Consiglio Comunale del 12 settembre 2011

La seduta si apre alle 10 e il presidente Vincenzo Santangelo , che dopo aver ringraziato i vertici del nosocomio potentino, introduce il primo intervento, quello del capogruppo del Mpa Salvatore Lacerra, consigliere portavoce del gruppo di consiglieri che ha richiesto lo svolgimento di questa particolare seduta del Consiglio comunale. “Ritengo che il vero patrimonio dell’Azienda ospedaliera sia la risorsa umana che vi opera. Mi è stato conferito il compito di  rappresentare la relazione introduttiva del Consiglio Comunale Aperto chiesto per discutere del tema dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza. La richiesta di questo consiglio Comunale è scaturita da diversi fattori che hanno indotto a formalizzare la  istanza sottoscritta da diversi Consiglieri Comunali e ritengo, fatta propria dal’intero Consiglio. Certo per alcuni può sembrare irrituale, anomala, quasi fuorviante, trattando di tema che esula dai compiti attribuiti all’Amministrazione Comunale. Ma non è così. Una Città,  un Consiglio Comunale, un amministratore di una Comunità Locale ha l’obbligo di vedere ed analizzare tutto quanto vive, tutto quanto accade ed incide sul territorio e sulla Comunità che rappresenta ed a cui deve dar conto. Non può per altro nascondersi  che l’Azienda S. Carlo è tra le più grandi ed importanti realtà produttive presenti in regione, è sicuramente la più importante a livello Comunale ed è la più significativa per il movimento quotidiano che provoca sia in ordine al flusso umano che  viario, alla mole di sentimenti e reazioni  a cui induce, al flusso di danaro che muove, alla forte caratterizzazione che un servizio di tal fatta imprime sul contesto. Ecco allora che un Capoluogo di Regione, Potenza,  che è e che vuole caratterizzarsi in futuro, come Città di Servizi non può non affrontare  il tema, nell’ottica di capire, ricevere e dare  utili suggerimenti, se possibile, ma soprattutto di ritrovare un senso di coesione e di appartenenza oggi più che mai indispensabile per piccole realtà come le nostre che devono ritrovarsi su progetti  e programmi condivisi e nei quali ciascuno deve adoperarsi, per quanto gli compete e nel rispetto delle singole responsabilità, perché si raggiungano gli obiettivi. Fare sistema è oggi più che mai un imperativo categorico che consente di affrontare con fiducia ed ottimismo il futuro,       e la coesione, l’identità, l’appartenenza, quegli elementi imprescindibili  che il Censis nel suo ultimo rapporto indica come requisiti indispensabili per ogni azione futura di rilancio e sviluppo da noi  non mancano. La colorazione della sala ( rosso-blu) idealmente lega l’Azienda alla Città, ma la identità lucana, quello è il vero quid genetico che garantisce la necessaria coesione per ogni futura azione. L’elemento, che va oltre i confini politico amministrativi, viene del resto ripetuto nello stemma aziendale, simbolo che riprende l’antica Torre Guevara, già sede dell’Ospedale, richiama i fiumi che attraversano la Regione, immagine racchiusa in un emblema cruciforme che  ricorda le origini ecclesiali della struttura  chiarite anche dalla denominazione. Forse siamo qui anche per festeggiare il bicentenario della  istituzione dell’ospedale, avvenuta nell’Ottobre del 1810 grazie al re di Napoli, Gioacchino Murat,  che questa amministrazione, pure  sollecitata,  pare non voler ricordare. Ma per dire quale sia il legame tra Città e Ospedale, ricordo che il Leone rampante è  stato ritrovato nella  antica sede ospedaliera di  largo S. Giovanni. So con questa mia indicazione di scontentare molti, ma il mio sarà  solo un approccio  “politico”, non sindacale, rivendicativo, di parte. Il mio vuol essere l’approccio di un amministratore che si sente parte di questa realtà e aspira  al suo miglioramento, sicuro che tutti gli interlocutori abbiano a cuore il futuro dell’Azienda Ospedaliera S. Carlo. La concomitanza della nomina del nuovo Direttore Generale è l’occasione per un approfondimento che confidiamo trovi concretezza nell’agire, nel suo agire e assunzione di responsabilità politica in chi ha fatto la scelta. Le notizie, che tempo addietro hanno provocato la richiesta sono state diverse e tutte temporalmente concomitanti:  l’annuncio di forti riduzioni finanziare da parte della Regione Basilicata e prima  ancora che la Nazione fosse coinvolta nei problemi attuali; la perdita di professionalità significative all’interno dell’azienda ospedaliera e che universalmente erano considerate eccellenze nel loro campo e punti di riferimento nella loro disciplina; la condivisione e frammentazione di competenze, ruoli, compiti direzioni, funzioni, segnale che indica la volontà di sminuire il ruolo e la funzione  pure riconosciuta dalla stessa normazione sanitaria al San Carlo; la mancanza di scelte chiare da parte della politica che dopo aver preannunciato ed approvato piani sanitari con  tagli agli sprechi e oculate attività  negli utilizzi degli ospedali meno frequentati e più marginali, ecco che di fronte alle inevitabili lamentele addirittura  parla di rilanci di queste realtà sapendo già di trovarsi di fronte ad equilibri  precari. Diversi sono stati i segnali di preoccupazione, manifestati anche dal nostro Sindaco e da tanti altri Consiglieri Comunali. Apprezzo lo sforzo di individuare processi di verifica e soddisfazione per le attività svolte, lo sforzo per la creazione dell’Hospice per malati terminali e le cure palliative, lo sforzo per il ripiano del passivo degli anni addietro, lo sforzo per il rinnovo del parco tecnologico ma  non basta. Un primo nodo da sciogliere all’interno ed all’esterno dell’Azienda Ospedaliera riguarda l’individuazione di  quale livello di intervento privilegiare. Se il ruolo ed il compito, la vera mission è quella di operare in settori “secondari” complessi di eccellenza o invece privilegiare interveti primari o in volgare di base.- Un secondo punto cruciale è il mantenimento delle eccellenze e il loro completamento. Non so oggi se le eccellenze indicate nella presentazione fatta dalla stessa Azienda Ospedaliera siano da questa riconfermate o meno. Bisogna tutti impegnarsi affinchè le specializzazioni e le esperienze vengano potenziate e non sminuite. Una terza questione è la politica del personale. Si ha la sensazione di una notevole discrezionalità in incarichi, compiti, mansioni, discrezionalità che scavalca criteri certi e giuste e naturali selezioni per merito, ingenerando disinteresse all’impegno. E al sacrificio. Da ultimo sottolineo la necessità di lottare le inefficienze, le sacche di potere parassitario, lo spreco. Sapere che per un qualche cavillo vi sono reparti chiusi  con operatività limitata alla mattina, non è bello. Qual è la visione e l’idea: – Fare una notevole cura dimagrante, epurando tutte quelle mansioni, compiti, ruoli che hanno scarsa attinenza con il ruolo specifico di Ospedale Regionale.  L’Azienda è encomiabile per l’impegno che profonde ma non può essere un grande laboratorio d’analisi o una grande macchina per raggi  o un grande studio per svolgere attività pseudo professionale. – Introdurre criteri di premialità per i migliori, i più bravi, i più produttivi, siano essi medici, paramedici o amministrativi. – semplificare i processi, i percorsi, le decisioni, la trasmissione del sapere e la stessa organizzazione aziendale. Il grande numero di unità, reparti, in alcuni casi duplicati senza giustificazione alcuna, servizi che  forse dovrebbero essere incorporati dai rispettivi reparti e che forse per ragioni di pura premialità politica sono diventati reparti con ulteriore attribuzione di incarichi ed emolumenti,  sono oggi insostenibili. – ricreare un clima favorevole. La potenzialità di una piccola realtà come la nostra ha necessità di caratterizzarsi per la tempestiva reattività nei processi decisionali e per quella vitalità che caratterizza la provincia italiana. Occorre ricreare interesse ed unitarietà di vedute, intese progetti, sull’Azienda Ospedaliera e ritrovare una unità che di per sé rende appetibile ed allettante l’operarVi. – affidarsi ai maestri. La sfida, forse la più difficile e quella di trovare maestri, affidarsi a professionalità vogliose e capaci di spendersi ed in grado di trasmettere tecniche, passione, impegno. La strategia: la  Regione: ridare futuro, investire, implementare, il Comune: porre attenzione ai servizi collaterali, alle mansioni e funzioni collegate, alla ricettività in tutte le sue forme, ad un piano di zona particolare che ne garantisca la specificità e lo sviluppo collegandolo anche alla presenza universitaria. L’Università: l’insediamento della Università della Basilicata ha un unico motivo giustificativo: l’adiacenza con l’Azienda Ospedaliera San Carlo. E’ sempre stata vista come una risorsa e la presenza di facoltà quale farmacia, chimica biotecnologie deve trovare intese ed essere la premessa per ulteriori intese e accordi la formazione. La presenza dei corsi universitari di primo livello fatti all’interno dell’Azienda in collaborazione con la Università Cattolica è un banco di prova da cui partire e deve utilizzarsi come volano, aumentando continuamente i livelli di crescita, di conoscenza, di preparazione, soprattutto della docenza  ma iniziando a pensare a percorsi e processi in grado di contaminare. Accentrare i corsi per evitarne la chiusura. Le rappresentanze:  partecipazione e abnegazione. L’Azienda: autorevolezza. Gli obiettivi: Medio lungo: facoltà di medicina e Policlinico Universitario Immediato: Clinicizzazione dei reparti e dell’Azienda.         Ricerca clinica Specializzazione con quote riservate a medici lucani. (Farmacia e biotecnologie Università Basilicata). La proposta: la vera risorsa dell’azienda e la sua forza è il patrimonio umano che la sorregge. I suoi Dirigenti, i Sanitari, il personale Medico, ParaMedico  ed Amministrativo e gli operatori tutti, questa risorsa deve essere sfruttata e potenziata e la politica trovare processi e percorsi condivisi che lo permettano”. Il direttore generale Andrea Des Doridès prende la parola spiegando che “muovendoci in un ambito che vede nuovi tagli e prevede una tendenza che confermerà questa direzione, le strutture devono fare il proprio compito rivedendo la rete degli ospedali per agire in sinergia. Altro tema è quello che vede il cittadino inserito in un percorso integrato che sappia inquadrarlo sia prima che dopo il periodo di degenza. Il San Carlo mira a essere protagonista in un sistema di reti. E’ un buon ospedale con ottime professionalità che cercheremo di migliorare ulteriormente”. Per l’assessore regionale alla Sanità Attilio Martorano si tratta di “un confronto utile e prezioso. Parlare di questo ospedale significa parlare del sistema sanitario regionale. La legge di assestamento ultimamente approvata in Regione si sofferma particolarmente sugli aspetti sanitari. Che ruolo svolge l’azienda San Carlo all’interno del sistema di reti? Il san Carlo è incardinato al centro. Non c’è rete sanitaria regionale che non lo veda al centro. A breve, quando i ricoveri per acuti non saranno più consentiti nelle strutture senza pronto soccorso, si determinerà un trasferimento degli stessi ricoveri dalla periferia verso il San Carlo. Riguardo all’oncologia, mi sembra impossibile concentrare cura, diagnosi, protocolli possano essere concentrati in un’unica struttura. Tavoli tecnici stanno disegnando il panorama futuro. Al di là della disponibilità tecnologica i piani terapeutici siano condivisi, il tutto inquadrato in quadri scientifici di riferimento. Dobbiamo scegliere di stare con gli eccellenti. In alcune discipline i numeri fanno la differenza. A luglio è stato approvato uno schema di convenzione tra il San Carlo e il ‘Bambin Gesù’, con la clinicizzazione del nostro ospedale, abbiamo creato qui il reparto per curare la bassa e la media clinicità in pediatria. Il modello avanzato adottato per la pediatria penso si possa trasferire anche in altri reparti.  Una logica di integrazione ci apre sempre di più alla realtà nazionale”. Primo intervento dei consiglieri è quello del gruppo ‘Con Santarsiero per Potenza’, Filippo Gesualdi. “Svolgere questo Consiglio Comunale aperto presso questo Auditorium per discutere di Sanità dimostra l’interesse nostro e dell’intera comunità nei riguardi dell’Azienda  San Carlo e del  suo futuro. L’Ospedale  San Carlo   è considerato da tutti “ il gioiello della nostra città “ con i suoi  201 anni di storia , diventato nel 1993 Ospedale di rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione. In questo momento di rigore economico bisogna avere il coraggio di fare delle scelte oculate riducendo gli sprechi ; non basta solo ridurre i costi della politica. E’ utile ribadire  in particolare che le attività dei presidi sanitari sono al centro dell’attenzione, ed il lavoro che viene svolto da tutti gli organismi preposti alla tutela della salute, ed in  particolare quello dell’Ospedale San Carlo, fa registrare  , per la nostra Regione , risultati  estremamente positivi rispetto ad altre regioni ove si intensificano pressioni, restringimenti e  controlli sulla spesa  sanitaria. La Basilicata è quindi in contro tendenza riuscendo ancora ad investire in sanità per  dotare il territorio di nuove e più idonee strutture innovative e all’avanguardia . Ne è di  esempio l’inaugurazione della nuova palazzina degli uffici e dell’accoglienza dell’Ospedale  San Carlo di pochi mesi fa  . Un edificio costato meno di una palazzo popolare  ed il cui merito  va senz’altro ai Direttori Generali che si sono succeduti nell’arco dell’opera , da  Michele  Cannizzaro a Giovanni De Costanzo  che sono stati capaci di mettersi in sintonia con la programmazione regionale ed assumersi le proprie responsabilità , consapevoli che queste  battaglie si vincono solo se si determina una vasta condivisione di obiettivi , una entusiasta  partecipazione collettiva in perfetta sinergia con le istituzioni pubbliche. considero estremamente positivi i dati relativi al numero di persone residenti fuori Regione che si sono rivolti nel 2010 al nostro Ospedale, per usufruire delle prestazioni di ricovero, ambulatoriali e farmacologiche.  In particolare nel 2010 ben 4.767 ricoveri sono stati effettuati a favore di cittadini di fuori Regione con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente  con un fatturato in aumento dell’11%. Bisogna però continuare a lavorare e la nomina del professor De Dorìdes alla Direzione Generale del San Carlo è una novità che genera grandi aspettative nella Comunità della città di Potenza oltre che nell’intera utenza Regionale specie per superare alcuni segnali di “disaffezione” che pure si sono manifestati da qualche tempo. C’è l’esigenza di continuare nella politica di una stretta sinergia tra Azienda Ospedaliera San Carlo e Comune di Potenza che ha portato a grandi risultati dal completamento  ed adeguamento del sistema di viabilità e di accesso al polo ospedaliero, al rinnovo della convenzione della gestione dei parcheggi che esistono sull’area del polo ospedaliero per 865 posti disponibili, una dotazione questa che si è rilevata insufficiente, dato sempre il più crescente afflusso di utenti in area ospedaliera, e che ha indotto l’azienda in sintonia con l’Amministrazione Comunale ad avviare le procedure per la costruzione di un parcheggio coperto che occuperà il vallone sottostante il parcheggio della stazione ferroviaria di Macchia Romana nell’area confinante con il polo universitario e che assicurerà circa 663 posti auto distribuiti su 4 livelli. Compito del Direttore Generale rimane la riorganizzazione delle prestazioni ospedaliere superando le criticità che sono purtroppo evidenti, rimotivare il personale che svolge l’attività con impegno , dedizione e sacrificio  con una valorizzazione dell’esperienza professionale, costruire un rapporto diretto con l’utenza, ascoltare i problemi di tutti e non trincerarsi solo dietro i capi-dipartimento che spesso pensano di essere loro stessi i direttori generali,  essendo in buona parte espressione della politica, ed avere un giusto rapporto con tutte le Unità Operative complesse ( i vecchi primari di una volta tanto per intenderci)  che sono il vero asse portante dell’Ospedale. Altro importante problema è quello delle liste di attesa. Ai tempi in cui il Direttore Generale era Cannizzaro le liste d’attesa per una Risonanza Magnetica rientravano nei 60 giorni  ed era disponibile una sola macchina, questo perché il lavoro era affrontato anche di sabato e domenica; oggi pur avendo a disposizione 2 risonanze i tempi d’attesa superano i  150 giorni,  così come  un eco-addome  richiede circa 2 mesi d’attesa,  una visita neuro-chirurgica 5 ed un ecocolordoppler 4, o leggevo ieri sulla stampa locale per una visita di controllo alla tiroide sono richiesti 18 mesi. Bisogna poi ridurre al minimo  il ricorso all’intramoenia. Di certo, assessore Martorano e Direttore Generale , bisogna guardare con occhio meritocratico e puntare, incentivare, su chi più mostra attaccamento al lavoro dando qualità, ad iniziare dalle nuove nomine dei direttori amministrativi e sanitari del S. Carlo e del nostro sistema Sanitario, scegliendoli tra quel personale interno che nel tempo ha maturato ed acquisito professionalità e competenze. Così come penso assessore Martorano, che la proposta di riduzione dei punti di continuità assistenziale sia sbagliata non solo perché non risponde ai bisogni di salute dei cittadini lucani, ma soprattutto  perché determinerebbe inevitabilmente un ricorso improprio al servizio di emergenza urgenza”. “La città ha fornito servizi di eccellenza all’ospedale o è in grado solo di chiederli? – così esordisce il consigliere comunale del gruppo misto Rocco Coviello – L’ospedale San Carlo è sempre stato un riferimento per i potentini, un pezzo della storia di ciascuna famiglia, una struttura della quale eravamo fieri. Oggi dobbiamo riflettere sul fatto che si sta tornando all’emigrazione sanitaria, il potentino come in lucano. La giunta regionale intende investire ancora sull’Ospedale San Carlo?”. Il capogruppo dei Dec Angelo Laieta: “Il piano sanitario, chiedo all’assessore Martorano, quando sarà approvato. Che somme si intendono investire nel e per l’Ospedale San Carlo? I cittadini ci chiedono un San Carlo sempre più rispondente alle loro richieste. Riguardo alla collocazione dell’Università nei pressi del San Carlo, la stessa non ha impedito che fosse scelta Salerno come sede per l’Ateneo. Il territorio deve essere tale da non creare conflittualità. L’ospedale è fornito di professionalità valide. In un momento di difficoltà economica a maggior ragione ci si deve ripiegare per compiere scelte oculate. Il cittadino deve essere convinto che i nostri presidi siano tali da consentire inutili viaggi”. Il consigliere del gruppo misto Emilio Libutti sottolinea come “il diritto alla salute dei cittadini sia fondamentali, anche in presenza di una politica fatta di tagli. I rapporti tra chi gestisce e chi deve programmare deve fondarsi su una netta distinzione dei ruoli. La politica deve definire i programmi, le priorità e gli obiettivi. La parte gestionale deve procedere alla gestione e alla rendicontazione di quanto fatto. Se non ci sono gli equilibri necessari difficilmente il settore sanitario darà le risposte che i cittadini ci chiedono. Il rapporto tra città e Azienda Ospedaliera, la prima risorsa, la prima eccellenza di questa città ci conduce a una riflessione. La piccola città di provincia deve puntare sulle eccellenza per essere attrattrice anche nei confronti del territorio italiano. In molte realtà simili alla nostra, il ruolo delle strutture sanitarie è anche un attivatore dell’economia delle città che le ospitano. Il Comune deve puntare a realizzare quel sistema di servizi di contorno per agevolare e assecondare lo sviluppo del nosocomio potentino”. Il presidente del gruppo del Pdl Fernando Picerno evidenzia come “i consiglieri comunali siano il front office dei cittadini. La prima criticità che ci sottopongono è quella dei parcheggi e della mancanza di navette. I parcheggi non dovrebbero essere a pagamento. Le liste d’attesa sono un altro problema che ci sottopongono. Riguardo al pronto soccorso, i ‘codici bianchi’ e i ‘codici gialli’ sono costretti ad attese di ore. L’assessore regionale dovrebbe pensare all’incremento di questo reparto. Mancano protocolli d’intesa per diminuire il carico burocratico per le aziende. Vanno individuati specialisti di grande qualità, un po’ in tutti i reparti”. Il coordinatore dei gruppi di minoranza Giuseppe Molinari spiega  che “questo Consiglio si è tenuto per una nostra richiesta sorta all’indomani del paventarsi di nuovi tagli che si prospettavano per la struttura sanitaria potentina. L’Ospedale ha avuto un ruolo di eccellenza. Quali sono le scelte per confermarlo tale che la Regione compie? Si pensa a tagliare strutture ormai improduttive per puntare sul nostro nosocomio. L’unità didattica, che pare erano concentrate a Potenza, sembra saranno distribuite su tutto il territorio regionale. Forse è più opportuno che rimangano in un’unica sede. E’ il tempo delle scelte e del coraggio. E’ il tempo per esempio di istituire l’istituzione della facoltà di Medicina qui a Potenza, per investire sui nostri talenti, per investire sul futuro di questa città, privilegiando la ricerca e la formazione”. Il consigliere del Pdl Michele Napoli esordisce chiedendo “grande attenzione nella nomina dei direttori sanitari. Il nostro sistema sanitario va incontro al fallimento, con una moltiplicazione di sedi e funzioni che non ha ragione di essere e che è figlio di un sistema vecchio di un secolo, dettato solo da logiche della vecchia politica spartitoria. Siamo chiamati invece a dare risposte concrete ai cittadini evitando i punti di caduta che il sistema regionale sanitario ha. Elementi di positività ci sono, penso ai bilanci. Dal 2008 al 2010 la Basilicata registra il tasso di emigrazione sanitaria più alto, circa il 23%, basso l’indice di attrattività e quello di stanzialità. Vedo di buon occhio la necessità di concentrare nelle principali strutture regionali, i ricoveri per gli acuti anche se a piccoli ospedali va restituita la competenza su pazienti per patologie meno articolate. Attenzione va posta alle residenze sanitarie e all’assistenza domiciliare. Il Comune deve fare di più per il trasporto pubblico, oggi largamente inefficiente. Passando all’alta specialità, bisogna lavorare affinché vengano destinate maggiori risorse. Vanno evitate spese come quella per un centro Asl, in fitto che costerà 220.000 euro l’anno per sei anni, pur avendo strutture pubbliche che potrebbero essere all’uopo utilizzate”. Il presidente assegna la parola ad alcuni consiglieri regionali presenti. Il primo è il capogruppo dei Dec, Roberto Falotico che apre l’intervento ringraziando “il direttore generale uscente Giovanni De Costanzo, per l’ottimo lavoro svolto,” ed evidenziando “che il San Carlo nasce, e oggi ancora di più è chiamato, essere polo di riferimento e polo di eccellenza per l’intero Mezzogiorno italiano. E’ sì il tempo delle scelte, ma è anche il tempo delle scelte coraggiose”. E’ la volta del capogruppo regionale dei Popolari uniti, Luigi Scaglione: “La città oggi vive una difficoltà, ma manca una vera attenzione nei confronti del capoluogo di regione da parte delle istituzioni. L’idea che la Regione sta portando avanti è quella di costruire una rete che punti su distretti sanitari forti. Il taglio dei 10 milioni di euro però appaiono agli occhi del mio partito, seppur di maggioranza, inspiegabili. L’ospedale San Carlo non è e non può essere l’ospedale di Potenza, ma è quello del territorio, della Regione e del Mezzogiorno”. Si torna ai consiglieri comunali e per il gruppo misto Vito Mitro interviene sostenendo “che le scelte fatte in ambito manageriale sono state fatte con grande oculatezza. I sindacati si sono comportati in maniera responsabile. E’ importante che le scelte future siano assunte senza passare sulla testa dei lavoratori, ma coinvolgendoli attivamente. Tutti i consiglieri sono attenti ai problemi del San Carlo”. Il capogruppo dei Pu, Sergio Potenza afferma che “nel dibattito in qualche caso si è uscito fuori tema. L’azienda ospedaliera regionale di Potenza, e il capoluogo troppo spesso vengono sottovalutati dai vertici di via Anzio. Se il San Carlo deve essere struttura di riferimento, bisogna guardare in primis alla formazione. Non possiamo nasconderci dietro la scure dei tagli che pure esiste e va considerata. Non si può continuare a penalizzare l’ospedale guardando ai compiti dell’Asl e dell’Asp. Bisogna porre attenzione alla messa in sicurezza dei padiglioni ospedalieri. Probabilmente la competizione tra aziende sanitarie sta penalizzando il San Carlo. La politica deve interrogarsi su un manager che chiude un bilancio in passivo dovrebbe poter essere revocato”. Il capogruppo del Pd Gianpaolo Carretta nel ringraziare “l’opposizione per aver voluto questo dibattito, esprimendo un sentire comune dei nostri cittadini. Mi convince la relazione dell’assessore alla Sanità, che traccia le linee di conduzione di sviluppo dell’ospedale San Carlo e della sanità regionale. La politica regionale ha compiuto una scelta precisa, quella di rivolgersi a una managerialità di competenza extraregionale. Scelta che consente al nuovo manager un autonomia gestionale assoluta. Il primo dato che mi convince la strada della razionalizzazione e dell’accorpamento, in una regione che non può più consentirsi 17 ospedale. La rete va implementata, i protocolli vanno uniformati, per evitare confusione nei fruitori della sanità. Dobbiamo riflettere sulla qualità dell’offerta sanitaria di questa struttura. C’erano reparti di alta eccellenza, c’era un protocollo d’intesa con l’università Cattolica, positiva il protocollo con il Bambin Gesù, ma bisogna perseguire, razionalizzazione, alta qualità e meritocrazia. La politica deve fare un passo indietro, per assicurare una grande offerta sanitaria a questa nostra comunità. Va affidata all’assetto manageriale la possibilità di assumere scelte coraggiose. L’Amministrazione comunale deve essere di supporto alla struttura sanitaria.  Già è stato fatto molto con il Polo ospedaliero, c’è la necessità di un’attenzione sistematica. Questo Consiglio comunale deve essere l’inizio di un’attenzione costatante nei confronti dei temi sanitari in generale e delle problematiche legate al San Carlo in particolare”. Intervengono ora alcuni ospiti dell’assemblea comunale. Il primo è il consigliere regionale dell’Idv Enrico Mazzeo Cicchetti “condivide pienamente la relazione dell’assessore Martorano. Siamo alle soglie di un nuova piano regionale sanitario. Va affrontato un problema metodologico: non bisogna ricadere nelle rivendicazioni campanilistiche dei servizi. Le valutazioni devono essere di tipo tecnico scientifico, evitando fughe in avanti. Il San Carlo non può disfarsi di alcuni settori se l’Asl non ha presentato ancora un piano per dare servizi in quei medesimi settori. La città di Potenza deve smetterla con il provincialismo, troppi credono che chi viene da fuori regione siano meglio di chi nella regione è nato, e lavora”. Il deputato del Pd Salvatore Margiotta nel confermare “l’ottima relazione dell’assessore Martorano,” evidenzia che “il ruolo della città nei confronti dell’ospedale resta centrale. Un tempo la Dc parlava di ‘Potenza città regione’, un’idea che la locomotiva forte e veloce potesse trainare i vagoni di tutta la regione. Oggi la nuova idea politica è quella di una regione policentrica. Il policentrismo non deve far perdere il ruolo e la forza della città di Potenza. La sanità regionale o la si fa attorno al San Carlo oppure si commette un errore”. Il senatore del Pdl Vincenzo Taddei sostiene che “al centro delle politiche sanitarie regionali non debbano essere messe le strutture ma i cittadini. Il 118 da Melfi a Teana a Potenza deve essere garantito a tutti con livelli di qualità ed efficacia. La città di Potenza dovrebbe avere il polo d’eccellenza della sanità lucana. La giunta regionale deve presentare un vero piano sanitario regionale che ponga al centro le esigenze dei cittadini”. Il segretario generale della Funziona pubblica Cgil Angelo Summa evidenzia che “il fondo sanitario nazionale sottostima le esigenze regionali lucane, e i tagli si vanno a sommare a un trasferimento di fondi già carente da anni. La sanità non sono solo sprechi, ma anche puntare sulla qualità dei servizi erogati e sullo sviluppo anche nell’ambito delle politiche lavorative. A livello sindacale, grave il blocco delle assunzioni, con personale carente un po’ dovunque”. In qualità di Rsu delle Rdb del San Carlo, Tommaso Maiorino sottolinea “le difficoltà che si vivono anche nelle sale operatorie dell’emergenza, piccole, con materiale che manca o che comunque non è sufficiente. Faccio l’esempio del reparto di endocrinologia: come è possibile che il reparto resta chiuso”.  Giuseppe Costanzo, dipendente dell’ospedale, rappresentante della Fials (Federazione italiana autonomi lavoratori sanità): “troppi i tagli perpetrati dalla Regione ai danni del San Carlo. Continua la fuga di professionalità verso altri lidi così come cresce l’emigrazione sanitaria. La dotazione organica è inidonea a quella necessaria, con il personale infermieristico costretto a condizioni lavorative critiche. Auspichiamo un cambio di rotta con un maggiore coinvolgimento della componente lavorativa di questa struttura”. Conclude il dibattito il Sindaco di Potenza Vito Santarsiero: “E’ stata una buona idea quella di convocare questa seduta del Consiglio comunale. Parto da una valutazione: una buona classe dirigente guarda alle strutture d’eccellenza per i giusti e legittimi interessi locali. Posti di lavoro, ricadute economiche, soprattutto salute della propria comunità, con una visione sopraterritoriale. Se siamo capoluogo, abbiamo l’obbligo di dare servizi d’eccellenza, abbiamo il diritto di rivendicare servizi d’eccellenza, per una città che è città di servizi. Rafforzare il San Carlo significa rafforzare la sanità regionale. Vanno evitate diatribe campanilistiche. Siamo orgogiosi del nostro ospedale, una parte imprescindibile del nostro dna. Siamo qui, perché da qualche tempo abbiamo la percezione, che ci sia una caduta d’immagine di questa struttura. Emergono elementi di criticità, dalla quotidianità dell’emigrazione sanitaria alle liste d’attesa. Siamo qui perché da classe dirigente di questa città siamo preoccupati. Contemporaneamente abbiamo avuto anche risposte importanti e significative. Il direttore Des Dorides ci ha detto che il San Carlo deve essere azienda e ospedale del territorio e della città. Il San Carlo deve essere luogo d’eccellenza delle risposte in tema di sanità. Bisogna operare con professionalità anche attraverso la nuova organizzazione. Il territorio deve fare il territorio, il San Carlo deve fare il San Carlo. Rivendicare tecnologie ovunque è sbagliato, non lo si può più fare. E’ importante che Rionero abbia il polo oncologico d’eccellenza, è difficile comprendere l’assenza della radioterapia a Potenza. San Carlo, rete di assistenza , Crob, Asp devono avere un rapporto chiaro e inequivoco. San Carlo deve tornare a rivestire il ruolo che ha rivestito per anni, quello di un nosocomio di riferimento per il Mezzogiorno italiano. La città per il San Carlo, in attesa della strada lungo il canale che costeggia via dei Mille, ha realizzato uno svincolo per il polo ospedaliero costato 5 milioni di euro. Sappiamo di dover migliorare i collegamenti, anche se già oggi ci sono 80 corse di autobus urbani e 17 fermate della metropolitana. Nella stagione in cui viene messo in discussione il localismo, Potenza guarda comunque al futuro, cercando di uscire dal buco nero di città accentratrice, dividendo la sua missione di città capoluogo condividendola con i dieci Comuni vicini. Oggi guardando all’Europa, muovendosi nella politica di Europa 2020, dobbiamo sviluppare la funzione trainante dei territori. Le aree urbane sono il luogo delle sviluppo, Lisbona è fallito per una mancata applicazione di questo principio. Ripieghiamoci e lavoriamo insieme per far crescere il territorio”. Il presidente Santangelo dichiara sciolto il Consiglio alle 14,10.