Nicola Becce (Popolo della Libertà): Spazio ad amministratori locali e consiglieri in trincea

Il conto alla rovescia scattato per il rinnovo dell’amministrazione regionale mette sul tavolo nomi, proposte ed idee ma anche questioni metodologiche e consuetudini sulla scelta dei candidati che non possono restare appannaggio delle solitarie segreterie di partito, ma devono coinvolgere iscritti e simpatizzanti cercando possibilmente di calamitare il più ampio consenso ed evitare debacle imbarazzanti. Come noto ci sarà un consiglio regionale composto per la prima volta da venti consiglieri e non più da trenta, ma anche  un nuovo  governatore lucano dopo otto anni di regno defilippiano. Ci saranno – si spera –

molti consiglieri diversi ed alcune facce nuove. Ma senza dimenticare la portata del messaggio politico che dovrà emergere dal programma e dalla coalizione di centrodestra, non meno importante è la composizione del tanto criticato (ma che poi tanto fa comodo ai partiti) Listino. Cioè quella lista di candidati che attraverso il premio di maggioranza non vengono scelti dagli elettori. I cosiddetti  nominati che ancora una volta – nonostante le sbandierate volontà di farne a meno – saranno blindati nel prossimo parlamentino regionale magari per semplice “grazia ricevuta”. E così tra giochi tattici e pedine intercambiabili è iniziato l’odioso giochino che poco o nulla ha a che vedere con la delicata fase che la politica in genere, ma quella lucana in modo particolare, attraversa. Insomma anche sulla scelta dei candidati del listino (i “quattro” da nominare”) si avverte odore di bruciato, quella sensazione davvero poco edificante per cui – problemi dei lucani e sempre crescente astensionismo – lasciano il posto ad equilibrismi ed elezioni blindate in cui si cerca solamente di sistemare uomini fidati senza passare per il giusto esame del voto. Davvero un brutto inizio – nel Pdl soprattutto – dove per usare le parole di Paolo Del Debbio è tutto un vivacchiare, al punto che poi diventa persino lecito non meravigliarsi delle batoste che si prendono quando i cittadini sono chiamati alle urne. Inutile negarlo: la selezione della classe dirigente è molto scarsa, spesso i temi sono banali e con poco appeal. Motivo per cui la parola d’ordine per captare i voti della gente è linguaggio semplice, proposte concrete, soluzioni. E poi le persone: non gli effetti speciali nè tantomeno i matusalemme. Ecco perchè a partire dalle liste e passando per il listino è giusto ripartire dai volti puliti e seri della politica. Premiare amministratori locali, consiglieri che fanno il proprio lavoro tra i banchi comunali, rappresentanti sia del Potentino che del Materano. Insomma recuperare lo spirito originario della legge che intendeva innestare nel quadro politico personalità esterne e di indubbio valore. Tutto il contrario di quanto accade nelle stanze dei partiti che utilizzano il listino come porto sicuro e àncora di salvataggio per sistemare chi – misurandosi con il voto democratico – rimedierebbe solo figuracce .