Sindaco e assessori replicano alle accuse di immobilismo avanzate da Simonetti

“Con riferimento alle ultime vicende amministrative del Comune di Potenza, puntualmente da vari pulpiti si alzano voci. Sono quelle della vecchia politica che vuol tornare e farci ritornare, che parla senza cognizione di causa, senza proposte, senza idee. La politica di chi, maggioranza o minoranza che sia, ha spesso occupato postazioni istituzionali di primo piano e poi ricevuto incarichi di primo piano e significative prebende, senza dare conto del proprio operato e di quanto inciso concretamente nei processi di crescita della nostra comunità. Vecchia politica che oggi pensa di essere credibile e di poter sempre pontificare.” Così il Sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, risponde a Pietro Simonetti che dalle pagine di un quotidiano aveva lanciato accuse di immobilismo all’attuale amministrazione.
“Amministrazione immobile, ben venga -aggiunge Santarsiero- con oltre 600 alloggi di edilizia sociale in corso, con una durissima azione di risanamento del bilancio, con opere strutturali importanti, con una strategia pluriennale, Potenza 2020 approvata in Consiglio Comunale, con azioni come il PAES, il PISUS, il sistema metropolitano ecc. In ultimo la vendita del Tribunale. Facile parlarne senza conoscerne fatti, procedure, percorsi, leggi, condizioni del Comune. Da amministratori ci siamo fatti carico della capacità del discernimento, responsabilità delle scelte e realismo dell’azione. Martedì prossimo in II° Commissione consiliare l’assessore Pace fornirà ogni dettaglio sulla vicenda che è vissuta di  chiarezza e trasparenza. Mi auguro che Simonetti partecipi a tale seduta. Dispiace che un’operazione che ha destato l’attenzione nazionale come esempio virtuoso di abbattimento del debito pubblico mediante la dismissione di asset immobiliari, che ha avuto il plauso dell’Anci, della direzione generale della Cassa Depositi e Prestiti, di Ministri come Barca e Profumo che l’hanno additata come esempio e che sta per essere pubblicata in un libro specialistico della materia, attragga l’attenzione  a livello locale in maniera così superficiale e distorta.
Accettiamo ogni critica da Simonetti come da tutti, ma vorremmo che venissero dopo il duro lavoro della informazione e dello studio serio dei problemi. Che altrimenti si fa solo populismo che poco aiuta alla crescita civile. A Simonetti poniamo subito un problema: come chiudere il nostro bilancio, così gravato da un debito che appartiene alla sua epoca di amministratore (e diciamolo che si condivideva e si spartivano postazioni molto più di quanto si voglia far credere) nonché dai poderosi tagli  ai Comuni dovuti ad un deficit nazionale pazzesco che appartiene ad una Italia più sua che mia. C’è una buona idea? Vogliamo parlarne insieme? E comunque tra due anni c’è una fascia tricolore a disposizione.”
L’Assessore FedericoPace ricorda a Simonetti che “un futuro pieno di debiti” e’ stato quello che ci siamo trovati davanti quando, nel 2004 il Sindaco Santarsiero si è insediato con un pignoramento in Tesoreria di 4 milioni di euro per sentenze esecutive, poi riconosciute come debito fuori bilancio, derivanti da erronee procedure espropriative sulle aree di Macchia Giocoli. Al 31/12/2004 il debito del Comune di Potenza ammontava a 140 milioni di euro comprensivo di quel famoso mutuo di 65 miliardi di vecchie lire derivanti dal sofferto dissesto finanziario del 1994 e che finiremo di pagare nel 2025! Da allora ad oggi, l’amministrazione comunale ha approvato e riconosciuto circa 28 milioni di euro di debiti fuori bilancio per errate procedure espropriative e solo la Corte dei Conti, cui opportunamente ogni delibera e’ stata puntualmente trasmessa, valuterà ed accerterà eventuali responsabilità amministrative e contabili di quello che ha definito “debito organizzato”. Ora, al 31/12/2011 il debito del Comune di Potenza si e’ ridotto a circa 110 Milioni di euro: da tecnico e non da “politico” ( anche se personalmente l’ho sempre conosciuta e stimata come politico, non avendo mai incontrato alcun titolo davanti al suo nome,) non le potrà sfuggire, da un banale calcolo aritmetico, come in sette anni questa amministrazione “immobile” abbia abbattuto il suo debito attraverso una rigorosissima politica di risanamento finanziario, una illuminante politica di transazioni  ( vedi espropri Russillo, transazione Scancase, consorzio Asi, acquedotto pugliese, che da sole hanno rappresentato un esempio di come, di fronte ad una condanna certa, la veemenza e la tenacia di un’amministrazione, ha conseguito risparmi per 8 milioni di euro) attraverso quella straordinaria rinegoziazione del debito fatta già nel 2005 attraverso l’emissione di BOC per 80 milioni di lire ad un tasso fisso del 3,71% ( in considerazione degli attuali prezzi del denaro in Europa, e il differenziale del bond italiano con quello tedesco, le banche, sui BOC del Comune di Potenza, ci perdono soldi veri!). Ed infine, la vendita dell’immobile adibito a sede dell’Amministrazione Giudiziaria.
L’idea di vendere il ‘palazzo di giustizia’ nasce nel 2008 quando il Comune di Potenza avanzava dal Ministero di Grazia e Giustizia circa 12 milioni di euro di rimborsi per le spese di gestione e chiedeva di essere riconosciuto il cosiddetto fitto figurativo sulla base di una valutazione pari a 3,1 milioni di euro di canone annuo calcolato dall’Agenzia. Ad oggi, il Comune di Potenza, ha avuto riconosciuti meno di 250 Mila euro!Fu così che decidemmo di vendere l’immobile e l’intera operazione, fu approvata nel dicembre 2008 all’ unanimita’ dall’ intero Consiglio Comunale dell’epoca che ne riconobbe gli indiscussi vantaggi per l’Ente: basterebbe riprendere le relazioni ed il dibattito per sgombrare il campo da ogni dubbio o illazione avanzate in questi giorni attraverso una proposizione “a pezzi” del contratto di locazione ed avulsa dal decreto regio del 1941 che come legge speciale  disciplina la materia della gestione dei Palazzi di Giustizia in Italia a carico dei Comuni dove questi insistono con mistificazioni e distorsioni della verita’. Dal 2008 al 2011 sono stati espletati tre avvisi pubblici di vendita dell’ immobile in questione, gare ad evidenza Europea, pubblicate sui maggiori quotidiani economici italiani ed internazionali fino a giugno dello scorso anno, quando la Maya immobiliare si aggiudica la procedura negoziata di vendita del Palazzo di Giustizia. C’è da chiedersi come mai i bandi siano andati deserti se questa fosse un’operazione a tutto vantaggio dei privati! E proprio nelle difficolta’ a trovare un acquirente stanno i grandi vantaggi del Comune nell’operazione: innanzitutto, il prezzo di vendita, il prezzo di 32 milioni di euro e’ stato ritenuto assolutamente congruo dagli uffici, perché esso sconta il VINCOLO DI DESTINAZIONE PERPETUO dell’ immobile ad amministrazione di giustizia. Per intenderci, il promittente acquirente diventerà proprietario di una struttura dove non potra’ farci quello che vuole come se fosse casa propria, anzi, non potra’ neanche entrarci senza essere preventivamente autorizzato! Nè potrà cambiarci la destinazione d’uso, nè potrà sublocarlo, ne’ puo sfrattare gli inquilini, nel caso , non impossibile, che il Comune o chi per esso, paghi il fitto in ritardo o vada in dissesto finanziario!  E pure le attività commerciali funzionali all’ amministrazione della giustizia (Tabacchi, bar, edicola, banca, ecc…) già presenti all’ interno del Palazzo, continueranno ad essere gestite dal Comune di Potenza che ne percepira’ anche i fitti (circa 100 Mila euro annui).
Il canone di locazione pattuito, non e’ stato oggetto di trattativa tra le parti, ma e’ stato determinato tenendo conto proprio di quella stima dell’Agenzia del Territorio che nel 2008 consenti’ invano al Comune di chiedere al Ministero di grazia e giustizia il c.d. Fitto figurativo ( 3,1 mln del 2008 adeguati con  indici ISTAT ai 3,290 milioni di euro annui attuali). Insomma, il fitto figurativo diventera’ un fitto reale e, ai sensi del regio decreto del 1941, il Ministero e’ obbligato  al rimborso, così come avviene per i tribunali di Napoli o Pozzuoli, il Comune di Potenza  chiederà al Ministero di pagare il canone al privato, una volta trasferita la proprieta’ dell’immobile e di questo pagamento se ne terrà  conto in sede di rendiconto annuale sulle altre spese di gestione del Palazzo.
Circa l’utilizzo dei proventi, anche questo è scritto ben chiaro nella delibera di Consiglio del 2008, i cui contenuti vengono ignorati; essi saranno destinati all’abbattimento del debito mediante l’estinzione anticipata dei mutui che il Comune ha in essere con la Cassa depositi e Prestiti fino alla concorrenza di 32 mln di euro cui si sommeranno altri circa 4 milioni di euro, sempre a carico dei privati, per spese notarili e imposta di registro.
Premesso che la rata di ammortamento annuale del Comune di Potenza per pagare il suo enorme debito storico ammonta a 12,5 mln di euro, si riusciranno a liberare circa 4,5 milioni di euro di spesa corrente all’anno e per sempre, consentendo alla città di trarne un immediato vantaggio, il tutto attraverso la estinzione anticipata di mutui più recenti e di quelli con rata più alta ( si pagano prima gli interessi e poi il capitale e lo sa bene Simonetti semmai abbia fatto un mutuo per comprarsi la casa).  Se a questo aggiungiamo che un immobile di tale grandezza, una volta diventato di proprietà privata, paghera’ una IMU per un importo di circa 400 mila euro annui e che,  dalla gestione della liquidità di cassa (  di qui la polemica nazionale dei Comuni sulla Tesoreria unica che sottrae giacenze di cassa vincolata) il Comune potrebbe risparmiare interessi per l’utilizzo di anticipazione di tesoreria per circa 1,2 mln di euro all’anno e potrebbe altresì investire le plusvalenze derivanti dall’estinzione dei mutui in titoli di Stato guadagnando circa 150 Mila euro a semestre, tirando i totali e volendo rendere ancora più pessimistiche le gia’ prudenziali previsioni, dalla vendita del Palazzo di Giustizia il Comune guadagnerà circa sette milioni di euro all’anno che, moltiplicato trenta anni, fanno 210 milioni di euro ( da tecnico bisognerebbe stimare un tasso di inflazione secondo la tecnica del valore attuale, ma siamo politici, non tecnici).
Anche le questioni relative alle straordinarie manutenzioni, non possono essere comprese senza la lettura del Regio decreto del 1941: sono a carico del Comune solo quelle che la Commissione di Manutenzione del Palazzo di Giustizia, l’unico organo di governo della struttura, riconoscera’ come ‘funzionali’ all’attività giudiziaria e come tali, ammesse al rimborso da parte del Ministero di Grazia e Giustizia. Tutto il resto, compreso gli impianti idrici, elettrici e sanitari, sono a carico della  proprietà .
L’assessore Giuseppe Ginefra precisa “che il servizio di trasporto non risponda alle esigenze dell’utenza è chiaro anche all’Amministrazione Comunale visto che ha affrontato un coraggioso percorso di completo ridisegno del programma di esercizio del TPL, vincendo resistenze al cambiamento che in questo settore sono particolarmente forti in tutto il Paese. Siamo alla vigilia dell’affidamento pluriennale del servizio (bando ad aprile prossimo). Non si è potuto fare prima perchè vanno rispettate le regole europee che impongono un anno di preinformazione prima della gara. Quanto alla affidabilità del servizio, informazione all’utenza  e informatizzazione dello stesso, è già partito un progetto di infomobilità per un importo di 1,4 milioni di euro. Tutto il sistema di trasporto del futuro è fondato sull’integrazione tra gomma, scale mobili e metropolitana per conseguire l’obiettivo di una sostanziosa riduzione del traffico veicolare privato: Tutto il sistema ha, tra i suoi obiettivi primari, quello del miglior collegamento e della rigenerazione del centro storico, altro che sua desertificazione. I circa 18 mila passaggi medi giorno registrati nelle ultime settimane sul sistema di scale mobili, sono lì a dimostrare  l’utilizzo sempre maggiore degli impianti meccanizzati e gli 11 milioni di euro assegnati alla città di Potenza dal Ministero dei Trasporti per rafforzare il servizio metropolitano, confermano la bontà complessiva dell’intero sistema. Circa la stazione delle autolinee di via Nazario Sauro essa sarà sempre più il Centro Direzionale della Mobilità, luogo di governo del TPL. Forse Simonetti non sa che la superficie a disposizione di tale opera, così come ereditata, sarebbe sufficiente per solo 18 posti autobus senza tener conto delle esigenze di parcheggio per 5000 metri quadrati di uffici.”