Gianpaolo Carretta (Partito Democratico): Unioni Gay

Il mondo cattolico si interroga sempre su quanto stia accadendo e sugli scenari possibili per il futuro.

Una seria e attenta riflessione merita il dibattito scaturito nel Partito Democratico sulla questione delle unioni civili tra gli omosessuali.

Non si possono certamente ignorare i diritti di uguaglianza tra tutti i cittadini, ma non si può neanche pensare di poter estendere indistintamente tutti i diritti delle famiglie alle coppie gay.

Sarebbe improponibile, ad esempio, la possibilità di adottare figli, diritto pur riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e in alcuni Paesi europei, oltre che in altri Stati in tutto il mondo, o di utilizzare la maternità surrogata, possibile anche questa solo all’estero.

Tutto ciò non va interpretato come il voler negare il diritto delle coppie omosessuali a essere riconosciute e a godere di tutti i diritti che la società concede a una famiglia costituita da una coppia eterosessuale, ma come il voler semplicemente garantire ad ogni bambino il diritto a crescere in un ambiente che possa fornirgli tutto ciò che possa servire per crescere in modo fisicamente e psicologicamente sano, ricordando che non sono i candidati genitori, a prescindere dal loro status, colore e, a questo punto, orientamento sessuale, ad avere diritto ad un figlio, bensì gli aspiranti figli ad aver diritto a trovare una famiglia adeguata alla propria situazione e al proprio vissuto, che non può essere rappresentata da due genitori dello stesso sesso.

Ritornando, invece, al riconoscimento giuridico delle unioni, bisogna essere cauti nel definire matrimonio questo tipo di legame, se pensiamo all’etimologia dalla parola matrimonio derivante dal latino matrimonium, ossia dall’unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; quindi definito nel diritto romano un “compito della madre”, intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’ unione.

Bisogna, per questo motivo, rimanere ben saldi all’idea della sola legittimazione giuridica, trovando la formula più adatta a garantire determinati diritti, senza però equiparare le unioni tra gay al matrimonio, solo civile o anche religioso che sia, tra coppie eterosessuali.