
2 febbraio 2012 – Cinema Don Bosco
Giovedì d’Autore
Miracolo a le Havre
doppia proiezione:ore 19.00 e 21.15
regia: Aki Kaurismaki
cast: A. Wilms (Marcel Marx) • K. Outinen (Arletty) • J. Darroussin (commissario Monet) • B. Miguel (Idrissa) • E. Didi (Yvette) • E. Salo (Claire) • J. Léaud (delatore) • F. Monnié (droghiere)
genere: Commedia/Drammatico – durata:103 min – nazione: Finlandia / Francia / Germania, 2011
“Premio della critica” al Festival di Cannes 2011
Marcel Marx è un uomo semplice, un ex-scrittore ritiratosi a Le Havre a fare il lustrascarpe insieme alla moglie Arletty. I suoi giorni scorrono tranquilli, finché una serie di accadimenti metteranno alla prova la sua calma: l’arrivo nella sua vita di un immigrato dall’Africa nera, l’ammalarsi della sua amata e il duro scontro con il sistema costituzionale occidentale. Tuttavia, il suo ottimismo non sembra cedere e il buon cuore degli abitanti del suo quartiere aiuterà non poco…
Lo stile è quello di sempre, la regia e la direzione degli attori anche, così come non cambia la voglia di scegliere i suoi protagonisti tra i reietti e i perdenti. Ma per una volta non sono la disperazione e lo sconforto a vincere bensì il sogno e la speranza. Riso e commozione sono da sempre colori presenti nella tavolozza di questo magnifico pittore di cinema, ma di rado capita di vederli così ben distribuiti sulla tela dello schermo (Curzo Maltese-Corriere della Sera)
Ogni tanto, in mezzo agli orrori e alle ingiustizie, qualcosa che provi a riconciliare con la parte buona dell’umanità, ci deve pur essere..(Fulvia Caprara – La Stampa)
Eppure il grande finlandese di ‘Nuvole in viaggio’, ‘L’uomo senza passato’, ‘Le luci della sera’, è uno di quei registi che fanno sempre lo stesso film ma ogni volta ci incanta. Non sarà mai popolare come merita perché si ostina (per fortuna) a fare l’elogio della povertà attraverso dropout, barboni, operai, lavoratori dai gesti lenti e dalla lingua curata. Filmati con tutto l’amore, la fantasia e l’umorismo a miccia lenta con cui riprende i muri scrostati, le insegne scolorite, i bar di quartiere dove la gente ancora si parla e magari si dà una mano. (Fabio Ferzetti – Il Messaggero)