Presentato a Potenza nella Sala dell’Arco di Palazzo di Città, dopo essere stato illustrato a Roma presso la Biblioteca del Senato della Repubblica, il Rapporto 2011 della Società Geografica Italiana Il Sud I Sud. A discuterne, coordinati da Paride Leporace Responsabile del Quotidiano di Basilicata, il Sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, il Presidente della Società Geografica Italiana Franco Salvatori, Gianfranco Viesti, Presidente Fiera del Levante,D’Aponte della Università Federico II, Rosario Sommella della Università di Napoli L’Orientale. Il Rapporto Il Sud I Sud rientra nell’attività di studio della Società Geografica Italiana che dopo aver affrontato varie problematiche di respiro nazionale ed un rapporto dedicato lo scorso anno al Nord, quest’anno ha concentrato la propria attenzione su questo studio dedicato al Mezzogiorno d’Italia.
“Abbiamo analizzato -ha detto Salvatori- l’industria, il collasso e la colonizzazione del sistema bancario, le trasformazioni del paesaggio agrario e della società rurale, l’espansione urbana, la transizione demografica, l’opzione turistica. Significativa attenzione -ha aggiunto- abbiamo dato al più grave e doloroso divario che il Mezzogiorno misura:i livelli occupazionali.” Di crisi ancora lunga e modello occupazionale da riscrivere ha parlato il Prof. Viesti mentre il Prof. D’Aponte ha invitato a vedere per la Basilicata il bicchiere mezzo pieno. Per Sommella invece siamo di fronte ad una crisi che ci porterà ad una marginalizzazione ancora più forte. “Un rapporto importante –ha detto Santarsiero- che integra quello storico dello SVIMEZ e conferma lo stato di grave malessere sociale, economico e politico del Mezzogiorno.Si confermano le criticità con numeri impressionanti: malavita, aree urbane, sistema bancario, infrastrutture, sistema produttivo, turismo, agricoltura, ricerca.Le molteplici analisi proposte confermano i gravi vincoli strutturali e la necessità di intervenire sulla dimensione geopolitica e geoeconomica del problema. Una nuova stagione del meridionalismo non può che essere collocata nella più ampia questione mediterranea e non potrà guardare al futuro se non attraverso il protagonismo diretto dei meridionali e della loro capacità di intendere l’autonomia come una sfida da porsi su scenari molto ampi. Nello studio emerge il ruolo centrale dello sviluppo locale ed in particolare delle aree urbane che sino ad oggi nel Mezzogiorno non sono riuscite ad essere riferimento per la crescita dei territori.Occorre superare una vecchia idea del Meridione e fare una ricognizione delle differenze nel Sud, tra i vari Sud per promuovere dal territorio un modello endogeno di sviluppo che l’intervento straordinario non ha saputo dare.Occorre partire dallo sviluppo locale, dal protagonismo diretto dei territori avendo nel contempo piena consapevolezza delle esigenze del Mezzogiorno e del suo stato di marginalità.Occorre una classe dirigente in grado di vincere le nuove sfide e di andare più in là nel tempo e nello spazio affrontando in maniera decisa la questione infrastrutturale del Sud. Occorre recuperare l’attualità di Don Sturzo che guardò al bacino del mediterraneo come ambito naturale di una politica economica meridionalista. Solo attraverso una grande svolta –ha concluso Santarsiero- possono avere una prospettiva anche le esperienze virtuose del Sud che altrimenti resterebbero schiacciate da un contesto non favorevole.”