Nicola Becce (Popolo della Libertà): PDL è ora di decidere

Tra ipotesi di spacchettamenti che potrebbero ridurre il Pdl ad una scarpa vecchia svuotata dei suoi elementi migliori, il dibattito sul futuro del partito è quanto mai improcrastinabile. E’ arrivato il momento delle scelte – indolori o con il naso turato che siano – ma necessarie e opportune. Il balletto di cifre su candidati e liste, i piani di Berlusconi e la scissione che diventa ogni giorno di più uno spauracchio va fermato. Adesso – per la credibilità del nostro Pdl e per il patto stretto con gli elettori che ci hanno dato fiducia e non riescono ad immaginare un futuro nelle mani della sinistra – è necessario che si ponga fine al travaglio autolesionista e si immagini una reale via d’uscita. Diciamolo francamente: non se ne può più. Il galleggiamento di queste settimane e la difficile posizione del segretario Alfano nella gestione delle primarie rischia di diventare l’anticamera di una Caporetto che non tarderà ad arrivare di qui alle elezioni politiche. L’atteggiamento di Berlusconi ambiguo e a tratti contraddittorio sta logorando tutti. E’ giunto il momento di capire se e come il Pdl si presenterà agli elettori nella prossima tornata elettorale. Con quale simbolo, con quale programma e con quale leader. Ecco perché il dibattito sulle primarie è pur nella contingenza dei tempi, un tassello che viene solo dopo. Personalmente ritengo che andare ai gazebo il prossimo 16 dicembre mettendo contro segretario e fondatore sia una cosa inimmaginabile. Ancora: nessuno può pensare alle primarie come l’occasione per ‘pesarsi’ all’interno del partito per poi magari assumere condotte scissioniste e tenere sotto scacco gli altri. I cittadini vogliono sapere in via prioritaria chi governerà, quale sarà l’agenda di governo e se il cartello antagonista alla sinistra si presenterà compatto in primavera allorchè verrà votato il nuovo Parlamento. Il dibattito è apertissimo ma si continua con i tatticismi e le frasi dette o non dette. Anche i vertici regionali in Basilicata continuano a galleggiare allegramente mentre tutt’attorno cambia, muta e si trasforma. Il coordinatore Viceconte che sta meditando negli spogliatoi in attesa di capire come giocare la partita, rischia di presentarsi in campo quando la gara sarà già bella e decisa. Poco male per chi è abituato a partecipare ma a perdere. Personalmente ritengo che a partire da Roma e per finire in periferia non possiamo restare ostaggio di pochi colonnelli: è giunto il momento di invertire la rotta e salvare il salvabile, altrimenti ci ritroveremo un partito ridotto ai minimi termini, con i soliti galli nel pollaio e con gli elettori che ci avranno voltato le spalle o peggio si saranno rifugiati nell’astensionismo o nel voto di protesta.