Festeggiare o meno il 17 marzo: se ne è parlato tanto negli ultimi giorni, forse fin troppo, per una data che non avrebbe dovuto generare alcun dubbio.Per le preparazioni delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia è stato istituto anche un Comitato interministeriale per le celebrazioni a cui sono state affidate, in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate, le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative legate alle celebrazioni.Eppure, nonostante sembrasse già tutto prestabilito, le polemiche non sono mancate sulla chiusura delle scuole e degli uffici pubblici.Sembra, inoltre, che anche la “questione federalismo” rientri in questa diatriba, perché si fa spesso confusione sul reale significato dello stesso, generando un disorientamento tra i cittadini che pensano che chi sia a favore del federalismo non possa esser d’accordo con i festeggiamenti dell’unità d’Italia.Ma il federalismo mina davvero l’unità d’Italia?La risposta a mio avviso è – assolutamente no – ancor prima che fosse proclamata l’Unità d’Italia, Carlo Cattaneo ed altri padri del Risorgimento, uniti dal motto unità nella diversità auspicavano e sostenevano uno stato federale con una forte spinta regionalista dove le istituzioni locali avessero autonomia e competenza sul territorio, in modo da contrastare forme autoritarie centralizzatrici, ma la cosa che interessava di più al Cattaneo, ben oltre il federalismo fu l’unità del paese organizzato in una buona repubblica.In seguito allo stato federale, come sappiamo, fu preferito quello centrale sul modello francese, anche per timore che la precedente frammentazione politica potesse riaffiorare e dissolvere l’unità faticosamente raggiunta. Dopo quasi un secolo la costituzione repubblicana ha cominciato ad attenuare il centralismo istituendo le regioni, alcune delle quali, quelle a statuto speciale, dotate di una forte autonomia.Il resto è storia recente nuove forme costituzionali e nuove disposizioni legislative hanno accelerato la transizione verso un federalismo dalla fisionomia ancora più incerta, essendo tuttora oggetto di negoziazione tra le parti politiche ed in particolare, il federalismo a cui si fa riferimento è quello di tipo fiscale, non secessionista, quello che, secondo l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, pur continuando a lanciare un allarme preoccupante sulla condizione delle regioni del sud, è una questione nazionale che dovrebbe affermare due principi basilari: quello dell’equità tra i territori e quello della responsabilizzazione dei territori.Dunque, non si faccia confusione tra federalismo e secessione. Distinzioni, più che divisioni, ce ne sono sempre state tra Nord e Sud, tra Lombardi e Piemontesi tra Toscani e Lucani, cosi come tra i cittadini della Baviera e della Sassonia, di Londra e di Edimburgo, di Madrid e di Barcellona. In 150 anni la migrazione dalle campagne alle città e da Sud verso Nord, ha rappresentato il più rilevante elemento di discontinuità nella recente storia Italiana. Gli Italiani si sono “mescolati” in modo inconvertibile aprendo nuovi problemi creando difficoltà enormi di ogni tipo. Esse devono essere affrontate sul piano umano con il buon senso, la tolleranza e la sensibilità che hanno sempre rappresentato valori di riferimento nella nostra storia, mentre sul piano politico, sociale e culturale si deve agevolare una ulteriore unità, quella comunitaria, infatti una vasta percentuale di Italiani che pur gioiosamente festeggiano l’unità d’Italia cominciano a sentirsi con un senso di felicità, di orgoglio, di libertà, cittadini Europei.Per quanto esposto e nella consapevolezza che è necessario in modo sereno riflettere attorno a forme di autonomia più funzionali, di identità e globalizzazione, di sfide multietniche e di diversità positive, senza correre pericoli di disordinati localismi disaggreganti che inevitabilmente portano ad avventurose derive, non si deve far passare in secondo piano un tale avvenimento come quello dei 150 anni dell’unità d’Italia, della nostra storia, del nostro Paese, che devono essere celebrati decorosamente in modo da poter trasmettere alle nuove generazioni come evento storico di una nazione che ci appartiene e che può definirsi tale grazie al Risorgimento e a quello che ne derivò.Il comune di Potenza per dare maggior risalto a tale avvenimento, ha civilmente convocato una seduta di Consiglio Comunale, l’auspicio è che la popolazione della città di Potenza partecipi ai lavori dell’adunanza Municipale o che in qualsiasi modo e luogo, viva la giornata del 17 marzo con entusiasmo e partecipazione.