PRESIDENTE
Si procede all’appello nominale. I presenti sono 28; la seduta è valida.
Colleghi, devo giustificare i colleghi Samela, Romaniello e Petrullo, assenti per malattia, e i colleghi Triani e Graziadei, che sono fuori sede, rispettivamente, per motivi familiari e per motivi di lavoro.
Prima di dare inizio ai lavori del Consiglio, mi consentirete, anche se la prassi, forse, in questo non ci aiuta, e scusandomi con voi e con il Sindaco, in particolare, al quale ho avuto appena il tempo di anticipare questa iniziativa… però non mi sembra che il Consiglio Comunale possa non ricordare un dipendente che, purtroppo, un male incurabile ha portato via stanotte. Parlo di Mario Marchese, che da oltre 15 anni lavorava con il Comune di Potenza, anche lui sempre come precario.
Io non voglio assolutamente che questa cosa possa essere strumentalizzata, o che queste parole possano essere intese come anticipazione rispetto ai temi che andremo ad affrontare, però una cosa devo evidenziare, ed è il fatto che egli ha sempre sperato che potesse arrivare, prima o poi, la tanto agognata stabilizzazione. Lo ha sperato tanto – mi raccontavano, mi dicevano i familiari, gli amici – che lunedì scorso si è fatto dimettere apposta dall’ospedale, pur essendo in condizioni gravissime, perché teneva a partecipare alle prove attitudinali previste per lo scorso lunedì.
Purtroppo, la vita per lui è finita prima che la sua aspirazione, il suo sogno, potesse avverarsi. Vi pregherei, pertanto, di fare un minuto di raccoglimento, e pregherei l’Amministrazione ed il Sindaco, che so essere sempre molto sensibili rispetto a queste cose, di trovare il modo per venire incontro ad un nucleo familiare che, con la perdita dell’unico componente che lavorava, versa in evidenti situazioni di notevole disagio.
Si dà atto che il Consiglio Comunale osserva un minuto di raccoglimento.
PRESIDENTE
Consentitemi, ora, di fare un’altra comunicazione, questa volta di servizio: come potete notare, in aula è presente una telecamera; come ho preannunciato in occasione della Conferenza dei Capigruppo che si è svolta venerdì mattina, come Ufficio di Presidenza – ma l’iniziativa è stata ampiamente condivisa anche con l’Amministrazione: abbiamo fatto un incontro, una riunione di lavoro con il Sindaco -, l’idea è quella di trasmettere in diretta le sedute del Consiglio Comunale; ovviamente non solo le sedute, ma anche quanto altro potrà riempire di contenuto queste trasmissioni, che per il momento, in via sperimentale, sono accessibili solo dalla rete, sul sito www.rete.potenza.it\diretta, per chi volesse sintonizzarsi.
Come concordato con l’Amministrazione, con il Sindaco e con gli Uffici, le immagini, da qui a non molto, saranno trasmesse anche su monitor appositamente collocati in luoghi accessibili al pubblico, in modo da tentare un coinvolgimento della cittadinanza sui lavori che si svolgono in Consiglio, sulle cose che vengono discusse, su come vengono discusse e sui risultati che l’Amministrazione riesce a conseguire.
Mi auguro che questa iniziativa possa suscitare un momento di attenzione e possa coinvolgere i cittadini che, salvo casi eccezionali, come quello di questa sera, non seguono nella maniera più assoluta, non amano più prendere posto nella galleria per assistere ad un Consiglio Comunale, come pure ricordo che qualche tempo fa si usava fare.
Cedo subito la parola al Sindaco per una comunicazione.
SINDACO
Intanto, accolgo la sollecitazione del Presidente di mettere a disposizione le nostre persone ed il nostro impegno per la famiglia Marchese, e mi associo al cordoglio che egli ha espresso alla famiglia. Plaudo pure all’iniziativa della Presidenza del Consiglio in ordine alla trasmissione in diretta delle nostre sedute attraverso i meccanismi telematici di cui si è parlato.
Ho chiesto la parola per fare chiarezza in ordine ad una notizia che ha destato molte preoccupazioni, anche tra i consiglieri; moltissimi di voi mi hanno posto il problema se fosse stato bocciato il Regolamento Urbanistico, considerato che c’è stata una notizia pubblicata sui giornali determinata da un comunicato del nostro collega Petrullo. Tengo a dire (lo faccio pubblicamente in questa aula e lo faremo anche attraverso un comunicato stampa) che non c’è alcun provvedimento contrario della Regione Basilicata rispetto all’adozione del Regolamento Urbanistico, affatto. C’è stata semplicemente una nota – che adesso provvederemo a distribuire, a rendere pubblica – in cui l’ufficio competente (Ufficio Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata) ha espresso, secondo le procedure previste dalla legislazione in vigore, il proprio parere rispetto all’atto adottato in Consiglio Comunale.
Il parere dell’ufficio regionale, in premessa, ribadisce le caratteristiche che portano all’approvazione un Regolamento Urbanistico, l’iter, la valenza della Commissione di pianificazione… entra nel merito esprimendo il proprio parere rispetto ad una serie di emendamenti che in Consiglio Comunale abbiamo apportato rispetto al parere della competente Conferenza di pianificazione, e fa una serie di valutazioni che debbono essere oggetto di valutazione da parte della Commissione. Null’altro.
Siamo, quindi, nel pieno di un percorso amministrativo, democratico, fatto da un parere espresso dalla Conferenza, da pareri ed integrazioni fatti legittimamente da questo Consiglio Comunale, su cui la Regione legittimamente ha espresso un parere. Nessuna bocciatura. Anzi, consentitemelo, mi meraviglia che su temi così importanti si possano favorire notizie piuttosto approssimative. L’atto è questo, lo faremo distribuire a tutti, anche alla stampa, e provvederemo a fare chiarezza. C’è stato molto clamore riguardo a questo tema: locandine, notizie, preoccupazioni dei consiglieri ed altro. L’atto è questo e lo avrete durante il corso della seduta. Così è.
PRESIDENTE
Ringrazio il Sindaco per la comunicazione ai Consiglieri, che ritengo importante e doverosa da parte dell’Amministrazione, in modo da fare un po’ di chiarezza, nei limiti, ovviamente, che la materia consente.
Prima di dare inizio lavori così come previsti dall’ordine del giorno, mi hanno chiesto la parola, per delle comunicazioni di natura politica, i colleghi Spadafora e Galante. Cedo la parola, quindi, al collega Spadafora.
SPADAFORA
Grazie, Presidente. Presidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri, Assessori, nell’ultimo periodo – e precisamente quello che va dalle elezioni politiche ad oggi -, che mi ha visto candidato al Senato nella lista della Sinistra Arcobaleno, si è avuta un’accelerazione della trasformazione del quadro politico, fino a vedere alcune formazioni fuori dal Parlamento, ridisegnando un quadro politico che ora vede i due blocchi del PD e del PDL lavorare per raggiungere non un bipolarismo, ma un bipartitismo che tenta di annullare, annettendo o cercando di farlo, tutti i soggetti politici dell’arco costituzionale.
Solo da parte dell’Italia dei valori – graziata dal Partito Democratico a fronte di una successiva annessione o inglobamento al suo interno – vi è stato un rifiuto di questo stato di cose. Altra formazione che, invece, da sola è riuscita a sopravvivere, lanciando un messaggio di democrazia e ribellandosi al bipartitismo lanciato da Berlusconi e Veltroni, è stata l’Unione di Centro, che è non solo rappresentazione di UDC in quanto partito, ma affiancata ed aperta ad una grande riaggregrazione al Centro, che ha visto tanti della società civile suffragare la formazione politica centrista.
Personalmente, la non condivisione dell’interferenza esterna di altri partiti nelle questioni interne di piccoli partiti, come i Verdi, in cui mi onoro di aver militato, portando avanti battaglie ambientaliste, alcune vinte, altre no, ma sempre a favore della comunità, senza sciocchi integralismi che nulla hanno a che fare con la sostenibilità di un ambiente al servizio dello sviluppo socioeconomico, che mai come in questo momento ha bisogno di tutte le energie sane del Paese, partendo dai presidi di Comuni, Province, Regioni, e dell’Italia stessa, mi fa decidere di intraprendere un altro percorso.
Si tratta di un percorso che vedrà la mia precedente esperienza non annullata, ma mantenuta nel mio modo di fare e di agire anche in politica. Nell’attuale scenario politico, mi sento di seguire l’esempio di altri amici di cordata, come il consigliere regionale Mollica e l’ex assessore Fulgione, “decapitata” da Assessore all’Ambiente di questo Comune senza ragione, facendo venire meno le ragioni politico-programmatiche dello stare insieme in comune.
Esempio, dicevo, nel percorso di aggregazione al Centro, sposando la linea centrista che vede ben cinque consiglieri regionali della Federazione popolare di Centro, due consiglieri dell’UDC ed altri due che, pur differenziandosi, si richiamano comunque al centro. Se fate una riflessione, si tratta di un terzo del Consiglio Regionale. Tutti lavorano per una grande formazione centrista che già dalle prossime amministrative faccia valere il peso delle rappresentanze e delle istanze popolari, della comunità che non ce la fa più a sopportare una gestione amministrativa non positiva, purtroppo, ad iniziare da questo Comune.
Non cambierà il mio atteggiamento sugli atti consiliari, che vedranno il mio lavoro ed il mio assenso solo se volti al bene comune, abbandonando la prassi clientelare che aleggia o le lotte di posizionamento, che sono evidenti.
Il mio impegno sarà volto a questo, e non a pensare al 2014 per far toccare o dare beneficio ai potentini che vorrebbero, sì, un disegno strategico di programmazione a medio e lungo termine, ma vorrebbero anche benefici immediati, quali la diminuzione, per esempio, delle tasse – ne prendo uno a caso, Potenza, tra l’altro, è fra i Comuni con un’alta percentuale di tassazione – e una migliore qualità della vita.
Per questo dichiaro di entrare, da oggi, nel Gruppo Misto con la sigla Per la Costituente di Centro, e lavorerò affinché a questo gruppo anche altri colleghi possano aderire, dichiarando una posizione di apertura nella proposta, incrociando e sposando tutti gli atti che sono per il bene comune, aprendo di fatto il Gruppo a chiunque voglia perseguire il bene della comunità e condividere il percorso di aggregazione al Centro. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei, Collega. La parola al consigliere Galante.
GALANTE R.
Grazie, Presidente. Sicuramente avrei voluto non fare oggi questa dichiarazione, per non prolungare i lavori del Consiglio. C’è in atto una discussione importante, che riguarda i precari, però la devo fare.
Signor Sindaco, signori della Giunta, colleghi Consiglieri, la dichiarazione di oggi è frutto di una riflessione cominciata il 31 marzo 2008, data in cui i miei amici di partito ex UDEur hanno dato vita ad un movimento politico chiamato Popolari Uniti al quale, ovviamente, non ho aderito.
Le motivazioni di tale scelta all’epoca dei fatti sono le stesse di oggi: non mi ritrovo con le valutazioni di tale gesto. Non vorrei, però, dare risalto a questa vicenda, bensì ad altra: io sono rimasto nell’UDEur, nel Centrosinistra, quel Centrosinistra che mi ha visto eletto nella primavera del 2004 e al quale sono stato sempre fedele. Una fedeltà non ricambiata, e le mancate convocazioni ai tavoli del Centrosinistra sono la dimostrazione, nei fatti, di quello che dico. Sarà frutto di una non necessità, del non-bisogno di un numero, di un numero uno, di una persona; va bene… però è un fatto, è un dato, e io comunque rimango sempre fedele al Centrosinistra.
In questi mesi ho avuto modo di riflettere, evitando di flirtare con chiunque, pur di non prestarmi ad interpretazioni di facile trasformismo. Decidere oggi di dichiarare di appartenere ad una forza politica diversa da quella che mi ha visto eletto nel 2004 è un atto che consumo in piena coscienza e convinzione, con la consapevolezza dell’impegno che prendo nel rappresentare chi, con le proprie strategie politiche, talune volte ha creato imbarazzo anche agli stessi alleati, una forza politica giudicata da qualcuno, a mo’ di metafora, “spazzatura”.
Io non mi sento spazzatura, questo ve lo assicuro, e personalmente ho visto tanta, tanta gente che affolla la sede del partito che, da qui a poco, andrò a nominare, anche se si è capito. E spazzatura, neanche lì ne ho vista. Il partito è quello dell’Italia dei valori, penso sia chiaro. Non mi hanno offerto nulla; non ho chiesto nulla; sono entrato; ho aperto la porta; ho detto buongiorno; mi hanno accolto, con una sola verità, ed è la mia: la volontà fare politica per la gente, con la gente e tra la gente. Formalizzerò la chiusura del gruppo UDEur al Comune di Potenza il 1° ottobre, tempo necessario per l’espletamento di alcuni atti amministrativi, e da oggi potete già considerarmi il rappresentante dell’Italia dei valori in questo consesso comunale. Grazie.
PRESIDENTE
Collega Galante, vorrei però capire, perché da questo derivano anche questioni formali, se lei oggi aderisce formalmente al Gruppo Misto.
GALANTE
Sì, aderisco formalmente al Gruppo Misto.
PRESIDENTE
Prendo atto delle dichiarazioni dei colleghi Spadafora e Galante. Ne consegue che, in forza della loro adesione al Gruppo Misto, adesione che non necessita di accettazione da parte del Capogruppo, a termini del regolamento comunale vigente, da oggi noi consideriamo il Gruppo Misto come un gruppo a cinque componenti.
Vorrei, però, pregare il Capogruppo di fare al più presto una riunione del suo Gruppo e di farci pervenire, sempre al più presto – al più presto significa, comunque, al massimo entro il 30 di settembre -, l’indicazione circa le rappresentanze del Gruppo nelle Commissioni consiliari, dovendo provvedere, come Ufficio di Presidenza, a rivederne la composizione, in modo da assicurare la presenza percentuale di tutti i gruppi, di tutte le componenti.
Detto questo, possiamo passare all’esame dei punti iscritti all’ordine del giorno della seduta odierna. Al primo punto c’è una “Comunicazione ai sensi dell’art. 166, comma 2, del Decreto legislativo 18 agosto 2000 numero 267 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali) in merito alla deliberazione di Giunta Comunale numero 132 del 5 agosto 2008 ad oggetto «2° prelevamento dal fondo di riserva ordinario Esercizio 2008»”. La parola all’assessore Pace per l’illustrazione. Prego, Assessore.
PACE F.
Sì, è una comunicazione, come per legge, che la Giunta fa al Consiglio sul secondo prelievo dal fondo di riserva; è un prelievo di 60 mila euro che la Giunta ha ritenuto opportuno fare per queste specifiche: 42 mila euro per l’Estate in città e 18 mila euro per il protocollo d’intesa Comune-Università di Basilicata sulla qualità dell’aria. Il fondo di riserva viene così ridotto a 60 mila euro. Questa è la consistenza attuale del fondo di riserva. Grazie.
PRESIDENTE
Sulla comunicazione non ci sono interventi, possiamo passare oltre ed andare, quindi, alle interrogazioni.
Punto 2 all’ordine del giorno: “Interrogazione del consigliere Pace su «Parcheggi privati»”. Prego, Collega.
PACE D.
Grazie, Presidente. “Con la presente il sottoscritto Donato Pace, consigliere comunale in quota alla Sinistra Democratica, interpellato da alcuni cittadini residenti in Contrada Macchia Romana, segnala al Consiglio Comunale la situazione di disagio e le preoccupazioni che questi manifestano a seguito della realizzazione di parcheggi privati da parte delle ditte costruttrici su aree di pertinenza di fabbricati di nuova costruzione.
Considerato che la zona è classificata come B3 dal vigente P.R.G., che è completamente edificata e comprende non solo insediamenti residenziali, ma anche attività commerciali;
considerato, inoltre, che la potenzialità edificatoria di un’area o di un lotto è quella desumibile dal rispetto di tutti i parametri urbanistici edilizi prescritti dal P.R.G. vigente e dal Regolamento edilizio,
con la presente interroga il Sindaco e l’Assessore competente per sapere quali provvedimenti si intendono assumere per evitare ai residenti preoccupazioni e situazioni di disagio“. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Pace. Risponde l’assessore Fiore, prego.
FIORE
Quando è arrivata questa interrogazione, che doveva essere indirizzata all’Assessore all’Urbanistica… però qui vedo che è stata indirizzata a me… mi sono consultato sia con l’Assessore all’Urbanistica, sia con il dirigente dell’Edilizia, ingegner Robilotta, per capire la questione sollevata dal consigliere Pace.
Si tratta di parcheggi che insistono su un’area privata che, quindi, è disciplinata direttamente dal condominio, tant’è che vi è stato per quell’area, ma anche per altre aree similari a questa, un contenzioso che ha visto il Comune essere chiamato di fronte al Tribunale, per cui il Giudice ha asserito che quelle aree, essendo di pertinenza privata, e quindi condominiale, sottostanno alla disciplina delle aree condominiali, quindi vanno gestite secondo i regolamenti condominiali di appartenenza.
Pertanto, capisco che ci può essere un problema di accesso, soprattutto per coloro che hanno insediato delle attività commerciali in queste aree, ma credo che sia una questione privatistica che va risolta all’interno dei condomini. Il Comune non ha facoltà di intervenire in quelle aree, che sono aree private e non pubbliche.
PRESIDENTE
Collega Pace, prego.
PACE D.
Assessore, io non mi ritengo soddisfatto della risposta. Perché? Non mi risulta che i condomini siano d’accordo con la ditta costruttrice, con le ditte costruttrici, nel senso che sono aree di pertinenza e io sono preoccupato di questa situazione, perché naturalmente mi metto nei panni dei cittadini, di coloro che spendono 200-300 mila euro per un alloggio e poi non si trovano un parcheggio all’aperto.
Dove sono gli standard pubblici previsti dall’articolo 18? Dove sono i rapporti massimi stabiliti dalla legge? E’ questo che sto chiedendo al Consiglio comunale, e che cosa intendiamo fare di fronte a queste situazioni. Cioè io che compro un appartamento a Macchia Romana, dovrò parcheggiare la macchina… perché le imprese costruttrici utilizzano anche quelle famose aree che devono essere cedute come parcheggi privati e trattabili, e che vengono venduti.
Questo va sempre a favore di chi ha i soldi. Il povero cittadino che ha messo quel piccolo gruzzoletto da parte, ossia quei 200 mila euro, si trova a parcheggiare l’automobile non a Macchia Romana, ma in Via Ciccotti. Questo mi preoccupa.
PRESIDENTE
Passiamo, ora, al terzo punto all’ordine del giorno: “Interrogazione del consigliere Pace su «provvedimenti per arginare il degrado»”. Collega Pace, prego.
PACE D.
Grazie, Presidente. “Premesso che la zona oggetto della presente interrogazione è quel tratto di strada previsto dal Piano Regolatore Generale vigente, e mai realizzato, che dovrebbe collegare la parte alta di Via Messina con Via Ancona;
considerato che da tempo i cittadini residenti ed io stesso, con un’altra interrogazione datata 18 aprile 2008, abbiamo lamentato il crescente stato di abbandono e di degrado, ma con scarsi risultati;
considerato, inoltre, che Via Messina è una zona residenziale, che comprende non solo insediamenti residenziali, ma anche attività commerciali,
con la presente il sottoscritto segnala al Consiglio Comunale quanto segue: topi e serpenti sono diventati come animali da giardino;
Via Messina da quartiere residenziale sta diventando un quartiere degradato, un destino che non accettano, i residenti, e che rifiutano decisamente, sollecitando il sottoscritto ad interagire con l’Amministrazione Comunale affinché quest’ultima intervenga per risolvere un tale fenomeno, ormai dilatato dalla calura estiva – perché abbiamo avuto una grande estate quest’anno –;
interrogo, quindi, visti i numerosi appelli dei cittadini, il Sindaco e l’Assessore competente per sapere quali provvedimenti si intendano assumere“. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Pace. Risponde nuovamente l’assessore Fiore, prego.
FIORE
Su questa interrogazione, credo che possiamo convenire con il consigliere Pace circa l’esigenza di intervenire su quell’area, sia per migliorare la viabilità, sia per migliorare la qualità non solo della viabilità, ma anche dell’area stessa, per renderla più sicura e più pulita.
L’Amministrazione Comunale, quindi, ha fatto propria questa esigenza, tant’è che nel piano urbanistico previsto nell’ambito di un progetto PRUSST all’esame degli Uffici, che interessa proprio Via Messina e la zona alta di Via Messina, è prevista la costruzione di una strada di collegamento, laterale al fabbricato che adesso ospita la ferramenta, che quindi, di fatto, collega meglio l’area a valle con quella a monte e porta sicuramente un beneficio ai cittadini, ma anche a tutti coloro che attraversano quell’area, perché quella di fatti collega Verderuolo con la parte alta e con Cocuzzo.
Devo dire di più: vi è un’altra strada di collegamento, che è quella a monte del supermercato, e che uscirà sempre su Via Messina, che è già prevista – credo che potrà essere appaltata tra qualche mese, sono in corso di definizione le procedure per approvare il progetto preliminare – per collegare a valle, e quindi rendere più facile anche l’accesso sulla strada che porta su Via Ancona.
L’area, quindi, non solo è sotto osservazione da parte dell’Amministrazione Comunale, ma sono già in previsione interventi che migliorano la viabilità dell’intero complesso.
PRESIDENTE
Collega Pace, prego.
PACE D.
Assessore, io la ringrazio per aver preso in considerazione l’osservazione, per aver preso alcuni provvedimenti e messo l’area sotto osservazione, perché ormai degradata da più di venti anni. Vi vorrei tanto credere, però non ci riesco, e quindi mi è difficile dirvi che sono soddisfatto dalla risposta all’interrogazione, nel senso che delle varie interrogazioni che ho presentato a questo Consiglio, all’attenzione del Sindaco e all’attenzione degli Assessori competenti, non una nei cinque anni di consiliatura è stata presa in considerazione. Mi auguro che qualcheduna, qualche volta, per il bene dei cittadini, possa essere presa in considerazione. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Pace. Passiamo al punto 4 all’ordine del giorno: “Interrogazione urgente del consigliere Roberto Galante relativa a «gradinata Via Due Torri numero 21-23»”. Prego, Collega.
GALANTE R.
Grazie, Presidente. La presente interrogazione veniva fatta quando ero, fino a qualche minuto fa, nell’UDEur… adesso sono nell’Italia dei valori… ma bando alle ciance: “La presente viene richiesta da numerosi cittadini che hanno provato in prima persona l’esperienza di percorrere la gradinata di Via Due Torri ubicata tra i fabbricati corrispondenti ai civici 21 e 23.
Considerato che detta gradinata presenta una buona parte dei piani di calpestio privi di copertura, mentre per le alzate la situazione è migliore, e che sono presenti inoltre escrementi umani in parte lasciati ad essiccare, in parte al sole o debitamente coperti con terriccio, così come di consuetudine per ogni perfetto animale, e poi, ancora, urina, per non parlare di oggetti di vario genere, tra i quali siringhe e bottiglie di vino e birra;
che rimane, inoltre, visibile dalla gradinata lo stato di degrado e incuria del piano sottostante il marciapiede di Via Due Torri, il quale presenta la totale mancanza del copriferro, oltre all’ormai quasi totale corrosione dei ferri di armatura;
il sottoscritto chiede di sapere quali siano le iniziative che codesta Giunta, in particolare l’Assessore al ramo, intendono assumere per la soluzione del problema lamentato“. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, collega Galante. Risponde ancora una volta l’assessore Fiore, come Assessore ai Lavori Pubblici.
FIORE
Noi ci siamo occupati già di questa gradinata nel momento in cui abbiamo fatto i lavori della discesa di San Gerardo, come lei sa, nel senso che c’è una traversa, a metà della discesa, che porta verso questa gradinata a cui lei fa riferimento.
Abbiamo, nel piano triennale che stiamo realizzando, 200 mila euro per portare a compimento i lavori della discesa di San Gerardo, che non sono proprio i lavori della strada, ma i lavori a completamento. All’interno di questi interverremo anche sulla gradinata, non solo per eliminare quel disagio a cui lei fa riferimento, ma anche per migliorare l’accessibilità dell’intera gradinata.
Se non bastassero quei fondi, c’è il mio collega Coviello che ha già previsto un’ulteriore disponibilità proprio per rendere sicura quella gradinata.
GALANTE R.
Grazie. Mi ritengo soddisfatto in parte, dal momento che la richiesta prevede due tipi di valutazioni: la prima è in carattere ai lavori, la seconda è alla pulizia. Sulla pulizia non c’è bisogno di aspettare il ripristino dell’area, della zona San Gerardo. L’ACTA, sollecitata dai cittadini, risponde che non ha nel piano la pulizia di quella gradinata, perché sostiene che non è di proprietà comunale; io, però, ho un atto, qui, stipulato tra il Comune di Potenza e… che dice… So che lei ne è a conoscenza, Assessore. Grazie.
MOLINARI
Consigliere, se lei mi dà copia dell’atto, per mia conoscenza… dato che ho sollecitato l’ACTA e mi ha dato la stessa risposta, provvederò a fare non il sollecito, ma il richiamo.
GALANTE R.
Grazie.
PRESIDENTE
Ringraziamo l’assessore Molinari che, benché non interpellato, si è comunque fatto carico della questione che attiene ai suoi rapporti diretti con l’ACTA, e siamo certi che interverrà al più presto.
Passiamo al punto 5 all’ordine del giorno, che è un’interrogazione del consigliere Petrullo che, ovviamente, viene rinviata ad una prossima seduta, data l’assenza del Collega.
Punto 6: “Interrogazione del consigliere Pace relativa a «Strada vicinale S. Pietro loc. Marrucaro»”. Prego.
PACE D.
Grazie, Presidente. “Con la presente, il sottoscritto Donato Pace, interpellato dalla famiglia Basile-Di Bello, residente in Potenza alla Contrada Marrucaro, segnala al Consiglio Comunale la situazione di disagio che questa manifesta a seguito delle varie lesioni comparse sul muro di contenimento a sostegno della strada vicinale di uso pubblico denominata Strada Vicinale San Pietro, in località Marrucaro.
Considerato che la zona è attualmente molto trafficata da automezzi pesanti – autobetoniere – e considerato, inoltre, che l’abitazione dei coniugi Basile-Di Bello è sita a pochi metri dal muro in questione,
si interrogano il Sindaco e l’Assessore competente per sapere i provvedimenti che si intendono prendere per evitare preoccupazioni e disagi agli stessi“. Grazie.
PRESIDENTE
Ringraziamo il collega Pace. Risponde l’assessore Coviello, prego.
COVIELLO D.
Grazie, Presidente. Avrei preferito rispondere all’interrogazione precedente, perché l’intervento era già finanziato. Nella fattispecie, il problema evidenziato dal consigliere Pace è riscontrabile in centinaia e centinaia di situazioni similari sul nostro territorio.
Come è facilmente riscontrabile, la famiglia Di Bello ha costruito a ridosso di una strada vicinale; si è avvicinata troppo alla strada vicinale, ha costruito a tre metri dalla stessa, e materialmente la strada vicinale, che è larga due metri, non consente il transito di automezzi pesanti, per cui nel tempo ha dovuto giocoforza appropriarsi di terreno privato.
In assenza di adeguate risorse economiche, dovremo da subito intervenire, previo sopralluogo, con una verifica della transitabilità della stessa da parte dei mezzi pesanti, considerato che a monte ci sono delle abitazioni in costruzione, per cui dovremmo limitare l’utilizzo dei mezzi pesanti. Questa è l’unica possibilità, al momento.
Viceversa, dovremo approntare un progetto ampio, corposo, verificato che sono tante le costruzioni che sono state costruite a ridosso della strada, per cui abbiamo anche difficoltà a fare un allargamento, e tenuto conto che dovremo pervenire anche ad un esproprio perché, come dicevo, la strada vicinale è larga due metri.
E’ chiaro che il muretto costruito dalla signora Di Bello, come è stato già risposto negli anni… l’interlocuzione con la famiglia Di Bello si protrae da tempo… Dovremo verificare di fare un intervento congiunto anche con la proprietà che sta a ridosso della stessa a monte. Comunque, volevo ribadire che la cosa da fare urgentemente è limitare il transito dei mezzi pesanti su quell’arteria stradale.
PRESIDENTE
Consigliere Pace, prego.
PACE D.
Grazie, Assessore. Vi ringrazio per aver preso in considerazione l’interrogazione, ma la casa Di Bello non è stata costruita oggi, è secolare, quindi non è che non ha osservato le distanze dalla strada, se dista tre metri è perché è nata così, tre metri, e la strada è quella che è oggi. E’ trafficata da mezzi pesanti, naturalmente, perché ci sono diversi soggetti che hanno diritto a costruire le proprie abitazioni e, quindi, evitare l’uso dei mezzi pesanti credo che non sia una buona soluzione, ma la cosa più giusta sarebbe intervenire nella zona. Come si fa ad evitare il transito e come si fa a bloccare i lavori ad altri cittadini? Grazie.
PRESIDENTE
Ringraziamo il collega Pace. Solo qualche precisazione doverosa nei confronti del Consiglio, dei Colleghi e del Capogruppo del Gruppo Misto. Qualche precisazione in merito a quello che avevo detto prima. Ovviamente, l’Ufficio di Presidenza procederà ad una ipotesi di riassegnazione dei posti, dei numeri, delle presenze spettanti a ciascun gruppo nell’ambito delle Commissioni consiliari permanenti, per poi procedere, sulla base delle segnalazioni che ci verranno dal Capogruppo, all’emanazione del decreto di sostituzione.
Ovviamente, in questa fase, ritengo opportuno che i Colleghi comunque continuino a partecipare ai lavori delle Commissioni consiliari delle quali fanno attualmente parte, fino a quando non sarà possibile fare il nuovo provvedimento. La cosa non include anche la Conferenza dei Capigruppo perché, per quanto riguarda il collega Galante, avendo aderito al Gruppo Misto, è già oggi non più capogruppo dell’UDEur, per cui gli è preclusa comunque la partecipazione alla Conferenza dei Capigruppo.
Possiamo procedere passando al punto 7 all’ordine del giorno: “Programma di stabilizzazione del personale precario (collaboratori coordinati e continuativi). Criteri generali per la stesura del Regolamento speciale sulla stabilizzazione (art. 48, comma 3, D. Lgs. 267/00)”. La parola al Sindaco, per l’illustrazione del provvedimento.
SINDACO
L’Amministrazione Comunale ha sviluppato una serie di rapporti di lavoro a tempo determinato con oltre 130 unità, che si sono caratterizzati nel tempo come rapporti essenziali per la vita amministrativa dell’Ente. Noi abbiamo sempre detto, in più occasioni, lo abbiamo ribadito in incontri politici, amministrativi, sindacali… che consideriamo i precari, soprattutto quelli cosiddetti storici, vale a dire quelli che operano da più tanto presso l’Amministrazione (il tempo, oggi, tende ad essere individuato con quello che è stato indicato da una circolare come uno degli elementi per la stabilizzazione, i famosi tre anni al 27 settembre dello scorso anno), soprattutto questi, li consideriamo ormai personale, esperienze, professionalità di cui l’Ente non può fare a meno.
Nel tempo la loro attività è stata un’attività preziosa per l’Ente, un’attività di supporto ai colleghi che vivono la loro esperienza a tempo indeterminato, che ha completato e reso possibile una vita amministrativa e il raggiungimento di importanti risultati amministrativi. La nostra stessa attuazione del programma passa attraverso il contributo di questi dipendenti.
Di stabilizzazione, nel nostro Comune e nel nostro Paese, si parla da tempo. Abbiamo avuto, con l’ultima Finanziaria, una normativa che… per la verità, con le ultime due Finanziarie abbiamo normative che hanno affrontato tale questione. Lo scorso anno, la Finanziaria ci dava dei percorsi estremamente incerti, dei percorsi che lasciavano intravedere ancora elementi di instabilità nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e dipendenti, tant’è che le norme della Finanziaria dello scorso anno sono rimaste sostanzialmente inattuate né, per la verità, sono state più di tanto sollecitate alla stessa Amministrazione nei tanti incontri che lo scorso anno ci sono stati con le rappresentanze sindacali. Ci rendevamo tutti conto che avevamo una normativa che non risolveva il problema.
Quest’anno la Finanziaria è ritornata sul tema, e ci è ritornata con norme sicuramente più precise, ma anch’esse non risolutive, norme che non dicono in maniera chiara ed esplicita: le persone che hanno queste caratteristiche di rapporto lavorativo con le Amministrazioni Comunali vengono inserite nella pianta organica, con rapporto a tempo indeterminato, attraverso questa procedura.
Questo, detto in questi termini, che sono i termini con cui una Amministrazione deve operare (perché dobbiamo operare facendo atti legittimi) non è scritto, purtroppo, in questa Finanziaria, una Finanziaria che lascia ancora margini di un incertezza e maglie larghe in un percorso di inserimento a tempo indeterminato nella pianta organica, in una fase, quella nella quale oggi viviamo, in cui da parte del Ministero della Pubblica Amministrazione è stato detto in maniera chiara che sia gli ingressi nella Pubblica Amministrazione, sia le stesse stabilizzazioni devono avvenire attraverso concorsi.
Noi abbiamo voluto prendere di petto questa situazione e cercare di favorire un percorso che desse certezza a questi nostri dipendenti, certezza di ingresso nel ruolo a tempo indeterminato nell’Ente, certezza di un trattamento uguale a quello del collega di stanza che opera a tempo indeterminato, e lo abbiamo ovviamente fatto alla luce di tutte le norme presenti nella Finanziaria, cercando di utilizzarle nel modo migliore.
C’è stata una serie di incontri con le forze sindacali; personalmente devo ringraziare la Segreteria Generale dell’Ente per l’azione di supporto messa in campo, devo ringraziare l’Ufficio Personale dell’Ente, con in testa il nostro dirigente, la dottoressa Luisa Scavone, con tutti i suoi collaboratori, per lo sforzo messo in campo nell’Ente, ma devo anche ringraziare i sindacati che hanno partecipato alla fase che ci ha portato alla sigla di un accordo storico, che è stato siglato – lo ricordo – da tutte le associazioni sindacali, da tutte le categorie sindacali, ed è stato siglato nella riunione di chiusura, in una discussione durata mezz’ora, tanto la posizione dell’Amministrazione era addirittura avanzata rispetto alle norme indicate in Finanziaria.
Noi avevamo due possibilità: o procedere ad un rapporto che confermava il carattere a tempo determinato nell’interlocuzione, nel rapporto, nella relazione tra noi e i dipendenti, per tre anni, un rapporto che la norma prevede per casi eccezionali e per situazioni particolari, che certamente non possiamo immaginare che possano interessare oltre 130-140 persone, per un’Amministrazione, e che comunque lasciava il rapporto a tempo determinato per i nostri dipendenti…
Noi abbiamo la ferma volontà di rimuovere questo elemento di incertezza nel rapporto, che è elemento di incertezza anche per i nostri dipendenti, in considerazione della stretta sempre maggiore che abbiamo nelle norme che riguardano la Pubblica Amministrazione, e volevamo pertanto andare nella direzione del rapporto a tempo indeterminato; muovendoci su questa strada, che abbiamo convenuto tutti, Amministrazione e sindacati, essere la strada maestra da perseguire, abbiamo dovuto confrontarci con una serie di norme, norme nazionali, generali, che regolano il rapporto tra dipendenti e Pubblica Amministrazione, e norme dettate dalla Finanziaria.
C’è, ora, una norma che la Corte Costituzionale ha dettato in maniera chiara: quando si fa un concorso pubblico almeno il 50% dei posti deve essere riservato agli esterni. La Finanziaria individuava nel possesso di un requisito, quello dei tre anni al 27 settembre dello scorso anno, nei cinque anni precedenti di rapporto con l’Amministrazione, e nell’essere dipendente al primo gennaio di quest’anno un elemento determinante per poter accedere alla stabilizzazione.
Che cosa abbiamo ritenuto di fare, come Amministrazione? Abbiamo ritenuto di considerare interni quelli che nella nota della Corte Costituzionale sono i soggetti a tempo indeterminato… perché è successo che ci sono stati ricorsi rispetto ai processi di stabilizzazione che hanno riservato il 50% ai precari, ricorsi degli interni perché non venivano tutelati rispetto ad un processo di stabilizzazione che la Corte Costituzionale, ritengono, riservi esclusivamente a loro…
Invece, noi abbiamo ritenuto che la norma Finanziaria ci consentiva di considerare già dipendenti interni, alla pari di quelli che sono a tempo indeterminato, i precari che avessero quella caratteristica precisa individuata dalla Finanziaria, cioè i tre anni di lavoro negli ultimi cinque e lavorare al primo gennaio. Questo per mettere un paletto forte, chiaro, preciso, di tutela del nostro atto amministrativo. Abbiamo ritenuto di avviare un percorso che riservasse il 50% dei posti a disposizione – come dice la Corte Costituzionale – esattamente ai precari.
Che cosa succede? Succede che quel 50% di posti che noi possiamo mettere a disposizione dei nostri dipendenti, e quindi dei precari, avendo scelto loro come soggetti da dover tutelare come riserva, equivale ad un numero molto inferiore alle 132 persone che hanno quel titolo a cui facevo riferimento. E quindi abbiamo dovuto fare una scelta.
Essendo quello il numero a disposizione, e qui operando su un concetto di 50% legato non al profilo, ma all’entità economica della massa messa a disposizione… Vale a dire che se noi abbiamo 120 posti o 130, la metà è 65. Se 130 posti costano una cifra, la metà, che individua categorie più basse, quelle che economicamente costano meno, individua inevitabilmente un numero superiore di posti. Spero di essere stato chiaro in questo passaggio.
Questa interpretazione ci ha portato a poter individuare un numero di unità da porre a riserva nei profili A e B superiore al 50% numerico dei posti a disposizione, cioè un numero di circa 80 unità, 79, di preciso. 79 unità tra A e B. Perché A e B e perché la separazione tra i profili?
La separazione tra profili è nell’ambito di norme chiare e precise che per le stabilizzazioni, lo dice anche una circolare del Ministero, prevedono bandi speciali di concorso pubblico per assunzione a tempo indeterminato che danno rilevanza all’esperienza lavorativa maturata presso le Amministrazioni Pubbliche, differenziandole in ragione della tipologia del rapporto posto in essere. Quindi c’è una differenziazione che dobbiamo portare in campo in ragione della tipologia del rapporto posto in essere, e qui c’è una differenza tra i dipendenti che abbiamo. Ci solo quelli che svolgono un lavoro di A, di B, di C e di D.
E lo dobbiamo fare, perché se non lo facciamo non riusciamo a concludere l’operazione. C’era, quindi, questo elemento. Qual è la parte che abbiamo voluto far diventare oggetto di riserva? A e B. A e B sono due profili il cui accesso nella Pubblica Amministrazione avviene non attraverso un concorso, ma avviene attraverso l’ufficio di collocamento: l’Amministrazione va e prende i primi delle varie categorie; può fare la selezione, ma va secondo l’ordine dell’ufficio di collocamento.
Se la riserva non interessa gli A e B, ma interessa i C e D, tutti gli A e B dell’Amministrazione Comunale – 79 persone – vengono messi da parte e non possono partecipare a nessun tipo di selezione, perché verrebbero sostituite da 79 unità che sono all’ufficio di collocamento nei primi posti. Cioè avremmo deciso da subito che quelle 79 persone erano fuori, in automatico. Ci è sembrato giusto tutelare queste 79 unità, che non avrebbero avuto alcuna possibilità di essere inserite nei ruoli dell’Amministrazione, e non avendo, peraltro, il diploma per partecipare ai concorsi. 79 unità che abbiamo voluto tutelare.
Per la verità, ci sono anche unità – fra C e D – che sono senza diploma e, comunque, non potrebbero partecipare al concorso, ma lo faccio diventare oggetto di questa seconda parte del ragionamento. Abbiamo, quindi, ritenuto di far scattare la riserva del 50% per gli A e B.
Il restante 50% fa riferimento ai profili C e D. I profili C e D, seguendo quel carattere normativo che vi ho semplificato prima, rientrano nei concorsi. Sono concorsi pubblici, aperti a tutti, e quindi si apre una difficoltà per i soggetti C e D, che comprendiamo. Siccome, però, noi riteniamo di dover definire, nell’ambito della discrezionalità che la norma ci attribuisce, un canale che possa, in qualche modo, dare un percorso preferenziale a queste persone (che noi riteniamo professionalità importanti per l’Ente), nel definire le modalità attraverso cui si sviluppa quella norma concorsuale l’elemento discrezionale a disposizione l’abbiamo utilizzato in quella direzione, vale a dire riconoscendo l’unico elemento che dà punteggio nella fase concorsuale all’aver espletato un servizio presso l’Amministrazione Comunale di Potenza.
Questo è – ve lo garantisco, e lo sa bene chi opera all’interno del mondo dei concorsi pubblici – un elemento straordinariamente forte a favore di chi questo titolo ce l’ha. Straordinariamente forte.
Ci è stato chiesto, in quella riunione sindacale, di valutare due ipotesi: di valutare l’ipotesi di far rientrare nelle categorie A e B quattro persone che appartengono ai profili C e D, in servizio presso l’Amministrazione, che non hanno diploma e che sono, pertanto, in una situazione tale da non poter partecipare a nessun concorso, e quindi resterebbero automaticamente fuori.
Ci hanno anche chiesto di valutare l’ipotesi di far rientrare, su loro richiesta, nelle categorie A e B gli ultracinquantacinquenni, per le difficoltà logistiche di partecipare ad un concorso. Ci è stato chiesto formalmente, ad un tavolo sindacale. Abbiamo valutato positivamente questa richiesta. Abbiamo valutato positivamente questa richiesta, aumentando il numero dei posti a riserva e facendo rientrare quel 50% nell’ambito di una prospettiva di concorsi più vasta, che tiene conto di tutti i concorsi che l’Amministrazione può espletare fino alla chiusura della fase di stabilizzazione.
E’ così che riusciamo a giustificare quel 50%. In questo modo, siamo oggi in grado di sviluppare un’azione dove la riserva per A e B è una riserva che ingloba anche i soggetti C e D che non hanno il diploma e che sono ultracinquantacinquenni, e di far scattare una fase concorsuale per tutti gli altri con il punteggio preferenziale, da portare in campo nella fase concorsuale, dell’avere espletato un rapporto con l’Amministrazione Comunale.
Questo è il contesto entro cui nasce la nostra proposta, una proposta che non può che muoversi nell’ambito della chiarezza amministrativa, che per la dimensione che porta in campo – una delle maggiori nel nostro Paese, se non forse la maggiore nella fase di stabilizzazione – non può prestarsi ad alcun equivoco.
Ma è successo – ci dicono – che in qualche Amministrazione – e ci fanno il caso specifico della Provincia di Potenza – tutti sono stati stabilizzati in A e B. Bene. Questo è potuto accadere perché il numero complessivo dei precari presso quell’Ente era equivalente al 50% della intera manovra messa in campo. Da noi no. Ecco perché riteniamo di aver messo in campo l’unica procedura realmente attivabile; l’unica procedura a tutela di un percorso che può portare i nostri precari ad un rapporto di carattere stabile ed a tempo indeterminato con l’Amministrazione Comunale, che contemporaneamente tenga conto della situazione di particolare debolezza di una fascia – gli A e B – che avremmo definitivamente messo fuori da ogni possibilità di stabilizzazione, laddove la scelta della riserva fosse scattata su un altro settore.
Certo, se domani dal Ministero… che nei contatti che abbiamo avuto, contatti telefonici, continui quesiti che sono stati sviluppati per addivenire a questo, ha sempre confermato che questa è la strada, cioè non ci ha dato possibilità di procedere diversamente… riceviamo una nota che in maniera esplicita ci garantisca su un percorso alternativo e di inserimento diretto anche per tutto il resto dei precari, noi saremmo le persone più felici di poter attuare questa cosa, però il tutto deve avvenire nella chiarezza, perché anche un atto, che potremmo consumare, di dire “tutti dentro”, è un atto che una classe amministrativa seria non si può consentire.
Lo vorremmo fare, lo dico ai dipendenti presenti qui questa sera; lo vorremmo fare, ma non abbiamo la possibilità di garantire a voi e a noi che facciamo un atto amministrativo certo, e noi siamo qui chiamati a fare atti amministrativi chiari, come vi stiamo spiegando, e certi, che non vengano annullati, a tutela nostra e a tutela vostra, perché se sviluppassimo un concorso che viene annullato e voi perdeste il posto di lavoro, ci potreste denunciare per aver fatto un atto amministrativo non vi ha tutelato, perché avreste potuto fare altre cose.
Per questo motivo ritengo che l’atto amministrativo che viene proposto oggi, in questa sede consiliare, sia un atto che va nella giusta direzione. D’altronde, nello stesso ricorso al T.A.R., nella sospensiva che è stata determinata, lo stesso T.A.R. ha individuato in questo atto del Consiglio…
Per la verità, con la Segreteria Generale, avevamo ritenuto questo un atto che poteva essere, secondo le nostre valutazioni, anche non necessario per lo sviluppo del percorso rispetto al quale, comunque, per convinzione degli atti che abbiamo messo in campo, si determinerà un ricorso al Consiglio di Stato, ma abbiamo voluto portarlo immediatamente in Consiglio perché il nostro obiettivo è quello di riprendere da subito l’intero iter amministrativo per potere – per il primo novembre, e se non è il primo, speriamo sia il 15 – portare da subito i dipendenti A e B in pianta organica a tempo indeterminato e sviluppare, a partire da subito, la fase concorsuale per tutti gli altri precari, anche per evitare di poter cadere in norme che si profilano, per la prossima Finanziaria, sempre più restrittive rispetto al tema dei precari.
PRESIDENTE
Ringrazio il Sindaco per l’illustrazione della delibera. Pregherei i Colleghi che vogliono intervenire di iscriversi, in modo da consentire alla Presidenza di dare la parola anche alternando i gruppi. La parola al consigliere Coviello, prego.
COVIELLO R.
Grazie, Presidente. Innanzitutto, mi permetterà questo Consiglio, questa assise, di fare una piccola precisazione su quella che è stata una comunicazione del Sindaco in merito a notizie circolate sulla stampa relative al Regolamento Urbanistico. Credo che l’intervento di questo Gruppo, del Capogruppo di Alleanza Nazionale, sia stato a favore dell’autonomia della determinazione del Consiglio Comunale. Questo parere che è stato distribuito dal Sindaco non è assolutamente un atto richiesto alla Regione Basilicata, ma è un atto sancito dalla Legge 23/90, quindi è un atto che fa parte di quei pareri, di quel procedimento che porterà all’approvazione del Regolamento Urbanistico.
SINDACO
Infatti ho detto che era un parere, non una bocciatura.
COVIELLO R.
Noi… è un parere dovuto per legge.
SINDACO
A me interessa dire che il Regolamento Urbanistico non è stato bocciato dalla Regione.
COVIELLO R.
Non voglio entrare nella polemica, perché credo che l’intervento del Capogruppo di Alleanza Nazionale fosse solo per cercare di difendere l’autonomia di questa Amministrazione Comunale.
PRESIDENTE
Stiamo trattando, però, di stabilizzazione, Collega.
COVIELLO R.
Credo, signor Sindaco, che ogni volta che si deve fare un provvedimento importante, in questa Amministrazione c’è sempre qualche “cane che ci corre dietro”… perché abbiamo fretta di scappare, di non essere rotti i pantaloni, come diceva qualcuno. Però, poi, ci accorgiamo che, magari, emergono sempre fatti nuovi che meritano una considerazione, un approfondimento, e che non ci sono i modi, i tempi giusti per portare a termine percorsi sani, perché ognuno possa avere un proprio giudizio e fare una valutazione in merito in maniera molto serena.
Io sono del parere che su una questione così delicata non bisogna aspettare l’interlocuzione telefonica o i pareri scritti chiesti al Ministero, però siccome noi stiamo cercando…
Premetto che non sono contro la stabilizzazione di nessuno; ogni posto che si garantisce a ogni padre di famiglia, o a un giovane, è sempre una cosa che un amministratore comunale ha come principio e come valore. Io credo che, però, tutti i percorsi che possano portare a dare sicurezza a chiunque sia precario in questa Amministrazione Comunale devono essere percorsi dagli uffici tecnici, che non vedo qui presenti, perché noi abbiamo avuto diverse interlocuzioni con il Segretario Generale, abbiamo fatto diverse domande e molti quesiti posti da noi sono stati sviscerati, sono stati affrontati, con risposte puntuali.
Credo che chi è un po’ il padre di questo atto, dal punto di vista amministrativo, come struttura, oggi doveva essere presente, perché doveva cercare di rispondere anche ad altri quesiti che vengono piano, piano.
SINDACO
La dottoressa Scavone è qua. Il capo del personale è in grado di rispondere ad ogni quesito, sia chiaro.
COVIELLO R.
Noi avevamo avuto rapporti con il Segretario su alcuni temi. Avevamo la necessità di affrontare tutti i problemi di questa Amministrazione perché lei si è fermato alla Provincia di Potenza, ma molte Amministrazioni hanno fatto atti che hanno garantito l’intero precariato, quindi dato un posto di lavoro a tutti i precari dell’Amministrazione… Io so di altre Amministrazioni, che non sono la Provincia di Potenza, che sono di altre province, dove il numero era superiore al 50% e dove si sono impostati percorsi che hanno dato sicurezza a tutti i dipendenti di quell’Amministrazione.
SINDACO
Sì, però diteci come fare. Trattiamo atti amministrativi trasparenti.
COVIELLO R.
Io non entro nei tecnicismi perché non sono un tecnico; in questa assise dobbiamo affrontare i problemi dal punto di vista politico. Io credo che non ci corra nessuno dietro; abbiamo chiesto in Commissione di avere chiarezza di tempi per cercare di affrontare il problema, però, ovviamente, oggi ci troviamo, dopo due o tre giorni, ad affrontare questo problema in questa assise.
Ho chiesto mezz’ora fa… perché ho saputo dal collega Picerno che in un’Amministrazione di una persona che conosco questo percorso è stato avviato… ho chiesto elementi seri, cartacei, per cercare di analizzare questa proposta, però credo che se l’intenzione di questa Maggioranza, di questa Amministrazione, è quella di procedere con il “cane dietro le spalle”, credo che non possiamo fare tutto quello che è possibile per cercare di salvaguardare ogni posto di lavoro.
Io voglio fare un altro passaggio, che è importante, perché qualcuno potrebbe pensare che noi siamo contro la stabilizzazione di chiunque. Io credo che tutti i percorsi impostati per la stabilizzazione devono essere effettuati, perché tutti hanno diritto ad un posto di lavoro.
Abbiamo garantito – sono d’accordo – anche coloro che non avevano i titoli, perché era necessario dare la prospettiva, a qualcuno che non aveva neanche il miraggio del concorso, di cercare di essere inserito in pianta organica, ma deve essere altrettanto chiaro che non diamo una risposta certa alle persone che noi oggi mandiamo a concorso. Il percorso di una premialità può essere fatto solo dopo il superamento di una prima prova. Ci sono fiumi e fiumi di giurisprudenze in merito…
SINDACO
Lo abbiamo detto, lo sappiamo. Lo abbiamo detto con chiarezza, lo sappiamo che così è.
COVIELLO R.
Quindi, io, Sindaco, le chiedo se è possibile fare tutti i passaggi tecnici per cercare di capire se quello che gira oggi nella posta di tutti i consiglieri, le notizie che arrivano dai singoli consiglieri… quello che anche oggi ho prodotto nel Consiglio Comunale, sia un percorso ancora percorribile. Se ci sono ancora spiragli per cercare di soddisfare tutte le esigenze di precariato. Oggi ho fatto un primo intervento per cercare di capire come si pongono questa assise, questa Maggioranza, questa Amministrazione, soprattutto, su questi argomenti.
Sulle considerazioni politiche finali, ci riserviamo di seguire i lavori del Consiglio e fare valutazioni ed analisi complete a margine della discussione. Grazie.
PRESIDENTE
E’ evidente, Collega, che lei potrà intervenire nuovamente solo in dichiarazione di voto, per quello che la dichiarazione di voto consente.
La parola al collega Imbesi, prego.
IMBESI
Ho chiesto al Presidente di anticipare l’intervento perché, purtroppo, ho anche un’altra riunione in corso alla Regione e devo presenziare anche lì, e quindi ho chiesto di non rispettare l’alternanza dei gruppi.
Sindaco, rispetto all’impegno che l’Amministrazione ha profuso nel tentativo di risolvere un problema atavico dell’Amministrazione Comunale, non c’è dubbio che l’Amministrazione si sia “rimboccata le maniche”; su questo nessuno di noi, credo, sia da un lato che dall’altro del Consiglio, può, in nessuna occasione, dire il contrario. E’ indubbio che l’Amministrazione ha cercato di trovare una soluzione, è davanti agli occhi di tutti che quanto meno si è messa a studiarne diverse, perché sulla questione, come anche lei ha affermato, sono state fatte anche delle modifiche in corso d’opera.
E’ indubbio, però, che, come ella stessa ha affermato, una soluzione per tutti non è stata trovata. Per sgombrare il campo dalle aspettative: io mi ero impegnato, venerdì, a ricevere… perché così avevo, giovedì sera, parlato con un esponente dell’ANCI di Roma… a far arrivare in aula ulteriori possibilità, se mi fossero arrivate delle documentazioni.
Purtroppo questo amico, questo collega che sta all’ANCI, non è stato in grado di fornirmeli nei tempi così stretti che avevamo da venerdì ad oggi, perché venerdì ha richiesto queste documentazioni a diverse Amministrazioni, ma oggi non gli erano pervenute a causa del week-end, quindi non mi è stato possibile, oggi, produrre le ulteriori proposte su cui si poteva discutere e che comunque egli, via e-mail, mi ha confermato che esistono.
Altre Amministrazioni hanno fatto scelte differenti, probabilmente più forzose, più forzate, che ovviamente andrebbero valutate sulla base delle situazioni delle singole Amministrazioni – e questo è ovvio, ed è coerente doverlo affrontare – ma è certo che altre soluzioni in Italia sono state adottate. Quando in Commissione io stesso ho richiesto… ferma restando – ripeto – la buona volontà dell’Amministrazione di tentare di trovare una soluzione… che si procedesse, lasciandoci qualche giorno in più, in questa direzione, ahimè, non ho trovato campo libero, perché si è deciso che oggi necessariamente, e non magari fra tre giorni, bisognava produrre il deliberato per poter evitare problemi con il T.A.R.
Io, però, voglio dire che i problemi con il T.A.R. che sono avvenuti non sono colpa della Minoranza, che pure all’epoca, nelle persone di due o tre consiglieri, me compreso, aveva fatto presente al Segretario Generale che non era quello l’iter da seguire e che bisognava fare altri passaggi in seno al Consiglio Comunale.
Questo ritardo, dal 30 aprile ad oggi, quindi, non può essere imputato a noi, che pure abbiamo cercato – e credo che tutta la Commissione lo abbia riconosciuto -, producendo ulteriori atti, perché li abbiamo portati in Commissione, di altre Amministrazioni che avevano fatto scelte differenti… Atti che non hanno trovato la totalità dei consiglieri favorevoli e che, quindi, non hanno potuto produrre le modifiche che noi auspicavamo.
Noi non sappiamo oggi se esistono, in quale indicazione… cioè sappiamo che esistono, ma non sappiamo con quale indicazione questi ulteriori atti di altre Amministrazioni siano stati prodotti. Rispetto a questo avremmo voluto, lo diciamo chiaramente come lo abbiamo detto il primo giorno, che la soluzione potesse inglobare tutti e che, se ci sono – così come ci sono – ulteriori possibilità, l’Amministrazione le percorra tutte.
Questo cosa significa? Significa pure che, visto che lo stesso Sindaco ha ammesso questa possibilità (quella di modificare l’atto), perché ha detto che nel momento in cui dovesse arrivare una proposta dal Ministero noi siamo pronti a modificarlo, io chiedo al Sindaco che faccia un passo in più. Non solo questo, perché questo è un po’ troppo semplice e normale: se si ha già “l’ok” del Ministero, automaticamente è evidente che è semplice prendere questa decisione.
Io gli chiedo qualche cosa di più: se nei prossimi giorni – come io ho richiesto – arriveranno ulteriori atti in questa direzione, lui li valuti, insieme con la Segreteria Generale, con gli Uffici del personale che – lo riconosciamo – hanno lavorato e si sono impegnati su tale questione, e se ci sono soluzioni differenti applicabili per poter salvare il salvabile…
Quando dico “salvare il salvabile” intendo tutti coloro i quali, per il momento, non sono inseriti in questo atto e che sono costretti a fare un concorso che, come dicevano i colleghi in precedenza, sicuramente non può dare certezze, perché tutti i concorsi, sebbene ci sia una preferenza, un punteggio maggiore, dipendono comunque dal risultato effettivo del concorso di ciascuna persona, e quindi sono soggetti, chiaramente, a valutazioni del momento, della preparazione, dello status e così via.
Noi chiediamo che l’Amministrazione faccia anche una modifica in corso d’opera al deliberato che oggi il Consiglio deve ratificare. Ricordiamo, peraltro – credo che i colleghi avvocati della Commissione ribadiranno questo in maniera migliore di me -, che una ratifica senza alcuna modifica dell’atto oggi esistente potrebbe anche non essere accettata in toto, perché appunto sembrerebbe un atto non scelto dal Consiglio Comunale. E quindi, anche su questo invito l’Amministrazione a fare una valutazione prima di porre in votazione lo stesso deliberato. Grazie.
PRESIDENTE
La parola va al collega Travaglini, prego.
TRAVAGLINI
Signor Presidente, Consiglieri, credo che oggi sia una giornata difficile e particolare per tutto il Consiglio Comunale, soprattutto per la tematica che si tocca. Ho ascoltato il Sindaco, ho ascoltato altri Consiglieri, altri parleranno, e siamo, in qualche modo, scesi su un piano tecnico, sono state fatte molte valutazioni significative, però credo che non possiamo scappare, neanche in questa sede, da un panorama globale e generale di situazioni di cui questo evento, ovvero la stabilizzazione dei precari, ovvero il precariato, è soltanto un terminale, una conseguenza, una conseguenza non “non voluta” o accidentale, ma una conseguenza logica voluta, programmata a tavolino.
Dico “programmata a tavolino” perché è questo il modello: il considerare il lavoro una merce, e a tavolino non dico negli ultimi dieci anni, ma negli ultimi 20 anni e forse anche prima, subito nel primo dopoguerra. Quindi stiamo partecipando e subendo sulla nostra pelle, o meglio qualcuno sta subendo sulla sua pelle un processo politico voluto, e i processi politici voluti si superano solamente con una condivisione e con un’unione dei lavoratori, oggi disgregata da una volontà politica ferrea che c’è nel Centrodestra, con elementi anche nel Centrosinistra, cioè lo sposare le politiche neoliberiste.
Queste cose politiche vanno dette. L’assunto politico di ognuno va detto, altrimenti ognuno può dire che è giusto che tutti abbiano un lavoro, e le conseguenze invece sono altre, e le Amministrazioni Comunali si occupano di altro. Oggi, quindi, credo che sia il momento di lanciare un grido, che è il primo mezzo di espressione politica, un’espressione pensata e condivisa, un grido verso un mondo ingiusto, e tra le ingiustizie… ne racconto qualcuna perché le ripetiamo da dieci anni, si ripetono da dieci anni, ma è bene ripetere la stessa liturgia per sempre, fino a quando tale evento sussiste.
Ne dico solo alcune, quelle già note, ma le ripeto perché è giusto farlo. Nel 1998, i beni delle 200 persone più ricche del mondo equivalevano a più del reddito totale del 41% della popolazione mondiale, cioè di 2 miliardi e mezzo di persone. La spaccatura tra ricchi e poveri si allarga, non solo tra i diversi Paesi, ma anche all’interno dello stesso Paese. Dico l’Italia, dico dati che potete controllare tutti, se non è aumentato il divario tra ricchi e poveri.
Se nel 1960 i Paesi con il quinto delle persone più ricche del mondo contavano un reddito pro capite 30 volte maggiore di quello della quinta parte più povera, nel ’90 eravamo a sessanta volte, cioè al doppio, nel ’95 a 74 volte più alto. Queste si chiamano ingiustizie programmate, economia programmata a tavolino; sono i risultati. Questo per quanto riguarda la povertà.
Noi ci indigniamo e diciamo che non può essere vero, che questo è un mondo ingiusto. Bene, il punto di partenza – leggo qui da un testo di un economista politico – è il rifiuto di un mondo che sentiamo essere sbagliato, la negazione di un mondo percepito come negativo, e perciò il primo atto è un grido, è un urlo, ma è soltanto il primo atto, il secondo è l’atto di unirsi insieme.
E allora, che emerga l’indignazione verso l’ingiustizia, per un’azione collettiva e solidale. Veniamo al problema del precariato, che è la piaga delle piaghe, è la piaga di molti cittadini italiani, di molti cittadini del mondo, di molte aree del lavoro, da quello pubblico a quello privato. Vengo a fotografare delle situazioni. Un precario, finché lavora, esiste, produce… viene pagato con uno stipendio, non alto tra l’altro, molto più basso di quello degli altri, ai limiti della soglia di povertà, diciamo oggi in Italia, e questo è vero.
Quando non esiste più, perché licenziato o per altro, non è esistito neanche come lavoratore, cioè non lascia in eredità – e l’esperienza ce l’abbiamo – nulla, né un T.F.R., né una pensione, né altro. Se capita ciò che può capitare, non è esistito. Questa non è giustizia, questa ingiustizia la si coltiva, la si è coltivata e la si coltiverà ancora per un anno, per due, tre… siamo a 10, siamo a 15, siamo ai 58 o ai 60 anni, quando da precario vai in pensione. E non voglio configurare situazioni che oggi non possiamo configurare.
Parliamo, invece, del concorso, di quelli di C e D, sempre per fare una fotografia perché il reale lo dobbiamo toccare con mano, per capire l’ingiustizia. Parliamo dei concorsi; i C e D vanno a concorso, si trovano a fare il concorso, chi è della categoria C o della categoria D, con quindici/sedici anni di carriera, con i loro 45/46/47 anni; magari hanno un figlio di 18, 19, 20 anni o quant’altro, diplomato anch’egli, in cerca di lavoro come tanti giovani… perché non far fare la domanda anche al figlio? O meglio, il figlio ci pensa autonomamente.
Ci configuriamo una scena in cui padre e figlio sono concorrenti, perché – parliamoci chiaro – c’è il punto di vantaggio se il padre arriva a superare i minimi del punteggio, ma c’è una concorrenza tra padre e figlio, il padre si augura che il figlio non vinca e viceversa. Potrebbero anche perdere tutti e due. Ci troviamo in un paradosso di giustizia, in un cortocircuito infinito. Ne possiamo uscire, non ne possiamo uscire, tecnicamente. Se non guardiamo qual è l’ingiustizia, non capiamo qual è il valore e cosa dobbiamo mettere in campo per risolverla.
Queste sono due fotografie reali. Se non capiamo che questo dramma non è un dramma di dibattito politico o di campagna elettorale non faremo un passo avanti verso la soluzione. Possiamo anche, qui, scoprire che 40 persone, in qualche modo… troviamo… e le piazziamo; ma queste persone sono 40 mila, sono centinaia di migliaia. Oggi nel pubblico impiego sono 250 mila, saranno 100 qui, 100 lì, ecc. Ce ne sono centinaia di migliaia nella Scuola, 150 mila, e nella Sanità.
Attenzione! C’è qualcuno che racconta, con interviste alla televisione, che todos caballeros – dice Tremonti a Radio Radicale in una delle ultime interviste – non lo possiamo più sopportare, che tutti lavorano perché erano precari, poi vediamo negli altri passaggi cosa andremo a dire, non lo possiamo supportare, dobbiamo andare tutti a concorso, anche se la gara è impari, perché io non posso superare in matematica il laureato di 25 anni, sarei travolto, ma per le mie deficienze, ovviamente, e quindi per i suoi meriti.
Questo, attenzione, lo dicono i Ministri, quindi è una cosa giusta, se lo dice un Ministro, è un’idea giusta se lo dice una grossa fetta di società; l’unico problema è che su questo facciamo propaganda e demagogia, mentre sulla pelle dei lavoratori ne passano di tutti i colori.
Parlavo del lavoro che è una merce. Leggo un passaggio, molto breve, di un filosofo economista che dice che permettere al meccanismo di mercato di essere l’unico elemento direttivo del destino degli esseri umani e del loro ambiente naturale porterebbe alla demolizione della società.
La presunta merce forza-lavoro non può infatti essere fatta circolare, usata indiscriminatamente e neanche lasciata priva di impiego senza influire anche sull’individuo umano che risulta essere portatore di questa merce particolare. Nel disporre della forza lavoro di un uomo, il sistema disporrebbe, tra l’altro, dell’entità fisica, psicologica e morale uomo, che si collega a questa etichetta.
Privati della copertura protettiva delle istituzioni culturali, gli esseri umani perirebbero per gli effetti stessi della società, morirebbero come vittime di una grave disorganizzazione sociale per vizi, perversioni, crimini e denutrizione.
Questo lo dice Karl Polani, che è un economista filosofo ungherese, nel 1944, poi è andato ad insegnare alla Columbia University, negli Stati Uniti, all’epoca del nazismo. Perché ho letto questo passaggio, attuale, che è del 1944? L’organizzazione internazionale del lavoro, nel 1944, visti anche quelli che sono i dettami economici, sancisce, nella dichiarazione di Philadelphia del ’44, che il lavoro non è una merce. Noi oggi stiamo trattando, stiamo subendo, per risolvere poi un problema, il lavoro come una merce.
E’ questo che dobbiamo capire per poter affrontare il problema per noi, per chi oggi è il soggetto del provvedimento, e soprattutto per i figli nostri e di chi è soggetto oggi al provvedimento. Senza questa lotta noi, praticamente, possiamo salvare 40 persone e perderemmo il mondo. Dico questo e vado avanti.
Qual è il concetto del mercato? Dove questo prende forza? Prende forza nel fatto che si tende a far accettare a tutti i lavoratori meno diritti e meno salari, non già perché i lavoratori diventano generosi o quant’altro, e accettano meno diritti e meno salari, ma perché dietro la porta ci sono altri lavoratori che accettano meno diritti e meno salari, entrano quelli e dietro la porta ce ne sono altrettanti. Questa è la logica che porta ad una sconfitta del movimento sindacale, che poi non può che portare ad una ribellione e alla riscossa del movimento dei lavoratori e del lavoro e riportare il lavoro a quello che è il primo elemento dell’essere umano, sancito anche dalla nostra nobile Costituzione, che credo che sia l’unica in Europa, tra le Democrazie occidentali, a portare all’articolo 1 quello che dice.
Ci sarebbe da leggere anche qualche altra cosa in merito a questa problematica, che può essere interessante per capire… e finisco con le letture, e vado alla delibera. La situazione ricorda l’equipaggio di una barca, la situazione di accettare questo, l’equipaggio di una barca che è in mezzo all’oceano e discute animatamente delle modifiche da apportare al logo sulle vele, anziché predisporre le misure per far fronte alla tempesta che si annuncia.
Nell’oceano del lavoro la tempesta deriva dall’avere messo in competizione tra loro, deliberatamente, il mezzo miliardo di lavoratori del mondo che hanno goduto per alcuni decenni di buoni salari e condizioni di lavoro con il miliardo e mezzo di nuovi salariati che lavorano in condizioni orrende, con salari miserabili – leggi globalizzazione, non è importante se si lavora qui -.
Il problema che la politica nazionale ed internazionale dovrebbe affrontare sta nel far sì che l’incontro che prima o poi avverrà tra queste due parti della popolazione mondiale avvenga verso l’alto della scala dei salari e dei diritti, piuttosto che verso il basso, che è l’esito verso cui finirebbe per condurci lo smantellamento delle protezioni legali dell’occupazione, uno dei tanti simboli della flessibilità e del precariato.
E’ di questi giorni la crisi finanziaria in America, con dichiarazioni di premi Nobel – ma ne prendiamo anche del Ministero Tremonti – secondo cui bisogna tornare all’economia della produzione, piuttosto che all’economia finanziaria, e alla piena occupazione. Questo non lo dice Tremonti, ma lo dice, nell’intervista alla Stampa di pochi giorni fa, un premio Nobel per l’economia. La piena occupazione, i pieni diritti, la stabilizzazione del mondo non può che passare per questo, e se parliamo del mondo, parliamo anche della delibera di Potenza.
La delibera di Potenza. Ho ascoltato il Sindaco, e diceva bene. Qual è la premessa, l’atto di indirizzo che può dare un Consiglio, un consigliere, una parte politica? Tra altro, l’ho ascoltato anche dalle parole di Antonino Imbesi, nonché da quelle di Rocco Coviello. Il concetto è questo: noi abbiamo un personale, 140, 130… quello che è il numero, con un’età media che va oltre i 30 anni, il lavoro medio che va tra i 10 e i 15 anni, in organico su varie postazioni, per vari motivi, che hanno prodotto, almeno per alcuni settori… faccio il problema, per esempio… il settore dell’evasione fiscale… non fiscale, condono ecc., recupero crediti, se parliamo in generale… che hanno portato soldi a tutta la comunità, non soldi all’Amministrazione Comunale, e continuano a farlo, continuano a fare il loro mestiere.
Come lo continuano a fare? Con l’orario, bene o male, dalle otto alle due, quello che è l’orario stabile, con più o meno un profilo che somiglia molto a quello del tempo indeterminato. Questo per dieci anni. Chiamarli CO.CO.CO. è soltanto un problema procedurale; loro hanno fatto un altro lavoro.
Hanno un’etichetta di CO.CO.CO. con tutte le conseguenze. L’hanno fatto con merito, si direbbe nella Pubblica Amministrazione, cioè non hanno neanche avuto procedimenti disciplinari significativi, che a me consti, o qualcosa del genere. Allora dobbiamo soddisfare il principio del buon andamento dell’Amministrazione, del far tesoro… e questo lo potremo mettere in delibera, e tra l’altro l’abbiamo detto… dell’esperienza.
Tutto ci direbbe che se perdiamo uno solo di questi elementi che hanno lavorato per tanto, non facciamo buon tesoro dell’esperienza e del buon andamento dell’Amministrazione. Siamo vittima, ovviamente, delle leggi, diremmo ora. Se si può sfuggire dalle leggi e si trovano altri modi, ben venga, ma questa è una discussione che arriva oggi, e forse in ritardo.
Ovviamente su questo ci sono delle responsabilità, la responsabilità è collettiva, è mia, è di ognuno, è anche dei lavoratori, è anche di non aver preso – quello che dicevo prima – coscienza di questo. Lo scendere in piazza è uno dei metodi, ma il farsi compatti è fondamentale.
Ci si è affidati, purtroppo, a una ideologia; quando si scese in piazza, nell’ottobre del 2006 – Governo Prodi -, in una manifestazione organizzata nel marzo del 2006, prima delle elezioni, dal movimento, da alcuni partiti ecc. sul precariato, in piazza c’erano 500 mila o un milione di persone, non ricordo; c’era qualche Ministro, ed aprimmo una polemica sul fatto che in quella piazza non si poteva andare perché stavamo andando mentre la nave andava in un’altra direzione, ed anche all’interno del Centrosinistra c’era chi andava in un’altra direzione.
Dico all’interno del Centrosinistra perché il ministro Nicolais, dopo che il Governo è caduto, dopo le elezioni di quest’anno, fa la circolare numero 5, a cui ci affidiamo, che io dico oscena, e racconta che per motivi ideologici fu fatto un emendamento in cui si dice che chi ha tre anni nella Pubblica Amministrazione può entrare, dopo di che è notte fonda.
Esce l’articolo 106, del signor Dini, che ha la sua responsabilità, perché usciva dal Governo, a dire che dobbiamo fare concorsi, sennò non facciamo giustizia di tutti i giovani ecc. Allora è questione che qualcuno dice che fare i concorsi ed applicare questa Finanziaria che ne è uscita fuori è giusto, allora non dica che è giusto che entrino tutti quanti.
Ci sono, allora, responsabilità politiche forti che bisogna prendersi, da Rifondazione ad Alleanza Nazionale, e dire che su questo non si fa demagogia. Rifondazione Comunista era per dire: chi ha tre anni, i requisiti, acquista un articolo 94. Sarà un emendamento ideologico, derivante dalle pressioni, come dice la circolare numero 5 – non la sto leggendo, ma la sto più o meno dettando -… dice che derivava da pressioni sociali. Ebbene, da cosa devono derivare le cose, se non da pressioni sociali ecc.?
E’ un provvedimento di giustizia, o no, nelle Pubbliche Amministrazioni di tutta Italia? E di questo dobbiamo trattare; perciò stiamo gridando, il tono di voce è consono alla cosa, e me ne scuso, però non è possibile sopportare l’ingiustizia.
Ci troviamo, quindi, con questa situazione. E qual è il panorama di questa situazione? Sono solo due passaggi, se il Presidente mi permette, sennò mi può interrompere quando vuole. Sono due passaggi, se mi dà cinque minuti, poi mi interrompe fra quattro minuti, se è possibile, sennò provvedo dopo.
Due passaggi: il precariato si coniuga con il clientelismo che è la piaga sociale del Meridione più forte che abbiamo, perché se si è precari, se si è deboli, si è soggetti al forte, e oggi il forte è anche chi ti può far sperare, e non dare un lavoro. E questo non accade oggi. Attenzione: viviamo in una terra, dove ero giovane, dove so che esiste, per fare un nome “tripartisan”, il signor Angelo Sanza – se mi hanno raccontato male, me ne scuso – dove c’era la fila a chiedere il posto di lavoro; è tradizione.
Dico “tripartisan” perché stava nel Centrosinistra, stava al Centro e stava a Destra, è stato un po’ dappertutto, non è un problema. Non sto dicendo niente, può essere non vero, però mi hanno raccontato questo, e qualcuno ringrazia lui, o qualcuno che non ha cambiato mai parte, il signor senatore a vita Emilio Colombo; lo ringraziano anche per questo. Saranno falsità, ma me le hanno raccontate da bambino.
E da giovani abbiamo detto: attenzione, l’unico strumento è studiare, è l’istruzione, perché per sfuggire dall’essere succube, dall’essere secondo a qualcuno, non ci sono altre armi che l’istruzione. Per sfuggire al clientelismo non ci sono altre armi che il contare su se stesso, il contare sulla propria condivisione.
Questa è una battaglia che Rifondazione Comunista ha fatto e farà oggi e per il futuro, è una battaglia che mi appartiene fino in fondo, è una battaglia che nel mio piccolo posso fare. Vi racconto che, anche da consigliere comunale, un buon sacerdote mi dice: ci sta un ragazzo che deve fare un concorso nella Pubblica Amministrazione, ha la mamma disoccupata, ecc… Vado dall’assessore e lo prego… soltanto di dire: cerchiamo di tamponare… avendo l’assicurazione, dall’assessore dell’epoca, Bongiovanni, di vigilare, sapendo che tutti noi siamo coscienti di un’impotenza su questo terreno, o di una potenza superiore. Questo terreno va svelato e va, in qualche modo, combattuto insieme alla precarietà, perché non sono scissi.
Anche oggi, se andiamo a fare il concorso, cosa dovrei dire a mia nipote che tiene 20 anni ed è laureata? Partecipa a questo concorso? Le dirò: non partecipare a questo concorso, perché a questo concorso già ci sono persone che sperano di farlo. Ovviamente può farlo, possono farlo tutti, non c’è assolutamente vincolo, dico quello che dico ai miei nipoti perché il processo di stabilizzazione non è stato chiaro fino in fondo.
Stabilizzazione non vuol dire assunzione, assunzione è: rispettiamo la Costituzione, facciamo i concorsi pubblici il più rigorosi e più chiari possibile, ma stabilizzazione significa stabilizzare un lavoratore su un posto di lavoro. Sono due operazioni. Deve esistere il lavoratore, e non lo vediamo, deve esistere il posto di lavoro, e deve essere coperto finanziariamente.
Abbiamo la garanzia che i posti di lavoro di cui ora stiamo parlando esistono, sono utili, e sono coperti finanziariamente. L’Amministrazione questo aveva il dovere di fare, l’ha fatto, e l’ha fatto anche bene, tirando la coperta il più possibile per stendere il panorama delle cose, e tra l’altro i lavoratori fanno il sacrificio di fare un contratto a 28 ore, è un contratto di solidarietà – lo possiamo anche capire così -, e non a 36 ore, avendo per altri anni un salario corrispondente non alle 36 ore – e sarebbe un diritto, dopo 15 o 20 anni, ma a 18 ore, quindi capiamo bene che c’è un contratto di solidarietà tra le parti, dove i lavoratori sono le figure più solidali.
Ed allora, direi ai miei nipoti questo: vai a fare altri concorsi, questo posto è giusto che lo occupino altri, troviamo il metodo per farlo. L’unico augurio è che tutti quanti abbiano il loro diritto e il loro posto di lavoro. Come fare, lo possiamo vedere insieme, può essere questo l’unico strumento; se escono altri strumenti… Tengo un amico all’ANCI pure io, e me lo ha dato prima… non ho un amico, tengo Internet.
Forse a Montescaglioso c’era il documento… si può fare o no? Questi sono fatti tecnici ed abbiamo avuto… al di là del fatto che ci troviamo oggi a parlarne, ma la realtà è che abbiamo il tempo per farlo, tutti, Destra, Sinistra ecc. Oggi qua qualcuno si deve prendere la responsabilità se la Destra dice: ora vanno tutti fuori, se licenziamo tutti i precari ecc. Qualcuno deve avere la responsabilità, non è che è tutto giusto.
Che dobbiamo fare, non lo so, la proposta di Rifondazione era quella di non scrivere il 106, ma scrivere il 94 e stabilizzare tutti quelli che avevano tre anni ecc. Questo è scritto nella Finanziaria 2008; il signor Dini si è svegliato di notte, stava a Sinistra, sta al Centro e sta pure a Destra, ma se lo mandiamo a quel paese tutti, Destra, Sinistra e Centro…
Il problema, poi, del Governo, lo sappiamo: Dini ha minacciato, con tre persone, di far cadere il governo; Rifondazione, forse, ha avuto la responsabilità di dire: fallo cadere e vedi di andare a quel paese… non lo ha fatto, forse per scelte politiche, potete pensarla come volete, ma questa è la storia anche del Parlamento e di questa Finanziaria.
Dico soltanto che spero che, se poi si va al concorso, nessuno, nessuno di noi, e questo lo credo, né fuori, si permetta di essere avvicinato o avvicinare qualcuno a promettere qualcosa. Non c’è da promettere niente, perché è un diritto, e spero che sia conquistato sui banchi, dovunque, dai lavoratori che difendono il proprio posto di lavoro, e su questo Rifondazione vigilerà e non permetterà a nessuno di fare il minimo del clientelismo, né per questi e né per quelli esterni.
Sono sicuro che tutti quanti, qua dentro, lo sottoscriviamo e tutti quanti auguriamo a questi 40 lavoratori di vincere il concorso in maniera chiara, limpida e senza nessuna pecca. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei, collega Travaglini. Pregherei gli altri Colleghi, comunque, di tentare, pur nella considerazione dell’importanza della questione, di contenere il proprio intervento. Il consigliere Bongiovanni, prego.
BONGIOVANNI
Rifiutiamo questa competizione, collega Travaglini. L’assessore Singetta diceva: visto che ha parlato tanto, quanto meno altrettanto, però la competizione la evitiamo…
Signor Presidente, colleghi Consiglieri, membri della Giunta, il mio sarà, più che un ragionamento, una considerazione breve, ma ad alta voce, prima in generale, e poi entriamo nello specifico dell’atto.
Per quanto riguarda la riflessione generale, dobbiamo dire che, purtroppo, la cattiva consuetudine legislativa italiana – dicevo l’altro giorno in Commissione – ha partorito un mostro bicefalo, con due teste orribili entrambe, perché nel tentativo di aggirare le riduzioni, le limitazioni e – il presidente Campagna lo sa – anche i blocchi delle assunzioni nelle Pubbliche Amministrazioni, ci si è inventati, nel corso degli anni, il ricorso a personale esterno che veniva poi, di volta in volta, legato alla Pubblica Amministrazione con varie tipologie di contratto, con varia tempistica, con varie funzioni, in modo tale da sopperire alle necessità dell’Ente.
Può darsi che, come dice il collega Travaglini, a volte questo sia stato anche determinato da ragioni clientelari, fatto sta che il mostro bicefalo partorito è questo. Ci troviamo di fronte, nelle Pubbliche Amministrazioni, non solo nel Comune di Potenza, ad una platea di lavoratori che giustamente richiede la stabilizzazione per il posto che ha occupato per parecchio tempo, per il quale ha dato il suo servizio allo Stato, e quindi all’Amministrazione, in questo caso all’Amministrazione Comunale, e che per aver svolto questo servizio ha maturato anche una professionalità, una competenza, una conoscenza dei meccanismi, dei tempi, che per alcuni aspetti è anche necessaria, vitale, proprio ad esempio nel nostro Comune.
Dall’altro lato, però, facendo così, abbiamo ipotecato spazi per le generazioni future. Cioè oggi noi ci troviamo di fronte a dover risolvere, a dovere affrontare due problemi serissimi: il problema di coloro che giustamente… Io dico “giustamente”, perché alcune considerazioni del consigliere Travaglini, pur sapendo lui che non condivido la sua visione del mondo, la Weltanschauung, i fondamenti valoriali su cui si basa, le condivido. Cioè chi ha maturato per una serie di anni un servizio, e quindi una competenza, e quindi, di fatti, ha reso un servizio alla Pubblica Amministrazione non può dirsi inutile per questa Amministrazione.
E’ giusto che si trovino i mezzi per fare in modo che costoro possano avere una certezza, però dall’altro lato dobbiamo dire che il ricorso al precariato, in questo stato che è sempre più disprezzante delle regole, ha fatto in modo che noi oggi appaltiamo, abbiamo appaltato per gli anni successivi le possibilità per le generazioni future.
Io, che faccio l’insegnante, devo andare in aula e devo dire – seguendo il ragionamento che fa il mio collega Travaglini, che condivide con me questa piccola professionalità, che è quella dell’insegnante – ai nostri giovani: guardate, lasciate perdere, ci vediamo fra 20 anni, probabilmente. Questo è un mostro che, purtroppo, la legislazione italiana ha creato, e – dobbiamo dirlo – lo ha creato per un falso concetto di economicità nei conti della Pubblica Amministrazione, un falso concetto di economicità, perché poi i conti, alla fine, come per i bambini di quinta elementare, devono tornare. Però i conti non tornano, della Pubblica Amministrazione, semplicemente sommando i numeri.
E poi l’altra considerazione è che ci troviamo, oggi, ad affrontare un tema delicato, importante, quello della stabilizzazione del personale precario al Comune di Potenza, sapendo che in Italia, ma anche – diciamo di più – sapendo che nello stesso territorio, nella nostra provincia, nella regione Basilicata, ci sono percorsi differenziati dove riusciamo a stabilizzare anche – ed io personalmente di questo mi indigno – persone che fanno parte delle strutture politiche, degli staff, dei gruppi consiliari e degli assessorati.
Questo è – e lo dico qui forte e chiaro -; qui avviene, e la classe politica si deve assumere le responsabilità di dire le cose come stanno. Questi lavoratori sono diversi da altri che per conoscere qualcuno sono stati inseriti nei gruppi consiliari regionali, negli staff regionali degli assessorati e che vengono stabilizzati, di tutti i partiti, di tutte le scuole politiche, di tutte le scuole di pensiero. E questo crea un differente trattamento tra i lavoratori. Questo, vi ripeto, mi indigna fortemente.
Per quanto riguarda il processo di stabilizzazione, le regole penso siano abbastanza ferree. Io, per avere avuto modo di collaborare per un breve tratto, ma significativo, conosco la competenza, innanzitutto, e la scrupolosità dell’Ufficio del personale, quindi io so che il lavoro messo in campo, il lavoro istruttorio, è stato, ne sono sicuro, adeguato e puntuale.
Ci sono alcune cose, signor Sindaco, che, rispetto al percorso che lei ha tracciato, mi lasciano ancora qualche perplessità rispetto proprio alla tenuta, da un punto di vista del principio, perché condivido che il percorso sia da fare subito, perché potrebbe essere che con la prossima Finanziaria noi abbiamo qualche vincolo che ci possa impedire di fare anche quello che oggi abbiamo in desiderio di fare. Concordo anche sull’itinerario seguito, quindi della stabilizzazione delle categorie A e B che, per via del profilo particolare, consente l’accesso non ad un pubblico concorso, ma anche soltanto ad una procedura selettiva. E’ il percorso giusto.
Qualche perplessità, glielo dico, a mio avviso, riguarda le retrocessioni di categoria, soprattutto quando ci sono i titoli di studio. Glielo dico perché io devo qui porre un problema che è di carattere non soltanto tecnico, ma proprio fondato. La cosa mi lascia un po’ perplesso.
Da questo punto di vista, probabilmente, una riflessione va fatta, così come pure, da un punto di vista formale, chiedo di verificare se effettivamente l’atto, così come proposto dalla Giunta e sospeso dal T.A.R., oggetto di sospensiva da parte del T.A.R., possa essere oggi riproposto in Consiglio Comunale sic et simpliciter, cioè possa essere riproposto così come era stato licenziato dalla Giunta.
Voglio dire che il problema è questo: visto che il T.A.R. ha ravvisato un difetto di procedura rispetto all’itinerario, mi pongo il problema – io pongo la tematica – se l’atto, così come è stato approvato dalla Giunta… e poi il T.A.R. si è pronunciato dicendo che probabilmente, per via del Decreto Legislativo 267/00 dovesse prima, per la definizione dei criteri generali, passare in Consiglio… se quell’atto possa essere alla lettera uguale all’atto approvato e licenziato dalla Giunta.
Il problema, voglio dire, esiste, a mio avviso, quindi vorrei essere anche tranquillizzato da questo punto di vista, visto che è già incorso in qualche difficoltà di carattere procedurale. Per cui, in conclusione, ritengo che il percorso che è stato delineato per la gran parte mi convince; alcune perplessità di dettaglio le ho già esposte e dico: probabilmente il cane, a cui faceva riferimento il collega Coviello, dietro le spalle ce lo abbiamo veramente, nel senso che abbiamo una tempistica che probabilmente dobbiamo accelerare, perché forse qualche difficoltà in più, facendo passare del tempo prezioso, si potrà incontrare nell’eventuale stabilizzazione. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Bongiovanni. E’ iscritto a parlare il consigliere Pace, prego.
PACE D.
Grazie, signor Presidente. Oggi affrontiamo il tema della stabilizzazione. E’ un tema necessario e la politica, naturalmente, se ne deve far carico come se ne sta facendo. Se esiste il precariato, io credo che è stato voluto – e bisogna fare una riflessione – dal blocco delle assunzioni nel periodo 2001-2007, che ha prodotto nella Pubblica Amministrazione un’utilizzazione al di fuori di ogni controllo del lavoro flessibile.
Sono stati assunti, quindi, lavoratori con contratto a tempo determinato, CO.CO.CO. e lavoratori interinali, naturalmente per poter assicurare l’esercizio delle varie funzioni amministrative, e vista la possibilità dell’epoca, ossia di fare assunzione per chiamata diretta, e molte volte clientelare, hanno prodotto questo numero di precari così elevato che oggi, in questa assise, stanno reclamando – come è giusto sia – la loro stabilizzazione.
Credo… un’altra riflessione… penso che di fronte a questo scenario la politica è stata assente, non ha saputo ponderare quello che è l’interesse in gioco. Da un lato, naturalmente, c’era il mondo dei precari che rivendicano oggi questa stabilizzazione, dall’altro non ci dobbiamo dimenticare che c’era il mondo dei disoccupati, che premevano e speravano in un concorso pubblico per poter entrare nella Pubblica Amministrazione.
Che cosa dire oggi ai precari? Dobbiamo stabilizzarli? E’ una domanda che mi faccio. Premetto che parlare di stabilizzazione per il consigliere Donato Pace è un argomento molto difficile. E che dire a quella categoria di giovani che da tanto tempo sperava in un concorso pubblico? Io credo che una risposta ai secondi, cioè a coloro che aspettano che sia indetto un concorso, c’è, ed è quella di dire: perdete ogni speranza, voi che non entrate nel mondo del lavoro, perché naturalmente noi oggi, con questa stabilizzazione – che è giusto, naturalmente, lo riconosco, che ci sia – andiamo a sanare quei posti vacanti nella Pubblica Amministrazione attraverso questi metodi e con questi criteri che oggi andiamo ad adottare.
Fatta questa premessa, noi oggi siamo chiamati a votare, in questa assise, un programma e i criteri per la stesura del regolamento per quanto riguarda la stabilizzazione del precariato, così come previsto dalla Legge Finanziaria. Programma e regolamento già approvati, se non sbaglio, dalla Giunta Comunale, dall’Esecutivo, con la delibera 66 del 3 aprile 2001, e che prevede la stabilizzazione, di cui sono contento, di 132 precari, perché questo è il piano per quanto riguarda le assunzioni nell’arco triennale, piano condiviso anche dalle tre organizzazioni sindacali, a differenza della R.D.B.
Questo piano prevede lavoratori assimilabili al gruppo A, lavoratori assimilabili al gruppo B, poi prevede 7 lavoratori con categoria B3 con concorso riservato, 44 appartenenti alla categoria C con concorso riservato, 2 appartenenti alla categoria D ed uno alla categoria D3 con concorso pubblico con eventuale riserva.
Così come è stata individuata questa stabilizzazione, io credo che ci metta di fronte ad un caos generale. Naturalmente, da un lato ci si trova con lavoratori precari che rientrano con le disposizioni che citano il principio costituzionale del pubblico concorso, dall’altro lavoratori che prevedono possibili stabilizzazioni di diritto, e mi riferisco naturalmente ai precari A e B.
Potrebbe questa essere una discriminazione – è una domanda – nei confronti di quei 40, naturalmente, che oggi dovranno comunque sostenere, perché non rientrano nel piano, un concorso pubblico? Io propongo, come Sinistra Democratica, naturalmente… mi permetto di fare un suggerimento nel senso di far partecipare alle selezioni tutti i precari assimilabili alla categoria C, senza distinzione di Tizio e di Caio.
Tutti cioè quelli che ne fanno richiesta preventivamente, individuando – se mi posso permettere – dei criteri, come già sono stati individuati, che possono essere l’anzianità di servizio, un curriculum, che può essere un’esperienza acquisita in relazione allo specifico posto che si andrà a ricoprire. Successivamente, naturalmente, l’Ente potrà assegnare a ciascuno di questi criteri dei punteggi, e sulla base di tale pesatura si potrà andare a stilare una graduatoria e naturalmente i primi che entrano in graduatoria potranno occupare dal settantaduesimo fino al centotrentaduesimo posto.
Altri, proprio in nome di quella chiarezza di cui ha detto il Sindaco, saranno consapevoli di affrontare un concorso pubblico con la riserva, così come è stato riportato nel regolamento che oggi ci apprestiamo ad osservare.
Io, Sindaco, mi trovo in difficoltà nell’esprimere oggi un mio voto. Per me questa potrebbe essere una soluzione… Cioè la proposta da parte mia è di far partecipare per quanto riguarda il rimanente, dal settantaduesimo in poi… Se andiamo a stabilizzare 132 precari, 72 rientrano nella categoria A e B, per i rimanenti, perché dire: Tizio o Caio può entrare a far parte della stabilizzazione? Perché non individuare i criteri, e sulla base dei criteri attribuire un punteggio e stilare una graduatoria, senza distinzione né dell’uno e né dell’altro?
Fase interlocutoria
PACE D.
Così è? Ma io non ho visto questi criteri. Dal settantaduesimo posto… Però io vedo gente che è individuata. In funzione di quali criteri?
Fase interlocutoria
PACE D.
Proprio in nome di quella chiarezza della politica, perché, in nome di quali criteri oggi, per esempio – io rifaccio la domanda -, sono state prese determinate figure e non altre, sono stati presi determinati soggetti e non altri? Io non ho capito quali sono i criteri, però se stabilite i criteri ed attribuite un punteggio e stilate una graduatoria, penso che si stabilizzino in funzione di quella chiarezza che poco prima, nel suo intervento, ha richiamato. Grazie.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Pace. Lo pregherei, però… finché siamo nell’ordine di raccomandazioni alla Giunta, va bene, ma se la sua è una proposta formale di emendamento, di formalizzarla nei modi previsti dal Regolamento. Pertanto, se la proposta dovesse tradursi in un emendamento, lo prego di metterlo in forma scritta e presentarlo alla Presidenza per dare la possibilità al Consiglio di esaminarlo e di votarlo prima della delibera complessiva. La parola passa al consigliere Picerno, prego.
PICERNO
Signor Presidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri, premetto che l’obiettivo comune, sia del Sindaco che di tutto il Consiglio Comunale (l’abbiamo detto tante volte in Commissione), è quello di stabilizzare i precari aventi diritto, però tutto ciò premesso, anche io ho delle perplessità e delle considerazioni da fare, signor Sindaco, visto che il Segretario non c’è, però c’è la dottoressa Scavone che ci può dare qualche risposta in merito.
La prima considerazione è: perché ai 72 lavoratori di categoria A e B1 si sono aggiunti quelli di categoria B3, le famose sette unità, che per legge dovrebbero sostenere anche loro il concorso come quelli di categoria C e D?
Fase interlocutoria
PICERNO
Sì, ce l’ha spiegato ma non l’abbiamo interpretato bene, noi, non è stata spiegata tanto bene. Presidente, c’è il consigliere Laieta che dà fastidio, disturba… e non vedo i 21 consiglieri suoi, vedo molti consiglieri in meno, stasera. Ponetevi il problema: perché non tutti i consiglieri sono presenti?
La seconda, signor Sindaco: come si sono individuate le categorie dei CO.CO.CO. se l’unità di direzione, diretta dall’ottima dottoressa Scavone, su proposta, indica specificamente quanto segue… dei collaboratori hanno chiesto un attestato e la dirigente nostra scrive queste parole: si precisa che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, stipulati ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2222 e seguenti del Codice Civile e dell’articolo 409 numero 3 del codice di Procedura Civile riguardano prestazioni professionali svolte senza vincolo di subordinazione, pertanto – dice la nostra dirigente – i collaboratori non ricoprono qualifiche funzionali e non vengono inquadrati in categoria.
Chiedo a voi: come si è stabilito che 40 sono di categoria C, D, e gli altri di categoria A e B? Perché con successiva delibera numero 155 dell’8 settembre 2008 si indica solamente che chi ha più di 55 anni potrebbe avere difficoltà a partecipare a concorsi pubblici e non chi ha 50, 52, 53, 54? Su questo vorrei avere una risposta, perché anche l’amico collega consigliere Bongiovanni ha detto che è una legge, si fa così e basta. Però ci siamo capiti, che non è una legge.
Poi volevo anche io fare alcune proposte. Poiché, in funzione di quello che ho detto prima, i precari del Comune sono tutti collaboratori, cioè tutti di categoria B3, se diciamo che sono collaboratori e non istruttori, cioè di categoria C1, si propone di stabilizzare tutti i collaboratori che ne faranno richiesta. Rientreranno nella categoria B, come quei sette che abbiamo preso, così si possono assumere direttamente. Volevo una risposta tecnica dal Sindaco.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Picerno. Naturalmente, anche per lui vale la raccomandazione che ho poc’anzi rivolto al collega Pace. Se il suo è un vero e proprio emendamento al deliberato…
PICERNO
Sentiamo prima il chiarimento.
PRESIDENTE
Faccio la stessa raccomandazione fatta al collega Pace. Se è una richiesta di chiarimento, di precisazione, una raccomandazione, una esortazione… va bene, se invece è una formale proposta di emendamento, lo presenti per iscritto alla Presidenza.
PICERNO
Tutti vogliamo risolvere il problema.
PRESIDENTE
Su questo non c’è dubbio alcuno. La parola al collega Mussuto, prego.
MUSSUTO
Grazie, Presidente. Penso sia stato ampiamente ribadito che questa sia una seduta di Consiglio Comunale difficile, forse la più difficile di questa consiliatura, proprio perché stiamo trattando di un tema importantissimo, che è quello, appunto, della stabilizzazione dei precari che in sostanza vuol dire lavoro, lavoro, lavoro, sempre lavoro.
Qualcuno ha fatto cenno, precedentemente, ad una carenza della politica in generale, e da qualsiasi parte la si voglia guardare, quindi a tutti i livelli, non facciamo distinguo perché non ce ne è, assolutamente. Qualcuno ha detto delle cose grosse, che sono vere: solo chi è vicino, e forse molto vicino, alla politica non ha di questi problemi. Sicuramente noi dobbiamo fare mea culpa per tutto questo, ognuno in rapporto al potenziale che ha di interagire con i poteri decisionali.
Molto probabilmente, questi problemi non ci sarebbero stati oggi, se nel corso degli anni la politica che conta sul territorio, quella che ha possibilità di legiferare, avesse avuto, Maggioranza ed Opposizione – qui non c’è un distinguo, perché sono tutti equamente colpevoli, gli uni per non avere agito, gli altri per non avere proposto -… dico: se nel corso degli anni, in questo ultimo quindicennio, in particolare, si fosse pensato ad una programmazione a medio e lungo termine di questa regione…
Oggi ancora non sappiamo quali sono le specificità da cui partire per fare un programma, ripeto, a medio e lungo termine per uno sviluppo sostanziale, organico, di questa regione. Credo, quindi, che se ciò fosse stato fatto, così come coerentemente doveva essere fatto, e non credo che ci volesse una grande scienza per capire queste cose, probabilmente oggi avremmo assistito sicuramente, a una parte…
Premesso che la normativa questo consente, io do per buono, do per scontato che probabilmente i termini di proposta di questa delibera sono i più spinti possibili, forse al di là anche delle interpretazioni, perché non è un argomento che io conosco fino in fondo, onestamente. D’altronde, io diffido dei tuttologi, di quelli che sanno tutto di tutti, sicuramente non sanno niente, non capiscono niente in alcun settore, per cui non ho difficoltà ad ammettere che su questo tema ho delle carenze, chiaramente: non ci si può pienamente informare su tutto, anche perché questa è materia che riguarda professori universitari, grandi legislatori…
Se a questo uniamo che la legislazione che c’è, effettivamente, come qualcuno scriveva nella relazione, è davvero poco leggibile, o poco interpretabile, o quanto meno si presta alle interpretazioni più varie… Non sai se uscendo dalla porta trovi l’operatore pronto a spararti, esci dalla finestra e hai il burrone, che non ti salva, e quindi è chiaro che non si sa che pesci prendere, questo è il dato di fatto sostanziale.
Però io vorrei invitare i Colleghi a non fare demagogia su questo, perché questo è un campo minato dal quale non so come si esce, e poi a questo aggiungiamo che, ovviamente, i diretti interessati a queste cose sicuramente sono persone che hanno un alto grado di intelligenza per capire chi fa demagogia e chi si pone, probabilmente, in modo concreto e reale.
Ma non è questo il problema, populismo non ne dobbiamo fare, perché non bisogna scherzare con il lavoro, non bisogna scherzare con la possibilità di dare alle persone la consapevolezza e la concretezza di mangiare anche domani. Dicevo, quindi, molto probabilmente, in rapporto alle proprie possibilità, Sindaco, questo in particolare lo chiedo a lei, che è il rappresentante di questa Amministrazione…
Apro una parentesi, ma che è legata a questo aspetto: credo che i nostri legislatori, mi riferisco a quelli regionali, probabilmente devono aprire un tavolo al quale far partecipare la politica, il mondo della cultura, istituti di ricerca, Camera di Commercio… per capire questa regione… ma questo deve essere fatto a breve, perché abbiamo bisogno di capire dove vuole andare questa regione.
Solo così, probabilmente, possiamo dare delle aspettative a quelli cui il collega Bongiovanni diceva: fra venti anni ne parliamo. Se attiviamo questo tavolo ed attiviamo le risorse che pure ci sono e che in taluni casi non si sa come spendere, se non buttandole a pioggia e in un modo poco produttivo… invece le dobbiamo impegnare su quelle scelte che possono produrre altre ricchezze, e solo così le persone che eventualmente non verrebbero stabilizzate avrebbero altre possibilità.
Questo, chiaramente avremmo potuto dirlo oggi se ieri fosse stato fatto questo procedimento. Ed allora, comunque, non perdiamo tempo, andiamo avanti in ogni caso, è inutile piangere sul latte versato. Al di là di questo, per entrare nel vivo dell’argomento, io sono in profonda difficoltà, non lo nascondo, perché credo fosse volontà di tutti, assolutamente di tutti, pensare ad una stabilizzazione generale.
Ma, come dicevo prima, poiché io mi devo rifare a quelle che sono le interpretazioni tecniche dei dirigenti e del Segretario Generale… e d’altronde il Sindaco lo sa: il Segretario Generale, in una conferenza dei Capigruppo, si è sentito attaccato quando abbiamo detto: cercate di trovare una soluzione che possa consentire la stabilizzazione generale. Lui ha detto che facevamo politica.
Va bene, è chiaro, noi questo facciamo, l’input è politico, un politico questo deve fare, poi spetta al tecnico, al dirigente, cercare la strada, se ve ne è una, per trovare una soluzione che possa portare a compimento un processo del genere. Mi pare logico che facessimo di questi interventi. Questo a significare che cosa? Che la volontà è unanime. Qui non c’è chi vuole la stabilizzazione e chi non vuole la stabilizzazione. La volontà è unanime, colleghi dell’Opposizione.
Quindi: attenzione a buttare sulla Maggioranza, o a fare intravedere che ci possono essere percorsi alternativi, perché non ho nessun legame con altri che stanno all’ANCI o al Ministero, ma mi sarei pure aspettato che qualcuno avesse proposto concretamente… e sapete benissimo che qui non c’è, almeno nell’ambito delle Commissioni, non c’è mai stata una separazione fra Destra e Sinistra. Le proposte le abbiamo analizzate prescindendo da quella che era l’appartenenza politica. Mi pare che si sia discusso molto serenamente.
Pertanto io, ripeto, ancora una volta dico che sono in difficoltà, però faccio un ragionamento molto semplice: non vorrei che qui finissimo come l’Alitalia, non lo vorrei proprio, mi dispiacerebbe, perché prima non è stato accettato il piano Air France, perché probabilmente si dovevano incasellare quegli altri 2500/3000 esuberi, e di questo si stava parlando, poi si sarebbero assunti debiti e quanto altro. Ma lasciamo stare.
Adesso ci troviamo con un’altra soluzione – CAI – che mi pare sia peggiorativa rispetto a quella, ma poiché non bisogna ritornare sul passato, andiamo avanti su quella… ma come vedete stiamo accettando, sperando che si arrivi a conclusione, una soluzione che sicuramente sarà peggiorativa rispetto a quella proposta da Air France.
Ciò detto, questo esempio mi porta a una conclusione. Io mi chiedo, ripeto, sempre con le premesse che ho fatto…. non vorrei che facessimo oggi la politica del “tanto peggio, tanto meglio”. Se i precari vogliono questo, si può anche arrivare a questo, però attenzione, dico io, che potrebbe essere un gioco pericoloso. In questo modo, non lo so, si gioca a far male, allora è preferibile prendere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno oggi, con la speranza che, visto che comunque c’è un concorso, io mi auguro che si tenga conto di quelli che faranno il concorso, che sono lavoratori con delle speranze acquisite esattamente come tutti quanti gli altri.
Se questo sarà, saremo tutti quanti felicissimi. Se, poi, in corso d’opera, dovessero venir fuori altre soluzioni che, anche forzando l’interpretazione, possono portare a una stabilizzazione generale, probabilmente si potrà anche fare ricorso, pur avendo avviato un procedimento, ad una strada che comunque, ripeto, va nella direzione, per il restante, del concorso.
Allora dico: chi ha potere, chi ha potenzialità di intervenire su Roma… perché a me preoccupa la posizione di Brunetta, sinceramente; io non vedo granché all’orizzonte, ad essere estremamente sincero, ma se ciò dovesse avvenire, che ben venga, e questo ci consentirà probabilmente di stabilizzare tutti quanti. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei, collega Mussuto. Siccome c’è l’esigenza di disciplinare i lavori del Consiglio, ci sono altri colleghi non iscritti che hanno intenzione di intervenire sulla questione?
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega Napoli… Allora posso tranquillamente dichiarare chiuse le iscrizioni a parlare, per cui sono iscritti nell’ordine: il collega Napoli e il consigliere Laieta. La parola al consigliere Napoli.
NAPOLI
Grazie, Presidente. Non nego che il tema che oggi affrontiamo è un tema alquanto delicato, direi complesso. Complesso per tutta una serie di ragioni, non solo per il dettato normativo che, certo, non ci aiuta, in un momento di vacche magre, ma anche perché attiene ad aspetti che vanno al di là delle buone intenzioni di tutti. Parto dal concetto di stabilizzazione, che non è lavorare. Stabilizzare significa adeguare una situazione di fatto ad uno stato di diritto. A tanto equivale il termine stabilizzazione.
A questo punto, il punto di domanda: lo stiamo facendo per tutti? Garantiamo a tutti lo stato di diritto per adeguare la situazione di fatto? Io credo di no; credo di no, e lo dico a ragion veduta, perché al di là di quelle che saranno le conclusioni del Consiglio Comunale e, quindi, la deliberazione della massima assise comunale, c’è un numero di lavoratori “precari” che ravvisano l’opportunità non solo giuridica, ma anche politica, di rivedere il piano di stabilizzazione che, in qualche maniera, l’Amministrazione Comunale ha messo in campo.
Si dà atto che il consigliere Picerno assume la Presidenza.
NAPOLI
Parto da una premessa, così sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco. Il problema è la necessità di stabilizzare i lavoratori precari; non è un tema che sta a cuore soltanto alla Maggioranza o a chi governa. Stabilizzare e dare una prospettiva di certezza del posto di lavoro e, quindi, un futuro più sereno a quanti nel corso degli anni hanno lavorato, rendendo un servizio alla comunità, è un interesse di tutti.
Lo abbiamo detto a chiare lettere nelle Commissioni, lo abbiamo ribadito ogni qualvolta il tema è stato oggetto di approfondimento e vorrei che il Sindaco ascoltasse, se ne ha la bontà, anche il parere di qualche consigliere comunale. Poi, magari, non sarà tenuto nella debita considerazione ma quanto meno…
PRESIDENTE
Signor Sindaco…
NAPOLI
Noi abbiamo ascoltato, in maniera corretta, il suo intervento, anche perché… non perché voglia rimproverarla, ma ho da dissentire su quello che lei ha detto alla massima assise.
E’ un tema, quello della stabilizzazione, che ha interessato davvero tutti, e sul quale, nei casi in cui siamo stati chiamati ad offrire il nostro contributo, non ci siamo sottratti. Però anche qui, visto che è stata richiamata da più parti la necessità di fare chiarezza, è opportuno dire una verità che è stata detta a metà, cioè che immediatamente l’Amministrazione ha portato sui tavoli del Consiglio Comunale il provvedimento che ci apprestiamo a votare da qui a breve.
In realtà lo ha fatto perché doveva, Sindaco, colmare un gap, un vuoto che ha del clamoroso, perché l’articolo 48 comma 3 della “267” diceva senza generare equivoci che competente nel dettare le linee di indirizzo che l’Amministrazione doveva seguire nell’elaborare il piano di stabilizzazione è il Consiglio Comunale.
Credo che questo sia un dato di fatto, un dato che è stato correttamente rimarcato e sottolineato dal Tribunale amministrativo regionale che ha ravvisato una sorta di incompetenza dell’organo che, in assenza delle linee di indirizzo dettate dal Consiglio Comunale, aveva elaborato il piano di stabilizzazione. Quindi, in assenza delle linee di indirizzo della massima assise comunale, l’Esecutivo aveva avocato a sé un potere che la legge non gli consentiva.
Ed anche qui, se vogliamo dire la verità sino in fondo, qualcuno dell’Opposizione – e chi vi parla, in particolare – aveva già rimarcato, allorquando è stato udito in Commissione il Segretario Generale, che probabilmente c’era questo vizio generato dalla norma di cui al comma tre dell’articolo 48.
Questa è la storia. Quanto alla politica, l’ho detto all’inizio del mio ragionamento, tutti – e sottolineo tutti – d’accordo nel risolvere un problema annoso che si trascina da tanto, troppo tempo, senza dare certezze ai lavoratori.
Torniamo al deliberato, che è quello che probabilmente più interessa anche la vasta platea che ci ascolta, cosa inusuale per il Consiglio Comunale del capoluogo di regione, per sottolineare un altro aspetto, che è una sorta di forzatura che giustifico sotto il profilo politico e meno sotto quello giuridico, cioè quello di consentire alle categorie dei lavoratori cosiddette A e B di poter, in qualche maniera, avere una sorta di privilegio, cioè di non doversi ricorrere, per quelle categorie, ad una selezione.
E’ qui il dissenso rispetto a quanto riferito dal primo cittadino in questa Assise. Non è vero, sindaco, che per le categorie A e B non si fa ricorso alle selezioni, non si fa ricorso al cosiddetto concorso pubblico. Non è così. Capisco la forzatura sotto il piano politico, meno sotto quello giuridico.
No, perché è un aspetto delicato, un aspetto delicato perché potrebbe generare in qualcuno il tentativo, la volontà di proporre ulteriori ricorsi che certamente bloccherebbero l’azione messa in campo dall’Amministrazione.
SINDACO
Chiariamo questo aspetto, che non è chiaro. Se noi avessimo deciso di fare la riserva per C e D, A e B come li avremmo chiamati?
NAPOLI
Mi spiego andando vanti nel ragionamento. Non c’è dubbio, e qui dissento da chi mi ha proceduto, nel dire che è impossibile nell’ambito della Pubblica Amministrazione ripartire per categorie i lavoratori, lo dicono le funzioni, lo dicono le attività messe in campo, lo dicono i titoli che ogni singolo lavoratore ha e da cui non si può prescindere; non si può fare a meno di tenerlo in considerazione…
Però la categoria A e B… dico che anche per i lavoratori che rientrano, nel caso di specie, nella categoria A e B, non è che non si possa ricorrere alla selezione, però c’è la riserva. Per le categorie C e D cosa si fa, invece? Si prevede il pubblico concorso e poi cosa, rispetto a quanto previsto dalle categorie A e B? Un punteggio più alto. Ecco l’elemento discriminante tra quanto rivendicato da coloro i quali ci stanno ascoltando ed appartengono alle categorie A e B rispetto a quelli che, correttamente, dico io, sono stati inseriti nelle categorie C e D.
Questo è il vero nodo da risolvere, perché credo che questo sia l’elemento che possa far generare – cosa che io non auspico, naturalmente, perché è interesse stabilizzare i precari – un punto di caduta nel processo che l’Amministrazione Comunale ha messo in campo.
Cosa fare? Certo – e lo voglio dire senza mezzi termini – ha fatto bene l’Amministrazione a tentare di salvaguardare alcuni che pure hanno reso, nel corso di questi anni, questo servizio in favore della comunità, un servizio in favore della comunità. Resta il problema dei pochi che sono stati interessati, coloro i quali erano in odore di prepensionamento, chi non aveva qualche titolo…
E qui, un altro inciso, che nasce dall’intervento fatto dal collega Bongiovanni, che tra l’altro è un attento conoscitore dello stato, e quindi dell’organigramma della Pubblica Amministrazione, avendo fino a qualche tempo fa rivestito la carica di assessore competente al ramo, quando dice: ma siamo per davvero convinti che tutti quelli che in deroga potranno partecipare alla selezione per le categorie A e B non hanno i titoli che li legittimerebbero a partecipare al concorso pubblico per la categoria C e D?
Attenzione, anche qui. Non lo dico perché voglio fare del facile allarmismo, però se bisogna essere trasparenti, e se bisogna dare un segnale di chiarezza su questa questione, evitiamo – e non voglio usare altri termini – di favorire un percorso in favore di alcuni, penalizzando altri. E’ un errore che non possiamo, né dobbiamo permetterci.
L’altro dato che io senza mezzi termini sottolineo: ha fatto bene la Pubblica Amministrazione a prevedere, per le categorie C e D, un concorso pubblico. Sa perché lo dico? Perché comprendo anche l’esigenza della Pubblica Amministrazione che risponde a una ratio che è ineccepibile: quella di avvalersi di un personale che abbia competenze specifiche, che abbia la possibilità di apportare una qualità maggiore alla Pubblica Amministrazione, di apportare un quid pluris, un valore aggiunto, alla macchina amministrativa, però – e dico però – il ragionamento sul problema della stabilizzazione va fatto nella sua organicità.
Allora, poiché ci sono degli elementi di criticità che sinteticamente ho voluto qui rappresentare facendo un ragionamento a voce alta, senza il timore di un confronto né con la Maggioranza, né con l’Esecutivo, né con la platea che ci ascolta, forse un momento di riflessione in più sarebbe stato opportuno, perché ci avrebbe consentito di sviscerare ogni elemento che poteva, e può – come ha fatto -, generare qualche perplessità.
Solitamente, quando ragionano intorno ad un problema più menti, probabilmente lo stesso viene sviscerato in ogni suo aspetto, probabilmente il provvedimento della Pubblica Amministrazione poteva essere anche migliore. E’ un atto, può essere migliorato, si tratta però di ragionare e, magari, di non farci prendere dalla fretta.
Perché mi domando e dico: in un primo momento siamo stati accantonati, messi da parte, l’Esecutivo si muove, origina il vizio di legittimità sottolineato dal T.A.R., tre giorni dopo il provvedimento va in Commissione, in fretta e furia bisogna licenziarlo per portarlo in Consiglio Comunale per l’approvazione.
Allora dico, senza che ciò significhi un volersi sottrarre a delle responsabilità: ma un minimo di buon senso, un minimo di responsabilità politica, amministrativa, umana nei confronti di chi ha chiesto e ha scritto, non per andargli incontro, ma per ripiegarsi ulteriormente e per cercare di individuare un elemento in più per migliorare il provvedimento, forse non era la cosa più opportuna da farsi?
Forse non era l’occasione per ripiegarsi, studiare meglio, approfondire e, magari, suggerire? Certo, poi nessun diritto di veto a nessuno, ci mancherebbe altro, però nessuno – dico nessuno -, né i lavoratori, né i Consiglieri, men che meno quelli di Opposizione, potevano oggi intervenire e sollevare qualche dubbio, qualche perplessità.
Allora, ecco l’invito che io faccio, e lo faccio accorato, alla Maggioranza di governo, ma anche all’Esecutivo. Alla luce di quello che ho detto, che credo sia anche supportato da dati tecnici e giuridici, non è forse meglio, Sindaco, fermarsi un attimo, discuterne, magari, già al prossimo Consiglio Comunale utile; utilizzare questo lasso temporale per verificare se ci sono le condizioni, gli elementi, gli strumenti, anche giuridici, per migliorare il provvedimento, magari per insistere formalmente a che il Ministero, più volte chiamato in causa, ci dia delle risposte? Perché, a quel punto, la coscienza è a posto, cioè l’Amministrazione ha fatto quanto di più non poteva e nessuno può, a quel punto, sottrarsi alle proprie responsabilità.
L’invito che io faccio, accorato, lo ribadisco, è proprio questo, perché il tema è complesso, perché la materia è ardua da affrontare, perché in ballo ci sono questioni che non hanno nulla a che vedere con la politica. L’invito, davvero fuori da ogni logica di appartenenza, perché non è una questione né di Maggioranza, né di Minoranza, ma è interesse di tutti (l’ho detto: è obiettivo comune, e non ho difficoltà a ribadirlo), è quello di fermarci un attimo, di mettere nuovamente il provvedimento al prossimo Consiglio Comunale utile ed utilizzare i sette giorni, cinque giorni, dieci giorni, quindici giorni… ma arriviamo tutti con la coscienza a posto, sapendo di avere fugato fino in fondo ogni perplessità e ogni sorta di equivoco.
Io credo che sarebbe un segnale forte dato ai lavoratori, sarebbe un segnale forte di come la politica si vuol fare carico delle sue responsabilità, con i tempi giusti, dopo aver affrontato in ogni punto, in ogni aspetto, un provvedimento che è importante per tutti. Poiché sono convinto di parlare a gente che, come me, ha interesse a che il problema trovi uno sbocco, trovi una soluzione, dico: non ci lasciamo ingannare da quello che farà la Finanziaria che, come sappiamo, è stata oggetto di un provvedimento che rispetto al passato ha già bloccato, per evitare l’assalto alla diligenza negli ultimi momenti utili.
Allora: fermiamoci un attimo, lo dico alle massime espressioni dei partiti della Maggioranza; l’impegno, come è avvenuto in passato, sarà ugualmente speso per l’immediatezza, affinché su questo tema si possa trovare una soluzione che non dico accontenti tutti, ma che concili gli interessi della Pubblica Amministrazione e quelli dei lavoratori – in questo momento soprattutto di quelli, come dire, estraniati da questo processo -, ma soprattutto affinché si avvii un processo che ci metta al riparo da eventuali rischi, impugnative, che anziché velocizzare il percorso, magari lo vanno ulteriormente a frenare.
PRESIDENTE (Picerno)
Grazie, consigliere Napoli. Ha chiesto la parola il consigliere Laieta, prego.
Si dà atto che il consigliere Campagna riassume la Presidenza.
LAIETA
In questo provvedimento abbiamo messo coscienza e ragione, nel senso che ci siamo interrogati in punto di coscienza e in punto di ragione, cioè su quello che era possibile secondo la nostra coscienza e quello che è possibile secondo la ragione. Questo ci ha guidati nel cercare una soluzione che andasse a rispondere ai giusti bisogni di ciascuno; però non è possibile ragionare in termini secondo cui, come dice qualcuno, il lavoro è ancora una sovrastruttura. Lo diceva Marx, e fu successivamente smentito da Proudhon, che disse: “Marx, cosa dici? Il lavoro senza regole non può essere tale”, cioè se siamo tutti convinti di dover dire la verità, non c’è bisogno di dire che è previsto, è previsto tutto.
Anche noi diciamo la stessa cosa. E volete voi che noi, partito di Maggioranza in questo Consiglio, andiamo a dire ai nostri dipendenti: “No, noi non vogliamo farlo, non vogliamo mettervi tutti in A e in B”? Ma chi è quello stupido? Solo che noi abbiamo la responsabilità di fare atti certi, che diano loro certezza, diversamente è soltanto populismo, per non dire demagogia, e non serve a nessuno. Siamo in questa aula, diceva bene il consigliere Napoli, perché tutti (tutto il Consiglio, non è un fatto di Maggioranza), Maggioranza ed Opposizione, per risolvere il problema.
Noi abbiamo cercato, e io ringrazio il Presidente della Prima Commissione… in più sedute abbiamo cercato di capire dall’Amministrazione, cioè dal Segretario Generale, non ricordo se è venuta anche la Responsabile… ma comunque anche l’Ufficio è stato interrogato per capire fino in fondo qual era la strada da percorrere, ma una strada certa e non una strada che, dopo 24 ore, poteva essere invalidata.
Serve questo? Lo volete? Si può anche fare, ma noi questa responsabilità, proprio perché siamo seri, non ce la prendiamo. Noi vogliamo darvi certezza di quello che vi spetta; e vi spetta, perché vi spetta. E l’abbiamo detto tutti: sono persone che hanno lavorato, hanno dato a questa Amministrazione, ecco perché spetta. Ma la spettanza deve essere certa, non dobbiamo farlo solo perché, a tutti i costi, dobbiamo in questa aula diversificarci. Non serve a nessuno.
Qualcuno parlava di clientelismo, di battaglie… Il Sindaco nella riunione, in un’assemblea, in un incontro con tutti, è stato così trasparente da dire: “Quello che stiamo facendo, non l’abbiamo fatto perché noi dobbiamo farlo per avere poi da voi qualcosa. No, non ci dovete ringraziare”. Ecco perché non esiste clientelismo, perché spetta loro una soluzione, ma purtroppo la Finanziaria, la legge, ha codificato l’inquadramento in questo modo, anzi ne abbiamo dato una lettura così estesa, la più estesa, proprio per cercare di capire le ragioni di tutto.
Ma io chiedo a qualcuno che comincia a dire, e non mi piace, perché il ricatto non serve: “Cinque più due, quei sette non avevano, non hanno, sono stati inseriti…”… Ma volete veramente che queste sette famiglie devono andare fuori?
Fase interlocutoria
LAIETA
Questo qualcuno… Parliamoci chiaro: è vero, c’è stata una forzatura, ma come si fa, a cinque persone che non hanno i titoli, se ricordo bene, o per l’età, o due non hanno i titoli… ma comunque non possono partecipare al concorso se li sposti dall’altro lato… ma li mandate a casa? E dov’è la coscienza, ecco, prima della ragione? Dov’è? Ma siamo qui per tutti o siamo qui soltanto per una parte? Siamo qua per dare…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega Laieta, devo presumere, non ho possibilità di verificarlo direttamente, che sulla tribuna alle mie spalle ci siano dei lavoratori. Li pregherei di mantenere un contegno serio e corretto, adeguato all’aula che li ospita, grazie. Prego.
LAIETA
Siamo qui per dare una risposta, la più estesa, la più favorevole, ma che sia certa. Certo, qualcuno diceva, Napoli diceva: “Ma aspettiamo un’altra settimana, dieci giorni.” Vedete, le notizie…
NAPOLI
Verificare, non per…
LAIETA
Vedete: in Commissione abbiamo fatto tante di quelle sedute… ma il tempo, questo tempo, potrebbe cambiare qualcosa in presenza di un decreto del ministro Brunetta. Scusami, qua ci dobbiamo capire…
Fase interlocutoria
LAIETA
Ci dobbiamo capire: aspettare 10 giorni non serve a niente perché, al massimo, si può riportare in Commissione o in questa aula… che cosa? Quello che ha fatto qualcun altro. Ma quel qualcun altro ha fatto cose diverse in quanto le situazioni erano diverse da quella di Potenza. Non è applicabile lo stesso comportamento; lo ha detto il Sindaco, per esempio, parlando della stabilizzazione della Provincia. Ogni stabilizzazione ha in sé situazioni diverse e, quindi, percorsi diversi, se siamo seri.
Possiamo anche arrivare al 29, non cambia niente, corriamo solo il rischio che intervenga qualcosa che, addirittura, potrebbe mettere in pericolo questa manovra che noi abbiamo inteso, come Consiglio, portare a termine.
Vedete, questa Amministrazione ha un merito: nessuna Amministrazione, prima di questa, si è occupata di questo problema. Nessuna; questa Amministrazione ha il merito di aver capito il problema dei lavoratori e, quindi, di essersi ripiegata per dare una risposta. Certo, tutto è perfettibile. Tutto è perfettibile. Noi accogliamo qualsiasi apertura, ho detto prima, purché non perdiamo il tempo, perché il tempo è contro di loro, non è contro di noi.
Il problema che si pone oggi è non soltanto quello di rispondere alle giuste richieste degli interessati, ma soprattutto quello di restituire dignità ai precari. Sono d’accordo con te quando dici che mettere tutti in A o in B significa, o significherebbe, non dare poi certezza di lavoro a chi oggi ha dato lavoro in una posizione che ha reso dignitosi non solo la sua qualifica, ma anche gli studi e il lavoro che ha fatto.
Questa è sempre la coscienza. La ragione… Diceva la Dirigente del Personale, che noi ringraziamo per quello che ha fatto (nel senso di cercare fino in fondo di dare la lettura più aperta): nella pura ipotesi – ma così, come ragionamento, per rispondere a Picerno – che tutti potessero transitare in A e in B, chi aveva i profili di C e D, una volta transitati in A e in B, che lavoro o quale posizione – perché là vanno a ricoprire dei posti in pianta organica -… quale posto in pianta organica dovrebbero avere, occupare questi nostri lavoratori?
Diciamo che se anche la ragione c’è, anche se le regole ce lo permettessero, neppure in quel caso era possibile. Perché? Perché un posto di lavoro non può essere occupato da uno, due, tre… No; uno può occupare un posto, l’altro un altro posto, l’altro un altro posto. E’ individuale ed è personale, anche se, purtroppo, qui abbiamo la difficoltà di questa regola, di questa legge che ha disposto in quel senso.
Ecco perché, e nella replica finale il Sindaco forse sarà ancora più chiaro, siamo convinti che questa delibera risponde ai bisogni dei nostri lavoratori; sono convinto che i lavoratori che devono affrontare il concorso hanno tutte le capacità per superarlo. Ne sono convinto, non fosse altro per la grande esperienza che hanno, ma anche perché per costoro è stato previsto un punteggio che va a supportare in modo forte, marcato, quella posizione e quindi quella possibilità… io dico: la concretezza che questo è possibile.
A qualcuno che diceva: “Ma le selezioni, i concorsi…”… io rispondo che so che i contratti di lavoro prevedono assunzione diretta fino al quarto livello. E nel quarto livello devono fare la selezione, è prevista la selezione, ma è sempre per la garanzia, caro consigliere e collega Napoli, sempre per la garanzia che si dà a chi partecipa ai concorsi. Non si poteva fare diversamente, perché oltre il quarto livello bisogna, dicono la legge e i contratti… te lo chiedono, ti obbligano, ma comunque hai dato la garanzia del punteggio.
Penso che l’Amministrazione non abbia usato due pesi e due misure, ma ha utilizzato, nella circostanza, un comportamento che è andato in favore dell’uno, in un certo senso, perché solo in quel senso si poteva andare, e lo stesso comportamento per le altre categorie, perché si poteva andare solo e soltanto nell’altro senso. Penso che siano state equilibrate la previsione e la risposta dell’Amministrazione.
Ecco perché, vedete, noi non dobbiamo convincere nessuno, chiediamo soltanto… lo sento, e dico: non soltanto come Maggioranza, ma come Consiglio Comunale dobbiamo essere così seri e maturi da dire che queste regole che noi andiamo oggi a votare sono regole trasparenti, sono regole che escono fuori da qualsiasi forma di clientelismo, sono regole che vanno soltanto a capire il problema e a risolverlo.
Siamo convinti che queste regole, questo provvedimento, vadano in questo senso, e questa convinzione non la deve avere soltanto la Maggioranza; noi vogliamo veramente che chi oggi è interessato a questo provvedimento debba avere questa sicurezza e questa certezza, non soltanto dalla Maggioranza, ma dall’intero Consiglio Comunale. Se siamo capaci di uscire fuori dalle logiche personali, non possiamo non farlo. Sono sicuro della vostra capacità di capire il momento delicato, e la delicatezza di questo provvedimento. Se facciamo questo insieme, insieme ridiamo e diamo fiducia, quella fiducia che loro hanno necessità di avere in questo momento per risolvere finalmente il loro problema.
Sono sicuro che questo Consiglio per intero non si sottrarrà a questa responsabilità, che è una responsabilità che rinviene dalla nostra civiltà, dal nostro amore per la nostra città, ma soprattutto dalla comprensione per i nostri lavoratori che per tanti anni hanno dato tanto (io direi: tutto) sul piano della quantità e della qualità, e che dopo tanti anni aspettano solo e soltanto di essere riconosciuti. Vi ringrazio.
PRESIDENTE
Collega Napoli, un attimo solo…
NAPOLI
Volevo semplicemente chiedere se fosse possibile un’interruzione dei lavori del Consiglio per fare una brevissima Conferenza dei Capigruppo per verificare l’opportunità di un brevissimo rinvio per porre il problema ed il provvedimento all’ordine del giorno del Consiglio Comunale, così che possa non essere oggetto di una valutazione che, magari, spaccherebbe il Consiglio Comunale, ma essere votato da tutti. Solo questa era la proposta.
PRESIDENTE
Collega, prendo atto della sua richiesta e la metterò in votazione. Consentitemi, però, di dire qualcosa; non è mio costume perché, come ben sapete, sono assolutamente rispettoso delle istituzioni e del ruolo istituzionale che questo Consiglio mi ha affidato, però alcune cose emerse dal dibattito, sinceramente, meritano da parte mia, da parte del consigliere Campagna, qualche piccola precisazione, perché non riesco ancora a spogliarmi del ruolo di consigliere comunale da troppo tempo presente in questa aula e di Assessore al personale per il quadriennio 2000-2004.
Innanzitutto, va fatta una precisazione, perché si è parlato qui, da parte di qualcuno, di clientelismo, di sistema clientelare, di chiamata diretta di questo personale, ecc. Vorrei che i colleghi andassero un po’ a ritroso, che capissero meglio il fenomeno del precariato dell’Ente, quali sono le origini del precariato dell’Ente, perché il grosso del precariato dell’Ente consiste in lavoratori espulsi dal ciclo produttivo delle aziende nelle quali prestavano la loro attività (espulsi dal ciclo produttivo) e che hanno trovato nelle Pubbliche Amministrazioni, e nel Comune di Potenza in particolare, un Ente Pubblico che coniugava, da una parte, le difficoltà di bilancio e i vincoli normativi con, dall’altro, l’esigenza di personale, che loro hanno degnamente ed opportunamente colmato.
Altra parte del personale, in particolare i collaboratori, quelli arrivati negli ultimi anni, sono stati assunti a seguito di regolari bandi, ai quali hanno partecipato centinaia di giovani diplomati e laureati della città, e sono stati assunti, almeno per quella che era la responsabilità dell’Amministrazione, scorrendo le graduatorie all’epoca formate.
Io sono qui come voi; non escludo che ci possano essere state situazioni di pressioni (figuriamoci, sarebbe stupido da parte mia sostenere una cosa del genere), però posso garantire che finché è stato possibile, nei limiti della possibilità e della serietà degli Uffici e della struttura, che non va messa assolutamente in discussione, e che anzi ringrazio per l’attività fin qui svolta, quel personale è stato assunto scorrendo delle graduatorie formatesi a seguito della presentazione di istanze, di curricula, di attestati professionali e di studio. Parlare di clientelismo, quindi, mi pare un po’ fuori luogo in questa aula.
Un’altra precisazione me la consentirete perché mi tocca, forse, personalmente. Certamente il Comune di Potenza per la risoluzione del problema del precariato ha fatto ciò che, ritengo, nessun altro Ente Pubblico della Nazione, non solo della Regione, ha finora fatto. Vorrei ricordare, però, a qualche Collega che evidentemente l’ha dimenticato che nel 2001 questo Comune ha già assunto a tempo indeterminato 80 precari e ne ha stabilizzati un altro centinaio con contratti di Collaborazione Coordinata e Continuativa di durata quinquennale, che era il massimo previsto dalla norma, e precedentemente c’è stata (lo ricordava l’assessore Messina) la stabilizzazione dei cosiddetti stagionali.
Disconoscere questo pregresso è certamente un’operazione non possibile perché è confutabile dagli atti, ma dire che questo Ente… Quando io sono arrivato al Comune di Potenza (non potrò mai dimenticarlo) da giovane (neanche tanto) consigliere, mi colpì un nostro precario, che oggi mi auguro possa finalmente vedere stabilizzata la sua posizione (parliamo già di 15 anni fa), legato, incatenato ad un pilastro dell’atrio del Palazzo Comunale di Sant’Antonio La Macchia. Sono cose che colpiscono e che segnano certamente.
La volontà di questo Consiglio, di questa Amministrazione, di noi tutti è certamente indirizzata alla stabilizzazione di tutti, nessuno escluso, nei limiti e con le possibilità che la norma ci offre. E’ evidente (lo hanno detto anche altri Colleghi) che, qualora in corso d’opera venissero fuori elementi nuovi, questo Consiglio Comunale, cui il Testo Unico demanda la potestà di dare indirizzi alla Giunta e all’Esecutivo, saprà far valere indirizzi diversi e migliorativi rispetto al testo che andiamo oggi ad esaminare.
Detto questo – e mi scuserete per aver voluto fare questo piccolo intervento -, faccio due sole comunicazioni di servizio, prima di cedere la parola al Sindaco per la replica. Innanzitutto, il testo del deliberato è stato licenziato dalla competente Commissione nella seduta del 18 ultimo a maggioranza, con il voto favorevole di Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Popolari Uniti e del consigliere Spadafora, con l’astensione di Forza Italia, UDEur, del consigliere Napoli e Alleanza Nazionale e con l’assenza, all’atto della votazione, di SDI e Liberaldemocratici.
C’è, poi, un’altra questione che riguarda la presentazione, da parte del consigliere Travaglini, di un emendamento al testo del deliberato, di cui do lettura perché si possa, poi, metterlo in votazione prima di passare, eventualmente, alla votazione del testo complessivo.
Il consigliere Travaglini, sostanzialmente, propone di emendare, a pagina 2 della delibera, il primo periodo, al terzo rigo. Lì dove la delibera dice testualmente: “…il piano di stabilizzazione sottoposto alle organizzazioni sindacali e da queste totalmente condiviso…” il consigliere Travaglini suggerisce di aggiungere “fatta eccezione per la R.D.B.“. Questo è il testo dell’emendamento presentato dal collega Travaglini.
Tornando ai lavori consiliari, c’è la proposta del consigliere Napoli di una breve sospensione del Consiglio per una Conferenza dei Capigruppo. Uno a favore ed uno contro.
LAIETA
Mi esprimo contro la sospensione, per un semplice motivo. Lo diceva il Presidente. La Maggioranza, quindi questa Amministrazione, è aperta totalmente a recepire eventuali missive che vadano nel senso di migliorare ulteriormente il testo. Quindi, se questo è il senso, se questa è la nostra disponibilità, non c’è bisogno di perdere tempo; noi siamo del parere di dare certezza immediata, attraverso il provvedimento, ai bisogni e alle giuste richieste dei nostri lavoratori. Grazie.
PRESIDENTE
A favore della proposta, il consigliere Trombetta, prego.
TROMBETTA
Grazie, Presidente. Credo che in presenza di un provvedimento di tale portata ogni momento di riflessione sia giusto, idoneo e corretto da tenere in considerazione, prima di esprimere un voto. Come è stato detto da tutti i Colleghi che hanno preso la parola, sarebbe bello uscire da questa aula con un’idea uniforme, con un voto uniforme, e questo si può raggiungere soltanto attraverso un punto di dialogo, un punto di incontro, quindi credo che sia importante e determinante sospendere per breve tempo i lavori per vedere se sussistano o meno le condizioni che possano portare ad un miglioramento del testo oggi prodotto e presentato in aula per il voto. Grazie.
PRESIDENTE
Pongo in votazione la richiesta di sospensione avanzata dal consigliere Napoli. Favorevoli? Contrari? Astenuti?
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
In verità, il conteggio è ancora più complicato per effetto delle ultime adesioni al Gruppo Misto. Posso tranquillamente dire che la richiesta di sospensione avanzata dal consigliere Napoli è bocciata a maggioranza, con il voto contrario di Verdi, Gruppo Misto, Rifondazione Comunista…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega Napoli, stiamo dicendo esattamente la stessa cosa. La sua proposta è stata bocciata a maggioranza, con il voto favorevole alla proposta stessa di Verdi, Gruppo Misto, Rifondazione Comunista, SDI, Forza Italia, Alleanza Nazionale, del consigliere Pace e del consigliere Galante. Gruppo Misto, Collega… il Gruppo Misto è costituito da cinque consiglieri, attualmente.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Collega, forse non ci siamo capiti. Gruppo Misto significa: Spadafora, Pace, Trombetta, Galante e Napoli. Dopo di che, ci sono i Verdi, Mussuto, c’è Travaglini, c’è lo SDI e basta, c’è Alleanza Nazionale e c’è Forza Italia.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Dodici, numericamente. Va bene così? Bocciata la richiesta di sospensione del collega Napoli, proseguiamo con l’esame del deliberato. La parola al Sindaco per la replica.
SINDACO
Vorrei collocare quest’ultima votazione in un contesto dove tutti i presenti si muovono per favorire la migliore soluzione del problema, e dove la proposta di sospendere e rimandare rientra in una ricerca di ulteriori approfondimenti, la proposta di procedere ed andare avanti rientra nel cercare di non perdere ulteriore tempo, avendo verificato ampiamente tutte le possibilità di modifica, per evitare che si possa incorrere in qualche ulteriore norma che metta a repentaglio quanto già fino ad oggi fatto. Non vorrei, quindi, dare altro motivo che l’interesse comune a trovare la migliore soluzione ad entrambe le proposte.
Detto questo, consentitemi di evidenziare una cosa. Il dibattito ha evidenziato come interesse comune del Consiglio Comunale e di tutte le forze politiche sia quello di favorire la stabilizzazione. Il dibattito non ha evidenziato strade alternative a quella individuata per poter garantire in maniera ulteriore i nostri precari. Il dibattito ha evidenziato, altresì, preoccupazioni rispetto ad alcuni elementi della proposta fatta, e preoccupazioni rispetto alla dimensione ampia della proposta.
Sono state evidenziate in maniera esplicita le preoccupazioni per i dipendenti del livello C non diplomati o ultracinquantacinquenni che vengono trasferiti, su loro richiesta, nei profili A e B – l’operazione è vista da alcuni non come propriamente legittima -, si è evidenziata una preoccupazione rispetto ai B3… cioè a dire che l’unica cosa che emerge è la preoccupazione che siamo andati “oltre”.
Non è emersa una strada che, in maniera chiara, ci dica: rispetto a quanto si è fatto aggiungiamo ancora; perché sappiamo tutti che aggiungere non è possibile. Guardate, io non avrei voluto leggerlo, perché siamo in un contesto nel quale gli atti sono ufficiali e formali, però, restando convinto della legittimità di quanto stiamo facendo, leggo e spiego anche perché, poi, alla fine, siamo in una situazione di legittimità.
La circolare della Funzione Pubblica dice, in maniera esplicita – e questi sono i riferimenti alle continue interlocuzioni -, che per le Amministrazioni vige il principio costituzionale dell’adeguato accesso dall’esterno in misura non inferiore al 50% dei posti da ricoprire (e abbiamo sancito questo come elemento che rappresenta un punto fermo, chiaro e preciso). Dopo di che, per quanto riguarda la disciplina della Legge 244/07, non può essere attribuito il significato di un’equiparazione dell’attività lavorativa di tre anni di CO.CO.CO. a quella di tre anni di tempo determinato, in quanto ciò non sarebbe coerente con l’assetto normativo illustrato (e lo puntualizza); ne deriva che la norma non può essere interpretata nel senso di consentire ai possessori dei requisiti di partecipare ad una procedura selettiva riservata per l’assunzione a tempo indeterminato. La norma lo dice in maniera chiara.
Io vi avevo detto nella premessa che abbiamo fatto qualche forzatura, e l’abbiamo fatta consapevoli di poterla fare, benché al limite delle norme; la forzatura è stata quella di individuare un pacchetto di soggetti riservati; la riserva – lo dice chiaramente la legge, e ci viene ripetuto nella circolare – va a favore di quei soggetti che sono soggetti a tempo indeterminato.
E la circolare lo dice: non potete equiparare quelli a questi, non potete equiparare i precari ai soggetti a tempo indeterminato ai fini della riserva, però noi la riserva l’abbiamo fatta comunque, e a chi l’abbiamo fatta? L’abbiamo fatta agli A e B, allargati agli ultracinquantacinquenni, ai 4 senza diploma e ai B3, per i quali vige un ulteriore elemento di equiparazione agli A e B. Perché l’abbiamo fatta? Innanzitutto, perché abbiamo detto: gli A e B rappresentano quei soggetti che, in ogni caso, non potrebbero partecipare a nessun altro concorso finalizzato all’assunzione, perché resterebbero fuori in quanto chiamati direttamente dall’Ufficio di collocamento, ma poi c’è un altro elemento. E’ vero che andiamo contro questa norma – motivo per cui mi azzardo a dirlo in una sede istituzionale -, ma è vero pure che rispetto a una norma vige un criterio: chi danneggio se faccio questo? Non danneggio nessuno all’interno dell’Ente.
Se avessimo proposto la riserva per i C e D, a prescindere dalla considerazione che avremmo messo fuori tutti gli A e B, con la conseguenza sociale di aver precluso a tutti la possibilità di accesso ad un concorso, quella riserva per i C e D sì che sarebbe incorsa in un elemento di illegittimità, perché, come è già successo alla Provincia di Potenza, con il ricorso di un A o B che si vede preclusa la riserva avremmo fatto annullare l’atto.
Questo elemento, che non ho voluto evidenziare prima, perché evidenzia un elemento di illegittimità che, comunque, potrebbe mettere a rischio l’intera operazione, è un elemento chiaro, certo, che deve essere evidenziato e ben compreso. Qui non è che l’Amministrazione si diverte a dire: no, è C o D. Abbiamo fatto la premessa. Poi, il buon Marcello ci ha voluto anche ricordare le questioni connesse al precariato, il valore del lavoro ed altro, che sottoscrivo, ma meno male che nel finale dell’intervento ha voluto evidenziare le colpe di tutti, che vanno da Rifondazione Comunista a noi, ad ogni forza politica, alla storia di questo Paese, all’interno della quale va collocata l’assunzione dei precari che abbiamo nel Comune di Potenza, per i quali anch’io rifuggo da ogni tentativo strumentale di parlare di assunzione clientelare.
In questo ha ragione Campagna: appartengono, quelle assunzioni, alla storia di questo Paese, della sua legislazione, del modo in cui ha voluto fare le assunzioni nella Pubblica Amministrazione, e noi, che con quella storia non abbiamo a che fare, perché viviamo un’altra consiliatura ed altre leggi, abbiamo il dovere di collocarci in quella storia per chiuderla e favorire, nei limiti del possibile, la stabilizzazione, nei limiti di una normativa – lo dico con molta franchezza, avendo ormai un po’ di dimestichezza non solo con i percorsi normativi, ma anche con l’evoluzione delle sensibilità governative rispetto a questo – che oggi ci consente qualche opportunità, domani potrebbe non consentircela.
Il giorno in cui abbiamo fatto l’assemblea con i lavoratori, in un articolo del Messaggero il ministro Brunetta ha annunciato una circolare per la stabilizzazione dei precari, a valle di dichiarazioni dei giorni precedenti in cui diceva che nella Pubblica Amministrazione si entra solo per concorso, e così deve essere anche per i precari. E quando annuncia una circolare sulla stabilizzazione dei precari, io non mi aspetto molto di buono. Dopo di che (lo dico proprio agli amici del Centrodestra), se vogliamo, domani mattina, fare una richiesta al ministro Brunetta, io gliela faccio!
Siamo sempre in tempo perché noi – lo dico anche al consigliere Napoli, di cui apprezzo lo spirito -, approvando l’atto deliberativo stasera, per gli A e B – e su questo penso che siamo tutti d’accordo – andiamo a definire la procedura selettiva alla quale sono chiamati, che è un colloquio, e risolviamo il problema. Per i lavoratori C e D abbiamo bisogno di un certo periodo di tempo, dobbiamo fare il bando, le commissioni, e dobbiamo espletarle. Ed è quel periodo di tempo, che giustamente evidenziava, che ci possiamo “giocare” per fare le richieste al Ministero, per dire: noi abbiamo fatto questo, possiamo fare anche il resto come quello?
Però, perché mettere in discussione un percorso che oggi possiamo fare per il resto e che domani, forse, ci verrà precluso per gli uni e per gli altri? Io domani mattina non avrei difficoltà; andiamo insieme, tutti quanti, facciamo una delegazione, dal Ministro per dire: noi vogliamo fare questo, ce lo autorizzi? Ce lo consideri legittimo? Questa circolare ci viene negata.
Facciamolo, ma non possiamo pensare, però, di fare un atto in cui, alla luce delle cose che vi ho detto, andiamo a definire un percorso concorsuale che ci viene tranquillamente annullato e che, a quel punto, mette a repentaglio lo stesso lavoro delle persone che vorremmo tutelare. A questo punto, mi accontento del percorso minimo; sarà minimo, ma quell’elemento di discrezionalità che abbiamo portato in campo nel riconoscere – lo dico anch’io con un po’ di amarezza, lo ha detto Bongiovanni, in maniera chiara ed esplicita, e l’ha detto anche Travaglini – zero voti ai 110 e lode, e riconoscere l’unico punteggio a chi ha prestato lavoro per questa Amministrazione, significa esprimere una volontà a favore dei dipendenti, ai quali non è consentito di alzare la voce in questa aula mentre parla un consigliere a loro favore. Perché stiamo facendo questo. Lo stiamo facendo per voi.
Mi scuso anche per il tono, ma non è bello sentire un consigliere che parla, e mentre parla viene interrotto, mentre sta sviluppando un’azione a favore di essi. Facciamo questo percorso. Partiamo con gli A e B, apriamo i bandi e ci avviamo ai Ministero, a chiedere tutto quello che possiamo fare, e se ci dicono che possiamo farlo… in corso, possiamo fare quello che vogliamo. Quel bando lo trasformiamo in un bando riservato, senza nessun problema, però non metto a repentaglio un’azione che noi facciamo, a prescindere dalla volontà dei dipendenti, perché noi guardiamo non ai singoli dipendenti, ma guardiamo alla massa, alla generalità.
Abbiamo già detto che stiamo facendo un’operazione amministrativa, un’operazione per la quale nessuno ci deve ringraziare, perché come ho detto che appartiene alla storia di questa Repubblica il modo con cui sono arrivati i precari, appartiene alla storia della Repubblica il nostro interesse a stabilizzarli, quindi non dobbiamo chiedere e non è dovuto nessun “grazie” a noi per questi atti che stiamo facendo.
Stiamo facendo un atto amministrativo nell’interesse dell’Ente, unico ed esclusivo, come quando si approva un piano per la viabilità, come quando si approva uno strumento urbanistico, come quando approviamo il bilancio; null’altro. Questo è il motivo per cui il Sindaco, nella sua stanza, non ha voluto nessuno.
Non ho mai ricevuto persone che volevano chiedermi notizie o trasferirmi cose che riguardano le questioni della stabilizzazione, sapendo bene che l’azione che avevo messo in campo, e per la quale abbiamo trovato un sindacato responsabile e ripiegato sulle questioni e che, fin quando ci è stato possibile chiedere, ha chiesto, per i diplomati della categoria C, per gli ultracinquantacinquenni… per i quali ci facciamo carico della responsabilità di dire che sappiamo di fare un torto a chi ha 54 anni, ma l’alternativa sarebbe quella di mandare a mare i cinquantacinquenni senza salvare i cinquantaquattrenni.
Lo facciamo perché siamo operanti in un contesto nel quale abbiamo già proiettato in avanti le assunzioni, per arrivare a quel 50% che tiene dentro anche i cinquantacinquenni. Allora, è una guerra tra poveri quella che dice: mettiamo fuori quelli perché non ci stiamo neanche noi. Noi, che guardiamo all’interesse sovrano dell’Amministrazione, di queste cose non ci dovremmo preoccupare, perché siamo chiamati a fare scelte per l’Ente. Ecco perché difendo questo provvedimento, e chiedo che sia approvato, fermo restando che quello che ci viene chiesto lo si può verificare, e da domani abbiamo tutto il tempo per chiamare in causa chi ha il dovere di favorirci la soluzione di questo problema, e vedere…
Se poi ci sono situazioni… so anche di altri Enti che hanno fatto queste cose, dove ci sono ricorsi; se viene fuori una sentenza di una Corte di qualsiasi tipo (non sono avvocato, non so quali siano le Corti decidenti in questo Paese), se viene fuori qualche norma che ci consente di poter fare le cose, noi siamo qui a volere la stabilizzazione. Abbiamo fatto questa azione, ed in Italia siamo riferimento.
Lo dico a chi ha parlato di ANCI: in ANCI il Comune di Potenza è riferimento per l’azione amministrativa messa in campo, e se quel signore dell’ANCI non ha mandato le carte, è perché non le aveva; perché se c’erano le carte, c’erano da tempo, non è che non è riuscito a trovarle. Non mi ricordo chi ha parlato di ANCI. Io, in ANCI, ci sto ogni momento. L’unica nota dell’ANCI è precedente a questa circolare, dopo di che l’ANCI non ha detto più niente. Evitiamo, quindi, di lanciare questi messaggi che creano attese, qualche tensione e qualche strumentalizzazione. Su queste cose dobbiamo palarci chiaro.
Mi auguro che venga approvato, che dal primo novembre – come avevamo detto -, attivando il percorso, si possa andare direttamente a chiudere la partita per gli A e B, ed ad avviare il percorso per i C e D e, se vi sono le condizioni, quei concorsi saranno riservati.
Circa la preoccupazione evidenziata da chi chiedeva se l’atto poteva essere inficiato dal fatto che venivano recuperate le delibere di Giunta comunale: l’atto che approviamo non è l’atto che sana le delibere di Giunta comunale, è un atto che indirizza la Giunta comunale ai contenuti di quelle delibere, cosa che è legittima. Il Consiglio Comunale è chiamato ad esprimersi, e si esprime. Noi abbiamo indirizzato quest’atto a quei principi. La Giunta comunale li riprenderà con atti successivi, e li attuerà recuperando il tempo che abbiamo perso (questi 15 giorni). Perché non siamo venuti in Consiglio Comunale? Non già perché abbiamo la volontà di non venire in Consiglio Comunale, ma i concorsi…
Qui c’è un equivoco fra piano di stabilizzazione, che è una cosa, che sarebbe stato quello se avessimo attivato i percorsi a tempo determinato, e un percorso concorsuale che è di competenza della Giunta, perché quando la Giunta fa i suoi concorsi e fa la sua riserva, lo fa direttamente con atto di Giunta. Quando abbiamo deliberato i concorsi per gli 8 vigili (non so se in quel caso c’era o meno la riserva) l’abbiamo fatto noi, è una competenza dell’Esecutivo. Tornando indietro, in questa logica, che è la logica dei concorsi, avremmo fatto la stessa cosa.
Noi non stiamo attuando un piano, il T.A.R. ce l’ha chiesto ed io mi ripiego al T.A.R. (ci mancherebbe altro!), perché se dovessi aspettare l’esito di un eventuale ricorso, nei tempi lunghi andrei contro le esigenze dei lavoratori e contro le cose che ci stiamo dicendo. Lo facciamo: in pieno rispetto del T.A.R., veniamo qui ed il Consiglio Comunale dice alla Giunta: “Cara Giunta, fai queste cose qui”. Punto.
La motivazione per cui non eravamo venuti – credo che il Segretario l’abbia spiegato bene anche in Commissione – era questa; non era una mancanza di rispetto nei riguardi dei dipendenti. Ribadisco che il T.A.R., in un ricorso ricco ed articolato, che aveva come ultimo elemento… diciamoci la verità… quello del Consiglio… E poi, la legge è legge: o lo dice la Giunta, o lo dice il Consiglio, la legge è quella; non poteva essere questo l’elemento che risolveva il problema dei C e D; l’elemento che risolveva il problema dei C e D, in quel ricorso, era in tutto il resto che, guarda caso, non è stato oggetto della sospensiva.
Ecco perché veramente vi invito a votare l’atto, l’invito lo estendo anche a tutti i rappresentanti che hanno avuto qualche perplessità, lasciando lo spazio aperto per vedere tutto ciò che si può fare per i C e D da mettere a concorso riservato.
PRESIDENTE
Passiamo alle dichiarazioni di voto, dopo di che porremo in votazione l’emendamento Travaglini e poi il deliberato nel suo complesso. E’ inutile che vi rammenti che le dichiarazioni di voto sono consentite per un massimo di 5 minuti a gruppo; lo stesso ragionamento vale, ovviamente, anche per il Gruppo Misto, con qualche piccolo sforamento, visto che è un gruppo che cresce di giorno in giorno. Chi chiede di intervenire per dichiarazione di voto? Prego, collega Coviello.
COVIELLO R.
Spero che sia l’ultima volta, dopo questo intervento, che in questa aula si parla di demagogia, di coscienza, di scaricare le responsabilità, di fare politica bassa… nei confronti dell’Opposizione. Ogni qualvolta vi è una presa di posizione, una richiesta di chiarimenti, una diversa visione delle cose, si dice all’Opposizione che vi è un atteggiamento strumentale, poco coscienzioso.
Non lo dico riguardo al suo intervento, né alla sua replica, però negli interventi dei consiglieri è emerso questo, spesso e volentieri. L’atteggiamento dell’Opposizione, è stato dimostrato spesso e volentieri anche su atti di indirizzo di questo Consiglio Comunale, è stato responsabile e rispettoso dell’Assise e dei provvedimenti adottati.
Sindaco, lei era girato di spalle, quindi non ha visto lo scoramento di quelle persone che stavano lì sul palco quando questa Maggioranza non ha concesso neanche un quarto d’ora alla richiesta del consigliere Napoli, che noi avevamo avallato, per cercare di trovare un percorso, discutere e cercare di trovare una soluzione…
SINDACO
Non lo si può fare in Consiglio.
COVIELLO R.
Questo muro, questa chiusura di questa Maggioranza di Centrosinistra… lei non ha potuto vedere, perché – lo ripeto – era girato di spalle, lo scoramento di queste persone quando questo Centrosinistra ha chiuso la porta a qualsiasi possibilità di dialogo chiesta da questa Minoranza. Noi non avevamo avuto certamente un atteggiamento irresponsabile; avevamo chiesto del tempo per cercare di trovare una porta, una finestra che desse speranza a chiunque potesse legittimamente chiedere un posto di lavoro.
Oggi quella gente, che qualcuno condanna per atteggiamenti, secondo me, di piccoli bisbigli, sta riflettendo sul proprio destino, sul destino delle proprie famiglie e credo che non abbia avuto un atteggiamento irresponsabile, quando c’è in discussione il proprio futuro, il futuro del proprio nucleo familiare. La nostra solidarietà va a quelle persone, perché quando si parla di coscienza – consigliere Laieta – bisogna che il Consiglio abbia coscienza anche di una sola di quelle persone che possa rimanere fuori da un concorso.
Fase interlocutoria
COVIELLO R.
Non sono un demagogo. La coscienza deve dire quale atteggiamento si avrà se uno solo di quei dipendenti non avrà la possibilità di superare la prima fase del concorso. Questa è la coscienza che oggi deve portare ad un’analisi questo Consiglio Comunale. La riflessione del Centrodestra… Ringrazio il consigliere Napoli per la richiesta di sospensione, perché diceva bene: ogni contributo, di chiunque, potrà cercare di risolvere il problema. Mi sembra, però, che in questa Maggioranza vi siano tante persone “unte dal Signore”: tutto è stato fatto bene perché l’abbiamo fatto noi, e siamo convinti di quello che abbiamo fatto.
No. Magari vi potevano essere degli elementi, nella discussione, che potevano portare ad una soluzione immediata del problema nella sua complessità. Noi non siamo contro la stabilizzazione di nessuno, qui lo dico ad alta voce, e qui lo ripeto. Il nostro atteggiamento era solo volto a cercare di trovare una soluzione integrale al problema. Credo, quindi, che il nostro atteggiamento sia stato responsabile nella fase istruttoria di questa pratica, è stato responsabile quando chiedevamo uno spiraglio per avere più spazio…
SINDACO
Però, consigliere Coviello, abbiamo il tempo per farlo; lo ribadisco. Perché rinuncia all’idea che noi da domani ci mettiamo a lavorare per vedere in che misura, al Ministero, troviamo spazi per i C e D? Abbiamo il tempo.
COVIELLO R.
Concludo dicendo che questo atteggiamento della Maggioranza certamente non ha portato l’Opposizione ad avere un atteggiamento morbido. Noi eravamo arrivati in quest’aula, come Popolo della Libertà, per avere un atteggiamento responsabile nei confronti della stabilizzazione. Noi ripetiamo che non siamo contro la stabilizzazione delle categorie A e B, però questa mancanza di dialogo ci porterà ad astenerci dal voto sul provvedimento. Grazie.
PRESIDENTE
Consigliere Galante, del Gruppo Misto, prego.
GALANTE R.
Io mi ero astenuto in Commissione; mi ero astenuto perché non mi era chiaro e non avevo colto, dai miei Colleghi, una possibile alternativa a questo provvedimento.
Certe volte, insomma, qualcuno ti apre la mente, e me l’ha aperta il Sindaco. Devo dire che con il suo ultimo intervento me l’ha aperta e mi ha dato una speranza. Io sono rammaricato del fatto che i dipendenti siano andati via; volevo che ascoltassero il suo discorso, Sindaco. Per me è un’alternativa, quella che lei ha posto: chiedere al Ministero se possiamo trattare la stabilizzazione degli A, B e B3 e nella stessa maniera i C e D.
Ancora una volta, io dimostro di appartenere a questa Maggioranza e, quindi, annuncio il mio voto favorevole alla delibera. Grazie.
PRESIDENTE
La ringrazio anche per la brevità della sua espressione di voto. Altri interventi, sempre per dichiarazione di voto? Prego, consigliere Spadafora.
SPADAFORA
Grazie, Presidente. Mi rendo conto che la questione è abbastanza difficile, è stata difficile… adesso parlo anche come Presidente della Prima Commissione. Guardate, io non ho avuto mai nessun dubbio rispetto alla qualità dell’atto, in virtù del fatto che se ne è discusso più volte, con più soggetti; ci siamo ripiegati spesso su qualsiasi tipo di iniziativa da poter intraprendere per migliorare le condizioni di questa stabilizzazione.
Devo fare semplicemente un appunto. Forse sarebbe stato opportuno, io ero d’accordo, consentire la sospensione chiesta dal consigliere Napoli, perché sarebbe stato un ottimo segnale per tutti quanti, anche perché si poteva dare la possibilità di votare un atto all’unanimità. In ogni caso, a parte questa parentesi, esprimo voto favorevole all’atto in discussione. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei. Chi altro chiede di intervenire per dichiarazione di voto? Prego, collega Travaglini.
TRAVAGLINI
Mi riallaccio subito all’ultima questione posta dal Sindaco, a quell’apertura di volontà rispetto alle situazioni di cui stiamo parlando, rispetto alle situazioni dei C e D e dei concorsi. E’ una nota, comunque, sulla circolare numero 5.
Signor Sindaco, come ho avuto modo di dire, non una volta o due o tre, anche al Segretario, in Commissione (perché ero in Commissione), la circolare numero 5, firmata dal ministro Nicolais, di cui ho parlato prima, è una circolare. C’è una sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 2 novembre 2007 che in merito alle circolari, alla giurisprudenza sulle circolari, nota che le circolari sono mera indicazione e che le Amministrazioni subordinate possono o non tenerne conto, cioè non fanno giurisprudenza, in ottemperanza all’articolo 23, quindi la circolare è una circolare…
SINDACO
Il problema è proprio la legge.
TRAVAGLINI
No, no, la circolare non interpreta la legge. Il problema è la legge, su questo non ci piove. Quindi: bene l’apertura per i C e D, perché io in un mio studio, in un mio approfondimento, ho avuto modo di interloquire con qualcun altro, con il Segretario, quando è venuto in Commissione, e dire: “Applichiamo il 94 a tutti quanti”; c’è stata l’opposizione del 50% dei concorsi e quant’altro.
Chiaramente faccio solo notare, per una visione di cui poi non ho avuto conferma (poi vado alla dichiarazione di voto), che, per esempio, un 50% potrebbe significare che se in pianta organica abbiamo 208 posti vacanti su 759, la metà di 208 è 104, e che tutto sommato l’Amministrazione…
Fase interlocutoria
TRAVAGLINI
Arrivo alla dichiarazione di voto e arrivo ad aggiungere questo pubblicamente, già discusso in Commissione con il Segretario, con tutti quanti. Osservo: in punta di interpretazione della legge… mi permetto di farlo, ovviamente non sono il tutore della legge, non sono un costituzionalista, sono un semplice consigliere, ma ho fatto questa lettura, perciò poi arrivo a chi fare le domande… se su 759 posti in organico, 208 attualmente sono vacanti, il 50% (preso per buono il problema costituzionale dell’apertura all’esterno) fa circa 100, quasi il panorama dei 132.
Mi chiedo: chi è responsabile di non fare accedere questa platea nostra ad una – diciamo – selezione pubblica riservata, riservando l’altra parte a concorso pubblico nudo e crudo? Sono le stesse norme del Governo, dei vari Governi, che bloccano le assunzioni. Ora, questo è il problema: se le piante organiche sono false e non c’è copertura, allora c’è qualcosa che non va.
Comunque sia, sull’interpretazione del “94”, sulla – secondo me – forzata interpretazione della Legge 5 e su altre situazioni che ci possono essere in Italia, l’interlocutore può essere ancora la Funzione Pubblica, il Governo, ma credo che l’interlocutore maggiore sarebbe un ottimo costituzionalista, perché il ricorso, questa volta, è di natura costituzionale, se facciamo per tutti (A, B, C e D) nelle loro posizioni, una cosa. Quindi, è quella la voce che dobbiamo, in qualche modo, sentire e tutelare.
Quindi, se c’è un’apertura a questo approfondimento per le categorie C e D, ben venga, però credo che dobbiamo acquisire pareri forti di costituzionalisti, nonché della Funzione Pubblica. Questa era una mia lettura, un mio approfondimento, una caduta, mano man che si andava avanti.
Il voto favorevole. E’ da motivare, l’ho motivato anche discutendo un po’ con i lavoratori, con una sofferenza molto forte, perché l’obiettivo non è raggiunto, e questo lo abbiamo detto un po’ tutti. Perché è chiaro che in un processo che vedeva il 30 aprile come data, una data non sanzionabile, prorogabile…
PRESIDENTE
Collega Travaglini…
TRAVAGLINI
Sì, finisco. Allora, io dico che mettere una pietra sopra… mettere – scusate – un passaggio procedurale, un diritto acquisito, cioè una procedura di stabilizzazione che parte vuol dire, in qualche modo, ripararsi rispetto ad un’eventuale Finanziaria. Non so com’è, è soltanto presunta, dalle dichiarazioni la desumiamo, ma vuol dire che è un processo che, quindi, si pone come diritto acquisito del processo di stabilizzazione, che va in tutto, da A a D, ecc.
Quindi, è un voto sofferto, ma è un voto di utilità e di opportunità dovuto a questo momento politico, a questo momento della Finanziaria e a questa situazione, che però prendo per apertura, la prendo tutta e la espleteremo fino in fondo, fino al tentativo di tutti, tutti insieme. Scusate per lo sforamento.
PRESIDENTE
Grazie a lei, collega Travaglini. Prego, consigliere Napoli, tenendo conto che anche lei interviene quale componente del Gruppo Misto per cui…
NAPOLI
Lei sa bene, Presidente, che la mia posizione nel Gruppo Misto è una posizione dettata dall’impossibilità di dar vita ad un gruppo autonomo.
PRESIDENTE
Sì, però io sono tenuto… sono chiamato a…
NAPOLI
Confido nella sua intelligenza e nella sua onestà intellettuale.
PRESIDENTE
Che non mancherà, ma sono chiamato a far rispettare il Regolamento, Collega; prego.
NAPOLI
E cercherò di farlo, partendo da un dato che vorrei nuovamente fosse ben chiaro a tutti, anche al Sindaco, che nel suo intervento ha indicato una strada da seguire. Nessuna strumentalizzazione, Sindaco, da parte di nessuno, perché se solo avessi voluto strumentalizzare la posizione di chi aveva proposto l’interruzione dei lavori, sebbene per soli cinque minuti, avrei immediatamente dopo abbandonato l’aula.
Sarebbe sciocco pensare il contrario, non avendo ben chiaro che, di fronte a questi temi così importanti, che riguardano il personale dell’Amministrazione, una parte politica utilizza questo spunto per entrare in conflittualità con la Maggioranza di governo. Sono ben altri i temi che, magari, possono essere oggetto di strumentalizzazione, ma sulle aspettative della gente e sulle aspettative di chi rivendica, in maniera legittima, un riconoscimento pieno all’interno della struttura comunale, credo sia davvero sciocco fare ogni genere di strumentalizzazione.
Quindi nessun messaggio subliminale, nessuna volontà di strumentalizzare una posizione che è stata dettata da alcune perplessità, che in maniera chiara ed eloquente sono state rappresentate alla Maggioranza, all’Esecutivo, insomma a chi siede tra i banchi di questo Consiglio.
Faccio qualche doverosa precisazione, perché, Sindaco, la sospensiva del T.A.R. non è frutto di una volontà dettata dall’indisponenza da parte di un Collegio giudicante; la sospensiva la si dà nel momento in cui si ravvisa l’esistenza di un fumus o del pericolo, allora in quel caso il Tribunale Amministrativo, l’organo che si è pronunciato, ha doverosamente, alla luce di un punto di caduta registrato dal processo amministrativo, sottolineato l’opportunità di sospendere l’efficacia del provvedimento.
Quello che ci saremmo attesi, di fronte ad una richiesta dettata dal buonsenso, ma anche dall’opportunità di verificare una convergenza complessiva sul tema, era un atteggiamento diverso. Non sto qui a biasimare, perché c’è chi governa, chi sostiene una tesi, c’è chi ne sostiene un’altra, però, se si deve ricercare qualche forma di dialogo, di confronto tra Maggioranza e Minoranza, quale migliore occasione che un tema così importante?
Quanto alla strada indicata dal Sindaco, presidente Campagna, è certamente una strada percorribile, e – lo dico anche qui senza timore di smentita – il voto che mi appresto a dare è un voto di astensione perché vogliamo valutare fino in fondo questo segnale di apertura che il Sindaco, l’Esecutivo, la Maggioranza dà per rivedere nel complesso il processo di stabilizzazione, per verificare se ulteriori elementi di novità possono garantire, anche a coloro i quali per il momento sono fuori da questo processo, la possibilità di vedersi riconosciuto per intero il loro rapporto lavorativo con l’Amministrazione.
Una sottolineatura, però, mi deve essere consentita: ma è mai possibile che la ricerca di un’eventuale indicazione del Ministero debba avvenire sempre ex post? Ma perché non si prende la buona abitudine, di fronte a temi così importanti, di acquisire ex ante i pareri che, magari, possono meglio indirizzare la Pubblica Amministrazione?
Sindaco, di fronte a questi temi non si può “andare a ruota”, non si deve applicare la logica del “facciamo, poi in qualche maniera sistemiamo”. Sarebbe, invece, opportuno, di fronte a questo tema – così come a tanti altri temi -, che una maggiore accortezza, anche nella procedura, indirizzasse gli uffici ad acquisire un minuto prima ogni utile indicazione, ogni utile parere da parte del Ministero, da parte dei funzionari preposti.
Ora, se prendiamo questa abitudine di fronte a temi così importanti, ma vuole che la Minoranza non dia il voto favorevole su temi come questi? Ma lei pensa che per davvero, di fronte all’opportunità di dare una possibilità a tanti lavoratori che hanno reso servizio al Comune di Potenza, noi possiamo essere contrari? Ma se noi abbiamo un minimo di ambizione di governare, un domani, la comunità, può pensare che possiamo partire mettendoci in conflitto con chi ha reso un servizio alla Pubblica Amministrazione? Credo che sia sciocco anche immaginare per un solo istante questo atteggiamento.
Un’ulteriore sottolineatura: accorti alle circolari; esiste una gerarchia delle fonti del diritto, è alla legge che noi dobbiamo guardare; però, se guardiamo alla legge, la perplessità resta tutta sulla forzatura che nel precedente intervento…
Fase interlocutoria
NAPOLI
Ho capito, Sindaco, però noi non risolviamo…
Fase interlocutoria
NAPOLI
Non ci dà il resto. Questo, però, giustifica quell’intervento che era finalizzato alla ricerca di un ulteriore spiraglio, un’ulteriore motivazione che potesse risolvere il problema nel complesso. Poiché è un tema importante, poiché credo che è interesse di tutti… non “credo”: ritengo, sono certo che è interesse di tutti trovare una soluzione ottimale anche per quelli che per il momento sono estraniati, quell’indicazione noi la prendiamo al volo e la invitiamo, già da domani mattina, attraverso gli uffici (che cogliamo l’occasione per ringraziare), perché il tema è complesso e noi ne siamo pienamente consapevoli, ad attivare ogni utile strumento per acquisire ogni utile indicazione da parte degli uffici ministeriali preposti per mettere la parola “fine” ad una situazione che per davvero darebbe un segnale importante di come la classe politica, di fronte a questioni che attengono anche ad aspetti umani, non si tira indietro, ma fa fino in fondo il proprio dovere.
PRESIDENTE
Grazie, collega Napoli. Prego, consigliere Mussuto.
MUSSUTO
Grazie, Presidente. Intervengo solo per sottolineare che, sostanzialmente, quando viene richiesto ulteriore tempo per decidere, per confrontarsi, per cercare eventuali altre soluzioni ecc., figurarsi se io non sono d’accordo. Però vorrei anche dire: non dimentichiamo che questo provvedimento è stato letto, riletto, riveduto, ricorretto, ragionato, sragionato diecimila volte proprio perché – ripeto, lo sottolineo, l’ho detto prima nel mio intervento e lo ribadisco ora – era intenzione di tutti, nessuno escluso, cercare una soluzione che potesse vedere tutto il mondo del precariato esistente nel Comune di Potenza risolto. Purtroppo, se questo non è possibile, è inutile che noi ribadiamo lo stesso concetto e cerchiamo un qualcosa che non c’è.
Io sono contento perché nella replica il Sindaco, sostanzialmente, ha ripreso il concetto che io esprimevo nel mio intervento quando dicevo: “Avviamoci, ci siamo avviati su questa strada, ma con una promessa e con un auspicio che, se e quando dovesse arrivare, nel corso di questa procedura, una modificazione a questa norma, che consenta di rivedere, diciamo, la stabilizzazione di coloro che sono avviati al concorso, beh, vuol dire che dovremo prendere al volo questa palla”.
Credo che questo sia interesse e volontà di tutti. Francamente, già per le cose che ho detto prima credo fosse chiaro che il mio sarà un voto sicuramente a favore, ma con un auspicio e con una promessa da parte dell’Esecutivo e del Sindaco, in particolare, insieme all’Opposizione: di cercare presso il Ministero una strada che possa agevolare questo percorso e portarlo a soluzione positiva. Per cui – ribadisco – il mio voto sarà favorevole.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Mussuto. Consigliere Pace, prego.
PACE D.
Grazie, Presidente. Visto l’andamento dei lavori, sembra che il male minore sia la stabilizzazione così come programmata dall’Amministrazione, per cui anche io non mi posso dissociare da quella che è la Maggioranza, e da parte della Sinistra Democratica non posso che esprimere un voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei, collega Pace. Consigliere Scarano, prego.
SCARANO
Intervengo per dichiarare il voto favorevole, atteso che non ho avuto la possibilità di farlo in Commissione, e anche per dire che speravo fino in fondo che dal dibattito di questa sera potesse venire qualche indicazione utile o qualche soluzione o qualche proposta di soluzione che di fatto, però, non si è concretizzata, perché non siamo andati al di là dell’esercizio dell’esposizione delle visioni della vita, della società e del mondo.
Evidentemente, la soluzione individuata dall’Amministrazione Comunale è la migliore, o perlomeno quella che in questo momento è perseguibile senza tema di fare atti illegittimi o che nel tempo, poi, debbano pagare l’incongruenza di una prassi amministrativa.
E’ anche per questo che esprimo il voto favorevole, anche come riguardo al lavoro fatto dalla struttura e, in primis, dal dirigente, dottoressa Scavone, perché sono certo che hanno operato non solo nell’interesse dei lavoratori, cosa pur legittima, ma sicuramente nell’interesse dell’Ente, perché cercare di tenere questi lavoratori in servizio presso il nostro Ente è un’esigenza, è una priorità, non fosse altro per il fatto che ormai fanno parte della macchina amministrativa dell’Ente, che rendono nel lavoro… tutte condizioni che evidentemente non si riscontrerebbero se ci fossero delle new entry o degli innesti.
Mi rendo conto che, poiché nessuno ha operato affinché fosse penalizzato alcuno, mi devo inchinare al lavoro fatto, diciamo, nella consapevolezza, però, che la ricerca di ulteriori possibilità non si interrompe questa sera, ma rimane sicuramente aperta. Naturalmente, io stasera delibero su questa questione senza conoscere ufficialmente, formalmente, la delibera di Giunta.
Intendo dire che, siccome l’atto di Giunta deve essere conseguenziale all’atto di indirizzo del Consiglio, mi aspetto che la Giunta ritiri la precedente delibera o per lo meno la riadotti, perché io sono venuto in quest’aula come se quella deliberazione di Giunta non esistesse, proprio in ossequio alla “267” del 2000 che, nel suddividere strettamente le competenze, non prevede più l’assorbenza da parte del Consiglio o dell’altro organo o viceversa, perché sono materie esclusive di competenza dei vari organi. Ciò detto, confermo il voto favorevole dei socialisti.
PRESIDENTE
Ringrazio il collega Scarano, anche perché mi dà l’opportunità, ma l’aveva già accennato il Sindaco, di chiarire che, ovviamente, a seguito dell’adozione da parte del Consiglio Comunale della delibera di indirizzi, l’Esecutivo dovrà procedere alla revoca degli atti deliberativi precedentemente adottati e a riproporre nuovi atti deliberativi conformi agli indirizzi del Consiglio.
Prego, collega Laieta.
LAIETA
Sarò brevissimo. Noi approviamo questa sera un provvedimento, peraltro, firmato da tutti i Sindacati, compreso l’R.D.B. Questo significa che è un provvedimento che i Sindacati, oltre all’Amministrazione, hanno ritenuto rispondente ai bisogni e alle necessità degli interessati, cioè dei nostri lavoratori. Questo è un punto fondamentale, perché nessuno può dire che è solo l’Amministrazione che fa questa scelta, ma è una scelta condivisa da tutti i Sindacati, compreso l’R.D.B.
Poche altre battute, Presidente, se si può… Vedete, il Sindaco l’ha ribadito, ed è chiaro che la parola del Sindaco, e quella dell’Amministrazione, è la parola che vale, ma io ho invitato, prima del Sindaco, i rappresentanti dell’Opposizione a meditare, e ho detto che siamo disponibili, allorquando nuove circolari, nuove leggi ce ne diano la possibilità, ad andare oltre questo provvedimento. L’ho detto nel mio intervento, soltanto che o non siete riusciti a coglierlo, oppure eravate già orientati verso un punto di arrivo, ed eravate così concentrati che non avete né ascoltato né sentito l’invito che la Maggioranza, soprattutto il PD, aveva fatto all’Opposizione.
Fase interlocutoria
LAIETA
Consigliere Napoli, l’ho detto, l’ho ripetuto, mi sono andato a prendere gli appunti. L’ho detto e ripetuto: noi andiamo oltre qualsiasi deliberato se ci sono leggi che ci supportano; diversamente è soltanto un dire, ed il dire è astratto, se non è suffragato dal ragionamento. Quindi, dobbiamo ragionare sulle cose.
In Commissione siamo stati più volte, durante più sedute, a parlare di questo provvedimento, proprio perché ritenevamo e riteniamo che il problema sia importante, delicato; delicato perché parliamo della vita di un lavoratore, quindi di una risposta di lavoro.
Tu chiedevi perché non abbiamo concesso i cinque minuti. Servivano a niente, consigliere Napoli. Servivano a niente per il semplice motivo che abbiamo dato la disponibilità, in qualsiasi momento, a variare l’atto se norme, leggi, circolari fossero intervenute; ma non abbiamo nulla che oggi ci porti a cambiare l’atto. Ecco perché i cinque minuti non servivano a noi, né a voi e, soprattutto, non servivano ai lavoratori. E’ stato solo questo il motivo, non abbiamo rifiutato, nel modo più assoluto, il confronto, perché il confronto lo riteniamo necessario in democrazia; è il sale fondamentale della politica. Solo per quel motivo, e l’ha spiegato dopo il Sindaco.
Questo vi deve tranquillizzare; ma non voi, deve tranquillizzare ciascuno di noi, tutti, sul fatto che stasera usciamo da questo Consiglio avendo fatto fino all’ultimo e per intero il nostro dovere, noi per la nostra parte, voi per la vostra parte, anche se qualche posizione poteva tenere un altro stile, perché in politica anche lo stile è fondamentale.
Fase interlocutoria
LAIETA
No, non mi rivolgo a te. Anche in politica è fondamentale. Perché dire che la Maggioranza si arrocca su posizioni e, quindi, si rifiuta di volerle cambiare, non è un dire ragionevole, non è… Ma chi l’ha detto? L’ha detto qualcuno, ecco perché vi faccio riferimento. Non è un dire ragionevole, non è una posizione che va nel senso di quella capacità che deve avere il Consiglio, per intero, di rispondere e di ragionare su una materia fondamentale come questa.
Ecco perché, sicuro di aver fatto tutto e fino in fondo il nostro dovere – come ho detto prima e come ribadisco-, esco ed usciamo tutti da questo Consiglio con la tranquillità dovuta e necessaria, per aver risposto in coscienza e in ragione al problema che si poneva e poneva questo deliberato.
Ecco perché il Partito Democratico dà il voto favorevole, dà l’assenso a che questo provvedimento veda la luce e abbia la possibilità di concretizzarsi nelle sedi richieste e dovute, fermo restando – lo ribadisco, ma l’ho detto io prima, il Sindaco l’ha esplicitato in modo più forte – che questa Maggioranza, ma l’ha detto già l’Opposizione, che ha il compito di governare, è aperta a qualsiasi soluzione, ad emendare la delibera allorquando Roma, il ministro Brunetta, ci dia una risposta che vada nel senso di rivedere la…
Fase interlocutoria
LAIETA
Però dobbiamo essere anche onesti fino in fondo nel dire che le notizie da Roma non sono quelle che tutti noi auspichiamo in questo momento. Ho detto che…
Fase interlocutoria
LAIETA
Ho detto: le notizie che abbiamo; ma siccome sono solo notizie, non sono fatti… ecco perché attendiamo i fatti da Roma e, allorquando saremo in possesso di questi fatti, cambieremo la delibera secondo non quello che volete voi, ma secondo quanto tutti noi abbiamo desiderato ed abbiamo sperato. Se c’è questa onestà intellettuale, e non ci sono retropensieri, possiamo dire che la delibera può essere approvata all’unanimità.
PRESIDENTE
Grazie, collega Laieta. Devo, a questo punto, porre in votazione l’emendamento del consigliere Travaglini.
SINDACO
Su questo emendamento, posso evidenziare che non possiamo esprimerci su un atto che ci chiede di leggere diversamente l’atto formale? La riunione sindacale c’è stata, e si è chiusa con la firma di tutte le componenti sindacali; tutte, compreso l’R.D.B. L’R.D.B. successivamente ha preso qualche posizione ufficiale differente, ma quell’atto è un atto ufficiale, cioè non possiamo dire qui che in quell’atto ufficiale manca quella firma.
Fase interlocutoria
SINDACO
Dobbiamo dire che l’ha firmato e prendere atto che poi rinuncia?
Fase interlocutoria
TRAVAGLINI
E’ un problema formale, non di merito, quindi possiamo stare un po’ più tranquilli.
Questa è una delibera di Consiglio Comunale. L’oggetto è il programma di stabilizzazione… il processo di stabilizzazione, anche con le forze politiche mediante audizione… Dopo, quando dice: “Dopo vari approfondimenti e sempre attenti al dispositivo normativo in dettaglio – parla il Consiglio Comunale, credo, lo sto leggendo così, aiutatemi pure voi… – o, quando esso si è presentato carente e confuso, ai principi dell’ordinamento giuridico… si è definito un Piano di stabilizzazione sottoposto… e da queste totalmente condiviso“.
Ora, è vero che il 30 aprile c’è la firma insieme… sul bordo, dell’R.D.B., però è anche vero che il 14 maggio, quindi 14 giorni dopo (ma pure due giorni dopo in maniera verbale), l’R.D.B. scrive al Sindaco e all’Amministrazione Comunale e chiede, tra l’altro: “… che a pagina 4 comma 9 della relazione istruttoria venga rettificata la parte riguardante l’accettazione all’unanimità da parte sindacale della proposta dell’Amministrazione, in quanto la scrivente ha semplicemente preso atto di una proposta su cui stava convergendo la maggioranza ed ha annunciato per brevità di non ripetere la propria posizione già espressa nelle precedenti riunioni. La firma apposta era da ritenersi al verbale di incontro e non ad un eventuale verbale d’accordo“. Va bene, questo è discutibile…
SINDACO
Io non voglio indebolire un atto che è forte anche di quel documento, che è chiaro e preciso; altro che presa d’atto ecc.
TRAVAGLINI
Ho capito.
SINDACO
Quella era la chiusura di una trattativa. Per me quella firma rafforza il nostro percorso. Io non ci voglio rinunciare.
TRAVAGLINI
Sì, ho capito, però siccome lo votiamo oggi e lo vota il Consiglio Comunale, questo deliberato, e ad oggi ci sono articoli di giornali che parlano chiaro della posizione dell’R.D.B. – condivisibile o meno, non mi interessa ora il merito -, il Consiglio Comunale può disconoscere la data di oggi? Io credo che sia opportuno inserire questo, per rispetto della realtà, non voglio…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Colleghi, scusate! Allora, io comprendo la difficoltà che molti di voi mi stanno manifestando nel porre in votazione un emendamento così formulato, perché sostanzialmente con questo emendamento il Consiglio Comunale riconosce in un atto deliberativo che una sigla sindacale ha assunto una posizione diversa, ma è una posizione che viene oggi affermata da un consigliere comunale e non da un legale rappresentante della sigla sindacale.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Ciò nonostante, siccome io ho ricevuto un emendamento formulato nella maniera prescritta dal Regolamento, da un consigliere comunale, lo pongo in votazione. Favorevoli?…
Fase interlocutoria
BONGIOVANNI
No, Presidente, io non voglio partecipare ad una votazione che non…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Lo dichiari. Va bene; allora, facciamo risultare a verbale che il collega Bongiovanni non partecipa alla votazione.
Favorevoli?…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Siamo in sede di votazione, Colleghi. Vi pregherei di stare calmi, di mantenere la calma.
SCARANO
Stiamo discutendo di un emendamento. Il collega Travaglini ha portato una comunicazione indirizzata al Sindaco ed alla Giunta il 14 maggio. Vorrei sapere se questa comunicazione è stata acquisita dal Sindaco e dalla Giunta, se risulta agli atti ufficiali e, quindi, è ufficiale che l’R.D.B. ha un’altra posizione.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Colleghi, se può servire a fare chiarezza…
SINDACO
Allora, l’unico atto ufficiale della trattativa sindacale è quello che è stato sottoscritto…
Fase interlocutoria
SINDACO
Consiglieri, l’unico atto formale che accompagna gli atti amministrativi è quello che conclude la trattativa sindacale. Noi l’abbiamo conclusa ed abbiamo un atto. Successivamente, non ho aperto nessun’altra trattativa. Né è un comunicato stampa che mi può… o altri atti. Io ho quell’atto formale sulla…
Fase interlocutoria
SINDACO
Ma non lo so se mi è stato trascritto; a me serve quell’atto. Io ho l’atto della chiusura della trattativa sindacale.
Fase interlocutoria
SINDACO
Quando sei andato da un notaio e ti sei venduto la casa, dopo non ci ritorni più.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Allora, ripeto ancora una volta: poniamo in votazione l’emendamento del consigliere Travaglini. Favorevoli? Contrari? Astenuti? L’emendamento è respinto a maggioranza, con il voto favorevole di Rifondazione e con il voto di astensione del Popolo delle Libertà e del Gruppo Misto, ad eccezione dei consiglieri Galante, Spadafora e Pace.
Possiamo finalmente porre in votazione la delibera relativa al “Programma di stabilizzazione del personale precario (collaboratori coordinati e continuativi). Criteri generali per la stesura del Regolamento speciale sulla stabilizzazione (art. 48, comma 3, Decreto Legislativo 267/2000)”. Favorevoli? Contrari? Astenuti?
La delibera è approvata a maggioranza, con il voto favorevole, oltre alla Maggioranza, anche dei consiglieri Galante Roberto, Spadafora, Pace e Garramone, e con l’astensione di Gruppo Misto, Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Per la immediata eseguibilità della delibera: favorevoli? Contrari? Astenuti? La delibera è dichiarata immediatamente eseguibile, con il voto favorevole della Maggioranza e dei consiglieri Galante Roberto, Spadafora, Pace e Garramone e con l’astensione di Gruppo Misto, Alleanza Nazionale e Forza Italia.
Colleghi, mi pare di capire… No, scusate, però, la seduta è ancora in corso. Mi pare di capire, dal vostro atteggiamento, che non c’è intenzione da parte dei Colleghi di proseguire nell’esame dell’ordine del giorno.
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Scusate, Consiglieri…
Fase interlocutoria
PRESIDENTE
Se non ci sono opposizioni da parte dei Colleghi, possiamo determinare di rinviare gli altri due punti all’ordine del giorno alla prossima seduta del Consiglio Comunale, con la preghiera, però, per la Segreteria Generale, di darne avviso ai Consiglieri assenti e di sollecitare, perché è tuttora mancante, il parere sulla delibera iscritta al punto 7, relativa alla strada C5-C6. Parlo dell’acquisizione del parere tecnico e contabile dei dirigenti a seguito degli emendamenti apportati dalla Commissione consiliare.
La data è quella del 29 settembre, per la quale ho già sottoscritto stamattina avviso di convocazione, perché il 29, comunque, il Consiglio è chiamato a deliberare sugli equilibri di bilancio e sulla verifica dello stato di attuazione dei programmi. La seduta è terminata. Ci rivediamo il 29 settembre, alle ore 15.30. Grazie.
La seduta del Consiglio Comunale termina alle ore 21.25.