Nicola Becce (Popolo della Libertà): La crisi economica e la politica: un connubio non trascurabile

Ritengo significativa ed alquanto incisiva una frase pronunciata del famoso Totò: “A proposito di politica…..ci sarebbe qualcosa da mangiare?”, parole sicuramente eccessive, ma in grado di esprimere l’attuale pensiero che il popolo italiano ha nei confronti della politica e, soprattutto, dei politici, alla luce dei recenti scandali che hanno scosso il nostro paese. Oggi il “finanziamento pubblico ai partiti” è diventato sinonimo di corruzione ed assistenzialismo, fonte di vergogna per coloro che, eletti dalla comunità, hanno dimostrato scarsissimo se non nullo senso del dovere e disinteresse verso il bene comune. Tali episodi hanno evidenziato il connubio inscindibile tra denaro e politica: milioni di euro che per anni dalle casse dello Stato sono confluiti nelle casse dei partiti, a titolo di finanziamento o di rimborso spese, milioni di euro utilizzati da pochi “gentiluomini” per interessi personali, per arricchirsi, per “fare il gioco sporco” alle spalle degli ignari elettori che credevano in loro, nelle loro idee, nei loro ideali e che nel loro ruolo avevano riposto speranze e cambiamenti. Per anni le navi condotte da questi personaggi ed il loro equipaggio hanno navigato, a vele spiegate, in un mare calmo e silenzioso, ma la tempesta è scoppiata e con essa il rischio di poter affondare.

Giorno dopo giorno stiamo assistendo ad un atteggiamento ambiguo e a dir poco vergognoso: ad ogni scandalo i partiti ed i suoi rappresentanti politici reagiscono esternando dichiarazioni pubbliche in cui si inneggia ai principi della corretta, della trasparenza, della legalità, richiedendo interventi urgenti ed incisivi nei confronti di coloro che hanno commesso atti illegittimi ma, stranamente, dopo le polemiche e l’attenzione dei media le richieste di cambiamento tanto invocate si ridimensionano ed in alcuni casi diventano occasione per operazioni poco trasparenti ai danni dei cittadini, come avvenne dopo il referendum che nel 1993 abolì il finanziamento pubblico ai partiti. Dal finanziamento pubblico si è passati al rimborso spese ai partiti: è cambiata l’espressione ma la sostanza è rimasta la stessa.  Le ragioni di tale “degrado” e vergogna vanno ricercate in un modo di essere e di agire tipico della politica italiana, condotta secondo il pittoresco e discutibile principio del “volemose bene e tiramo a campà”! Altro che democrazia e rispetto del bene comune!   

Concordo pienamente con quanto sostenuto dalla giornalista Milena Gabanelli: “un cattivo politico nominerà un pessimo dirigente della pubblica amministrazione che, a sua volta, si contornerà di pessimi collaboratori e l’insieme produrrà un uso del potere distorto e dannoso per la collettività”.

I giochi di potere, l’assistenzialismo, l’incompetenza, la poca professionalità, il rivestire ruoli non meritati sfociano inevitabilmente in un non senso del dovere, una incapacità sostanziale nel saper amministrare la “cosa pubblica”, nella inconsapevolezza di occupare un ruolo, “quello politico”, rappresentativo della società.

L’Italia tutta, compresa la nostra regione, da sempre è vittima di questi meccanismi subdoli, di scandali di vario genere che hanno minato e continuano a minare l’operato della politica italiana, vicende che non fanno altro che indebolire l’immagine del nostro paese di fronte alla crisi, anzi risultano essere una delle cause. Ma cosa fare per risolvere un problema sicuramente non semplice? Sarebbe corretto eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, considerando che è stato utilizzato per mettere in piedi una macchina mangiasoldi abusiva e che ha contribuito a creare un sistema aperto alla corruzione e all’assistenzialismo. Occorre tuttavia ricordare il principio sottostante l’introduzione del finanziamento pubblico ai partiti: permettere ad ogni cittadino italiano di poter fare politica e creare un partito evitando di riservare tale possibilità a pochi ricchi. Ma tale principio può sussistere solo se si interviene drasticamente con regole rigide e ferree e con l’introduzione di controlli severi ad oggi pressoché inesistenti. Basta con la retorica politichese, urge un atteggiamento coerente, determinato, trasparente e leale. Da politico sostengo che è arrivato il momento di dare una scossa, di dimostrare ai cittadini di volere un cambiamento: occorre attuare una vera e propria riforma per quanto attiene il finanziamento pubblico ai partiti incentrandola principalmente sulle seguenti direttive:

– rimborsi ai partiti: rigorose verifiche e controlli sulla congruità e la correttezza delle spese effettuate, fissando un tetto massimo;

– campagne elettorali: imposizione di tetti di spesa in modo da non favorire la disparità tra partiti ricchi e quelli che dispongono di limitate risorse economiche;

– finanziamenti privati: porre un tetto massimo ai contributi destinati ai partiti e a qualunque altro soggetto impegnato in politica per impedire che i finanziatori ne assumano il controllo;

– estendere il finanziamento pubblico ai movimenti e alle associazioni di partecipazione civica perché la politica oggi non dipende più solo dai partiti;

– riportare sui cittadini e sui militanti l’onere di sostenere i loro partiti anche prevedendo crediti di imposta per chi contribuisce a sostenere un partito o un movimento politico o un’associazione di partecipazione civica

– creare una disciplina sullo status dei partiti con regole, controlli e sanzioni.

Una riforma seria come quella indicata è indispensabile per difendere il principio del finanziamento pubblico della politica e per allontanare i soggetti che potrebbero con la loro ricchezza condizionarla pesantemente giungendo a controllare, attraverso i partiti, le stesse istituzioni.

E’ arrivato il momento che la politica smetta con LE PAROLE e risponda con i FATTI: la crisi ha messo a nudo gli errori, gli abusi e le scorrettezze compiute, la popolazione è arrabbiata ed è stanca di dover pagare in prima persona gli sbagli commessi da altri, non è più disposta a scendere a compressi e ad accettare le “mezze decisioni”. E’ arrivato il momento di voltare pagina, è arrivato il momento di essere responsabili e coscienti dell’importanza del ruolo che si riveste.