Il presidente del Consiglio comunale Vincenzo Santangelo apre i lavori alle 10,30 assegnando la parola all’assessore al Bilancio Federico Pace che passa all’illustrazione della sua relazione: “Signor presidente, signor Sindaco, signori consiglieri, questa di oggi dovrebbe essere un’ importante occasione della vita politica e amministrativa della città perché, come è noto, il bilancio di previsione e il pluriennale dovrebbero, in linea di principio, delineare gli scenari normativi ed economico-finanziari necessari per la programmazione delle scelte amministrative e di governo. Invece, ci troviamo di fronte non ad un documento programmatorio, bensì ad un mero atto amministrativo contabile che a stento riesce ad assicurare i servizi minimi alle sole finalità istituzionali dell’Ente. Sette anni di tagli indiscriminati dei trasferimenti dallo Stato per un totale di circa 9 milioni di euro, una diffusa e generalizzata diminuzione dei trasferimenti Regionali sulle funzioni delegate per 1 milione di euro (mi riferisco ai servizi sociali, trasporti, mense biologiche ecc…), una spesa corrente che subisce una compressione di 4,5 milioni di euro rispetto al 2009 (al netto dei due milioni di euro di incremento Tarsu) e se a tutto questo ci aggiungiamo la rata mutuo di 12 milioni di euro per gran parte derivante da debiti ereditati dal sofferto dissesto finanziario e dal riconoscimento di debiti fuori bilancio; un obbligatorio incremento della spesa per adeguamenti Istat dei contratti in essere e per l’accantonamento obbligatorio degli incrementi contrattuali del personale dipendente (secondo quanto disciplinato dai contratti collettivi di lavoro), per un totale di 2 milioni di euro, appare di tutta evidenza come la città Capoluogo si trovi di fronte ad un debito che si traduce in un deficit strutturale e standardizzato che l’accompagnerà per le prossime cinque consiliature! Un Bilancio nudo dunque, scarnificato nella spesa. Non abbiamo più che cosa tagliare, non ci rimane che incidere dolorosamente sulla quantità e sulla qualità dei servizi offerti: abbiamo risorse calibrate per un comune di 65.000 abitanti e per giunta gravate dal debito di cui vi dicevo, offriamo però servizi all’intera comunità regionale. E’ proprio sul ruolo metropolitano della città capoluogo che vorrei focalizzare l’attenzione del Consiglio. Oggi la città è guida e offre servizi all’intera comunità Regionale. Basti pensare che ogni giorno il nostro comune è percorso da più di 120.000 persone, è diventato il fulcro del suo territorio, il centro erogatore di servizi eccellenti (l’Università, il San Carlo, gli uffici pubblici) e di propulsione di tutta la competitività territoriale (attività produttive, banche, centri direzionali ecc…). Pensate che la spesa per la mensa scolastica è raddoppiata negli ultimi cinque anni a fronte di tassi di natalità che seppur positivi non sono stati tali da giustificare il raddoppio del numero dei pasti giornalieri; pensate all’ offerta formativa scolastica che interessa l’intero bacino dell’hinterland provinciale, ai servizi di ricettività turistica, all’impiantistica sportiva (solo una partita al Viviani ci costa oltre 10.000 euro tra chiusura del traffico, transenne e messa in sicurezza dei percorsi stradali); i mercati, le fiere, la pubblica illuminazione, l’ambiente, il ciclo di smaltimento dei rifiuti, le mutate e crescenti richieste di vigilanza e sicurezza degli utenti fruitori dei servizi offerti dal capoluogo. Lo stesso Palazzo di Giustizia esplica funzioni ultra comunali ed al servizio dell’intera comunità regionale; i costi di gestione delle infrastrutture e delle opere pubbliche in via di completamento e della viabilità in genere, le nuove povertà, gli immigrati. Tutto ricade sul nostro Bilancio. Non ce la facciamo più, non possiamo farcela. Il capoluogo di regione, lungi dal voler essere guida e fulcro dell’intera comunità regionale, appare vittima del suo ruolo: il fatto di essere la sede dove l’intera comunità regionale trova il soddisfacimento dei propri principali interessi e bisogni, invece di essere un sacrosanto motivo di orgoglio e di vanto, paradossalmente, rappresenta un problema sia in termini di programmazione logistica che in termini di risorse finanziarie per i servizi che il prestigioso ruolo ci chiama ad offrire. Né possiamo sperare di beneficiare di interventi straordinari dello Stato che hanno fatto altrui fortune, anche se per ragioni assolutamente analoghe alle nostre, (mi riferisco ai 400 milioni di euro dati al comune di Roma perché riducesse il suo debito storico, ai 60 milioni di euro dati al comune di Catania per risollevare le sorti della sua azienda di trasporto pubblico al collasso finanziario, analoghi importi per il comune di Palermo per intervenire proprio sui costi di smaltimento dei rifiuti, ed in fine la possibilità prevista per decreto legge di congelare gli interessi sul debito dei Comuni che avessero fatto ricorso a strumenti finanziari ad alto rischio, gli svaap e similari, dove il solo Comune di Milano era esposto per centinaia di milioni di euro!). Signori consiglieri, guardate, il nostro non è un grido di dolore, chiediamo semplicemente alla Regione Basilicata il rispetto del ruolo di città capitale della Basilicata. Un ruolo che con grande dignità negli ultimi vent’anni abbiamo saputo reggere a testa alta demolendo uno storico pregiudizio che dagli anni 70′ a venire considerava la città di Potenza come una città accentratrice del potere che fagocitava le risorse regionali a danno dei territori provinciali. La storia ed i fatti anche recenti hanno inequivocabilmente dimostrato l’esatto contrario. Questo ragionamento vale tanto più oggi perché questo Bilancio interviene in un momento storico caratterizzato da un incompleto e contraddittorio federalismo fiscale che i Comuni hanno combattuto, e se non hanno vinto in termini economici e finanziari, certamente hanno affermato e fatto valere il principio di un’autonomia costituzionalmente garantita che se non altro, è servita a far maturare il convincimento che i Comuni sono i primi centri erogatori dei servizi ai cittadini, sono i principali e preponderanti appaltatori di opere pubbliche, sono l’elemento fondante del sistema Stato. Guardate, questo è un argomento di assoluta importanza strategica per tutto il Mezzogiorno ed intendo richiamare l’attenzione di tutta l’assise perché se ne è parlato e se ne parla troppo poco. Diciamo subito che è giunto il momento di una seria scelta federalista, perché rispetto alle buone intenzioni, la realtà dei fatti si dimostra fortemente deludente e smentisce i principi nati dalla riforma del titolo V della Costituzione. Si prevedono normative di dettaglio, che espropriano di fatto gli Enti locali della loro autonomia costituzionalmente garantita (oggi, nelle more dell’emanazione dei decreti attuativi alla legge delega sul Federalismo Fiscale, è congelata ogni possibilità di intervento di politica economica dell’Ente Locale), e la espropriano in favore di un accentramento di potestà Statuali volte a far cadere solo sui Comuni la scure del taglio dei trasferimenti, per far quadrare i conti della finanza pubblica. La difesa del principio dell’uguale trattamento dei cittadini, l’ordinato sviluppo del sistema delle imprese e la piena autonomia finanziaria dei Comuni sarebbero gravemente compromessi, se i decreti attuativi alla legge delega approvata con il favore entusiasta della Lega Nord, non ponessero rimedio alle numerose incongruenze e difficoltà. Innanzi tutto, il meccanismo di distribuzione delle risorse, nello schema proposto, finisce per erogare più soldi non ai territori a minore capacità fiscale, ma a quelli più ricchi. Il maggiore fabbisogno rispetto alle entrate, è ragione non per assicurarne con mezzi adeguati la copertura, ma per consentire ai Comuni più ricchi di ricevere somme superiori al proprio fabbisogno, che per essi medesimi, lo Stato aveva preso in conto. Ancora, manca la valorizzazione dell’autonomia finanziaria ed impositiva degli Enti. Le scelte operate precludono pressoché totalmente lo spazio di libertà per gli Enti poveri. Tutto ciò è aggravato dalla scelta poco felice dell’Irpef, come tributo su cui fondare l’autonomia tributaria degli enti locali. In fine, c’è il problema del rapporto tra Stato e Regioni. La disciplina in materia di finanziamento delle funzioni per assicurare i livelli essenziali delle prestazioni, resta contraddittoria e sconnessa. Si rischia di trasformare le Regioni in mere “Agenzie dello Stato” il quale ha titolo a stabilire l’ammontare della spesa, ne determina le prestazioni ed il costo di esse e verifica i risultati ottenuti. In poche parole, è lo Stato a stabilire che cosa, con quali risorse ed in quale modo le prestazioni essenziali debbano essere fornite agli utenti. In questo panorama, benvenuto è stato l’art. 43 della Legge finanziaria regionale per il 2010 che ha previsto in virtù dell’approssimarsi dell’attuazione del federalismo fiscale ed al fine di compensare i maggiori oneri che il principale centro lucano sopporta nell’espletamento di funzioni “sovra comunali”, uno stanziamento iniziale di un milione di euro. Confidiamo che , anche attraverso il lavoro che attende la costituenda commissione dell’Anci che determinerà i costi e i criteri di riparto del fondo, la città di Potenza possa beneficiare di almeno 5 mln. di euro l’anno. Questo è il quadro in cui si inserisce questo documento contabile e all’interno del quale, nonostante le nostre lance spuntate,proviamo e mettere in campo operazioni finanziariamente virtuose che, nonostante tutto, ci consentiranno di sopravvivere e mantenere la salubrità di un povero bilancio. Il Piano delle alienazioni immobiliari, la finanziaria lo consente, noi lo attuiamo nella consapevolezza che gli immobili da vendere sono quasi terminati. Questo significa che quel famoso mutuo di 65 mld di lire, rinveniente dal passato dissesto finanziario e che fino ad oggi abbiamo coperto dai proventi delle vendite per poco più della metà, presto dovremmo continuare a pagarlo reperendo risorse dai nostri fondi ordinari. Di maggiore interesse è certamente la vendita delle cubature edificatorie insistenti sui suoli di proprietà comunale in zona aperta, circa 1000 ettari, che in attuazione del R.U. potranno essere acquistate da tutti i cittadini che vorranno utilizzarle in asservimento, finalizzato agli ampliamenti e ai cambi di destinazione d’uso dei propri immobili. Le modalità attuative dell’iniziativa ed il prezzo di vendita, verranno definite nelle prossime settimane parallelamente all’opportunità di modificare il Regolamento urbanistico nella parte in cui preclude l’asservimento per le “nuove costruzioni” alle aree non di proprietà e creando , di fatto, una manifesta contraddittorietà, una sostanziale disparità di trattamento, sia rispetto agli ampliamenti medesimi appunto, sia rispetto al principio secondo il quale il carico urbanistico insistente sul territorio comunale rimane comunque immutato. L’ asservimento, ad ogni modo, non potrà superare i limiti attualmente previsti dal regolamento medesimo. Interventi strutturali di risparmio energetico. Abbiamo assistito proprio in questi giorni alla sostituzione dei corpi illuminanti di via Pretoria e solo su questo primo piccolo intervento, prevediamo un risparmio di 44 mila euro all’anno. Finalmente, dopo un lungo ma necessario approfondimento tecnico e giuridico, è di prossima pubblicazione il bando che prevede un massiccio investimento di impianti fotovoltaici mettendo a disposizione del miglior offerente, i diritti di superficie di tutti gli immobili di proprietà comunale compatibili. Un intervento dell’ordine di 8/10 milioni di euro che si autofinanzierà con la cessione dell’incentivo governativo riconosciuto all’Ente per ogni kwatt prodotto e che ci consentirà un rapido azzeramento della bolletta energetica, che ad oggi ammonta a circa 1,8 milioni di euro all’anno. Se a questo riusciremo ad affiancare un credibile e rapido intervento di risparmio energetico su tutta la vetusta rete di pubblica illuminazione, probabilmente, qualora dovessimo consumare meno di quanto riusciremmo a produrre, potremmo addirittura guadagnarci qualcosa dalla vendita dell’energia elettrica. Quest’anno proveremo anche a vendere il Palazzo di Giustizia il cui percorso di dismissione ha subito inevitabili ritardi causati sia dall’acuirsi della crisi finanziaria dei mercati globali, sia dall’obbligato passaggio elettorale di consiliatura. Lo stato dell’arte è il seguente: gli atti sono al vaglio di un esperto indipendente, il Reag che esprimerà una valutazione economica e finanziaria dell’operazione già preannunciataci come positiva e che verrà formalizzata nei prossimi giorni. Tale valutazione è di importanza strategica perché questo Istituto indipendente è quello al quale si rivolgono tutti i principali fondi di investimento immobiliare internazionale prima di procedere a qualunque acquisizione. Acquisito formalmente il parere, siamo in grado di mettere in concorrenza per il prezzo di acquisto, fino a cinque soggetti investitori che già hanno manifestato un interesse preliminare e non vincolante. Anche il prezzo di vendita dovrebbe rimanere ricompreso in una forbice tra 35 e 40 miloini. di euro nonostante il calo generalizzato delle quotazioni del mercato immobiliare. Con cauto ottimismo, ancorché personalmente e quotidianamente assorbito dalla complessa procedura, contiamo di concludere entro Settembre l’operazione per poi tradurne i noti e straordinari effetti finanziari sul nostro bilancio a partire dal prossimo anno contabile. Con la Transazione firmata lo scorso 21 Aprile a Roma tra Comune di Potenza, il Dipartimento nazionale di Protezione Civile rappresentato dall’Avvocatura dello Stato e Josè Carnera in qualità di rappresentante legale della Scancase, (transazione per due milioni di euro da restituire in cinque anni senza interessi, finanziata proprio con un capitolo di bilancio per “oneri straordinari della gestione” oggetto di un emendamento al bilancio dell’opposizione per questo dichiarato inammissibile dall’ufficio) probabilmente concludiamo la lunga e triste pagina della nostra storia amministrativa relativa ai debiti fuori bilancio per errate procedure espropriative. Debiti che gravano sul nostro bilancio per 26 milioni di euro e che ancora oggi, al di la del merito delle singole vicende, rimangono incomprensibili le motivazioni del mancato inserimento del valore economico di tutti questi contenziosi, nella massa passiva del sofferto dissesto finanziario dell’Ente. Avete certamente seguito il rilievo nazionale che ha avuto la veemente protesta dei sindaci della Lombardia che chiedevano al Governo la modifica dei nuovi complessi criteri di calcolo finalizzato al rispetto del patto di stabilità per il 2010. Questi comuni, molti de quali molto ricchi, non rispetteranno il patto perché quest’anno nel computo rientrano anche le spese per investimenti. Provo a semplificare oltre modo una materia squisitamente tecnica: i più importati comuni d’Italia ricevono dallo Stato, dalle Regione, dal Cipe e da altri Enti i soldi da destinare ai propri investimenti; questi trasferimenti, in termini percentuali incidono enormemente sui bilanci rispetto alle spese correnti e quindi i saldi finanziari, nonostante i comuni siano ricchi, risultano negativi. Ciò significa che questi Comuni, per poter rispettare il Patto di stabilità, non potranno fare spese per investimento. Questo soltanto per rappresentarvi alcuni paradossi della nostra Italia: i comuni notoriamente ricchi, poiché ricevono una mole enorme di finanziamenti straordinari dallo Stato per investimenti, non rispetteranno il patto di stabilità; il Comune di Potenza, notoriamente povero, poiché non riceve da altri Enti trasferimenti per spese d’investimento e gli unici investimenti che fa, li fa con fondi regionali e con le proprie forze espresse nel Piano triennale delle opere pubbliche, rispetterà il Patto di Stabilità per il 2010 senza eccessivi sforzi. Lo stesso dicasi, sempre ai fini del rispetto del Patto, sui limiti al tetto di spesa del personale, la cui previsione di spesa risulta in diminuzione rispetto al 2009 (nessuna nuova assunzione) e questo nonostante il completamento delle stabilizzazioni di tutto il personale precario dell’Ente. Quanto ai profili programmatici del bilancio di previsione, non ripeterò quanto già recentemente offerto alla vostra attenzione in occasione della presentazione da parte del Sindaco del Programma di consiliatura, ma vorrei limitarmi ad alcuni temi che in questi giorni hanno animato il dibattito politico in commissione bilancio, in città e sulla stampa. La questione rifiuti. Dico subito e chiaramente che, se oggi avessimo l’ampliamento della nostra discarica, ridurremmo la Tarsu del 30% al netto dell’aumento di due milioni di euro che dolorosamente e obbligatoriamente siamo costretti a fare per il 2010. Il meccanismo vizioso funziona pressappoco in questo modo: la Provincia con Ordinanze del Presidente indica dove il Comune di Potenza deve conferire i rifiuti, individuando fuori Provincia e precisamente nei comuni di Salandra e Pisticci i siti di smaltimento. In 14 mesi il costo complessivo di conferimento in discariche terze e passato da 90 euro a tonnellata agli attuali 174 euro per logiche di mercato a noi certamente estranee. Salandra e Pisticci sono i siti di conferimento a noi più vicini! (le spese di trasporto incidono non poco). La Città di Potenza è schiava di questo meccanismo perverso che, aimè, non esclude per il futuro ulteriori ed inevitabili aumenti! Ma il Comune di Potenza è anche Stazione di Trasferenza (è sito di stoccaggio temporaneo dove i comuni dell’hinterlan conferiscono i propri rifiuti per essere stoccati appunto e poi trasferiti in discarica) e come tale, fino a qualche giorno fa organizzava sette viaggi al giorno per il conferimento dei rsu nelle suddette discariche. Da ora in poi le discariche individuate accetteranno soltanto quattro viaggi al giorno (non sappiamo né il perché, né per quanto tempo) causando quindi un abbanco di rifiuti che presto determinerà inevitabilmente la chiusura della stazione di trasferenza portando al collasso l’intero sistema di smaltimento dei rifiuti del bacino provinciale di Potenza centro. Guardate, vi dico i fatti, non ho le soluzioni: il problema è stato subito sollevato alla Provincia, vedremo cosa ci risponderà. La querelle relativa all’ampliamento della nostra discarica in località Pallarete comincia quattro anni fa (un ampliamento pari a 95.000 metri quadrati, tale da soddisfare il fabbisogno del Comune di Potenza per 5/6 anni, tempo prezioso e sufficiente per scelte programmatorie di più largo respiro) e ha avuto un drammatico epilogo: contro l’atto amministrativo che ci porta alla c.d. caratterizzazione e quindi alla chiusura irreversibile della nostra discarica di Pallareta, Il Comune di Potenza ha proposto ricorso al Tar Regionale di Basilicata contro il Presidente della Regione ed il Presidente della Provincia di Potenza ritenendo assolutamente infondato ogni sospetto di inquinamento ambientale del nostro sito di proprietà comunale. Un fatto grave oltre che inconsueto, sintomo dell’isolamento, anche politico, che il Comune capoluogo subisce in questa delicata materia, e non solo. C’è rimasto l’Inceneritore, i cui costi di gestione stimati ormai, hanno eguagliato quelli di conferimento in discarica. Ma un impianto nato già vecchio necessita di ulteriori lavori di adeguamento, lavori per un importo pari a 700.000 euro che sono già iniziati e presto saranno completati, così da consentirne il riavvio finalizzato al definitivo collaudo dell’impianto. Non ci rimane che investire e potenziare la nostra raccolta differenziata. Oggi raggiungiamo una percentuale di tutto rispetto che supera il 22% (abbiamo comuni in provincia che si fermano al 5% ed una media regionale intorno al 15%). A questo punto consentitemi di chiarire un altro delicato aspetto sul tema: secondo un rapporto sui rifiuti solidi urbani fatto dal sindacato regionale della uil sulle 104 città capoluogo di provincia italiane, una famiglia di 4 persone che vive a Potenza in un appartamento medio di 80 mq. paga 2,18 euro a mq. di TARSU contro i € 4,53/mq. di Napoli, i € 4,00/mq. di Siracusa, Livorno e Benevento e i € 4,12/mq. del Comune di Salerno. Vorrei soffermarmi proprio sul dato del Comune di Salerno che è preso ad esempio per tutti i comuni del Mezzogiorno con una raccolta differenziata che supera il 70%; ebbene, Salerno ha una tariffa doppia rispetto alla nostra e questo serve a comprendere che, investire nella raccolta differenziata ha comunque i suoi costi. E’ proprio di questa settimana l’incontro che il Sindaco, l’Assessore all’Ambiente e l’Acta hanno avuto con il consorzio nazionale Conai per mettere in campo progettualità ed idee innovative che consentano, a bassi costi, di provare a portare la percentuale di raccolta differenziata della città di Potenza al 30% entro l’anno. L’argomento è utile per parlare dell’Acta, oggi spa che si lascia alle spalle un passato sofferto e discusso cominciato con la grave emorragia finanziaria del 2006. Un diligente lavoro di superamento delle criticità finanziarie e gestionali durato 3 anni, ci mette oggi di fronte ad un’azienda trasformata che si proietta sullo scenario di una più complessiva riorganizzazione delle proprie attività. Oggi l’Acta è una società solida, in grado di competere con le sfide del libero mercato: entro un anno dovrà individuare un socio privato di minoranza e dovrà candidarsi a diventare un punto di eccellenza nell’erogazione dei servizi suoi propri ed affermarsi in una posizione di leadership su scala regionale. Il suo piano industriale e il bilancio di esercizio 2009, come il codice civile prevede per tutte le spa, verranno presentati e offerti all’attenzione di tutta l’Amministrazione nella prossima assemblea dei soci e solo dopo aver sottoscritto il contratto di servizio con il Comune, negli stretti limiti dello stanziamento previsto nel Bilancio previsionale dell’Ente per il corrente anno . Trasporti e la viabilità. Il programma di esercizio del tpl, l’attivazione del Ponte Attrezzato insieme alla scala mobile di Via Mazzini ed alla tratta ferrata ex Fal, cominciano a rendere tangibile il disegno di un nuovo modello di mobilità integrata della città di Potenza delineato dal Piano Urbano della Mobilità. Lo sviluppo di “un nuovo sistema” infrastrutturale di impianti meccanizzati, che ha già proiettato la città di Potenza all’attenzione dei media nazionali, porterà, nel corso del 2010, a raggiungere ulteriori significativi traguardi attraverso l’inaugurazione della scala mobile “Basento” che collegherà la stazione FS di Potenza Centrale con il centro direzionale della mobilità” di via Nazario Sauro destinato ad accogliere gli uffici comunali della mobilità, nonché la nuova aula consiliare (aspettiamo l’attivazione dei contratti con l’Enel e contiamo di trasferire gli uffici di Parco Aurora entro il mese di maggio). Il parcheggio di via Tammone e quello a servizio del Ponte attrezzato lungo viale dell’Unicef, già in avanzato stato di realizzazione, entro l’anno, saranno la cornice e l’ideale completamento del sistema. E l’intero sistema verrà presto messo a gara: una gara che ha tanto tardato ad essere avviata, per colpa di un quadro normativo di riferimento continuamente in evoluzione. Soltanto lo scorso dicembre una Direttiva Comunitaria obbliga l’Ente a pubblicare sulla Gazzetta Europea la sola intenzione di fare una gara novennale per i servizi pubblici locali a rilevanza economica; nelle more, la Giunta ha definito l’avvio delle procedure di gara ad evidenza pubblica per l’individuazione del concessionario del servizio di trasporto pubblico integrato per i prossimi 24 mesi: tempi tecnici strettamente necessari per il completo espletamento della gara novennale. E’ evidente che questa sarà la vera sfida che l’amministrazione si troverà ad affrontare nei prossimi mesi, soprattutto al fine di rendere compatibile il costo del servizio con il nostro povero bilancio. Anche questa materia deve passare attraverso una revisione radicale da parte della Regione Basilicata del sistema di contribuzione ai comuni per il servizio di trasporto pubblico considerando cioè, i collegamenti meccanizzati come elemento maggioritario e preponderante del sistema urbano di mobilità. Parlavo prima del rapporto Stato/Regioni nella ormai imminente dimensione federalista: proprio sul trasporto pubblico paghiamo da molti anni una scelta iniqua di “federalismo”: premesso che il servizio di Trasporto Pubblico è una funzione che la Regione delega ai comuni, la legge nazionale di riparto dei fondi alle Regioni proprio per queste funzioni delegate, prevede in modo iniquo uno stanziamento ingiustamente differenziato, erogando 250 euro/abitante per il comune di Milano, 220 euro/abitante per il Comune di Bologna, 200 euro/abitante per il Comune di Roma, fino ad arrivare ai nostri miseri 50 euro/abitante. Chiediamo con forza alla Regione di colmare questo squilibrio almeno raddoppiando la propria contribuzione. Sulla Viabilità, due esempi per tutti: il “Polo Ospedaliero” e il “Nodo Complesso del Gallitello”: lo diceva il Sindaco ieri, il primo verrà completato entro i prossimi 60 giorni, il secondo, concluso l’accordo bonario e firmata proprio questa mattina la convenzione aggiuntiva, sarà completato entro 560 giorni, ma con un premio di accelerazione che raggiungerà la sua massima espansione (500.000 euro) se i lavori si concluderanno entro un anno. Ancora, e mi avvio alla conclusione. Dicevo prima dei sette anni consecutivi di tagli dei trasferimenti dello Stato al Comune di Potenza. Nonostante le dolorose scelte, fino all’anno scorso l’amministrazione non aveva mai pensato di tagliare risorse ai servizi sociali perché vi può essere una crescita complessiva della Città solamente se essa è socialmente compatibile e amica dei sui cittadini. Per questo, si è programmato un disegno unitario di sistema urbano di welfare, di integrazione e di sistema al fine di pervenire ad un dispositivo-quadro per le politiche sociali, rappresentato dal Piano regolatore Sociale, oggetto di un interessante ad animato dibattito consumato in questa sede soltanto pochi giorni orsono. Quando un’Amministrazione di centro-sinistra è costretta e diminuire gli stanziamenti per il sociale anche di un solo 5%, provocato anch’esso da minori trasferimenti Regionali,è come se avesse sacrificato un pezzo del proprio cuore. L’impegno che possiamo assumere oggi è che, comunque vadano le cose, anche se malauguratamente dovremmo farcela con le sole nostre forze, in corso di gestione, ogni minima somma che dovesse rendersi disponibile, sarà destinata a rimpinguare questi capitoli di bilancio dolorosamente sacrificati. Ne va di mezzo proprio in nostro dna politico: non possiamo trascurare le politiche giovanili, le politiche per la Pace, l’attenzione per i minori e le iniziative a sostegno delle politiche sull’immigrazione. proprio ora che siamo riusciti a creare una struttura amministrativa, una Unità di Direzione ed un Peg per il Decentramento, gli istituti di partecipazione popolare (comitati di quartiere), le politiche per gli stranieri. Mi fermo qui, penso di aver rappresentato i punti nevralgici e allo stesso tempo strategici per il futuro della nostra Città. Bilancio, rifiuti, trasporti, ruolo della città capoluogo di Regione: questioni di un livello superiore, super partes. Problematiche di un così alto valore che rischiano di piegarsi, di svalutarsi se ci fosse una differenziazione di pensiero politico in questa Assemblea. Sono temi oggetto anche di quattro emendamenti al Bilancio presentati dall’Opposizione: tre dei quali dichiarati inammissibili dagli uffici, il secondo, quello sui trasporti e viabilità, con pareri tecnici favorevoli, ma che la Giunta non ha accolto. Ancora una volta, qui, in extremis, nonostante tutto, vogliamo offrire un segnale di straordinaria disponibilità per cambiare idea e provare ad accogliere quel secondo emendamento, pur di trovare un motivo di condivisione in un momento storico delicato, dove il Consiglio, nella sua interezza, non può sottrarsi alla responsabilità di costruire il futuro della Città di Potenza, il suo ruolo di Città capoluogo di Regione, di città comprensorio erogatrice di servizi di eccellenza e di propulsione di tutta la competitività territoriale. Questo vuole essere un fermo invito, un accorato appello, perché ciascuna componente di questa assise, ritrovi proprio nel profondo senso civico di appartenenza alla comunità potentina, le ragioni che ci uniscono. Il Consiglio Comunale della Città Capoluogo di Regione, nel momento più alto della sua vita amministrativa, maggioranza ed opposizione, saltano oltre i rispettivi steccati ideologici e di appartenenza e con la forza dell’unità, domattina avremo dato uno straordinario esempio a tutto il popolo lucano; e con la schiena diritta avremo riconquistato quel rispetto e sconfitto quel pregiudizio che negli ultimi decenni hanno reso la città vittima di se stessa. Se ciò non dovesse accadere, a me, a noi del centrosinistra, nessuno potrà rimproverare di non averci almeno provato. Grazie”. Il consigliere del Pdl Antonino Imbesi pone una questione pregiudiziale attraverso la quale “chiede la possibilità di rinviare di 4 giorni la discussione del Bilancio essendo stato rinviato il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato”. Il consigliere Michele Napoli (Pdl) sposa la richiesta del collega “per approfondire i contenuti della relazione”, mentre si pronuncia contro la richiesta il consigliere del Pd Giuseppe Messina “perché un ritardo nell’approvazione del documento lascerebbe ingessata la macchina amministrativa, costretta a continuare a operare in dodicesimi. Propongo una sospensione dei lavori per discutere la questione all’interno della Conferenza dei capigruppo”. Il consigliere Imbesi ritira la proposta e il Consiglio sospende i lavori. Alla ripresa dei lavori il presidente Santangelo comunica che la conferenza dei capigruppo ha deciso di rinviare i lavori consiliari per consentire un approfondimento dei temi proposti dall’assessore Pace attraverso l’esposizione della sua relazione. Il Consiglio si chiude alle 12. ?