Oneri di urbanizzazione, interviene l’assessore Campagna

Ritengo utile e necessario fare qualche puntualizzazione in merito all’ennesimo comunicato, ampiamente riportato dagli organi di stampa, con il quale il “Comitato Zone Aperte” recrimina ancora una volta sull’aumento degli oneri di urbanizzazione e del contributo di costruzione.

Va innanzi tutto precisato che i “nuovi” oneri sono stati deliberati dal Consiglio Comunale all’unanimità (cioè con il voto favorevole di tutti i ventisette  consiglieri presenti, sia di maggioranza che di minoranza) nella seduta del 26 maggio 2011, e vengono, di conseguenza, già applicati e riscossi dall’Amministrazione sin dal successivo 13 giugno (parliamo cioè di quasi un anno addietro), data in cui è divenuta esecutiva la relativa deliberazione.

E’, ancora, indispensabile precisare, per quanto concerne il contributo di costruzione, che lo stesso è stato rideterminato in € 274,15 al metro quadrato, con un incremento, quindi, solo del 6,9%  (la precedente tariffa era di € 256,38 sempre al metro quadrato),  mediante applicazione della variazione dei costi di costruzione, accertata dall’ISTAT, dal 31 marzo 2007, data dell’ultimo aggiornamento, così come prescrive l’art. 16 – comma 9) –  del D.P.R. 6.6.2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), senza quindi alcun margine di discrezionalità da parte dell’Amministrazione.

Circa, invece, la determinazione degli oneri di urbanizzazione, nel riportare che il comma 6) dello stesso art. 16 innanzi menzionato prevede espressamente che “ogni cinque anni i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria …….. in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale”, l’Amministrazione ha proceduto all’adeguamento della precedente tariffa, determinata nel lontano anno 2003, tenendo anche conto del fatto, di grande rilevanza, della intervenuta approvazione – il 31 marzo 2009 – dell’innovativo Regolamento urbanistico che aveva, tra l’altro, eliminato la “zonizzazione” del vecchio P.R.G.

Ed è certamente veritiera la circostanza, evidenziata dal “Comitato” che le nuove tariffe comportano un considerevole incremento rispetto a quelle precedenti (che per alcune delle ex zone di espansione è peraltro limitato ad una percentuale poco superiore al 20%), ma tutto ciò rientra inevitabilmente nella nuova politica urbanistica che la Città si è finalmente data, ispirata ai principi della perequazione e dettata da un preciso ed inderogabile impegno: quello di non realizzare mai piu’  nuovi quartieri senza le necessarie urbanizzazioni.

Orbene, se il costo delle urbanizzazioni dei comparti edilizi in corso di realizzazione in Città, come risulta dai computi metrici prodotti dai Consorzi edilizi e dai privati imprenditori ed approvati dall’Amministrazione, comporta un onere, che gli uffici hanno peraltro opportunamente mediato, perché mai l’Amministrazione avrebbe dovuto determinare, come pretenderebbe il “Comitato”,  una tariffa di gran lunga inferiore, disattendendo peraltro, una precisa disposizione di legge che, come innanzi richiamato, impone che l’aggiornamento venga fatto “in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione”???

Perché è sin troppo evidente che il risultato sarebbe stato inevitabilmente quello o di lasciare, come per il passato, quartieri senza urbanizzazioni (ancora oggi si tenta con le scarse risorse a disposizione di urbanizzare Macchia Romana, la ex “Zona G” etc. etc.), facendone, quindi, ricadere l’onere ancora una volta sulle spalle delle future generazioni, oppure quello di scaricare (a condizione di riuscire a reperire le necessarie risorse) sull’intera collettività costi di realizzazione di opere che vanno, invece, a beneficio innanzi tutto dei cittadini che ne sono direttamente ed immediatamente fruitori.

E’, quindi, sulla base di queste valutazioni e considerazioni che l’Amministrazione si è responsabilmente assunto il gravoso e certamente impopolare onere di adeguare le previgenti tariffe agli effettivi costi di realizzazione delle opere, pur se con il necessario senso della “misura” .

D’altra parte, se, come nel caso delle esemplificazioni proposte dal “Comitato”, parliamo di fabbricati di oltre 200 mq. di superficie, cioè di vere e proprie “villette” peraltro in territorio aperto e, quindi, in un ambito che dovrebbe essere destinato ad altro ed il piu’ possibile preservato da qualsiasi fenomeno di edificazione diffusa, ho la presunzione di ritenere che il cittadino che, con i tempi che corrono, si può permettere un tale investimento possa, anzi debba contribuire (perché pur sempre di un “contributo” si tratta) all’impegno che l’Amministrazione assume anche per le future generazioni di assicurare e mantenere un livello accettabile di quelle dotazioni infrastrutturali e di quei servizi che poi tutti, me per primo, giustamente pretendiamo.

E tutto ciò senza, peraltro, trascurare altre inevitabili ma significative considerazioni, quali, ad esempio il fatto che, in ambito urbano, i consorzi e le imprese edilizie si fanno carico anche della acquisizione e della cessione a titolo gratuito all’Amministrazione delle aree necessarie per la cosiddetta “città pubblica” (aree per l’edilizia sociale, per le urbanizzazioni secondarie, etc. etc.), che il citato D.P.R. n. 380/2001, all’art. 17, prevede che il contributo di costruzione non è tra l’altro dovuto “per gli interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo a titolo principale”, così come “per gli interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di edifici unifamiliari”,  nonché  che  “il contributo per la realizzazione della prima abitazione è pari a quanto stabilito per la corrispondente edilizia residenziale pubblica”.

Ciò non di meno, poiché uno (certamente non l’unico) dei caratteri distintivi di questa Amministrazione è quello della disponibilità e dell’apertura al dialogo, ritengo, comunque, utile rappresentare che, proprio nello spirito di massima condivisione anche delle difficoltà che il settore edilizio attraversa in questa fase, di concerto con le Associazioni di categoria piu’  rappresentative (Ance, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confapi, Confartigianato e CNA), è stato già da tempo attivato un “tavolo tecnico”, alla cui attenzione è stata demandata la individuazione di eventuali misure di mitigazione, possibili e compatibili con il quadro normativo di riferimento, riferite, in particolare, agli interventi di riqualificazione ed ai cosiddetti “cambi di destinazione d’uso”.

Tanto ritenevo mio dovere istituzionale puntualizzare ed offrire al dibattito da tempo in corso in Città su una questione tanto rilevante quanto delicata.-