“L’Europa si serva dei suoi nuovi poteri per sfruttare il potenziale turistico inutilizzato”, esorta il vicepresidente del CdR Valcárcel Siso
L’Europa non ha ancora pienamente realizzato il suo pieno potenziale di principale destinazione turistica mondiale e gli enti regionali e locali devono fare di più per aiutare il settore del turismo ad adattarsi all’attuale difficile situazione economica attraverso la diversificazione e lo sviluppo di modelli economici più sostenibili. Questi sono due dei principali messaggi lanciati dal primo vicepresidente del CdR Ramón Luis Valcárcel Siso (PPE/ES), relatore del parere sul tema Un nuovo quadro politico per il turismo europeo adottato oggi a Bruxelles dall’Assemblea plenaria del CdR.
Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel dicembre 2009, il turismo è diventato un settore d’intervento per l’UE e Valcárcel Siso accoglie con favore l’opportunità offerta dal Trattato di coordinare le politiche del turismo con altre iniziative paneuropee, come quelle riguardanti i trasporti, l’ambiente, l’agricoltura, la politica sociale o la cultura. “Se l’Europa intende realizzare il suo potenziale quale principale destinazione turistica mondiale, è necessario coordinare gli sforzi e le iniziative legate al turismo per creare un settore turistico competitivo, moderno, sostenibile e responsabile”, ha affermato Valcárcel Siso, che è presidente della regione Murcia, una delle regioni turistiche più visitate della Spagna.
Nel parere Valcárcel Siso sottolinea la necessità che il turismo in Europa rimanga sostenibile – sotto il profilo non solo ambientale, ma anche sociale ed economico – ed evidenzia il ruolo fondamentale che gli enti regionali e locali svolgono nella gestione sostenibile delle destinazioni turistiche. Tuttavia, dato che le imprese attive nel settore del turismo sono principalmente delle PMI e moltissime località turistiche in tutt’Europa continuano a puntare tutto su una particolare “stagione”, anziché ampliare la loro offerta a tutto l’anno, Valcárcel Siso è dell’avviso che ci sia ancora molto da fare.
Il parere del CdR propone quattro linee d’azione prioritarie: stimolare la competitività del settore turistico (ad esempio, attraverso la diversificazione dell’offerta o un aumento del turismo “sociale” come gli scambi culturali), sviluppare il turismo sostenibile (per esempio, con la creazione di un marchio di qualità basato su una serie di criteri rigorosi stabiliti con l’aiuto degli enti regionali e locali), consolidare l’immagine dell’Europa, che deve apparire come una “marca” unificata agli occhi del resto del mondo, e massimizzare l’uso di altre linee di finanziamento e politiche dell’UE, come i fondi sociali e quelli per lo sviluppo rurale, per contribuire a sostenere nuove iniziative turistiche e migliorare l’offerta esistente attraverso – ad esempio – una migliore formazione del personale.
“L’Europa ha molti vantaggi competitivi nel settore del turismo: non soltanto la ricchezza del paesaggio, ma anche l’enorme potenziale del turismo legato al patrimonio (culturale, gastronomico, religioso, sportivo, ecc.). Il nuovo ruolo assegnato dal Trattato di Lisbona all’UE in campo turistico deve tradursi in un maggiore sostegno per tutti i soggetti coinvolti in questo settore, compresi gli enti regionali e locali: le regioni il cui potenziale turistico è sottoutilizzato avranno bisogno di aiuto per fare di più, mentre e le regioni con un’industria turistica già affermata avranno bisogno di assistenza per ristrutturare e diversificare l’offerta, se vorranno rimanere competitive”, ha affermato il primo vicepresidente del CdR.