
16 febbraio 2012 – Cinema Don Bosco
Giovedì d’Autore
Almanya – La mia famiglia va in vacanza
doppia proiezione:ore 19.00 e 21.15
cast V. Erincin (Hüseyin anziano) • L. Huser (Fatma anziana) • F. Yardim (Hüseyin giovane) • D. Gül (Fatma giovane) • D. Moschitto (Ali) • P. Schmidt-Schaller (Gabi) • A. Tezel (Canan Yilmaz) • M. Algrang (Dolmetscher) • A. Monot Jr. (Nachbar)sceneggiatura N. Samdereli • Y. Samdereli musiche G. Baumann fotografia The Chau Ngo montaggio A. Mertens
genere: Commedia – durata: 97 min – nazione: Germania 2011
presentato fuori concorso al Festival di Berlino
Ottimo esordio delle sorelle Samdereli che con un pizzico di autobiografia e una buona tecnica costruiscono una brillante commedia corale sui rapporti familiari, le differenze culturali e le difficoltà d’integrazione in questa Europa sempre più multiculturale. Riescono a far ridere e a far commuovere, davvero brave!La famiglia Ylmaz vive in Germania da quando il nonno Hüseyin è immigrato alla fine degli anni 60 come “lavoratore ospite” ed è giunta ormai alla terza generazione. Una sera, durante una riunione di famiglia, Hüseyin sorprende i suoi cari con la notizia dell’acquisto di una casa in Turchia. Inoltre, ha organizzato un viaggio fin lì con tutti loro per andare a risistemarla. Nonostante l’iniziale sconcerto, la famiglia accetta la proposta di partire alla volta della terra d’origine, affrontando un viaggio pieno di ricordi, discussioni e riconciliazioni… Il viaggio della speranza che fra il 1961 e il 1973 portò due milioni di turchi in Germania, come una favola vista con gli occhi di un bambino. L’integrazione è trattata in chiave di commedia svelta e intelligente, oltre che complessa e ben articolata. Il gioco di specchi fra due paesi lontani in tutto come un’occasione continua di equivoci, confronti, buffi incidenti; sotto cui però scorrono tutti i grandi temi della differenza, della scoperta e del rispetto reciproci. Fabio Ferzetti – Il Messaggero
L’esordiente Yasemin Samdereli riesce, infatti, ad abbracciare circa cinquant’anni di storia limitando le derive del ricatto sociologico e della retorica oleografica. (…)Valerio Caprara – Il Mattino