In attesa di una decisione certa da parte del Governo sulla Tares, i cittadini italiani continuano a vivere in un clima preoccupante ed in molti casi drammatico. Per molti lo slittamento a dicembre della Tares non basta perché i 30 centesimi in più al metro quadro che si andranno a pagare a fronte di “servizi vari” si avvicinano ad una mini patrimoniale (da aggiungere all’Imu). Di quest’idea sono soprattutto le aziende e i Comuni, anche perché gli aumenti dell’imposta andranno a finire nelle casse dello Stato. Per fare due conti il passaggio da Tia e Tarsu a Tares costerà al cittadino, in media, 45,75 euro in più, una batosta di 421 euro (solo come aumento della tassazione) per il 2013, tra aumento dell’Iva, Tares e addizionali territoriali. Tornando alla Tares, la questione non riguarda solo il suo slittamento, ma anche il suo “ammontare”: l’aggravio di 30 centesimi a metro quadro è previsto per una serie di servizi “indivisibili” (illuminazione e manutenzione strade, ecc.). E’ necessario prevedere forme di “compensazione sociale” per i bassi redditi o per situazioni particolari in cui siano sopraggiunte mobilità, disoccupazione, particolari condizioni di difficoltà, stante il crescente fenomeno della morosità e/o insolvenza, E’ auspicabile infine che i nuovi piani tributari per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani ed i relativi regolamenti siano oggetto di confronto con le associazioni dei consumatori, così come le carte dei servizi la cui applicazione è obbligatoria in tutti i comuni per fornire un servizio migliore, più trasparente ed improntato al rispetto e coinvolgimento dei cittadini. Sarà un’estate inevitabilmente infuocata quella che si prospetta nel 2013 che vedrà l’avvicendarsi di tributi Imu, Tares, tasse locali sempre più consistenti a fronte dei tagli operati dallo Stato agli Enti territoriali, tutti riversati sulle tasche dei consumatori-contribuenti, mentre sullo sfondo rimane anche il non ancora scongiurato pericolo di aumento dell’Iva dal 21 al 22%. La politica dovrebbe contribuire seriamente ad abbassare la pressione fiscale ed ogni cittadino deve prendere atto del fallimento della società dei consumi e avviare la costruzione della società dei consumatori, altrimenti a pagare il conto saranno le nuove generazioni.