Intervento del Sindaco Santarsiero alla inaugurazione di Piazza Prefettura

“E’ un momento importante della nostra vita cittadina perché importante è ogni intervento che interessa luoghi dal forte valore simbolico.Restituiamo alla città Piazza Prefettura dopo un significativo intervento di riqualificazione.La nostra cara Piazza Prefettura.Non dimentichiamo che è stata dedicata a Mario Pagano, eroe e martire lucano della rivoluzione giacobina del 1799, rivoluzione che vide proprio la nostra città grande protagonista nel Regno, ed innalzare per due volte in Piazza del Sedile l’albero della libertà. Mons. Serrao e i Potentini si battevano per valori liberali e democratici.Nel 1799 ancora non era la nostra piazza, in questo luogo c’erano case, era un pezzo della struttura urbana tardomedievale che tra l’XI ed il XII secolo andò definitivamente a sostituire la grande intelaiatura romana che aveva caratterizzato  il nostro territorio  urbano sino all’XI secolo.Come ancora non era la nostra piazza nel 1806 quando Potenza, con l’arrivo dei Napoleonidi nel  Regno, diviene la capitale della Provincia di Basilicata e si apre una storica fase di cambiamenti e modernizzazione.Ed anche nel 1860 non era ancora questa la nostra piazza, nel momento della grande insurrezione antiborbonica, quel glorioso evento che portò la nostra  città ad essere insignita della medaglia d’oro al valor Risorgimentale.Ideata a metà dell’800 per “decorare il Palazzo del Governo con una piazza vasta e decente” fu completata negli anni successivi al terremoto del 1857 che duramente colpì la città.Quando nacque non era, dunque, propriamente il luogo della storia e nonostante agli inizi fu molto “trascurata, divenne con gli anni piazza aperta, frequentata dal popolo, nuovo centro della vita cittadina, luogo del dibattito pubblico, delle manifestazioni, delle assemblee.Il 26 gennaio 1881 sono a Potenza il Re Umberto I e la Regina Margherita, viene inaugurato il Teatro Stabile “splendido e bellissimo per lo scintillio di mille fiammelle elettriche”, ricorda il Riviello nella sua Cronaca Potentina che poi aggiunge “il breve tratto dalla Prefettura al Teatro la Regina lo fece in carrozza ed il Re ed il Principe Amedeo a piedi, sia all’andata che al ritorno, ed essendosi lì per lì messe delle tavole sull’umido e fangoso terreno per rendere agevole il passo, il Re camminando a salti, disse a chi gli stava attorno:non fa nulla, ce la siamo cavati alla meglio.”Dopo quel 1881 tanti interventi ci sono stati e si sono succeduti, di pavimentazione, di illuminazione, di arredo, interventi però separati, realizzati in tempi diversi e con caratteristiche diverse, mai unitari.Abbiamo così conosciuto tante piazze, come dimostrano le tante immagini pubblicate sui media in questi giorni.L’unico vero elemento di continuità e caratterizzazione è stato lo spazio, il luogo fisico, quei circa 2000 mq dedicati alle cerimonie,  alle manifestazioni, agli incontri.L’agorà, è proprio quello che oggi restituiamo alla città, quell’agorà orgogliosamente delimitatdaidue assi storici del nostro centro che derivano direttamente dal Castrum Romano e rappresentati dalla via Pubblica (poi Via Sacra), la più importante fino all’800, e dalla via Pretoria.Restituiamo la piazza dopo aver realizzato un intervento radicale ma unitario, forte ma ad essa dedicato e per essa ideato avendo a riferimento le sue specificità e le emergenze architettoniche che su di essa affacciano con in primis il Teatro Stabile, gioiello cittadino, ed il Palazzo del Governo, luogo per eccellenza delle Istituzioni.La restituiamo solenne, con i suoi spazi, con il suo fascino un po’ austero e severo, con il suo carattere, sornione e distaccato, già pronta ad osservarci, giudicarci ed a chiedersi se saremo all’altezza del suo spazio.Restituiamo la piazza con un intervento di altissima qualità tecnica, sia nella progettazione che nella impeccabile esecuzione.Come tutti i progetti forti, voluti per caratterizzare un sito e figli inevitabili del genio e della sensibilità dei professionisti chiamati ad operare, è un progetto che fa discutere.Se l’architettura è arte che produce cose che servono, come ricorda Renzo Piano, oggi quest’arte ci ha consegnato un’opera vera, che vive, che ha un’anima e che rispetta profondamente la nostra storia, la grande storia della nostra città che continua.”