Urbanistica in città, interviene Campagna

4.04.2019- ore 12,45: “Il Consiglio comunale della città capoluogo – spiega in una sua nota il capogruppo consiliare del Centro Democratico, Pietro Campagna – è convocato per venerdì prossimo per procedere, tra l’altro, anche all’esame e alla eventuale approvazione del Piano Operativo, lanciato nell’ormai lontano mese di ottobre del 2014 dall’allora assessore all’Urbanistica architetto Rosanna Argento, per attuare le previsioni decadute agli effetti conformativi della proprietà del Regolamento per effetto dell’intervenuta scadenza del termine quinquennale dalla data di approvazione dello stesso Regolamento.
Oltre quattro anni di istruttoria nel tentativo di sopperire alle carenze documentali della procedura di VAS più volte evidenziate dai competenti uffici regionali che, contrariamente a quanto promesso dai competenti Organi comunali, si è peraltro conclusa con un rinvio da parte regionale all’attivazione della medesima procedura da parte di tutti i Consorzi edilizi interessati alla pianificazione dei DUP (distretti urbani assoggettati a piano attuativo), con la pratica conseguenza che circa 600.000 mq. Di territorio urbano potranno essere edificati in tempi abbastanza rapidi mentre altri 2.500.000 mq. Dovranno attendere tempi certamente molto più lunghi. Il chè in un momento di marcata crisi finanziaria e di mercato non è certamente un elemento trascurabile.
Oltre quattro anni completamente sprecati dal punto di vista urbanistico: nessun passo in avanti nella redazione dei due DUP di iniziativa pubblica (Centro studi e Vallone di Santa Lucia) né nella pianificazione dell’area ex ASI della quale si è riusciti (anche qui con grave ritardo) a riacquisire la potestà pianificatoria, né, tanto meno, nessuna iniziativa in direzione della redazione del piano strutturale comunale, obbligatoriamente previsto dalla stessa legge urbanistica regionale, figuriamoci di quel piano struttturale metropolitano che resta una delle migliori intuizioni politiche dell’era Santarsiero, rimasta purtroppo una grande occasione perduta per il rilancio del Capoluogo e del suo hinterland di più stretto riferimento.
In cambio di cosa? Di un Piano Operativo lasciato completamente alla scelta discrezionale della parte privata, approssimativo ed impreciso che stravolge alcuni capisaldi del Regolamento Urbanistico, che avevano finalmente invertito il modo di fare edilizia in Città a tutto vantaggio della cosiddetta città pubblica.
Infatti, per effetto delle stesse modalità, del tutto casuali, di individuazione dei distretti inclusi nel piano operativo, si disperdono quelle stesse finalità del Regolamento urbanistico di riqualificare e ricompattare l’edificato esistente anche attraverso una rete di nuovi collegamenti tra le diverse aree di espansione, quelle vecchie e quelle nuove, che trovavano nella famosa “tavola P9” il suo inquadramento complessivo, in piena assonanza dello stesso Piano Urbano della Mobilità di cui la Città si era dotata.
Senza dire che a peggiorare, per quanto possibile, gli effetti già di per sé devastanti del piano operativo contribuisce la generalizzata possibilità di suddivire i distretti “in più sub-comparti edificatori”, ciascuno dei quali “funzionalmente autonomo” con la ovvia conseguenza che, crisi edilizia permettendo, il futuro edilizio della Città è disseminato di tanti piccoli interventi isolati e scollegati tra loro con ulteriori difficoltà nel garantire adeguati servizi, di trasporto innanzi tutto.
Ed il tutto ovviamente a scapito proprio di quella cosiddetta “città pubblica” (aree per gli usi collettivi, per l’edilizia sociale, per il verde, etc. etc.) che proprio il Regolamento

Urbanistico aveva finalmente conquistato per effetto della introduzione dei criteri della perequazione.
A peggiorare ulteriormente questa già più che allarmante prospettiva, contribuiscono alcuni emendamenti dell’ultima ora e l’accoglimento di alcune osservazioni presentate dai cittadini interessati a seguito della pubblicazione del piano operativo che, per effetto di talune previsioni, finiscono per accentuare l’esasperato frazionamento degli interventi edilizi con un effetto finale e complessivo veramente dirompente e che finisce per alimentare la netta sensazione di fare un salto in quel passato urbanistico che la Città sta ancora pagando”.