Avete mai visto studenti di sinistra protestare contro i professori universitari che hanno provocato i dissesti finanziari della maggior parte degli atenei italiani? No.
Avete mai visto politici come Bersani condannare i Rettori dell’Università di Siena per i danni prodotti con la loro allegra e irresponsabile amministrazione? No.
Avete mai visto studenti ed esponenti politici della sinistra mostrare un briciolo di decenza nel trattare questioni che riguardano le nostre Università? No.
Quando lo fanno – come in questi giorni – danno soltanto prova della loro demagogica irresponsabilità.
Questa sinistra, con la riforma Berlinguer di dieci anni fa, ha dato la possibilità alla parte peggiore del corpo docente di gestire il bilancio degli atenei, dando luogo ad autopromozioni di massa con tanto di aggravio di spesa. Inoltre, i rettori hanno effettuato un reclutamento ad hoc per amici vicini e meno vicini, ignorando ogni principio di responsabile amministrazione delle risorse disponibili. Oggi, a fronte di un corpo docente pletorico ma squilibrato rispetto alle esigenze della didattica, molti corsi strategici per la formazione delle migliori forze in campo (gli studenti eccellenti) sono sprovvisti di docenti capaci; di conseguenza, si fa ricorso ad insegnanti troppo spesso improvvisati. In questa situazione disastrosa si distinguono, in negativo, i ricercatori, che lamentano di non avere un futuro certo, come se se ne dovesse avere evidenza dalla culla alla bara. Si tratta di una pretesa che non può essere presa in considerazione proprio a causa della gestione irresponsabile dei baroni di cui – senza sprezzo del ridicolo – si dichiarano allievi, non rendendosi conto che proprio questi professori – che loro si ostinano a chiamare maestri – hanno compromesso il loro futuro.
E ancora, avete mai visto i ricercatori scagliarsi contro chi ha distrutto i bilanci degli atenei? No. Mai una protesta.
Al contrario, si è costretti ad assistere ad attestati di solidarietà da parte de baroni nei confronti dei ricercatori in lotta, che contrastano la riforma del modello di governo voluto da Berlinguer. Quello stesso modello in cui i loro maestri hanno sguazzato, causando danni economici con la disinvoltura di chi può commettere reati senza averne alcuna responsabilità formale.
Ed infine ci sono gli studenti. E’ bene sapere che durante le manifestazioni di piazza, in molti atenei si sono svolte e si svolgono regolarmente le lezioni, con le aule piene come in ogni altro giorno. I baroni, però, si sono organizzati in modo da impedire alla maggioranza degli studenti di seguire le lezioni. Un esempio? Nel giorno in cui la Camera ha approvato la riforma Gelmini, il rettore dell’ateneo di Firenze aveva organizzato una sorta di “sciopero bianco” facendo girare questo comunicato: “Considerata l’importanza di questa giornata per il futuro dell’Università italiana, il Rettore – d’accordo con i Presidi delle Facoltà –, facendo seguito a quanto profilato nella seduta straordinaria del Senato Accademico di mercoledì 24 novembre, invita tutti i docenti a sospendere l’attività didattica ordinaria, favorendo momenti di riflessione sui temi della riforma”.
Dunque, non sospensione delle lezioni ma mancato svolgimento dei programmi per parlare della riforma. Si tratta di un modo di scioperare senza rimetterci un euro. L’ennesima vergogna!