la seduta ha inizio alle ore 10.00
PRESIDENTE
Si procede all’appello nominale. I presenti sono 30; la seduta è valida. Possiamo dare inizio ai lavori di questa che sarà certamente una giornata lunga, faticosa e molto delicata, per taluni aspetti, pertanto la raccomandazione è quella di cercare di dare il meno possibile adito a spostamenti, uscite, fuoriuscite, ecc. Non so se ci sono Colleghi che rientrano nelle disposizioni di legge che obbligano all’astensione su alcuni punti; alcune assenze in aula sono determinate sostanzialmente da questo aspetto. Ripeto: la questione è molto delicata, molto complessa e, come abbiamo già detto la volta scorsa, importantissima per il futuro della città, per cui vi prego di aiutarmi a svolgere la seduta nel modo migliore possibile.
Il Consiglio ha aggiornato i suoi lavori, lo scorso venerdì, per dar modo alla Terza Commissione Consiliare di fare un ulteriore approfondimento delle questioni poste dal parere formulato dai Uffici sugli emendamenti proposti e licenziati dalla stessa Commissione. Mi sembra quasi scontato chiedere al Presidente della Commissione Consiliare competente, il collega Rinaldi, di intervenire per illustrare preliminarmente al Consiglio qual è stato l’esito degli ulteriori lavori della Commissione e per avere delle indicazioni su come la Commissione ritiene che si possa procedere nella discussione e nella votazione degli emendamenti. Prego, collega Rinaldi.
RINALDI
Grazie, Presidente. Ascoltando la sollecitazione che fa il Sindaco al Presidente del Consiglio, preliminarmente vorrei, a mia volta, stigmatizzare il fatto delle incompatibilità. Il Segretario Generale è stato molto chiaro; ha letto la norma; si è tentato in tutti i modi di rassicurare i Colleghi sul fatto che stiamo parlando, comunque, di strumenti di pianificazione urbanistica di carattere generale. Non voglio essere “assolutista” come mi è caratterialmente consono, ma è pressoché esclusa la possibilità che possa esserci una forma di incompatibilità manifesta in questa fase.
Se pure ci fosse stata nella stesura iniziale del Regolamento Urbanistico, dove si prevedevano degli interventi cosiddetti diretti, rispetto a quelli indiretti, che quindi andavano direttamente ad un’approvazione, questa è stata abbondantemente superata da un emendamento che ha rinviato il tutto all’approvazione di planovolumetrici di Consiglio Comunale. Gli interventi su cui ci potrà essere un’approvazione diretta, all’approvazione del Regolamento Urbanistico, e non all’adozione, sono, quindi, assai diminuiti e limitati.
Per il Consiglio di oggi, pertanto, era e resta auspicabile che vi sia il massimo della partecipazione; oltretutto i lavori in Terza Commissione si sono svolti sempre con una partecipazione massiccia di Consiglieri, anche per sostituzione, per cui chi avesse voluto – ammesso che esista il conflitto di interesse – influenzare delle scelte l’avrebbe potuto fare e l’avrebbe fatto anche in quella fase. Ciò sicuramente non è stato. Dico questo semplicemente nelle vesti di consigliere comunale che auspicava ed auspica che su strumenti urbanistici così importanti si dia un cenno chiaro, di massiccia partecipazione da parte del Consiglio Comunale.
Torno alla ragione per la quale la Terza Commissione è tornata a riunirsi venerdì mattina – sospeso il Consiglio Comunale – e sabato mattina. Di fatto, dopo la chiusura dei lavori della Commissione, quindi dopo la presentazione del pacchetto degli emendamenti complessivamente elaborati dalla Commissione (che ricordo, solo per memoria di chi era assente, erano 88, di cui 24 ritirati dalla stessa Commissione, 6 respinti, 6 ordini del giorno, uno non discusso in quanto ritenuto rinviabile alla fase delle osservazioni)…
Di fatto, il consuntivo è che su 51 emendamenti approvati ci fu, nella seduta del Consiglio Comunale, il parere di regolarità tecnica dell’Ufficio, un parere che circolò in maniera abbastanza veloce ed estemporanea. Si ritenne, anche per via di un piccolo disguido – vi ricordo – accaduto in aula, di ricondurre tale parere all’attenzione della Terza Commissione Consiliare. Ciò è stato fatto e, all’esito della lettura e del confronto tra il parere dell’Ufficio e gli emendamenti proposti ed approvati dalla Commissione, l’elemento forte che emerge è che non esistono presunte o reali illegittimità, non esistono problemi sostanziali rispetto agli emendamenti.
L’Ufficio si esprime su alcuni di essi in termini di inopportunità, ovvero di inutilità, in qualche caso, addirittura. Cito un esempio per tutti: in un caso si dice che l’emendamento è del tutto ininfluente. Rispetto a due emendamenti, invece, c’è stato un confronto anche con l’Amministrazione (abbiamo ospitato il Sindaco e l’Assessore). Ci si è resi conto che tali due emendamenti, ancorché legittimi nella formulazione proposta dalla Commissione, potevano essere un po’ “diluiti” rispetto alla necessità di recuperare delle previsioni già acquisite, consolidate, scontate che questi emendamenti – uno in particolare – avrebbero impedito, ancorché sempre in fase di adozione.
Per altro emendamento si è convenuto, ragionevolmente, di trasformarlo in ordine del giorno per rinviare la valutazione delle problematiche in esso rappresentate all’Amministrazione Comunale, non impedendo così la pubblicazione del Regolamento Urbanistico così come attualmente è stato formulato. In buona sostanza, insomma, la valutazione è stata di opportunità. La conferma di questo emendamento, che è quello di pagina 2 di 15, avrebbe creato un po’ di scompiglio nell’Ufficio, che avrebbe dovuto, immediatamente prima della pubblicazione, adeguare anche gli elaborati grafici. Per evitare ciò e per consentire una pubblicazione “tranquilla”, l’emendamento viene trasformato in ordine del giorno.
Infine, sempre con l’Amministrazione, si è concordato un terzo emendamento, aggiuntivo a quelli della Commissione, con il quale si pongono dei limiti alle possibilità che erano state introdotte per le demolizioni e ricostruzioni di locali con destinazione d’uso diversa da quella residenziale nelle zone aperte, che – in pratica – si potevano aprire a pericolosi tentativi di speculazione. Si poteva cioè immaginare che un imprenditore facoltoso acquistasse 100 baracche, 100 annessi agricoli, 100 locali con destinazione d’uso diversa da quella abitativa e potesse fare volumetrie corrispondenti di nuovo insediamento. E’ stato, quindi, elaborato e valutato, unitamente all’Amministrazione, un emendamento che pone dei limiti assolutamente ragionevoli.
Vorrei che la lettura di questi emendamenti fosse posta all’attenzione dell’Aula nel momento in cui il testo sarà disponibile per tutti i Consiglieri. Pregherei quindi gli addetti di farne copia e distribuirli a tutta la Commissione. Nel frattempo non posso che sottolineare nuovamente che i tre emendamenti (l’aggiustamento dei due della Commissione, più questo aggiuntivo) sono stati ragionati e convenuti d’accordo con l’Amministrazione.
Mi aspetto, quindi, che il pacchetto degli emendamenti della Commissione sia riconfermato tal quale e siano aggiunti i tre emendamenti che saranno distribuiti a tutti i Consiglieri nel corso dei lavori. Restituisco la parola al Presidente e lo ringrazio.
PRESIDENTE
Mi sembra di aver compreso che la Commissione, sostanzialmente, d’intesa con l’Amministrazione, ha ritenuto di superare alcune criticità sorte con l’Ufficio andando alla predisposizione di alcuni sub-emendamenti o emendamenti modificativi, correttivi rispetto a quelli a suo tempo approvati e proponendo un nuovo emendamento. Pregherei comunque di depositare gli emendamenti appena possibile, perché necessariamente dovremo porli i votazione. Mi aveva chiesto la parola il collega Mussuto, in qualità di Vicepresidente della Terza Commissione, prego.
MUSSUTO
No; in qualità di consigliere semplice, Presidente, grazie. Intervengo solo per dire che in extremis ho un altro emendamento che vorrei depositare, con preghiera di farne copia e distribuirlo, in modo da aprire, successivamente, la discussione sul testo proposto e far capire le motivazioni vere per cui è stato presentato – ripeto – in extremis. Non avrei, comunque, problemi a leggerlo e motivarlo, ma credo sia più giusto farne delle copie, distribuirle e poi entrare nel merito, approfittando anche della presenza dell’Ufficio di Piano che opportunamente ha portato anche la strumentazione, per cui possiamo calarci nella realtà sulla scheda di dettaglio e, quindi, dare un’esatta dimensione di quanto propongo nell’emendamento. Grazie.
PRESIDENTE
Collega, il Regolamento non pone, nella discussione dei piani urbanistici, nessun limite temporale alla produzione di emendamenti. Penso che, comunque, questo sia un problema che in sede di Commissione Statuto va affrontato e regolamentato, perché ci rendiamo tutti conto che la produzione in aula di ulteriori emendamenti, all’ultimo minuto, su una questione così complessa, può creare qualche problema.
Non ho alcuna difficoltà, quindi, ad accettare questo emendamento, a condizione che sullo stesso emendamento, così come prevede il Regolamento, l’Ufficio, se è in condizione di farlo, ci faccia pervenire il proprio parere. Naturalmente è un emendamento che mettiamo in coda agli altri già esaminati dalla Commissione e che andremo a discutere.
Resta il punto nodale della questione. Come procedere? Da parte della Commissione o da parte di qualche consigliere si ritiene che si possa procedere con un’unica votazione in blocco per tutti gli emendamenti prodotti dalla Commissione; sinceramente a questo riguardo ho delle forti perplessità, però è chiaro che il Presidente si adegua al parere e alla volontà del Consiglio. Dovremmo, comunque, necessariamente stralciare da questo pacchetto complessivo gli emendamenti che sono stati modificati con i sub-emendamenti proposti dalla Commissione.
Dovremmo, poi, andare a discutere separatamente gli ulteriori emendamenti, quello della Commissione e questo presentato dal collega Mussuto, senza sottovalutare la questione che sugli emendamenti bisogna leggere, o comunque rendere edotto il Consiglio anche del parere dell’Ufficio, che mi pare non sia omogeneo su tutto il blocco. Se l’Ufficio avesse fatto un parere complessivo su tutto il blocco degli emendamenti, non avrei difficoltà, però sussistendo una bella cartella elaborata dall’Ufficio con alcune precisazioni e puntualizzazioni su singoli emendamenti, ritengo che la cosa più logica sia quella di andare (velocemente però, è chiaro) alla votazione emendamento per emendamento.
Ripeto, però, che il Consiglio è sovrano. Possiamo anche acquisire il parere del Segretario Generale al riguardo. Decidiamo come procedere. Consigliere Galante, prego.
GALANTE
Presidente, parlo per il Partito Democratico. Stante il fatto significativo ed importante che rappresenta il Regolamento Urbanistico per la nostra città, ancorché possa essere richiesto un tour de force legato all’approvazione, uno per uno, dei singoli emendamenti, l’unica cosa che ci sta a cuore è che ci sia il rispetto delle formalità e della piena legittimità dell’atto, pertanto chiediamo che qualunque soluzione si ritenga di adottare sia supportata da questi requisiti e non da altro; se è necessario voteremo emendamento per emendamento, purché – torno a ripetere – l’atto sia il miglior atto, sotto il profilo della legittimità, che possa essere varato da questa Assemblea, grazie.
PRESIDENTE
La ringrazio, Collega, perché con il suo intervento va proprio nella direzione cui volevo arrivare. Per la delicatezza della materia, a cui facevo prima riferimento, ritengo che quella sia la soluzione migliore. Sentiamo, però, anche gli altri Consiglieri. Prego, collega Petrullo.
PETRULLO
Intervengo per associarmi alla soluzione che preferisce il Presidente, cioè quella della votazione articolo per articolo, perché non credo possa essere vietato ad un consigliere di poter votare “sì” ad un emendamento e “no” ad un altro emendamento. Facendo una votazione unica si priverebbe il consigliere di una fondamentale libertà. Mi associo alla prospettazione verso cui tende anche il Presidente.
PRESIDENTE
Grazie, Collega. Prego, presidente Rinaldi.
RINALDI
Sperando di non sembrare banale nella difesa estrema del lavoro fatto dalla Commissione, vorrei solo rappresentare che gli emendamenti sono stati proposti in Commissione da parte di tutti i consiglieri comunali facenti parte della Commissione stessa, a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza.
Sono stati tutti discussi, ragionati, modificati e votati uno per uno; non è un particolare o un dettaglio di poco conto. Cioè non esiste un voto complessivo sugli 88 emendamenti; esiste un voto complessivo della Commissione sulla proposta di deliberazione di adozione del Regolamento Urbanistico come emendato dalla Commissione.
Su ciascun singolo emendamento c’è il voto della Commissione; ciascuno ha votato come ha ritenuto, in perfetta coscienza. Ripetere oggi la lettura di ogni emendamento, ribadendo ovviamente anche come è stato votato in Commissione, significa a latere leggere il parere dell’Ufficio, cominciare ad aprire necessariamente discussioni, mettere in valutazione anche questioni di legittimità che appartengono esclusivamente al Consiglio Comunale, cioè non questioni attinenti agli emendamenti, ma ragionamenti che potrebbero andare sulla legittimità, che è propria del Consiglio Comunale.
La proposta che mi sento di fare non è quella di votare a scatola chiusa, perché così non è (c’erano tutti, in Commissione), gli emendamenti con un voto unico, la proposta è di dare per letti gli emendamenti, confermando il voto su ciascuno di essi così come è stato dato in Commissione Consiliare Permanente.
Propongo, quindi, di dare gli emendamenti per letti e votati così come votati in Commissione; di discutere, semmai, in aula degli emendamenti aggiuntivi e consentire, in questo modo, un risparmio di tempo notevole ed una semplificazione di ordine procedurale essenziale che ci consenta di concentrare l’attenzione sulle dichiarazioni di voto e sulle singole, specifiche questioni che il consigliere volesse evidenziare, che non gli sarebbero proibite non potendolo fare su ciascun emendamento, perché si potrebbe riferire nel ragionamento a questo o a quell’emendamento.
Credo che, proprio per un fatto di giustezza, non si può pensare di vanificare un lavoro della Commissione che ci ha visti per tre mesi pieni quasi tutti i giorni in riunione. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Collega. Naturalmente la proposta del Presidente, accolta anche da altri Colleghi, non voleva assolutamente inficiare o delegittimare il ruolo della Commissione Consiliare, perché tutti più volte abbiamo elogiato il Presidente ed i componenti della Commissione Consiliare per l’eccezionale lavoro di approfondimento sul Regolamento Urbanistico che hanno svolto in questi mesi.
In qualità di Presidente del Consiglio, però, non posso neanche sottovalutare o sottacere il fatto che la Commissione Consiliare è un’articolazione del Consiglio Comunale. La logica politica vorrebbe che ciascun gruppo si uniformasse alla votazione o al parere espresso nella competente Commissione dai propri rappresentanti, però ciò non toglie che qualche consigliere comunale possa legittimamente dissociarsi dal parere, dalla votazione espressa nella Commissione dal proprio gruppo.
Ritengo, quindi, che si possa tranquillamente – accelerando sui passaggi, evitando, laddove è possibile, di entrare nel merito, di discutere i singoli emendamenti -, anche dal punto di vista procedurale, procedere alla votazione emendamento per emendamento. Sarebbe la cosa migliore.
Mi ha chiesto la parola il collega Trombetta, prego.
TROMBETTA
Grazie, Presidente. Senza nulla togliere – e mi riporto al suo intervento – all’ottimo lavoro fatto dalla Terza Commissione non mi sentirei, oggi, e non me ne voglia il Presidente Rinaldi, di parlare di risparmio di tempo. Siamo di fronte, forse, al più importante provvedimento che questo Consiglio si appresta a varare, quindi parlare di risparmio di tempo mi sembra assolutamente riduttivo rispetto a quello che stiamo facendo.
Non me ne voglia il presidente Rinaldi, però chi, come me, non ha potuto partecipare – anche per motivi di lavoro – ai lavori della Commissione, penso debba chiedere di procedere con i lavori senza risparmio di tempo, leggendo e valutando uno per uno tutti gli emendamenti per arrivare in piena coscienza ad un voto finale che deve essere veramente l’espressione, più che politica, di coscienza di ognuno di noi. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a Lei, Collega. Mi pare di capire che l’opinione corrente, così come si è venuta elaborando in corso di seduta, sia quella di andare alla votazione emendamento per emendamento. Direi, allora, di procedere subito, senza ulteriori indugi, con la raccomandazione di evitare di intervenire, laddove non ve se sia l’effettiva necessità, sui singoli emendamenti e di confermare, se è il caso, solo l’espressione di voto già manifestata in Commissione dai rappresentanti di ciascun gruppo.
Vorrei fare solo un’ultima precisazione. Il Regolamento prevede che gli emendamenti vengano discussi in un determinato ordine, prima quelli soppressivi, poi quelli modificativi e poi quelli integrativi. Questo, però, significherebbe perdere il bandolo della matassa, pertanto seguiremo l’ordine dato dalla Commissione agli emendamenti e voteremo poi, in ultimo, gli ordini del giorno, anche questi singolarmente, perché ci sono – lo ricordava prima il Presidente della Terza Commissione – sei ordini del giorno che vanno votati a parte. Li voteremo dopo aver votato i singoli emendamenti.
Procediamo con il primo emendamento, che è l’emendamento a pagina 4/12, emendamento numero 3, che recita testualmente: “Il vincolo preordinato all’esproprio, di cui all’articolo 9 del D.P.R. 327/01 è da intendersi applicato per tutte le opere di interesse pubblico o di pubblica utilità riportate e previste per tutti gli ambiti di Regolamento Urbanistico”. L’Ufficio lo condivide, in Commissione è stato approvato all’unanimità; erano assenti alla votazione Forza Italia, Patto Segni, SDI ed Alleanza Nazionale. Favorevoli all’approvazione? Contrari? Astenuti? Approvato a maggioranza, con la sola astensione di Forza Italia.
Emendamento numero 4, a pagina 5/12: “E’ cassato dal progetto grafico e descrittivo del progetto di Regolamento Urbanistico ogni e qualsivoglia riferimento a nuclei rurali, giacché per tali zone si fa rinvio al Piano Strutturale Metropolitano”. Approvato all’unanimità dei presenti in Commissione; erano assenti i Verdi e Patto Segni. L’Ufficio condivide. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Emendamento numero 5, pagina 6/12, approvato all’unanimità dalla Commissione, assenti i Verdi e Patto Segni, nel testo di cui do lettura: “Le opere pubbliche e/o di interesse pubblico riferite alla viabilità e riportate e previste per tutti gli ambiti di Regolamento Urbanistico restano soggette esclusivamente al parere geo-morfologico così come richiesto per legge, riportato nel parere dell’Ufficio Geologico regionale allegato al verbale della Conferenza di pianificazione”. L’Ufficio condivide l’emendamento. Lo metto in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Pregherei, ovviamente, il Presidente o l’Amministrazione di bloccarmi laddove andiamo ad approvare gli emendamenti per i quali sono stati prodotti delle modifiche o dei sub-emendamenti.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Se sono nuovi, sì. Se sono modificativi, dobbiamo necessariamente andarli ad approvare… sono integrativi, vanno comunque contestualizzati rispetto all’emendamento principale. Per cui vanno comunque… Questo è uno, perfetto. Possiamo anche discuterlo ed approvarlo alla fine, dopo aver approvato gli altri, per semplificare e velocizzare i lavori.
Se il Presidente della Commissione vuole dare lettura del sub-emendamento…
RINALDI
Emendamento numero 6, Presidente, a pagina 7/12. Il testo originariamente presentato in Commissione è stato approvato all’unanimità dei presenti con delle modifiche. Il testo è stato riscritto. Essenzialmente, a questo testo è stato aggiunto, in corso di modifica in Commissione, che dovessero ritenersi esclusi dall’applicazione dell’emendamento i Distretti Urbani di Trasformazione (DUT) denominati 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
Poiché l’Ufficio ha rappresentato alcune criticità rispetto all’emendamento (non illegittimità, ma criticità), cioè ha rappresentato che alcuni interventi già approvati dall’Amministrazione Comunale potrebbero essere, a loro volta, impediti, la Commissione Consiliare si è nuovamente confrontata in due sedute con l’Amministrazione, presenti anche il Sindaco e l’assessore Singetta, e si è convenuto di modificare questo emendamento con ulteriore aggiunta in calce allo stesso emendamento come già modificato dalla Commissione, che dice semplicemente: “Sono altresì da ritenersi esclusi dall’applicazione della presente norma: la previsione previgente riconfermata con modifiche relative al contratto di quartiere di Cocuzzo/Poggio Tre Galli, le aree ricadenti nel DUP Via dei Molinari; le aree ricadenti nel DUP Macchia Giocoli, le aree ricadenti nel DUP Verderuolo (PruSST)”.
Questo significa una cosa sola, che esiste un Contratto di quartiere due che è già approvato dall’Amministrazione Comunale, che è necessario escludere perché si ritiene che debba essere eseguito, che debba essere realizzato. I tre DUP (Distretti Urbani di Perequazione), in questa fase, è assolutamente opportuno che siano esclusi dall’applicazione della norma elaborata dalla Commissione, perché i DUP per definizione sono rinviati, per la loro esecuzione, ad un piano attuativo. In buona sostanza, si mettevano delle briglie strette ai futuri progettisti di questo piano attuativo che in questo momento non esiste. Queste quattro eccezioni vengono aggiunte in coda all’emendamento n. 6; lo stanno dattiloscrivendo, sarà consegnato a tutti.
PRESIDENTE
Sostanzialmente, mi pare che questo emendamento vada a riprendere la prima parte del parere formulato dall’Ufficio; su questo emendamento chiede di intervenire il collega Mussuto perché l’emendamento da lui presentato in aula riguarda, in particolare, il DUT 4, che è ricompreso anche qui. Prego, Collega, ci vuole illustrare il suo emendamento?
RINALDI
Mi scusi, Presidente, potrebbe essere comunque trattato a parte, poiché il consigliere Mussuto (non me ne voglia, ma sono peraltro d’accordo con lui) lo ha redatto in una forma assolutamente autonoma, nel senso che può camminare da solo e non è necessario modificare ulteriormente la modifica della modifica. Creeremmo veramente un pasticcio. L’emendamento del collega Mussuto è autonomo, quindi può essere discusso in quanto tale.
SINDACO
Scusami, ma le sagome nel DUSS o DUT previsto da Mussuto ricadono nelle aree interessate dall’emendamento?
RINALDI
Le sagome a cui fa riferimento il consigliere Mussuto ricadono in quegli interventi DUT, appunto, per i quali si è già fatta eccezione con l’emendamento. L’emendamento aveva necessità di fare eccezioni in maniera astratta a tutti i DUT numerati da 1 a 8. Il Consigliere riprende su uno dei DUT, il DUT numero 4, e lo fa in maniera abbastanza chiara ed esplicita, con un emendamento autonomo ed assolutamente chiaro.
PRESIDENTE
Perché non resti un dialogo tra pochi intenditori: l’emendamento in questione, quello licenziato originariamente dalla Commissione, recita: “In nessun caso è consentito atterrare nuove volumetrie in zone classificate dal vigente P.R.G. come B1, B3 e verdi. Gli eventuali interventi diretti e/o indiretti previsti dal Regolamento Urbanistico in tali zone possono essere rilocalizzati esclusivamente in aree edificabili di P.R.G. ex C, D, F, da assoggettare a piano attuativo riconducibile a Piano Operativo successivo al Regolamento Urbanistico, al Piano Strutturale Metropolitano previa cessione gratuita all’Amministrazione Comunale delle suddette aree B1, B3 e verdi, già riqualificate con parcheggi e/o verde pubblico attrezzato.
In mancanza di ciò gli interventi sono da intendersi annullati o da rimodulare, se ricadenti anche su aree con altra precedente destinazione, e in tale ultimo caso l’area ritenuta inedificabile è da cedersi gratuitamente e riqualificata all’Amministrazione Comunale. Sono da intendersi esclusi dall’applicazione della presente norma i Distretti Urbani di Trasformazione indicati come DUT 1, DUT 2, DUT 3, DUT 4, DUT 5, DUT 6, DUT 7 e DUT 8″.
A questo emendamento originario la Commissione ha poi aggiunto: “Sono altresì da ritenersi esclusi dall’applicazione della presente norma la previsione previgente riconfermata con modifiche relative al contratto di quartiere Cocuzzo/Poggio Tre Galli, le aree ricadenti nel DUP Via dei Molinari, le aree ricadenti nel DUP Macchia Giocoli, le aree ricadenti nel DUP Verderuolo (PruSST)”.
Questo è l’emendamento di cui stiamo discutendo. Il collega Mussuto ha presentato in aula un emendamento che riguarda il DUT 4, comparto A, che dice: “La volumetria derivante dalla demolizione dei fabbricati presenti nell’ambito del comparto A del DUT 4, unitamente a quella derivante dall’indice assegnato ai terreni liberi, verrà trasferita in altri ambiti urbani o periurbani da concordarsi con l’Amministrazione Comunale al fine di meglio dotare il quartiere di urbanizzazioni primarie o secondarie, allo stato quasi inesistenti”.
Mi pare di capire, ma ce lo faremo spiegare dallo stesso Collega, che questo emendamento possa “viaggiare” separatamente rispetto all’emendamento numero 6, perché è un emendamento di dettaglio che riguarda solo uno dei DUT ricompresi nell’emendamento numero 6. Darei la parola al collega Mussuto, con l’intesa che, poi, su questo emendamento andremo…. ha chiesto di intervenire, deve illustrare il suo emendamento, lo illustra in questa fase; ci risparmiamo l’illustrazione successivamente. Prego, Collega.
MUSSUTO
Presidente, non so se è il caso di illustrarlo in questa fase. Volevo solo dire che, poiché abbiamo la strumentazione di cui opportunamente l’Ufficio di Piano si è dotato oggi, potremo vedere nel dettaglio la scheda (di dettaglio, appunto) che si riferisce… in modo da far capire a tutta l’Assemblea la motivazione vera e reale per cui è stato proposto questo emendamento che, tra l’altro… lo voglio sottolineare per evitare che qualcuno possa pensare che vi siano degli interessi mirati e di parte (cosa che non è, assolutamente)…
Io accedo anche all’attribuzione di un indice territoriale nella parte restante non edificata, e diventa sostanzialmente un premio per la cubatura, per far sì che i proprietari dei fabbricati esistenti possano atterrare le volumetrie esistenti in altre aree che non siano quella.
SINDACO
Dove atterrano quelle aree? In quale zona? Quale quartiere?
MUSSUTO
In quello stesso comparto. Murate. In quello stesso comparto… tra l’altro, in alcuni casi viene identificato come comparto A, da qualche altra parte come comparto 1, sulla scheda di dettaglio. Credo che questo sia ininfluente, perché si capisce bene che cosa è. Sarebbe opportuno, ripeto, far vedere la scheda di dettaglio a tutta l’Assemblea…
SINDACO
Qual è la motivazione? Perché Murate…
MUSSUTO
La motivazione è una sola, Sindaco, poi eventualmente…
SINDACO
Stiamo attenti, perché alcuni consiglieri se ne sono andati per conflitto di interessi…
MUSSUTO
Io non ho conflitti di interesse, perché io sono proprietario di un alloggio in una cooperativa che sta lì di fronte, ma non ho alcun interesse…
SINDACO
Lì di fronte…
MUSSUTO
Perfetto, ma questo potrebbe essere un motivo di interesse? Quale? Quello dell’aspetto paesaggistico, della visibilità…? Mica siamo a Marechiaro, per favore, Sindaco! Il problema è un fatto di opportunità. Volevo solo dire: ditemi voi come condurre la cosa; io dico che è possibile traslarlo successivamente, ma chiaramente non voterò questo emendamento, perché sennò mi precludo la possibilità di….
Con una precisazione: che ovviamente, qualora dovesse essere approvato questo mio emendamento, sostituirà, o meglio integrerà, questo attuale. Grazie.
PRESIDENTE
Collega, resto dell’idea di discutere a margine questo ulteriore emendamento presentato in aula, perché mi sembra che sia direttamente integrativo rispetto all’emendamento numero 6 di cui stiamo parlando, perché l’emendamento numero 6 è un emendamento a carattere generale, mentre il suo emendamento riguarda un aspetto particolare, specifico, mirato ad una situazione circoscritta.
Fermo restando l’impegno di valutare il suo emendamento successivamente, pongo in votazione l’emendamento numero 6, così come modificato ed integrato dalla Commissione Consiliare. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli a maggioranza, con l’astensione del consigliere Mussuto.
RINALDI
Presidente, così come integrato anche dal nuovo emendamento presentato in aula.
PRESIDENTE
L’ho detto in premessa: così come modificato dall’ulteriore emendamento. Passiamo all’emendamento numero 8.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Il numero 7 lo saltiamo e passiamo all’emendamento numero 8, pagina 9/12, che è stato approvato all’unanimità dei presenti in Commissione, assenti Verdi e Patto Segni, nel testo di cui do lettura: “Gli indici di edificabilità territoriale previsti dal progetto di Regolamento Urbanistico, qualunque sia il distretto urbano e/o tessuto di riferimento, non possono in nessun caso superare i corrispondenti indici edificatori e/o le volumetrie già previste e consentite dal P.R.G. vigente, fatta salva la edificabilità aggiuntiva prevista dalle norme premianti disciplinate dal Regolamento Urbanistico”. Il parere dell’Ufficio è sostanzialmente favorevole, benché ritenga l’emendamento ininfluente. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Emendamento numero 9, pagina 10/12. L’emendamento è stato approvato a maggioranza dei presenti, con l’astensione dei gruppi di Alleanza Nazionale e Forza Italia e con l’assenza dei Verdi e del Patto Segni. L’emendamento è il seguente: “Alla scadenza della validità quinquennale dei Distretti Urbani di Perequazione, anche i suoli ricompresi nei DUP per i quali è prevista la redazione dei piani attuativi restano svincolati da tale obbligo e sono assoggettati alle stesse norme previste per i tessuti ad impianto disomogeneo”.
L’Ufficio, su questo emendamento, esprime qualche perplessità o comunque puntualizza alcune questioni che è bene leggere: “Ai sensi di legge il Regolamento Urbanistico ha individuato ambiti di particolare complessità e rilevanza, da attuare mediante piano attuativo DUP. Si ritiene che allo scadere del quinquennio dall’approvazione del Regolamento Urbanistico non sia opportuno, né legittimo, consentire l’attuazione di tali ambiti per intervento diretto, ma come prevede l’articolo 16, comma 4 della L.U.R. (Legge Urbanistica Regionale) sia necessario attuare gli stessi con ricorso al Piano Operativo.
Per consentire comunque un’attuazione entro i cinque anni di tali distretti, si ritiene opportuno prevedere all’articolo 6.8 delle norme di attuazione che l’Amministrazione Comunale «debba» e non «possa» sostituirsi all’iniziativa privata decorsi tre anni dall’approvazione del Regolamento Urbanistico”.
L’Ufficio suggerisce, nella sostanza, nell’esprimere alcune perplessità su questo emendamento, di apportare un emendamento alle norme tecniche di attuazione del R.U. all’articolo 6.8.
RINALDI
Presidente, non siamo in una condizione in cui possiamo fare modifiche di emendamenti con altri emendamenti, se non già i 3 aggiuntivi concordati con l’Amministrazione, che ho già presentato. Dovremmo votare l’emendamento così come votato dalla Commissione.
PRESIDENTE
Io non ho difficoltà; se il Consiglio è di questo avviso… Ho dato, ovviamente, lettura – perché è un mio obbligo – del parere dell’Ufficio. Se il Consiglio ritiene di votare l’emendamento licenziato dalla Commissione così come l’ho prima letto, lo metto direttamente in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Emendamento numero 10, a pagina 11/12. Su questo emendamento la stessa Commissione, in sede di approvazione all’unanimità con l’assenza dei Verdi e del Patto Segni, ha apportato alcune ulteriori precisazioni, per cui do lettura dell’emendamento così come modificato dalla stessa Commissione: “Gli interventi diretti previsti dal Regolamento Urbanistico sono soggetti alla sola approvazione dell’Ufficio Tecnico comunale competente esclusivamente nei casi riferibili a ristrutturazione, demolizione e ricostruzione e nuovi insediamenti di volumetria non superiori a 500 metri…”…
RINALDI
C’è un refuso, Presidente. Poiché avevamo indicato “volumetria non superiore a mille metri cubi” la discussione in aula della Commissione ha ritenuto di ampliare un po’ la volumetria stessa e, quindi, di portarla a 1.500 metri cubi, però esprimendoci in termini di metri quadri così come il Regolamento Urbanistico ci ha insegnato a fare – parla di superfici utili lorde -.
“Volumetria” è un refuso. Deve intendersi, ovviamente: “… nuovi insediamenti di superficie non superiore a 500 metri quadrati“. Volumetria è un refuso della precedente versione, che si riferiva a mille metri cubi. Si vota l’emendamento con la correzione di “volumetria” in “S.U.L. non superiore a 500 metri quadrati“; S.U.L. al posto di volumetria. Abbiamo discusso di numeri e ci era sfuggito il refuso del termine.
PRESIDENTE
L’emendamento che mettiamo in votazione è il seguente: “Gli interventi diretti previsti dal Regolamento Urbanistico sono soggetti alla sola approvazione dell’Ufficio Tecnico comunale competente esclusivamente nei casi riferibili a ristrutturazione, demolizione e ricostruzione e nuovi insediamenti di superficie utile lorda non superiore a 500 metri quadrati. In tutti gli altri casi l’intervento diretto è subordinato all’approvazione del progetto planovolumetrico da parte del Consiglio Comunale”. Il parere dell’Ufficio è favorevole su questo emendamento, con la precisazione, con la modifica che abbiamo testé introdotto. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Emendamento numero 11, a pagina 12/12. L’emendamento licenziato dalla Commissione all’unanimità dei presenti, con l’assenza del Patto Segni e dello SDI, dice testualmente: “Il comma 23.9 delle norme tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico è così sostituito:
23.9. In esecuzione della delibera di Giunta Comunale numero 47 del 5.4.2007 e successiva delibera di Consiglio Comunale numero 24 del 13.4.2007, nel presente Regolamento Urbanistico sono individuati ambiti per i quali dovrà trovare applicazione il disposto dell’articolo 45, primo comma, della Legge Urbanistica Regionale mediante Piano Operativo, la cui adozione e successiva approvazione sarà contestuale a quella del Regolamento Urbanistico”. L’Ufficio condivide l’emendamento; lo metto in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Dobbiamo passare, a questo punto, a pagina 3/36, emendamento all’articolo 17, che sostanzialmente sostituisce il Capo Sesto delle norme tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico. E’ un emendamento che l’Ufficio ritiene pienamente condivisibile.
Se il Consiglio non ha obiezioni, visto che è un lungo emendamento, lo possiamo anche dare per letto. Non ci sono obiezioni; lo poniamo direttamente in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Passiamo all’emendamento a pagina 6/36, che è stato approvato dalla Commissione con il voto favorevole della maggioranza dei consiglieri presenti, con l’astensione di Forza Italia e con l’assenza del Patto Segni. L’emendamento della Commissione riguarda l’articolo 33.9 delle norme tecniche di attuazione e dice: “Il progetto delle opere di urbanizzazione riguardanti il DUT 5, per quanto riguarda le aree da riservare a piazza, verde pubblico, parcheggi in corrispondenza di Piazza Zara dovrà essere redatto tenendo conto dei contenuti progettuali risultanti dall’espletamento del concorso di idee a suo tempo bandito dall’Amministrazione Comunale“. L’Ufficio concorda. Metto in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Emendamento a pagina 7/36. La Commissione all’unanimità dei presenti, con l’assenza del Patto Segni, ha proposto il seguente emendamento, che riguarda l’articolo 40.12 delle norme e che recita testualmente: “L’intervento di demolizione e ricostruzione in ampliamento è relativo a tutti gli immobili legittimi o comunque condonati“.
L’Ufficio, su questo emendamento, esprime un parere di non condivisione con la seguente motivazione: “L’Ufficio non condivide l’emendamento, in quanto la norma speciale contenuta nelle norme tecniche di attuazione tende a consentire la riqualificazione esclusivamente di immobili attualmente utilizzati per residenza. La proposta di estensione a tutti gli immobili potrebbe comportare una ancora più problematica attuazione del DUP“.
Al riguardo, se il Consiglio ritiene di dover superare senza…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Sì, ma in presenza di un parere sfavorevole dell’Ufficio, il Consiglio può votare e superare il parere; però è mio compito assicurarmi che non vi siano voci contrastanti in Consiglio. Poniamo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Emendamento a pagina 8/36 approvato all’unanimità dei presenti in Commissione Consiliare, assente il Patto Segni. L’emendamento sostituisce, sostanzialmente, l’articolo 50.2 delle norme, che riguarda gli impianti per le teleradiocomunicazioni. “50.2. Impianti per le teleradiocomunicazioni. L’Amministrazione Comunale è tenuta a predisporre uno specifico piano per l’installazione degli impianti per le teleradiocomunicazioni al fine di definire idonee misure di riduzione dell’inquinamento elettromagnetico“. L’Ufficio condivide questo emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Passiamo all’emendamento a pagina 11/36, che riguarda semplicemente una modifica al secondo periodo dell’articolo 52.1.13, nel quale la Commissione propone di inserire dopo le parole “edilizia privata“, “e pubblica“. L’emendamento è stato approvato all’unanimità dai gruppi presenti in Commissione; erano assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale e Gruppo Misto. Mi pare di capire che il collega Travaglini voglia dirci qualcosa su questo emendamento.
TRAVAGLINI
C’è un refuso, l’ho notato solo ora, rispetto ai numeri dell’articolato perché il 52.1.13 compare due volte, questo dovrebbe essere il 52.1.14; è solo un errore nelle norme tecniche. Se compare due volte, questo dovrebbe chiamarsi, se l’Assessore lo ha… a meno che io non abbia una copia… Ce ne sono due. C’è due volte lo stesso numero e questo si riferisce al secondo dei due .13, e quindi dovrebbe essere .14.
Fase interlocutoria
RINALDI
Nelle norme tecniche è indicato 52.1.13, sia chiesa di Rione Francioso, sia area militare di Via Appia, però non rileva, perché è intitolato “Area militare di Via Appia”; è un problema dell’Ufficio rinumerare…
TRAVAGLINI
Va bene, non è importante. L’unica cosa, Raffaele, quando discutemmo di questo… C’è scritto: “… potrà prevedere quote di edilizia privata” e si aggiunge “e pubblica“; io proporrei di mettere “e/o pubblica” perché in qualche modo, siccome c’è il termine potrà, l’Amministrazione, quando dovrà scegliere questo… Di questo discutemmo; il contenuto è lo stesso… potrà scegliere, se si mette “e/o”…
Se si mette “privata e pubblica” significa sia pubblica che privata; “privata e/o pubblica” può voler dire: pubblica e privata, solo pubblica o solo privata. C’è un rischio. Io avrei messo solo la dicitura “pubblica”, ma in Commissione abbiamo deciso di dare questa possibilità. Non so quale fosse l’intento… sì, rafforzativo.
C’è una dose di rischio in questo mettere “e/o pubblica”, però c’è una dose di rischio in positivo, cioè che potrebbe anche essere solo pubblica, anche perché questo avverrà dopo, quando sarà dismessa l’area di Via Appia (se sarà dismessa, chiaramente), e a quel punto il fabbisogno di edilizia pubblica o privata potrà prevedere, per la prossima Amministrazione, entrambe le possibilità, a seconda del contesto. Io propongo, quindi, di aggiungere “e/o pubblica”, come sub-emendamento.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega, se il suo è un sub-emendamento va presentato, discusso e votato ora, prima di votare l’emendamento. Se Lei lo formalizza, con l’aggiunta di “e/o”. Se lo vuole formalizzare, lo mettiamo in votazione.
TRAVAGLINI
Sì, lo formalizzo.
PRESIDENTE
Il sub-emendamento presentato dal collega Travaglini è sostanzialmente in due fasi: la prima fase consiste nel rinumerare l’articolato che riporta due volte l’articolo 52.1.13, e quindi cambiare il secondo articolo 52.1.13 in 52.1.14, e questa è una rettifica materiale alla quale procede direttamente l’Ufficio. Il consigliere Travaglini chiede, poi, di aggiungere all’emendamento di pagina 11/36 dopo la e, (o). In definitiva l’emendamento, così come modificato dalla proposta di sub-emendamento del collega Travaglini, riporterebbe la dicitura “e (o) pubblica“, invece di “e pubblica“. Prego, collega Rinaldi.
RINALDI
Molto pragmaticamente, vorrei ricordare al consigliere Travaglini, di cui ho grande stima e rispetto, che fu esclusa l’alternativa e/o, proprio per dare forza e sostegno alla parte pubblica, cioè al costringere la parte pubblica, innanzitutto a… Non vorrei che adesso il consigliere Travaglini stesse commettendo, in buona fede, un errore. Fondamentalmente non c’è nulla di particolarmente grave, anche perché c’è il “potrà” e non il “dovrà”, però…
Fase interlocutoria
RINALDI
Questa “o” diluirebbe moltissimo il significato della parte pubblica, che viceversa era proprio la filosofia di partenza dell’emendamento. Lascerei l’emendamento così com’era. C’era la convergenza di tutti, l’unanimità dei presenti.
PRESIDENTE
Va bene, Colleghi. Il collega Travaglini vuole aggiungere qualcosa.
TRAVAGLINI
Ringrazio il Presidente, perché capisco le sue intenzioni, le abbiamo già discusse e sono sincere. E’ chiaro che mi pone in una condizione… Siccome questo avverrà quando questa consiliatura sarà già conclusa, perché la dismissione dell’area militare di Via Appia non avverrà certamente l’anno prossimo, e quindi ci sarà un’altra Amministrazione, io, laicamente, dico: le responsabilità di ognuno sono tali che, se lì si vuole fare edilizia privata… Attenzione: quello è un suolo demaniale; è ciò che possiamo avere senza comprare, e sono poche le cose che possiamo avere senza comprarle; c’è il problema dello Stato, ma è già patrimonio pubblico.
Sarà responsabilità della prossima Amministrazione (sia essa di Centrodestra, Centrosinistra, estrema Destra, estrema Sinistra) operare. E’ chiaro che dire “privata e pubblica” per me vuol dire, oggi, anche privata. Per me, se il suolo è tutto pubblico, dovrebbe essere tutto pubblico. Se non governerò io, lo farà un altro che si prenderà le sue responsabilità. Non casca il mondo se anche lì faranno solo edilizia privata. So che c’è un rischio, ma credo sia un rischio consapevole. Per me, spero che se si deve fare edilizia, questa sia pubblica, perché non dobbiamo comprare il suolo. Ecco perché corro questo rischio. Spero che governi la Sinistra, e quindi dico questo. E’ una speranza.
Comunque, anche se governerà la Destra, mi dovete dire se su un terreno demaniale qualcuno avrà il coraggio di dire – con i pochi che ci sono – che si può fare edilizia privata e non, piuttosto, tutta edilizia pubblica. Il rischio, quindi, lo assume anche un governo di Centrodestra.
PRESIDENTE
Poniamo in votazione il sub-emendamento formulato dal collega Travaglini che, nella sostanza, chiede di aggiungere nell’articolo 52.1.14, che riguarda l’area militare di Via Appia, anziché la dicitura “e pubblica” proposta dalla Commissione, la dicitura “e (o) pubblica“. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il sub-emendamento è respinto a maggioranza, con il solo voto favorevole del collega Travaglini.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
La votazione è stata sin troppo chiara. Il Consiglio ha respinto l’emendamento a maggioranza…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Prendiamo atto della correttezza della votazione che, ripeto…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Ripetiamo la votazione sul sub-emendamento proposto dal collega Travaglini. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il sub-emendamento è respinto a maggioranza, con il voto favorevole del consigliere Travaglini e con l’astensione, a titolo personale, del consigliere Garramone.
Collega Travaglini, chiede ancora la parola?
TRAVAGLINI
Non torno su quello. Non so come si sta procedendo; è solo un’osservazione sulla procedura. Siccome prima, a pagina 10 di 36, c’era un emendamento respinto a maggioranza in Commissione, cosa si fa, si discute o no?
PRESIDENTE
No. Abbiamo già detto… il Segretario Generale ha precisato che gli emendamenti respinti o ritirati è come se non fossero arrivati in Consiglio. Se il proponente quegli emendamenti ritiene che sugli stessi si debba pronunciare il Consiglio è pregato di riproporli questa mattina, e li discuteremo a margine di tutti gli altri.
Poniamo in votazione l’emendamento a pagina 11/36, della Commissione, che aggiunge dopo la parola “privata” all’articolo 52.1.14, Area militare di Via Appia, le parole “e pubblica“; quindi l’articolato reciterebbe, a quel punto: “Il piano potrà prevedere quote di edilizia privata e pubblica”. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Passiamo all’emendamento all’articolo 53.1 delle norme tecniche, a pagina 12/36, approvato all’unanimità in Commissione, assenti Forza Italia e Alleanza Nazionale. La Commissione propone di cancellare le parole “fino all’approvazione del Piano Strutturale (P.S.)”, quindi è la parte iniziale dell’articolo 53.1 che con questa eliminazione resterebbe: “Nel territorio esterno nell’ambito urbano sono consentiti i seguenti interventi e le seguenti attività“, quindi: eliminazione di “fino all’approvazione del Piano Strutturale (P.S.)“. L’Ufficio è favorevole; il Consiglio? Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli all’unanimità.
Pagina 13.36; emendamento all’articolo 53.2 delle norme tecniche, che la Commissione, con il voto favorevole all’unanimità dei presenti, assenti Forza Italia ed Alleanza Nazionale, propone di sostituire con il seguente: “Articolo 53.2. I manufatti precari e le strutture prefabbricate isolati o pertinenziali rispetto a fabbricati principali…“…
RINALDI
Presidente, per semplificare: introduce solo la possibilità di accorpamento.
PRESIDENTE
Perfetto, lo diamo per letto così come formulato dalla Commissione. Lo mettiamo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
Emendamento a pagina 15/36. Questo emendamento è stato approvato all’unanimità dalla Commissione, nella quale risultavano assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale e Patto Segni; la Commissione ha votato questo testo: “L’articolo 54.4 è così sostituito: In considerazione delle necessità ricettive, le attrezzature alberghiere e di ristorazione esistenti possono essere direttamente completate con i parametri ed alle condizioni seguenti:
indice di fabbricabilità fondiaria pari a 0,80 metri cubi a metro quadro;
altezza massima pari a metri lineari 13;
distanza tra i fabbricati dai confini e dalle strade minimo metri lineari 10;
divieto di modifica delle destinazioni d’uso contenuto in apposita convenzione da stipularsi con l’Amministrazione Comunale per almeno 10 anni dal rilascio della licenza di abilità/uso dei nuovi manufatti, pena l’immediata acquisizione al patrimonio comunale“.
L’Ufficio si esprime in questi termini: “Considerato che la norma proposta nel Regolamento Urbanistico rinviene da analoga previsione del previgente P.R.G., che ne limitava l’applicabilità alle attrezzature esistenti alla data della sua adozione (maggio 1988), l’Ufficio condivide l’emendamento purché si prescriva l’esistenza delle strutture alla data suindicata“. Il parere dell’Ufficio è chiaro; se non vi sono interventi, pongo direttamente in votazione l’emendamento.
RINALDI
La cosa è semplicemente riconducibile ad un elemento. La norma tecnica è identica, fondamentalmente, solo che nella precedente versione prevedeva che il divieto di modifica e il computo dei 10 anni decorressero dal rilascio della licenza di attività/uso, che è una cosa piuttosto discutibile. Si è inteso, invece, ripristinare il concetto di abilità/uso, che era già di P.R.G., facendo specifico riferimento ai nuovi manufatti. Tutto qui.
PRESIDENTE
Va bene. Pongo in votazione l’emendamento così come licenziato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Passiamo all’emendamento a pagina 20/36, che è stato licenziato con parere favorevole della Commissione all’unanimità dei presenti, assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale e Patto Segni. L’emendamento, come riformulato dalla Commissione, sostanzialmente, all’articolo 57.4 delle norme tecniche, dopo le parole “parere geologico regionale” propone di aggiungere “, se dovuto“. L’Ufficio con condivide l’emendamento, ritenendo che nel caso di specie il parere geologico sia dovuto, così come concordato con l’Ufficio Geologico regionale in sede di Conferenza di pianificazione.
Pongo in votazione l’emendamento, così come formulato dalla Commissione, che, ripeto, prevede di aggiungere, dopo le parole “parere geologico regionale” le parole “, se dovuto“. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli a maggioranza, con l’astensione del consigliere Travaglini.
Andiamo avanti. 22/36. L’emendamento proposto dalla Commissione, approvato in Commissione all’unanimità dei presenti, con l’assenza di Forza Italia, Patto Segni e SDI, agli articoli 57.6 e 57.8 propone di sostituire le parole “previo asservimento di suoli di proprietà esistenti nel raggio di metri lineari 500 dal fabbricato oggetto dell’intervento, ovvero di suoli per i quali è dimostrata la disponibilità, esistenti nell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro“, con le parole “previo asservimento di suoli nell’ambito dell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro, salvo verifica degli asservimenti già in essere“.
L’Ufficio condivide l’emendamento, precisando, però, che per “intero territorio comunale” si deve intendere il territorio esterno all’ambito urbano. Sostanzialmente, l’Ufficio pone una limitazione, una sorta di sub-emendamento, il Consiglio cosa dice?
RINALDI
Sfiderei chiunque ad asservire suolo in ambito urbano per realizzare nell’ambito extraurbano; è implicito.
PRESIDENTE
Il Consiglio ne fa una questione di convenienza e opportunità economica che sconsiglierebbe l’utilizzo… Va bene, pongo in votazione l’emendamento così come formulato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Emendamento a pagina 23/36 con il quale la Commissione Consiliare, con il voto favorevole espresso dalla maggioranza dei presenti, con l’astensione di Rifondazione Comunista e l’assenza di Forza Italia, Patto Segni e SDI, sostanzialmente riformula l’articolo 57.7 delle norme tecniche nel testo di cui do lettura: “L’ampliamento per uso residenziale di cui al precedente comma può essere ottenuto agendo sul cambio di destinazione d’uso di locali facenti parte dello stesso immobile legittimamente destinati ad usi diversi dalla residenza, qualora l’ampliamento non raggiunga la superficie minima residenziale di 45 metri quadri, è consentito realizzare l’ulteriore superficie necessaria alla concorrenza dei 45 metri quadri totali mediante asservimento di suoli nell’ambito dell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro, salvo verifica degli asservimenti già in essere e nel rispetto dei seguenti parametri: altezza massima in gronda metri lineari 7,00 dal piano campagna; distanza minima da confini metri lineari 5,00; distanza minima da fabbricati metri lineari 10,00“.
L’Ufficio condivide l’emendamento, con la precisazione, che ritengo sia a conoscenza del Consiglio, della Commissione, che la superficie minima residenziale di metri quadri 45 si deve intendere comprensiva dell’eventuale quota residenziale già esistente.
Pongo in votazione l’emendamento come formulato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione del consigliere Travaglini, del gruppo di Rifondazione Comunista.
Andiamo avanti. Emendamento a pagina 24/36. La Commissione propone di riformulare l’articolo 57.8 delle norme tecniche. L’emendamento è stato approvato in Commissione a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione Comunista; risultavano assenti Forza Italia, Patto Segni e SDI. L’articolo che propone di riformulare la Commissione è il seguente: “57.8. Sempre per incentivare il riuso del patrimonio edilizio esistente, al fine di realizzare superficie residenziale, è consentito il cambio di destinazione d’uso di locali anche non facenti parte di un immobile in cui sono presenti i locali con destinazione d’uso residenziale, anche attraverso un intervento di demolizione e ricostruzione di più locali legittimamente destinati ad usi diversi dalla residenza, previo asservimento di suoli nell’ambito dell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro, salvo verifica degli asservimenti già in essere e nel rispetto dei seguenti parametri: altezza massima in gronda metri lineari 7,00 dal piano campagna; distanza minima dai confini metri lineari 5,00; distanza minima da fabbricati metri lineari 10,00“.
L’Ufficio condivide l’emendamento. Pongo in votazione l’emendamento come formulato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione Comunista.
Passiamo direttamente a pagina 30/36. Qui ritroviamo la stessa fattispecie di un precedente emendamento. La Commissione propone di sostituire, negli articoli 60.3 e 60.5 le parole “previo asservimento di suoli di proprietà, ovvero di suoli per i quali è dimostrata la disponibilità, esistenti nel raggio di metri lineari 500 dal fabbricato oggetto dall’intervento, oppure nell’intero territorio comunale tramite relazione tecnico-agronomica che giustifichi l’intervento nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro“, con le parole “previo asservimento di suoli nell’ambito dell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro, salvo verifica degli asservimenti già in essere“. L’emendamento è stato approvato a maggioranza in Commissione, con il voto contrario di Rifondazione Comunista; risultava assente Forza Italia.
L’Ufficio non condivide l’emendamento, in quanto la redazione della norma licenziata in Conferenza di pianificazione è stata oggetto di specifico approfondimento con i competenti uffici regionali. Pongo in votazione l’emendamento come licenziato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione Comunista.
Emendamento a pagina 31/36. La Commissione propone di riformulare l’articolo 60.4 nel testo seguente: “L’ampliamento per uso residenziale di cui al precedente comma può essere ottenuto agendo sul cambio di destinazione d’uso di locali facenti parte dello stesso immobile legittimamente destinati ad usi diversi dalla residenza. Qualora l’ampliamento non raggiunga la superficie minima residenziale di 45 metri quadri, è consentito realizzare l’ulteriore superficie necessaria alla concorrenza dei 45 metri quadri totali mediante asservimento di suoli nell’ambito dell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro, salvo verifica degli asservimenti in essere e nel rispetto dei seguenti parametri: altezza massima in gronda metri lineari 7 dal piano campagna; distanza minima da confini metri lineari 5; distanza minima da fabbricati metri lineari 10“.
L’emendamento è stato approvato in Commissione a maggioranza dei gruppi presenti, assente il gruppo di Forza Italia e con l’astensione di Rifondazione Comunista. L’Ufficio condivide l’emendamento, che pongo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva a maggioranza, con l’astensione di Rifondazione Comunista.
Passiamo all’emendamento a pagina 32/36. La Commissione propone di riformulare l’articolo 60.5 delle norme tecniche nel testo seguente: “Sempre per incentivare il riuso del patrimonio edilizio esistente al fine di realizzare superficie residenziale è consentito il cambio di destinazione d’uso di locali anche non facenti parte di un immobile in cui sono presenti locali con destinazione d’uso residenziale ed anche attraverso un intervento di demolizione e ricostruzione di più locali legittimamente destinati a usi diversi dalla residenza, previo asservimento di suoli nell’ambito dell’intero territorio comunale nella misura di 0,03 metri cubi a metro quadro, salvo verifica degli asservimenti già in essere“.
La Commissione si è pressa con il voto favorevole a maggioranza, assente Forza Italia e con il voto contrario di Rifondazione Comunista. L’Ufficio condivide l’emendamento. Lo pongo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza dal Consiglio, con il voto contrario di Rifondazione Comunista.
Passiamo all’emendamento a pagina 34/36. La Commissione propone di sostituire l’articolo 60.6 delle norme tecniche nel testo di cui do lettura: “Ai sensi dell’articolo 16 comma 2, punto e) e dell’articolo 44 comma 7 della L.U.R., nel territorio aperto è consentita la realizzazione di nuovi edifici, previa dimostrazione della loro funzionalità all’attività agricola e previo specifico controllo degli asservimenti già in essere sui suoli, sulla base dei seguenti indici e parametri: 0.03 metri cubi a metro quadro di superficie aziendale per R1 e R3; 0,07 metri cubi a metro quadro di superficie aziendale per edifici e strutture funzionali all’attività agricola, comprese le superfici non residenziali, autorimesse o depositi pertinenziali alle S.U.L. con destinazione d’uso di tipo R3; altezza 7 metri lineari per i soli edifici con uso R3, S.P. almeno pari al 90%.
Gli interventi di cui al precedente comma, relativi alla realizzazione di S.U.L. con destinazione d’uso di tipo R1 sono consentiti solo qualora la superficie disponibile di un unico appezzamento interessato all’edificazione consenta la realizzazione di S.U.L. non inferiore a metri quadri 45. Al fine di realizzare abitazione adeguata l’asservimento dell’indice fondiario, pari allo 0,03 metri cubi a metro quadro dei suoli di proprietà, è consentito nell’ambito dell’intero territorio comunale, salvo verifica degli asservimenti già in essere“.
L’emendamento è stato approvato a maggioranza dalla Commissione, con il voto contrario di Rifondazione Comunista, assenti Forza Italia e SDI. Sull’emendamento l’Ufficio esprime il seguente parere: “L’Ufficio con condivide l’emendamento, in quanto la redazione della norma licenziata in Conferenza di pianificazione è stata oggetto di specifico approfondimento con i competenti uffici regionali”.
Su questo emendamento non vi sono modifiche, variazioni…? Nulla. Pongo in votazione l’emendamento così come proposto dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione Comunista.
Pagina 35/36. La Commissione propone di sostituire l’articolo 61.2 con il seguente testo: “Per incentivare il riuso del patrimonio edilizio esistente possono essere attivati gli interventi di cui agli articoli 60 commi 2, 3, 4 e 5“. L’Ufficio condivide. La Commissione ha approvato l’emendamento a maggioranza, con l’astensione di Rifondazione Comunista, assente Forza Italia. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione di Rifondazione Comunista.
Passiamo all’emendamento a pagina 36/36. La Commissione propone di sostituire l’articolo 61.3 delle norme tecniche con il seguente testo: “Articolo 61.3. Per incentivare una destinazione d’uso non agricola negli aggregati edilizi individuati dalla proposta di Regolamento Urbanistico, il cambio di destinazione d’uso di locali legittimamente destinati ad uso diverso dalla residenza in abitazione è consentito senza asservimento di suoli“. La Commissione ha approvato l’emendamento a maggioranza dei presenti, con il voto contrario di Rifondazione Comunista e del consigliere Pace e con l’astensione dei Verdi, del Patto Segni e del consigliere Napoli; assenti alla votazione UDEur, Alleanza Nazionale, Forza Italia e SDI.
L’Ufficio, su questo emendamento, esprime il seguente parere: “L’emendamento proposto non appare condivisibile; si propone in alternativa di aggiungere alla norma il seguente articolo: Articolo 61.6. Negli aggregati edilizi all’interno dei quali risulti soddisfatto uno standard minimo di 9 metri quadri ad abitante è consentito, senza asservimento di suoli, limitatamente ai fabbricati esistenti già utilizzati prevalentemente a residenza, minimo 60% delle S.U.L. preesistenti alla data di adozione del Regolamento Urbanistico, il cambio d’uso a residenza da altri usi legittimi fino ad un massimo di metri quadrati 150 di superficie complessiva residenziale, comprensiva di quella preesistente e senza che si dia luogo ad una nuova unità abitativa.
Nel caso in cui il cambio d’uso determini una superficie complessiva residenziale maggiore di metri quadri 150, o sia finalizzato alla creazione di una nuova unità abitativa, lo stesso potrà avvenire previo asservimento di suoli per l’intera S.U.L. soggetta a trasformazione attivando le modalità previste ai commi precedenti. Lo standard minimo di 9 metri quadri ad abitante dovrà essere verificato tramite apposito studio di dettaglio esteso all’intero aggregato.
In caso di carenza di detto standard il cambio d’uso potrà essere consentito solo con il reperimento per ogni singolo intervento della superficie minima di standard richiesta per ogni abitante in aumento, assumendo il parametro di un abitante ogni 40 metri quadri di S.U.L. o con versamento di un corrispettivo in denaro“.
Metto in votazione l’emendamento come formulato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza con il voto contrario di Rifondazione Comunista e del consigliere Pace e con l’astensione dei Verdi e del Patto Segni.
Andiamo avanti. Emendamento a pagina 3/22. La Commissione propone di eliminare dalle previsioni del Regolamento Urbanistico il nuovo tratto di strada che collega Rione Murate alla nuova strada che collega Via Vaccaro a Rione Mancusi. L’emendamento è stato approvato a maggioranza in Commissione, assenti Forza Italia, Patto Segni, UDEur e SDI, con il voto contrario dei DS, l’astensione della Margherita ed il voto favorevole, a titolo personale, dei consiglieri Pace e Rinaldi. L’Ufficio non condivide l’emendamento, in quanto trattasi di viabilità facente parte del sistema complessivo proposto, oggetto anche del Piano Urbano della Mobilità.
Pongo in votazione l’emendamento così come formulato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con la sola astensione del Patto Segni.
Passiamo all’emendamento a pagina 6/22. La Commissione propone di eliminare dalle previsioni del Regolamento Urbanistico il nuovo tratto di strada che dalla Via Ligure, mediante nuova rotatoria, giunge sulla Via Anzio attraversando il primo parcheggio, lato sinistro a scendere. L’emendamento è stato approvato a maggioranza in Commissione, con il voto favorevole di Margherita, Verdi, Gruppo Misto, Rifondazione Comunista e del consigliere Pace; voto contrario di DS ed UDEur; astensione di Forza Italia ed Alleanza Nazionale; risultavano assenti alla votazione SDI e Patto Segni.
L’Ufficio si esprime, sostanzialmente, in maniera contraria all’emendamento, e quindi all’eliminazione della strada, con il parere agli atti, che diamo per letto. Metto in votazione l’emendamento come formulato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario del consigliere Graziadei e del consigliere Campagna e con l’astensione…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Scusate, la votazione mi sembra sia stata fin troppo chiara; il Consiglio ha approvato a maggioranza con il voto contrario dei consiglieri Graziadei e Campagna e con l’astensione del Patto Segni. Non ho parlato né di UDEur, né di altra sigla politica. Ho parlato di voti espressi a titolo personale e nominale; pregherei i Colleghi di non polemizzare.
Andiamo avanti. Emendamento a pagina 9/22… 7. Piazza Zara. La Commissione propone di riformulare l’articolo che riguarda il DUT 5, Piazza Zara, nel modo seguente: “DUT 5, Piazza Zara. E’ l’unica grande area libera da fabbricati che ritroviamo nel centro abitato e va mantenuta tale per consentirne un’utilizzazione di grande scena urbana; pertanto, nelle more della realizzazione delle previsioni di cui all’articolo 33.9, si ritiene di spostare le nuove sagome previste dalla posizione ipotizzata nel DUT 5 ad una posizione a monte della Via Siena, prevedendo – sempre a monte di Via Siena – una piazza/parcheggio, e di progettare la Piazza Zara su tutta la superficie disponibile, recuperando buona parte del suolo a verde e prevedendo la totale pedonabilità e, quindi, l’esclusione di parcheggi per tutta l’area interessata. Gli spazi da riservare a parcheggio pubblico potrebbero essere ricavati sul perimetro esterno della piazza e, se realizzabili, nella zona sottostante la piazza“.
La Commissione si è espressa con un voto favorevole a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale, assenti Forza Italia, SDI e Patto Segni. L’Ufficio condivide. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva a maggioranza, con l’astensione del Patto Segni.
Passiamo all’emendamento a pagina 9/22. La Commissione propone di aggiungere nelle previsioni del Regolamento Urbanistico la costruzione del raccordo stradale di Via Vienna con l’arteria che collega Via Lisbona con Via Adriatico. L’emendamento è stato approvato a maggioranza in Commissione, con la sola astensione di Alleanza Nazionale, assenti Forza Italia, SDI e Patto Segni. L’Ufficio condivide. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione del Patto Segni.
Passiamo all’emendamento a pagina 10/22. La Commissione propone di aggiungere nelle previsioni del Regolamento Urbanistico la costruzione di un tratto di strada che collega il Ponte Attrezzato con Via Maratea. L’emendamento è stato approvato a maggioranza dei presenti, con la sola astensione di Alleanza nazionale, assenti Forza Italia, SDI e Patto Segni. L’Ufficio condivide, essenzialmente, l’emendamento. Pongo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale, Forza Italia e Patto Segni.
Andiamo all’emendamento a pagina 12/22. La Commissione ha approvato l’emendamento, al DUSS 8, nel testo di cui do lettura: “Destinare tutta l’area interessata dal DUSS 8 a verde urbano territoriale, parcheggi pubblici a raso inseriti armonicamente nel verde pubblico e verde pubblico attrezzato di quartiere. Il progetto dovrà tenere conto dell’area verde sovrastante, della presenza della fermata delle FAL e del possibile collegamento meccanizzato tra la fermata stessa ed il ponte che collega il Rione Francioso con il Rione Lucania e dei locali pubblici adibiti anche a mercato adiacenti all’area in questione, e trasferire le eventuali volumetrie in altra area”.
La Commissione si è espressa favorevolmente a maggioranza, con il voto contrario dell’UDEur; assenti Forza Italia, SDI, Patto Segni e il consigliere Galante Roberto. Non comprendo questa precisazione fatta dal Segretario della Commissione. L’Ufficio condivide l’emendamento; formula delle proposte ulteriori circa il trasferimento delle volumetrie. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il consiglio approva a maggioranza con la sola astensione del Patto Segni.
GALANTE R.
Se vuole, le preciso perché c’è scritto che Roberto Galante è assente.
PRESIDENTE
Non è necessario. Emendamento a pagina 14/22. Pregherei il Vicepresidente di volermi sostituire perché, anche se non è indispensabile, per motivi di ulteriore tranquillità per i lavori del Consiglio devo astenermi da questo emendamento. Ho l’obbligo di astensione, perché questo emendamento potrebbe coinvolgere eventuali interessi di miei affini.
Si dà atto che assume la Presidenza il consigliere Picerno.
PICERNO
Esce dall’aula anche il consigliere Santangelo. Emendamento 14/22: “Vallone di Santa Lucia. Per l’attuazione del parco e, quindi, per evitare ogni possibile cubatura dell’area si propone di incrementare ulteriormente l’edificabilità aggiuntiva…“…
RINALDI
Se vuole, Presidente, dato che la grafia è pessima, ed è la mia, posso leggerlo io, poi Lei procede. Chiedo scusa per la mia pessima grafia. L’emendamento approvato a maggioranza dei presenti è il seguente: “Vallone di Santa Lucia. Per l’attuazione del parco e, quindi, per evitare ogni possibile cubatura nell’area, si propone di incrementare ulteriormente l’edificabilità aggiuntiva prevista dalle norme premianti disciplinate dal Regolamento Urbanistico, così da incoraggiare il trasferimento delle sagome esistenti“.
PRESIDENTE
Mettiamo in votazione l’emendamento. In Commissione hanno votato favorevolmente DS, Margherita, Verdi, Gruppo Misto, Rifondazione Comunista ed UDEur; contrari nessuno; astenuti AN e il consigliere Napoli; assenti Forza Italia, SDI e Patto Segni. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli a maggioranza, con l’astensione del consigliere Coviello e Patto Segni. L’Ufficio condivide l’emendamento e propone di incrementare l’indice E.P. del 30% nel caso in cui il piano attuativo proponga il trasferimento dell’edificazione privata su suoli di proprietà comunale in ambito urbano.
Pagina 16/22. Presidente Rinaldi, per cortesia, visto che la scrittura è la sua, lo legge Lei?
RINALDI
C’era un emendamento che è stato, poi, riformulato dalla Commissione nel testo seguente: “Prevedere l’ampliamento dell’area di parcheggio prospiciente la sede del Comune…“…
Si dà atto che, a questo punto, rientra in aula il consigliere Santangelo.
RINALDI
Dicevo: il testo precedentemente presentato, riferito al parcheggio Sant’Antonio la Macchia, è stato riformulato in Commissione nel modo seguente: “Prevedere l’ampliamento dell’area di parcheggio prospiciente la sede del Comune sita in contrada Sant’Antonio la Macchia unitamente ad un incremento dell’area boscata in funzione dei sistemi a parco e della green way“.
PRESIDENTE
L’Ufficio condivide l’emendamento, nel senso che la proposta, in quanto legata anche all’incremento dell’area boscata in funzione dei sistemi a parco e della green way, potrà essere debitamente valutata in sede di Piano Strutturale. La votazione in Commissione ha visto il voto favorevole di DS, Margherita, Verdi, Gruppo Misto, UDEur; contraria Rifondazione Comunista; astenuto nessuno; assenti AN, Forza Italia, SDI e Patto Segni. Mettiamo in votazione il deliberato. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale e Patto Segni; contraria Rifondazione Comunista.
Mettiamo a verbale che Forza Italia vota come Alleanza Nazionale, visto che non c’è il nostro capogruppo.
Si dà atto che il consigliere Campagna riassume la Presidenza.
PRESIDENTE
Riprendiamo con l’emendamento a pagina 18/22. La Commissione propone un emendamento che riguarda le zone aperte, che in sede di votazione è stato ulteriormente integrato e modificato e che la stessa Commissione ha licenziato con parere favorevole a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale e dei consiglieri Napoli e Galante Roberto; assenti Forza Italia, SDI e Patto Segni.
Siccome il testo è lungo, se il Consiglio non ha motivi ostativi, lo possiamo anche dare per letto. Va bene, lo diamo per letto, non senza precisare che l’Ufficio, comunque, ritiene che per la parte di emendamento relativa alle legnaie ed alle tettoie si debba rinviare al concetto di pertinenzialità ed ai relativi limiti dimensionali già contenuti nel vigente Regolamento Edilizio e nel Testo Unico Edilizia, mentre per quanto riguarda il lotto minimo l’emendamento non è condiviso in quanto la norma di Regolamento Urbanistico in ambito extraurbano non consente, in caso di intervento di nuovo impianto, trasferimento di diritti edificatori da altri fondi.
Fatte queste precisazioni, pongo in votazione l’emendamento così come licenziato dalla competente Commissione Consiliare. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione di Rifondazione Comunista, Patto Segni, Forza Italia ed Alleanza Nazionale.
Andiamo all’emendamento a pagina 19/22. La Commissione propone questo emendamento: “Per i DUP individuati in corrispondenza delle zone omogenee ex C3 e C3A e C4C5 del P.R.G. vigente, si prevede un indice aggiuntivo di edificabilità territoriale pari al 15% di quello attribuito dalla proposta di Regolamento Urbanistico per ciascun DUP (Poggio Tre Galli, Malvaccaro, Macchia Giocoli, Via dei Molinari) al fine di consentire la migliore perequazione tra superfici compensative ed aree per standard da cedere gratuitamente, come già individuate dalla proposta di Regolamento Urbanistico, all’interno del perimetro degli stessi DUP“. L’emendamento è stato approvato a maggioranza dei presenti, con l’astensione del solo consigliere Napoli; assenti Alleanza Nazionale, Forza Italia, SDI e Patto Segni.
L’Ufficio propone, con il parere che tutti voi avete, una maggiorazione percentuale, un indice aggiuntivo del 10% anziché del 15% come proposto dalla Commissione. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario di Alleanza Nazionale e Forza Italia e con l’astensione di Rifondazione Comunista e Patto Segni.
Andiamo ancora avanti. Emendamento 2/15… saltiamo direttamente al 2/15? E’ stato ritirato il 2/7. Emendamento a pagina 2/15. La Commissione propone il seguente emendamento al Regolamento Urbanistico: “Considerato che la circolare esplicativa della Legge Regionale numero 23/99 individua come ambito periurbano il territorio comunale non sottoposto a zonizzazione dal P.R.G. vigente (le attuali zone E) e considerato che le previsioni di Regolamento Urbanistico escludono dalla perimetrazione urbana alcune aree di espansione disciplinate dallo stesso P.R.G., qualificate come aree periurbane in contrasto con la citata circolare, al fine di non discriminare aree aventi la stessa vocazione già sancita dalla zonizzazione del P.R.G. vigente, rispetto ad altre già oggetto di previsione di distretto urbanistico (es. aree di espansione C, quindi già oggetto di zonizzazione dal P.R.G.) è necessario che il Regolamento Urbanistico preveda la riperimetrazione di tali aree attraverso l’individuazione per esse di un distretto urbanistico avente le medesime caratteristiche in termini di indici e standard delle aree affini già pianificate dalla proposta di Regolamento Urbanistico.
Pertanto la stesura definitiva delle tavole di Regolamento Urbanistico deve ricomprendere all’interno dell’ambito urbano le aree di cui sopra“. La Commissione ha licenziato questo emendamento con il voto favorevole all’unanimità dei presenti; assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI.
L’Ufficio si esprime sostanzialmente in maniera contraria a questo emendamento, come da parere reso alle pagine 42, 43 e 44 del parere tecnico. Ritengo che su questo emendamento vi sia qualche ulteriore modifica. Prego.
RINALDI
Questa è una delle due ragioni per le quali la Commissione si è riunita venerdì e sabato mattina ed ha concordato all’unanimità con l’Amministrazione che l’emendamento stesso è trasformato in ordine del giorno, nel testo consegnato in Segreteria insieme agli altri due emendamenti.
In buona sostanza, questo emendamento è trasformato in un ordine del giorno che dice che il Consiglio Comunale… affinché sia verificata da parte dell’Amministrazione Comunale la migliore soluzione ai problemi posti nello stesso emendamento. Cioè il contenuto dell’emendamento diventa auspicio dell’ordine del giorno per una verifica da parte dell’Amministrazione Comunale. Sono i tre fogli che ho consegnato prima…
PRESIDENTE
Va bene, presidente Rinaldi. Prendo atto che l’emendamento è da ritenersi sostanzialmente ritirato perché trasformato in un ordine del giorno, che pregherei, però, di voler consegnare in modo da poter, poi, metterlo in votazione al termine della votazione degli emendamenti. Un’altra raccomandazione: siccome vedo che sono stati presentati diversi emendamenti in Consiglio, pregherei l’Ufficio di volersi esprimere sugli stessi.
COVIELLO
Scusi, Presidente. A proposito degli emendamenti presentati, quello presentato dalla Casa delle libertà è stato integrato, quindi chiedo di fotocopiarlo secondo l’integrazione.
PRESIDENTE
Collega Coviello, la prego di avvicinarsi per consentirci di capire. Andiamo avanti con gli emendamenti licenziati dalla Commissione e passiamo all’emendamento a pagina 3/15…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Se abbiamo convenuto che è stato ritirato e trasformato in ordine del giorno…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Facciamo un’altra cosa, per semplificare i lavori. Mettiamo in votazione il ritiro di questo emendamento, che si è trasformato nel frattempo in un ordine del giorno che voteremo – come gli altri ordini del giorno – a margine del…
RINALDI
Presidente, mi consenta, non è così. Con l’emendamento numero 6, quello iniziale, relativamente all’emendamento aggiuntivo, di modificarlo ed integrarlo, ci ha fatto fare una votazione unica. Adesso noi abbiamo un emendamento che è stato approvato dalla Commissione sul quale dovremmo o confermare il voto di approvazione, o contrario o quello che sia.
Poiché c’è l’emendamento che interferisce immediatamente con lo stesso, dovremmo approvare l’emendamento che recita: “L‘emendamento a pagina 2/15 della Terza Commissione Consiliare è trasformato in ordine del giorno del Consiglio Comunale, affinché sia verificata, da parte dell’Amministrazione Comunale, la migliore soluzione ai problemi posti dallo stesso emendamento”. Dobbiamo votare questo emendamento che ho letto, poi torneremo sull’ordine del giorno.
SEGRETARIO
Si deve votare la proposta di trasformazione dell’emendamento in ordine del giorno e poi mettere in coda questo emendamento trasformato in ordine del giorno.
RINALDI
Certo. Ma questo nuovo emendamento va votato.
SEGRETARIO
Il testo dell’ordine del giorno è lo stesso testo integrale dell’emendamento, identico?
RINALDI
Sì, nella misura in cui sarà l’Amministrazione Comunale a verificare la migliore soluzione ai problemi posti nello stesso emendamento.
PRESIDENTE
Colleghi, un attimo… Penso che stiamo smarrendo il bandolo della matassa. Prima abbiamo votato un emendamento integrativo che si aggiungeva ad un emendamento che era stato già formulato, e l’abbiamo poi votato nel complesso. Qui ci troviamo di fronte ad un emendamento in un primo momento licenziato, votato dalla Commissione che è stato successivamente rivalutato dalla stessa Commissione Consiliare, che ne propone ora il ritiro e la trasformazione in ordine del giorno.
RINALDI
Per rendere intelligibile questo procedimento basta votare l’emendamento di trasformazione in ordine del giorno.
PRESIDENTE
Non è un emendamento; è una proposta di trasformazione in ordine del giorno. Prego, collega Galante.
GALANTE P.
Solo un attimo, Presidente, per un po’ di chiarezza, visto che ci deve anche interessare, in qualche misura, oltre il contenuto, la veste grafica dell’atto che noi andiamo a deliberare. Tutti gli emendamenti sono norme che verranno ad integrare – almeno quelli che abbiamo votato fino ad ora – le norme tecniche di attuazione, sostanzialmente, o intervengono direttamente sulle tavole per altre ragioni.
Nel caso specifico… domando… probabilmente trovarsi nelle norme tecniche l’indicazione, l’emendamento – perché questo dovrebbe essere, poi -, penso che qualche dubbio debba sollevarlo in noi. Forse, se conveniamo sul punto – perché altrimenti qualunque altra strada mi va bene -, il ritiro dell’emendamento in sé e la riproposizione di questo come ordine del giorno, anche graficamente…
RINALDI
Ma questo è, non è un emendamento da introdurre in norma tecnica. E’ un emendamento che dice che il Consiglio Comunale ritiene di dover trasformare quell’emendamento in ordine del giorno, dopo di che ne parleremo alla fine con gli ordini del giorno.
GALANTE P.
Non va nelle norme tecniche?
RINALDI
Certo che no. E’ la volontà del Consiglio di trasformarlo in ordine del giorno.
Fase interlocutoria
RINALDI
Per questo lo stiamo rinviando in coda. Ecco perché io ritengo propedeutico manifestare la volontà del Consiglio di trasformarlo in ordine del giorno.
Fase interlocutoria
RINALDI
Quando parleremo di ordine del giorno vedremo se il testo è confacente.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Nella sostanza, ritorniamo a quello che abbiamo detto prima. Invece di parlare di emendamento ad un emendamento – che non esiste, perché ne viene proposto il ritiro -, noi dobbiamo votare per il ritiro dell’emendamento licenziato dalla Commissione, perché viene trasformato in un ordine del giorno che sarà votato dopo la votazione di tutti gli altri emendamenti.
Come tendeva a precisare il collega Galante, non trattandosi più di un emendamento, e quindi di un atto che va ad incidere formalmente nella norma, ma piuttosto di un ordine del giorno, quindi di un indirizzo da parte del Consiglio, cambia anche, sostanzialmente, la veste grafica e tutto il resto.
Se il Consiglio non ha nulla in contrario, votiamo per il ritiro dell’emendamento numero 2/15. Favorevoli? Contrari? Astenuti? La proposta di ritiro dell’emendamento è approvata a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale e Forza Italia. Pregherei, ovviamente, di far pervenire, se non è già acquisito, al tavolo della Presidenza, l’ordine del giorno che andremo a votare a margine.
Andiamo avanti. Emendamento a pagina 3/15. La Commissione propone la sostituzione dell’articolo 5.3 con il seguente testo: “All’interno dei distretti e dei tessuti ove sono presenti aree caratterizzate da criticità geologiche, areali in frana, come desumibili dalla tavola P2C, assetto urbanistico e criticità geologiche e geomorfologia, gli indici di edificabilità attribuiti dal R.U. ai applicano esclusivamente alle superfici prive di vincoli.
Qualunque diversa previsione, con utilizzazione funzionale delle suddette aree e/o dei diritti edificatori alle medesime attribuite dovrà preventivamente essere dotata di uno specifico studio/progetto di dettaglio volto alla modifica del vincolo sussistente nel rispetto delle norme previste dal vigente Piano stralcio per la difesa del rischio idrogeologico e delle norme di settore“.
La Commissione ha licenziato questo emendamento con parere unanime dei presenti, assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. L’Ufficio condivide l’emendamento, con la precisazione che in caso di possibilità di trasferimento di diritti edificatori in attuazione dei meccanismi del R.U. gli indici di utilizzazione attribuiti dal R.U. si riducano del 50%. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Per chiarezza, perché il Segretario Generale ovviamente poneva l’accento su questo aspetto: laddove la Commissione o il Consiglio non hanno ritenuto, con l’espressione del voto, di prendere in considerazione i pareri contrari o modificativi o integrativi resi dall’Ufficio, è evidente che le norme vengono modificate così come da proposte di emendamento della stessa Commissione, cioè nelle norme non troveremo le sollecitazioni, le previsioni, le prescrizioni dell’Ufficio. Questo è evidente, perché il Consiglio, con la votazione, ha ritenuto di superare il parere tecnico dell’Ufficio. Questo per chiarezza, per ulteriore chiarezza.
Andiamo avanti. 4/15. La Commissione propone, all’articolo 6.1.M, di sostituire le parole “da parte del consorzio” ed aggiungere “dovrà essere posticipata alla realizzazione dei nuovi fabbricati necessari allo spostamento dei residenti, a meno di esplicita sottoscrizione di accettazione da parte degli interessati“. L’Ufficio condivide l’emendamento. La Commissione lo aveva approvato all’unanimità dei presenti, assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI.
Quindi mettiamo in votazione la proposta di modifica dell’articolo 6.11.M; di sostituire le parole “da parte del consorzio” ed aggiungere “dovrà essere posticipata alla realizzazione dei nuovi fabbricati necessari allo spostamento dei residenti, a meno di esplicita sottoscrizione di accettazione da parte degli interessati“. Pongo in votazione l’emendamento così come approvato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Andiamo ancora avanti. Emendamento a pagina 5/15.
RINALDI
Senza troppi commenti, consultatomi con i Consiglieri, riteniamo che sia utile ritirare l’emendamento di pagina 5/15, che riguarda l’articolo 23.4. Va bene?
PRESIDENTE
Perfetto. Viene proposto il ritiro dell’emendamento. Mettiamo in votazione il ritiro dell’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il Consiglio si esprime all’unanimità per il ritiro dell’emendamento di pagina 5/15.
Emendamento a pagina 6/15. La Commissione propone di eliminare l’ultimo periodo dell’articolo 32.5, e cioè le parole “nella concreta impossibilità, accertata dall’Ufficio Comunale competente, di cessione delle aree nella percentuale suindicata è consentita la cessione nella quota minore, comunque non inferiore al 5% dell’area di pertinenza, con monetizzazione della relativa differenza“. Su questo emendamento la Commissione si è espressa favorevolmente; risultavano assenti alla votazione Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. L’Ufficio condivide l’emendamento. Lo pongo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Emendamento a pagina 7/15. La Commissione propone di sostituire l’articolo 50.1 con il seguente: “50.1. Reti energetiche e fasce di rispetto. In caso di presenza di linee elettriche aeree le eventuali trasformazioni urbanistiche previste dal Regolamento Urbanistico dovranno osservare le disposizioni legislative e regolamentari vigenti al momento dell’attuazione dell’intervento. Al fine di garantire adeguata tutela preventiva per i soggetti più esposti, l’Amministrazione Comunale può imporre l’adozione di specifici piani di risanamento ambientali, previo accordo di programma con gli Enti interessati per interrare gli elettrodotti esistenti in aree sensibili dove esistono o sono previste funzioni pubbliche quali scuole, ospedali, parchi ed altre funzioni ritenute non compatibili“.
La Commissione ha votato l’emendamento all’unanimità dei presenti, assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. L’Ufficio è favorevole. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale.
Passiamo all’emendamento a pagina 8/15. La Commissione propone di sostituire l’articolo 52.1.12, Nosocomio Don Uva, con il seguente testo: “In corrispondenza di tale struttura, per la parte a valle di Via delle Medaglie Olimpiche, previo specifico convenzionamento con l’Amministrazione Comunale che contempli tutte le modalità della trasformazione, anche per quanto riguarda il reperimento delle aree per standard e la cessione all’Amministrazione Comunale di quota parte degli edifici e/o delle aree, potrà accedersi alla modifica delle destinazioni d’uso consentite per circa il 50% dell’area, introducendo la possibilità di destinazioni d’uso terziarie e commerciali.
Per la parte attualmente occupata dal nosocomio vero e proprio, per le documentate esigenze di adeguamento alle normative vigenti, è consentito l’ampliamento delle volumetrie nella misura massima del 20% di quelle complessive esistenti, salvo maggiori incrementi per i quali si potrà utilizzare l’istituto della deroga“.
L’Ufficio condivide l’emendamento, purché la cessione all’Amministrazione comunale riguardi solo quota parte degli edifici realizzati o da realizzare e non sia inferiore al 50%. La Commissione ha licenziato l’emendamento all’unanimità, con l’assenza di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. Pongo in votazione l’emendamento così come proposto dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale.
Andiamo avanti. Pagina 9/15. All’articolo 55.9 dopo le parole “impianti sportivi privati legittimi“, la Commissione propone di aggiungere le parole “, di uso pubblico,“. L’emendamento è stato approvato all’unanimità dei presenti. Risultavano assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. L’Ufficio condivide l’emendamento. Lo pongo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Pagina 10/15. La Commissione, agli articoli 56.1 e 58.1 prevede di sostituire “il 30%” con “il 35%“, quindi con una percentuale leggermente superiore. L’emendamento è stato approvato all’unanimità dei presenti in Commissione, assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. L’Ufficio non condivide l’emendamento, in quanto si determinerebbe un ampliamento delle aree a trasformabilità controllata non compatibile con le finalità di tutela connaturate alla norma transitoria per l’ambito periurbano. La Commissione non ha ritenuto di proporre ulteriori modifiche all’emendamento. Lo pongo in votazione così come licenziato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario di Alleanza Nazionale.
Emendamento a pagina 11/15. All’articolo 61.1 la Commissione propone di aggiungere la seguente alinea: “Uso culturale e ricreativo per il tempo libero e impianti sportivi all’aperto con copertura pressostatica, purché di piccole dimensioni e che non richiedano aree di rispetto TC1 e TC4“. La Commissione si è espressa all’unanimità su questo emendamento; erano assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI.
L’Ufficio condivide l’emendamento, purché gli impianti sportivi all’aperto con copertura pressostatica siano limitati alla realizzazione di singoli campi di calcetto polifunzionali pubblici o di uso pubblico, e per quanto riguarda l’uso culturale e ricreativo sia limitata la trasformazione di destinazione d’uso di immobili preesistenti ed assoggettati all’articolo 61.4 delle N.T.A. Pongo in votazione l’emendamento come licenziato dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Passiamo all’emendamento a pagina 12/15, che è condiviso dall’Ufficio. La Commissione propone, come emendamento al R.U., di eliminare dalle previsioni del Regolamento Urbanistico il tratto di strada che congiunge Via Adriatico con il parcheggio a monte del palazzo della Regione Basilicata costeggiando i palazzi lato sud di Piazza Adriatico. La Commissione ha approvato all’unanimità dei presenti. Erano assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Passiamo al successivo emendamento. Pagina 13/15, un altro emendamento al R.U. proposto dalla Commissione con il parere favorevole all’unanimità dei presenti, assenti Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e SDI. L’emendamento propone di eliminare dalle previsioni del Regolamento Urbanistico il tratto di strada che congiunge Via Roma, altezza della Scuola Materna ed Elementare, con il parcheggio multipiano Parcheggio Uno, a valle di Via Mazzini.
L’emendamento non è condiviso dall’Ufficio, in quanto trattasi di tratto viario che si ritiene utile per un ottimale utilizzo del parcheggio multipiano esistente. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato all’unanimità.
Con questo abbiamo terminato l’approvazione degli emendamenti come originariamente licenziati…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Facciamo un attimo di ordine tra le carte che sono state presentate, nel frattempo, alla Presidenza. Insieme al blocco originario, la Commissione aveva proposto questo ulteriore emendamento. L’Ufficio su questo emendamento ha avuto la possibilità di esprimersi, Assessore? Il consigliere Petrullo voleva dei chiarimenti.
PETRULLO
Mi è parso di capire, da colloqui informali che ho intrattenuto con più di un personaggio di questo spettabile Consiglio, che non verrà rispettata la pausa pranzo. Rilevato che questo non è stato deciso da tutto il Consesso consiliare e ritenuto che impegni particolari di qualcuno non possano andare a contingentare in maniera incivile i lavori di questo Consiglio, io chiedo che venga organizzata la normalissima e usualissima e civilissima pausa pranzo. Non lo so, potrebbe essere anche dalle 13.45 alle 15.15. Questa è la richiesta principale. Se poi dovesse essere…
Fase interlocutoria
PETRULLO
In via subordinata, dal momento che mi pare di capire che le sorti di questo Consiglio vengono determinate da maggioranze che usano criteri diversi da quelli del normale vivere civile – cioè quelli di rispettare la pausa pranzo – chiedo di sapere a che ora precisa verrà data risposta al quesito posto nel mio intervento politico di qualche giorno fa, quando ho chiesto il parere su un determinato problema al Segretario Generale.
Se mi dite a che ora verrà dato, precisamente, io potrò anche, giocoforza e mio malgrado, disertare per un’ora i lavori del Consiglio, dei quali mi avrete privato in maniera assolutamente ingiusta, ma dovendo io rispettare anche una dieta, ho bisogno di una pausa pranzo… Mi avrete privato, quindi, di qualcosa per la quale potrei anche decidere, un giorno, di portarvi in giudizio per avermi danneggiato seriamente (per avermi privato di un’ora di Consiglio sul Regolamento Urbanistico)… Se posso sapere a che ora verrà trattato quell’argomento cercherò di organizzare le mie cose al riguardo. Vorrei anche conoscere la scaletta dei lavori in maniera molto precisa. La mia richiesta preliminare è che venga rispettata la civilissima pausa pranzo. La mia è la richiesta di abbattimento di una vera e propria “barriera architettonica”; c’è chi deve seguire anche dei tempi e non può…
PRESIDENTE
Collega Petrullo, la sua lagnanza è piuttosto condivisibile e pertinente; vorrei, però, ricordarle che – da quello che mi risulta o da quello che ricordo – quella della pausa pranzo non è una prassi consolidata, tutt’altro…
PETRULLO
Come non è stato consolidato a Potenza l’abbattimento totale delle barriere architettoniche. Questa è una barriera architettonica! Io mi sento un disabile, oggi, se non posso avere la pausa pranzo!
PRESIDENTE
Collega, è consolidata la prassi di andare avanti ad oltranza, benché avessimo tentato, in occasione dei Consigli svolti nella scorsa settimana…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Al di là del problema della pausa pranzo, la sua richiesta di chiarimenti, rivolta nella precedente seduta al Segretario Generale, troverà risposta prima che si vada alla votazione del Regolamento.
Sostanzialmente, per venire agli orari e ad una sorta di calendario, dobbiamo ancora votare gli emendamenti presentati direttamente in aula e sui quali l’Ufficio sta ancora formulando il suo parere. Dovremo, poi, votare gli ordini del giorno prodotti dalla Commissione (che nel frattempo, forse, da sei sono diventati sette), dopo di che ci saranno gli interventi da parte dell’Assessore e da parte del Sindaco sulla discussione generale; poi – se i colleghi Capigruppo lo vorranno – ci saranno le dichiarazioni voto e poi dovremmo, finalmente, pervenire alla votazione del provvedimento finale. Tra una cosa e l’altra, presumo che non ci vorranno meno di tre ore per completare questo punto all’ordine del giorno. Dico questo per fare un minimo di previsione sugli orari e su quello che ci attende da qui in avanti.
Possiamo riprendere con l’esame degli ulteriori emendamenti, innanzitutto quello licenziato dalla Commissione in uno all’opuscolo guida a tutti gli altri che abbiamo finora votato ed esaminato e che potremo mettere in votazione se me lo farete pervenire.
La Commissione, a margine di tutta la sua enorme mole di lavoro, e quindi fuori, comunque, dal pacchetto preconfezionato degli emendamenti, ha prodotto questo ulteriore emendamento: “Si propone di derogare al lotto minimo, come implicitamente desumibile dalle N.T.A. in metri quadri 4.500, nei casi di demolizione e ricostruzione anche di più sagome negli aggregati edilizi e nel periurbano“. L’emendamento è stato approvato dalla Commissione a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione Comunista; risultavano assenti alla votazione Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e Verdi. Il parere di regolarità tecnica espresso…
PETRULLO
Presidente, ma non c’è l’illustrazione dell’emendamento?
PRESIDENTE
Il parere espresso dall’Ufficio recita in questi termini: “L’Ufficio ritiene che l’emendamento sia ininfluente, in quanto nella stesura delle N.T.A. non è presente il riferimento al lotto minimo nella fattispecie indicata“.
Anche per venire incontro alla richiesta legittima del consigliere Petrullo, se il Presidente della Commissione, Rinaldi, ci vorrà brevemente illustrare l’emendamento, gliene saremo grati.
RINALDI
La fattispecie si riferisce esclusivamente ai casi di demolizione e ricostruzione di locali con destinazione d’uso diversa da quella residenziale, per i quali il cambio di destinazione d’uso si fa naturalmente mediante asservimento di volumetria sull’intero territorio comunale per trasformazione in destinazione d’uso residenziale.
Negli emendamenti che abbiamo approvato fino ad ora abbiamo visto come sono stati resi possibili anche demolizione e ricostruzione di più locali ai fini della ricostruzione di una volumetria unica, quindi c’è una sorta di processo di semplificazione ed anche di riqualificazione nell’ambito extraurbano. Questa norma vuole, in sostanza, favorire ulteriormente questo processo di semplificazione, cioè di eliminazione di porcilaie, annessi e quanto altro è lì senza avere una concreta e reale destinazione d’uso diversa da quella residenziale, e vuole consentire che lo stesso possa essere fattibile anche negli aggregati edilizi in quegli spazi ove, verosimilmente, il lotto dove potrebbe ricadere la nuova sagoma frutto della demolizione e ricostruzione non corrispondesse a quel lotto minimo di 4.500 metri quadrati che, benché non esplicitamente indicato in alcuna parte delle norme tecniche, è indirettamente evincibile dal riferimento che si fa alla S.U.L. massima di 45 metri quadrati per uso residenziale, e che – ad un indice di 0,03 metri cubi a metro quadro per i nuovi insediamenti (e sarebbe nuovo anche quello che derivasse dall’utilizzo di volumetrie demolite e ricostruite) – occorrerebbe per fare i 45 metri quadrati.
Questa norma, quindi, fondamentalmente, vuole ulteriormente migliorare l’accessibilità alla demolizione e ricostruzione di ruderi, favorendone la realizzazione già negli aggregati edilizi; farebbe, quindi, un’operazione inversa a quella che negli anni si è realizzata nel territorio aperto del Comune di Potenza, cioè l’edificato sparso.
Se questa norma, poi, venisse letta in maniera congiunta, in maniera coordinata, secondo il combinato disposto che deriverebbe dall’altra che abbiamo concordato con l’Amministrazione, che è quella che comunque mette un paletto di superficie massima utile lorda realizzabile, sempre per i casi di demolizione e ricostruzione, pari a 150 metri quadrati e 50 di non residenziale, con l’eventualità di farne dell’ulteriore, però con l’abbattimento di volumetria derivante dal territorio aperto del 30%, l’operazione di riqualificazione, semplificazione, potenziale accentramento nell’aggregato edilizio sarebbe ulteriormente facilitata e migliorata anche da una diminuzione complessiva del carico dell’indice sul territorio aperto.
Tutti questi articoli, letti insieme, producono fondamentalmente tante operazioni favorevoli al territorio ed ai cittadini che abitano in territorio aperto e non.
PRESIDENTE
Va bene, Collega. Abbiamo capito il fine dell’emendamento proposto dalla Commissione. Penso che sia chiaro e che non vi siano ulteriori richieste…
PETRULLO
L’Ufficio può spiegare il suo parere? Può dircelo a parole, oltre che leggere due righe? Non ho avuto copia del parere e non riesco a capirlo, così. Se me lo possono spiegare…
PRESIDENTE
Mi pare che il parere dell’Ufficio sia, comunque, intelligibile, in ogni caso c’è l’Assessore…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
L’assessore Singetta vuole aggiungere qualcosa.
SINGETTA
L’intendimento della Commissione ci vede comunque favorevoli, perché va nella direzione di cercare di evitare il cosiddetto edificato sparso, e su queste basi anche il parere di regolarità tecnica da parte dell’Ufficio di Piano è favorevole. L’Ufficio si è, comunque, limitato a far rilevare come, in ogni caso, nell’ambito delle norme tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico non vi sia la previsione di un lotto minimo, quindi diciamo che possiamo considerare l’emendamento proposto dalla Commissione come rafforzativo di un impianto generale che va già, comunque, in questa direzione. Era solo una precisazione che l’Ufficio ha ritenuto di dover fare, ma comunque il parere lo dice chiaramente; è un parere positivo.
PRESIDENTE
Va bene. Ringrazio l’assessore Singetta per queste ulteriori delucidazioni. Ritengo di poter porre in votazione l’emendamento, così come illustrato e proposto dalla Commissione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con l’astensione dei consiglieri Napoli e Petrullo (quest’ultimo a titolo personale).
Andiamo avanti. Passiamo all’emendamento proposto dalla Commissione dopo l’ulteriore approfondimento delle questioni nelle sedute di venerdì e sabato scorso. Questo emendamento, come diceva prima il Presidente della Terza Commissione, va letto contestualmente rispetto agli altri, a quello che abbiamo appena approvato. L’emendamento recita testualmente: “Nel territorio esterno dell’ambito urbano il limite massimo di S.U.L. avente destinazione residenziale derivante da demolizioni e ricostruzioni dei locali legittimamente esistenti con destinazione d’uso diversa da quella residenziale è pari a metri quadri 150 per destinazione d’uso abitativa e metri quadri 50 per destinazione non residenziale.
E’ consentito realizzare ulteriore S.U.L. per una superficie non superiore alle precedenti purché il computo della volumetria demolita sia abbattuto del 30%“. Il parere dell’Ufficio è di condivisione di questo emendamento. Pregherei però il Presidente di voler ulteriormente illustrare al Consiglio questo emendamento, per quanto riguarda, in particolare, questo abbattimento del 30% delle volumetrie.
RINALDI
In buona sostanza, con gli emendamenti precedentemente approvati, che riguardano la medesima materia, non ci sarebbe nessun limite alla demolizione e ricostruzione sul territorio aperto, infatti dicevo in apertura che la riflessione è nata da una sollecitazione che guardava a possibili fenomeni di “speculazione”. Cioè il facoltoso di turno compra cento casolari sparsi sul territorio, fa demolizione e ricostruzione, poiché li asserve, sono legittimi e ne fa asservimento sul territorio, dei cento casolari farà un villaggio turistico con destinazione residenziale.
Questo emendamento è sicuramente sobrio perché nel consentire questo processo di riordino e riqualificazione del territorio aperto, nel consentire le trasformazioni d’uso da non residenziale a residenziale con asservimento, nel consentire – come abbiamo appena fatto – che queste trasformazioni d’uso e traslocazioni di demolito e ricostruito avvengano precipuamente rispetto agli aggregati edilizi, quindi facendo una vera operazione (lo ha ribadito anche l’Assessore) inversa a quella, in qualche modo, realizzatasi negli anni scorsi, dà però un limite massimo di superficie realizzabile. Il limite massimo è di 150 metri per uso abitativo, con 50 metri quadrati – massimo – per uso non residenziale.
Ove mai la volumetria “racimolata” sul territorio fosse invece maggiore o superiore a quella necessaria per poter realizzare 150 metri più 50 metri, si consentirebbe un’ulteriore eventuale seconda realizzazione o, comunque, fino a ulteriori 150 metri quadri di residenziale e 50 di non residenziale, a patto che ci sia una riduzione dell’indice che verrebbe asservito del 30%.
Il che significa – l’ho già detto e lo ribadisco – anche, in aggiunta a tutte le altre cose già possibili, ridurre il carico di indice edificatorio sul territorio, che è una cosa che, a latere a ciò che avviene nell’ambito urbano, crea, se vogliamo, implicitamente e indirettamente una compensazione di indici complessivi sulla città di Potenza.
Fase interlocutoria
RINALDI
Demolizioni e ricostruzioni anche per accorpamenti, certo. Infatti parla di demolizioni e ricostruzioni. Se uno vuole fare solo un deposito, non fa il cambio di destinazione d’uso, resta deposito; non è impedito dalla norma.
Fase interlocutoria
RINALDI
No; perché se è deposito non rientri nella condizione dell’asservimento. Parlo anche di asservimento, di destinazione…
Fase interlocutoria
RINALDI
Va bene. Dopo residenziale, punto. Limitatamente agli accorpamenti.
PRESIDENTE
Allora, Presidente, mi sembra di aver capito che in corso d’opera ci sia stato qualche ulteriore cambiamento.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
L’emendamento risulterebbe il seguente: “Nel territorio all’esterno dell’ambito urbano il limite massimo di S.U.L. avente destinazione residenziale derivante da demolizioni e ricostruzioni dei locali legittimamente esistenti con destinazione d’uso diversa da quella residenziale è pari a metri quadri 150 per destinazione d’uso abitativa e metri quadri 50 per destinazione non residenziale limitatamente ai soli accorpamenti.
E’ consentito realizzare ulteriore S.U.L. per una superficie non superiore alle precedenti, purché il computo della volumetria demolita sia abbattuta del 30%“. Collega Travaglini, prego.
TRAVAGLINI
Nell’emendamento, quando si legge “all’esterno dell’ambito urbano” leggiamo extraurbano e periurbano? Io leggo così: quindi tutta la zona, sia extraurbana che periurbana? Sì. Va bene.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Prego, collega Galante.
GALANTE P.
“Nel territorio all’esterno dell’ambito urbano il limite massimo di S.U.L. avente destinazione residenziale derivante da demolizioni e ricostruzioni dei locali legittimamente esistenti con destinazione d’uso diversa da quella residenziale, ai soli fini degli accorpamenti – è un incidentale che si inserisce qua –, è pari a metri quadri 150…”. Credo che vada meglio così.
PRESIDENTE
Prego, collega Mussuto.
MUSSUTO
Presidente, io ho qualche perplessità; non lo nascondo. Sicuramente questo emendamento favorisce una riqualificazione delle zone aperte, quindi sotto questo aspetto è positivo, però io mi pongo un altro problema che non so, francamente, se può avere un significato forte, ma credo di sì. In tutti gli altri casi, sostanzialmente, quando abbiamo consentito che si facessero gli accorpamenti, che si costruisse, che si trasportassero volumetrie… abbiamo tenuto sempre fermo un concetto, quello dell’asservimento, che quindi poteva avere una valenza, una motivazione forte, se volete. In questo caso noi che cosa consentiamo? Sostanzialmente, un cambio di destinazione d’uso, senza nessun asservimento.
Fase interlocutoria
MUSSUTO
Scusate, dove lo leggete voi? Questo, quindi, sostituisce ed integra la norma generale? Lo dobbiamo chiarire, perché sennò per me… perdonatemi, non apriamo un dibattito a microfoni spenti… così come lo leggo, questo vuol essere un raggiro per arrivare ad un condono senza sanzioni. Questo è. Lo penso io, sicuramente.
Se noi aggiungiamo qualcosa, se lo motiviamo diversamente e diciamo che in ogni caso deve essere asservita la… allora mi sta bene, ma chiariamo. Oppure si rifà una norma generale. Ripeto: così com’è, questo emendamento dà adito ad altre interpretazioni, per quello che mi riguarda. Per il resto non ho problemi a votarlo, assolutamente, perché va in quella direzione.
PRESIDENTE
Collega Galante, prego.
GALANTE P.
Vorrei fugare i dubbi del collega Mussuto, perché credo che nell’inciso vi sia un’indicazione puntuale: la demolizione e ricostruzione dei locali legittimamente esistenti. Il concetto di legittimità è legato o ad un permesso a costruire o a che i locali siano ante ’67, credo io, concettualmente, per cui il sol fatto di pensare ad una forma condoniale non prevista ed anche arbitraria, perché non tocca certo all’Amministrazione Comunale fare dei condoni, non mi sembra sia corretto.
Siccome non sono un esperto in materia, io proverei a rileggerlo per avere il conforto che questa interpretazione è corretta, perché non riesco ad immaginare ipotesi di demolizione e ricostruzione di locali in genere, siano questi legnaie, porcilaie… che non abbiano già, per loro natura, una legittimazione ad esistere.
Che cosa vuol dire essere “legittimamente esistenti con destinazione d’uso diversa da quella residenziale”? Mi sembra che si dica che l’impianto, qualunque sia la sua destinazione, debba esistere sul territorio perché dotato di un titolo abilitativo, cioè di un permesso a costruire, di un’autorizzazione o sia di impianto precedente al ’67. Per cui credo che la preoccupazione non debba esserci.
MUSSUTO
Mi permetta, collega Galante: io concordo perfettamente; quando parla di legittimità è fuori dubbio che il locale sia coperto da concessione edilizia, da licenza edilizia, da condono, da una sanatoria qualsiasi, oppure se è ante ’67 in automatico è già riconosciuto.
Il problema è uno solo (io mi permetto di fare queste precisazioni nell’interesse generale, sia chiaro, vediamola in quest’ottica): quando parliamo di “avente destinazione residenziale… derivante da demolizione e ricostruzione di locali legittimamente esistenti con destinazione d’uso diversa da quella residenziale”… attenzione, perché noi andiamo, sostanzialmente, a rendere superficie utile, e quindi residenziale, delle pertinenze che non hanno questa prerogativa. Allora la vogliamo…
Fase interlocutoria
MUSSUTO
Però, attenzione…
PRESIDENTE
Scusate, vorrei evitare un dialogo che renda incomprensibile, poi, la volontà del Consiglio e l’opinione dei singoli Consiglieri. C’era il consigliere Lomonaco che aveva chiesto di offrirci un suo contributo.
LOMONACO
Grazie, Presidente. A me va bene tutto quello che è stato detto prima nell’illustrazione del collega Rinaldi. Praticamente, questa è l’integrazione all’emendamento che era stato già posto in Commissione e votato. Si è andati oltre proprio per evitare speculazioni, lo diceva il presidente Rinaldi, magari di grosse finanziarie (anche se non vedo, nel comune Potenza, finanziarie che potrebbero fare questo, perché ve ne sono solo di piccole). I “casiedde” (così li definiamo tutti, forse è l’unica cosa che si dice allo stesso modo in pietragallese, aviglianese e potentino, insomma): sono questi che si vanno ad accorpare, andando a ripulire un po’ le aree intorno a Potenza, dove si trovano tanti “sgorbi” diroccati e così via. Si vanno ad unificare e si va a fare una nuova costruzione.
Nella norma richiamata dal collega Mussuto è già previsto che se c’è cambio di destinazione d’uso da annesso agricolo o da garage e così via ad abitazione è automatico l’asservimento delle cubature, tant’è vero che noi avevamo proposto una modifica secondo la quale chi aveva costruito prima del ’67… e prima l’Ufficio competente, l’Urbanistica, l’architetto Di Vito, e poi l’Ufficio Legale ci hanno riferito che è illegale, ce lo hanno messo per iscritto che è illegale, ed è stato ritirato dalla Commissione.
Allora, è automatico che è riferito a questo. A me dispiace che il collega Mussuto dica che questo potrebbe essere un raggiro per speculare intorno a questo. Io questo non lo vedo.
Fase interlocutoria
LOMONACO
C’è la registrazione. Non è stato detto così, è stato detto in un modo diverso, però era questo il senso. Un condono voluto. Questo, da parte della Maggioranza, non esiste per niente, pertanto io ritengo che l’emendamento possa andare così com’è, senza che nessuno voglia sottrarre qualcosa a qualcuno.
PRESIDENTE
Hanno chiesto di intervenire i colleghi Spadafora, Pace, Travaglini e Lovallo. Pregherei i Colleghi… pur considerata la portata generale dell’emendamento, stiamo comunque trattando di un emendamento… di essere concisi e di consentire al Consiglio di arrivare ad una formulazione definitiva dell’emendamento in tempi rapidissimi. Prego, consigliere Spadafora.
SPADAFORA
Avevo chiesto prima la parola; mi hanno anticipato. Indipendentemente da tutte le autorevoli considerazioni del Presidente della Commissione e del collega Paolo Galante su un argomento particolare, ostico e, naturalmente, di difficile comprensione per chi affronta questa materia, visto che c’è la presenza dell’Ufficio chiederei allo stesso, se è possibile, una riflessione scritta in merito a questo emendamento, una riflessione tecnica scritta in merito a questo emendamento. Grazie.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Il parere dell’Ufficio c’è già.
SPADAFORA
Però nessuno l’ha trascritto…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
C’è un’ulteriore proposta dell’Assessore che servirebbe a…
RINALDI
Bisognerebbe scrivere tre parole! O in testa o in coda all’emendamento aggiungere “ferme restando le norme stabilite per gli asservimenti di volumetrie nei cambi di destinazione d’uso“; ma era implicito perché questo va a cavallo di un testo…
SINDACO
Aggiungiamo questa norma che ad abundantiam… Repetita iuvant, dicevano i latini. Ripetiamo che è necessario l’asservimento.
RINALDI
Potrebbe andare così: “Ferme restando le disposizioni sugli asservimenti previsti per i cambi di destinazione d’uso, nel territorio all’esterno dell’ambito urbano il limite massimo ecc.”.
SPADAFORA
Presidente, ma poi lo possiamo rileggere?
PRESIDENTE
Lo dobbiamo rileggere, necessariamente. Il testo definitivo dell’emendamento proposto in approvazione sarebbe questo: “Ferme restando le disposizioni sugli asservimenti previsti per i cambi di destinazione d’uso, nel territorio all’esterno dell’ambito urbano il limite massimo di S.U.L. avente destinazione residenziale derivante da demolizioni e ricostruzioni dei locali legittimamente esistenti con destinazione d’uso diversa da quella residenziale, ai soli fini dell’accorpamento, è pari a metri quadri 150 per destinazione d’uso abitativa e metri quadri 50 per destinazione non residenziale.
E’ consentito realizzare ulteriore S.U.L. per una superficie non superiore alle precedenti, purché il computo della volumetria demolita sia abbattuta del 30%“.
Va bene? Pongo in votazione l’emendamento… Chiedo scusa, pensavo che questa ulteriore rivisitazione dell’emendamento avesse soddisfatto anche le vostre richieste di intervento. Prego, consigliere Pace.
PACE
Presidente, io volevo dire proprio quanto è stato scritto, quindi ritiro l’intervento.
PRESIDENTE
Consigliere Travaglini?
TRAVAGLINI
Un altro aspetto. Questo emendamento… Quando ho chiesto se “all’esterno dell’ambito urbano” vuol dire tanto periurbano che extraurbano… Le norme tecniche si compongono di due capitoli, che sono il capitolo 3 dell’extraurbano e 2 dell’ambito periurbano, dove si ripetono le cose sul cambio di destinazione d’uso, sull’ampliamento ecc. intendendosi, quindi, due situazioni a compartimenti stagni.
Questo emendamento andrebbe a rompere o non questa filosofia, e si inserisce nel capitolo 3 o nel capitolo 2? Come si legge, quindi? Si legge trasversalmente? Andrebbe a rompere l’impianto delle norme tecniche perché si prefigurerebbe il trasferimento di cambi di destinazione d’uso dall’extraurbano al periurbano. Come la mettiamo?
PRESIDENTE
Il problema che pone il collega Travaglini è un problema tecnico di collocazione dell’emendamento in una parte specifica delle norme tecniche di attuazione per evitare – dice lui – che si possa incorrere in problemi interpretativi, dal momento che le norme tecniche di attuazione trattano diversamente la materia o, comunque, trattano specificamente la materia in ambito periurbano ed in ambito extraurbano.
LOVALLO
E’ chiaro l’emendamento, perché nella parte iniziale dice “all’esterno dell’ambito”, quindi comprende il periurbano e le aree aperte.
PRESIDENTE
Non contestava, non metteva in discussione la portata dell’emendamento, ma parlava della necessità che questo emendamento venga collocato in un articolato specifico delle norme tecniche. Consigliere Rinaldi, prego.
RINALDI
Io non ho capito benissimo quello che dice il collega Travaglini. Stiamo parlando, anche in questo caso, di un emendamento di carattere generale, come quelli che abbiamo visto all’inizio della seduta, che erano 12. Che lo metta alla fine o all’inizio, purché lo metta, è norma. Questa è la prima riflessione che faccio.
La seconda riflessione, ben più significativa della prima, è la seguente: a me hanno insegnato….
PRESIDENTE
Un attimo solo, Collega, abbiamo dei problemi tecnici – risolvibili in brevissimo tempo – per la registrazione degli interventi…
Collega Rinaldi, prego.
RINALDI
Grazie, Presidente. Mi pare di capire che questo emendamento venga letto in maniera più o meno distorta, cioè come se a seconda di dove è collocato possa consentire o meno altre cose. Questo emendamento – chiariamolo bene – non consente nulla di più di quanto è stato già introdotto nelle norme tecniche di attuazione come emendate fino a questo momento in Consiglio Comunale.
Questo emendamento mette dei paletti di edificabilità massima a ciò che è consentito. I riferimenti imprescindibili di ciò che stabilisce l’emendamento sono l’accorpamento e il cambio di destinazione d’uso, e quindi l’asservimento; questa è una limitazione che si pone alle zone aperte nei casi in cui le norme tecniche, come emendate, consentano gli accorpamenti, con o senza gli asservimenti, nei casi di cambi di destinazione d’uso. Punto. Resta una norma di carattere generale che l’Ufficio utilizzerà a cavallo delle norme tecniche, come le precedenti 12, ma è ininfluente che sia messo nel Titolo Sesto (Norme transitorie per il territorio esterno all’ambito urbano. Norme generali) o insieme alle altre 12 precedenti.
PRESIDENTE
Va bene. Mi sembra che Presidente della Commissione abbia chiarito l’aspetto della questione che riguarda la collocazione dell’emendamento. Ovviamente, sarà compito dell’Ufficio, in sede di adeguamento delle norme, delle cartografie e quant’altro, dare all’emendamento che sarà da qui a non molto approvato la giusta collocazione per renderlo attuabile, essendo chiara la volontà del Consiglio. Poniamo in votazione l’emendamento come prima letto ed illustrato. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è approvato a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione Comunista.
Passiamo ora all’esame degli emendamenti prodotti in aula, e per i quali è stato acquisito in aula il parere dell’Ufficio. Il primo è l’emendamento presentato dal consigliere Nicola Mussuto che riguarda il DUT 4, comparto A, che dice testualmente: “La volumetria derivante dalla demolizione dei fabbricati presenti nell’ambito del comparto A del DUT 4, unitamente a quella derivante dall’indice assegnato ai terreni liberi verrà trasferita in altri ambiti urbani o periurbani da concordarsi con l’Amministrazione Comunale, al fine di meglio dotare il quartiere di urbanizzazioni primarie o secondarie, allo stato quasi inesistenti“.
Il parere di regolarità tecnica espresso dall’Ufficio è il seguente: “L’intervento è stato progettato con riferimento alla concreta possibilità di attuarlo, stante la dotazione aggiuntiva di spazi pubblici che veniva perseguita. Si ritiene necessario, sempre nell’indicata ottica di concreta praticabilità dell’intervento, lasciare la possibilità di delocalizzare quanto meno le volumetrie derivanti dalla demolizione dei fabbricati nello stesso ambito delimitato del comparto“.
Avete compreso l’emendamento (il Consigliere ce lo ha anche brevemente illustrato in precedenza), vi ho letto il parere dell’Ufficio… il collega Mussuto mi chiede di intervenire – brevemente – sulla questione. Prego.
MUSSUTO
Grazie, Presidente, ma non so se potrò accedere all’invito del “brevemente” perché la questione è seria davvero. Gradirei che il Sindaco mi prestasse un minimo di attenzione, perché la questione è davvero importante. Io devo porre prima un problema di legittimità, perché non ci sia confusione. Siccome ritengo che Lei, molto delicatamente… e davvero ho estrema fiducia nella sua onestà intellettuale; non mi sfiora neanche l’idea che ci potessero essere dei retropensieri… mi abbia voluto mettere in allarme quando ha detto che ci potrebbero essere degli interessi privati in atti d’ufficio, voglio chiarire una cosa: io sono assegnatario di una quota di cooperativa che sta in quella zona, di fronte. Assegnatario di una quota di una cooperativa.
Fase interlocutoria
MUSSUTO
Vedremo se li prenderà, il Comune. Questo, però, attiene ad altri momenti, perché poi ci dovremo confrontare su questo, ed allora uscirò dall’aula, perché il confronto lo avremo in altre sedi, non come consiglieri, ma come assegnatari della quota sociale…
Intanto ringrazio il Sindaco per aver fatto emergere un’eventualità del genere. Chiedo al Segretario Generale e agli avvocati presenti in aula, a titolo di tutta amicizia, se qualcosa del genere può ingenerare il sospetto, o quanto meno un’attribuzione di responsabilità, di interessi privati, perché se così è, io ritiro l’emendamento, perché non intendevo assolutamente utilizzare la mia….
PRESIDENTE
Collega, non si faccia provocare.
MUSSUTO
Ma la mia posizione istituzionale… Non vorrei…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
La sua posizione istituzionale è più che legittima, vada avanti con le considerazioni sull’emendamento.
MUSSUTO
A questo punto, per meglio chiarire la motivazione che mi ha portato a proporre questo emendamento, forse sarebbe opportuno approfittare della presenza dell’Ufficio di Piano per farci proiettare la scheda di dettaglio del DUT 4, comparto 1 o A, come viene definito. Se fosse possibile, avremmo reso un servizio a questo consesso, perché in questo modo la motivazione sarebbe molto più chiara.
Resta fermo, però, che io non ho voluto colpire chicchessia. Sarebbe stato anche giusto, credo, se avessi detto “la volumetria esistente con una premialità…”. Invece no, accetto anche… perché dico “gli indici assegnati ai terreni liberi…”, e stiamo parlando di una zona verde, per la quale non ci dovrebbe essere niente, ma se questo serve a riqualificare la zona e a dare un incentivo in più ai proprietari perché si possa riqualificare, ben venga anche questo, per cui non c’è nessuna preclusione sotto quell’aspetto.
Nella scheda di dettaglio, in effetti, si parla di demolizione e ricostruzione, di realizzazione di parcheggi… ma a servizio di chi, mi chiedo, prima di tutto? Perché si riferisce solo alle volumetrie – se ho capito bene, d’altronde non c’è niente di preciso – che andiamo ad atterrare in quella zona. Potrebbe essere un ottimo segnale di riqualificazione, perché se si demolisse, si spianasse quella montagna… effettivamente potrebbe venir fuori una bella piazza.
Non a caso, a significare che la mia intenzione non era quella di non avere ostacoli di fronte al fabbricato di cui in parte sono proprietario, dico ad un certo punto “… al fine di meglio dotare il quartiere di urbanizzazioni primarie e secondarie”. Questo vuol dire che si potrebbe fare qualcosa di interesse pubblico, più chiaro di così… mi pare che sia eloquente.
Poi, cosa prevede la scheda? Comparto A, lo chiama qui. “L’intervento prevede la demolizione di alcuni manufatti edilizi per i quali si prevede un incentivo volumetrico, così come riportato nel riquadro numero 2 della presente scheda di dettaglio, e la riorganizzazione in tre fabbricati monofamiliari e un manufatto edilizio composto da quattro piani dei volumi derivanti dalle demolizioni e dall’indice assegnato alle aree libere“.
Come vedete, su questo comparto noi andiamo ad atterrare un fabbricato di una certa rilevanza: ci dovrebbero essere – se non ho capito male – due alloggi a piano, in totale otto alloggi, più tre villette o fabbricati monofamiliari. Scusate, dico allora, in una zona che già di per sé, in una situazione normale, è fortemente congestionata, andiamo ad atterrare ulteriore volumetria? E gli standard dove sono?
Francamente non riesco a capire il vantaggio che l’Amministrazione trae da questo intervento. Almeno, lo spirito della perequazione dovrebbe essere quello per cui io ti do questo, in cambio tu mi dai dell’altro a vantaggio della comunità. Ma io, in questa operazione, questo non lo vedo, se non la mancata espropriazione della strada, che pure è prevista dal PUM e dal R.U., che viene a valle.
A questo punto, però, dico che non bisogna dimenticare che esiste ancora, fino a prova contraria, l’istituto dell’espropriazione. Se quella è la motivazione. Per il resto, credo che non ci dovrebbero essere ostacoli a trasferire questa volumetria in altri siti, quali che siano. Vorrei dire ai colleghi Consiglieri che si accingono a votare, in un modo o nell’altro, magari a quelli che non hanno aperto a casa la scheda, che sarebbe importante, credo, vedere come vengono.
Stiamo parlando di questa fascia a sinistra, che è attraversata dalla zona verde e dalla strada. Nella parte a monte, già fortemente congestionata, andiamo ad atterrare, oltre ad una struttura limitatamente grande, altri tre fabbricati monofamiliari. Questa è la motivazione – e credo che sia esaustiva – che non mi fa accettare una cosa del genere; grazie.
PRESIDENTE
Diamo la parola al Dirigente, in modo da illustrare l’opinione dell’Ufficio sull’emendamento del consigliere Mussuto. Prego, Architetto.
DI VITO
Intervengo solo per precisare i termini della questione. Tramite l’intervento noi acquisiamo tutta la zona verde evidenziata nella planimetria. Acquisiamo anche parte della superficie che attualmente è già interessata dall’intervento del Nodo Complesso come viabilità lungo la Fondovalle e facciamo realizzare ai proponenti la piazza centrale del Rione di Murate, una piazza pubblica di nuovo impianto che comporta la demolizione di una preesistenza edilizia che viene spostata in una delle sagome che vedete graficizzate.
Le altre sagome ospitano l’indice di utilizzazione ordinario della zona di intervento, quindi noi recuperiamo verde pubblico, piazza, e c’è anche una viabilità da realizzare, tutto a carico dei proponenti. Pensavamo di fare un’opera meritoria per il quartiere di Murate, perché creavamo una piazza nuova. L’impatto dei fabbricati è limitato, mi sembra che siano tre o quattro livelli fuori terra, al massimo. Quattro livelli fuori terra. Ci sembrava un intervento plausibile, perché determinava l’utile che ho appena detto alla P.A., l’acquisizione di suoli…
Fra l’altro, questi sono suoli ex Vallone di Santa Lucia, quindi noi depuriamo anche una parte della volumetria del Vallone di Santa Lucia, la sistemiamo già, quindi questa collina viene già acquisita alla Pubblica Amministrazione, la parte verde…
MUSSUTO
Architetto, Lei ha ragione… sembra che stiamo facendo un dibattito… ma tenga conto che, addirittura, per l’Amministrazione quello può essere controproducente, perché va ad acquisire una scarpata che – me lo deve consentire – per poterla manutenere dovremmo fare una sorta di “concordamento” coi rocciatori. Non so se ha presenti le pendenze che ci sono lì.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Il parere dell’Ufficio lo abbiamo ascoltato, l’ulteriore intervento del Collega proponente l’emendamento, anche. Ritengo che, a questo punto, se non vi sono altri Colleghi che richiedono di intervenire su questo emendamento, lo possiamo porre… prego, Presidente Rinaldi.
RINALDI
Faccio solo un’osservazione, a prescindere da quella che sarà la decisione sull’emendamento, che è prerogativa piena del Consiglio Comunale e non del sottoscritto. A me preme solo far rilevare una cosa. Non entro nel merito della questione, dico solo che per come è posto l’emendamento, adesso, nella formulazione illustrata dal consigliere Mussuto, sembra come se volesse andare in contrasto con l’emendamento numero 8 di cui innanzi, e in parte anche con l’emendamento 6, di cui non sarebbe una mera eccezione dell’eccezione, perché dice una cosa apparentemente contraddittoria: “unitamente a quella derivante dall’indice assegnato ai terreni liberi”.
Se per indice assegnato ai terreni liberi si intendesse, per esempio, verde o B… noi nell’emendamento numero 8 abbiamo detto che in nessun caso era possibile sviluppare volumetrie rispetto a quelli precedentemente vigenti. D’accordo? Quindi, se fosse preso in considerazione così come è scritto, andrebbe perfettamente in conflitto con gli emendamenti 6 ed 8.
Se, invece, l’obiettivo che vuole conseguire il consigliere Mussuto fosse semplicemente ed unicamente quello della delocalizzazione delle eventuali nuove sagome previste, ferma restando la necessità di avere in acquisizione gratuita le aree per realizzare nuovi standard di quartiere, si potrebbe scrivere diversamente, come abbiamo fatto in altri casi. Per esempio: “Le nuove sagome previste nel comparto A del DUT 4, fermo restando il rispetto delle disposizioni di cui agli emendamenti numero 6 e 8 della Terza Commissione Consiliare e la realizzazione degli standard previsti dalla scheda di dettaglio, sono delocalizzati in altri siti possibili e consentiti“.
Così potrebbe essere. Non va in contraddizione con due emendamenti che abbiamo già approvato. Se l’intenzione del Consiglio è quella di delocalizzare le sagome.
PRESIDENTE
E’ sempre più complicato. Naturalmente su questa proposta del consigliere Rinaldi, di pervenire ad un sub-emendamento, ad una formulazione diversa della proposta che non andrebbe in conflitto con gli altri emendamenti approvati, chiede di intervenire collega Mussuto. Prego.
MUSSUTO
Giusto per precisare che il presidente Rinaldi ha ragione: avrei potuto formulare l’emendamento esattamente in quel modo, con la proposta di trasferire le volumetrie con una premialità, perché è chiaro che poi non possiamo più parlare di indice assegnato alla zona verde; ma per incentivare il trasferimento in altri siti avremmo dovuto parlare di incentivi alla volumetria esistente, che è la stessa cosa. Otterremmo così, sicuramente, quel risultato che sostanzialmente mi proponevo di ottenere, cioè quello di liberare la zona e fare una piazza (e non è detto che bisogna farla solo ed esclusivamente con i soldi dei proprietari; lo si potrebbe fare con i soldi del Comune, visto che quella zona ha pagato fior di quattrini senza avere nulla in cambio per opere di urbanizzazione).
Con questo emendamento volevo sostanzialmente significare anche che io non avevo alcuna intenzione di penalizzare i proprietari; così riformulato a me starebbe più che bene, sicuramente, quindi: il trasferimento in altre zone della volumetria, e poi dobbiamo parlare di una premialità perché sennò non incentiviamo. Mi sta bene così, a questo punto, e poi realizziamo la piazza; grazie.
PRESIDENTE
Va bene, collega Mussuto. Prego, Sindaco.
SINDACO
Con estrema franchezza e serenità dico al collega Nicola Mussuto, alla luce di quello che ha detto l’Ufficio, alla luce di una rapida consultazione avuta con l’Assessore, che la proposta definita dall’Ufficio nella scheda e per la quale è proposto l’emendamento nasce con gli stessi criteri, modalità ed obiettivi che hanno determinato le proposte in tutte le altre schede.
Noi non scopriamo in questo momento qual è il meccanismo che ha ispirato il Regolamento Urbanistico, e ci ritorneremo nelle repliche finali mie e dell’Assessore, ma è evidente che lì si coglie un obiettivo per il quartiere, che è la realizzazione di una piazza che non c’è, che è l’acquisizione di spazi verdi che non ci sono e che rappresentano una carenza, un elemento che determina una scarsa qualità della vita.
Questo determina certamente delle volumetrie, certamente. Non mi meraviglia. Se il problema è una diversa localizzazione di quelle volumetrie nell’ambito della perimetrazione si può ragionare, ma se ognuno di noi negli ambiti DUSS, DUT e DUP ritiene di portare, in funzione di mille motivi, e ve ne sono a decine, ogni perimetrazione ad essere liberata da qualsiasi volumetria per incassare soltanto le piazze, le strade e il verde…
Avremmo mille motivi per dire: togliamo tutto, facciamoci fare soltanto verde, strade e piazze, poi le volumetrie vediamo dove metterle, le mettiamo sul territorio, ma questo significa fare ben altro che il Regolamento Urbanistico. Ora, se c’è un problema di diversa sistemazione o anche un interesse di area (non interesse del Comune, sia chiaro, ma di area), un interesse specifico di qualche condominio (non il tuo, Nicola, togliamo l’equivoco di mezzo), di quartiere, è naturale che il contesto sia non già il Consiglio Comunale, ma sia la fase delle osservazioni. E’ a quella che dobbiamo rimandare la cosa.
PRESIDENTE
Il Sindaco, finalmente, ha parlato della fase delle osservazioni, che è quella alla quale dovremmo, penso, rinviare tante piccole o grandi questioni puntuali, per cui andiamo celermente avanti. Pongo in votazione l’emendamento del consigliere Mussuto come formulato ed illustrato, con il parere che abbiamo acquisito da parte dell’Ufficio. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è respinto a maggioranza, con il voto contrario della Maggioranza, con il voto favorevole del consigliere Mussuto e l’astensione di Rifondazione Comunista e del consigliere Napoli.
Passiamo all’emendamento successivo, anche questo acquisito in aula. Emendamento proposto da Forza Italia ed Alleanza Nazionale, di cui do lettura: “In mancanza di regolamentazione urbanistica da parte del P.S.C. o P.S.M. si conservino in via transitoria e fino all’approvazione del piano di livello superiore le previsioni di P.R.G. per le aree residue C, D e F non prese in considerazione dalla proposta di Regolamento Urbanistico.
In alternativa, i confini che delimitano l’ambito urbano sono da rivedersi, così da inserirvi le aree suindicate, naturalmente con la possibilità di attuare la trasformabilità dell’area“.
Il parere dell’Ufficio è il seguente: “L’Ufficio non condivide l’emendamento per quanto riguarda la possibilità di rivedere i confini che delimitano l’ambito urbano, richiamando quanto espresso in merito all’emendamento a pagina 2/15.
Per quanto riguarda il contenuto dell’emendamento relativamente alla conservazione in via transitoria e fino all’approvazione del piano di livello superiore delle previsioni di P.R.G. per le aree residue C, D e F non prese in considerazione dalla proposta di Regolamento Urbanistico, si specifica che a mente del primo comma dell’articolo 45 della Legge Urbanistica Regionale le dette previsioni restano in vigore quali previsioni strutturali e ricognitive la cui attuazione è subordinata alla definizione dei piani operativi e/o accordi di localizzazione“.
L’emendamento mi sembra chiaro, il parere espresso dall’Ufficio altrettanto chiaro. Pongo in votazione l’emendamento. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento viene respinto a maggioranza, con voto contrario della Maggioranza e voto a favore di Alleanza Nazionale, del consigliere Trombetta e del consigliere Napoli.
Abbiamo (pare) chiuso con gli emendamenti. Dobbiamo procedere ora alla votazione degli ordini del giorno. Pregherei il Presidente della Terza Commissione di seguirmi nella lettura e nell’individuazione degli ordini del giorno. Mi sembra che il primo debba essere quello a pagina 9/36. Era un emendamento della Commissione che riguardava il quartiere di San Rocco e che la Commissione ha ritenuto di dover trasformare in ordine del giorno. Per dare concretezza formale alla proposta, ritengo che la premessa sia il corpo dell’ordine del giorno e poi il dispositivo, l’impegno sia… quindi possiamo dare lettura di quello che era l’emendamento originario della Commissione.
“Quartiere di San Rocco. In tale area il R.U. prevede un insieme integrato di interventi volti alla riqualificazione urbanistica e consistenti in: realizzazione della rotatoria indicata sui grafici del R.U. per la regolazione del traffico viario lungo Via Cavour e Via Appia;
realizzazione di un’area pedonale antistante la chiesa di San Rocco di collegamento tra la stessa chiesa e gli esercizi commerciali del tessuto urbano prospiciente. In tale area ai margini posti sulla viabilità potranno essere realizzati spazi per il parcamento a raso delle autovetture;
intervento di risanamento conservativo RC o DR1, con destinazione d’uso di tipo culturale e ricreativo per il tempo libero TC1, TC2 e TC3 o P7, sedi istituzionali e rappresentative, sul fabbricato ex Caserma dei Vigili del Fuoco. Nel caso in cui l’immobile è classificato come bene culturale ai sensi dell’articolo 10 del Decreto Legislativo 42/04, prevedere intervento RS, restauro;
riqualificazione dell’area attualmente adibita a campetto da destinare a spazi o strutture per attività sportive e ricreative parrocchiali. Gli interventi di cui sopra saranno oggetto di progettazione unitaria a cura dell’Amministrazione Comunale e potranno essere realizzati anche per stralci funzionali.
La Commissione, quindi, impegna la Giunta ed il Sindaco a valutare la possibilità concreta di utilizzazione alternativa dell’edificio ex Caserma Vigili del Fuoco come indicato da tale stesso emendamento nelle more dell’approvazione definitiva del Regolamento Urbanistico“.
Questo è l’ordine del giorno proposto dalla Commissione. Se non vi sono interventi, lo pongo direttamente in votazione. Prego, consigliere Coviello.
COVIELLO
Volevo sapere dall’Assessore o dal Sindaco se vi sono già operazioni su questo edificio, perché credo che non sia un edificio di proprietà dell’Amministrazione, ma dell’ACTA. Poiché sono già avviate interlocuzioni per questo edificio, è inutile che facciamo un emendamento che non può essere accolto dall’Amministrazione perché ha intenzioni diverse sull’utilizzazione di questo edificio, sulla trasformabilità, anche. Grazie.
PRESIDENTE
Il Consiglio non propone un emendamento, propone un ordine del giorno, il quale indirizza la Giunta e il Sindaco in una certa direzione. Questo era il senso. Però, comunque, l’Assessore potrà certamente fornire al Collega le delucidazioni richieste; prego, Assessore.
SINGETTA
La Commissione ha deciso di trasformare quello che originariamente era un emendamento in un ordine del giorno proprio perché si è resa conto che l’Amministrazione non ha più la disponibilità materiale, la proprietà di quell’immobile, che è stato ceduto all’ACTA con una delibera – se non vado errato – del 2001.
E’ chiaro, quindi, che vale come atto di indirizzo e come tale noi potremmo, se il Consiglio deciderà a maggioranza o all’unanimità in tal senso, recepirlo. Questo immobile era stato dato all’ACTA proprio perché l’ACTA ne facesse la propria sede; nel momento in cui l’ACTA stessa ha ritenuto che non fosse un immobile idoneo al soddisfacimento delle proprie esigenze, è chiaro che dovremmo cercare, laddove l’ordine del giorno venisse approvato, di trovare con l’ACTA la giusta interlocuzione perché sia l’ACTA stessa, eventualmente, a decidere di dare a quell’immobile una destinazione su cui, comunque, il Comune non ha più alcun potere.
PRESIDENTE
Se non vi sono altri interventi sulla questione, pongo in votazione l’ordine del giorno. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’ordine del giorno è approvato all’unanimità.
Passiamo al successivo ordine del giorno che, salvo errori ed omissioni, dovrebbe essere quello di pagina 3/7. Procediamo, quindi, con l’ordine del giorno di pagina 3/7: “Premesso che i piani di settore hanno un ruolo importante per la qualità della vita e per l’organizzazione della città;
che essi, come ribadito nell’articolo 19.1 del Regolamento Urbanistico integrano ed eventualmente modificano il Regolamento Urbanistico, si impegna l’Amministrazione Comunale affinché vengano predisposti i piani di settore di cui all’articolo 19.1 a cui aggiungere piano di settore delle acque potabili e piovane, nonché un progetto integrato dei parchi e del verde alle differenti scale (urbana, di zona, di quartiere ecc.) che sia finalizzato alla progettazione di una rete ecologica urbana da connettere al sistema ambientale e naturalistico territoriale secondo quanto previsto dall’articolo 1 e dai principi fondanti della Legge Regionale n. 23/99.
In tal senso vanno individuati quali parchi a scala urbana il Vallone di Santa Lucia nella sua integrità, parco Macchia Romana, l’alveo del fiume Basento, con un opportuno ampliamento della fascia oggi esistente, il parco di Rossellino e di Sant’Antonio la Macchia mediante corridoi, fasce ed aree di sosta ecologiche di connessione con il parco fluviale“.
Non vi sono interventi; pongo in votazione l’ordine del giorno. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli all’unanimità.
L’ordine del giorno successivo è quello riportato a pagina 4/7. “Premesso che i vantaggi dell’edilizia sostenibile non riguardano solo coloro che la realizzano, ma tutta la collettività e l’ambiente, si impegna l’Amministrazione Comunale affinché, in linea con quanto previsto al capo sesto delle N.T.A. del R.U., venga specificato in un apposito regolamento la possibilità di accedere ad un punteggio aggiuntivo nella concessione delle aree per l’edilizia convenzionata per i soggetti attuatori che sono disponibili a realizzare progetti di edilizia bioecologica soddisfacenti i requisiti e/o punteggi stabiliti da apposito regolamento;
vengano previsti e banditi concorsi per l’assegnazione di aree che vincolino all’edilizia sostenibile, secondo quanto previsto da apposito regolamento;
gli indirizzi e gli obiettivi volti alla realizzazione di interventi di edilizia bioecologica, secondo quanto definito dall’articolo 17 delle N.T.A. e relativi commi, si applichino obbligatoriamente all’interno dei distretti perequativi per tutti gli interventi di edilizia residenziale pubblica, gli interventi di nuova costruzione, ristrutturazione e restauro di edifici e attrezzature pubbliche e/o di pubblica utilità, secondo quanto previsto e disciplinato dal regolamento edilizio e specificato nei commi 2 e 3 del succitato articolo“.
Non vi sono interventi; pongo in votazione l’ordine del giorno. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Approvato all’unanimità.
L’ordine del giorno successivo è quello riportato a pagina 7/7: “Premesso che lo stadio Viviani rappresenta un manufatto storico per la città di Potenza;
che si ipotizza la costruzione di un nuovo stadio per il calcio agonistico,
si impegnano il Sindaco e la Giunta affinché lo stadio Viviani venga restaurato e diventi monumento storico della città conservando la sua funzione storica di luogo adibito alla pratica sportiva nelle modalità da definire, garantendone la libera fruibilità da parte dei cittadini“.
Non vi sono interventi; pongo in votazione l’ordine del giorno. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’ordine del giorno è approvato all’unanimità.
Il successivo ordine del giorno dovrebbe essere quello riportato a pagina 14/15. C’era un emendamento della Commissione, riportato a pagina 2/15, che è stato ritirato e trasformato in ordine del giorno. La formulazione, il testo di questo ordine del giorno…
RINALDI
Dovrebbe essere il seguente. Se si segue la pagina 2 di 15, il testo precedente dell’emendamento, bisognerebbe fermarsi a P.R.G. con la parentesi, al quintultimo rigo; in calce al rigo c’è, tra parentesi: “esempio aree di espansione C, quindi già oggetto di zonizzazione dal P.R.G.”. Questa è la premessa, il considerato, a cui si dovrebbe aggiungere: “si impegna l’Amministrazione Comunale affinché sia verificata, da parte della stessa, la migliore soluzione ai problemi posti dalla premessa“.
PRESIDENTE
Va bene. Lo rilegga integralmente.
RINALDI
“Considerato che la circolare esplicativa della Legge Regionale 23/99 individua come ambito periurbano il territorio comunale non sottoposto a zonizzazione dal P.R.G. vigente (le attuali zone E) e considerato che le previsioni di Regolamento Urbanistico escludono dalla perimetrazione urbana alcune aree di espansione disciplinate dallo stesso P.R.G., qualificate come aree periurbane, in contrasto con la citata circolare, al fine di non discriminare aree aventi la stessa vocazione già sancita dalla zonizzazione del P.R.G. vigente rispetto ad altre già oggetto di previsione di distretto urbanistico (esempio aree di espansione C, quindi già oggetto di zonizzazione del P.R.G.), si impegna l’Amministrazione comunale affinché verifichi la migliore soluzione ai problemi posti dalla premessa”.
PRESIDENTE
Il Presidente Rinaldi ha dato lettura del testo dell’ordine del giorno. Non ci sono interventi; lo pongo in votazione. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’ordine del giorno è approvato a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale.
Il successivo ordine del giorno è quello riportato a pagina 14/15: “Premesso che nella tavola P2A6 della proposta di Regolamento Urbanistico è individuato un areale contrassegnato con l’indicazione «zona ASI» e che lo stesso, viceversa, rappresenta una delle poche aree vicine al capoluogo e fruibili per una vocazione artigianale, si impegna l’Amministrazione comunale affinché vengano poste in essere tutte le azioni per stralciare dall’area industriale tale zona e possa destinarsi all’uso più consono di area artigianale“.
Collega Travaglini, prego.
TRAVAGLINI
Su questo ordine del giorno: il testo che ne viene fuori parla di tutta la zona ASI e, quindi, impegna l’Amministrazione affinché vengano poste in essere tutte le azioni per stralciare dall’area industriale tale zona perché possa destinarsi all’uso più consono di area artigianale. Se ne è discusso in Commissione. L’area ASI in questione va dallo snodo del Gallitello fino a Potenza est e poi alla strada che va verso Melfi. Poiché si parlò nello specifico della zona est, all’estremo est di questa zona, l’ordine del giorno lascerebbe spazio per guardare a tutta la zona ASI, compresa la zona della Cip Zoo e le aree libere; per intenderci, la zona del cosiddetto Parco Fluviale.
Credo che una correzione in tal senso, una specificazione in tal senso sarebbe opportuna per non far intendere all’Amministrazione Comunale di poter disporre, per questa vocazione artigianale, di tutta l’area. Per quanto mi riguarda, non tutta l’area della zona ASI ha vocazione artigianale, la vocazione artigianale l’avrebbe quella all’esterno; noi abbiamo parlato esplicitamente dalla zona est, quella che poi si raccorda con la zona di Vaglio. Chiederei, quindi, di aggiustare il testo per essere più chiari, sempre se siamo d’accordo su questa visione.
PRESIDENTE
Collega Galante, prego.
GALANTE P.
Ad integrazione della richiesta del consigliere Travaglini chiedo se possono farci vedere la tavola P2A6, perché c’è un richiamo preciso, così abbiamo idea… se gli uffici ce la fanno vedere.
PRESIDENTE
Perfetto. L’Ufficio può proiettare la tavola P2A6?
Si dà atto che viene mostrata la tavola P2A6.
PRESIDENTE
Colleghi, abbiamo preso cognizione delle previsioni della tavola P2A6 cui fa riferimento l’ordine del giorno?
LOVALLO
Presidente, possiamo andare avanti.
PRESIDENTE
Se non vi sono altri interventi, una volta proiettata la tavola in argomento e verificato qual è l’area oggetto dell’ordine del giorno, procederei alla votazione dell’ordine del giorno.
Favorevoli? Contrari? Astenuti…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega, siamo in fase di votazione.
TRAVAGLINI
No, perché manca… la zona l’ho capita, Paolo, quello che dice, però poi, nell’indicazione, nella legenda, non è specificato quel colore là, quel violetto.
PRESIDENTE
Collega Napoli, è una questione di colori, di effetti cromatici che, evidentemente, la tavola non rende ben visibili, ben chiari. Vuole intervenire, consigliere Rinaldi?
RINALDI
Intervengo solo per dire che non riuscivo a capire quale fosse il problema. Mi era parso di capire che, a fronte di un ordine del giorno che si riferisce ad una zona ASI ben precisa (che è quella indicata dagli architetti in questo momento), il dubbio del consigliere Travaglini fosse: perché quello e non tutto il resto del mondo (sempre di zona ASI)?
Io ricordo che, in una delle cartine iniziali – anche della stessa P2C -, quando si ragionava anche sull’argomento zona ASI e si riteneva che fossero possibili alcune trattative tra il Comune di Potenza, l’ASI e, forse, la stessa Regione per riconsiderare alcune aree industriali, si utilizzò una diversa cromia (l’architetto mi corregga, se sbaglio), una diversa intensità di colore viola per l’area industriale più prossima al Ponte Musmeci rispetto a quella più a valle. Su quella, infatti, Assessore, si riteneva che si potesse avviare o che fosse già in corso un’azione di recupero alla gestibilità diretta da parte dello strumento urbanistico potentino, senza che fosse più soggetta a previsioni del Piano Regolatore del consorzio industriale.
Sulla scia di questa distinzione iniziale, tale zona rimaneva indicata con il colore violetto – perché zona industriale era e zona industriale sarebbe rimasta fino a nuova normativa -, ma si utilizzava una diversa tonalità, una diversa intensità di colore tra le varie zone industriali, e tra queste c’era anche questa zona allo svincolo; poi si è “retrocessi” dall’iniziativa del diverso colore e si è tornati ad usare per tutte lo stesso colore viola scuro, perché si sapeva che la trattativa era “abortita”, o comunque interrotta, o comunque rinviata a tempi migliori.
Nelle more, l’ordine del giorno che cosa dice? Poiché, alla fine, di zone artigianali si è parlato ben poco ed abbiamo perduto quelle previste, per esempio, nei nuclei rurali – che sono stati rinviati ecc. -, si dice: “Questa che è vicina, che è rimasta comunque di quel colore un po’ più sbiadito, perché già c’era l’intenzione di «deindustrializzarla»… c’è l’auspicio a che possa essere attivata, da parte dell’Amministrazione Comunale, una più veloce iniziativa per «deindustrializzarla», per renderla disponibile ad altro tipo di uso”.
PRESIDENTE
Va bene. Prendiamo atto degli ulteriori chiarimenti forniti dal Presidente della Commissione.
RINALDI
E’ ovvio che se fosse interpretato – chiedo scusa, Presidente, ma la stanchezza comincia pure a farsi sentire -… è ovvio che se si fosse interpretato diversamente, o se si interpretasse diversamente nell’accezione più complessiva e generica di zona industriale, rischieremmo di ricadere nello stesso errore in cui stavamo cadendo (ed è stato sollevato da qualcuno) per quanto riguarda la caserma dei Vigili del Fuoco. Non potevamo andare oltre l’auspicio, nell’ordine del giorno, perché anche quella non è proprietà del Comune, ma di altri. Ciò non impedisce, però, all’Amministrazione Comunale di porre in essere eventuali tentativi o iniziative che possano ricondurre la proprietà al Comune. E’ un indirizzo, è un’aspettativa qualificata come ordine del giorno.
PRESIDENTE
Va bene. Pongo in votazione l’ordine del giorno riportato a pagina 14/15, così come letto ed illustrato. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Favorevoli all’unanimità.
Ultimo ordine del giorno è quello riportato a pagina 15/15: “Premesso che la Curia Vescovile di Potenza ha fatto richiesta all’Amministrazione Comunale di inserire nella proposta di Regolamento Urbanistico un’area in Contrada Lavangone quale luogo per la costruzione di un complesso parrocchiale;
che, ricadendo in ambito extra urbano, l’area non è assoggettabile alle norme del regolamento urbanistico e tuttavia l’iniziativa è ritenuta meritevole di attenzione, atteso che un complesso parrocchiale in tale area potrebbe offrirsi a servizio delle popolazioni di diverse contrade, quali Demanio San Gerardo, Bosco Grande, Bosco Piccolo, Barrata, Tiera, San Francesco, Stompagno, Lavangone, Macchia Maligna, San Luca Scafarelli e Pian di Zucchero;
si impegna l’Amministrazione Comunale, ed in particolare il Sindaco, affinché attivi le prerogative della conferenza di localizzazione prevista dagli articoli 27 e 45 della Legge Regionale 23/99 per una variante puntuale, limitata ed utile allo scopo in premessa“.
Se non ci sono richieste di intervento, pongo in votazione l’ordine del giorno. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’ordine del giorno è approvato all’unanimità.
Con questo abbiamo, finalmente, esaurito l’esame degli emendamenti e degli ordini del giorno. A questo punto i lavori proseguono con un intervento dell’Assessore all’Urbanistica e poi del Sindaco, a chiusura della discussione generale che avevamo avviato sul Regolamento Urbanistico e sul Piano Operativo, non trascurando il fatto che i due atti saranno poi oggetto di votazioni singole, separate.
La parola all’assessore Singetta, prego.
SINGETTA
Cercherò di essere il più possibile sintetico, tuttavia tenendo presente l’importanza degli argomenti che sono stati raggruppati nella discussione da parte del Consiglio e che, allo stesso modo, saranno raggruppati da me. Quindi parlerò, in questa mia replica, sia del Regolamento Urbanistico che del Piano Operativo.
Mi pare chiaro che la discussione che si è sviluppata in questi giorni sia indicativa del livello di approfondimento e della conoscenza non certamente superficiale da parte non solo della Terza Commissione Consiliare, ma dell’intero Consiglio. Mi consentirete anche, quindi, nonostante sia mia intenzione lasciare al Sindaco la replica di natura politica, di trattare alcuni degli argomenti che hanno evidenziato delle perplessità. Non mi è parso che le dichiarazioni per così dire contrarie al Regolamento Urbanistico ed al Piano Operativo siano andate oltre una critica piuttosto generica, fondata sostanzialmente su due argomenti. Il primo è la mancanza di un Pano Strutturale Metropolitano, che secondo queste espressioni critiche doveva precedere la redazione del Regolamento Urbanistico; il secondo, in maniera piuttosto semplicistica, vede incentrarsi nella scelta della perequazione che l’Amministrazione ha compiuto l’elemento qualificante, per non dire unico, del Regolamento Urbanistico, scelta che sarebbe stata dettata esclusivamente dal desiderio di evitare le procedure espropriative. Ebbene, diciamo subito che non è così. E’ una visione estremamente riduttiva sia del Regolamento Urbanistico che – come dirò poi – del Piano Operativo, sotto molteplici punti di vista.
Innanzitutto, mi dispiace che il consigliere Petrullo, il più accanito sostenitore di questa tesi, sia assente, ma è chiaro che il discorso degli espropri non è un discorso limitato alla città di Potenza. La legge regionale, che pur replica, con ovvie distinzioni, una serie di provvedimenti già adottati e licenziati in altre regioni, parte dal discorso della perequazione, ma non si ferma lì. E’ vero, sì, che nella città di Potenza alcune procedure espropriative, in passato, sono state sbagliate, ma soprattutto per una complessità della normativa, complessità che ha determinato anche in altre realtà tutto quello che è avvenuto a Potenza; vale a dire: questo discorso dei debiti fuori bilancio, di cause che si sono trascinate ben oltre i termini degli espropri è, purtroppo, una realtà che ha contraddistinto le scelte urbanistiche di tante e tante città italiane.
Non è senz’altro quello, pertanto, l’argomento qualificante di questo Regolamento Urbanistico, ma quella della perequazione è una scelta importante. Né mi pare che, pur essendo passati circa 20 anni dall’ultima variante generale al Piano Regolatore Generale, nella nostra città o in altre realtà siano venute fuori idee migliorative, idee diverse per cercare di risolvere un problema che, comunque, da un punto di vista urbanistico, sia i rappresentanti della Minoranza che quelli della Maggioranza hanno evidenziato. E’ chiaro che nella nostra regione, e nella nostra città in particolare, c’è un problema di natura urbanistica; c’è un problema legato alla disponibilità degli alloggi, al costo delle case, ed il Regolamento Urbanistico è per noi lo strumento per andare ad incidere profondamente in questa realtà.
Ripeto: non mi pare che siano arrivate proposte alternative. E’ facile dire: “Non fate”, dovrebbe essere più difficile cercare di individuare soluzioni alternative, cosa che qui non è avvenuta. E devo ringraziare il consigliere Paolo Galante per aver rivendicato a questa Amministrazione quanto meno la voglia, la forza e la capacità di scegliere. Noi abbiamo scelto e siamo estremamente convinti che la scelta fatta dall’Amministrazione Comunale di Potenza non potrà che avere effetti positivi per tutta la collettività.
L’abbiamo detto da più parti: questo non è il momento in cui trincerarsi dietro sigle di partito, ma è il momento di pensare al bene della comunità. Ed allora io voglio ricordare… e questo rappresenta un mio orgoglio; non voglio rivendicare dei meriti, perché ci saranno altri che giudicheranno se il mio comportamento è stato tale da portarmi dei meriti… voglio rivendicare il ruolo che ho avuto, perché io ho creduto nel Regolamento Urbanistico dal primo momento, ho creduto nella scelta che l’Amministrazione stava compiendo ed ho cercato di dare il mio contributo. Voglio soltanto ricordare che la mia nomina da parte del Sindaco ad Assessore all’Urbanistica risale al 19 settembre 2006 e la prima volta che in questo Consiglio Comunale si è parlato di Regolamento Urbanistico è stato il 23 ottobre 2006.
Dico questo proprio per rivendicare l’attenzione che abbiamo cercato di riservare a questo argomento portandolo immediatamente, subito dopo il mio insediamento, all’attenzione del Consiglio Comunale. Poi, dal febbraio del 2007, quindi in epoca ben precedente alla Conferenza di pianificazione, è iniziata una fitta interlocuzione tra me, l’Ufficio di Piano e l’Ufficio Edilizia e Territorio con la Terza Commissione, proprio perché ci rendevamo conto che l’importanza dell’argomento era tale che non era opportuno riservarlo soltanto ai tempi, pur limitati, previsti dalla legge, ma che bisognava cercare di fare il possibile perché ci fosse, soprattutto da parte della Terza Commissione Consiliare a ciò deputata, la possibilità di approfondire, studiare ed elaborare anche proposte integrative, che poi sono venute attraverso gli emendamenti presentati. Tutto questo la dice lunga sulla capacità e sulla possibilità che è stata attribuita a tutti i consiglieri di incidere su questo importante strumento di pianificazione.
L’altro elemento che non condivido è quello della scarsa partecipazione. La nostra è una città strana, dove convegni con nomi altisonanti, in qualunque materia, spesso richiamano soltanto poche decine di persone; altri convegni nella stessa materia, senza questi nomi altisonanti, fatti nei paesi del circondario richiamano, invece, centinaia di persone, il che sta a significare che esiste un certo scetticismo o che comunque vi è una serie di impegni che spesso porta a disertare questi appuntamenti. Però il ruolo dell’Amministrazione c’è stato; c’è stato il ruolo della Terza Commissione Consiliare che ha pubblicizzato tutte le sedute della commissione, proprio per favorire la presenza del cittadini.
Io vorrei soltanto ricordare quello che come Amministrazione abbiamo fatto per cercare di divulgare il Regolamento Urbanistico. Abbiamo avuto una serie di incontri in varie zone della città (Centro Storico, Via del Gallitello, Via Zara, Santa Maria, Rione Mancasi); abbiamo parlato di Regolamento Urbanistico in una grande assemblea pubblica; ne abbiamo parlato con tutti i Presidenti degli ordini, soprattutto quelli di natura tecnica, evidentemente; siamo stati all’Università di Basilicata a presentare l’ipotesi di Regolamento Urbanistico; siamo stati invitati e siamo andati presso l’Ordine degli Ingegneri dove c’erano circa 150 tecnici interessati all’argomento. Vi preannuncio anche che è nostra intenzione, una volta adottato questo strumento urbanistico, portare a conoscenza dei cittadini, ovviamente, e poi dei tecnici (che sono quelli che materialmente dovranno operare con le nuove norme), il frutto del lavoro congiunto degli uffici e del Consiglio Comunale.
Per quanto riguarda le criticità del Regolamento Urbanistico, diciamo che tutto è perfettibile, tutto è migliorabile, per carità! Nessuno può avere la pretesa di aver redatto uno strumento infallibile; però abbiamo la ferma convinzione che quello che noi stiamo facendo nell’interesse della nostra città sia un buono strumento urbanistico. Non è lo strumento urbanistico che per caso qualcheduno ha confezionato, è uno strumento urbanistico che viene fuori da mesi – per non dire anni – di studio, di approfondimento da parte degli uffici competenti.
Abbiamo per la prima volta un quadro analitico della città; abbiamo un quadro estremamente preciso di tutti i vari ambiti della città; siamo in grado di decidere non soltanto le scelte nelle varie zone, ma anche le incidenze, le conseguenze di queste scelte per quanto riguarda le zone circostanti, e per questo dobbiamo dare atto soprattutto all’Ufficio di Piano di aver svolto un lavoro egregio. Non cediamo, quindi, alla facile tentazione di dire: “Questo è l’unico strumento urbanistico che siamo riusciti a confezionare e questo ci dobbiamo tenere”. Io tengo a sottolineare il fatto che questo è un ottimo strumento urbanistico che farà da Potenza una città all’avanguardia per quanto riguarda le scelte di pianificazione, e questo è bene che sia un orgoglio condiviso da tutti, perché è giusto che sia così.
Per quanto riguarda, invece, il Piano Operativo, sono state sollevate alcune perplessità soprattutto di natura giuridica, ed io su queste vorrei soffermarmi per qualche minuto. Avete sentito, forse per la prima volta, parlare di V.A.S., la Valutazione Ambientale Strategica. Ebbene, devo dire che le sollecitazioni che sono arrivate soprattutto dai rappresentanti dell’Opposizione sono del tutto destituite di fondamento, per una serie di motivi.
Innanzitutto che cosa è la Valutazione Ambientale Strategica? Si tratta di un documento strategico che definisce le politiche e gli obiettivi ambientali a breve, medio e lungo termine per l’area urbana, quindi, in effetti, è il documento che deve dettare le linee guida cui poi devono uniformarsi i vari strumenti di pianificazione. Io non voglio trincerarmi dietro il fatto se il Regolamento Urbanistico è o meno uno strumento di pianificazione; lo è, e soprattutto lo è per come noi l’abbiamo realizzato. Da questo punto di vista, voglio ricordare proprio la discussione che c’è stata in Consiglio tra chi diceva che il Regolamento Urbanistico è troppo ampio, che va ad abbracciare un perimetro troppo ampio e chi diceva che è riduttivo; chi diceva che per le aree aperte era stato fatto troppo, chi diceva che era stato fatto troppo poco. Io penso che questa sia la dimostrazione che, in effetti, abbiamo operato bene, che abbiamo effettuato le scelte migliori, le scelte più equilibrate, e sempre nell’interesse dell’Amministrazione.
Consci di questo, per quanto riguarda questo problema specifico, su cui è stato chiesto anche il parere di legittimità al Segretario Generale, non voglio trincerarmi dietro il fatto che il Decreto Legislativo 152/06 è stato modificato dal Decreto Legislativo 4/2008, entrato in vigore il 13 febbraio di quest’anno, essendo stato emanato il 29 gennaio 2008; essendo stato emanato il 29 gennaio 2008, i 15 giorni della vacatio legis fanno sì che questo decreto legislativo sia entrato effettivamente in vigore nel nostro ordinamento a decorrere dal 13 febbraio 2008.
Voglio anche ricordare l’antico detto latino secondo cui tempus regit actum, vale a dire che non ci può essere un provvedimento successivo che vada ad incidere su quello che è stato fatto in precedenza; però voglio rassicurare tutti nel senso che l’Amministrazione, in questo settore specifico, è stata più che tempestiva e, comunque, abbiamo anche richiesto, nelle more della discussione, un parere al competente ufficio della Regione Basilicata che non ha fatto altro che confermare quello che vi sto dicendo, vale a dire che non c’è una vigenza del Decreto Legislativo 4/2008, proprio perché la Conferenza di Pianificazione è stata chiusa in precedenza.
Qualcuno parlava impropriamente di una convenzione, commissione europea; c’è, invece, una direttiva comunitaria, la “42/01”, che dice che questi strumenti di pianificazione devono già contenere al loro interno una serie di elementi relativi all’ambiente, una sorta di rapporto ambientale da cui sia possibile desumere se questi elementi sono stati o meno rispettati nell’ambito del piano.
Noi, quindi, oltre ad avere acquisito il parere da parte della Regione Basilicata, abbiamo anche aggiunto all’ipotesi di Regolamento Urbanistico e, quindi, alla delibera che proponiamo all’approvazione del Consiglio per l’adozione, una relazione del dirigente dell’Ufficio di Piano che va ad estrinsecare, a chiarire, ad esemplificare, ad enumerare i concetti di cui l’Ufficio ha tenuto conto nella redazione del Regolamento Urbanistico.
Voglio anche aggiungere che il Comune di Potenza, pur in mancanza di una previsione legislativa specifica, si è preoccupato della questione. Nel 2007 l’Ufficio Edilizia e Territorio, unitamente al Formez, ha redatto (e poi depositato agli atti del Comune) un rapporto su “Risorse Ambientali del Mezzogiorno”, in cui si parla già di valutazione ambientale strategica, e da questo rapporto risulta come gli strumenti di pianificazione che il Comune stava redigendo (Regolamento Urbanistico e Piano Strutturale) avessero già tutti gli elementi e rispettassero una previsione legislativa che di lì a poco sarebbe entrata in vigore.
Anche per quanto riguarda il Piano Operativo ci sono state (come dicevo prima) sollecitazioni e perplessità di natura giuridica. Voglio chiarire, ancora una volta, che noi – per scelta precisa dell’Amministrazione – abbiamo ritenuto di non formulare una proposta univoca, proprio perché era stato detto, a me in particolare, raccogliendo le indicazioni della Terza Commissione Consiliare, che era opportuno cercare di presentare all’approvazione del Consiglio una proposta diversificata, vale a dire una proposta che consentisse all’Amministrazione di soddisfare esigenze diversificate tenendo presenti le necessità dei ceti più deboli della società attraverso l’edilizia economica e popolare, le esigenze e le necessità dei privati attraverso gli interventi di carattere privato che noi consentiamo in maniera piuttosto significativa, e poi anche la cosiddetta edilizia pubblica convenzionata che le cooperative potranno realizzare.
Ebbene, mi pare che tutti e tre questi obiettivi siano stati raggiunti; mi pare che sarebbe stato sciocco, inutile e controproducente da parte dell’Amministrazione, che pure aveva avuto la disponibilità dei privati ad accettare condizioni uguali per tutti, accettare tali condizioni in maniera acritica, senza adeguarle alla situazione a cui noi vogliamo dare delle risposte. Sotto questo aspetto, la cosiddetta “edilizia convenzionata” che, da un punto di vista sostanziale, non formale, ha sempre rappresentato nella nostra città un problema, oggi troverà una risposta immediata e, a mio avviso, senz’altro più soddisfacente, dato che saranno le cooperative stesse che potranno acquisire i suoli direttamente dai proprietari, senza intermediari, quindi senza andare a trattare con le imprese, ma con l’intermediazione esclusiva del Comune.
Mi pare anche che la votazione che c’è stata oggi in Consiglio Comunale su un emendamento legato alla zona C3, C3A, C4, C5 consenta di definire superate le perplessità avanzate da qualche consigliere comunale in ordine a questa cosiddetta ripartizione 80/20, quindi il 20% di…
PETRULLO
Mica può ricominciare da capo, l’Assessore? Scherzavo!
SINGETTA
Posso fare una breve sintesi dopo, se il consigliere Coviello è stato poco attento.
Fase interlocutoria
SINGETTA
Dicevo: mi pare che l’emendamento votato oggi dal Consiglio Comunale consenta di superare anche le perplessità che qualche consigliere aveva avanzato in ordine alla ripartizione 80/20 (il 20% di acquisizione gratuita all’Amministrazione Comunale e l’80% come raddoppio dell’indice a disposizione dei privati), tant’è vero che proprio nelle zone C3 e C3A l’emendamento raggiunge questo risultato consentendo un aumento del 15% dell’indice, che non fa altro che riportare l’indice della zona a quello che noi abbiamo previsto nel Piano Operativo.
Consigliere Petrullo, mi fa piacere che sia arrivato, così mi consente di illustrarle velocemente alcune delle perplessità che aveva sollevato in ordine al Piano Operativo. Ho parlato prima di quelle relative alla V.A.S., ma il consigliere non c’era, però per quanto riguarda il Piano Operativo…
Fase interlocutoria
SINGETTA
Spero che il Segretario voglia rifarsi a quello mio. Ho cercato di fare una ricostruzione, anche storica, delle varie attività che il Comune di Potenza ha compiuto sull’argomento.
Dicevo: basterebbe, per fugare ogni perplessità, una lettura della delibera relativa al Piano Operativo. Innanzitutto, noi abbiamo predisposto la delibera basandoci sull’articolo 45 della Legge Regionale 23/99, quindi non tanto e non solo sull’articolo 37, bensì sull’articolo 45. La procedura di bando, innanzitutto, non serve ad andare a discutere con i privati interessati le modalità dell’intervento; serve soltanto ad individuare le aree in cui l’Amministrazione intende effettuare questo intervento, pertanto con le due delibere di Giunta numero 47 del 5 aprile 2007 e 55 del 12 aprile 2007, nonché con la delibera di Consiglio Comunale numero 24 del 13 aprile 2007 l’Amministrazione ed il Consiglio Comunale non hanno fatto altro che ratificare la volontà dei privati di attuare le previsioni del vecchio strumento urbanistico – e voglio ricordare che comunque noi siamo in questa fattispecie – vigente all’epoca in cui i piani sono stati redatti; non abbiamo fatto altro che recepire la volontà dei privati.
A questo punto, poiché l’Amministrazione ha riconfermato l’intenzione di effettuare gli interventi nelle zone su cui già erano arrivate le proposte dei privati, abbiamo ritenuto inutile e superflua la procedura di bando proprio perché, ripeto, andavano soltanto individuate le aree. Le aree sono state correttamente individuate e, a quel punto, scattava la seconda fase, vale a dire la fase in cui dovevamo individuare, discutere, concordare, poiché si trattava di diritti dei privati, quali fossero le modalità degli interventi che si andavano a proporre. Ecco perché abbiamo redatto una proposta di Piano Operativo che, in base all’articolo 45 della Legge Regionale che – vi leggo rapidamente – riguarda in ogni caso soltanto ed esclusivamente gli strumenti urbanistici generali vigenti “… alla data di entrata in vigore della presente legge conservano validità fino all’approvazione del R.U. A partire da tale data le previsioni di detti strumenti urbanistici riguardanti le aree esterne al perimetro dei suoli urbanizzati individuati dal R.U. restano in vigore quali previsioni strutturali e ricognitive la cui attuazione è subordinata alla definizione di piani operativi o accordi di localizzazione“.
Questo è per dire che, anche nella fattispecie, ci siamo mossi nel pieno rispetto legislazione vigente; evidentemente va fatta una distinzione tra i piani operativi previsti come attuazione del Regolamento Urbanistico, che quindi l’Amministrazione, se e quando deciderà di farlo, provvederà ad elaborare, ed il Piano Operativo che raccoglie i dieci piani che nelle more sono arrivati; dieci piani che avevano già in sé stessi l’individuazione delle aree, per cui non era assolutamente necessario procedere alla cosiddetta fase di bando.
Ritengo di aver fornito tutti i chiarimenti e le precisazioni che mi erano stati richiesti e pertanto lascio la parola al Sindaco.
PRESIDENTE
Prego, Sindaco.
SINDACO
Grazie, Presidente. Devo dire, concordando con l’Assessore, che il dibattito che ha accompagnato la proposta di Regolamento Urbanistico presentata in Commissione e poi approdata, con le ultime valutazioni, in Consiglio rappresenta sicuramente uno dei momenti più alti di questa consiliatura; uno dei momenti più alti, ritengo, in assoluto della vita amministrativa della nostra città, che spesso si è ritrovata a discutere di queste problematiche.
Io vorrei partire dagli inizi della storia urbanistica della nostra città, da quando, intorno al 1840, dopo Napoli e dopo Palermo, Potenza è la prima città del Regno in cui la ristrutturazione urbanistica viene affidata ad un organo tecnico-amministrativo. Già allora la città doveva affrontare problematiche, ahimè, ancora attuali; potremmo dire ancora le stesse. La persistente carenza delle abitazioni provocava un elevato prezzo dei fitti, oppure già allora si parlava della necessità di nuove norme regolanti l’esproprio del suolo dei privati per le aree dove realizzare l’ampliamento della città. Eravamo nel 1842 ed intendente era Francesco Benso, Duca della Verdura. Erano gli anni in cui si prendevano decisioni importanti, in cui si decideva di non consentire più la costruzione dei sottani, anni in cui si realizzava la piazzetta Duca della Verdura e così via.
Un’altra data storica per la nostra città è il 1928 – lo anticipo, e riprenderò poi questo passaggio – quando il Piano Regolatore di cui si andavano a definire le linee essenziali era un piano per il quale si chiedeva che prevedesse l’espansione urbanistica verso i due scali ferroviari: Inferiore, sul Basento, e Superiore, a Santa Maria, per prospettare la possibilità di collegare queste due zone con una metropolitana, sfruttando il progetto del tronco ferroviario delle linee Calabro-Lucane che da Laurenzana raggiunge Potenza per poi andare ad Altamura e a Bari.
Ancora un problema vecchio che ritorna nelle nostre discussioni: le questioni del trasporto pubblico locale; le questioni della metropolitana leggera e poi ancora, in quella stessa data, alcuni problemi di espansione che ci hanno spesso portato a discutere di errori, ignorando che a valle, sul Basento, oltre lo scalo ferroviario, vi è una zona che si presta all’espansione della città; ignorando questa zona lungo il Basento il nuovo Piano Regolatore prevede l’espansione della città sul versante settentrionale opposto, con ampliamento e ristrutturazione del Rione Santa Maria.
In ultimo, le considerazioni sull’immediato dopoguerra. Sottolineo che questo è il commento di Tommaso Pedio; sto leggendo un suo volume che distribuiremo a tutta la città attraverso i ragazzi delle nostre scuole elementari: “Potenza, dalla fondazione al Ventesimo Secolo”, un volume che dedica tutta la parte finale, la seconda parte del volume stesso, alla storia urbanistica. E’ nell’immediato dopoguerra, commenta Pedio, che si ripetono sempre gli stessi errori: si continua a costruire prima la casa, poi la strada ed i servizi e così via.
Quindi, un tema di straordinaria attualità, un tema che ha visto spesso ripiegarsi questa Assise in analisi, considerazioni, valutazioni. E’ un tema che ha molto a che fare con la qualità urbana, per conseguire la quale e per rispondere al complesso dei bisogni della nostra comunità bisogna lavorare ad una serie di azioni complesse, i cui strumenti operativi investono vari ambiti che appartengono sia all’azione di uno stesso livello istituzionale, sia all’azione di diversi livelli istituzionali. Per tutti tali ambiti, sia quelli che operano in una dimensione orizzontale all’interno di uno stesso livello istituzionale, sia quelli che operano in una dimensione verticale tra più ambiti istituzionali, si impone una combinazione virtuosa, finalizzata a conseguire risultati secondo obiettivi, tempi, modelli, standard da doversi conseguire con costi definiti, con costi precisi.
In questo progetto composito, che consente di cogliere il risultato di una più alta qualità urbana, un ruolo fondamentale, un ruolo centrale è rappresentato dagli strumenti urbanistici. Essi rappresentano l’elemento base per l’attuazione di progetti amministrativi con ben definiti temi e ben definiti obiettivi da perseguire. Potremmo affermare che non c’è qualità urbana senza un adeguato strumento urbanistico e non c’è sviluppo del territorio senza un’adeguata pianificazione dello stesso. Produrre adeguate politiche urbanistiche significa, quindi, creare condizioni nuove per la realizzazione di un’edilizia di qualità, per un approccio meno aggressivo e compatibile nelle trasformazioni del territorio, per una nuova politica ridistributiva dei vantaggi legati all’attività edilizia, abbattendo la rendita fondiaria e determinando condizioni più favorevoli per gli interventi di edilizia sociale, nonché per innescare processi di rinnovo urbano e di interazione tra funzioni pubbliche e servizi avanzati, anche al fine di promuovere forme innovative di impresa.
Ad inizio consiliatura tutto ciò emerse in maniera assolutamente chiara. Ricordo le emergenze di quei primi mesi: Bucaletto. Occorreva far partire il piano di riqualificazione; con l’ATER si avviarono procedure per espropriare aree ove costruire cento alloggi popolari, ancora in corso. Bucaletto esprimeva che cosa, già allora, e con forza? Esprimeva la fame di case popolari nella nostra città. Ne erano state realizzate solo 250, ossia quante ne sono state realizzate a Rionero, a Melfi, a Venosa nei 15-20 anni precedenti e ad oggi abbiamo nella nostra città oltre 900 famiglie che hanno diritto all’assegnazione di una casa popolare. Bucaletto esprimeva la carenza di aree fruibili con una destinazione d’uso di edilizia sociale ed esprimeva i limiti della procedura di esproprio quale criterio per acquisire i suoli destinati alle case popolari ed all’edilizia sociale.
Macchia Romana. Esplose subito, ad inizio consiliatura. Il rilascio dei permessi a costruire nel comparto di Macchia Romana, peraltro assolutamente legittimi, è stato la sintesi anch’esso di tante cose, è stato l’espressione dei limiti di previsione del Piano Regolatore Generale, sia con riferimento alle aree di espansione (lo abbiamo letto: già nel 1928 si parlava di questa previsione, sbagliata, verso quelle aree), sia rispetto agli indici. Era espressione dei limiti di una previsione infrastrutturale che non dotava di un’adeguata viabilità di accesso e di altri servizi una zona dove nasceva un quartiere con oltre seimila abitanti. Era espressione dei limiti di una pianificazione di dettaglio infelice, che non ha garantito spazi pubblici, verde, viabilità pedonale e veicolare interna al quartiere, dei limiti di un mercato della casa insostenibile, con prezzi troppo alti e troppo condizionati dalla rendita fondiaria.
Piano Campagne. Esplose dopo tre mesi. La sua bocciatura rilanciava l’esigenza di dare risposte alle aree rurali, innanzitutto per le destinazioni d’uso.
Gallitello. I problemi fortissimi di traffico e di carenza di parcheggi che in maniera particolarmente acuta si manifestavano nell’area del Gallitello e la questione trasporto pubblico che, a sua volta, si manifestava anche con la crisi del rapporto con la STI rimandavano all’esigenza primaria di un nuovo sistema della mobilità cittadina. Mettere mano a questi problemi che subito emersero significava mettere mano, fondamentalmente, alle questioni urbanistiche della nostra città. Ecco perché chiamammo a Potenza Campos Venuti, Federico Oliva, Biogas: per una riflessione su tutte queste problematiche.
C’era, inoltre, una legge regionale da applicare, la Legge Regionale 23/99 che imponeva al 31 dicembre 2005 l’adozione del Regolamento Urbanistico, in assenza del quale sarebbero scattate norme di tutela. Occorreva operare, ed anche rapidamente, considerato che un regolamento urbanistico non si inventa. D’altronde, la stessa Amministrazione precedente aveva cominciato ad operare proprio sul Regolamento Urbanistico, lasciandoci in eredità una delimitazione del perimetro urbano (che abbiamo avuto modo di vedere proiettata qualche giorno fa, in una pubblica assemblea), perimetrazione molto più stretta di quella attuale.
Non c’era possibilità. Oggi è facile porre il problema di fare prima il Piano Strutturale. Il Piano Strutturale esige una dotazione di conoscenza del territorio, su cui ci stiamo attrezzando. Le scadenze del Regolamento Urbanistico imposte dalla legge regionale, pena il blocco dell’attività, ci imponevano di andare in quella direzione. Per farlo seriamente occorreva un Ufficio di Piano, che non avevamo. In meno di un anno abbiamo trovato le risorse, attrezzato un ufficio con le necessarie attrezzature, lo abbiamo dotato di un suo dirigente capace di governarlo, di una decina di tecnici bravi e capaci, abbiamo formalizzato il rapporto con Campos Venuti e Federico Oliva e siamo partiti, ed abbiamo operato in parallelo con l’Ufficio di Piano e l’Ufficio Edilizia, guidato con altrettanta capacità dall’ingegner Rocco Robilotta.
Laddove si è parlato di contrapposizione tra i due uffici, si è sbagliato; ci sono stati anche confronti, spesso serrati, ma i due uffici hanno operato in maniera congiunta ed anche sinergica, ben sapendo che uno operava sull’attuazione del P.R.G. vigente, che non poteva essere bloccata, e l’altro stava operando in applicazione di una legge regionale, a costruire il Regolamento Urbanistico, ben consapevoli che il Regolamento Urbanistico è lo strumento con cui offrire risposte importanti ed immediate a questioni come la casa, il verde e la viabilità. Sapevamo anche che andava considerato, quel Regolamento Urbanistico – come peraltro dice la legge – l’avvio di un percorso il cui punto di arrivo deve essere il Piano Strutturale. E’ vero che la legge stabilisce una gradualità tra i vari piani, partendo dallo Strutturale e scendendo fino al Regolamento Urbanistico, ma è vero anche che nella sua fase di avvio la legge individua il primo passo, il Regolamento Urbanistico, per poi inserirlo in un contesto più ampio che è quello del Piano Strutturale. Sembra una contraddizione ma, se guardiamo bene anche all’esperienza che abbiamo consumato, c’è una logica in tutto questo.
Abbiamo da subito cominciato a lavorare anche allo Strutturale, e l’elemento di novità è stato l’averlo dimensionato su scala metropolitana, immaginando un unico di pianificazione per la città di Potenza con i nove comuni limitrofi ed il documento preliminare, un documento storico, vero, frutto di analisi, studi, verifiche, confronti su tutti gli strumenti di pianificazione ed analisi delle carte tematiche disponibili, è sostanzialmente pronto.
Si è parlato di PruSST, ma era ben altro. Una sommatoria di opere che hanno interessato quindici comuni senza nessuna comune visione strategica e di pianificazione, senza studi di base, senza analisi degli strumenti di pianificazione di ogni comune e con uno strano coinvolgimento di privati che non si comprende bene in quale reale progetto di pubblico interesse siano stati coinvolti con i PruSST (sarebbe il caso su questo di aprire un dibattito, in un altro momento).
Abbiamo presentato il Regolamento Urbanistico nel dicembre 2006, dopo 18 mesi; era l’ultima scadenza utile offerta dalla Legge Regionale. Da quel momento vi è stato – ha ragione Alessandro: fu presentato in una pubblica assemblea, già allora definendo ed individuando in maniera chiara criteri, modalità, ambiti e quant’altro – un percorso straordinario, un percorso di completamento dello stesso, ma completamento nei dettagli, sostanzialmente. Il giugno 2007 era l’ultima data che la Finanziaria Regionale ci consentiva di confronto con la Conferenza di pianificazione, duro, di confronti con la città (sono stati ricordati i momenti, le tappe in cui la città è stata interessata al Regolamento Urbanistico e chiamata ad esprimersi), di straordinario approfondimento in Commissione (l’abbiamo più volte detto: un lavoro pressoché unico a livello istituzionale, ed anche questa è una cosa di cui dobbiamo andare orgogliosi e per la quale mi corre l’obbligo di ringraziare il presidente Rinaldi).
Da allora – è vero – vi è stato anche un momento convulso e controverso: il ritiro dei sette piani. Francamente lo rifarei. Comprendo e rispetto le opinioni e il lavoro della Commissione e del suo Presidente, ma francamente lo rifarei. Solo quattro mesi prima avevamo presentato il Regolamento Urbanistico ed avevamo approvato in Giunta il relativo documento tecnico richiestoci dalla Regione. Le norme regionali, anche se non chiare (condivido), rimandavano l’attività delle Amministrazioni al solo perfezionamento del Regolamento Urbanistico. Troppo forti ed anche formali erano state le scelte dell’Amministrazione, per cui la gente non avrebbe compreso come da un lato si proponesse un nuovo modo di operare e dall’altro i sette piani, senza tener conto in quella fase dei pareri degli uffici regionali in vista della Conferenza di pianificazione.
Oggi il Piano Operativo risolve il problema, fa giustizia anche rispetto a tanti equivoci che ci sono stati intorno a quella vicenda e, da vero strumento della transizione, ci fa anche saggiare i primi vantaggi dell’applicazione dei principi della perequazione, ottenendo come Amministrazione suoli gratis e prezzi calmierati per l’edilizia sociale.
Quella transizione, in verità, pure avevamo avviato con una delibera che imponeva ai consorzi cessioni gratuite dei suoli per le opere di urbanizzazione, con la loro realizzazione a carico dei privati e, cosa non da poco, da effettuarsi prima della costruzione degli edifici. Ahimè, purtroppo nel passato non solo le opere di urbanizzazione erano a carico dell’Amministrazione, ma anche le aree per attrezzature pubbliche non venivano cedute gratuitamente. Le stesse erano, infatti, oggetto di scomputo rispetto agli oneri di urbanizzazione. Capite bene quanto è importante quello che è successo in questi tre anni, tra quelle delibere, la perequazione, il Regolamento Urbanistico e quant’altro. Erano oggetto di scomputo, non solo, ma anche per comparti recenti (quali Poggio Tre Galli, Parco Aurora, Zona G) l’Amministrazione non ha proceduto nemmeno all’acquisizione dei suoli, operazione che solo oggi abbiamo avviato, non senza difficoltà, stante il tempo passato e la successiva scomparsa di alcuni consorzi.
Pensate ad un caso banalissimo, dovuto al fatto di non aver imposto la preventiva realizzazione delle opere di urbanizzazione a Parco Aurora: quel quadrato dove era previsto un campo da tennis. Noi stiamo sistemando tutta l’area, e quel quadrato, che era da doversi fare a carico di un consorzio che oggi, di fatto, non esiste più, resta tale, un luogo di degrado, e noi abbiamo anche difficoltà ad intervenire, perché non è di nostra proprietà.
Oggi siamo qui con uno strumento che apre una nuova stagione per la città e che la colloca anche tra le più riformatrici nel settore. Il Sole 24 Ore ci ha tributato una pagina parlando della qualità della nostra proposta, parlando di “Città Laboratorio”. Secondo me dobbiamo esserne orgogliosi. E’ un piano su cui giustamente molto si è detto, molto si è studiato, molto si è valutato nei contenuti più concreti (come è giusto che sia). Molto si è detto dei DUSS, dei DUT, dei DUP, molto si è discusso in Commissione, molto – giustamente, Raffaele, – si è cambiato.
Sono i momenti in cui si parla di volumetrie da atterrare sul territorio; ma poco si è detto, con riferimento al Regolamento Urbanistico, o forse poco si è compreso, dei due pilastri che ne rappresentano l’anima, prima ancora delle novità introdotte dalla perequazione. Parlo del sistema viario e del sistema dei parchi, su cui voglio soffermarmi e che bene sarà spiegare e diffondere, Alessandro, all’intera città.
Il sistema della viabilità nel vecchio P.R.G. – vecchio ormai va considerato, a prescindere dalla nostra adozione; il 31 marzo in Basilicata tutti gli strumenti urbanistici vengono congelati – era centrato su un sistema di opere che possiamo vedere lì: la tangenziale esterna, la tangenziale interna, la mediana, la trasversale nord-sud, oltre che l’anello metropolitano il cui costo complessivo è superiore ai 250-300 milioni di euro.
Oggi si propone un sistema della mobilità urbana – avremmo modo di ritornarci con il P.U.M., con il lavoro che ha seguito Donato Coviello – che ha un costo complessivo di circa 60 milioni di euro, che per un terzo sarà coperto dai privati circa e per due terzi dall’Amministrazione, ritenendo ragionevole – quando si è lavorato all’impostazione del R.U. – di poter destinare come Amministrazione, nei prossimi cinque anni, 40 milioni di euro a tale settore tra i vari canali di finanziamento disponibili.
Questo sistema realisticamente attuabile sul lato orientale è centrato sulla metropolitana (che già si citava nel ‘28 e che oggi finalmente è una realtà, che già dispone di sette stazioni che diventeranno dieci) e sull’interscambio gomma-ferro. Si nota, in particolare, un “braccio” che è una risalita meccanizzata per servire un’area di 10.000 abitanti, quella di Macchia Romana.
Per il resto, questo piano, che sta alla base del R.U., integra quattro grandi opere che stiamo realizzando: Nodo complesso (sono indicate in verde), nodo ospedaliero, tangenziale Dragonara (quella a cui sta lavorando la Provincia), strada Canale. Recupera queste quattro grandi opere e propone sul lato nord-occidentale la grande gronda, quella che rappresenta, di fatto, la vera sostituzione della tangenziale e che, con un sistema che completa ed integra la viabilità esistente e quella dei piani attuativi, realizza un collegamento dell’area nord della città con la Basentana.
Da sottolineare, inoltre, l’asse di penetrazione da nord, da Via Appia, a Via Messina, a Via Ancona, a Via Anzio; l’asse di penetrazione da est (tangenziale-Regione Basilicata); l’asse di penetrazione nord-occidentale (Piani del Mattino-Via Giovanni XXIII); la centrale Via Armellini, in funzione della chiusura del Centro Storico ed anche di una nuova destinazione di Via Mazzini. Inoltre, un sistema di importanti rotatorie che snelliscono l’intero sistema. Tutto ciò a costi definiti; non solo, ma inserito in un progetto più vasto, previsto nel P.U.M., che definisce in maniera programmata il collegamento della città con il territorio metropolitano. Questo sistema della viabilità non è fine a se stesso, è già inserito in un ragionamento previsto nel P.U.M. che collega la città con il territorio metropolitano. Questo è il primo asse portante del Regolamento Urbanistico, chiaro, preciso, definito, ragionato, quantificato, inserito in un contesto territoriale. Il primo pilastro.
Il secondo asse portante è il sistema dei parchi e delle vie verdi, anch’esso da ben comprendere. In ambito urbano oggi abbiamo sette parchi, per una superficie di circa 11 ettari. Eccoli lì, sono elencati. Tra questi ce ne è uno di circa 2 ettari (il 20% dei parchi presenti in ambito urbano): è il Parco dell’Europa Unita, che di recente abbiamo realizzato.
In ambito periurbano abbiamo 30 ettari per altri tre parchi: il parco di Rossellino, il parco di Sant’Antonio la Macchia ed il parco del Basento. Per quest’ultimo abbiamo già definito un progetto di riqualificazione, in fase di ultimazione, per un finanziamento di un milione e mezzo di euro. Oltre a ciò, abbiamo 30 ettari, in questo momento, di parchi attrezzati derivanti da standard di piani attuativi in corso di realizzazione. Anche qui per uno di essi, il più significativo, il parco di Macchia Romana, abbiamo un finanziamento di un milione di euro già destinati e progettazione in corso. Complessivamente abbiamo, quindi, disponibili, tra ambito urbano e periurbano, circa 71 ettari destinati a parco.
Il R.U., sia chiaro, sulla base di ragionamenti e scelte, nel solo ambito urbano individua aree che, attraverso la cessione gratuita all’Amministrazione comunale, consentiranno di avere parchi per 78 ettari; una superficie che raddoppia quella attuale (sono quelli in verde più intenso), senza tener conto delle cosiddette aree di stabilità ecologico-ambientale, che non consideriamo propriamente verde attrezzato. Solo nell’ambito urbano, quindi, noi raddoppiamo il verde pubblico di cui oggi dispone la città tra ambito urbano e ambito periurbano. I parchi: 78 ettari.
Ma stiamo ragionando sul Regolamento Urbanistico, già ancorato alle previsioni di P.S.M., visibili nelle tavole che sono state disponibili per gli studi che hanno accompagnato il R.U. Tali previsioni consentono di sapere che nel periurbano più vicino alla città (le masse verdi esterne alla perimetrazione dell’ambito urbano) ci sono altri 263 ettari di parchi e verde pubblico che rappresentano e vanno a definire delle reti di continuità di straordinario interesse. Guardate: la rete di continuità Macchia Romana-Sant’Antonio la Macchia; l’asse del Riofreddo; l’asse del Basento, che incorpora l’attuale tratto, definita parco; l’altro grande asse a nord-ovest; Botte; Macchia Giocoli; area Cimitero; Dragonara.
Tutto ciò è la base ragionata di un sistema di vie verdi, che pure fa riferimento ad una tavola che accompagna il Regolamento Urbanistico, che caratterizzerà la città del futuro e che dal centro proietterà la città verso le aree a valenza paesistica ed ambientale già indicate nelle tavole di P.S.M., quelle più vaste, verdi, esterne alla città.
Inoltre, il P.S.M. già individua e delimita, accompagnandolo come elemento di riflessione al R.U., le cosiddette aree-progetto, cioè aree delimitate da destinare a studi specifici ambientali e strutturali, tra cui l’area vasta Cip Zoo-ponte Musmeci, l’area Viviani-Parco Seminario, l’area vasta Bucaletto-Parco Sant’Antonio la Macchia, tutto l’asse di Via Appia con il suo verde storico, l’area Via Armellini-Via Mazzini, l’area del parco Baden Powell-rondò Ospedale – consentitemi di citarlo; è un piacere avere tra noi il vicepresidente della Provincia, visto che a quel parco è così affezionato -, area Botte-Via Messina, Viale del Basento.
Alla luce di tutto ciò emerge un ragionamento sulle aree verdi che parte dal Regolamento Urbanistico, da quello che già ci offre oggi, da quello che ci consente di avere gratuitamente (quei 78 ettari in parchi urbani), si allarga alle previsioni del periurbano per altri 270 ettari, si allarga al ragionamento più complessivo, individua i settori di continuità e le vie verdi e ci consente di fare un ragionamento che come città dovremmo fare nostro nelle viscere, e comprendere un aspetto di straordinaria potenzialità che appartiene a tutti noi. Alla luce di tutto ciò, se consideriamo la nostra particolare ubicazione geografica e la relativa distanza dalle linee di costa, che rappresentano il luogo privilegiato del nostro Sud, dove si sono sviluppate le principali direttrici di sviluppo, quello che ha rappresentato, per noi e la nostra area vasta, un oggettivo ostacolo allo sviluppo diventa una peculiare caratteristica del nostro territorio, vale a dire la natura di area interna dell’Appennino.
Potenza, la nostra città, oggi costituisce una delle principali realtà dell’Appennino meridionale; la sua storia, le sue peculiari caratteristiche affondano le proprie radici proprio in tale ragione. L’antica Vaglio, di cui Potenza è la prosecuzione storica e geografica, era la capitale dell’antica Lucania. Nel 1806 diveniamo capoluogo di regione anche perché ubicati baricentricamente e strategicamente nel territorio interno tra Puglia e Campania. Fra le realtà che presentano caratteristiche orografiche e posizione geografica in qualche modo assimilabili alla nostra, quindi, la città di Potenza – dobbiamo dircelo e dirlo con forza – rappresenta l’unica città con un’area di influenza territoriale così estesa e con funzione di capoluogo di regione. Anche, quindi, alla luce dell’impostazione e della finalità di quell’altro pilastro su cui poggia il R.U., il pilastro verde, possiamo dire che la nostra città può tranquillamente essere definita come il capoluogo dell’Appennino Lucano in questo contesto.
Alla luce di questi due pilastri e di tutte queste considerazioni, alla luce di questi due ragionamenti forti, che inevitabilmente – lo comprendo – sono stati un po’ marginali nella discussione del R.U. – perché, purtroppo, rappresentano due elementi che non determinano reazione perché non parlano di volumetrie e di questioni più legate alle specificità del territorio (di cui, come è giusto che sia, spesso si discute in una comunità) -, accanto a tutto ciò e solo dopo tutto ciò e in funzione di tutto ciò viene il resto, con tutto il suo carico di innovazione connesso alle intuizioni del professor Campos Venuti e del professor Federico Oliva, che protagonisti sono stati anche nella prima fase.
Dopo tutto ciò viene anche l’elemento fortemente innovativo legato alla concreta applicazione in ambito R.U…Mi dispiace che non ci sia il collega Graziadei; mi dispiace due volte, innanzitutto perché non c’è come tecnico e come Presidente dell’Ordine, e poi perché è assente come consigliere comunale e capogruppo. Non si può essere assenti in occasione di questi che sono i momenti di svolta di una città; sono i momenti in cui bisogna avere il coraggio di esserci e di votare anche contro. La stessa cosa vale per chi è assente. I motivi di incompatibilità, quando si parla di strumenti così generali, sono molto flebili e poco da comprendersi come elementi di giustificazione.
Qui ognuno di noi ha il dovere di svolgere fino in fondo il proprio ruolo di consigliere comunale, di prendersi la responsabilità di fronte alla città anche di dire che le cose non ci piacciono, anche di dire che questo, forse, non è lo strumento adatto. Però bisogna dirlo in quest’aula, prendendosi responsabilità tecniche, politiche e personali, fino in fondo; viene meno il motivo per cui siamo qui, viene meno il motivo per cui ci siamo candidati, quattro anni fa, per fare i consiglieri comunali, se in un momento topico non si ha il coraggio di stare in aula, come tutti voi siete che presenti (in un’aula affollata come raramente è successo), pronti a seguire un dibattito troppo lungo. E poi, consentitemi di dirla fino in fondo: se c’è incompatibilità, non c’è nel momento ultimo in Consiglio Comunale, c’è soprattutto nelle Commissioni quando si discute e si pongono i problemi.
La perequazione urbanistica sappiamo bene – e ce l’ha spiegato Campos Venuti – che è qualcosa che si può applicare in maniera diversa. Certo, sappiamo che la cubatura si può prendere e si può atterrare (e Raffaele quante volte ce lo ha ricordato, e in un emendamento ce lo ha anche proposto)… però noi siamo in un contesto diverso, il contesto per cui un emendamento è stato riposizionato. Siamo nel contesto in cui applichiamo la perequazione in ambito R.U. perché stiamo operando in un contesto normativo di una fase specifica della pianificazione. Applicando la perequazione in ambito R.U. oggi i DUSS, i DUT e i DUP rappresentano sicuramente la migliore risposta e un modo moderno e riformatore di guardare all’urbanistica. Superiamo finalmente i limiti del vecchio P.R.G., i limiti di una vecchia legislazione, quella del ’42, che svolgeva la sua funzione in un contesto sociale ed economico diverso del nostro Paese, una legislazione che aveva favorito strumenti che oggi si rivelano molto rigidi nell’essere conformativi della proprietà e che hanno determinato nel tempo rendite molto alte dei fondi.
D’altronde, anche nelle realtà urbanisticamente più avanzate – ci è stato spiegato – l’attuazione dei P.R.G. è stata lenta, è stata parziale, è avvenuta con iter amministrativi complessi, iter non adatti alle esigenze di adeguamento alle mutevolezze del mercato o per l’utilizzo di fondi europei o per accedere a nuovi strumenti di sviluppo, senza tener conto che in Italia, nel Paese, mediamente non si è superato il 15-20%, livello bassissimo, di attuazione di infrastrutture e di servizi.
Con la perequazione, le aree hanno uguale indice, non c’è differenze tra suolo destinato ad edificazione e suolo destinato a strade, le aree per servizi pubblici vengono acquisite gratuitamente al Comune e non già per espropri, come già avviene in quelle realtà che spesso additiamo come riferimento: Torino, Verona, Padova, Reggio Emilia.
I privati vanno rispettati e tutelati nell’investimento: guai se immaginassimo che tutto questo ragionamento debba essere un qualcosa contro chi investe. Quei processi di investimento sono l’elemento che completa il quadro e ci consente di cogliere gli obiettivi complessivi della crescita e della qualità urbana. Diamo ai privati, quindi, che vanno rispettati e tutelati nell’investimento, un indice perequativo ed in cambio acquisiamo suoli per l’edilizia sociale e per i servizi. I suoli per infrastrutture pubbliche sono ceduti all’Amministrazione e le opere di urbanizzazione vanno rigorosamente realizzate prima, e a carico dei consorzi, come è già successo nel C1C, nel C7/2 e così via. Inoltre, il Regolamento Urbanistico prevede la possibilità di realizzare circa 800-900 alloggi di edilizia sociale su aree che saranno acquisite a costo zero.
Credo che raramente sulla discussione di uno strumento urbanistico ci si sia soffermati sulle questioni connesse, così come stiamo facendo noi, all’edilizia sociale, alle infrastrutture pubbliche, al verde pubblico, alle esigenze della viabilità…
Nell’ambito urbano realizziamo 13 mila stanze – ci è stato spiegato: circa 1.500-2.000 in meno di quanto era previsto nel vecchio P.R.G. – e con esse, che sono il 10% dell’esistente (125.000 stanze), noi raddoppiamo le aree per i servizi della città (passando da 13 a 26 metri quadrati di servizi per ogni abitante) ed offriamo, finalmente e realmente, una vera risposta alle nostre aree rurali.
Non a caso, guardate, è stato l’unico vero movimento che abbiamo avuto in città, spontaneo, ma che ci ha preso di petto e che ci ha costretti a confrontarci e a comprendere, devo dire anche sulla scia di sollecitazioni che già venivano dai consiglieri comunali, mediamente tutti conoscitori della problematica, ma che in alcuni casi avevano conoscenza e sensibilità specifiche. Quel movimento ha rappresentato la prova di come una società civile possa organizzarsi e confrontarsi con le istituzioni.
Le nostre aree rurali sono state storicamente penalizzate nei processi di crescita, perché vincolate ad una sola, semplice e banale norma, con la sola destinazione di tipo agricolo. Pensate: il 70-80% del territorio comunale, una ricchezza straordinaria abbandonata a se stessa; una norma che dice 0,03-0,07 e null’altro; lotto minimo 1.500 metri quadrati e via. Certo, dovremo andare a definire il tutto nella pianificazione nel modo migliore quando metteremo mano allo Strutturale, ma è evidente che quella norma a cui è stato abbandonato per decenni il territorio ha consentito solo quel tipo di destinazione d’uso, impedendo qualsiasi attività commerciale o qualsiasi attività di tipo direzionale.
Abbiamo assistito, pertanto, al proliferare di destinazioni d’uso per annessi agricoli e, in parte, solo per abitazioni, vale a dire che non si sono potute cogliere, nel territorio rurale, quelle opportunità di sviluppo connesse a molti strumenti che finanziavano attività di altro genere. Se si voleva aprire un’edicola, una salumeria, una piccola attività commerciale di qualsiasi genere, non era possibile. Il Regolamento Urbanistico fa uno sforzo in questa direzione. La legge regionale non l’avrebbe consentito. La Regione ha compreso che non si poteva abbandonare il territorio, le aree aperte, e bloccarle completamente in attesa dello Strutturale; bisognava intervenire, ed intervenire subito.
Con il Regolamento Urbanistico sarà possibile recuperare i tanti annessi agricoli sparsi sul territorio e ad oggi non utilizzati, che sono un elemento di degrado, trasformandoli, anche attraverso l’accorpamento (così come ci è stato illustrato da Raffaele nell’emendamento), in superfici utili abitative, attraverso l’asservimento di suoli su tutto il territorio comunale con l’indice 0,03. Inoltre, in 70 agglomerati, che finalmente definiscono piccole realtà urbane in attesa dei veri e propri nuclei da poter paragonare ai quartieri urbani, sarà finalmente possibile avere destinazioni d’uso per attività commerciali e, così come ci è stato anche richiesto, per studi professionali e piccole attività direzionali. Ancora: nel rispetto di una norma nazionale, con un lotto minimo che abbiamo definito in 4.500 metri quadrati, vale a dire in funzione della capacità di definire una superficie abitativa che corrisponde all’abitazione minima di 45 metri, sarà possibile edificare con un indice pari a 0,03 metri cubi a metro quadro. La piccola attività agricola, infine – e quante sollecitazioni abbiamo avuto di questo tipo -, che è anche tutela del territorio, viene salvaguardata dalla possibilità di poter continuare ad utilizzare l’indice dello 0,07.
Questo è il Regolamento Urbanistico, con tutte le sue opportunità. Ce lo ha spiegato bene il professor Campos Venuti. Questo non significa che domani ci alziamo e abbiamo un’altra città, ci alziamo e abbiamo risolto tutti i nostri problemi, ma significa che abbiamo aperto, abbiamo cominciato a camminare su una nuova strada. Il Regolamento Urbanistico è strumento di svolta, di per sé non è strumento di arrivo, è punto di partenza di una nuova stagione, quella del pensare e quella dell’agire in termini moderni.
Il lavoro straordinario che ha fatto la Commissione, al di là dei colori politici – di questo dobbiamo dare atto -, il lavoro straordinario che il Presidente ha voluto soprattutto nella fase di conoscenza, quando l’approfondimento è stato fortissimo, quando, ahimè, nessuno ha seguito i lavori, ad eccezione di quel signore che, in qualche modo, rappresenta la città, e la rappresenta straordinariamente bene per sé stesso, un po’ di meno per la capacità che essa ha avuto di partecipare… Quei lavori hanno consentito una conoscenza approfondita del Regolamento Urbanistico, hanno consentito allo stesso di essere modificato con uno scatto in avanti.
Noi abbiamo conservato – mi piace dare questa idea – l’impalcato del Regolamento Urbanistico (era una delle grandi preoccupazioni che avevamo, con l’Ufficio, con i tecnici, con l’Assessore, con il Professore), ma abbiamo conservato anche l’impalcato dei ragionamenti fatti in Commissione, di quegli elementi e di quelle riflessioni che ci hanno consentito di portare la soglia complessiva del Regolamento Urbanistico più avanti, la soglia dei suoi livelli di innovazione, la soglia della sua capacità di essere utilizzato realmente, la soglia della sua capacità di non essere elemento giudicato strumentalmente rispetto alla storia reale, quella di tutti i giorni, legata anche alle questioni connesse al Regolamento Urbanistico, alle attese su questo strumento, alla mentalità che aveva determinato per decenni.
Alla luce di queste considerazioni, alla luce di quanto è successo questa mattina in aula, alla luce delle cose che ci siamo detti, io vorrei che questo fosse il Regolamento Urbanistico di tutti, non il Regolamento Urbanistico della Giunta, non il Regolamento Urbanistico della Maggioranza. Credo che il lavoro fatto in Commissione, che vi fa onore, ed anche quello di stamani, ci consenta di poter dire che questo è un Regolamento Urbanistico che appartiene all’intero Consiglio Comunale – questo è l’auspicio -, nel rispetto di tutti voi e di tutte le critiche che sono state sollevate al Regolamento Urbanistico.
Devo ringraziare di nuovo, per il risultato raggiunto, l’architetto Di Vito, l’ingegner Robilotta, l’Ufficio di Piano, i professori Campos Venuti e Federico Oliva, l’assessore Singetta, che con grande onestà intellettuale è stato consapevolmente sostenitore di una scelta di principi e di indirizzi, non già persona che ha subìto un lavoro che era stato fatto ed avviato precedentemente da Blasi e Logiudice, tutt’al più integrandolo e migliorandolo, ma che su quella stessa scia, con grande correttezza intellettuale, ha portato in campo le sue capacità professionali, che in questo settore sono assolutamente utili. Grazie anche a lui, grazie alla Conferenza di pianificazione, grazie all’architetto Viviana Cappiello, grazie alla Terza Commissione Consiliare e al suo presidente Rinaldi – lo ribadisco -, grazie alla Giunta che ha voluto condividere costantemente e collaborare, ciascuno per la propria parte, a questo risultato, grazie al Consiglio Comunale e grazie a te, presidente Campagna. Grazie – consentitemi finalmente di poterlo dire, una volta; l’ho sempre alle spalle e me lo dimentico sistematicamente – al nostro Segretario Comunale, che con il suo lavoro rigoroso, caratterizzato sempre da totale disponibilità, anche in questa occasione ci ha consentito di dirimere dubbi, di avere la “barra dritta”, di avere la consapevolezza che stiamo lavorando nell’interesse unico e sovrano della nostra comunità.
PRESIDENTE
Ringrazio il Sindaco per il suo intervento. Consentitemi di associarmi ai suoi ringraziamenti, in particolare per quanto riguarda il professor Vito Giordano, che ha avuto l’amabilità, la bontà e la pazienza di seguire, fin dall’inizio, i lavori in Commissione. Avremmo preferito, e ci saremmo augurati, che i lavori fossero seguiti da più cittadini, proprio perché questo è uno strumento rivolto verso la città, per il futuro della città. L’abbiamo detto più volte, ma continuiamolo a ripetercelo: vedere l’assenza della città, o la scarsa presenza della città, su queste tematiche è una cosa che come Consiglio Comunale ci deprime.
Consentitemi, per dovere d’ufficio, di precisare che i consiglieri Triani e Bongiovanni avevano manifestato la loro impossibilità a partecipare ai lavori del Consiglio perché ritengono di essere incompatibili con i lavori stessi e che, per quanto riguarda il consigliere Graziadei, questi aveva manifestato la sua indisponibilità a partecipare ai lavori odierni per motivi professionali, già da quando abbiamo aggiornato il Consiglio. Oggi è stato presente con noi fino ad un certo orario, poi suoi impegni professionali che richiedono la sua presenza fuori città lo hanno costretto ad abbandonare l’aula.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Sì, Sindaco, non voglio assolutamente… era solo per fornire qualche elemento ulteriore.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Chiusa la parte generale relativa ai punti 2 e 3 iscritti all’ordine del giorno, passiamo alle dichiarazioni di voto.
Non saremo necessariamente fiscali, nel senso che come al solito non utilizzeremo il cronometro; però, siccome siamo in dichiarazione di voto, prego i colleghi Capigruppo e quanti riterranno di intervenire a titolo personale per dissociarsi, eventualmente – come prevede il Regolamento -, dal parere espresso dai rispettivi capigruppo o da coloro che saranno delegati dai capigruppo ad esprimere il voto in Consiglio in sede di dichiarazione di voto, di mantenersi in limiti accettabili di tempo.
Chi vuole intervenire per dichiarazione di voto? Prego, consigliere Petrullo.
PETRULLO
Intervengo, prima di tutto, per rompere il ghiaccio (perché poi sicuramente a qualcuno “verrà l’appetito”), ma anche perché dobbiamo parlare anche di altro, oggi; oggi dobbiamo parlare di che cos’è l’handicap.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega, ho personalmente sempre apprezzato lo stile col quale approccia le questioni in Consiglio Comunale, però siamo in dichiarazioni…
PETRULLO
Presidente, può togliermi la parola in qualsiasi momento. Io cercherò di… che ci occupano oggi; dopo di che mi può togliere la parola in qualsiasi momento e io obbedirò, come ho obbedito all’una e un quarto.
PRESIDENTE
Collega, le vorrei semplicemente ricordare che siamo in dichiarazione di voto sui punti 2 e 3 iscritti all’ordine del giorno. Grazie.
PETRULLO
Basterà togliermi la parola. Ovviamente, il mio sarà un discorso tutto collegato anche alla dichiarazione di voto, che però parte da che cosa è l’handicap. L’handicap è qualcosa che affligge più persone di quelle che noi pensiamo, e consiste nel non poter fruire, per esempio, di tutti i servizi, nel non poter partecipare alla vita normale come una persona normale. C’è chi è afflitto da handicap dalla nascita, chi ci arriva per un fatto traumatico o per aver contratto una malattia. In ogni caso il portatore di handicap storicamente ha dato fastidio perché inceppa i lavori, tant’è che il Legislatore ha dovuto immaginarsi di costruire un senso civico attraverso l’imposizione di alcune norme che rispettassero l’handicap.
Organismi pubblici come un Consiglio Comunale dovrebbero tenerlo come ABC. Dovrebbero; purtroppo succede il contrario. Ed allora chi si trova in situazione anche di lieve menomazione deve sopportare la ragion di Stato, che è quella che impone che i lavori debbano andare sempre e comunque avanti, costi quel che costi.
Io sto dicendo questo con profondo rammarico, perché oggi abbiamo dato l’esempio del perché Potenza sia stata e continui ad essere, e probabilmente sarà anche in futuro, una città piena zeppa di barriere architettoniche. Noi siamo arrivati a levarne pochissime, a tenerne troppe e a costruire opere pubbliche che ancora contengono barriere architettoniche, violando la legge ripetutamente. Ma è ovvio, perché se il contesto è questo, se ad una persona che ha anche un labile handicap non viene consentito di poter partecipare normalmente, potremmo aspettarci anche di peggio per la città di Potenza.
Detto questo, e premesso che il portatore di handicap a volte potrebbe pretendere che si applichino le leggi… io avrei potuto pretendere un voto questa mattina, non l’ho fatto, perché il portatore di handicap ha delle remore, ha dei disagi a rappresentare il proprio handicap, per questo dovrebbe essere capito dagli altri, non dovrebbe essere costretto a richiederlo. Il mio è un handicap minimo; immagino cosa debba essere la vita di chi porta handicap più seri, se questa è la sensibilità.
Detto questo, veniamo a cose più frivole – quelle che ho detto fino ad ora per me sono molto più importanti -. Veniamo al Regolamento Urbanistico. Il Sindaco ha una grande, grandissima qualità; ha una capacità oratoria che riesce a trasformare in oro qualsiasi cosa, una specie di Re Mida della parola e degli argomenti politici. Tocca l’argomento e diventa oro; c’è un problema, lo tocca Vito Santarsiero e diventa una virtù.
SINDACO
Dovrei fare quasi l’avvocato.
PETRULLO
Non lo so, ma noi avvocati molto spesso portiamo la nominata di fare discorsi, ma non di convincere così facilmente, perché poi abbiamo di fronte non una Maggioranza più o meno bulgara che fa quello che dice il Sindaco; noi abbiamo i giudici, che sono un po’ più severi e che seguono anche dei criteri… Va bene, ma ora siamo nell’ambito dello scherzo.
Che cosa ci saremmo immaginati noi dal Regolamento Urbanistico? Si è parlato di qualità urbana. La qualità urbana, la nostra qualità urbana, noi la vediamo anche nell’arredo cittadino, sconquassato, dalle strade, agli edifici abbandonati, alle zone che portano il nome di verde ma che non lo costituiscono, che non lo sono.
Io avevo chiesto, tra l’altro, un parere, però in clima di violazione delle regole, figuriamoci se potevo aspettarmi che mi si desse la risposta. Non mi è stata data. Va bene così. Avevo chiesto un parere per quanto riguardava le valutazioni ambientali strategiche e l’assessore Singetta mi ha detto che l’aveva dato, però io avevo chiesto un parere, non un’opinione; quella dell’assessore Singetta, per quanto qualificata, rimane un’opinione. Quello del Segretario Generale è il parere. L’ho chiesto dieci volte. Siamo arrivati alle dichiarazioni di voto, presumo che non mi tocchi più; l’avevo richiesto in relazione alle valutazioni ambientali e strategiche, ai piani operativi, se potevano essere contestuali al Regolamento Urbanistico, e ad altri motivi, all’interpretazione dell’articolo 44 della Legge Regionale che ci impedirebbe – leggendo testualmente l’articolo – di fare un Regolamento Urbanistico sulla scorta di documenti che, invece, noi abbiamo utilizzato. Non ho avuto risposte, va bene, non fa niente.
PRESIDENTE
Collega, mi consenta un’interruzione; c’è stata una mia personale mancanza in proposito, in quanto le avevo assicurato che dopo la relazione del Sindaco avrebbe avuto risposta dal Segretario Generale.
PETRULLO
Infatti io, prima di chiedere la parola per dichiarazione di voto, ho aspettato – credo – 14 o 15 secondi, poi con il rischio che si votasse…
PRESIDENTE
Collega, il Segretario Generale è qui.
PETRULLO
Ma non fa niente.
PRESIDENTE
Può tranquillamente formulare il parere da Lei richiesto. Se Lei ha la pazienza di…
PETRULLO
Io di pazienza oggi ne ho avuta troppa…
PRESIDENTE
… di sopportare una breve interruzione del suo intervento.
PETRULLO
… perché in situazioni del genere penso che si sia autorizzati anche a “ribaltare” le sedie. Io pazienza ne ho avuta fin troppa. Allora, dicevo: il verde per me doveva essere il canovaccio portante. Il Sindaco oggi ci ha detto che è stato il canovaccio portante, peccato però che di questa importanza, di questa sua funzione portante, di questo binario attorno al quale si costruiva il Regolamento Urbanistico, la relazione non ci abbia parlato. Il verde pubblico, nella relazione, è relegato ad un “capitoluccio” verso la fine.
Avevo parlato di rispetto delle leggi, avevo parlato di un eccesso di cementificazione, perché Potenza ha questo difetto: è una città nella quale c’è troppo cemento. Noi andiamo a costruire altre 13 mila stanze; ditemi voi se aumentiamo il cemento o se lo diminuiamo miracolosamente. Credo che sia impossibile. Allora: quali percorsi e quali garanzie?
Che cosa mi aspettavo dal Regolamento Urbanistico, che cosa si aspettava l’Opposizione? Si aspettava che ci fosse un progetto unitario di crescita della città che venisse costruito, oltre che sulle sue necessità principali (che abbiamo detto essere la mancanza di verde, l’eccesso di cemento, il costo della casa), anche attorno ad un ruolo che questa città deve interpretare. Vogliamo chiederci quale ruolo deve avere Potenza da oggi in poi? La città amministrativa degli impiegati? Deve essere un polo artigianale? Deve cercare di sfociare anche, un poco, in un futuro di tipo industriale? Deve essere un centro storico con una vocazione turistica? Deve essere il capoluogo cui accennava il Sindaco, di un ambiente privilegiato, portato come punto di eccellenza? Il ruolo attorno al quale costruire la nostra città era uno dei temi principali che io mi aspettavo ci fosse nella ridisegnazione della città. Questo sarebbe stato uno sforzo totale dell’Amministrazione: costruire un progetto complicatissimo – dico io -, ma che partisse della base, cioè che ruolo vogliamo dare alla città, come ce l’aspettiamo domani.
Vocazione universitaria? Va bene, allora che cosa facciamo perché si sviluppi questo ruolo? Se il ruolo, invece, doveva essere un altro, della città-dormitorio impiegatizia, come pensiamo molto spesso di Roma, allora come sviluppiamo quello? Dico qualsiasi… Interrogarsi. Un’Amministrazione che in quattro anni non riesce a dare una risposta sul ruolo che deve avere la città e, quindi, a disegnarla nei termini giusti, trova qui il momento di caduta del Regolamento Urbanistico, per come la vedo io.
Ha detto il Sindaco che si sarebbe potuto… ha detto: “Certo, la scaletta delle priorità nella Legge Regionale prevedeva il Piano Strutturale Comunale e poi il Regolamento Urbanistico, ma la legge poi ci ha imposto di fare prima il Regolamento”. No, non la legge, Sindaco: i cambiamenti in corso d’opera della legge. E’ fondamentale, non possiamo dimenticare questo. La Regione ha invertito l’ordine delle necessità urbanistiche perché non aveva adempiuto, tant’è vero che nell’intervento del Sindaco si è sentito che noi certe cose non le potevamo fare perché ci vuole uno studio del territorio, che avverrà. Ma ci siamo posti la domanda? Noi abbiamo fatto un Regolamento Urbanistico senza aver avuto uno studio del territorio. Era importante, era fondamentale, lo diceva la legge, e non ha cambiato la legge questo ordine, l’ha cambiato l’inadempimento della Regione.
Noi facciamo una perequazione in sito o preventiva; facciamo giustizia sociale? E nei confronti dei proprietari che prima si vedevano regolamentati dal Piano Regolatore Generale che ora, però, è bloccato e non trova applicazione, e quindi si trovano al di fuori della cinta urbana, facciamo giustizia sociale? Non la possiamo fare, è inimmaginabile che un sistema perequativo giusto possa funzionare in sito. Si inceppa filosoficamente il discorso della perequazione. Perché ci sia giustizia bisogna avere un ventaglio totale delle possibilità, dei diritti, delle aspettative dei cittadini. Se noi andiamo a perequare esclusivamente in un fazzoletto di terra, facciamo giustizia sociale all’interno di quel fazzoletto di terra, ma non facciamo quella giustizia che il concetto e la filosofia della perequazione ci stanno insegnando da oltre quattordici anni.
Il Sindaco ci ha detto, parlando, per esempio, dello sviluppo selvaggio del Gallitello, che non poteva essere bloccato il Piano Regolatore Generale. Per una volta ci troviamo d’accordo, perché parliamo degli aspetti formali delle leggi e del rispetto formale delle leggi che io invoco sempre, però il Piano Regolatore Generale lo abbiamo bloccato per i sette piani, perché era in vigore anche per loro. Non era in vigore solo per chi poteva pretendere un intervento diretto in Gallitello, era operante per tutti. Noi lo abbiamo bloccato soltanto in una direzione – lo dobbiamo ripetere, oggi, questo – perché non possiamo dire che il Piano Regolatore Generale non si poteva bloccare oggi e si poteva bloccare ieri. Non stiamo interpretando in maniera uniforme uno strumento urbanistico che probabilmente soltanto tra qualche giorno verrà ufficialmente meno; per sette consorzi è venuto meno un anno fa. Quale logica abbiamo usato nell’un caso e nell’altro?
Poi: abbiamo chiesto in Commissione ripetutamente perché le zone disomogenee fossero state trattate in maniera vistosamente diversa. Non abbiamo avuto risposta. Non l’abbiamo avuta neanche oggi, e questo riguardava quel principio di giustizia sociale cui si rifà la perequazione, che noi stiamo applicando.
La filosofia del verde, ho l’impressione, l’abbiamo costruita a posteriori. E’ un’impressione. Mi sbaglierò, ma è un’impressione forte, che ho tratto anche da quello che ci ha detto Campos Venuti quando ha detto: “Sì, il polmone verde lo fate lì”, ma con quali garanzie facciamo lì il polmone verde? Dovremo fare un’opera che ci costerà miliardi; quando la faremo? “Basta mettere milioni di alberi – ha detto Campos Venuti – Milioni e milioni di alberi. Vi costerà, mi raccomando, fatelo”. Giustamente, non è che oggi vi vendete il polmone verde e poi chissà chi lo fa e come lo si fa. Il Regolamento Urbanistico ci doveva dire anche quali garanzie davamo per questo percorso verde. Noi oggi lo abbiamo sbandierato ancora di più. Avremo più verde, sarà tutto bello e bellissimo, però dobbiamo aspettare il Piano Strutturale. Ogni discorso fatto, oggi finisce così: “Certo, andrà sviluppato con il Piano Strutturale”. E’ ovvio; è ovvio perché doveva avvenire prima. Ripeto, ho l’impressione che il verde si sia realizzato lì dove non si poteva fare altro.
Vado per spunti, l’UDEur o come si chiama ora, non ricordo il nome precisamente, è assente…
GALANTE R.
Consigliere, l’UDEur esiste; sono io. Glielo chiarisco subito, sono io.
PETRULLO
Chiedo scusa. Io mi riferivo al gruppo numericamente più…
GALANTE R.
Non so chi sono loro, e lo dovrà chiarire qualche parte politica; però l’UDEur c’è. Grazie.
PETRULLO
No; chiedo scusa per questo. Ho sbagliato, ma l’ho fatto perché non ricordavo il nome della nuova formazione politica dei Popolari Uniti. Allora è assente. Ma è la vostra maggioranza. Oggi ritornano a galla delle evidenti contraddizioni, che io vi chiedo di chiarire almeno per l’ultimo anno di consiliatura. Oggi tutti abbiamo letto sui quotidiani qual è la posizione ufficiale sulla perequazione da parte dei Popolari Uniti.
Queste contraddizioni della Maggioranza, che vengono fuori in questi momenti, le dobbiamo, le dovete risolvere, perché non è prospettabile alla città una differente verità. Ne abbiamo una per quanto riguarda una parte della Maggioranza, un’altra per quanto riguarda il resto della Maggioranza… Insomma, il ruolo dell’Opposizione fatelo fare a noi; ci è rimasto già poco. Se lo fate già all’interno, dove arriviamo?
Insomma non c’è dubbio, Sindaco – e non lo nascondo a nessuno e sarebbe ingiusto non dirlo -, che lo sforzo è stato notevole da parte nostra. Su questo non c’è dubbio. Io credo che effettivamente si sia fatto qualcosa di importante, sarebbe stupido nasconderlo. C’è che noi volevamo qualcosa di più, volevamo un progetto più importante, che poggiasse su una base più forte, tutta di carattere assolutamente generale e non particolare. I motivi e le specificazioni di questa mia posizione li ho già detti nell’intervento di qualche giorno fa, e ovviamente non le andrò a ripetere ora.
In Commissione c’è sempre stato un atteggiamento molto prudente rispetto a questo Regolamento Urbanistico. Per quanto si sia sempre apprezzato questo notevolissimo sforzo (encomiabile, per l’amor di Dio), c’è sempre stato un fondamentale pregiudizio, si è sempre guardato alle cose con un minimo di scetticismo perché emergevano delle diseguaglianze, emergevano delle discrasie, perché si partiva con un concetto e si finiva, poi, con l’andare in un dettaglio che spesso contraddiceva il canone.
Ovviamente queste perplessità si sono tradotte in un numero eccezionale di emendamenti. Sono stati tutti recepiti, perfetto; ma oggi quale strumento ci troviamo di fronte? A me piacerebbe interrogare Campos Venuti al riguardo per sapere quanto riconosca delle sue linee guida nel Regolamento Urbanistico che uscirà oggi. Anche questo credo sia un momento molto importante, perché il rischio del “pasticcio” c’è sempre, soprattutto quando – e qui mi ripeto rispetto all’altro giorno – il compromesso c’entra un po’ troppo. Il compromesso va bene in politica; forse in urbanistica il compromesso dovrebbe entrare molto, ma molto di meno.
Riconosco – e tengo a sottolinearlo – che gli uffici hanno davvero fatto uno sforzo notevole; non credo che chiunque si fosse messo a fare qualcosa del genere avrebbe potuto ottenere un risultato eguale; ciò non di meno, per il discorso di carattere generale che abbiamo fatto, e nonostante abbiamo votato positivamente tutti gli emendamenti perché, al di là di una scelta di carattere generale (cioè di non sposare in pieno questo Regolamento Urbanistico), è chiaro che siamo andati a condividere degli emendamenti che potevano essere – e per noi lo erano, e lo sono stati per il Consiglio – migliorativi della proposta dell’Ufficio… Nonostante questo, quindi, non suona contraddittoria una posizione nostra di questo tipo, perché la scelta di non appoggiare il Regolamento Urbanistico dipende da quelle considerazioni di carattere generale che ho più volte ho sottolineato. Grazie.
Per la prossima volta: possiamo decidere insieme se c’è una sospensione del Consiglio? Sarà cura mia proporre l’inserimento ufficiale nello Statuto del rispetto dell’handicap. Vi ringrazio.
PRESIDENTE
Grazie a Lei, Collega. Assumo due impegni, a titolo personale, nei confronti del collega Petrullo. Il primo è che, salvo casi eccezionali, del tutto eccezionali, introdurremo come prassi un’interruzione dei lavori del Consiglio, qualora il Consiglio stesso dovesse prolungare i propri lavori oltre le ore due del pomeriggio. La introdurremmo come prassi, perché comunque ritengo che per il buon andamento dei lavori questo sia un atto dovuto. Il secondo impegno nei confronti del collega Petrullo – perché è ora che la formazione dei Popolari Uniti esca dall’equivoco, dopo aver ufficializzato l’adesione di quattro consiglieri alla nuova formazione, in Consiglio Comunale – è che prima del prossimo Consiglio Comunale pretenderò che venga costituito formalmente anche il nuovo gruppo consiliare.
Dopo di che, cederei volentieri la parola al Segretario Generale perché comunque fornisca al collega Petrullo i chiarimenti richiesti circa la questione che riguarda la V.A.S., perché il consigliere ha posto problemi che possono attenere alla legittimità degli atti che stiamo per adottare.
SEGRETARIO
Mi verrebbe quasi voglia di dire che mi rimetto alla clemenza della Corte, a questo punto. In realtà, non posso aggiungere niente di nuovo, dal punto di vista sostanziale, a quello che ha detto l’Assessore in relazione a questa problematica. La risposta a questo quesito l’ho individuata e l’ho rilevata dagli atti istruttori che mi sono stati forniti dall’Ufficio al quale ho fatto una richiesta di illuminazione in ordine a questa questione.
Della problematica lo stesso Ufficio si era reso in qualche modo cosciente, in quanto rilevo che l’Ufficio aveva fatto richiesta di un parere in data recentissima, il 10 marzo 2008, proprio al dirigente della Regione competente per la materia della valutazione ambientale e strategica, sottoponendo il quesito se non fosse necessario avere tale valutazione sullo strumento Urbanistico. Ho agli atti un parere del dirigente della Regione, da cui parto io stesso per formarmi il mio convincimento.
Il mio parere viene chiesto non sulla proposta in generale, ma su un aspetto particolare della proposta stessa, direttamente in aula durante la seduta consiliare. Il problema si risolve, in realtà, con riferimento ad una sorta di consecutio temporum delle norme che si sono succedute nel tempo. Facendo riferimento alla data in cui è iniziata la Conferenza di pianificazione, cioè il 20 luglio 2007, questa è la data che, secondo quanto ci rappresenta lo stesso dirigente regionale, deve individuarsi quale momento iniziale del procedimento amministrativo che dà luogo all’adozione del Regolamento Urbanistico; a questa data bisogna rifarsi con riferimento alla normativa all’epoca vigente.
Il 20 luglio del 2007, in base proprio ai decreti che si sono succeduti sulla materia, non era ancora in vigore la modifica dell’articolo 52 del Decreto Legislativo 152/2006 da cui scaturisce l’obbligo di questa valutazione; in particolare, come aveva evidenziato anche l’Assessore, il riferimento normativo a cui far capo era la Direttiva Comunitaria numero 42 del 2001 della Regione, che è stata recepita nel nostro ordinamento per decorso del termine.
In base a questa direttiva non era necessario uno studio specifico sulla valutazione ambientale, ma l’esame di questa valutazione era presunto sulla scorta di una serie di verifiche, di elaborati progettuali, di rapporti, che si rinvengono, in particolar modo, nell’ordinaria documentazione che presiede ad ogni Piano Urbanistico e, quindi, ad ogni Regolamento. Nel momento in cui questa serie di documenti, di studi, di valutazioni, sono presenti nel nostro Regolamento, dobbiamo ritenere assolto anche l’impegno e l’obbligo della direttiva comunitaria circa i documenti che riguardano la valutazione strategica.
L’Ufficio, in una sua relazione allegata agli atti – che, se il Consigliere vuole, possiamo leggere -, attesta, certifica che tutta la documentazione che presiede alla valutazione ambientale è stata redatta, è stata studiata, è stata elaborata ed è agli atti del fascicolo che riguarda il Regolamento Urbanistico. Devo ritenere, a questo punto, che la normativa sulla valutazione ambientale e strategica sia stata sostanzialmente osservata e, quindi, non ci siano problemi da questo punto di vista.
PETRULLO
Prendo atto del parere; chiedo di avere copia del parere della Regione e di questa dichiarazione degli uffici. Non mi convince, ma comunque prendo atto del parere. Però avevo chiesto un parere anche sull’articolo 44 della Legge Regionale.
SEGRETARIO
Questo mi giunge nuovo. Io ricordavo che venerdì, mi pare, mi era stato chiesto un parere sulla valutazione ambientale strategica; sull’articolo 44…
PETRULLO
Posso riproporlo.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Non voglio assolutamente sminuire o sottovalutare la portata delle sue eccezioni, è solo che siamo in dichiarazione di voto. L’impegno del Segretario sarà quello di fornirle copia degli atti e di approfondire, di fornirle per iscritto anche un parere che riguarda l’applicazione dell’articolo 44 della Legge Regionale, come da Lei richiesto.
PETRULLO
Forse non capisco la lingua italiana e, quindi, ho difficoltà a rapportarmi… Io ho posto un problema, che è formale, ma dal momento che riguarda il diritto è sostanziale, nel momento in cui è formale. L’articolo 44 della legge, letto testualmente, dice che noi non possiamo fare un Regolamento Urbanistico così come lo stiamo facendo. Se non è preliminare questa questione, ditemi voi quale potrebbe essere preliminare. Certo, voi potete dirmi tranquillamente: “Questo parere te lo diamo tra due mesi, tra tre mesi, quando lo abbiamo adottato”, quindi levandogli sostanzialmente il carattere di preliminarità che ha. Ma, dico, almeno una risposta me la potevate dare. Nessuno ha pensato di dover dare una risposta sull’argomento; non ci ha pensato l’Assessore, non ci ha pensato il Sindaco. Il parere non mi tocca? Non lo so. Prendo atto…
Fase interlocutoria
PETRULLO
L’articolo 44 della Legge Regionale dice che i Regolamenti Urbanistici devono essere approvati sulla scorta di una ricognizione di documenti esistenti negli uffici alla data di pubblicazione della legge, che rimane quella del ’99, del 2000. Questo dice testualmente l’articolo 44.
Noi invece abbiamo fatto una ricognizione, come è anche più logico che sia… però la legge dice questo… una ricognizione degli atti amministrativi esistenti presso il Comune alla data della Conferenza di pianificazione o giù di lì, perché poi c’erano gli interventi diretti del Gallitello, ma quella era una cosa che… Questo è il problema che pongo io. Alla Regione non lo so che cosa hanno inteso dire quando hanno detto quello.
Fase interlocutoria
PETRULLO
Lì c’è poco da interpretare. Non dobbiamo raccoglierlo noi, l’errore. Se c’è un errore nella legge non siamo certo noi che andiamo ad interpretare la legge; noi, il Consiglio comunale, interpretiamo la legge: “Ah, va bene, ma lì c’è un errore”; e chi ci garantisce che c’è un errore? E se tante di quelle volte il Legislatore regionale…
SINDACO
Francamente, qui l’alternativa è: o fare un Regolamento Urbanistico tarato sulla città di otto anni fa, e credo che sia una cosa che nessuno vorrebbe, ci prenderebbero a calci… Se avessi presentato un Regolamento Urbanistico di questo tipo tu stesso avresti detto: “Caro Sindaco, sai che c’è? Cambia aria, proprio”…
PETRULLO
Non c’è dubbio, infatti non ritengo che si debba fare.
SINDACO
… o rinunciare a fare il Regolamento Urbanistico perché non abbiamo questa situazione. E’ evidente che la Regione potrebbe anche invalidarcelo; lo faccia.
Fase interlocutoria
SINDACO
Sì, però io non ne capivo niente. Non conoscevo neanche la differenza fra una Procura e l’altra, però mi sono abituato a comprendere, nella mia vita amministrativa, che i giudici sono molto più ragionevoli di quello che appare e vanno alla sostanza (mi riferisco soprattutto all’esperienza delle vicende al T.A.R.); aggrediscono la sostanza; la sostanza è che stiamo facendo la cosa più giusta.
PETRULLO
Per l’amor di Dio! Io chiedevo, però… ponevo il problema giuridico. Comunque, io il mio dovere l’ho fatto.
PRESIDENTE
Do la parola al Segretario Generale per un’ulteriore precisazione anche sull’articolo 44.
SEGRETARIO
Intervengo in modo estemporaneo, perché la richiesta mi è fatta in modo estemporaneo. Sono un po’ contrario a questo intervento, devo dire la verità, però mi sembra di capire che il riferimento, contenuto nell’articolo 44 della Legge Regionale, al dato temporale di entrata in vigore della legge si riferisca non tanto alla legge regionale stessa, quanto alla legge di modifica della legge regionale, che è la Legge Finanziaria. Quindi il riferimento è a quella data, e non a quella dell’entrata in vigore della legge regionale.
PETRULLO
Segretario, non voglio sorprenderla, l’avevo capito perfettamente; ma una cosa è capirlo e una cosa è applicare la legge. Noi ci stiamo sostituendo al Legislatore regionale.
SEGRETARIO
No, ma guardi… sugli emendamenti non entro nel merito, perché il Consiglio Comunale ha inteso assumere una determinata posizione; qui non credo che ci stiamo sostituendo al Legislatore regionale, perché ci stiamo riferendo ad un dato temporale in realtà diverso da quello che potrebbe apparire alla prima lettura della norma, perché il dato temporale (poi dobbiamo andare a vedere qual è) fa riferimento alla Legge Finanziaria della Regione e non alla legge del ’99 che è stata modificata; è stata modificata con riferimento alla data di modifica stessa. D’altra parte non è possibile, la legge non ha effetto retroattivo; questo è un principio generale dell’ordinamento giuridico.
PRESIDENTE
Possiamo proseguire con le dichiarazioni di voto. Mi aveva chiesto di intervenire il collega Di Chiara. Prego.
DI CHIARA
Io non posso esimermi dall’attestare, con questa mia dichiarazione di voto, la mia presenza in un momento così importante, come diceva prima il Sindaco. Chiaramente, non essendo un tecnico, non entro nel merito tecnico dello strumento urbanistico che, d’altro canto, è stato dibattuto ampiamente in Terza Commissione; anzi, mi corre l’obbligo, in questo caso, di confermare la mia stima a tutti i componenti della Terza Commissione, nessuno escluso, perché anche grazie alla loro dialettica ho potuto acquisire delle nozioni del tutto nuove per il mio bagaglio culturale.
Tengo a sottolineare, quindi, che l’intervento che faccio è un intervento di natura prettamente politica; d’altro canto parlare di urbanistica significa parlare di città. Non dimentichiamo che il programma che è stato presentato quattro anni fa, ormai (siamo quasi alla fine di questa consiliatura), parlava di “Sarà Potenza 2009”. Parlare di città significa, quindi, parlare di vivibilità, di qualità della vita, di qualità dello strumento urbanistico, nel caso di specie.
E’ stato detto che l’urbanistica è cambiata; non sarò io, chiaramente, a soffermarmi su questo aspetto, però tengo a precisare che sono ampiamente condivisibili e, quindi, apprezzabili i principi di perequazione introdotti dalla Legge 23/99 e le dichiarazioni che sono state fatte, poi, dall’Assessore nella valutazione dello strumento urbanistico. Andiamo ad una riduzione della cementificazione, quindi ad uno che, come me, non è avvezzo alla materia, sentir dire che c’è una diminuzione della cementificazione non può che far bene.
Parlare di parchi, del discorso di aumentare il verde… sono tutti buoni propositi che lo strumento urbanistico ci dà, quindi io non mi soffermo a valutare se oggi questo strumento possa essere effettivamente concreto. Sicuramente, è stato detto dai consulenti, siamo al punto di partenza, cioè lo strumento urbanistico rappresenta un punto di partenza e non un punto di arrivo. Io voglio focalizzare la mia attenzione proprio su questo. Essendo un punto di partenza, io mi auguro che tutto ciò sia migliorabile e perfettibile.
Penso all’attenzione che è stata dedicata alle aree aperte, con il cambio di destinazione d’uso, dando la possibilità non solo di focalizzare l’attenzione sull’«imprenditore» agricolo (perché abbiamo visto che in queste aree poco c’è di imprenditoria), ma anche sul discorso di vivibilità dei nuclei familiari. Oggi noi, con lo strumento urbanistico, dando la possibilità del cambio di destinazione sia per uso abitazione sia per attività commerciali o civili, facciamo una cosa sicuramente gradita alla popolazione. Questo, quindi, non lo possiamo negare, è sicuramente un miglioramento della qualità della vita.
L’adozione del Regolamento Urbanistico rappresenta solo il punto di partenza per l’inizio di quello che è un grande progetto di riequilibrio e di riqualificazione dell’intero territorio comprensoriale potentino che, quindi, si vedrà man mano realizzare attraverso lo strumento del Piano Strutturale Metropolitano.
Ciò che conta e che ci deve sempre ispirare nell’azione amministrativa è la tutela dell’interesse collettivo. Questa non è retorica, per quello che mi riguarda, perché se parliamo di responsabilità e di responsabilizzazione, io ne parlo a voce alta, perché mi sento veramente portatore di tale responsabilità. D’altro canto, la mia presenza in questa sede rende questa testimonianza; quindi non rifuggo da un voto che per me, chiaramente, potrebbe anche essere semplicisticamente “eluso” andando via, perché non c’è questa pregnanza di presenza politica che, però, io cerco di dare con la mia testimonianza in ogni Commissione. D’altro canto, essendo l’unico presente in tutte le Commissioni, ho cercato anche nella Terza di dare un minimo di apporto, laddove la mia presenza era possibile, e questo lo voglio precisare a voce alta.
Voglio ricordare una canzone (ne parlavo l’altro giorno all’amico Paolo Galante); è una nota simpatica. Navigando su Internet mi è venuta alla mente una canzone di Giorgio Gaber che dice: “libertà è partecipazione”; andando su Internet ho notato che c’era scritto: “può essere, questa canzone, additata come la canzone dell’urbanistica”. Voi vi chiederete perché. Perché parlare di partecipazione significa parlare di qualità, di qualità della vita… Il collega Napoli mi sta facendo da eco, non so se in maniera propositiva o critica, però siccome è una persona che ho sempre rispettato, chiedo che mi lasci finire questo concetto…
Libertà, dice Gaber, non è stare sopra un albero oppure non è il volo di un moscone, la libertà non è nemmeno uno spazio libero, la libertà è partecipazione. Ora, concludendo il mio intervento, io dico: una partecipazione che sia sempre crescente nella programmazione e nella gestione di una città a misura di uomo, in cui si possa affermare di aver contributo a migliorare la qualità della vita (affermazione sempre ricorrente, lo voglio puntualizzare, nei discorsi che il sindaco Santarsiero ha fatto nel 2004, durante le elezioni: “Sarà Potenza 2009”). Ciò significa che oggi partiamo con l’approvazione di uno strumento importantissimo come inizio di un percorso che sicuramente ci vedrà promotori e che ci porterà la gratitudine della collettività per aver avviato questo discorso in questa giornata. Non dimentichiamo, però, di valorizzare sempre le presenze in tutti gli ambiti che consideriamo. Il voto per il Regolamento urbanistico, mi sembra ovvio, è favorevole.
PRESIDENTE
Grazie, collega Di Chiara. Prendo spunto dall’ultima affermazione del collega Di Chiara, perché è stato sollevato il dubbio da altri Colleghi se siamo in dichiarazione voto solo sul Regolamento Urbanistico o se siamo in dichiarazione di voto sui punti 2 e 3 iscritti all’ordine del giorno.
Mi sembra chiaro, nel momento in cui la Commissione Consiliare lo ha suggerito e la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di svolgere un’unica discussione generale, che si vada anche ad un’unica espressione di voto su tutti e due i punti all’ordine del giorno; per cui siamo in dichiarazione di voto sui punti 2 e 3 iscritti all’ordine del giorno, Regolamento Urbanistico e Piano Operativo. E’ ovvio che, come abbiamo sempre affermato sin dall’inizio, le votazioni finali saranno distinte e separate per i due punti. Cedo ora la parola al collega Mussuto, sempre per dichiarazione di voto.
MUSSUTO
Grazie, Presidente. Non voglio fare l’excursus che ha fatto il Sindaco, però questo mi serve per riagganciarmi a qualche considerazione che farò molto brevemente; cercherò di essere molto breve davvero.
Io ricordo la prima presentazione, al Motel Park, del Piano Strutturale Metropolitano, Sindaco. Allora parlavamo del Piano Strutturale Metropolitano. C’era, oltre al professor Campos Venuti, anche il professor Boigas, il quale – ho detto a qualcuno – mi fece sognare, in quella fase. Mi fece sognare perché (se lo ricordate, e sicuramente lo ricorderete meglio di me) egli ebbe a dire, in un suo passaggio, che la zona vecchia del porto di Barcellona era stata riqualificata, che era stata riconvertita con un successo enorme, grandioso.
Perché dicevo che mi ha fatto sognare? Perché pensavo che sicuramente avrebbe dato un contributo notevole nel riqualificare anche la città di Potenza, perché è sotto gli occhi di tutti (e non credo che ci sia bisogno di Vittorio Sgarbi che viene qua a dirlo) che è una schifezza. Purtroppo è la città che abbiamo; probabilmente in passato si è sbagliato, a torto o a ragione, per un motivo o per un altro, vuoi per interessi, vuoi per altro, non lo so… e quindi questa era l’occasione buona almeno per salvaguardare alcuni punti che potevano essere riqualificati, che potevano essere riconvertiti.
Poi del professor Boigas nessuna traccia più, non lo so… Va bene, non spetta a me fare considerazioni, fatto sta che questo mio sogno è caduto; è caduto perché sostanzialmente succede che quando si parla di riqualificazione ovviamente si parla anche di una verifica attenta delle volumetrie esistenti.
Abbiamo detto tutti, lo diciamo tutti, che Potenza è una città stracarica di cemento. Il professor Campos Venuti ci ha fornito dei dati che credo siano contenuti in qualche relazione e che sicuramente sono registrati nella presentazione del Regolamento, avvenuta qualche giorno fa in Consiglio Comunale, e ha detto che le maggiori volumetrie, cioè quelle che vanno da 9 a 30 metri cubi per metro quadro (quindi enormi, vistose), sono concentrate nel 40% dell’area urbana, e sostanzialmente sono nella fascia immediatamente vicina al centro urbano.
Oggi che cosa noi facciamo? Questa è una delle criticità, caro Sindaco, perché io ho seguito attentamente il suo intervento: tutto è bello, tutto favoloso… se questo vuole essere un auspicio, mi auguro che sia così nel futuro, con qualche rimodulazione, probabilmente, con la rivisitazione di qualche passaggio; me lo auguro veramente, perché questo potrebbe essere un fatto importante. Oggi, però, stavo dicendo, contrariamente a quello che ha affermato il professor Campos Venuti, noi andiamo ad atterrare altre volumetrie in questa fascia della città già coperta da un eccesso di volumetria esistente.
Il riferimento è chiaro e nitido: faccio riferimento a quell’emendamento mio che, voglio ripetere, non era mirato, anche perché non conosco i proprietari, né li voglio conoscere. Era solo un problema di opportunità, sul quale mi auguravo ci fosse almeno un minimo di discussione, un minimo di dialogo con una particolare attenzione; cosa, devo dire, che non c’è stata; poi è chiaro che è sorprendente sentirsi chiedere l’unità. L’unità in che cosa? Nelle cose che si vogliono, o meglio, che vuole una Maggioranza che fa affidamento sui numeri e basta?
Io non ci sto. Io sono una mente libera, non sono legato a nessuno. Fino a quando dialoghiamo avrete sicuramente tutto il mio appoggio; ma si deve dialogare, mi si deve far capire che sbaglio, allora io non ho difficoltà, la mia umiltà mi consente di fare marcia indietro e di adeguarmi; ma quando, sic et simpliciter, com’è avvenuto, si lascia che un provvedimento venga ridiscusso nella fase successiva, che è quella delle osservazioni… francamente non mi è sembrato corretto, perché qualche modificazione poteva essere pure possibile e l’avevo accettata, sicuramente.
Fase interlocutoria
MUSSUTO
No, Sindaco, mi deve perdonare; ne discuteremo, perché sicuramente l’osservazione arriverà e sarà molto, molto corposa, almeno me lo auguro. Volevo solo far rilevare che questo cozza, sostanzialmente, con quanto detto dal professor Campos Venuti.
Un’introduzione positiva che questo Regolamento porta è sicuramente il sistema della perequazione. Lo abbiamo visto nel tempo: la strada dell’espropriazione è una strada che esiste, è ancora vigente e può essere perseguita, ma bisogna cercare di perseguirla il meno possibile, nel minor numero di casi, quando proprio non è possibile altra soluzione. Sicuramente questo è un punto qualificante di questo Regolamento Urbanistico, che però doveva servire a riconoscere incentivi, in modo da qualificare le zone che sono effettivamente in condizioni di degrado. A questo dovrebbe servire.
Le aree verdi? Qui non posso che fare ancora riferimento a quanto ho detto poco fa, circa quell’emendamento. Io concordo con il Sindaco quando dice che noi in questo modo acquisiamo circa 70 ettari di verde; indubbiamente è un’operazione positiva. Certo, ci dobbiamo chiedere come poi faremo a mantenere queste aree in modo qualificato, perché queste richiederanno uno sforzo economico. Ma va bene, l’importante è che ci siano, poi vedremo; chi verrà si organizzerà; l’importante è che vi siano le aree verdi, perché ne va della qualità della vita; però dovremo stare attenti a non andare a recuperare e ad assoggettarci quelle aree verdi che poi, lo dicevo nell’intervento dell’altro giorno, sono adatte esclusivamente a stambecchi o capre, che fanno parte della stessa famiglia, perché se no i costi di manutenzione salteranno enormemente; non so se sarà un’operazione positiva, ma sicuramente no.
Edilizia sovvenzionata, edilizia popolare per intenderci. Sindaco, io credo che noi dobbiamo dire grazie a questi piani particolareggiati se c’è edilizia sovvenzionata, e forse questo ci darà sicuramente respiro nell’immediato. E’ stato sottolineato da tutti quanti che c’è la necessità impellente di reperire alloggi da assegnare a titolo di locazione semplice, perché purtroppo le fasce povere aumentano sempre di più. Sicuramente ci arriva un apporto da questi piani, ma da un calcolo sommario che ho fatto, con il recepimento di quel 20% da affidare all’ATER, mi pare di capire che sostanzialmente noi potremo arrivare a circa 100 alloggi, più o meno (facendo una media di 70-75 metri quadri ad alloggio), quindi ritengo ancora oltremodo insufficiente la quantità di alloggi da assegnare a semplice titolo di locazione. Io non conosco gli accordi che avete intrapreso con l’ATER, ma mi auguro che anche nella fase del reperimento delle aree da destinare a convenzionata ci possa essere ulteriore spazio per la sovvenzionata.
Vorrei fare ancora un accenno alle zone aperte. Si è parlato di edilizia sparsa, ed è vero questo, incontrollata, è verissimo, ma mi chiedo, Sindaco: se noi ci fossimo posti il problema all’origine di individuare e dare maggiore valore ai nuclei agricoli? Ma non ai sei nuclei, perché quando parliamo di sei nuclei, mi dovete consentire, vuol dire che abbiamo già individuato quelli che sono oggetto di particolare attenzione, invece credo che un’Amministrazione non possa fare di questi distinguo.
Credo, quindi, che sarebbe bastato dare una definizione esatta del nucleo e creare delle situazioni di vantaggio nei confronti di questi nuclei. E’ dimostrato che la nostra cultura, la specificità di questa città, lo dobbiamo ammettere, è quella di “evadere”, di vivere da soli, in piena autonomia; insomma, non possiamo per forza imporre alle persone di vivere in condominio. Probabilmente, questo poteva essere un segnale molto forte, e avremmo sicuramente avvantaggiato i nuclei agricoli a svantaggio dell’edilizia sparsa che comporta, come tutti quanti sanno – l’abbiamo detto in tutte le salse – anche dei costi di manutenzione per strade e servizi vari che questa Amministrazione, e non credo solo questa, non si può più permettere.
Questo, quindi, credo sarebbe stato un segnale importante, ma si può ancora salvare questa possibilità, se e quando ci sarà il Piano Strutturale. Dico se e quando perché non vi nascondo che io ho profondi dubbi sui tempi. Io ho profondi dubbi. Mi auguro di sbagliarmi, davvero, perché in questo modo faremmo giustizia, se mai dovesse essere accettata questa logica, dei nuclei, faremmo giustizia delle aree periurbane che oggi sono fortemente penalizzate, in attesa…
Io capisco la logica, la filosofia… la posso anche ritenere giusta, quella cioè di riservarle o preservarle per una pianificazione futura, più consapevole da parte di tutti; però noi dobbiamo assumere degli impegni, e lo possiamo fare, caro Sindaco; c’è ancora un anno per la fine della consiliatura. Se mettiamo in moto il meccanismo, probabilmente noi potremo arrivare, nella fase di ultimazione, di conclusione di questa consiliatura, al Piano Strutturale, Metropolitano o Comunale che sia, perché se devono essere i Comuni limitrofi a bloccarci e a farci trovare la scusa che per colpa loro non riusciamo a farlo… sapete che c’è? Procediamo immediatamente con un Piano Strutturale Comunale e così sicuramente avremo risolto, o quanto meno daremo un segnale molto forte che c’è la volontà politica di riconoscere a queste zone che hanno la vocazione della vera espansione di Potenza, ma con un’edilizia diversa da quella attuale – e mi riferisco ai mostri di cemento che stanno venendo fuori -. Sicuramente, dicevo, avremo fatto giustizia e probabilmente l’Amministrazione da Lei capeggiata, caro Sindaco, potrà essere valutata nel modo che probabilmente ci si aspetta.
Con queste considerazioni io chiudo l’intervento, non prima però di aver sottoposto una questione all’Assessore. Volevo chiedere un fatto più che altro procedurale: per quanto riguarda la delibera di adozione, il parere sulla regolarità tecnica è esteso anche agli emendamenti? Vi è poi un’altra questione che riguarda il piano attuativo.
Sicuramente sarete a conoscenza del fatto che c’è una sentenza del T.A.R. Toscana del 24 maggio 2007 (lo dico perché mi pongo un problema, e forse a questo potrà rispondere il Segretario Generale, se è a conoscenza dei fatti), che sostanzialmente dichiara illegittima la cessione gratuita di aree private. Guarda caso, nelle motivazioni si parla proprio dei piani particolareggiati; è una sentenza del T.A.R. Toscana del 24 maggio 2007, la n. 796, per l’esattezza, che dichiara illegittima la cessione gratuita delle aree. Poiché noi siamo in questa condizione, il mio quesito è proprio questo, e da questo dipenderà il mio voto sul piano attuativo, perché, stavo dicendo, contrasta con quanto disposto dagli articoli 258 e 259 della Finanziaria, che addirittura prevedono il contrario, cioè la cessione di aree gratuite per la realizzazione di edilizia sociale, residenziale sociale. Spero di avere delucidazioni.
Alla luce di quanto detto, io vi dico subito che il mio voto, per quanto riguarda il Regolamento Urbanistico, pure con le criticità che in parte ho manifestato, sarà favorevole. Nello stesso tempo, io veramente mi auguro, perché questo possa essere motivo di ulteriore miglioramento, che arrivino tante osservazioni puntuali, mirate, caso per caso. A volte noi, chiaramente, guardiamo a quella che può essere una pianificazione; un DUT, un DUSS, lo guardiamo sulla planimetria e non ci rendiamo conto, anche se abbiamo fatto una serie di sopralluoghi, delle peculiarità che possono venire fuori solo quando c’è chi vive quelle situazioni. Aspettando questa risposta, dichiaro che per quanto riguarda il piano attuativo il mio voto sarà favorevole solo se questo mio dubbio verrà fugato; diversamente sarà un voto di astensione. Grazie.
PRESIDENTE
Colleghi, vorrei ricordarvi che siamo in dichiarazione di voto; il Regolamento assegna a ciascun gruppo cinque minuti, raddoppiati a dieci nel momento in cui si tratta di strumenti urbanistici di natura generale. Salvo qualche eccezione (il collega Di Chiara), mi sembra che invece di dieci minuti ci siamo presi un tempo di gran lunga superiore. Vorrei pregarvi di contenere i vostri interventi in un termine compatibile con i dieci minuti.
Vorrei evitare di fare il “fiscalista” di turno; però vorrei, a maggior ragione, evitare che in sede di dichiarazione di voto si pongano questioni o interrogativi che vanno posti preliminarmente, come questioni pregiudiziali o chiarimenti che vanno richiesti in sede di discussione generale, non in sede di dichiarazione di voto. Io non ravviso l’opportunità e la compatibilità di questi interrogativi, come posti dal collega Mussuto, con la dichiarazione di voto. In ogni caso, l’assessore Singetta voleva rispondere, ma proprio in maniera lapidaria.
SINGETTA
Per quanto riguarda il parere di regolarità tecnica degli uffici, c’è un primo parere che accompagna la proposta generale di Regolamento Urbanistico e poi ci sono i pareri specifici sui singoli emendamenti che sono stati letti dal Presidente. Per quanto riguarda il discorso sulla sentenza del T.A.R. Toscana, che conosco, questa si riferisce ad un’ipotesi diversa, perché la legge regionale toscana è diversa da quella della Basilicata. La legge regionale della Toscana in quel caso aveva soltanto il Regolamento Urbanistico; mancano, quindi, gli altri strumenti di pianificazione, quindi mancava il Piano Regolatore Generale.
Nel nostro caso l’articolo 45 della Legge Regionale dice chiaramente che, in assenza del Piano Strutturale, e quindi fino a che il Piano Strutturale non sarà approvato, al di fuori dell’ambito urbano valgono le previsioni del vecchio strumento regolatore, il P.R.G. In ogni caso, quella fattispecie specifica è diversa da quella che riguarda il Piano Operativo, perché in quel caso l’Amministrazione aveva preteso la cessione gratuita, invece nell’ambito del Piano Operativo noi abbiamo concordato con i privati, i quali hanno dichiarato per primi la loro disponibilità ad addivenire a questa soluzione.
PRESIDENTE
Ringrazio l’Assessore. La parola al consigliere Roberto Galante.
GALANTE R.
Grazie, Presidente. Essendo, questa, una dichiarazione di voto, io sarò lapidario. Una cosa sola: che il consigliere Petrullo si dimentichi che io esisto in quanto componente del gruppo UDEur va bene, ma che se lo dimentichi il Sindaco… Sindaco, io sono qui in coerenza con quello che è il mio mandato elettorale. Prima Lei ha detto: “Graziadei, capogruppo…”; io sono d’accordo con quello che Lei dice; però io sono un consigliere eletto nella sua Maggioranza, sto dimostrando la mia coerenza essendo qui e gliel’ho dimostrata dall’inizio, dicendo: “Io resto nell’UDEur, resto in questa Maggioranza fino a quando qualcuno non dirà il contrario”. Sicuramente io, Sindaco, restando in questa Maggioranza, non vado sui giornali a scrivere il contrario di quello che è stare in una Maggioranza.
Io sono qui per testimoniare quella che sarà la mia dichiarazione di voto. Mi ha preceduto il collega Di Chiara; io parto da “Sarà Potenza 2009”. Sindaco, noi abbiamo fatto una campagna elettorale…
Fase interlocutoria
GALANTE R.
Noi abbiamo due Assessori e un Presidente del Consiglio, ancora, in Giunta, mi pare che… Voglio dire: abbiamo votato come UDEur gli emendamenti; non mi pare che esista un altro gruppo, fino ad oggi.
SINDACO
Tu garantisci il voto anche per Graziadei…
GALANTE R.
Io garantisco il volto dell’UDEur; chi non si sente parte dell’UDEur, si dichiara fuori dall’UDEur, Sindaco; io sono una persona coerente.
Sindaco, per non aprire la questione politica, perché adesso la questione politica è solo sul voto, io partirei da “Sarà Potenza 2009”. Noi abbiamo fatto una campagna elettorale su “Sarà Potenza 2009”; avevamo detto che sarebbero avvenute alcune cose, forse non pensavamo ad una cosa così grande quale il Regolamento Urbanistico.
Io ringrazio l’Assessore, l’Ufficio di Piano, l’Ufficio Urbanistico ed infine Lei; non per ultimo perché è ultimo, ma perché merita un particolare ringraziamento per aver fatto avverare un mio sogno, sicuramente, e quello che in campagna elettorale io ho prospettato al mio elettorato. Nella fedeltà a tale responsabilità, io dichiaro il mio voto favorevole al Regolamento Urbanistico e ai Piani. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Roberto Galante per aver tenuto fede alla promessa fatta circa la lapidarietà dell’intervento per dichiarazione voto. Chi altri interviene per dichiarazione di voto? Collega Napoli, prego.
NAPOLI
Grazie, Presidente. Devo dire che ho avuto modo, ascoltando la relazione dell’assessore Singetta, ma anche del Sindaco, di prendere diversi appunti e tenterò, alla luce degli stessi, di fare un discorso più o meno organico. Non so se ci riuscirò. Cercherò di spiegare e di motivare le ragioni che mi porteranno ad esprimere il voto.
Comincio col dire, Sindaco, che Lei ha fatto benissimo a sottolineare quanto importante sia in certe circostanze, in certi momenti delicati della vita politico-amministrativa, la presenza dell’intero Consiglio Comunale, a testimonianza della responsabilità, a testimonianza della coerenza con la quale ciascuno di noi espleta il suo mandato. Invito, però, il Sindaco a richiamare alla stessa responsabilità coloro i quali lo coadiuvano all’interno dell’Esecutivo, perché non è bello, per chi sta da questa parte del Consiglio, vederla insieme all’Assessore al ramo, ovviamente, e a non più di uno o due altri assessori.
Questo è un punto di caduta. E’ un punto di caduta perché non lo merita la città, non lo merita la Commissione, non lo merita il Consiglio Comunale del comune capoluogo di regione; se questo è un momento di svolta, Lei deve accettare questo mio “rimprovero”. Capisco che è tutto rimesso alla responsabilità dei singoli, però mi pareva doveroso rappresentare questa circostanza.
SINDACO
Anche se hanno ampiamente condiviso il loro voto, non essendo… però comprendo.
NAPOLI
Mi sembra doveroso, e Lei capirà anche la ragione di questa precisazione, che mi pare assolutamente importante. Ritorno, ora, al ragionamento che avevo avviato. Pensavo, mentre gli altri esponevano il loro intervento, a come poter iniziare il mio ragionamento, e parto con una frase che non vuole essere una frase ad effetto: il tempo è galantuomo, Sindaco. Sa perché è galantuomo? Perché lei con grande onestà intellettuale, facendo leva su un pamphlet che ha lì, ci ha ricordato alcuni momenti importanti della storia e dello sviluppo di questa città e menzionando Tommaso Pedio ha detto che si ripetono gli stessi errori, che si sono ripetuti gli stessi errori.
Ha parlato di alcuni momenti importanti, ha citato alcune date. 1840: la città di Potenza si dota, dopo Napoli e Palermo, di una sorta di pianificazione; ha citato il 1928, con il Piano Regolatore Generale che avrebbe dovuto prevedere l’espansione verso le stazioni ferroviarie all’epoca esistenti, poi ha parlato anche dell’immediato dopoguerra e, menzionando Pedio, ha detto che si sono ripetuti certi errori.
Ebbene, noi non vorremmo che questi errori che si sono ripetuti nel tempo domani ritornassero sotto forma di attualità perché, Sindaco, nel momento in cui Lei ha evidenziato i cosiddetti pilastri di questo strumento, ha anche evidenziato alcuni aspetti che, in qualche maniera, assumono un ruolo marginale in questa vicenda: il trasporto pubblico e il verde pubblico.
Il trasporto pubblico, il sistema di mobilità. Non mi attarderò su quello che ho già detto nel mio precedente intervento, venerdì; però è giusto che io sottolinei come si dà per avvenuta l’adozione, l’approvazione del Piano Urbano della Mobilità. Questo era uno strumento, alla luce di quello che Lei ci ha detto, che evidentemente andava approfondito e votato, come ci era stato detto in Commissione, prima dell’adozione del Regolamento Urbanistico, perché se è vero, come è vero, che uno degli errori che si sono ripetuti nella città nel corso del tempo, pensando al suo sviluppo, è stato quello di immaginare prima la realizzazione di edifici e poi la realizzazione delle strade, dei marciapiedi, del verde pubblico, Lei capirà bene che l’assenza del Piano Urbano della Mobilità ripropone pari, pari lo stesso problema.
Passo, ora, al secondo dei pilastri sul quale si tiene lo strumento che oggi viene per l’adozione: il verde pubblico, l’immagine e lo scenario di una città immersa nel verde, dove la qualità della vita sia percepibile. A me pare, e lo dico nella speranza di poter essere smentito, che il lavoro fatto da illustri urbanisti sia stato il frutto di un lavoro fatto a tavolino. Sa perché, Sindaco? Perché quando si mette in piedi un intervento così importante, che assume rilievo per la nostra comunità, solitamente si hanno ben chiare le vocazioni della città, le vocazioni del territorio, e solitamente si investe proprio nelle vocazioni già oggetto di politiche spese dalla Pubblica Amministrazione, per esaltarle.
Se penso al trasporto pubblico e se penso al concetto di mobilità… lo dicono i dati, non lo dice il consigliere Napoli, lo dice la città, non lo dice l’Opposizione, lo dicono le classifiche di alcuni autorevoli giornali, pure da lei citati… beh, la città di Potenza lascia molto, molto a desiderare in tema di mobilità. Non è un caso, e non temo smentite, che la nostra sia una città che ancora oggi dispone di un parco bus che attraversa la città alquanto vetusto, una città che consente ancora a centinaia di pullman blu di attraversare le sue strette arterie in tutti gli orari, una città che soffre di bassa qualità della vita, che soffre di fronte al problema traffico e al problema mobilità.
Il consigliere Petrullo ha citato l’esistenza di tante, innumerevoli barriere architettoniche; qualcuno dica il contrario e affermi che, invece, siamo in una città dove la politica, la Pubblica Amministrazione, si è spesa per il superamento di un grave problema che affligge tanti nostri concittadini e che, soprattutto, è inammissibile allorquando abbiamo l’ambizione di diventare centro d’eccellenza.
Verde pubblico, Sindaco. Sfido chiunque a dire il contrario; basta leggere ciò che è avvenuto nel corso di questi anni, allorquando si è messo in piedi il bilancio comunale, quali e quante sono state le risorse spese dall’Amministrazione Comunale per esaltare, per valorizzare una vocazione del territorio.
Ritorno al ragionamento che ho fatto prima: solitamente, quando si mette in piedi un piano così importante, s’immaginano i punti di forza che sono stati oggetto di attenzione e di politiche da parte della Pubblica Amministrazione. Ma se i due pilastri sono il sistema mobilità, nell’accezione più ampia del termine, ed il sistema parchi della città… beh, c’è qualcosa che non torna, c’è qualcosa che non quadra.
Ed allora, senza dubbio riconoscendo il lavoro importante fatto dagli uffici e lo sforzo della Pubblica Amministrazione nel venire incontro a talune esigenze che nascono dal territorio, che nascono dalla nostra comunità, che nascono dai cittadini che amministriamo, pare importante sottolineare che ci si attendeva qualcosa di più; a volte è il momento – l’ho detto nel mio ragionamento – di dare prova di grande coraggio. Noi ci abbiamo provato, però poi ci siamo fermati, e quindi qualche esigenza che viene dal territorio, che viene dai nostri cittadini, è stata per un attimo accantonata, è stata – come dire – posticipata per trovare soluzione nel Piano Strutturale o, forse, al momento delle osservazioni.
Condivido con qualche Collega che si era nelle condizioni, forse, di intervenire e di incidere già in questa sede, senza magari attendere le osservazioni; però probabilmente non è un male ciò che è avvenuto, perché ci consentirà, Sindaco, quando arriveranno le osservazioni dei cittadini, di misurare la capacità di ascolto della Pubblica Amministrazione. Le osservazioni che perverranno in questo Consiglio Comunale ci consentiranno di misurare il grado di responsabilità di una classe politica che è chiamata non solo ad amministrare, a gestire la cosa pubblica, ma anche a dare risposte concrete ai cittadini.
Anche in quel caso non ci saranno casacche di appartenenza, non ci saranno partiti politici che ci detteranno linee guida; avremo una stella polare che è il bene comune, e di fronte a quello che è una stella polare, avremo il dovere di dare delle risposte, perché non è bello sapere, essere consapevoli che la perimetrazione di questo Regolamento Urbanistico taglia fuori alcune aree della città, già oggetto di zonizzazione, che hanno visto i cittadini pagare per anni l’ICI, nell’attesa che la loro aspettativa, quello che era il sogno di una vita, potesse realizzarsi; le abbiamo accantonate; abbiamo dimenticato che alcuni dei criteri che avevano spinto gli uffici a riperimetrare il territorio, la cinta urbana, erano l’esistenza di alcune arterie importanti, di alcuni interventi PruSST finanziati, di alcune arterie previste dal PUM (noi non l’abbiamo ancora visto, non è ancora arrivato in Commissione per essere approfondito nel dettaglio).
Ebbene, quelle aree, che pure sono interessate dalla presenza di questi interventi, sono tagliate fuori. Allora, ecco la capacità di ascolto che la Pubblica Amministrazione dovrà dimostrare nel momento in cui arriveranno le osservazioni dei cittadini. E’ lì che si misurerà la qualità della classe politica di questa città perché noi, Sindaco, abbiamo un dovere, che è morale e civile, prima che politico: cercare, per quanto possibile, di armonizzare gli interessi dei cittadini e gli interessi legittimi della Pubblica Amministrazione, che vuole segnare un punto di demarcazione rispetto al passato, però non possiamo far finta che tutto ciò che è accaduto prima non sia accaduto, non possiamo far finta di dimenticare alcune esigenze legittime dei cittadini, ai quali noi avevamo dato quelle aspettative, ai quali noi avevamo dato quella speranza che oggi viene, in qualche maniera, accantonata.
Come non pensare alle cosiddette aree agricole, alle aree aperte?! Qualcuno ne ha parlato, forse proprio Lei, Sindaco, dicendo che si è fatto uno sforzo per venire incontro a tante aree aperte che erano rimaste fuori perché vi era una disposizione miope che non consentiva loro di esprimere fino in fondo le proprie potenzialità. Ebbene, io credo che consentire semplicemente la modificazione d’uso di alcuni locali, di alcuni insediamenti, di alcune esistenze in queste aree, non dia risposta a tutte quelle esigenze che nascono da un territorio che è stato davvero marginalizzato.
Allora, se tutto ciò è vero, se è vero che ci sono state tutte le mancanze che Lei ci ha indicato; se è vero, come è vero, quello che ha detto Tommaso Pedio nel libro cui Lei ha fatto cenno, bisogna dirci che il tempo è galantuomo, oggi vengono al nodo, Sindaco, alcuni problemi che sono stati mascherati nel corso del tempo, e lo dico non perché voglio attribuire responsabilità a chi in precedenza ci ha amministrato. Lo dico perché abbiamo una necessità, che è quella di parlare il linguaggio della verità.
Vedete, quando arrivano questi problemi, quando arrivano queste questioni, che vanno affrontate, abbiamo anche la possibilità di ricordare ciò che è avvenuto nel passato, e se errori ci sono stati – e ce ne sono stati -, vengono fuori; vengono fuori in maniera naturale, senza che qualcuno si impegni a difendere l’indifendibile.
Poiché noi attendiamo la Pubblica Amministrazione, attendiamo questo Esecutivo alla prova più importante, che non è l’adozione di questo provvedimento, ma sarà l’approvazione, che avverrà soltanto dopo aver fatto proprie le osservazioni dei cittadini, Sindaco, evitiamo di sbandierare ai sette venti il provvedimento di oggi come un risultato già acquisito; attendiamo, perché poi la verità prima o poi viene fuori e, finisco come avevo iniziato: il tempo è galantuomo, Sindaco.
Grazie, Presidente del Consiglio. Il voto, per le ragioni che ho espresso non tanto questa sera, ma venerdì, che ho completato, è un voto contrario.
PRESIDENTE
Grazie a lei, consigliere Napoli. Ci sono altre dichiarazioni di voto? Travaglini, prego.
TRAVAGLINI
Volevo iniziare chiedendo scusa a Luciano rispetto al problema iniziale, ma la sua ironia non mi ha fatto capire bene quale fosse il suo problema, e mi scuso per questo. La sua ironia nel senso dell’interlocuzione, che ben venga sempre, comunque è una difesa immunitaria. Comunque sia, il discorso è importante e credo che non si guardi in faccia a nessuno, sono trattati tutti così; da questo punto di vista siamo vittime tutti quanti; sono un po’ cinico, ma è la realtà.
Per aiutarti, c’è una nota nel Regolamento Urbanistico (l’ho presa quando hai detto quelle cose) rispetto all’articolo 17, che riporta applicazioni di misure di sostegno ed incentivo alla realizzazione di interventi di edilizia bioecologica finalizzati al risparmio energetico ecc. Tra gli altri punti c’è l’abolizione integrale delle barriere architettoniche, sia per quanto riguarda gli spazi esterni sia per gli spazi di relazione interni posti al piano terra (quelli che accedono agli incentivi, chiaramente è uno degli obiettivi da raggiungere).
Riprendiamo un po’ il discorso. Il discorso continua, per rispettare i tempi, rispetto ai contenuti dell’intervento fatto in sede di dibattito generale, giovedì scorso. Riprendo la relazione del Sindaco, che ha fatto un excursus chiaro su come è stato impostato il Regolamento Urbanistico e sui suoi punti fondamentali.
Due punti fondamentali del Piano e del Regolamento di cui stiamo trattando sono il sistema della mobilità e il sistema dei parchi. Sul sistema della mobilità è stato un interessante excursus storico quello che inquadrava già nel 1928 i due poli ferrati (le stazioni Superiore ed Inferiore) inframmezzati dal percorso metropolitano. Era un discorso lungimirante, perché parlava della mobilità collettiva e dell’esigenza, all’epoca, della mobilità collettiva. Possiamo comprendere facilmente quanto moderno fosse questo discorso datato 1928 e quanto di attualità sia oggi la problematica della mobilità collettiva, in funzione di una sostenibilità ambientale che non si può più prorogare. Nel frattempo, dal 1928 al 2008, in questi 80 anni, è cresciuto – diciamo negli ultimi anni, negli ultimi 30 anni, soprattutto – l’egoismo individuale, cioè l’egoismo, per quanto riguarda la mobilità, dell’usare l’automobile. Tutto questo si prefigura nel vecchio P.R.G. Il Sindaco ha parlato dei 250 milioni di euro previsti nel vecchio Piano Regolatore per le strade, fondamentalmente per le strade (anzi, solo per le strade), contrapponendoli ad un abbattimento, in questo senso, nel PUM (60 milioni di euro).
C’è questa idea delle infrastrutture come volano di sviluppo. E’ un’idea antica, perché oggi in tutte le città – stiamo parlando delle città, dei capoluoghi, delle città metropolitane in genere – giocoforza (non dipende dalla nostra volontà) si sta andando verso Centri Storici chiusi, linee di traffico limitato sempre più ampie, re-incentivazione del trasporto pubblico. Questo è uno degli aspetti positivi, quello di rivalutare le famose sette stazioni che oggi diventano dieci, che sono contenute nel PUM, che in qualche modo va sviluppato e incentivato in questi termini, anche perché il PUM non ne prevede sette né dieci, ma ne prevede cinque. L’assessore Coviello, parlando qualche giorno fa, diceva proprio che si andava verso il potenziamento del numero delle stazioni e, quindi, verso un effettivo uso metropolitano. Io parlerei, più che di uso metropolitano, di uso di superficie, piuttosto di tipo tranviario, date le caratteristiche della strada ferrata delle FAL.
Altro presupposto era il problema del verde, di impiantare sul verde la struttura di piano. C’è stato anche un emendamento, una riflessione su questo; lo stesso Regolamento Urbanistico porta alla luce l’importanza dei cosiddetti Piani di Settore, che riguardano aria, rumore, mobilità, traffico, carburanti, colori, orari, sistema del verde. Nelle parti aventi implicazione di carattere urbanistico integrano ed eventualmente modificano il Regolamento Urbanistico, secondo le modalità e con le caratteristiche ad esse attribuite dalle specifiche normative.
E’ chiaro che anche su di essi c’è una grossa aspettativa: cosa saranno i Piani di Settore e come incideranno? Noi purtroppo, credo, ci siamo soffermati troppo sulle quantità, sul costruito e sull’altro aspetto, che è quello delle zone aperte. Forse, un’anticipazione di questi elementi poteva dare una prefigurazione più chiara del Regolamento Urbanistico che, nei suoi intenti, riguardo al problema dei Piani Settore, del sistema dei parchi e del sistema del verde, chiaramente, è condivisibile.
L’altro aspetto che reputo fondamentale è il problema del territorio, di tutto il territorio comunale che, diceva il Sindaco, si compone, sì, della città consolidata e dell’armatura urbana, ma che per il 70% è fatto di zone aperte. Su questo (richiamo brevemente i contenuti dell’intervento fatto in sede di discussione generale) credo ci sia stata una caduta, forse una valutazione sbagliata, forse sotto la spinta delle esigenze degli abitanti delle zone rurali e di aspettative – lo dico – abbastanza individuali; legittime, ma legate alla stretta visione individuale. Il problema delle zone rurali è fondamentale; qui non ho sentito ancora parlare (anzi, ne ho sentito parlare in termini negativi) della potenzialità del territorio rurale per fare o rifare agricoltura, perché l’industria dell’agricoltura – credo – e del turismo e di ciò che ad essa è collegato (quindi il commercio corto e quant’altro), al di là della morfologia del territorio di Potenza, è fondamentale.
Nei territori della Lucania, anche a Potenza, riuscire a dare una prospettiva ed una valorizzazione del territorio agricolo per la sua funzione naturale, che è quella agricola o pastorale che dir si voglia, pensare in maniera moderna, anche per i nostri figli, alla prospettiva, per un certo numero di persone che hanno la voglia di farlo, di poter riconquistare la campagna per operare – e quindi anche per abitarci – è fondamentale. Oggi noi, forse, con la possibilità di edificare dappertutto, col credere che il territorio extraurbano sia quasi uguale al territorio urbano, commettiamo un errore grave, perché il costo di quei terreni fittiziamente sarà molto alto, e quindi comprare un terreno agricolo non dico che sarà come comprare un terreno in città – chiaramente con le dovute proporzioni -, ma costerà troppo rispetto a quello che, invece, dovrebbe essere.
Dico questo perché le tendenze nazionali, anche sotto la spinta di consulenti come Campos Venuti o altri, parlano chiaramente, in tutti i Piani Strutturali Comunali (prendo Reggio Emilia, ma prendiamo anche Ferrara, prendiamo Ravenna, o città della Toscana), di tutela delle zone rurali e di salvaguardia del suolo e dei territori. Questo va fatto insieme alle popolazioni che li abitano, e questa è una responsabilità che credo non dobbiamo prenderci. Spero che con il Piano Strutturale si riesca a fare questo, ma l’attenzione che è stata prestata a queste zone la vedo pericolosa e non corretta, anche rispetto all’impianto iniziale dato dai consulenti e dagli uffici, nonché dalla Legge Regionale. Su questo punto non mi sento io isolato, ma sento che, invece, è l’Amministrazione che ha deviato rispetto ad alcuni indirizzi, che sono – ripeto – regionali, dei consulenti (almeno nel documento iniziale che ci hanno presentato), nonché di carattere nazionale.
Ovviamente, bisogna in qualche modo rimarcare questa diversità, e per me questo è un punto fondamentale e dirimente. C’è una certa dicotomia tra l’aver sviluppato un discorso coerente, con finalità corrette, all’interno della città, con tutte le sue sfumature, ma più o meno accettabile, che tende a puntare sui parchi, come dicevamo, a puntare sulla rivalutazione dell’edilizia e sull’effettiva realizzazione dell’edilizia residenziale e sociale e l’avere, in qualche modo, ceduto, sulle zone aperte, ad un discorso che non era di tipo collettivo; questo andava rimarcato e l’abbiamo fatto.
Rispetto all’impianto generale ci sono altri temi da toccare. Faccio un esempio solamente, rispetto ad un emendamento che è stato respinto, quindi non l’abbiamo discusso, lo prendo soltanto a pretesto per sottolineare una piccola sfumatura. C’è una strada nel DUP di Via Appia/Chianchetta, una strada che fa circuito con la strada del Cimitero, a San Rocco. L’emendamento proponeva – l’ho scritto io – di non realizzare l’anello che creerebbe un circuito di entrata nel Cimitero ed uscita a Chianchetta, o viceversa. Utile dal punto di vista della gestione del traffico, della viabilità, non c’è nessun dubbio. Io mi sono posto, però, un problema: quello che nel Piano di Settore si chiama rumore e rispetto cimiteriale.
C’è qualche difficoltà, a volte, ad arrivare al Cimitero la domenica, o il giorno dei defunti. Il Cimitero di Potenza ha la sua area di rispetto, non c’è una via che fa circuito, è una via che porta lì e basta. Creare questo circuito non danneggerebbe quasi nessuno, ma danneggerebbe il silenzio del cimitero, perché ci sarebbe il rumore delle macchine che passano ogni tanto. Un Regolamento Urbanistico ha tra i suoi obiettivi il rispetto del silenzio, e in alcuni luoghi maggiormente che in altri. Quell’emendamento è passato perché la strada è utile. Questo concetto si deve abbassare: l’utilità è sempre relativa; non esiste l’utilità assoluta; credo che questo non valga solo in economia, ma in tutti i campi. Quello dell’utilità è sempre un concetto relativo: ciò che guadagniamo con la possibilità di parcheggiare e andare dall’altra parte ecc. lo perdiamo in termini di silenzio del Cimitero, in termini di possibilità di andare al Cimitero e non sentire il rombo delle macchine. Ho il difetto di avere questa, tra le mie idee della politica, che comporta per me il rammarico di non incidere ancora su questi temi; ma credo che sui temi della sostenibilità e della qualità della vita inciderà la realtà.
Fase interlocutoria
TRAVAGLINI
Questo è fondamentale, dicevo, perché quando si appesantisce l’ambiente, anche una goccia alla volta… non è importante se si affonda lentamente, si affonda comunque; quindi non è importante quella goccia, ma un’altra goccia, e un’altra goccia ancora: se non cambiamo direzione, la nave affonda.
Altro aspetto su cui c’è un interrogativo aperto riguarda l’ordine del giorno sulla Caserma dei Vigili del Fuoco, che è fondamentale. L’Assessore ha risposto, però la risposta non è convincente, perché se è vero che la Caserma è dell’ACTA (com’è vero, questa è una verità assoluta), forse non è appropriato quell’ordine del giorno, ma non è appropriato, secondo me, neanche mettere nel Regolamento Urbanistico, che è una cosa del Consiglio Comunale, la vendita a privati per fare quattro piani ad uso residenziale e uso commerciale. Su quello c’è un’aspettativa molto forte; non è una cosa solo simbolica, è anche concreta.
E’ questione di patrimonio comunale, rispetto alla quale aspetto, chiaramente, una risposta; così come aspetta risposta un emendamento che diceva che, ad un anno dall’approvazione del Regolamento Urbanistico, la Giunta si sarebbe impegnata a fare il regolamento sulle antenne. Se ne parlava per il 2010, doveva essere fatto nel 2004, è stato rifatto, si è detto: “L’Amministrazione lo deve fare” e quindi anche quello fa parte di quei Piani di Settore che accompagnano il Regolamento Urbanistico, sui quali c’è molta attesa, così come c’è molta attesa rispetto al Piano Strutturale che doveva inglobare le zone aperte, che dovevano quindi uscire da tutto questo.
Tutto ciò mi porta ad un voto di astensione sul Regolamento Urbanistico, non sui Piani Operativi per i quali ho già votato in Commissione e confermerò quel voto, che era favorevole.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Travaglini. Mi ha chiesto di intervenire il collega Pace, al quale cederò volentieri la parola, però, Colleghi, rivolgo un appello alle componenti politiche presenti in Consiglio Comunale. L’impegno personale che ho assunto prima, quando ha parlato il collega Petrullo, lo confermo: per il prossimo Consiglio Comunale la formazione politica alla quale ho dichiarato, con altri Colleghi, di partecipare, verrà formalmente costituita in gruppo consiliare. Rivolgo la stessa preghiera a tutte le componenti politiche perché si faccia, una volta per tutte, chiarezza nei rapporti politici all’interno di questo Consiglio Comunale. Il collega Pace non interviene in qualità di capogruppo, naturalmente, ma interviene a titolo personale: secondo il Regolamento, dovrebbe dissociarsi da una manifestazione di voto che ancora non conosciamo, ma che presumiamo, e quindi, siccome la parola finora non l’abbiamo negata a nessuno… prego, Collega Pace.
PACE
Grazie, Presidente. Il mio intervento, in effetti, non era previsto, però, per dare ascolto alla mia coscienza, sono dovuto intervenire. Ho ascoltato con attenzione la relazione del Sindaco, della quale mi hanno colpito due parole: il verde e la pianificazione. Quando ha parlato di verde mi ha fatto rivivere i miei venti anni, quando ero nella regione Piemonte, dove espletavo il servizio militare. Io di verde qui, a Potenza, conosco soltanto il parco di Sant’Antonio la Macchia, il Vallone di Santa Lucia, Montereale, il bosco di Pallareta, come pure la Villa del Prefetto. Tutto quel verde, così come ci è stato illustrato, se si dovesse verificare veramente, mi preoccupa tanto, perché l’ACTA non sarà in condizioni di intervenire.
L’altro elemento è quello della pianificazione. E’ vero, questo Regolamento Urbanistico, come ho già detto, così com’è stato redatto, è un grande Piano Particolareggiato in cui veramente l’ambito urbano è stato pianificato, infatti si individuano, oltre ai vari tessuti, tutti i vari distretti che conosciamo bene (DUSS, DUT, DUP); anche l’ambito periurbano è stato diviso in tre zone e l’ambito extraurbano è stato pianificato tenendo conto degli aggregati edilizi e delle zone aperte, naturalmente.
Proprio in virtù di questa pianificazione, quindi, io credo che sia stato necessario per tutti i Consiglieri presentare i vari emendamenti. A proposito di emendamenti, do atto a tutti i Consiglieri e al Presidente della Commissione che abbiamo difeso con forza il nostro operato, votandoli così come sono stati redatti e votati in Commissione. Naturalmente, questo plico di emendamenti è frutto di un grande lavoro, di un lavoro veramente certosino, come pure delle tante “arrabbiature” che ci sono state tra i vari Consiglieri perché ognuno cercava, in un certo qual modo, di portare a casa il proprio interesse, fino a quando non si è capito che l’interesse di ogni singolo Consigliere era l’interesse dell’intera Commissione, e quindi dell’intero Consiglio Comunale, perché tutto era finalizzato alla salvaguardia dei diritti dei cittadini, nell’interesse anche della Pubblica Amministrazione
Sindaco, Lei l’altro giorno in Commissione ha manifestato una certa preoccupazione quando si parlava dell’emendamento finalizzato all’accorpamento, alla demolizione degli annessi rurali, ossia di quelle quattro “caccavelle” o baracche che abbiamo nelle zone…
Fase interlocutoria
PACE
Baracche, annessi…
Fase interlocutoria
PACE
Annessi agricoli, va bene… quelle quattro “baracchette” che abbiamo. Per questo, veramente, non nutro alcuna preoccupazione, perché il tutto è disciplinato da indici e parametri, ma la vera preoccupazione la nutro per la zona periurbana. Se fossi in Lei, Sindaco, di questo mi preoccuperei, della zona a trasformazione limitata, dov’è stata stabilita una pendenza inferiore, dallo 0 al 15%, e dove sono consentiti nuovi interventi, ma tutto è rinviato al Piano Strutturale Metropolitano. Questa zona veramente è una zona appetibile, la più appetibile ai fini urbanistici, e io nutro veramente della preoccupazione; davvero qualche finanziaria potrebbe accaparrarsi questa zona e poi, magari, fare delle speculazioni. Quindi, così come abbiamo fatto per i sette Piani Particolareggiati, dove abbiamo ottenuto, come Amministrazione, dei risultati lodevoli, pianifichiamo queste zone, stiamo attenti a queste zone, non andiamo incontro a trattative con i vari consorzi per trattare 90, 100 o 110 euro, affinché le aree che si vanno a reperire possano essere concesse a prezzi moderati sia all’ATER, sia alle varie cooperative.
E’ stato più volte detto, per quanto riguarda questo Regolamento, che qualcosa è stato fatto sia nell’ambito urbano, sia nelle zone aperte, quindi io sento il dovere, come Consigliere e come soggetto politico che rappresento (la Sinistra Democratica), di esprimere un voto favorevole sia per i Piani Operativi sia per il Regolamento Urbanistico. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, collega Pace. Interviene per dichiarazione di voto il collega Imbesi, prego.
IMBESI
In questa seduta ci si è lamentati dell’assenza dell’UDEur del passato, nel senso che – lo voglio chiarire – il consigliere Roberto Galante continua (e l’ha confermato) ad essere UDEur, ma è indubbio che il nuovo partito dei Popolari Uniti non c’è, in questo momento, se non con il Presidente, il quale è stato costretto a rimanere perché il Vicepresidente non c’è. La cosa simpatica è che mi sono ricordato quello che è successo in occasione del Piano Campagne, qualche anno fa, e ho fatto un’associazione di idee, nel senso che mi sono ricordato che quando c’era il Piano Campagne, con il sindaco Fierro, una parte dell’allora Maggioranza andò via, tra l’altro criticando quel Piano Campagne, proprio il giorno della stessa seduta. Non vorrei che quelli dell’ex UDEur si fossero ricordati di questa situazione e avessero fatto la stessa cosa…
Fase interlocutoria
IMBESI
Sì, però, voglio dire, è successo questo, quindi non vorrei che sia stato un modo per rendere “pan per focaccia”…
SINDACO
“Non mischiare la lana con la seta”. Non le persone, ovviamente, ma gli strumenti.
IMBESI
Non mi permetto; non ho fatto allusioni alle persone. Ho detto che è stata una piccola associazione d’idee, un ricordo di quello che è successo.
Ma cerchiamo di affrontare l’argomento specifico. Io non sono componente della Terza Commissione, né sono un tecnico urbanista; dico, con molta sincerità, che ho ascoltato con interesse i pareri che ci hanno dato i vari uffici, i pareri che ci hanno dato i due professori, però, ovviamente, dovendo sentire anche una controparte (perché se si ascolta solo quello che fa una cosa non si ha mai una completa visione della questione), ho ascoltato anche altri urbanisti, autorevoli tanto quanto quelli che hanno predisposto questi strumenti.
Questi urbanisti mi hanno dato visioni differenti della regolamentazione, nel senso che si sono chiesti (e io non sono stato in grado di rispondere) se un Regolamento Urbanistico potesse cambiare un P.R.G., e perché nell’ambito del Piano, in molte aree, ci sono zig-zag particolari e non una linea uniforme – ci è stato spiegato: perché bisognava vedere l’orografia del territorio, però è abbastanza strana questa “zig-zagatura” continua nelle aree terminali -.
Si sono soffermati anche loro (ed anche qui ci è stata data una spiegazione che in parte può essere accettata, ma che in parte dev’essere rinviata al mittente) sul fatto che un Regolamento Urbanistico andava strutturato (e questo l’ha riconosciuto l’intero Consiglio, l’intera assise) su quello che era e doveva essere un preambolo di Piano Strutturale, cosa che non è avvenuta per diverse ragioni, e secondo me ha ragione il collega Petrullo quando dice che indubbiamente la colpa è della Regione, che da un lato dà delle indicazioni e dall’altro le fa venire meno perché non produce i documenti di studio necessari perché si possa procedere in una giusta e corretta direzione. E’ chiaro che lo strumento che viene adesso plasmato è uno strumento non completamente efficace o, quanto meno, è uno strumento che ha delle lacune, dovute proprio al fatto che non è plasmato come doveva essere.
Il percorso è stato lungo, travagliato, difficile, perché è un percorso che non è iniziato tre o quattro mesi fa, quando il Regolamento è arrivato in Commissione; è iniziato molto tempo prima, quando sono stati sospesi i Piani e con tutto quello che è venuto dopo. E’ stato un percorso, dicevo, lungo e difficile anche perché “frastagliato”, nel senso che prima ci si era dati una data limite, poi la Legge Regionale l’ha spostata, poi rispetto a quella Legge Regionale noi abbiamo sforato, e abbiamo sforato più di una volta, perché ci eravamo detti: “Va bene, lo facciamo entro il 10”, poi l’abbiamo spostato al 13, poi al 14 e poi ad oggi…
Devo riconoscere, però, in questo percorso lungo e difficile, un grande merito ad una persona in particolare – permettetemi di dirlo -: al Presidente della Terza Commissione Consiliare, al quale devo dire, con grande onestà, che ritengo davvero che, se il provvedimento è arrivato in questa assise comunale, il grande merito è il suo. Sottolineo, quindi, che c’è stata da parte sua una grande competenza in termini di conoscenza della materia, e su questo non avevo dubbi, ma ha anche dimostrato una leadership reale, concreta, perché ha saputo tenere in mano le diverse anime presenti nella Commissione e le diverse tensioni che un programma come questo poteva produrre. Devo anche riconoscergli che, forse, il ruolo di semplice Consigliere o di semplice Presidente di Commissione gli sta un po’ stretto, visto che io vedo realmente in lui colui il quale ha prodotto il risultato di questo Piano consiliare.
Lo dico con sincerità, perché ho notato, negli ultimi tempi, come abbia prodotto libri, come abbia prodotto, insieme alla Commissione, valutazioni e come spesso abbia anche avuto la capacità di raccogliere opinioni contrarie o, quanto meno, non completamente in linea con quelle degli uffici. Questo, secondo me, dimostra – ripeto – leadership e competenza in materia.
Per quanto riguarda il programma, io credo che il Regolamento Urbanistico lascerà – ahimè – molti dubbi, alcuni in campo urbanistico, altri in campo finanziario, perché io non sono completamente certo che la questione dell’ICI si possa risolvere facilmente. Credo, mi aspetto, onestamente, che ci saranno molte, molte osservazioni. Qualcuno parlava di osservazioni mirate, del fatto che ci si aspetta osservazioni mirate: io credo che ci saranno molte osservazioni e che molti di quelli che “risulteranno esclusi” dalla possibilità di utilizzare lo strumento produrranno ulteriori richieste di risarcimento a quest’Amministrazione. Mi auguro di sbagliare, ma non sono certissimo che queste richieste di risarcimento possano vederci vincitori, nel caso in cui fossero prodotte.
Un’altra cosa mi è sembrata non completamente in linea con i propositi: è vero che si aumenta l’area potenziale di verde, con questo Regolamento, però non mi pare che il Regolamento abbia saputo inquadrare bene in che maniera, poi, queste aree debbano essere valorizzate; non mi pare che ci siano regole che stabiliscano l’effettiva realizzazione di questi parchi. La nostra città soffre da questo punto di vista, lo dico – forse prima ancora che da Consigliere – da papà di due bambini piccoli che spesso mi chiedono di avere un’area dove poter andare a giocare nella nostra città e – ahimè – le uniche due aree sono Santa Maria e Montereale, ma devo dire (e in questo senso e faccio un invito al Sindaco, che so essere attento a questi temi), che tali aree necessitano di essere “messe a posto”, perché i giochi sono vetusti, sono soggetti alle intemperie e non vengono ripristinati, spessissimo ci sono viti, bulloni e cose molto pericolose per i bambini. In questo senso mi aspettavo che il Regolamento Urbanistico facesse qualcosa di più e stabilisse delle regole per poter addivenire ad una soluzione.
Mi auguro di sbagliare, del resto questo è un Regolamento che avrà necessità – ripeto – di essere sottoposto, poi, ad osservazioni e quindi il vero voto ci sarà al momento dell’approvazione definitiva del Piano stesso. Per il momento, questi dubbi mi portano ad esprimere un voto non favorevole sul progetto, nella speranza, però, che questo possa cambiare in futuro.
PRESIDENTE
Prendiamo atto della sua dichiarazione di voto. Ha chiesto di intervenire, sempre per dichiarazione di voto, il collega Galante Paolo. Prego.
GALANTE P.
Presidente, io parlo a nome del Partito Democratico che, ancorché non ancora costituito formalmente, è comunque presente in quest’aula con gli esponenti della Margherita e dei DS. Anche noi, da qui a breve, formalizzeremo l’unificazione dei due gruppi, anche – devo dire – degli amici componenti del Gruppo Misto, ancorché provenienti dalla Margherita. Da qui a qualche giorno avremo modo di formalizzare e di farle la comunicazione di rito.
La ringrazio per avermi dato la parola, ringrazio il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri di Opposizione e quelli di Maggioranza, con i quali abbiamo fatto questo tour de force. Mi scuso anch’io, come ha fatto il consigliere Travaglini, con il consigliere Luciano Petrullo se questo tour de force ha rappresentato, in qualche modo, un atto discriminatorio, però ho la certezza che il consigliere Petrullo sa che nessuno di noi immaginava che questo potesse creare qualche problema. Pensavamo fosse una soluzione da condividere, ancorché se ne sia parlato molto informalmente, però è certo che sarebbe da stolti non apprendere dagli errori che si compiono. L’invito che poc’anzi il Presidente ci ha rivolto diventa condivisione unanime di un orientamento per il futuro.
Io ho poche cose da dire. Parto dal ringraziamento, già più volte rivolto, alla Terza Commissione e al suo Presidente, il dottor Rinaldi, per la conduzione dei lavori e per la sintesi che ha saputo fare insieme ai Commissari della Terza Commissione; un ottimo lavoro, devo dire, che affianca quello dell’Ufficio. Credo che anche noi qui abbiamo fatto un ottimo lavoro, però questo lavoro oggi ha una sua naturale evoluzione, a mio avviso imprescindibile. Ho avuto l’impressione, anzi posso dire la certezza, che il lavoro fatto in Commissione sia stato un lavoro super partes, cioè un lavoro accompagnato da una volontà di sintesi, per cui la collaborazione dei vari gruppi politici a questo lavoro è stata ampia e puntuale. Questo non è più, ora – ecco perché parlo di un’evoluzione -; in luogo di quella sintesi oggi c’è la scelta delle parti politiche: noi rappresentiamo partiti, rappresentiamo politiche che appartengono ai partiti, ed inevitabilmente sono scelte di responsabilità legate alla nostra provenienza, al nostro vissuto.
Direi che questo è il momento in cui si concentrano su questo strumento urbanistico la condivisione e l’adesione. Una parte politica si rispecchia nello strumento e ritiene fino in fondo che sia proprio; o meglio, condivida quanto da altri fatto, fino al punto di portarlo avanti con una dichiarazione di voto positiva.
Io ho sentito parlare di errori del passato, di strumenti inadeguati… io credo che, sostanzialmente, ogni atto amministrativo appartenga al tempo in cui viene adottato, alle sensibilità che in quel momento vivono, alle esigenze che in quel momento ci sono, per cui, inevitabilmente, ciò che accadeva nel 1989 o ciò che accadeva nel 1928 era frutto di un momento storico, di una serie di bisogni che in quel momento si evidenziavano. Oggi siamo nel 2008, a diciotto anni dall’approvazione del vecchio P.R.G., e in questi diciotto anni, signori miei, sono cambiate tante cose. Mi viene in mente la cosa più banale probabilmente: nel 1989 nessuno di noi aveva un cellulare, non esisteva Internet, le comunicazioni erano quelle che erano.
In questi 18 anni molto è cambiato, e se consideriamo che del vecchio P.R.G. è stato realizzato solo il 28%, ci rendiamo conto di come l’inadeguatezza di quello strumento, per dati obiettivi, per dati di fatto, non poteva oltremodo procrastinarsi perché i tempi, i bisogni della nostra città, dei nostri concittadini, erano cambiati. La nostra collettività, in questi venti anni, si è evoluta, le esigenze sono nuove, sono diverse. Io credo che il Regolamento Urbanistico abbia colto questi nuovi bisogni, queste nuove domande che arrivano dalla nostra collettività, dai nostri concittadini, e abbia saputo farne buona sintesi, grazie al lavoro – ripeto – dell’Ufficio e dei Consiglieri e del Presidente della Terza Commissione.
Credo che ci sia una serie di elementi qualificanti, alcuni dei quali sono stati in maniera puntale valutati. Faccio riferimento ai concetti di perequazione e di compensazione e agli standard, che sono un tema delicato perché, ovviamente, gli standard indicano – se presenti, se rispettati – una migliore qualità della vita: più parcheggi, più aree pedonali, migliorano le aree pubbliche, i giardini, i servizi. Sono elementi destinati a migliorare la qualità della vita dei cittadini, ma non sono gli unici, perché altri due elementi fondamentali, a mio avviso (di cui oggi in qualche misura si è ripresa l’argomentazione, anche se nella prima fase o, quanto meno, nella discussione generale non avevano avuto il giusto risalto), sono proprio le vie verdi e la pianificazione, le strade. Noi abbiamo invertito il modo di fare urbanistica in questa città: fino a qualche tempo fa, prima si collocavano le sagome dei palazzi e poi si facevano le strade.
Vogliamo augurarci che, in un futuro prossimo, proprio attraverso la strumentazione che viene messa in campo – quella del PUM, che si coniuga con quella del Regolamento Urbanistico – si possa avere un sistema di penetrazione urbana e di viabilità urbana collegato alla mobilità (che è tema più ampio, più complesso, perché legato anche ai collegamenti verticali, alle scale mobili, agli ascensori); si possa avere l’immagine di una città diversa, di una città che realmente riesce, attraverso questi strumenti nuovi, a svolgere in maniera puntuale il ruolo di città capoluogo di regione che, a mio avviso – lo recupero da un passaggio del Sindaco -, forse è anche limitato.
Lei ha detto “la capitale dell’Appennino Meridionale”. Sfruttando questa sua indicazione, ricordo a noi tutti che dalla città di Potenza, con un tempo di percorrenza medio di un’ora e trenta minuti, si raggiungono undici capoluoghi di provincia; la città di Potenza è baricentrica anche rispetto alla movimentazione delle merci, ha un tessuto economico ed una condizione sociale di tranquillità. Se queste caratteristiche di zona adeguata per lo sviluppo verranno tenute nella giusta considerazione, i collegamenti nell’asse nord-sud ed est-ovest, anche attraverso la Basentana, potranno dare il giusto ruolo alla città capoluogo di regione, specialmente in quelle logiche che vedono il just in time, cioè la movimentazione delle scorte attraverso sistemi innovativi e moderni.
Credo che, pur in una condizione generale sicuramente di difficoltà, se la Giunta regionale, la Provincia, la città capoluogo di regione coltiveranno gli strumenti che la pianificazione metterà a disposizione potranno essere raggiunti obiettivi importanti, che sono di innovazione e di modernizzazione di questa nostra città.
Se poi questa vocazione naturale, dovuta alla sua posizione geografica, si dovesse coniugare con i centri di eccellenza già presenti nell’ambito della città e che, in qualche misura, si sviluppano e crescono (dico dell’ospedale regionale, per giungere anche all’Università e a quant’altro di importante c’è in questa città), credo che faremo un buon servizio. L’abbiamo già fatto immaginando che le aree verdi presenti nella nostra città, attualmente di circa 76 ettari, ben presto potranno arrivare a 250 ettari, se non di più. Ho la consapevolezza che mantenere e migliorare queste aree verdi sarà un impegno significativo, sicuramente, in un periodo di “vacche magre”, ma io credo che sia un merito dell’Amministrazione, per cui bisogna dargliene atto, la scommessa che si è voluta giocare su questo strumento urbanistico.
Non comprendo la volontà di chi non sceglie; politicamente non la capisco, e preferisco, ecco, un voto sinceramente contrario, come quello che abbiamo ricevuto dai componenti dell’Opposizione, un voto che ha senso politico, perché questo è il momento della politica, non è quello in cui “si mischiano le carte”. Sono consapevole che quello che viene fuori, viene fuori da quell’operazione di sintesi importante che è stata fatta in Terza Commissione, dove tutti hanno contribuito, ma è obbligo, è dovere di una Maggioranza riconoscersi in uno strumento; non esiste l’astensione rispetto ad uno strumento fondamentale dell’Amministrazione Comunale.
E’ un voto che politicamente non condivido; c’è la responsabilità di una scelta. Bisogna sapere, avere la consapevolezza che quello che si ottiene in un documento come questo è frutto di una sintesi ed è “guardare il bicchiere mezzo pieno, ancorché mezzo vuoto”, se così deve essere. Dico questo con un certo rammarico e con dispiacere, perché so che hanno dato un grande contributo, il consigliere Marcello Travaglini e il partito di Rifondazione Comunista, a questo strumento urbanistico; so che il consigliere Travaglini è stato tra i più assidui, che ha dato un contributo fattivo, e credo che possa essere soddisfatto di quanto è stato fatto in Commissione.
Avere la contezza, ancorché avessi cercato di scambiare su questo argomento qualche parola con lui fuori, nel corridoio, prima della sua dichiarazione di voto… mi dispiace perché segna sicuramente un distacco su un dato importante; non è una di quelle cose che “passano”: questo è uno strumento che nei prossimi anni caratterizzerà lo sviluppo di questa città e sentirlo proprio, per una Maggioranza, è dato politico fondamentale, perché noi ci spenderemo affinché questo strumento venga attualizzato nelle successive fasi del procedimento amministrativo che ci porteranno all’approvazione, e – siccome è strumento di crescita di una collettività, è strumento di sviluppo, è strumento di modernizzazione – su questo costruiremo il consenso per un Esecutivo, per una Maggioranza che ha fatto una serie di scelte importanti, assumendosi una responsabilità. La politica lo impone: non si può “stare sul guado” pensando che gli altri, poi, restino indifferenti su scelte politiche.
Il Partito Democratico è soddisfatto e, in qualche misura, riconosce in questo strumento quanto di nuovo e di moderno sta facendo il Partito Democratico nella politica generale. Ci riconosciamo in maniera forte perché riteniamo che la modernizzazione, l’innovazione, la crescita, lo sviluppo della nostra collettività passino attraverso idee forti, chiare, che non vedano compromessi a tutti i costi, riconoscendo il compromesso come uno degli strumenti della politica, ma non come il solo. Siamo andati avanti fino in fondo perché ci abbiamo creduto. E’ con questa determinazione e con questa forza che il nostro partito, il Partito Democratico, darà il proprio voto favorevole a questo provvedimento. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei, collega Galante. Mi sembra che, a questo punto, non ci siano ulteriori dichiarazioni di voto. Ho avuto modo di vedere, nella mia lunga frequentazione di quest’aula, Presidenti del Consiglio che, ad un certo punto della seduta, svestivano i panni istituzionali, si collocavano dall’altra parte, nei banchi, ed intervenivano, a volte anche per esprimere pareri contrari a quello che era l’orientamento dell’Amministrazione.
Per garbo istituzionale e per deferenza nei vostri confronti, certamente non farò questo, anche se gli spunti di discussione sono stati molti e molto interessanti, però, quanto per meno per esigenze di natura politica, a nome mio personale ed in nome e per conto della nuova formazione politica alla quale io ed altri tre colleghi abbiamo aderito (e che, ripeto, mi impegno a formalizzare come gruppo in Consiglio Comunale prima della prossima seduta), mi corre l’obbligo di esprimere un voto pienamente positivo nei confronti del Regolamento Urbanistico e di astenermi sul deliberato che riguarda il Piano Operativo, per le motivazioni rese pubbliche dal Segretario cittadino di questa nuova formazione politica e che attengono, in particolare, alla diversa ripartizione degli indici di fabbricabilità tra iniziativa pubblica e iniziativa privata che il deliberato contiene.
Detto questo, pongo in votazione…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Colleghi, non speculate, non “girate il coltello nella piaga”, come si suol dire.
Giunti a questo punto, cominciamo con la votazione della proposta di deliberazione: “Regolamento Urbanistico di Potenza, adozione ai sensi dell’articolo 36 della Legge Regionale 11 agosto 1999, numero 23 e successive modifiche ed integrazioni”.
Sul deliberato, la competente Commissione Consiliare ha espresso parere favorevole a maggioranza, con l’astensione dei gruppi di Rifondazione Comunista e del consigliere Pace e con l’assenza, al momento della votazione, dei gruppi di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e Verdi. Naturalmente, la delibera viene posta in votazione nel suo complesso, quindi completa di tutti gli atti e relazioni che ne costituiscono parte integrante e di tutti gli elaborati che sono dettagliatamente indicati e specificati nel testo del deliberato, così come emendati dal Consiglio Comunale nel corso dell’odierna seduta. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il Consiglio Comunale approva il deliberato a maggioranza, con l’astensione del gruppo di Rifondazione Comunista e con il voto contrario di Alleanza Nazionale, dei consiglieri Trombetta e Napoli e di Forza Italia. Il Consiglio Comunale approva.
I gruppi assenti risulteranno dal verbale della seduta così come… Favorevoli a maggioranza, i gruppi…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Benché la richiesta sia del tutto irrituale, perché mi pare che le risultanze della votazione, così come espresse dal Consiglio, siano integralmente riportate dal verbale della seduta a cura della Segreteria Generale…
Passiamo al punto 3 all’ordine…
ruSSO
Presidente, chiedo scusa, io dichiaro l’uscita.
DI CHIARA
Presidente, dichiaro anch’io l’uscita, visto che potrei essere direttamente interessato al deliberato in votazione.
PRESIDENTE
Prego la Segreteria Generale di voler prendere atto che i consiglieri russo e Di Chiara hanno dichiarato di uscire dall’aula.
Poniamo in votazione la delibera al punto 3 all’ordine del giorno: “Piano Operativo di cui agli articoli 15 e 45 della Legge Regionale numero 23/99. Adozione ai sensi dell’articolo 37 della Legge Regionale numero 23/99”.
La Commissione ha licenziato il deliberato con voto favorevole a maggioranza, con la sola astensione del Gruppo Misto e con l’assenza, all’atto della votazione, dei gruppi di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Patto Segni e Verdi. Metto in votazione il deliberato. Favorevoli? Contrari? Astenuti? Il deliberato viene approvato a maggioranza, con l’astensione di Alleanza Nazionale, Forza Italia e dei consiglieri Trombetta, Napoli e Campagna; nessun contrario.
Data l’ora e l’impegno che il Consiglio ha sin qui profuso nell’approvazione di questi due atti fondamentali per la città, così come si è avuto modo di percepire, c’è la volontà del Consiglio di rinviare gli altri due punti all’ordine del giorno ad una seduta di aggiornamento del Consiglio Comunale, che si dovrebbe svolgere il 20 prossimo, giovedì mattina.
Pongo in votazione la richiesta di aggiornamento dei lavori a giovedì 20 marzo, alle ore 8.30. Favorevoli? Contrari? Astenuti? La proposta di aggiornamento dei lavori a giovedì 20 marzo, alle ore 8.30, è approvata all’unanimità. La seduta odierna è, quindi, terminata. Prego la Segreteria Generale di fare formale comunicazione ai Consiglieri assenti.
La seduta del Consiglio Comunale termina alle ore 18.40.
Mostra le delibere approvate nel corso della seduta: