Gli ultimi provvedimenti adottati dal Governo Monti in materia di spending rewiew infondono in tutti noi la speranza di un reale e razionale contenimento della spesa pubblica verso una graduale affermazione dei principi dell’efficienza ed efficacia (perseguimento di obiettivi comuni e pubblici con il minor dispendio possibile di risorse).
E’ arrivato il momento che le pesanti incombenze della crisi economica ed i sacrifici richiesti gravino non più solo sul settore privato, sulla piccola imprenditoria, sugli artigiani e sui consumatori ma anche sul settore pubblico, per tanti anni oggetto di sprechi di denaro e di una non reale produttività per il nostro paese. L’unico aspetto che francamente mi lascia dubbioso e perplesso riguarda la scelta dei ministeri sui quali si deciderà di applicare la morsa della spending review.
La strada più giusta che il Governo potrà intraprendere, a mio avviso, sarà raggiungere l’obiettivo di razionalizzazione e contenimento delle spese legate alle strutture centrali dello Stato attraverso la riduzione del 50% delle spese per fitti passivi e gestione degli immobili. Dalla stampa si apprende, tuttavia, che una delle prime manovre prese in considerazione dal Consiglio dei Ministri riguarda la “razionalizzazione dei distacchi e comandi del personale”, in un’ottica ben più ampia di riequilibrio della rete scolastica regionale e del rapporto docenti-alunni. Non si tratta di un provvedimento del tutto nuovo a noi italiani e, nello specifico, a tutte quelle persone che operano nella scuola: già negli anni scorsi decisioni ministeriali hanno comportato scelte di razionalizzazione in materia di ridimensionamento scolastico riducendo al contempo al limite il rapporto insegnante-alunno; ad oggi, quindi, non so francamente quali altre scelte di razionalizzazione si possano applicare e quanti altri istituti possano essere interessati. Ritengo si debba abbattere del tutto la concezione che la scuola rappresenti un solo e semplice capitolo di spesa: l’istruzione e la formazione in passato, infatti, sono state oggetto di tagli devastanti che hanno penalizzato fortemente l’educazione dei nostri figli. La scuola, al contrario, deve essere intesa quale leva di crescita e sviluppo per le nuove generazioni: occorre investire sull’istruzione, sulla ricerca, sulle strutture scolastiche, ormai fatiscenti; per far ciò uno dei primi passi da compiere sarà allentare i vincoli posti dal patto di stabilità al fine di consentire le amministrazioni locali di destinare le risorse necessarie. E citando una frase di Nelson Mandela mi preme sottolineare che “l’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo”.