La notizia, inattesa, che Sua Santità Benedetto XVI ha deciso di rinunciare al mandato Pontificale ha sorpreso tutti e interrogato la mente ed il cuore di credenti e non. Ho sentito molte riflessioni, con sollecitazioni diverse, angoli di osservazione plurimi e Vi sottopongo la mia idea. Non è una abdicazione,, non è un atto di viltà come viene alla mente ricordando il cantico Dantesco è ben altro. Quando ho saputo dell’evento, dopo averci dormito su, ho visto la cosa con grande gioia e mi è venuta alla mente la Gaudium et Spes. Il proemio così recita: intima unione della Chiesa con l’intera famiglia umana. Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. Non so Voi, ma io ritengo che in questo versetto ci sia tutta la “apertura” Conciliare della Chiesa al Mondo. Un Mondo visto con fiducia, di cui la Chiesa è parte e si sente parte, un Mondo che viene preso sottobraccio perché la umanità ci accomuna. Bene, questo Papa, da una certa parte scioccamente visto come un Conservatore, ha dimostrato di essere un vero Rivoluzionario Conciliare. Alla sua età ha dimostrato di avere digerito la visione Conciliare, di avere una immensa fiducia nel futuro e nei “giovani” che gli succederanno ed ha dimostrato di essere un grande “Padre” che ha fiducia nei propri “figli” e li ritiene addirittura a Lui superiori. La umiltà di questo gesto ha scandito lo scrimine tra un Grande Papa ed una pletora di altri, che risultano arroccati a posizioni di potere e privilegi che ostacolano l’annuncio e lo stesso operare della Grazia. Inizia con questo gesto il terzo millennio, aumenta in tutti noi, credenti e non, la consapevolezza di un destino comune, di un percorso che fatto insieme diventa meno impervio, di una assunzione di responsabilità che riguarda tutti. (Potenza, 7-3-2013).La importanza di un Padre, la necessità di avere un Padre, la voglia di avere un Padre, la gioia di ritrovarlo: il nostro Santo Padre Francesco. Sconosciuto ai più, fuori da giochi e cariche di potere; ha immediatamente manifestato il suo valore di Pastore, ma ha sbalordito tutti per la radicalità e l’autenticità dei suoi gesti. Non mi appassiona la sua collocazione “politica”, conservatore o progressista che sia, ha dalla sua la radicalità di una scelta e di un gesto che elimina inutili discussioni e che punta al nucleo centrale delle cose. La sua essenzialità lascia interdetti i parolai dell’inutile, il suo andare è rivoluzionario nell’operare, la continuità con Benedetto è fuori di dubbio: rinsaldati i principi ora bisogna “camminare”. E’ la chiesa che si fa carico dell’umano e contagia con il suo ottimismo tutti: credenti e non. E’ la sfida del terzo millennio, ove aumenta la responsabilità di ciascuno, perché ognuno di noi ha un suo compito ed un suo cammino, piccolo o grande, di cui è responsabile. Benedetto, Francesco!