Consiglio Comunale del 14 dicembre 2012

Il vicepresidente del Consiglio comunale, Antonino Imbesi apre i lavori alle 9,40 cedendo la parola al capogruppo dei Popolari uniti Sergio Potenza, primo firmatario della richiesta a seguito della quale oggi i lavori consiliari si svolgono all’interno della casa di cura ‘Don Uva’: struttura che secondo il consigliere è da considerarsi “di eccellenza, con dei lavoratori che sono da considerarsi al pari di ‘missionari’ in quanto sovente si sostituiscono alle cure che i familiari non riescono a garantire ai propri congiunti. Siamo qui oggi, soprattutto per cercare di comprendere cosa comporterebbe la chiusura di un presidio che offre oltre 470 posti letto, e che impiega almeno altrettanti lavoratori. Chiediamo di conoscere l’esito di una procedura fallimentare che, pur in presenza delle ultime notizie giunte ieri, quelle secondo le quali le spettanze arretrate sono state erogate, e con valide ipotesi al vaglio, quali il fitto del ramo d’azienda, non possiamo non manifestare la nostra attenzione di chi come noi non è qui per fare ‘passerella’, ma per attestare la nostra concreta vicinanza ai lavoratori”. L’assessore alla Sanità Attilio Martorano prende la parola per sottolineare come “si tratti di una situazione molto complessa, che riguarda una struttura che svolge il suo ruolo per la maggior parte in Puglia.  I 478 posti letto che offre la struttura potentina, rappresentano comunque un numero rilevante e che rappresenta una volta di più la difficoltà che l’intera vicenda riveste. Di volta in volta difficoltà si sono registrate che a lungo andare hanno portato alla situazione odierna con la sostanziale indisponibilità di risorse economiche necessarie al rispetto degli impegni assunti nei confronti di lavoratori e creditori. Come Regione abbiamo garantito il pagamento a favore dell’ente in maniera più che tempestiva, le fatture sono state pagate entro al più 10 giorni dal momento dell’emissione.  Il ‘Don Uva’ ha ceduto una parte dei propri crediti alla ditta Ambrosia, per continuare a garantirsi i servizi della stessa ditta fornitrice, una situazione che è degenerata e che ha determinato la giusta protesta dei lavoratori. Tutti i debiti contratti prima del 7 novembre non possono essere sanati se non con procedura autorizzativa del giudice competente rispetto alla procedura fallimentare. Insieme alle organizzazioni sindacali abbiamo rivendicato il distaccamento della struttura di Potenza dall’ente ‘Don Uva’, per la quale abbiamo chiesto che i circa 5 milioni di euro stanziati con un’apposita transazione specificamente pensata e voluta dalla Regione Basilicata per il presidio potentino. La  notizia di ieri è quella che il giudice ha deciso di concedere la possibilità di erogare gli stipendi di settembre e ottobre, ma non essendoci il carattere dell’urgenza, non si è pronunciato sulla transazione. La strategia che la Regione Basilicata ha posto in essere parte dal concetto che si parla di una struttura irrinunciabile, il Governo regionale ha chiesto al Consiglio l’autorizzazione alla transazione o a quella  di procedere al fitto del ramo d’azienda, non una soluzione definitiva, ma riteniamo la possibilità di mettere al riparo da ulteriori situazioni criticità, pazienti e lavoratori. Intravediamo anche l’ipotesi di una gestione pubblico-privata, come soluzione definitiva, possibile solo a valle del fitto di ramo d’azienda, procedura che eviterebbe anche la strada che passa purtroppo attraverso il licenziamento dei lavoratori” Il capogruppo dei Dec Angelo Laieta interviene dicendosi “tranquillizzato solo parzialmente dal pagamento delle due mensilità: l’unica vera risposta che potrebbe sanare la situazione è una soluzione definitiva nel lungo periodo. Il fitto del ramo d’azienda è una possibilità alla quale la politica deve fornire il giusto supporto per una struttura alla quale la città è molto legata sia dal punto di vista occupazionale sia da quello delle opportunità che offre per i pazienti. Diamo atto dell’impegno assunto dalla Regione e siamo fiduciosi per una soluzione positiva”. IL direttore amministrativo Marcello Paduanelli illustra lo stato attuale della situazione “una situazione complessa per  una struttura che opera su due regioni. Dall’inizio del 2012 ha avviato un piano per  risanare la situazione di squilibrio che l’azienda vive. A fronte di un evidente disavanzo di gestione, con un costo del personale che incide per il 95% sulle spese sostenute. La proposta di concordato preventivo ha dato la possibilità di ottenere 60 giorni per la stesura di una proposta di risanamento. A ottobre sono state avviate le procedure per il licenziamento di 573 lavoratori, giunte ieri alla seconda fase, che è quella che prevede la comunicazione al ministero del Lavoro. Si stanno vagliando tutte le proposte anche quella del fitto del ramo d’azienda. Si è riusciti a garantire il pagamento degli stipendi degli operatori potentini per settembre e ottobre e di quelli di Foggia e Bisceglie, e l’auspicio dell’azienda e della madre generale e che comunque si giunga a una soluzione positiva e condivisa”. Il consigliere dei Pu Roberto Galante prende la parola “scusandosi per un disagio che provo rispetto al giusto lavoro che sta svolgendo la magistratura e che sono certo saprà fare piena luce, rispetto a una vicenda che mi vede estraneo. Amo la struttura per la quale lavoro, nata per volere di Don Uva che voleva dare sollievo ai più deboli, quelli che un tempo venivano individuati come ortofrenici. E’ una struttura che è servita ai pazienti, alla politica, ai lavoratori e alle loro famiglie. Una struttura ecclesiastica, gestita con l’apporto di laici, cosa che ha consentito una gestione non imprenditoriale ma più che da onlus, spesso rimettendo invece che guadagnando, il Don Uva lo fa comunque garantendo assistenza e sollievo. La situazione attuale non penso che sia figlio di una cattiva gestione ma dell’evoluzione che la vicenda ha vissuto”. Il consigliere del gruppo Rocco Coviello parla di tre temi: “la sofferenza dei dipendenti, la sofferenza dei pazienti e delle loro famiglie, la sofferenza di una città. Poco possiamo fare oltre alla nostra solidarietà. La situazione di oggi, però è imputabile a qualcuno? La Regione cerca di mettere una pezza, ma come bisogna operare perché questa e altre situazioni abbiamo a ripetersi, come trovare una soluzione definitiva alla vicenda ‘Don Uva’.”. Il capogruppo del Pd Gianpaolo Carretta spiega che il “Consiglio comunale non ha competenza specifica rispetto al Don Uva, ma la città e quindi la sua massima assise sono oggettivamente preoccupati e riteniamo necessario verificare perché si è giunti a questo punto. Il ‘Don Uva’ è una struttura strategica per la città e la regione. Ci vuole sulla vertenza Don Uva un’attenzione costante, strategica e proiettata sul futuro”. Il consigliere del gruppo misto Vito Mitro sostiene che “la struttura è punto di riferimento per la città alla quale oggi la nostra presenza qui testimonia la sua vicinanza e il suo affetto. Non bisogna parlare di licenziamenti e pur non avendo competenze specifiche dobbiamo mantenere alta la nostra attenzione anche in futuro”.  Il coordinatore delle opposizioni Giuseppe Molinari spiega che “il Comune ha grande competenza, con il Sindaco che può giungere anche a requisire la struttura come massima autorità sanitaria del territorio. L’unica strada percorribile ritengo sia quella di giungere all’autonomia della struttura potentina dell’ente apulo-lucana”. Il consigliere del Pdl Michele Napoli: “La città si stringe attorno a questo che è un pezzo della sua storia, di quello dell’intera regione. E’ giusto salvare tutto ciò che è possibile salvare, cercando di dare una prospettiva. Abbiamo anche il dovere morale di non arrivare a soluzioni tampone, ma definitive. Il pagamento degli stipendi arretrati è una boccata d’ossigeno, ma dobbiamo guardare con concretezza al futuro. Quando scadranno gli accrediti alle strutture sanitarie dobbiamo essere pronti a far sì che la struttura potentina cammini da sola”. Il capogruppo del Mpa Salvatore Lacerra spiega che “i servizi foniti da questa città sono da sempre l’istruzione e l’asssistenza, anche il leone che ci rappresenta è stato mutuato dall’ospedale ‘San Giovanni’ nostro antico presidio sanitario. Sono qui per testimoniare l’attenzione mia e di Potenza a questa struttura che fornisce assistenza. E’ importante che fornire risposte definitive. Si deve favorire lo sviluppo di realtà locali, a maggior ragione su una struttura che ha dimostrato di saper gestire al meglio il compito sanitario che le è stato affidato. Le degenze di ‘lungo termine’ e del ‘risveglio’ potrebbero ambiti nei quali addirittura immaginando politiche di sviluppo. L’articolo 835 del codice parla delle requisizioni, possibili quando ricorrono gravi situazioni per ”. Il consigliere della ‘Potenza dei cittadini’ Giuseppe Laviero evidanzia come si tratti “di un’ottima struttura, per la cui vertenza l’assessore e la Regione stanno profondendo il massimo impegno. Questo potrebbe essere l’anno zero che consentirà di trovare soluzioni definitive alla vicenda”. Il consigliere del Pd Rocco Fiore prende la parola per dire “che la regione Basilicata si trova a subire una situazione della quale non è responsabile. Probabilmente si sarebbe potuti arrivare a chiedere una fase di amministrazione straordinaria invece che quella del concordato preventivo. Non dobbiamo illudere né lavoratori, né cittadini, immaginando soluzioni piuttosto demagogiche, credo che la requisizione sia in assoluto l’estrema ratio, credo che la politica debba fare ogni utile sforzo e tentativo per preservare la parte lucana dell’ente ‘Don Uva’. La nostra presenza qui oggi, dopo l’approvazione all’unanimità di un apposito ordine del giorno, in un precedente Consiglio comunale, è quello di mantenere viva e alta l’attenzione sul tema, potremmo anche immaginare di trascorrere un momento delle prossime festività insieme”. Il consigliere del Pd Pietro Rosa: “Immaginiamo per un momento che il contributo del Don Uva vena meno, e i pazienti che si trovano in una situazione di grosso bisogno, ritengo che si possano manifestare situazioni davvero critiche, di abbandono. La struttura è di eccellenza e nei suoi confronti vanno fatti tutti gli sforzi possibili perché il ‘Don Uva’ venga preservato”. Il capogruppo del Pdl Fernando Picerno parla di una struttura che “garantisce servizi estremamente efficienti. Da anni si parla dell’autonomia del ‘Don Uva’ di Potenza, di una struttura che registra avanzi di bilancio nella parte lucana. Speravo che l’assessore questa mattina, desse una parola definitiva rispetto agli accreditamenti sanitari. Abbiamo i soldi, perché continuiamo a foraggiare un’azienda che sta chiudendo e non programmiamo un futuro diverso”. Il Sindaco di Potenza Vito Santarsiero parla di un “Consiglio comunale che si è sviluppato opportunamente su questi temi e opportunamente svolto in questa sede. Un Consiglio comunale che si è sviluppato in maniera unitaria e che oggi si fa carico dei problemi complessivi del Don Uva. E’ stato ricordato che il ‘Don Uva’ appartiene alla storia di Potenza in maniera porfonda, non c’è potentino che non abbia avuto contatti con questa struttura. Dopo il fallimento del progetto Ofelia, di inizio secolo voluto dalle due Province, abbiamo dovuto aspettare il 1958 per avere una struttura dedicata ai malati di mente. Nasce una struttura che nel tempo è diventata qualcosa di intimo per i potentini, qualcosa che è diventata riferimento in settori delicati, nella quale sono cresciute sensibilità, professionalità. Senza il ‘Don Uva’ la sanità lucana e potentina diventa più debole, torna indietro, non solo emergenza occupazionale, ma un vuoto che sarebbe difficile colmare. Siamo qui perché riteniamo che questa struttura, direttore amministrativo, non sia stata considerata in maniera corretta al pari delle altre pugliesi che la compongono. Quello potentino è un pezzo del ‘Don Uva’ che non doveva essere penalizzato, ultima e più grave situazione discriminatoria, quella che ha determinato il mancato pagamento delle spettanze solo ai lavoratori lucani. Questa è una struttura privata, quando due anni fa il Sindaco fu qui, la situazione che ci venne illustrata, non era così drammatica. Dobbiamo chiedere alla Regione che difenda il ‘Don Uva’ fino in fondo, non esistono alternative, giudichiamo positiva l’azione posta in essere dalla Regione. Il fitto d’azienda è una soluzione per far sì che il ‘Don Uva’ diventi qualcosa di nostro, un pezzo della sanità lucana. Se necessario anche attraverso la requisizione, se la requisizione diventa la strada migliore per giungere al nostro obiettivo. Ritengo che il fitto del ramo d’azienda sia la via privilegiata che può chiudere questa fase critica. Questa è una giornata di grande solidarietà, nei confronti di lavoratori, pazienti, potentini e quanti a vario titolo questa struttura utilizzano. Direttore amministrativo chiediamo che la vicenda ‘Don Uva’ anche per i vertici dell’azienda diventi altro, venga considerato come una grande struttura d’eccellenza con un futuro autonomo”. Il vicepresidente Imbesi legge l’ordine del giorno voluto congiuntamente da tutti i consiglieri comunali