Salvatore Lacerra (Gruppo MPA – MAL): Cattolici in politica

Da tempo si discute del ruolo dei cattolici e della loro collocazione politica. Il dibattito è nazionale ma da noi ha assunto una verve particolare per lo scritto fatto dal Senatore Colombo. Mi permetto di fare alcune considerazioni sull’argomento,  importante non solo per i cattolici,  ma per la intera comunità, sia essa nazionale o locale.

Durante gli anni della mia adolescenza e poi della FUCI, ho partecipato al dibattito sulla rappresentanza politica  dei cattolici; sul ruolo della D. C. ; sul rapporto  ed il legame con  gli eletti e sulle scelte  dell’associazionismo Cattolico. Formidabili quegli anni, come   il titolo dato da Mario Capanna al suo libro, mirabili perché vi era un associazione: l’Azione Cattolica che era a livello nazionale ed in Diocesi un punto di riferimento. Da noi operavano menti eccelse, preparate, competenti, generose, dico generose e disinteressate che aspiravano all’attuazione del Concilio; al riconoscimento del ruolo del laicato; alla partecipazione; che si incontravano, discutevano elaboravano ed avevano il coraggio di manifestare il loro pensiero. Anche di denuncia se necessario, ma richiamandosi a valori alti e senza paura di prendere posizione su questioni concrete. Ma nel mentre si parlava di politica, si facevano le scuole di formazione politica si organizzavano  incontri, dibattiti  e anche cene a cui partecipavano le figure più rappresentative del mondo cattolico e non solo.  Ecco che in quel frangente si discuteva e poi purtroppo si realizzava a livello nazionale la “scelta religiosa”, da parte dell’Azione Cattolica, la più grande associazione cattolica e sicuramente quella più vicina al clero ed alla gerarchia.

La scelta, mai da me condivisa, ma forse giustificata da una confusione tra la  fede e la politica e forse in alcune realtà,.  (come penso la nostra)  da un ribaltamento del primato, che passa dalla fede alla politica, ovvero di una chiesa in qualche modo succube ed al seguito di una politica in grado di incidere su scelte e  nomine,   vedo che oggi lentamente, molto lentamente, viene riesaminata sembrando, col senno di poi, quella scelta, quasi un volersi ritrarre rispetto a compiti e responsabilità che pure  spettano al laicato cattolico.  Ma forse è stata quella scelta anche di più: un tradimento rispetto allo stesso Concilio, quasi un rinnegare quell’incipit bellissimo espresso nelle prime frasi della Gaudium et spes .” Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”

Sembra quindi un ritrarsi dal mondo afflitti dalla mancanza di speranza, quasi mancanza di  fiducia nell’azione della  Grazia.

Sul tema intervengono in molti, alcuni per sancire la definitiva morte della D.C.; altri per chiederne la rinascita; altri ancora per sollecitare le gerarchie ecclesiastiche a dare una dritta;  altri ancora per chiarire lo scritto del Senatore dividendosi tra estimatori dello stesso e non.

Certo è che la nascita della D.C. avveniva in un mondo diverso dove la presenza Cattolica ed i valori Cristiani di riferimento erano maggioranza, maggioranza era il mondo cattolico ed i valori portati erano chiari in tutti, riconosciuti e riconoscibili. Forse vi era l’ipocrisia ma si sapeva dov’era il giusto e l’ingiusto, il bene ed il male, se e quando si sbagliava.

Oggi il mondo è diverso. Ognuno ha una sua morale, ciascuno giustifica il suo operato a proprio uso e consumo e di certo i non cattolici non stanno meglio, anzi. Per fortuna abbiamo un Papa che tiene la barra dritta, che non ha timore di denunciare gli errori e gli orrori del Clero e del Mondo, che prima di altri ha indicato la necessità che i cattolici si impegnassero in politica. Ma i cambiamenti sono lenti.

Penso che sul tema la lucidità dell’articolo di Galli Della Loggia di alcuni giorni addietro (25-7)  sul Corriere sia emblematico e non lasci dubbi e se anche il Senatore oggi, nel porsi la questione, riconosce che la scelta da Lui fatta all’epoca si è dimostrata  una scelta sbagliata, allora, forse il percorso per una discussione sul tema ha già premesse favorevoli.

Evidentemente epurato il dibattito da inutili dettagli, gli elementi sui quali confrontarsi diventano pochi ed essenziali e scarsa diventa la possibilità di divisioni o fraintendimenti. Se poi, e questo mi pare un aspetto non trattato, si tiene conto che a livello europeo tutti quelli che si rifanno a quella tradizione e quei valori già si trovano in un unico partito allora, forse, anche grazie al nuovo impulso  progettuale che necessita dare alla politica europea, le spinte per una riunione e ricomposizione del cattolicesimo in politica, troveranno ascolto.

Nonostante  una formazione cattolica, mai nascosta,   non  mi sono mai presentato o patentato rappresentante di quel mondo, del cattolicesimo democratico o del cattolicesimo liberale, non per timore o paura, anzi, ma perché ho capito che l’operare in politica significa assumere responsabilità che sono solo ed unicamente personali ed anche perché quel patentino che molti  richiedono deve essere accreditato da altri.  I  miei valori sono quelli cattolici ed a quelli mi riferisco nel mio agire, anche politico. Registri alti, come richiamava il Senatore.

Mi chiedo però che fine abbiano fatto gli eredi del Senatore, quelli che pure dichiarano di seguirne gli orientamenti, la tradizione, il solco, riconosciuti sia chiaro non quali espressione di un mondo  cattolico, ma quali semplici eredi di una certa appartenenza politica.  Non sento le loro voci, non vedo la loro progettualità, non ho notizie di loro scelte lungimiranti, anzi.  Sento invece il  loro balbettio, la diatriba e la maldicenza che li divide, vedo la loro stupida corsa a postazioni e posizioni di potere in nome di una rappresentanza per altro tradita,  ma non vedo altro. Se qualcuno pensa di avere posizioni di rendita, primogeniture, postazioni precostituite  o autorevolezza derivante  da gestione di potere  frutto di compromessi o rinunce alla propria identità, si sbaglia.

Occorre avviare un dibattito serio ove il peso di ciascuno deve misurarsi con la sua coerenza, occorre che anche tutta la chiesa ed il mondo associazionistico laico si ritrovino e abbandonando facili slogan, scelte d’utilità e non profetiche, diano corpo a percorsi selettivi di una nuova classe politica  che sappia avere come riferimento anche nelle piccole cose i valori ed i registri alti.

Io accetto la sfida.