La cura dimagrante imposta dal decreto approvato dal Governo solo un paio di giorni fa e che impone tra le altre cose meno poltrone nei Consigli e nella Giunte è condivisibile oltre che giusta specie se rapportata alla città di Potenza, dove pur tra mille disagi economici si continuano a mantenere dieci assessori. Un’anomalia che più di un anno fa ho segnalato con un apposito ordine del giorno in Consiglio comunale in cui chiedevo la drastica riduzione delle poltrone assessorili al Comune da dieci a sei oltre che la internalizzazione dei servizi in capo all’Acta in tema di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Popolismo? Non esattamente visto che ben prima dell’insediamento del governo Monti denunciavo l’assurdo spreco di risorse in capo alla distribuzione delle deleghe da parte del sindaco Santarsiero. Una pratica, purtroppo istituzionalizzata nonostante i rimpasti, più per dare il contentino ai tanti partiti dell’orbita di centrosinistra che non per le reali esigenze della città. Pur rispettando il lavoro degli assessori faccio fatica a comprendere come sia possibile mantenerne almeno tre o quattro che potrebbero essere facilmente accorpati. Nessuno se ne accorgerebbe e forse con un po’ di lavoro in più si risparmierebbero delle risorse – poche o tante che siano – certamente più utili per i servizi di cui la città ha bisogno e che vengono senz’altro meglio percepiti dai cittadini.
Analoga considerazione non può più essere rinviata per mantenere in vita il carrozzone dell’Acta, il cui impatto in termini di costi per presidente e Consiglio di amministrazione è tutt’altro che risibile.
Ecco: sulla spinta della particolare situazione e del clima creato dall’indignazione per scandali ed esigenza di tirare la cinghia mettiamo in pratica semplici e ragionevoli tagli. La domanda è: il comune di Potenza ed il sindaco sono disposti ad accettare la sfida?