Open days: come crescere in maniera sostenibile

La seconda giornata degli Open Days, che hanno visto complessivamente la presenza di oltre 500 persone, “non solo amministratori e addetti ai lavori, ma soprattutto giovani, che al teatro Stabile hanno voluto respirare aria d’Europa” è stata dedicata ad approfondire i temi già proposti nel corso della prima sezione dei lavori, “con tecnici qualificati – come spiegato nell’introduzione il Sindaco di Potenza Vito Santarsiero – chiamati a illustrarci le strategie e le risorse per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Il partenariato del quale facciamo parte ci ha consentito di essere protagonisti di una serie di Open Days, che prima di Potenza sono stati celebrati a Bruxelles, a Venezia, a Roma. ‘Europa 2020’ che vive soprattutto per i suoi grandi obiettivi: oltre il 40% dei giovani devono essere laureati, il 75% della popolazione tra i 24 e i 65 anni deve lavorare e tanti altri obiettivi concreti. Da giugno questi obiettivi hanno cominciato a concretizzarsi con i finanziamenti delle Politiche di coesione. I regolamenti applicativi sono arrivati a ottobre e dal primo gennaio 2014 si comincerà a toccare con mano i risultati. Evitare la frammentazione in tutti i settori, dall’energia alle aree urbane, tutto con l’obiettivo di un sviluppo ecosostenibile. Rispetto alle verifiche ‘ex ante’ che consentono o meno l’arrivo dei fondi europei, e che riguardano il contesto nel quale quegli stessi fondi sono richiesti, non saranno più fondi sostitutivi di quelli ordinari, una rivoluzione che obbliga gli Enti locali e i governi nazionali ‘a preparare il terreno’ affinché i finanziamenti vengano assegnati”.
La mattinata ha visto aprire gli interventi Francesco Monaco, responsabile dell’Area Mezzogiorno e cooperazione dell’Anci. Nell’illustrare il quadro finanziario 2014-2020 ha spiegato che “la proposta prevede per sette anni un importo complessivo pari a 1.025 miliardi di euro di impegni e circa 972 miliardi di pagamenti. Gli obiettivi delle politiche di coesione, alle quali saranno destinati 336 miliardi di eruo sono due: investimenti per la crescita e l’occupazione, cooperazione territoriale europea”.
L’economista dell’università di Bari Gianfranco Viesti per parte sua si è soffermato sugli effetti reali della crisi “che in Europa si avvertono  molto forti e dai quali si fatica a immaginare una soluzione. Tenere solo i conti in ordine non basta. Serve sì stabilità dei costi ma crescita nell’equità. Innovazione e sviluppo delle politiche europee sono il braccio armato dell’Europa, le risorse principali a disposizione dell’Europa per provare a fare politiche per la crescita. Politiche che non possono prescindere da un centro forte con un governo capitolino che, con buona pace della Lega, sappia scegliere e concentrare le risorse lì dove serve, lì dove è utile. Agevolando, tra l’altro l’assunzione di giovani bravi che mettano in campo la loro intelligenza. Tutto va fatto subito”. 
Secondo il vicedirettore della Svimez Luca Bianchi: “Bisogna dimostrare la convenienza economica degli investimenti nelle aree deboli, che in quest’ottica fungono anche da traino delle aree forti. Abbiamo nelle Regioni molte difficoltà, tema che andrà tenuto presente in questa fase di contrattazione. Il tutto va contestualizzato in un momento storico nel quale soprattutto nel Meridione va preservata la tenuta sociale, cioè la capacità di far sì che i tagli siano sostenibili da tutte le componenti della popolazione, e gli stessi tagli non inficino le capacità di crescita futura del Paese”.  
A chiudere gli interventi della prima sessione il professore dell’università di Basilicata Ettore Bove che dopo un excursus sulle parole dell’economista Rossi Doria che “a fine anni Cinquanta segnò un punto di svolta nelle politiche di crescita e di sviluppo embrionale di quelle europee. Oggi la situazione lucana purtroppo non è cambiata molto e il rischio, la quasi certezza, è che tra vent’anni di tanti Comuni lucani non rimarrà che un punto su una cartina geografica. Il futuro sarà giocato sull’intelligenza, sulla conoscenza, sul patrimonio umano”.
Nella seconda sessione dei lavori la parola è passata al direttore dell’Ufficio Europa di Hannover Andreas Listing che ha parlato di “cooperazione territoriale, rapporto tra ruralità e zone urbane, capacità di cooperare di Stati, Aree territori, città”.
Per il dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica del ministero dello Sviluppo economico Carmela Giannino “il quadro strategico nazionale è stata la base sulla quale si sono innestati gli interventi di sviluppo, che dovevano mettere insieme i fondi comunitari e i fondi nazionali, cioè i Fas (fondi per le aree sottoutilizzate). La crisi ha impedito che il Cipe potesse prenderne atto. Le politiche di Coesione rappresentano oggi uno strumento che non può subire modifiche in corso d’opera e possono essere davvero il punto di partenza per lo sviluppo dei nostri territori”.
Per gli uffici di via Anzio il dirigente generale della presidenza della Giunta regionale Angelo Nardozza parla di “un accelerazione formidabile negli ultimi mesi di un disimpegno del settore pubblico nei processi di finanziamento. In Basilicata si procede bene sui servizi sociali, meglio sulla coesione sociale, anche grazie all’utilizzo delle royalties del rivenienti dal petrolio. Al momento le risorse ordinarie mancano, l’addizionalità non c’ più, dunque bene gli obiettivi strategici secondo le priorità, la concentrazione di risorse, sempre tenendo presente l’estrema accelerazione che i processi hanno subito e del difetto di managerialità che affligge il Sud e la Basilicata in particolare”.
Nella chiusura del dibattito la delegata Anci alle Politiche comunitarie Micaela Fanelli ha sottolineato come “le politiche di coesione hanno un fondamento costituzionale per rimuovere le differenze sociali. Gli Open Days ci dicono che l’Europa nasce per la coesione territoriale così come indica l’articolo 3 secondo comma della Costituzione. Obiettivi, risorse, innovazione, energia, ambiente, dissesto idrogeologico, questi i temi sui quali giungere una piena condivisione delle politiche di coesione, per le quali il budget va mantenuto invariato. Dobbiamo riuscire a spostare sui servizi innovativi un’area urbana in grado di cambiare il proprio dna. Importante una governance più forte che sviluppi esperienze già in atto quali patti territoriali, urban, programmi operativi con il Mezzogiorno che prosegua a essere protagonista così come proposto e promosso in questi ultimi anni dal sindaco Santarsiero in ambito Anci. La grande sfida del Mezzogiorno è quella della classe dirigente che deve saper essere, come dimostrato in questi giorni a Potenza, sempre più classe dirigente europea”.