In questi giorni il nostro Paese ha vissuto momenti di forti tensioni e grandi difficoltà; un percorso tortuoso che ha condotto sabato scorso alle dimissioni di Silvio Berlusconi. Dimissioni non semplici per il nostro premier: partito dalla residenza privata di Palazzo Grazioli, passando per Palazzo Chigi fino al Quirinale tra le urla e gli insulti di una folla felice.Perché i cori da stadio ed i caroselli in una giornata così difficile? In un periodo in cui la crisi a poco a poco sta consumando le ultime speranze di ripresa economica?Una crisi, mi par giusto sottolineare, che non ha avuto le sue origini nel “bel Paese”, ma ha scosso il mondo intero mettendo in ginocchio altre potenze europee (si pensi alla Spagna). Berlusconi ed il suo Governo sono state le vittime politiche di tale crisi internazionale, capro espiatorio contro cui si sono scagliate, senza alcuna pietà, insoddisfazioni, frustrazioni di una società indifesa ed impreparata a periodi di siffatta ristrettezza economica.I caroselli, gli striscioni da stadio, le urla, il lancio di monetine, la canzone “Bella ciao” in sottofondo indignano la civiltà di un popolo come il nostro! Per molti dei manifestanti il 12 novembre 2011 sarà ricordato come il giorno della “Liberazione”, assurdità ed esagerazioni di persone che confondono o addirittura non comprendono affatto l’attuale situazione con quella del 25 aprile del 1945.In questa baraonda, in un momento così critico, l’interesse e la salvaguardia del Paese passano in secondo piano: unica preoccupazione per rappresentanti e sostenitori della sinistra è danneggiare ed insultare l’immagine e l’operato di Berlusconi, come se gli ultimi 18 anni di storia repubblicana li abbia voluti, scelti e vissuti un altro popolo non quello italiano.Per la serie “meglio una serata da leoni che 6.570 giorni da pecora”!E la crisi, le lacrime dove sono? Per una notte la crisi può farsi da parte ed attendere, anche se inconsciamente ci ha condotto al delirio.Molti si aspettavano che in un clima di così assurda festività il popolo azzurro si facesse da parte, quasi in segno di vergogna; mi dispiace per tutti coloro che nutrivano tali speranze, ma così non è stato: a Milano davanti al teatro Manzoni sventolano bandiere tricolori e del PdL, a Roma davanti a Palazzo Grazioli ed al Quirinale alle urla di disapprovazione ed agli insulti si contrappongono applausi ed incitamenti al Cavaliere. Il popolo azzurro in queste travagliate ore dimostra grande orgoglio e dignità, non traspare sul volto né vergogna, né imbarazzo, si fa largo tra la folla dei manifestanti non ad occhi bassi, ma con lo sguardo fiero per sostenere il presidente, il suo presidente.Noi del PdL, dobbiamo camminare a testa alta con lo sguardo proteso al futuro: solo una crisi internazionale avrebbe costretto Berlusconi alle dimissioni, un leader politico che con il suo carisma e le sue innate capacità ha garantito l’unità e la stabilità di un partito che ha dominato le scene politiche ed ha conquistato il consenso elettorale per quasi un ventennio.In questi giorni non è chiaro il futuro che attende il nostro paese: da un lato i sostenitori che accettano la sfida del Governo Monti, dall’altro quelli che avrebbero voluto le elezioni. La scelta di andare al voto, a mio avviso, sarebbe stata la scelta migliore: ogni Governo, in quanto rappresentazione della volontà popolare, deve essere votato ed eletto dal popolo. Un Governo tecnico, pur accollandosi la difficile e scomoda adozione delle misure anticrisi, rimane pur sempre una forma ibrida, impersonale, imposta dai livelli superiori in cui difficilmente la popolazione italiana può riconoscersi ed identificarsi. Una scelta che col tempo potrebbe ritorcersi contro: i ministri non eletti dal popolo, alcuni dei quali addirittura sconosciuti al popolo, dovendo prendere decisioni scomode, potrebbero generare ulteriore malcontento tra i cittadini in quanto non percepiti come loro rappresentanti, come portavoce delle loro istanze, delle loro esigenze e dei loro bisogni.Se fossimo andati al voto, sono sicuro, il PdL avrebbe portato a casa un altro successo perché non esiste al momento un’alternativa politica valida: il Pd continua a dimostrarsi partito poco concreto, scarsamente unito e stabile, segnato da divisioni, fratture profonde difficili da rimarginare, contraddistinto dalla perenne difficoltà di identificarsi e riconoscersi in un leader (basti pensare allo scompiglio creato da Renzi).“Il popolo, in quanto tale, rappresenta la massima autorità elettiva: dobbiamo lottare, non arrenderci, per costruire il nostro Domani”.