Becce (Pdl) su svolta amministrazioni pubbliche

“Valore economico o valore sociale? Costi o qualità dei servizi?Concetti ed interrogativi dai quali inevitabilmente le realtà pubbliche non possono e non devono prescindere. Il difficile periodo di crisi internazionale e nazionale sta avendo pesanti ripercussioni sul modus operandi et vivendi della pubblica amministrazione che, con foga e, in alcuni casi, eccessiva fretta adotta provvedimenti volti ad arginarne gli effetti negativi.” Lo afferma il consigliere comunale del Pdl, Nicola Becce aggiungendo che “sempre più, al giorno d’oggi, gli Enti e le Amministrazioni pubbliche operano in un’ottica prettamente aziendale: al pari di un’azienda anch’essi assoggettano la propria attività al famoso principio delle “3E” (efficienza, efficacia ed economicità); principio che si concretizza con l’adozione di interventi in grado di perseguire gli obiettivi prefissati con il minor dispendio possibile di risorse.Mentre nell’ambito privatistico la fredda logica del contenimento dei costi ben si adatta al fine ultimo del profitto; considerazioni e ragionamenti diversi merita l’ambito pubblico, alla luce della sua particolare natura giuridica fortemente orientata alla socialità.L’ente pubblico, da un punto di vista economico-finanziario, non si prodiga per il perseguimento di un utile aziendale ma del pareggio di bilancio, condizione necessaria e sufficiente per consentire la sua sopravvivenza nel lungo termine. Tale condizione, tuttavia, non può essere unica ed esclusiva in quanto deve tener conto della natura dell’Ente in questione, pubblica appunto.Sopravvivenza economico-finanziaria e socialità sono due “elementi” interconnessi e inscindibili che consentono ad un Ente  di poter operare nel lungo periodo, realizzando attività indirizzate al soddisfacimento dei bisogni della collettività di riferimento. Si avverte la sensazione – dice Becce- che a pagare le conseguenze di questa lotta quotidiana al deficit sia il Welfare, ovvero quelle politiche volte alla tutela dei diritti dei cittadini; tale sensazione emerge se si considerano i recenti tagli sui trasferimenti agli enti locali, i ticket sanitari ed altri provvedimenti che colpiscono in modo diretto la collettività nelle sue fasce più bisognose. Con questo passo si rischia di trovarsi davanti l’incresciosa scelta di decidere se eliminare alcuni servizi (la cui erogazione costa troppo), andando a ridurre spese e deficit pubblico, oppure aumentare la tassazione, andando ad incrementare i ricavi, o addirittura entrambe. Scelte di tal genere inevitabilmente porterebbero ad un impoverimento delle famiglie che saranno costrette a pagare più tasse e ad usufruire di meno servizi.”