Valore economico o valore sociale? Costi o qualità dei servizi?Concetti ed interrogativi dai quali inevitabilmente le realtà pubbliche non possono e non devono prescindere. Il difficile periodo di crisi internazionale e nazionale sta avendo pesanti ripercussioni sul modus operandi et vivendi della pubblica amministrazione che, con foga e, in alcuni casi, eccessiva fretta adotta provvedimenti volti ad arginarne gli effetti negativi. Sempre più, al giorno d’oggi, gli Enti e le Amministrazioni pubbliche operano in un’ottica prettamente aziendale: al pari di un’azienda anch’essi assoggettano la propria attività al famoso principio delle “3E” (efficienza, efficacia ed economicità); principio che si concretizza con l’adozione di interventi in grado di perseguire gli obiettivi prefissati con il minor dispendio possibile di risorse.Mentre nell’ambito privatistico la fredda logica del contenimento dei costi ben si adatta al fine ultimo del profitto; considerazioni e ragionamenti diversi merita l’ambito pubblico, alla luce della sua particolare natura giuridica fortemente orientata alla socialità.L’ente pubblico, da un punto di vista economico-finanziario, non si prodiga per il perseguimento di un utile aziendale ma del pareggio di bilancio, condizione necessaria e sufficiente per consentire la sua sopravvivenza nel lungo termine. Tale condizione, tuttavia, non può essere unica ed esclusiva in quanto deve tener conto della natura dell’Ente in questione, pubblica appunto!Sopravvivenza economico-finanziaria e socialità sono due “elementi” interconnessi e inscindibili che consentono ad un Ente di poter operare nel lungo periodo, realizzando attività indirizzate al soddisfacimento dei bisogni della collettività di riferimento.Se si pensa, tuttavia, alle molteplici manovre economiche realizzate negli ultimi mesi per contenere i deficit di bilancio ben si comprende come i concetti di costo e di finanza abbiano preso il sopravvento anche nelle realtà a vocazione prettamente pubblica. Ed il valore sociale? La propensione al soddisfacimento dei cittadini che fine ha fatto? Esiste ancor oggi una coerenza tra le logiche di contenimento dei costi e la salvaguardia e la tutela dei diritti sociali? Il perseguimento ossessivo della condizione aziendale del pareggio di bilancio sta “ammazzando” completamente il cittadino, i suoi bisogni e consequenzialmente la vera ragion d’essere delle amministrazioni pubbliche?Si avverte la sensazione che a pagare le conseguenze di questa lotta quotidiana al deficit sia il Welfare, ovvero quelle politiche volte alla tutela dei diritti dei cittadini; tale sensazione emerge se si considerano i recenti tagli sui trasferimenti agli enti locali, i ticket sanitari ed altri provvedimenti che colpiscono in modo diretto la collettività nelle sue fasce più bisognose. Con questo passo si rischia di trovarsi davanti l’incresciosa scelta di decidere se eliminare alcuni servizi (la cui erogazione costa troppo), andando a ridurre spese e deficit pubblico, oppure aumentare la tassazione, andando ad incrementare i ricavi, o addirittura entrambe. Scelte di tal genere inevitabilmente porterebbero ad un impoverimento delle famiglie che saranno costrette a pagare più tasse e ad usufruire di meno servizi.Purtroppo nell’immaginario comune vi è la convinzione che l’ente locale non sappia gestire adeguatamente le risorse, probabile conseguenza di una cattiva gestione del passato, caratterizzata da uno spreco eccessivo delle risorse elargite dall’alto, in particolare zone come la Basilicata, beneficiaria di ingenti trasferimenti statali ed europei.Al contempo è doveroso ricordare la natura dell’Ente locale, quale amministrazione più vicina ai cittadini e, secondo il fondamentale principio della sussidiarietà orizzontale, unico soggetto in grado di collaborare e cooperare con gli stessi. La riduzione dei trasferimenti comporterà nel tempo un graduale allontanamento della collettività delle istituzioni territoriali di riferimento che non saranno più in grado di comprendere e soprattutto soddisfare i relativi bisogni.Se il nord europa rappresenta l’eccellenza nelle politiche di Welfare, per noi aimè il Welfare rappresenta sempre più una tematica obsoleta e di scarsa importanza!Se da un lato è spontaneo criticare l’operato del Governo è altrettanto vero ammettere che in un contesto di crisi generale e di emergenza economico-finanziaria, che ci espone ai giudizi dell’Unione europea, inevitabilmente gli ambiti sociali ne sarebbero stati coinvolti. Secondo il mio modesto parere l’unica critica che si può muovere al Governo è la mancanza di stimoli riformatori e lungimiranti, soprattutto negli ambiti sociali: non è giusto penalizzare la qualità della vita, in particolare le fasce più deboli della popolazione con azioni che modificano la natura del Welfare riducendola ad una mera operazione economica.La migliore soluzione sarebbe riformare l’intero sistema di welfare, ormai simile ad un “paludamento da museo” che mal si adatta all’attuale situazione economica e sociale del nostro paese. I soldi a disposizione sono pochi, non si può spendere come prima, ed è per questo che le poche risorse a disposizione non devono essere utilizzate per politiche che discriminano le fasce più deboli e non tutelano i bisogni essenziali. Il cambiamento può avvenire solo se si considera la Pubblica Amministrazione e l’Ente locale nella loro globalità e completezza, nella loro duplice natura di soggetto volto alla sopravvivenza economica nel lungo periodo e di soggetto animato da principi di socialità: la componente economica e sociale, il costo e la qualità dei servizi devono essere considerati elementi inscindibili. Parlare di perseguimento di valore economico-sociale è la nuova svolta politica: pensare ad interventi di contenimento dei costi intelligenti alla luce dei bisogni e delle esigenze della comunità di riferimento. L’efficienza economica e l’efficacia sociale devono fondersi nel concetto di economicità rappresentata dal valore economico-sociale.Gli enti locali dal canto loro, devono essere in grado di ricoprire il duplice ruolo di interlocutori primari del cittadino (in quanto istituzione geograficamente più vicina) e di abili manager (nell’ambito delle politiche di contenimento e controllo dei costi. E’ un passo complesso e al tempo stesso rivoluzionario, ma un passo doveroso che potrebbe definire un nuovo agire pubblico e condurre ad “illuminate” politiche di Welfare.