Nicola Becce (Popolo dellaLibertà): La morsa della spending review ed il rischio di penalizzare ulteriormente la scuola

Gli ultimi provvedimenti adottati dal Governo Monti in materia di spending rewiew infondono in tutti noi la speranza di un reale e razionale contenimento della spesa pubblica verso una graduale affermazione dei principi dell’efficienza ed efficacia  (perseguimento di obiettivi comuni e pubblici con il minor dispendio possibile di risorse).

E’ arrivato il momento che le pesanti incombenze della crisi economica ed i sacrifici richiesti gravino non più solo sul settore privato, sulla piccola imprenditoria, sugli artigiani e sui consumatori ma anche sul settore pubblico, per tanti anni oggetto di sprechi di denaro e di una non reale produttività per il nostro paese. L’unico aspetto che francamente mi lascia dubbioso e perplesso riguarda la scelta dei ministeri sui quali si deciderà di applicare la morsa della spending review.

La strada più giusta che il Governo potrà intraprendere, a mio avviso, sarà raggiungere l’obiettivo di razionalizzazione e contenimento delle spese legate alle strutture centrali dello Stato attraverso la riduzione del 50% delle spese per fitti passivi e gestione degli immobili. Dalla stampa si apprende, tuttavia, che una delle prime manovre prese in considerazione dal Consiglio dei Ministri riguarda la “razionalizzazione dei distacchi e comandi del personale”, in un’ottica ben più ampia di riequilibrio della rete scolastica regionale e del rapporto docenti-alunni. Non si tratta di un provvedimento del tutto nuovo a noi italiani e, nello specifico, a tutte quelle persone che operano nella scuola: già negli anni scorsi decisioni ministeriali hanno comportato scelte di razionalizzazione in materia di ridimensionamento scolastico riducendo al contempo al limite il rapporto insegnante-alunno; ad oggi, quindi, non so francamente quali altre scelte di razionalizzazione si possano applicare e quanti altri istituti possano essere interessati. Ritengo si debba abbattere del tutto la concezione che la scuola rappresenti un solo e semplice capitolo di spesa: l’istruzione e la formazione in passato, infatti, sono state oggetto di tagli devastanti che hanno penalizzato fortemente l’educazione dei nostri figli. La scuola, al contrario, deve essere intesa quale leva di crescita e sviluppo per le nuove generazioni: occorre investire sull’istruzione, sulla ricerca, sulle strutture scolastiche, ormai fatiscenti; per far ciò uno dei primi passi da compiere sarà allentare i vincoli posti dal patto di stabilità al fine di consentire le amministrazioni locali di destinare le risorse necessarie. E citando una frase di Nelson Mandela mi preme sottolineare che “l’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo”.