancora una volta -: “Ma si calmiererà il prezzo delle case?”, “Scordatevelo!” mi ha detto, in maniera decisa, aggiungendo: “Questi sono problemi della provincia e non degli urbanisti”. E diede anche una bella spiegazione, accompagnato dal professor Oliva sull’argomento, sul perché non si sarebbe abbassato il prezzo del mattone.
Perché, poi, il Piano Strutturale Comunale deve definire le dimensioni massime ecc.? Perché deve garantire la realizzazione entro tempi coerenti con i programmi triennali, cui facevo cenno poco fa. Allora noi oggi che stiamo facendo? Commenti sulla Legge Regionale (ne ho riportato uno): “La ripartizione equa tra proprietà privata dei gravami derivanti dalla realizzazione della parte pubblica della città”.
Traduciamolo: voi proprietari vi dividete il peso del costo della parte pubblica della città. Io, cittadino che guadagno – e mi meraviglio, perché un sistema di sinistra questo lo doveva superare – 150 mila euro al mese, che pago un sacco di tasse che però non vengono utilizzate per darmi gli standard pubblici… Questo è il sistema contorto nel quale viviamo perché noi paghiamo un sacco di tasse, ma non si traducono in quei servizi nei quali si dovrebbero tradurre!
Una strada la pago con le tasse? Sappiamo che con le buste paga non si arriva a fine mese; abbiamo pagato la strada? No, quella non era inclusa! Quella la pagheranno quei poveretti dei proprietari, che diventano così una categoria da proteggere. Io mi chiedo anche se questo sistema perequativo vada d’accordo con l’articolo 3 della Costituzione: qua c’è un trattamento diverso, cioè una parte dei servizi pubblici è esclusivamente a carico dei proprietari, della proprietà privata. Ma io non lo so!
Marcello ha toccato da par suo il problema della partecipazione. Noi non abbiamo avuto una partecipazione seria, per quanto i tentativi posti in essere dal Presidente della Terza Commissione siano stati notevoli, io dico anche da parte del Comune. Però che tipo di partecipazione siamo andati a sollecitare? Siamo andati a sollecitare la partecipazione – qualche volta ottenendola (vedi le riunioni, le assemblee degli interessati alle zone aperte) – su temi particolari, siamo andati a sollecitare la partecipazione quando si andava a discutere di qualcosa di relativo ad una piccola zona. No, non è quella la partecipazione che pretende la legge, scusatemi, eh! La partecipazione è un’altra: è alle scelte grandi, è alle scelte generali, è ad una scelta sul verde che bisogna far partecipare.
Mi si dice: “Ma quelli non vengono”. No, un momento; la partecipazione deve essere indotta, ed allora si fanno dei tavoli programmati dal Comune ai quali si invitano formalmente associazioni, ordini professionali, comitati di proprietari… tutti, perché si partecipi all’organizzazione del disegno globale della città, non a discutere se in questo rione faremo una strada, una chiesa o una scuola. Quelli sono particolari che devono essere destinati esclusivamente agli uffici. Le grandi scelte sulle quali si deve partecipare sono quelle serie: come vogliamo la città? La vogliamo con più verde, la vogliamo con più cemento o la vogliamo in maniera diversa? Sono quelle le scelte sulle quali la sollecitazione nei confronti della partecipazione è doverosa perché lo prevede la legge, ma è moralmente ancora più doverosa, nel momento in cui dobbiamo andare a condividere il futuro di questa città con qualcuno, e cioè con chi la dovrà abitare.
Dicevo che abbiamo sollecitato una partecipazione di tipo più interessato, localistica. Ben venga anche quella, ci mancherebbe altro! Ma non è quella che conta, è un’altra. Manca, secondo me, a questo Regolamento Urbanistico un progetto organico che ci faccia guardare alla città in maniera diversa. Io chiedo: quali erano i momenti di caduta forte di questa città? Siamo subito d’accordo: troppo cemento, pochi standard, zero verde. Più o meno è questo, e poi il problema della casa, ovviamente. Dico: sono questi i problemi attorno ai quali, secondo me, bisognava architettare un disegno organico per vedere la città del futuro. Siamo sicuri di aver fatto questo? Io non credo proprio, perché se alla fine il polmone verde…
Su questo Campos Venuti non ha potuto tacere e l’ha dovuto dire: “Un momento, voi avete immaginato un bel polmone verde, però ci dovete spendere un sacco di soldi, dovete metterci milioni e milioni di alberi, se no scordatevi il polmone verde!” e noi, con il Regolamento Urbanistico, diamo questa garanzia alla città o no? Non la diamo, non li abbiamo i soldi per fare il polmone verde lì, per piantare centinaia di migliaia di alberi. Allora ci siamo presi in giro? Il verde va trattato diversamente, ci vogliono dei percorsi. La Legge Regionale, tra le cose buone, dice anche questa: “Prima di tutto pensate all’ambiente, prima di tutto pensate al verde”. Per noi è un discorso che è stato troppo residuale, relegato, nelle relazioni di presentazione, in un angolino, dopo di che andiamo a discutere di polmone verde e di parchi.
Parchi, a Potenza – lo sappiamo perfettamente -, non ce ne sono, ci sono delle ville, più o meno attrezzate. E’ stato fatto uno studio per garantire un sistema ecologicamente valido esclusivamente attraverso la realizzazione del polmone verde del Vallone di Santa Lucia? No, io non l’ho letto. Ed allora che cosa devo pensare? Che avanzava quello. Dove è avanzato spazio si è fatta la zona verde. Io, purtroppo, devo arrivare a questa considerazione perché non trovo un discorso logico di costruzione di un verde fatto in maniera diversa. Avreste dovuto spiegarmi che, avendo come problema principale quello del verde in città (perché il problema del verde in città è un problema importante), partendo da questo presupposto, lo avete risolto in quella maniera perché ritenete che sia l’unica, spiegandomelo anche con un minimo di scientificità. No. Avanzava quello e là ci facciamo il polmone verde, tra l’altro andando ad erodere pezzettini di terra al polmone verde, perché si costruisce pure nel Vallone di Santa Lucia (mi pare che sia previsto pure un centro direzionale) e quindi questo crea confusione su qual era l’obiettivo e se effettivamente lo realizzeremo attraverso questo Regolamento Urbanistico.
Allora dico: dà le risposte che chiedevamo? Non credo. Si abbasserà il prezzo della casa? Boh! Si realizzerà molta edilizia pubblica, economica e popolare? Boh! Che tempi ci sono di realizzazione? Boh! Il polmone verde di Santa Lucia quando diventerà polmone verde? Domani, dopodomani, il mese prossimo o fra quattro anni ancora dovremo piantare il primo albero? Non lo sappiamo questo, perché il Regolamento Urbanistico non ce lo dice.
Non sarà, allora, che stiamo perdendo un’occasione? Visto che bisognava fare miracoli, in base ad una decisione regionale che dire scellerata è poco, perché ha indotto i Comuni a munirsi del Regolamento Urbanistico senza aver dettato le linee generali (è una cosa gravissima), in questo contesto nel quale siamo costretti ad operare, forse non abbiamo perso un’occasione non ponendoci come obiettivi principali quelli che la città ci chiedeva? Quelli che noi avevamo individuato come problemi principali?
Torno a ripetere: problema della casa, problemi degli standard, problema del verde, eccessiva cementificazione. Sono i quattro punti fondamentali attorno ai quali avremmo potuto sviluppare un discorso, pur con le mille difficoltà che il nostro beneamato Legislatore ha pensato di lasciarci in eredità. Queste sono le riflessioni che io ho voluto portare al Consiglio, riflessioni che sono il frutto di una mia tendenza, per la verità molto altalenante: in questi mesi alternavo momenti di entusiasmo per lo strumento urbanistico che andavamo ad adottare a momenti di totale critica; non mi sono dato ragione di tante scelte, alla fine mi è sembrato che il momento tecnicistico, il momento della costruzione necessitata di tot fabbricati, fosse lo scopo principale al quale pervenire.
Non era questo l’obiettivo che ci eravamo posti all’inizio e, se il risultato dovesse essere solo questo, allora dovremmo certificare che effettivamente abbiamo perso una grandissima occasione. Di epocale c’è solo una cosa: questo strumento rimarrà operativo per molti anni; non sappiamo se verrà attuato o se rimarrà inattuato come il Piano Regolatore Generale. Qualcuno ha detto che anche di quello si disse che era il meglio che ci poteva essere. Che cosa ci diremo tra qualche anno? Non lo so. Chissà se, visto che la legge regionale ha consentito tante fustigazioni…
Fase interlocutoria
PETRULLO
Questo è il contributo che ho inteso dare, senza voler demolire niente, però con il massimo del senso critico che ho ritenuto doveroso da parte di un’Opposizione, ma prima che di un’Opposizione da parte di un consigliere che cerca di fare fino in fondo il suo dovere. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei, Collega. Come vede, le abbiamo consentito di recuperare il tempo risparmiato dagli altri; però è stato comunque utile ascoltarla. La parola al collega Galante, con la preghiera di recuperare rispetto a Luciano Petrullo.
GALANTE P.
Grazie, Presidente. Io direi che il pomeriggio è stato ricchissimo, per cui arriviamo alla fine ancora in tanti, però sufficientemente stanchi. Io sono – come dire – assalito da qualche dubbio perché i Colleghi che mi hanno preceduto sono tutti componenti della Terza Commissione, persone che, in questi ultimi mesi, hanno dedicato tantissimo tempo a questo Regolamento Urbanistico, che hanno lavorato molto, che hanno sviscerato le tante problematiche, analizzato aspetti… per cui chi non è cultore della materia qualche dubbio e qualche perplessità in più degli altri è normale che l’abbia, qualche preoccupazione è altrettanto normale che l’abbia.
Io, ad ogni buon conto, come hanno fatto gli altri, mi associo ai ringraziamenti fatti al Presidente Rinaldi e alla Commissione. Personalmente consentitemi di fare un ringraziamento in più a Rocco Continolo, perché ha avuto la pazienza di trasferirmi, nonostante la mia difficoltà di approccio alla materia, gran parte delle cose fatte in Commissione, dandomi uno strumento in più per poter capire quanto sia difficile.
E’ vero, è stato difficile ed io ne sono consapevole. Che cosa dirvi? Io ho seguito quasi tutti gli interventi, se non tutti, ed ho qualche perplessità. Mi piacerebbe – siccome sono un inguaribile ottimista – recuperare il 5% dell’intervento di Michele Graziadei, perché io amo le costruzioni, cioè amo le cose positive, il costruire insieme, il fare percorsi, per cui mi dimentico del restante 95%, non perché non mi piaccia, ma perché credo che esista una eterna dicotomia tra ciò che viene prima e quello che viene poi, tra ciò che è nuovo e ciò che è vecchio, tra ciò che è Amministrazione e ciò che è continuità nell’Amministrazione…sono tanti i temi dove poi la sintesi, in fondo, per chi come noi ha scelto di fare politica, è la politica stessa. E la sintesi probabilmente, come dici tu, è quel 5%.
Io ti ho ascoltato con la dovuta attenzione e mi sono anche reso conto delle tante cose da te dette. Da alcune trapelava anche un po’ di amarezza non per aver fallito, ma per aver tentato di fare e, probabilmente, per non avere portato a casa una serie di risultati. Molte volte non è neanche dipeso da noi perché sono stati altri a decidere su quello che veniva fatto in quel momento, però l’impegno di questa Amministrazione, visto che c’ero anche nei cinque anni precedenti, è stato quello di tentare di dare delle risposte a questa città.
Ritengo, infine, che l’errore più grave che noi potessimo fare era quello di non far nulla, non scegliere è il peggio che un politico possa fare nell’interesse della città. Non scegliere significa non dare risposte; poi potremmo anche aver sbagliato, però aver fatto una scelta, aver prodotto in questo anno e mezzo un Regolamento Urbanistico che – piaccia o non piaccia – si propone una serie di risultati da conseguire, mi sembra che sia assumersi una responsabilità, e questo è compito della politica; è compito della politica governare i processi, governarli nel migliore dei modi guardando all’interesse di un’intera collettività.
Come ci ricordava Luciano Petrullo – che è oratore affabile, piacevole da ascoltare, per cui il tempo in più che ha preso in fondo ci ha dato anche soddisfazione – quando ci diceva che la nostra legge regionale è una legge… più che di sinistra io la chiamerei “riformista”, mi piace di più, questo fatto, della legge di sinistra…
Fase interlocutoria
GALANTE P.
Ma no, non perché… Mi piace immaginarla come legge riformista, ma non mi scandalizzerei se la Regione Basilicata avesse inteso far propria una corrente di pensiero dell’urbanistica vicina alla Sinistra. La cosa non mi crea alcuno scompenso. Dico: grazie a Dio, i modelli non sono i modelli di alcune leggi nazionali, come quella sul falso in bilancio; sarebbe grave quello, non quell’altro! Meno male che non è la “salvapreviti” il modello, meno male che il modello non è quello delle leggi ad personam, dei decodificatori digitale terrestre, meno male che i modelli sono altri, e qualche volta, se sentiremo che questo è un modello di sinistra, non succederà nulla. E’ un modo di interpretare.
La Regione Basilicata ha voluto interpretare in una certa maniera e discuteremo se quell’interpretazione è un’interpretazione riformista che guarda ad alcuni bisogni e ad alcune innovazioni, però è anche vero – e di questo ti do atto, Luciano – che, a distanza di nove anni, qualche dubbio pure dovremmo porcelo. Ci arriviamo in ritardo? Ci arriviamo in ritardo, o ci arriviamo – direi meglio – compatibilmente con una produzione normativa che passa attraverso la legge del ’99, attraverso il suo regolamento di attuazione del 2003 fino alla circolare esplicativa del novembre 2006, per giungere alle ultime innovazioni della Finanziaria 2008 della Regione Basilicata.
Però dico: tu poni, nell’approccio più giuridico, una serie di problematiche sulla costituzionalità della norma che, a mio avviso, hanno goduto dell’attenzione e del visto di legittimità del Commissario di Governo, che non ritengo essere persona sprovveduta a tal punto da non poter rilevare alcune censure di costituzionalità della norma nella parte perequativa, in quella parte dedicata alla perequazione che, a mio avviso, resta uno strumento per raggiungere obiettivi e finalità importanti.
Sono sempre stato convinto che i sette piani operativi, di cui tutti abbiamo discusso, rappresentassero dei diritti puntuali, tant’è che anche in questo caso bene fa l’Amministrazione a recuperarli, però ritengo che ci sia una novità, nel senso che una parte dei piani sicuramente recupera un concetto nuovo, il concetto perequativo, nel senso che con il piano operativo noi recuperiamo la possibilità di acquisire una serie di suoli da destinare all’edilizia sociale che prima (ancorché prevista come edilizia sociale cooperativa) restava nella gestione e nella titolarità dei proprietari dei suoli.
Oggi, con i piani operativi, facciamo un passo diverso: all’Amministrazione Comunale, attraverso il sistema della perequazione, che si coniuga con quello della compensazione, si permette di risolvere il problema degli espropri, anche se non a titolo gratuito, perché la concessione di maggiori cubature, ovviamente, è un prezzo che si paga ai proprietari dei suoli. Il problema degli espropri è stato – e noi lo sappiamo, e credo ci sia una commissione che si sta occupando di un tema così delicato – quello di come si portano a termine in maniera corretta le procedure espropriative, quanto queste siano costate e quanto abbiano influito sui bilanci di questa Amministrazione.
Non possiamo far finta che tutto questo sia nulla. Questo è uno degli elementi più delicati che va coniugato necessariamente con le risorse finanziarie dell’Ente in un periodo che possiamo definire non di vacche magre… ci sono le ossa ormai! Non c’è più niente, pertanto riuscire a recuperare, senza ulteriori esborsi, dei suoli da destinare alla politica abitativa di natura sociale mi sembra che sia un importante passo in avanti che già da sé giustifica un impianto. Quello che abbiamo sempre rimproverato è che la politica abitativa nella città di Potenza, e in particolare la politica abitativa sociale, ha un deficit ventennale.
Noi abbiamo sempre detto questo, ed è uno degli elementi per cui calmierare i prezzi è sempre stato impossibile, perché si è costretti tutti, indistintamente, a ricorrere alla casa privata, anche con sacrifici enormi, con sacrifici che comportano oggi, dopo quattro aumenti di tassi ufficiali di sconto da parte della Banca Centrale Europea, che famiglie intere siano impegnate in maniera sovradimensionata a restituire questi soldi, con tassi che non sono più quelli di tre o di quattro anni fa, pur di avere la certezza di un tetto.
Credo che questo non sia elemento di poco conto. Questo strumento urbanistico è in grado di cogliere già questo aspetto, e credo che sia una risposta ad un bisogno radicato, sentito, forte di questa città. Dunque gli elementi nuovi del Regolamento sono, sì, la compensazione, la perequazione, ma anche gli standard. Sugli standard vi è un discorso serio, attento, per quello che io ho potuto capire dalle interlocuzioni, dalle discussioni fatte con alcuni consiglieri della Terza Commissione.
Gli standard servono a migliorare la qualità della nostra vita; servono a rendere una città più vivibile; servono a riconoscere ai cittadini la possibilità di parcheggiare, la possibilità di godere del verde, la possibilità di avere dei marciapiedi. Ancora oggi, se ci accostiamo a Via del Gallitello (tanto per dirla fino in fondo, agli ambulatori Madre Teresa di Calcutta), ci rendiamo conto di come il disordine e il caos regnino in quella via, che ha bisogno più che mai di una rivisitazione che tenga presente che c’è bisogno di parcheggi, che c’è bisogno di verde, che c’è bisogno di marciapiedi.
Lo sforzo – ed io di questo do atto agli uffici – è stato quello di cercare di recuperare questa migliore vivibilità. Mi è sembrato di capire, anche dal tenore degli emendamenti, che la Commissione in qualche misura ha rafforzato questa tendenza, cercando di salvaguardare una serie di aree verdi o le aree verdi nel loro complesso, proprio in una logica che è quella non di cementificare tout court, ma quella di far salvi nel centro urbano gli spazi di verde che sono necessari.
La nostra è una città complessa e complicata. E’ complessa perché ha una funzione di servizio per l’intera regione che la rende difficile. Si è tanto parlato di “Potenza apre”, “Potenza città regione”, “Potenza città dei servizi”… è dunque una funzione che deve svolgere, una funzione che la porta ad ospitare 120 mila persone nei giorni di lavoro, o 110 mila, per poi la sera tornare ad essere 70 mila. Questa è la verità. C’è l’Università, c’è l’ospedale, ci sono i centri regionali di maggiore rilevanza…
Diventa, poi, complicata perché orograficamente è complicata questa città, perché ha un disegno particolare, perché si sviluppa tra vallate e colline. E’ una città che ha una complessità sicuramente di rilievo. Dove, probabilmente, potevamo fare qualcosa di più con il Regolamento Urbanistico? Forse nella parte legata più al marketing territoriale, quella parte più dedicata allo sviluppo, quella parte che dovrebbe essere l’elemento di propulsione della produzione della ricchezza, perché laddove c’è produzione di ricchezza vengono messi in circolazione flussi finanziari che significano, inevitabilmente, maggiore benessere.
Io credo che su questa particolarità, sullo sviluppo, non abbiamo colto fino in fondo ciò che la circolare del novembre 2006, sostanzialmente, ci diceva, cioè che in presenza di aree industriali o con vocazione promiscua (direzionale, artigianale ecc.), attraverso il Regolamento Urbanistico, e fuori dalla cinta urbana, potevano immaginarsi una serie di insediamenti tesi allo sviluppo ed in particolare rivolti all’artigianato di servizio e quant’altro. Probabilmente in qualcosa abbiamo mancato, ma io credo che avremo strumenti e tempo per poter dare, anche lì, una risposta più puntuale, più precisa.
Certo è che se il Piano Regolatore dell’89 è stato realizzato nella misura del 28%, a distanza di venti anni, evidentemente c’è qualcosa che non funziona in quel piano; sostituire uno strumento che aveva una serie di previsioni non diventa improvvisamente necessità di un’Amministrazione. Diventa necessità di un’Amministrazione quando ad un bisogno dei cittadini non vi è più risposta. Se quel piano è stato realizzato in una percentuale che non voglio definire ridicola, ma sicuramente non quella delle aspettative, se quel piano è stato realizzato nella misura del 28%, c’è qualcosa che in quel piano non ha funzionato, non fosse altro che per il trascorrere del tempo. Già il solo trascorrere del tempo permette, a mio avviso, che uno strumento inevitabilmente invecchi e non sia più adeguato ai tempi, alle esigenze di una collettività ed alle esigenze dei cittadini.
Torno a ripetere che ho ascoltato con attenzione i tanti interventi, quasi tutti interventi di componenti della Terza Commissione, e riconosco la difficoltà ad inoltrarsi in un campo difficile come questo, ma è compito della politica governare tutti i processi e se siamo qui è perché abbiamo scelto di fare politica. Governare processi che siano di sviluppo e di crescita per questa collettività, ci impone soltanto un comandamento imperativo, in buona sostanza: essere convinti che attraverso questo strumento si fanno gli interessi della nostra collettività.
Io credo che questo strumento sia stato fatto con la dovuta attenzione da parte degli uffici; è stato poi ripensato ed integrato con la dovuta attenzione da parte della Commissione, che ha fatto un lavoro serio, proficuo, intelligente perché, come ci hanno ricordato – anche se non ce ne era bisogno -, si è guardato agli interessi di questa collettività. Sarebbe paradossale per chiunque, di Maggioranza o di Opposizione, avere delle riserve su questo. Io credo che non ci siano spazi per avere delle riserve su questi temi. Credo che quello che si è fatto, si è fatto veramente perché si voleva finalmente dare una svolta, perché certi errori del passato non si ripropongano in una città che vuole essere punto di riferimento per l’intera regione Basilicata e non solo, perché ha una sua centralità proprio rispetto al Mezzogiorno.
Io concludo, Presidente, sperando – perché questa è davvero una speranza – che questo non sia stato un esercizio di sperimentazione, perché questa città ha bisogno di tutto fuorché di sperimentazione. Ha bisogno, probabilmente, di poche cose puntuali, precise e, come già detto, del recupero di quelle qualità: la compensazione, la perequazione, gli standard. Sono poche cose puntuali. Se ci perdessimo nella sperimentazione faremmo, probabilmente, male. Io sono convinto che l’operatività di questo strumento non avrà bisogno dei tanti anni che pure Luciano Petrullo ci ha, in termini di prospettiva, indicato.
Mi auguro davvero che sia, alla fine, uno strumento utile. Lo voglio credere fino in fondo, perché io non ho la presunzione (ma credo che non fosse neanche quella di Raffaele Rinaldi) di essere ricordato nella storia di questa città per aver fatto delle cose… io vorrei essere ricordato, come tutti voi, probabilmente, con affetto da parte dei nostri concittadini per aver loro fornito uno strumento utile. Già questo sarebbe sufficiente e mi gratificherebbe per il tempo, per gli anni dedicati con tanto piacere alla politica. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a Lei, collega Galante. Devo dare la parola al collega Napoli, che in un primo momento si era gentilmente offerto di intervenire solo in dichiarazione di voto. Ha il diritto di intervenire; prego, Collega.
NAPOLI
Questo invito ad esercitare la mia facoltà è quasi anche un invito a ridurre, sotto il profilo temporale, l’intervento. Cercherò di accontentare il Presidente e l’intero Consiglio. Capirà bene, però, il Presidente che di fronte ad un evento così importante era inevitabile che prendessi la parola, e dico subito che quello che ci resterà, al di là della conclusione che vedrà questo provvedimento, è senz’altro il rapporto – Sindaco, mi creda – cordiale, ottimale che si era creato all’interno della Commissione.
Lo dico perché è stato un momento importante, in cui tra galantuomini, tra persone che guadavano davvero al bene della città, è stato stretto un patto non scritto, quello di lavorare quotidianamente con impegno, con serietà per cercare di offrire il nostro contributo migliore, che potesse caratterizzare poi il Regolamento Urbanistico, senza nasconderci le difficoltà, la complessità di una materia alquanto difficile da metabolizzare, da affrontare, da approfondire, cercando in ogni occasione (gli uffici ne sono testimoni) ogni minimo supporto capace quanto meno di sminuire i nostri disagi, le nostre perplessità, le nostre preoccupazioni.
Ebbene, al di là di come andrà a finire con l’approvazione dell’adozione o meno di questo provvedimento, resterà certamente questo elemento importante nella mente di chi parla, ma anche di tutti i componenti della Commissione.
Cosa si è pensato di fare, Sindaco? Lo dico senza timore di smentita. Si è pensato di mettere da parte le appartenenze politiche e cercare davvero di cimentarci con i problemi reali, con le esigenze che la città, che la comunità chiedeva di affrontare; si era immaginato di pensare un Regolamento Urbanistico capace di dare alla città un nuovo disegno di tipo organico, di tipo strutturale.
Ci siamo accorti subito delle difficoltà, perché non c’è dubbio alcuno che, in un corretto iter procedimentale, necessitassimo – lo hanno detto bene coloro i quali mi hanno preceduto -, innanzitutto, di confrontarci con una legge, quella regionale, che avrebbe dovuto imporre non l’adozione, da parte dei Comuni, del Regolamento Urbanistico, bensì quella di un piano strutturale capace di dettare alcune linee guida sulle quali, poi, i Comuni dovevano cimentarsi per disciplinare il particolare.
Tutto questo non è stato possibile. Colpa della Regione, colpa dei ritardi, colpa di altri Enti… Non ci è sfuggito, neanche in quel momento, che purtroppo la funzione dei Comuni – e questo è un tema che il Presidente dell’ANCI regionale deve porre sul tavolo della discussione politica – è semplicemente quella di attuare, mentre diversi dovrebbero essere il compito e la funzione dell’Amministrazione comunale e dei Comuni, volano di sviluppo non solo economico ma anche sociale di un territorio, di una comunità. Si è pensato, allora, di migliorare, per quanto possibile, questo strumento.
Qualcuno, se non sbaglio il collega Galante, sul finire del suo intervento, diceva che non c’è peggiore decisione che quella del non scegliere; probabilmente ha ragione, anzi sicuramente ha ragione. Facciamo però, Sindaco, in maniera tale da non buttare al vento il lavoro di due mesi e mezzo della Commissione, perché gli emendamenti proposti dalla Commissione sono l’esatta sintesi di un lavoro certosino fatto da tutti, senza pensare all’appartenenza di questo o quel consigliere alla Maggioranza o alla Minoranza. Abbiamo lavorato per rendere migliore questo strumento urbanistico, tra mille difficoltà, tra mille problemi.
A tal proposito, un inciso: un merito reale va dato al Presidente che ha saputo condurre i lavori anche in momenti in cui la tensione si tagliava a fette, in cui la conflittualità era all’ordine del giorno. Capirete bene che decidere il futuro di una città sotto il profilo urbanistico, fa sentire il suo peso; il Presidente è stato bravo, equilibrato, a volte ci ha bacchettato, a volte è stato come il buon padre di famiglia capace di rimettere le cose a posto al momento giusto, senza creare frizioni, anzi lavorando perché le stesse scemassero.
Cosa è mancato, Sindaco? Cosa ci saremmo attesi? Una scelta coraggiosa. Una scelta coraggiosa! Qualcuno diceva: “Forse abbiamo perso un’occasione”. Senz’altro è stata persa un’occasione. A volte arriva il momento in cui bisogna scegliere, è lì che una classe dirigente deve andare avanti per la sua strada con grande coraggio. Sono rimaste fuori – in taluni casi, in altri no – alcune aree della città che, ad avviso di chi parla e dell’intera Commissione, non meritavano questo trattamento, non perché fossero aree meno o più appetibili rispetto ad altre, ma perché questa città, come qualcuno sosteneva, ha un suo retroterra: vi è una sorta di memoria che fa da filo conduttore, anche in materia urbanistica.
Avevamo un Piano Regolatore Generale che, per quanto vecchio, per quanto di fatto superato, prevedeva delle zonizzazioni in talune aree. Quelle aree, sulle quali i cittadini hanno pagato l’ICI per anni, in attesa che gli fosse concessa la possibilità di edificare, di dare concretezza ad un sogno che avevano cullato nel tempo, sono rimaste fuori, a differenza di altre, senza una logica, senza quel disegno organico, senza il rispetto di quell’ambizione che era in tutti noi: quella di cercare di armonizzare l’intero territorio e dare, quindi, risposte ai cittadini.
Qualcuno correttamente ha sottolineato il concetto di giustizia sociale. Ma vi è giustizia sociale? Avremo dato risposta ad un principio di giustizia sociale quando costringeremo, qualora non venissero accolti alcuni emendamenti, alcuni cittadini – già vessati dalla Pubblica Amministrazione, visto che hanno dovuto pagare per decenni l’ICI come se le loro aree fossero edificabili – a rimanere fuori dalla cinta urbana? Cittadini che, magari, sono stati vessati ulteriormente dall’Agenzia delle Entrate (e ne abbiamo portato prova in Commissione) nel momento in cui sono stati sanzionati dalla stessa.
E’ giustizia quella che non tiene conto della omogeneità di alcune aree e, quindi, della necessità di considerare questa peculiarità per dare un disegno importante all’urbanistica cittadina? E’ una scelta coraggiosa quella di aver lasciato fuori dal Regolamento Urbanistico le aree aperte, salvo poi, grazie ad alcuni emendamenti, tentare di far rientrare dalla finestra ciò che si era cacciato dalla porta? E’ giustizia sociale quella che non consente ai cittadini di soddisfare alcune loro legittime aspettative? Credo di no! Credo che ciò che è mancato a questa classe dirigente è stato il coraggio di andare fino in fondo.
Si era partiti bene: “Il Piano Strutturale, linee guida”, un cambiamento, questo sì rivoluzionario, nell’immaginare lo sviluppo della città. Invece no, probabilmente – dico probabilmente – si è pensato di capitalizzare, prima della chiusura di questa consiliatura, qualche obiettivo che pure ci si era prefissati durante questo percorso politico. Il guaio è un altro! E’ che, pur di capitalizzare il raggiungimento di un risultato, dimentichiamo l’interesse preminente, l’interesse della comunità, l’interesse dei cittadini, ma soprattutto il futuro delle prossime generazioni.
Non voglio addentrarmi nelle questioni che attengono alla legittimità o meno della legge regionale, però se è vero, come è vero, quello che ha detto il collega Petrullo, vuol dire che c’è qualcuno che capisce poco di legge o che, probabilmente, si vende come legge buona una legge che buona non è. Noi abbiamo il sacrosanto dovere di dire queste cose, e con chiarezza, alla gente. Il rischio è quello di fuorviare la pubblica opinione, il rischio è quello di offrire alla comunità, e quindi alle future generazioni, l’immagine di una classe dirigente che non ha il coraggio neppure di dire la verità, invece noi dobbiamo parlare il linguaggio della verità. Abbiamo il sacrosanto dovere di farlo, soprattutto in quella che è la sede della massima assise cittadina.
E verità per verità – mi sarà consentito -: non ci saremmo mai attesi di dover registrato l’assoluto scollamento tra gli uffici comunali. Guardi, Sindaco, io ho letto le sue motivazioni al riguardo; il responsabile dell’Ufficio Edilizio è bene che faccia la sua parte, il responsabile dell’Ufficio di Piano è bene che faccia la sua parte, ma si lavora tutti per il bene comune o no? Era quanto mai opportuno, visto l’ambizioso progetto, che gli uffici comunali lavorassero di concerto, in maniera sinergica, perché non deve sfuggire a nessuno (sempre per l’obiettivo di far emergere la verità in questa sede, la massima assise comunale) che l’impianto originario, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, semestre dopo semestre, veniva in qualche maniera stravolto.
Ciò che dico vale o non vale per la zona di Gallitello? Abbiamo o no anche questo peccato da doverci far perdonare? Vogliamo dirci le cose come stanno senza far finta che tutto vada bene, tanto arriverà la prossima consiliatura, cambieranno i consiglieri, cambieranno gli assessori e magari anche il sindaco? E no. No, qui c’è in ballo il futuro di una comunità e, soprattutto, c’è la necessità di porre rimedio ad alcuni errori del passato. Occorre, allora, dirci davvero tutta la verità.
Ha fatto bene qualcuno a rimarcare e a smentire l’assunto secondo il quale con questo Regolamento Urbanistico si risolve il problema casa. A Potenza non è il problema casa – inteso nell’accezione più riduttiva del termine – il problema dei problemi. A Potenza il problema casa va inteso nella sua accezione più ampia: nelle difficoltà che ha la nostra comunità, il nostro ceto medio (per non parlare delle fasce più deboli) di accedere al credito, di poter acquistare a costi accessibili una casa, perché ciò che si paga è la differenza tra il costo della casa ed il prezzo della stessa. La casa costa mille, il prezzo è duemila. Noi dobbiamo superare questo gap, noi abbiamo la necessità, come classe politica, di affrontare questo problema, perché la risposta di Campos Venuti, che bene ha sottolineato il collega Petrullo, dice proprio questo: non esiste proprio! E’ la politica che deve far fronte a questo problema, a quella che è la vera emergenza della nostra città.
Ed allora dico che è il momento di fare qualche scelta – raccolgo l’invito di Paolo -. Io dico di più, e rilancio: la scelta facciamola, consapevoli che non sarà la migliore, consapevoli che non sarà quella che volevamo assumere, certi che il nostro impegno era per offrire alla città un disegno urbanistico diverso, per davvero innovativo, sicuramente moderno, certamente organico, sicuramente strutturale… Però – attenzione – facciamo la scelta e rispettiamo la volontà che è emersa in Commissione senza tentennamenti, senza temere che venga in qualche maniera modificata la filosofia del Regolamento Urbanistico, una filosofia scellerata.
Non facciamoci nessuna preoccupazione; la Commissione è stata il momento in cui si è fatta sintesi, il momento in cui tutte le forze politiche, con le loro espressioni, hanno offerto il proprio contributo per migliorare lo strumento urbanistico. Allora scegliamo; scegliamo la soluzione che non è certamente la migliore, ma che è quella possibile. Allora lo scatto d’orgoglio a cui ci chiamava e sollecitava il Presidente della Commissione, quello stesso scatto di orgoglio che il collega Mitro nel suo intervento ha rivendicato, facciamolo nostro. Sindaco, Lei per primo raccolga la sfida che la Commissione, nella sua interezza, ha lanciato proponendo quegli emendamenti all’impianto proposto dagli uffici.
Sarà l’inizio di un percorso diverso, l’inizio un percorso che vuole tutti impegnati per migliorare il futuro della propria comunità. E’ un’occasione ultima, forse persa; io dico: non ancora persa. Impegniamoci tutti affinché quello che è un auspicio diventi realtà. Credo che domani coloro i quali subentreranno a noi, le future generazioni, prederanno atto dell’impegno assunto. Certo rileveranno una serie, credo anche cospicua, di errori commessi ma certamente non avranno dubbi sulla buona fede, sull’impegno e su una consapevolezza che appartiene a tutti noi: migliorare per quanto possibile la nostra città.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Napoli. Visto che non ci sono altri interventi, possiamo ritenere chiuso il dibattito generale sui punti 2 e 3 all’ordine del giorno e considerare chiusa la seduta odierna. Ci rivedremo, come da avviso di convocazione, alle ore 9.00 di domani mattina per proseguire i lavori. Grazie e buonanotte.
La seduta del Consiglio Comunale termina alle ore 21.30.