Le Radici della Comunità, interviene il vicepresidente del Consiglio comunale Pergola

23.11.2019 – ore 13,10: “Il 23 Novembre 1980-2020 – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio comunale Rocco Pergola, intervenuto a nome dell’Ufficio di Presidenza all’incontro ‘Le Radici della Comunità’ – ha rappresentato una discussione qualificata sugli effetti antropologici e sociali che il sisma del 1980 ha determinato per i nostri borghi e per la città di Potenza ed allo stesso tempo con uno sguardo al futuro cogliendo l’occasione per dire tecnicamente con il coinvolgimento dei tecnici, della protezione civile e delle forze dell’ordine e dei relatori come si può migliorare, prevenire e far evolvere le nostre radici che con la teoria del ricostruire DOV’ERA e COM’ERA si è cercato di preservare dopo il sima del 1980.

Il momento più decisivo nel post-sisma è caratterizzato dalla responsabilità di decidere e di far fronte ai servizi prioritari (viveri, energia, assistenza sfollati, ecc), ma si ha anche la responsabilità di cercare di non snaturare il senso di appartenenza ad una comunità in momento di smarrimento determinato dalla forza della natura. Per ridurre il senso di disorientamento e di smarrimento è fondamentale il contributo di tutti, delle istituzioni, delle associazioni, della chiesa, del mondo sanitario e del mondo tecnico.

Il percorso di questa sera sarà proprio focalizzato su questa azione sinergica dei tutti i soggetti interessati e sul confronto di due teorie che spesso si sono scontrate quella del ricostruire attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente e quella della “New town” cioè delle “città nuova”.

I numerosi fenomeni sismici che hanno interessato l’Italia e i relativi approcci alla ricostruzione sono stati affrontati in maniera diversa in base a caratteristiche territoriali, economiche e sociali diverse con l’influenza degli approcci politici e culturali differenti. Dal punto di vista strategico-progettuale si sono confrontati due modelli di fondo: le “città nuove” e il “dov’era-com’era”.

I casi più significativi di ricostruzione sono stati quello del terremoto del 1976 in Friuli e poi quello dell’Irpinia del 1980. Nei luoghi del terremoto, si è deciso paese per paese, zona per zona, in base ai danni e al carattere del territorio, se ricostruire in loco o altrove e con quali materiali e tipologia abitativa. Il risultato è stato positivo grazie alla partecipazione consapevole della comunità.

Mentre nel Belice, colpito dal sisma del 1968, il degrado strutturale e demografico era talmente avanzato già prima dell’evento distruttivo, che nemmeno si è cercato di recuperare i vecchi paesi, puntando su nuovi agglomerati privi di identità ma “caratterizzati” da interventi edilizi d’avanguardia per l’epoca.

Stimolo all’Innovazione alla Prevenzione a nuovi modelli per gestire l’emergenza, e la fase della ricostruzione. Un esempio pratico dell’innovazione che si è attuata per affrontare gli eventi sismici lo ritroviamo dopo i ritardi dei soccorsi nel terremoto dell’Irpinia, dopo il quale si è cominciato a costruire seriamente il servizio di protezione civile nazionale. Sul piano della ricostruzione, il solo caso “chiuso” è quello del Friuli post 1976, mentre il piano di ricostruzione del 1980 deve essere ancora completato se pensiamo ad esempio all’erogazione delle risorse della legge n.219.

Tempi urbanistici e tempi della comunità. Gli eventi sismici spesso hanno messo in risalto la “lentezza” del recupero architettonico e urbano, a fronte dell’esigenza di tempi rapidi nel ripristino di una normalità dignitosa per le popolazioni colpite e soprattutto del loro tessuto produttivo che rappresenta l’unico tessuto in grado di assicurare identità e sviluppo territoriale.

Per il modello delle “città nuove” invece spesso si è assistito alla realizzazione strutture presto obsoleti o addirittura mai usati come palestre, palazzetti dello sport, uffici pubblici, scuole in prossimità di centri storici fantasma in attesa di ripristino da cui la popolazione ormai si era allontanata a causa dei tempi troppo lunghi per vedere le opere realizzate.

Il principio dell’investire nella prevenzione invece di sostenere i costi dei terremoti.

Se si valutano i costi economici diretti ed indiretti si capisce benissimo che investire nella prevenzione nell’adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente è l’unico modo anche per risparmiare in termini di vite umane e di risorse economiche. Gli oneri che derivano da un sisma comprendono in primo luogo:

• il ripristino del patrimonio abitativo e degli edifici pubblici esistenti;

• i danni alle infrastrutture (rete viaria e ferroviaria, sistema idraulico, rete idrica, fognature, rete gas e opere per la raccolta rifiuti);

• i danni al patrimonio storico e artistico;

  •  i danni alle attività produttive (industria, servizi e agricoltura);

• i costi dei mancati guadagni per le aziende e i danni economici in termini di occupazione;

• gli sgravi fiscali e le esenzioni dalle imposte dopo il sisma;

• i costi per la governance che comprende la gestione burocratico-amministrativa ed i costi

per il personale da dedicare alla gestione dell’emergenza;

• gli aggravi di spesa corrente per garantire nella fase di emergenza i servizi pubblici essenziali, come l’attivazione dei presidi medici e di assistenza ai più fragili (anziani) per le cure eseguite a domicilio, le risorse necessarie per consentire la ripresa dell’attività scolastica, con soluzioni alternative per le scuole gravemente danneggiate.

Infine non possiamo non considerare gli effetti negativi in termini sanitari e sociali in quanto si verificano fenomeni:

– di aumento del consumo di alcol;

-l’aumento dei fenomeni di dipendenza da sostanze stupefacenti;

che a loro volta innescano problemi psicologici, aumento degli incidenti stradali e problemi di ordine pubblico che poi impegnano le forze dell’ordine.

Dal bilancio tracciato si evince chiaramente il disequilibrio tra costi sostenuti nel post sisma e risorse da investire nella prevenzione. Il messaggio che bisogna far arrivare all’utente finale è di investire nella sicurezza della propria abitazione (per il cittadino) e negli edifici pubblici (per le istituzioni).

Il destino del paesaggio italiano. Un evento sismico cosi come i cambiamenti climatici provocano trasformazioni ed effetti significativi sui nostri territori in particolare sul futuro dei piccoli borghi e dei loro centri storici.

Dei 60 milioni di italiani, ormai 22 milioni vivono in 14 città e la tendenza segue quella globale di spostarsi nei grandi centri abitati, nonostante il diffuso ed eccellente patrimonio di vicoli, monasteri, mura, scorci, arte, cultura, tradizioni lentamente i nostri paesi si svuotano e scompare il paesaggio italiano.

Rianimare i luoghi sconvolti dai sismi, spesso già logorati dalla marginalizzazione e dalle difficoltà sociali, richiede progetti di area vasta, orientati al recupero e rilancio della produzione economica di quel territorio e di quella culturale, che spesso sono strettamente intrecciate per la presenza, nelle zone colpite, di beni artistici e di siti di interesse storico e culturale, come nei casi dei terremoti in Abruzzo, in Umbria e, in ultimo, dell’Italia centrale.

Quindi vi è la necessità di innescare quella pianificazione di area vasta che garantisca le interconnessioni con i borghi caratterizzati da una omogeneità territoriale e cercare di mettere a sistema e di fare rete tra i diversi tessuti produttivi delle diverse comunità limitrofe. 

Programmazione e tempistica d’intervento.

La programmazione attraverso la pianificazione e l’incentivazione diventa fondamentale per innescare gli interventi di mitigazione del rischio. L’utilizzazione degli strumenti di oggi e il loro affinamento è il futuro della prevenzione su cui bisogna impegnarsi.

La tempistica d’intervento deve essere compatibile con l’evoluzione, tutto si evolve e il tempo di attuare interventi di prevenzione deve essere rapido in modo da farsi trovare pronti e prevenire le emergenze.

In qualità di vicepresidente del consiglio comunale del Comune di Potenza vi ringrazio della partecipazione tutti i rappresentati istituzionali, i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, i rappresentanti della protezione civile regionale e comunale e a tutte le associazioni di protezione civile che hanno partecipato. Un ringraziamento è doveroso a tutti gli ordini professionali che hanno aderito e patrocinato questo evento, a tutti i relatori che sono intervenuti e all’ufficio di presidenza con cui abbiamo condiviso la necessità di organizzare questa importante occasione di riflessione sulla nostra comunità con la disponibilità del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali del comune di Potenza”.