“L’abbiamo voluto nuovamente così. Un convegno di altissimo livello in un teatro pieno di ragazzi. E così che abbiamo voluto ancora ricordare il sorriso di Grazia Gioviale, trucidata il 27 aprile di due anni fa. Ed è così che vogliamo ricordare il barbaro assassinio di Elisa Claps. E con Grazia ed Elisa vogliamo ricordare le 127 donne uccise nel 2010 perché donne, tra le quali ancora due lucane: Iolanda Lombardi, uccisa dal marito poi suicida e Anna Rosa Fontana, uccisa a coltellate dall’ex marito, cinque anni dopo un uguale tentativo di omicidio. E ricordare anche Debora Citro che proprio ieri denunciava sui giornali il marito, “un uomo che una sera sì e l’altra no ritiene di stuprare la donna e se la moglie resiste, in più di un occasione, usa delle spade e altre armi puntandole al petto della signora, minacciandola di non parlare e imponendole di non andar via, fino ad arrivare a dirle: Devi pensare a una bilancia nella quale da una parte ci sono io, dall’altra la morte”. In Italia il 61% delle violenze commesse ai danni delle donne avvine tra le mura domestiche e, in 4 casi su 5 la violenza si compie all’interno di una relazione sentimentale, solo in un caso su 100 la violenza è imputabile a uno sconosciuto. Per tutti questi casi vogliamo giustizia, giustizia rapida, giustizia esemplare, e con essa la verità e, soprattutto nel caso di Elisa, tutta intera. Ma una classe dirigente deve avere consapevolezza che la sola giustizia in questi casi non basta, occorre avere la lucidità di avviare un percorso complesso, un percorso duro, un percorso fatto di analisi, riflessioni, valutazioni, un percorso educativo forte perché solo una nuova cultura del rapporto con l’altro sesso può portarci a superare un modello di società che ancora tollera e giustifica una condizione subalterna delle donne, oggetto da controllare, da possedere, senza autonomia, un modello di società che crea le condizioni per cui ancora troppo spesso, troppe donne accettando la violenza nel silenzio e nella paura, un modello di società che non porta un popolo a indignarsi e sollevarsi rispetto a vicende come quella di una minorenne circuita dal proprio premier. Nuova cultura per una nuova società. Abbiamo ritenuto un pezzo qualificante del nostro programma amministrativo rafforzare il nostro progetto culturale con questi appuntamenti sul femminicidio. In tema di federalismo tutto ciò significa che un territorio si rafforza. Questa attenzione e queste sensibilità sono qualcosa che comincia a sentirsi e che aiuta a dare della nostra comunità una immagine di comunità sensibile e capace di un innovativo slancio culturale. Ed è qualcosa di sempre più radicato, la riflessione sul femmincidio è ormai appuntamento fisso, metabolizzato e storicizzato, seconda edizione significa che già si inizia a lavorare per la terza. Vogliamo essere città riferimento su questo tema. Quest’anno siamo anche riusciti in qualcosa di più, abbiamo legato il tema del femminicidio a una grande mostra in un mix tanto affascinante ed emozionante quanto innovativo. Grazie a Massimo Bucchi, grazie per le immagini simbolo dei nostri convegni, ma grazie anche per quella grande mostra e per aver voluto offrire le sue opere per raccogliere fondi. La città, che è città più sensibile di quanto appaia, ha risposto: oltre 100 vignette vendute per circa 12.000 euro raccolti e destinati a due borse di studio ed azioni contro il femminicidio. Ovviamente anche oggi riceviamo una lezione di grande valore, personalmente porterò in Anci questa esperienza convinto sempre più che abbiamo avviato qualcosa di importante per noi e per gli altri. Qualcosa che forse può rendere un po’ più sopportabile il dolore delle famiglie colpite dall’assurda violenza contro le proprie figlie”.