Ho partecipato ad una delle tante commemorazioni di ricordo del sisma dell’80, a distanza di trenta anni mi pare che alcune analisi serie vadano fatte su molteplici questioni.
Io mi permetto di fare alcune considerazioni. Nella stragrande maggioranza dei casi i nostri Comuni hanno dimostrato grande capacità di recupero del patrimonio immobiliare che all’epoca era veramente fatiscente. Questo nonostante i ritardi nella erogazione dei fondi e la mancanza di uffici tecnici “attrezzati”. Quello che è mancato è stato un reale progetto di sviluppo, canali di finanziamento che hanno scatenato l’ attenzione di tanti faccendieri e che di fatto, forse, hanno determinato, per quello che si è verificato, la fine della prima Repubblica. Forse allora vi è stata l’ultima vera programmazione infrastrutturale che ha interessato la nostra regione e le nostre comunità. Vedere in giro tante manifestazioni che, anziché analizzare criticamente l’accaduto per individuare linee e criteri per migliorare nell’azione amministrativa odierna e ipotizzare programmazioni coni ottimizzazioni e sviluppo, si riducono ad auto celebrazioni in cui parlano sempre i soliti, oggi al comando , ma che all’epoca non avevano voce in capitolo e forse non hanno nemmeno vissuto l’esperienza del terremoto in quanto residenti in Comuni che hanno beneficiato dei contributi ma non hanno sofferto i lutti ed il disastro, è solo dimostrazione di vuoto presenzialismo, soprattutto se chi parla non sente la responsabilità del degrado e dell’abbandono in cui costringe il Capoluogo di Regione, i Comuni della Provincia e la intera Regione.
L’avere ricostruito e recuperato con perizia ed intelligenza quel patrimonio abitativo è stato esercizio e dispendio inutile, se oggi, quello stesso patrimonio immobiliare si sfalda sotto i colpi di un abbandono che attanaglia tutti i Comuni Lucani. Lo svuotamento non riguarda solo i Comuni interni ma la intera Provincia, la Regione e lo stesso Capoluogo, e quelli che oggi vanno via sono i migliori, i più intraprendenti i più istruiti, direi i nostri primogeniti che educati istruiti ed intraprendenti dovevano anche svlgere funzione educativa e pedagogica nei riguadi dei “fratelli” e degli altri giovani e provocare quell’affrancamento della società civile tanto agognato. Quando i giovani vanno via cacciamo il futuro, ma nessuno ne parla, e sentirselo ricordare dall’On.le Colombo non è certo una soddisfazione. E nessuno dice degli effetti dall’uscita dell’obiettivo 1 e dalla perdita delle sovvenzioni europee.
Sarebbe stato opportuno parlare dei cambiamenti sociali provocati dal terremoto, dell’iniziale spinta di rinascita poi forse miseramente svanita in un asservimento politico; occorreva convocare Consigli Comunali, Provinciali e Regionali aperti, discutere con le realtà sociali e riseminare germi di speranza, programmazione e sviluppo, invece che limitarsi ad auto celebrazioni che costano e non servono a nessuno.
Continuare, in pieno ferderalismo a chiedere fondi, quando il patrimonio abitativo recuperato langue nell’abbandono è controproducente e mina la credibilità di un mezzogiorno che vuole riscattarsi e che prima di altri ha lottato per costruire l’Italia.