Cesare deve morire – 19 aprile 2012

Cesare deve morire – L’oro del cinema 4a edizione
Cineteatro Don Bosco, Potenza
il 19/4/12
tutti i giovedi
doppia proiezione ore 19.15 e 21.30

Orso d’Oro Festival di Berlino 2012
Regia di Paolo e Vittorio Taviani.
Con Cosimo Rega,
Salvatore Striano, Giovanni Arcuri,
Antonio Frasca.

Genere: Docu-fiction
Durata: 76 min.
Italia 2012 – Sacher Film

Il teatro di Shakespeare trasformato in grande cinema grazie all’idea geniale di far rappresentare uno dei suoi drammi più celebri, il “Giulio Cesare”, da detenuti di un carcere romano, quello di Rebibbia. Si comincia a colori. Con la ricerca fra i detenuti di quelli che potrebbero recitare in uno spettacolo che dovrà svolgersi tra le mura del carcere. Poi, in uno splendido bianco e nero esaltato dal digitale, inizia il dramma. Con gli interpreti che, scortati, lasciano le loro celle per partecipare alle prove su un palcoscenico improvvisato: le parti imparate a memoria, le battute dei primi atti, ed un’altra splendida trovata, quella di lasciare che i singoli “attori” si esprimano nei loro dialetti d’origine; soluzione che non solo non sminuisce questo testo quasi sacro, ma gli restituisce una vitalità di cui doveva far sfoggio quando lo si recitava al Globe Theatre nell’inglese del Seicento (Gian Luigi Rondi, Il Tempo). Dopo i trionfi berlinesi (Un Orso d’oro meritatissimo) arriva per “Cesare deve morire” il momento della verità: l’incontro con il pubblico. Cari spettatori: abbiate coraggio, non fidatevi dei luoghi comuni e dei cattivi consiglieri. Vi sussurreranno: Shakespeare, girato in carcere, in bianco e nero, sai che palle! Niente di più falso!!! Ai fratelli Taviani riesce un miracolo: calare i versi del Giulio Cesare nella quotidianità dei reclusi di Rebibbia, come fossero i loro pensieri, il loro inconscio, la loro vita(Alberto Crespi, L’Unità). Un film può essere solo un film, oppure può essere anche molto altro. È il caso di “Cesare deve morire”, che ha folgorato la giuria del festival di Berlino sia per la sua riuscita estetica quanto per la sua fortissima valenza etica e sociale: è infatti anche un omaggio alla volontà di mostrare come l’aver commesso atti criminali non privi necessariamente i colpevoli della loro umanità.(Paola Casella, Europa)