Salvatore Lacerra (MAL-MPA): Tribuno e Tribunali.

Tribuno, nell’antica Roma era il titolo attribuito ad alcune Magistrature, famosi sono il Tribuno della Plebe,  coloro, Magistrati o Funzionari, eletti con funzione di difesa degli interessi della Plebe, il popolo troppo spesso alla mercé delle classi più potenti.

Vien da se che Tribunale è il luogo in cui si riuniscono i Tribuni, i Magistrati, in cui si esercita la loro attività, la Giustizia.

La funzione Giurisdizionale è di quei compiti esclusivi dello Stato, mentre  i Comuni hanno compiti amministrativi. In questi giorni è ritornata d’attualità la notizia della vendita del Tribunale di Potenza, vendita da me mai votata, mai condivisa e per la quale ho fatto una ipotesi diversa, la cartolarizzazione. Entro subito nel merito, più che vendita è una cessione a prezzo oltre modo conveniente, una specie di Saldo, anzi una  Fine Serie (non resta nient’altro da vendere, poche cose ormai degli immobili comunali). Si svende il Palazzo di Giustizia a circa il 60% del prezzo di costo: vendiamo a 60 quello che potremmo costruire spendendo 100. Vero affare! Affarone dice qualcuno, e ne difende la validità. Contestualmente nel venderlo lo prendiamo in locazione per 30 anni e forse per altri 30, ad un canone annuo di 3.290.000,00 €. oltre IVA  da adeguarsi annualmente. Spendiamo cioè circa 4 milioni di euro sin dal primo anno, senza dire che la stima del canone ha come riferimento anche il valore del bene. Ma il valore di vendita diminuisce,da 52 a 32 ML€ ed il canone aumenta: doppio danno. Giustifichiamo l’affare sostenendo che ” tanto il canone non lo paga il Comune ma lo Stato”. Istigazione al danno erariale!  Argomentazione quanto meno discutibile ed anche immorale, se non illegale. Il bello è che lo stato, contrariamente a quanto riferitoci sino  ad oggi non sapeva nulla, ed il  nostro Sindaco ha avuto la bontà di avvisare il Ministero solo a cose fatte, dopo cioè che ha firmato un preliminare, ha incassato dei soldi e si è impegnato, senza averne titolo e potere per altri. Ma caro Sindaco e caro Assessore Pace, fareste per Voi la stessa cosa? Vendereste ad un prezzo irrisorio il vostro appartamento, acquistato con soldi della famiglia e pochi soldi vostri, incassando voi tutto il malloppo tanto poi la Vostra famiglia si farà carico di pagarVi il fitto stratosferico che Voi avete determinato con la locazione per trenta anni dello stesso appartamento. E la Vostra famiglia, avvisata solo dopo la firma del preliminare e della promessa di locazione come la prenderebbe? Vi farebbe festa……….e che festa…….. o chiederebbe una visita neurologica? Non parliamo di pochi spiccioli o di immobili di nessuna importanza, parliamo del palazzo più grande di Potenza. La cosa simpatica è che nel 2008 il Consiglio Comunale aveva approvato la vendita ma per 52 milioni di €, poi non ha mai autorizzato a svendere a prezzi inferiori. Strano è che in Commissione ci hanno sempre detto che il Ministero era al corrente. Strano è che il Comune sopporta i lavori straordinari. Strano è che questi atti di vendita e di locazione non sono stati redatti dall’Ufficio Legale del Comune. Strano è che si stipula un contratto per 32 milioni di € e si versa una caparra  di soli € 100,000,00 (lo 0,003 del valore). Strano è che la Società acquirente risulta vincitrice di una gara ma poi stipula un preliminare con previsione di riservarsi la facoltà di indicare il proprietario in seguito. Strano è che oggi, dimostrato che il Ministero non aveva notizia e non dia l’assenso alla operazione il Comune, nella persona del Sindaco Santarsiero e dell’Assessore Pace, anziché ritirarsi di buon ordine e chiedere scusa si ostinino a portare avanti una vicenda che espone l’Amministrazione Comunale di Potenza a gravissime responsabilità. Strano è che si continui a giustificare la operazione pur sapendo che il rimborso del canone di locazione da parte del ministero non è obbligatorio e nemmeno automatico. E mentre altrove i Comuni difendono con i denti i Tribunali ecco che l’Amministrazione Comunale di Potenza lo vende, così precostituendone la soppressione. Cui prodest, a chi giova, avrebbero detto quegli antichi Tribuni romani.