Consiglio Comunale del 12 marzo 2012

 Il Consiglio comunale ha inizio alle 9,50 con il presidente Vincenzo Santangelo che illustra brevemente lo svolgimento “della seduta odierna, un Consiglio comunale aperto sul tema dei rifiuti, richiesto da alcuni consiglieri comunali, primo firmatario il presidente del gruppo consiliare dei Popolari Uniti Sergio Potenza”. Il sindaco Vito Santarsiero saluta e ringrazia a nome dell’Amministrazione il segretario generale uscente Giuseppe Pace “per il lavoro di qualità svolto in questi sette mesi” e il neosegretario Antonio Fraire.  Il presidente Santangelo cede la parola proprio al consigliere Potenza che comincia la sua relazione: “Sistema dei rifiuti in Basilicata e nella città di Potenza: problematiche connesse alla raccolta e allo smaltimento; soluzioni, programmi e piani di attuazione per una nuova politica di tutela del territorio. Il tema in trattazione è complesso, ognuno ha uno schema ideale per giungere ad una soluzione, però il nostro obiettivo è quello di iniziare un percorso all’interno del quale la città capoluogo di Regione vuol essere protagonista per il bene della comunità. La città di Potenza, al pari di altri comuni, è alle prese con cicliche situazioni di “emergenza rifiuti” e, purtroppo,  non si capisce quale sia la via di uscita da una situazione destinata solo ad aggravarsi. Nei mesi scorsi abbiamo compreso che una semplice protesta di cittadini dinanzi ad una delle discariche in funzione è sufficiente per mandare in “tilt” il labile quanto inadeguato sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Iniziamo col dire che nel Testo Unico sull’Ambiente alle Regioni sono riconosciute, ai sensi dell’art. 196, competenze in materia di predisposizione, adozione e aggiornamento, sentite le provincie e i comuni, dei piani regionali di gestione dei rifiuti di cui all’art. 199 (così come novellato dal D.Lgs. 205/10). In via esemplificativa rientrano nel quadro delle competenze regionali:

– la fissazione degli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere,fermo quanto disposto dall’art. 205 del T.U.;

– i sistemi di raccolta dei rifiuti e gli impianti di smaltimento, ed anche il recupero di quelli esistenti;

– le politiche generali di gestione dei rifiuti;

– la delimitazione di ogni singolo Ambito Territoriale Ottimale sul territorio regionale;

– le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia;

– un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti.

Le competenze delle Provincie e dei Comuni, secondo quanto individuato dalla normativa vigente, attengono: per quanto riguarda le prime, in linea generale, a funzioni  amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, invece, per i secondi, all’adozione di regolamenti di gestione dei rifiuti urbani, definendo, di conseguenza, la qualità e quantità degli stessi. Attualmente sono in vigore il piano della Regione Basilicata risalente all’anno 2001 e quello della Provincia di Potenza del 2002, entrambi mettono al centro il sistema dell’incenerimento.  Quanto alla Provincia di Matera è notizia di qualche settimana fa la presentazione del nuovo piano sui rifiuti. Ebbene la Regione Basilicata, nell’ambito del quadro normativo vigente,  deve procedere speditamente verso un serio programma di intervento,  abbandonando definitivamente il vecchio modello del “tutto” in discarica e della gestione del rifiuto attraverso l’incenerimento. Occorre puntare sulla raccolta differenziata spinta, sul riciclaggio e sulla riduzione della produzione dei rifiuti. Diversi sono gli esempi su cui puntare, pensiamo alla vicina Puglia, che è riuscita ad uscire dal commissariamento ponendosi obiettivi importanti di riduzione della produzione dei rifiuti  e di raccolta differenziata; al Comune di Salerno che ha raggiunto l’80% nel sistema di raccolta differenziata domiciliare. L’art. 205 del D.Lgs. 152/06 (così modificato dall’articolo 21 del d.lgs. n. 205 del 2010) stabilisce che in ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti: almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012. Attualmente nella Provincia di Potenza abbiamo un livello medio della raccolta differenziata pari ad un misero 16 percento; invece nel capoluogo la percentuale è appena migliore con un 23,73 % certificato. La Regione Basilicata, quindi, per aumentare le percentuali dovrebbe spingere sui criteri di premialità e penalità per i comuni, utilizzando gli strumenti legislativi a sua disposizione. E’ giusto premiare chi raggiunge nel periodo stabilito gli obiettivi della raccolta differenziata; finanziare l’ente che decida di passare dalla raccolta in strada a quella domiciliare; stanziare degli incentivi per i comuni più virtuosi nella riduzione della produzione dei rifiuti. Inoltre, riteniamo che si possa dar corso a quella previsione di conversione delle piattaforme di trattamento meccanico-biologico di Sant’Arcangelo e Venosa, con finanziamento P.O.Fesr della Regione Basilicata, solo dopo che quest’ultima abbia effettivamente proceduto alla stesura del piano regionale sui rifiuti,  altrimenti il processo attivato procederebbe all’inverso: prima realizziamo e poi pianifichiamo!. Partiamo da una seria concertazione tra Regione, Province e Comuni interessati. Occorre, quindi, invertire la rotta: agire sulla differenziata spinta e realizzare una rete di impianti adeguati ai tempi, con il ritorno dei vantaggi connessi al recupero della frazione organica. La città di Potenza negli anni passati ha reso un servizio a tutta l’area del bacino circostante, consentendo ad altri comuni di sversare i rifiuti nella  discarica di Pallareta, oggi chiusa per i raggiunti limiti. Se il capoluogo avesse agito con egoismo, oggi, certamente, avrebbe ancora la possibilità di portare parte dei rifiuti nella propria discarica con notevole risparmio economico. Invece siamo arrivati a dover sostenere un costo di smaltimento di  circa 210 euro a tonnellata (dati ufficiali dell’Acta spa), perché manca una tariffa unica regionale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Secondo quanto riferitoci dagli addetti del settore, troppo spesso il costo di smaltimento varia in aumento con il susseguirsi delle ordinanze emesse dalla Regione, cioè ci è parso di capire che  le discariche autorizzate ne approfittino in presenza di una necessità. Tali costi, purtroppo, sono successivamente destinati ad incidere sulle tasche dei cittadini in quanto i comuni per esigenze di bilancio sono costretti ad aumentare la Tarsu. L’amministrazione comunale di Potenza, dal canto suo, si sta impegnando per sviluppare la raccolta differenziata su tutto il territorio cittadino, tant’è che nelle scorse settimane ha approvato un progetto realizzato in collaborazione con il Conai. Il piano prevede l’introduzione di un nuovo servizio di raccolta domiciliare sia per le utenze cittadine sia per quelle commerciali e produttive, relativamente a quattro tipologie di rifiuti: carta e cartone, imballaggi in plastica e metalli, rifiuto organico e rifiuto non differenziabile. Una volta a regime, gli unici contenitori stradali saranno quelli per la raccolta del vetro e degli abiti usati. Verranno, inoltre, implementate le raccolte degli ingombranti a domicilio, dei piccoli apparecchi elettrici ed elettronici, delle pile e delle batterie esauste, dei farmaci scaduti e dei pannolini, mentre tutti gli altri rifiuti potranno essere conferiti ai centri di raccolta comunali. Ci aspettiamo che a breve la Regione Basilicata finanzi per intero l’iniziativa in modo da avviare il processo entro il 2012; caro presidente sarebbe un gesto di grande attenzione per il capoluogo e, in presenza di un impegno, l’intera assise non potrebbe che riconoscerle il merito e la lungimiranza. Passando oltre, nel pieno rispetto dei presupposti di base comunitari sul libero mercato e la concorrenza, nel settore della gestione dei rifiuti non possiamo trascurare quell’interesse pubblico ad una gestione efficiente e sana del servizio stesso. Forse è il caso di pensare ad un ciclo interamente pubblico. Attualmente la città di Potenza è legata da un lato ad una stazione di trasferenza e dall’altro all’inceneritore Fenice, entrambe le strutture gestite  con i tempi e le modalità fissate dal privato. Occorre realizzare una stazione di trasferenza nell’area del bacino di Potenza e all’uopo occorre pensare ad un ruolo strategico dell’Acta spa. In tale contesto, però, abbiamo dimenticato che ancora esiste per la città di Potenza un problema chiamato: “inceneritore di San Luca Branca”. Un’opera il cui costo è stato stimato in oltre 9 milioni di euro e da oltre vent’anni brucia più soldi che rifiuti, con ovvie ricadute negative sul bilancio del comune.  Come già detto in passato, forse dovremmo iniziare ad abituarci  all’idea di un possibile abbandono dell’impianto per le più svariate ragioni, ivi  compresa quella della salvaguardia del territorio. L’Acta spa, del resto, dovrà continuare sulla strada intrapresa della campagna di informazione, perché il nuovo modello, con le modalità e i criteri di separazione dei materiali, dovrà essere recepito al meglio da tutti gli abitanti. L’informazione è un elemento di notevole importanza giacché la qualità del differenziato è condizione necessaria per evitare la discarica. Un’opportunità forse la si poteva cogliere con i 21,4 milioni di euro di contributi destinati all’Italia nell’ambito del programma comunitario “life plus” (life +), il cui obiettivo è favorire l’attuazione del 6° Programma di azione ambientale (Paa). Nell’avviarmi alla conclusione, riteniamo che attraverso un nuovo approccio di politica ambientale, la gestione dei rifiuti, tramite una rete integrata di impianti di trattamento, recupero, smaltimento e una pianificazione regionale di tutte le fasi della filiera, degna dei tempi che ci riguardano, debba assicurare:

– l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti non pericolosi in ambiti territoriali ottimali;

– la riduzione della movimentazione dei rifiuti all’interno dell’ambito territoriale di riferimento (l’Acta riferisce in commissione che la città di Potenza ha un costo chilometrico di 25 a tonnellata a tonnellata);

– la ripartizione delle responsabilità tra i soggetti coinvolti;

– l’applicazione di un regime tariffario unico per lo smaltimento.

Tra gli obiettivi ambientali:

– Prevenzione dell’inquinamento con drastica riduzione alla fonte dei rifiuti;

– Valorizzazione economica dei rifiuti attraverso il recupero e la produzione di energia;

– Ricorso in via residuale allo smaltimento dei rifiuti, rivolgendosi essenzialmente a quelli non recuperabili;

– Realizzazione degli impianti di trattamento e recupero.

In definitiva mi piace qui richiamare quanto contenuto in chiusura nel rapporto annuale di Legambiente, secondo cui: “Le regioni hanno grandi responsabilità nella gestione del presente e nel promuovere e governare un futuro possibile. Il loro può essere un ruolo positivo e innovativo, di valenza nazionale, in molti settori delle politiche ambientali”. Allora raccogliamo la sfida e da amministratori, in nome delle comunità che ci pregiamo di rappresentare, cerchiamo di aiutare i territori tutti a compiere quel salto di qualità per una migliore qualità della vita”. Il presidente Santangelo dopo aver letto un breve messaggio attraverso il quale il presidente della Provincia di Matera Stella giustifica la propria assenza cede la parola al presidente regionale di Legambiente Marco De Biase: “Con il dossier ‘Comuni ricicloni’ facciamo sì che si prenda coscienza, tra l’altro del fatto che pur essendo la Basilicata al terzultimo posto in Italia per raccolta differenziata, poco oltre il 16%, si possono ottenere risultati migliori. Il piano sottoscritto dal Comune di Potenza con il Conai va in questa direzione, anche perché per legge entro l’anno è previsto l’obbligo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata. Il percorso va verso la responsabilizzazione dei cittadini, che cambi quello attuale dell’anonimato. Dalla spirale dell’incremento continuo dei costi del conferimento in discarica si esce solamente evitando di produrne in maniera incontrollata. La frazione organica servirebbe ai terreni, e una frazione differenziata che sarebbe acquistata dal Conai, che però chiede raccolte sempre più affinate. Noi sosteniamo il progetto Conai, siamo convinti che i cittadini siano maturi e pronti ad affrontare la raccolta differenziata, per una gestione dei rifiuti moderna che guarda al modello europeo”. Il presidente dell’Acta Domenico Iacobuzio nel tracciare un breve profilo dell’azienda descrive come “nel 1995 l’Amiu venne trasformata in Acta. Nel 1999 contava su 143 dipendenti, oggi 131 con una città che si è notevolmente ampliata e con mezzi sempre più vetusti per carenza di investimenti. Negli uffici si è passati da 16 a 27 persone per motivi vari, tra gli altri malattie professionali. 42 unità sono impegnate all’interno della struttura, 84 all’esterno e 5 unità utilizzate in altri enti anche attraverso comandi. Il progetto Conai è stato ottimamente studiato e calibrato sulla città di Potenza. Le perplessità sono tutte sull’applicabilità del progetto che prevede 83 persone per la raccolta porta a porta, praticamente rimarrebbe scoperto il servizio di spazzamento. Le nuove assunzioni sono impossibili, l’alternativa è l’affidamento esterno con l’aggravamento dei costi. Per il Conai ha spiegato nel progetto che per la raccolta differenziata a Potenza vanno sostenuti costi per 10 milioni di euro, che porterebbero il costo complessivo del servizio dai 14 milioni di euro attuali ai 16 milioni di euro. Vanno considerati anche i 7 milioni di euro di investimenti necessari affinché la raccolta differenziata parta. Per un appartamento di 110 metri quadrati a Potenza si spendono 278 euro di Tarsu a Salerno 425. Dunque non mi sembra che i cittadini risparmino. Le azioni che possiamo pensare di attuare da subito? Possiamo, in merito alla stazione di trasferenza, a una gestione in proprio magari sfruttando le strutture presenti all’interno dell’impianto di incenerimento”. Sabino Altobello commissario dell’Ato rifiuti Basilicata: “Il sistema rifiuti Basilicata è centrato sul conferimento in discarica, ognuno di noi produce 750 grammi al giorno che vengono portati in discarica. Siamo passati da 131 ‘immondezzai’ di 30 anni fa ai circa 5/6 impianti oggi in provincia di Potenza. Non bisogna politicizzare il problema e ritenere sempre che il problema riguardi qualcun altro. Il sistema centrato sul conferimento in discarica va superato, anche se penso che la pianificazione presente in Basilicata è quella che meglio risponde agli indirizzi comunitari. Il piano provinciale di Matera prevede di passare dai 750 grammi a persona ai 250 grammi, un obiettivo possibile e concreto. Abbiamo qualche problema, tra gli altri Potenza. Questi impianti, al netto di Fenice, Tricarico e stazione di trasferenza di Tito sono tutti in mano al pubblico. Gli impianti possono essere gestiti solitariamente da quel Comune insieme al gestore della discarica: questo è uno degli aspetti fondamentali. La Regione ha fatto la conferenza interistituzionale per la gestione dei rifiuti. Credo che il territorio e gli enti locali debbano spingere in quella direzione per evitare diseconomie che alla lunga possano risultare insopportabili per i cittadini. Ci vuole un’autorità, anche la stessa Regione. A Potenza il 23% di frazione secca è un dato significativo di raccolta differenziata, se si somma l’umido si arriva al 50%. Allora è un problema economico, di sostenibilità o cos’altro? C’ un problema di protagonismo delle realtà locali, una sfida che va affrontata e vinta”. Il presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza spiega che “l’obiettivo del minor conferimento in discarica, è tra gli obiettivi che ci consentirebbero di giungere attraverso il meccanismo di premialità, a finanziamenti per 12 milioni di euro. L’approccio non deve essere volontaristico, ma deve avvenire in un mutato contesto legislativo. Se fosse partito l’inceneritore fosse partito, il piano provinciale sarebbe stato meno ‘discaricacentrista’. Sono state fatte scelte che oggi invece guardano con attenzione alla auspicabile modificazione della Legge 6 del 2001, per poter individuare aree idonee e non idonee. A 11 anni di distanza il punto è lavoriamo su una pianificazione complessiva che possa omogeneizzare tutto il territorio lucano. Perché non pensare di conferire a Fenice solo il secco e non il ‘talquale’, potrebbe essere una valutazione sulla quale ragionare. Il sistema del ‘ciclo integrato dell’acqua’ che ha dato frutti positivi negli ultimi anni va copiato ed esportato anche in tema di rifiuti, penso a una tariffa unica che premi e penalizzi chi meglio applica i parametri previsti dalla normativa in tema di raccolta. Il Piano d’ambito poteva un esercizio svolto dalle Province”. Il presidente della Regione Vito De Filippo: “Consideriamo il confronto con le amministrazioni locali arricchente per affrontare e cercare la soluzione delle tematiche politiche e amministrative. Siamo al punto decisivo. A una pigrizia storica nell’affrontare un problema che era non emergenziale con 230.000 tonnellate di rifiuti annui prodotti, oggi vede invece una evoluzione decisiva. Il nuovo impianto di compost intercoprensoriale del ‘Bacino centro’ è stato più volte attenzionato in sede regionale, e ci consentirà, con un modello di raccolta differenziata avanzata, una pianificazione migliore a livello regionale. Riguardo alla tariffa bisogna considerare che per esempio rispetto all’acqua, le tariffe riusciamo a mantenerle eque anche grazie ai 12 milioni rivenienti dalla bolletta idrica che ci corrisponde la Puglia. Le 230 mila tonnellate prodotte, pensando alla raccolta differenziata, è prodotta su un territorio che è appena inferiore a quello campano, fattore che va tenuto nella giusta considerazione. Per il compostaggio servono tre impianti, e per quanto ho capito quello di Potenza, più piccolo, ma pubblico. Sulla governance posso dire che abbiamo finanziato varie esperienze di raccolta differenziata, anche con zero Comunità montane, alcune di queste, però, non hanno avuto seguito. I tre obiettivi di servizio, riduzione del conferimento in discarica, aumento della differenziata, aumento del compost da umido, sono obiettivi che se non perseguiti e ottenuti possono farci perdere finanziamenti. L’Europa si muove verso la termovalorizzazione, anche se non è aprioristicamente contraria all’incenerimento. Fenice incenerisce molto poco rispetto alle potenzialità. Mantenere una quota di rifiuti da incenerire consentirebbe anche di mantenere tariffe eque per i cittadini. Stiamo valutando come alcuni investimenti del Fesr, penso ai parchi nazionali con risorse che possono essere ottenute e utilizzate solo in presenza di un piano di utilizzo del parco, passando al tema rifiuti, siamo consci del fatto che ‘anticipando’ le somme necessarie potremmo ottenere i finanziamenti previsti e, siamo altrettanto coscienti del fatto che spingendo sull’efficienza della raccolta in questa zona si possa giungere alla definizione di un equilibrato progetto di livello regionale”. Il capogruppo dei Dec Angelo Laieta apre gli interventi dei consiglieri comunali. “Finora si è pensato e si operato in maniera disorganica. Oggi abbiamo raccolto in una stessa sede tutti gli enti coinvolti. Ritornare alla gestione pubblica, anche solo delle stazioni di trasferenza, senza coinvolgere il privato, è difficile mantenere i prezzi entro limiti accettabili. E’ impensabile che un impianto come l’inceneritore di Potenza, che anche termovalorizzatore, rimanga inutilizzato malgrado le diverse criticità. Prendiamo atto della capacità di tutti i livelli istituzionali coinvolti nell’avere un’ottica più complessiva e meno parziale. Sono propenso a sperimentare il piano del Conai, perché penso che la città ne trarrà indubbi benefici”. Il consigliere del Pdl Antonino Imbesi si dice “preoccupato del fatto che in tutti gli interventi non siano stati indicati tempi certi. L’amministrazione comunale pare abbia scelto la differenziata, rispetto alla quale però, vanno considerate le difficoltà palesate dal presidente Acta Iacobuzio, carenza di personale, mezzi e quant’altro che avrà come ineludibile conseguenza un aumento delle spese a carico dei cittadini. Le famiglie non ce la fanno più, hanno già raschiato il barile, aumentare ulteriormente la tassazione non ritengo sia la strada percorribile e da percorrere. Chiedo al presidente della Regione di accelerare per risolvere radicalmente il problema”. Il capogruppo del Pd Gianpaolo Carretta sottolinea come “il ciclo dei rifiuti è storicamente soggetto all’interessamento della criminalità organizzata. Il Procuratore generale di Potenza ha dichiarato che fortunatamente in Basilicata al momento ciò non è. Registro impegni indiretti quali il riconoscere il ruolo strategico che la città di Potenza deve rivestire nell’ambito di raccolta e smaltimento dei rifiuti, dichiarato nella sede cittadina più solenne dai massimi esponenti di Provincia e Regione. Autosufficienza, calmierare i costi, tutele dell’ambiente: per questi e per altri obiettivi sono per l’istituzionalizzazione di un organismo in grado di gestire complessivamente il tema. Tariffa unica regionale e progetto del Conai che porta a una raccolta differenziata spinta, sicuramente più problematico di quello applicato a Salerno, per un terreno molto più frastagliato, motivo per il quale mi riterrei soddisfatto di raggiungere un dato anche del 20% inferiore rispetto a quanto fatto dalla città campana”. Il coordinatore dei gruppi d’opposizione Giuseppe Molinari vorrebbe “conoscere se nel futuro si torneranno a ripetere in città i periodi di criticità che abbiamo vissuto, anche di recente. Dobbiamo dare risposte certe e fare scelte importanti anche sull’inceneritore. Se vogliamo risolvere il problema dei rifiuti, dobbiamo sottrarre i privati dalla gestione. Va anche individuata la tariffa unica, è impossibile che un Comune come Potenza sia soggetto ai vari gestori degli impianti. Positivi i segnali dati dalla Regione nel senso di disponibilità al finanziamento del progetto Conai, anche se va tenuto in considerazione il suggerimento di allargarlo all’ambito del Piano strutturale metropolitano”. Il presidente della VI Commissione consiliare, il consigliere dei Pu, Antonio Losasso spiega che “il Consiglio odierno segna un punto importante a favore di un confronto, quello sui rifiuti, che non ha colore politico, e al quale viceversa tutte le componenti politiche e istituzionali possono e devono dare un contributo. I consiglieri comunali supportati dalla nostra base che sono i cittadini devono essere in prima fila nel proporre e prospettare le migliori soluzioni possibili, aree ecologiche, tariffe, impianti, modalità e tipo di raccolta. Ci piace immaginare un percorso congiunto, anche riguardo al progetto Conai, che veda protagonisti i cittadini”. Il consigliere del gruppo misto Vito Mitro evidenzia che “l’Amministrazione deve decidere che cosa fare dell’inceneritore di Potenza. Vanno altresì individuate le competenze e il ruolo da riservare all’Acta. Il Comune vanta crediti per il mancato pagamento della Tarsu di 24 milioni di euro. Bisogna pensare al recupero di questi crediti. L’invito che rivolgo al Sindaco e di programmare interventi anche per l’evasione fiscale. Positivo il progetto Conai, anche se vanno individuate soluzioni che non gravino ulteriormente sulle tasche dei cittadini”. Il consigliere del gruppo misto Rocco Coviello: “Oggi il Consiglio comunale, anche in un momento storico che vede pochissime funzioni attribuite a questo organo, si è per così dire riappropriato dei temi. A onor del vero però la prima parte è apparsa più come un convegno, il secondo riservato a un confronto tra consiglieri. Su questo tema registriamo il non aver raggiunto degli obiettivi. Non abbiamo fornito risposte concrete: inceneritore, discarica di Pallareta, l’Acta è o meno una Spa, nel senso che sono una vera società per azioni, il piano Conai va rimodulato per comprendere i Comuni del Piano strutturale metropolitano. Questi gli interrogativi ai quali non abbiamo risposto e che mi auguro possano trovare l’attenzione nella replica finale”. Il capogruppo del Pdl Fernando Picerno ricorda “che tutti gli Enti, presenti oggi, che negli ultimi 20 anni si sono alternati al potere e scaricati le responsabilità i vari referenti che hanno un unico comune denominatore: quello di essere del centrosinistra. Passando ai rifiuti in senso stretto: se c’è una così grande domanda, perché non si opera per adeguare l’offerta. Gli impianti di compostaggio di Venosa e Santarcangelo sono già partiti, quello di Potenza è quello che dovrà essere realizzato, come mai?”. Il capogruppo del Mpa Salvatore Lacerra considera “quello odierno un primo incontro, per giungere a una soluzione condivisa. Nella vaghezza riscontrata dalle parole del presidente De Filippo trova fondamento anche la vaghezza degli obiettivi indicati e nelle strade ipotizzate per il loro raggiungimento. Serve un’analisi approfondita dei costi. I rifiuti da problema possono e devono essere considerati una risorsa, non un progetto terminale di un ciclo produttivo, ma l’anello di una catena che deve proseguire un percorso industriale. Resto scettico sul progetto Conai. Riguardo ai 24 milioni di euro di crediti non riscossi in tema di Tarsu, dovremmo pensare anche a un concordato che consenta all’Ente di recuperare almeno in parte le somme”. Il consigliere del Pdl Michele Napoli crede “che quest’occasione così importante non deve essere solo una vetrina, ma origine di una riflessione approfondita sulla situazione igienica in cui versa la nostra città. In Italia il costo medio per lo smaltimento di una tonnellata di rifiuti è di 110 euro, a Potenza è di 211 euro. La raccolta differenziata è del 23%, la Basilicata per fortuna produce pochi rifiuti. Negli anni le normative che indicavano percentuali di raccolta differenziata alle quali dovevano giungere gli Enti locali, sono state puntualmente disattese, sia a livello regionale, sia a livello comunale. La città oggi si presenta obiettivamente sporca, malgrado l’impegno degli operatori dell’Acta. Paghiamo ritardi nell’impiantistica, che una volta avevamo entro il territorio comunale e oggi non abbiamo più. Abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere? Registriamo un’inerzia sul tema in tutti i livelli istituzionali locali”. Il Sindaco conclude la seduta: “Gli interventi ascoltati ci hanno permesso di entrare nel merito della questione rifiuti inserendolo in un orizzonte molto più vasto. Abbiamo avuto risposte puntuali e precise. Abbiamo compreso come in un settore di grandissima articolazione la nostra regione si è mossa seguendo un percorso chiaro e di rigore e che ha evitato la questione rifiuti risentisse degli influssi della malavita. Fino a qualche anno fa regnava un certo caos e uno stato di aggressione alla natura indiscriminato. Si è individuato a seguire un numero di impianti giusto per quella realtà, stando a quanto imposto dalla legge che prevedeva una percentuale di raccolta differenziata pari al 35%. Quella previsione impiantistica si è portata dietro difficoltà a cominciare dalla progettazione lasciata ai Comuni e non affidata a un soggetto superpartes. Il sistema ha portato a scegliere la soluzione di un’emergenza immediata, che però non guardava a un’evoluzione che pure si è registrata. Oggi il presidente De Filippo, non individua ancora un percorso legislativo difficile oggi da definire, ma utilizza la conferenza interistituzionale come strumento per definire la grande pianificazione da portare poi sul territorio dove vagliare effettivamente le scelte. Questo il contesto generale. La regione chiude la fase dei primi piani provinciali, mantenendo una posizione rigorista. Seguono scelte forti. Raccolta differenziata spinta e impianti per la creazione di compost. Il resto dei rifiuti o in discarica o negli impianti di incenerimento. La caratterizzazione ambientale del sito della Pallareta prosegue seguendo i tempi a essa necessari. Se concentriamo la nostra attenzione a questi due settori, raccolta differenziata e impiantistica, la conferenza interistituzionale (la struttura di governo del tema rifiuti) è il luogo dove governare il conferimento finale dei rifiuti. Fenice rimane il luogo dove conferire 5 camion da 250 tonnellate, altri due nelle altre due discariche. Con il Conai abbiamo redatto un documento che rende disponibile già oggi il percorso per giungere al 65% di raccolta differenziata nella città di Potenza. Non possiamo arretrare rispetto a questo progetto, va difeso come un elemento di ricchezza. Da un lato abbiamo bisogno dei mezzi e dei contenitori, nell’ordine di 7 milioni di euro, fondi richiesti alla Regione, dall’altro ci sono costi di gestione che aumentano 2 milioni di euro, un in più della previsione Conai. Un’operazione così importante è possibile che ci lasci perplessi per un incremento di spesa così marginale? L’aumento dei costi previsti sarebbe di poco meno del 10%, somma che ci pone in media nazionale. Passando alla situazione dell’Acta oggi ci dice che la raccolta differenziata nel 2011 è stata 23,73 % cui bisogna aggiungere le 800 tonnellate che gestori privati ritirano a domicilio, più del 2%, con punte che nel mese di ottobre ci hanno consentito di raggiungere il 30%. La piattaforma ecologica ha più che raddoppiato il numero di utenti dal 2008 a oggi. Nel Mezzogiorno, mediamente Potenza mantiene una posizione dignitosa, fatta eccezione per Salerno. Progetti Conai così importanti interessano solo Potenza e una realtà pugliese. Riguardo all’umido registriamo la disponibilità del presidente De Filippo alla realizzazione di tre impianti in regione. La caratterizzazione ambientale della Pallareta ci consentirà anche di pensare a quel sito per la stazione di trasferenza. Una delle emergenze è definire un piano di spazzamento della città, con una pulizia straordinaria, per la quale ho dato la disponibilità all’Acta le modalità poste in essere in occasione delle ultime eccezionali precipitazioni nevose”. Il Consiglio comunale termina alle 14,25.