Il presidente del Consiglio comunale Vincenzo Santangelo, apre i lavori dell’assise alle 16,45 con la relazione del capogruppo del Mal-Mpa, Salvatore Lacerra, primo firmatario della proposta con la quale è stata richiesta la seduta straordinaria odierna, nel corso della quale si affronta il tema della ‘Vendita del tribunale’. Il consigliere Lacerra, nell’illustrare i motivi che a suo dire osterebbero alla vendita del Palazzo di Giustizia, tesi che supporta attraverso la proiezione di alcune slide, sostiene che “La decisione di vendere l’immobile, sede del Tribunale, è stata assunta con delibera di Consiglio Comunale n.84 del 30-7-2008, al prezzo di €. 53.200.000,00, prezzo pari al costo di costruzione stimato dall’UTE con la previsione di un canone di fitto fissato in €. 3.100.000,00 annui. Canone da adeguarsi annualmente secondo gli indici ISTAT. L’immobile, realizzato negli anni ’80, con fondi ministeriali per circa 38.000.000.000 miliardi di lire, pari ai 4/5 della spesa totale, è stato realizzato a seguito di un concorso nazionale vinto dai progettisti architetto Alberigo Lapenna e ingegner Cannizzo. Occupa un’area di 14.022 mq. si sviluppa su nove piani con una superficie totale di 39.446 mq. ed una superficie totale convenzionale di 33.443 mq. Dopo un lungo percorso, nel quale sono venuti meno una serie di interlocutori, pure dichiaratisi interessati all’acquisto, forse per le iniziali condizioni molto restrittive, ecco che l’unica società che ha manifestato interesse all’acquisto è stata la MAYA Immobiliare srl, società costituita nel 1998 e con soli 15.300,00 € di capitale sociale, Immobiliare che sembra aver ceduto il suo diritto di acquisto ad altra società: la Peter Pan srl. Il prezzo veniva ridotto a soli 32.000.000 di euro mentre il canone, a seguito degli adeguamenti veniva indicato in 3.290.000 euro annui, oltre IVA, da corrispondersi anticipatamente e sempre assoggettato agli ulteriori adeguamenti ISTAT, locazione della durata minima di anni, 30 rinnovabili. Appurato che il ministero, ai sensi della L.392/1941 art. 2, non rimborsa ma contribuisce alle spese sostenute dai Comuni per le sedi degli Uffici Giudiziari, annullata, con sentenza del TAR Basilicata n. 25/2013, la delibera Consiliare di vendita a seguito di ricorso proposto dal Ministero di Grazia e Giustizia e rinviata al 3 dicembre la discussione dell’Appello proposto dinanzi al Consiglio di Stato dal Comune di Potenza e dalla Maya Immobiliare, i Gruppi di Opposizione hanno proposto che in Consiglio Comunale si discutesse della vendita e, alla luce delle ultime vicende, e valutata la assenza di validità politica ed economico-finanziaria di una simile operazione, sollecitiamo il Consiglio comunale ed assumere la decisione di non voler vendere l’immobile, sede del Tribunale di Potenza, a privati” conclude Lacerra. Per l’esecutivo in sede di replica prende la parola l’assessore al Patrimonio e finanze Federico Pace: “Ringrazio il Consiglio Comunale per l’opportunità offerta a questa Amministrazione di chiarire definitivamente e senza equivoci l’intero processo politico e amministrativo che ha prima delineato e poi condotto alla decisione di alienare l’immobile sede degli Uffici Giudiziari di Potenza.
Questo per ribadire con forza le ragioni di una scelta ambiziosa e di cui tutt’oggi ne ribadiamo l’utilità nell’esclusivo interesse dell’ente e che da troppo tempo è stato oggetto di strumentalizzazioni, inesattezze ed enfatizzazioni mediatiche.
L’operazione si inserisce nello storico contesto di criticità finanziaria che il Comune vive fin dalla dichiarazione di dissesto risalente al 1995 che ha contribuito al formarsi di un enorme debito che rappresenta il problema strutturale del bilancio dell’ente. Tanto è vero che questa Amministrazione si è impegnata, sin dal suo insediamento nel 2004, in un complesso, articolato e “sofferto” piano di risanamento finanziario.
Grazie ad una serie di interventi mirati e al contenimento della spesa siamo riusciti a portare il debito del Comune di Potenza dai 140 milioni di euro originari agli attuali 105, nonostante nel corso di questa consiliatura, a causa di procedure espropriative trascinatesi dal passato, siamo stati costretti a riconoscere debiti fuori bilancio ed a transigere somme consistenti, per altri 36 milioni di euro.
Gli sforzi e la determinazione a risollevare le finanze comunali hanno fatto sì che si passasse da un rapporto tra indebitamento e bilancio corrente del 220% del 2004 al 125% del 2012.
Nel 2005, poi, si è proceduto anche ad una rinegoziazione del debito attraverso una emissione di B.O.C., per 80 mln di euro ad un tasso fisso del 3,71%, che ha prodotto risparmi strutturali in termini di minori interessi per oltre 6 mln di euro.
Per consentire di abbattere ulteriormente questo “peso” per la Città di Potenza, nel 2008, l’Amministrazione Comunale è dovuta intervenire anche con un’azione strutturale di riduzione dei mutui residui, ereditati dal dissesto finanziario e da quello che la Corte dei Conti di Basilicata ha definito all’epoca un “debito organizzato”, attraverso un articolato piano di dismissioni immobiliari.
Tutto questo non è stato sufficiente per poter assicurare alla Città di Potenza risorse necessarie per dare ossigeno alla gestione corrente dell’ente (manutenzioni, strade, servizi sociali ecc.) che ha pagato il prezzo più alto del risanamento.
In questo costesto si inserisce l’operazione di alienazione del Palazzo di Giustizia che nasce da una vicenda particolare : nel 2006 il Comune di Potenza insieme al Comune di Ancona erano in prima linea contro il Ministero di Giustizia per il ritardo cronico e insopportabile dei rimborsi delle spese di gestione degli Uffici Giudiziari. Vi ricordo che l’ente avanzava, già allora, oltre 15 milioni di euro e solo grazie a un accordo informale e parzialmente mantenuto da parte del Dicastero si è evitata in extremis una plateale manifestazione nazionale di chiusura dei Palazzi di Giustizia.
Allo stesso modo chiedevamo in virtù della riforma costituzionale del 2001 (ed è tutta qui la chiave di lettura dell’intera vicenda) il riconoscimento, previsto dalla legge finanziaria del 2005, del c.d. fitto figurativo, cioè di quel fitto che sarebbe spettato al Comune per aver sottratto alla propria disponibilità un immobile di proprietà incontestat, da adibire ad amministrazione della giustizia e cioè a un interesse esclusivo dello Stato e non del Comune. Proprio perché i Comuni avevano perso la disponibilità degli immobili che avrebbero potuto mettere a reddito o utilizzare per i propri fini istituzionali, lo Stato avrebbe dovuto riconoscere un canone figurativo da rendicontare a rimborso di tutte le spese giudiziarie.
Fu per questa specifica esigenza che il Comune ha speso 70.000,00 euro per chiedere all’Agenzia del Territorio la stima del più probabile canone di locazione (l’equivoco di fondo è che fu chiesta la stima del canone di locazione non del prezzo di vendita del bene).
Il Comune ha chiesto, di conseguenza, il rimborso dei fitti figurativi per un importo di 12 milioni di euro circa. A fronte della richiesta il Ministero ha riconosciuto poco più di 300 mila euro. Nel 2009 ci fu la definitiva abolizione del canone di locazione figurativo.
La logica deduzione è che questa Città non ha un futuro senza l’abbattimento del debito storico (la cui rata di 12 milioni di euro l’anno pesa interamente sulla spesa corrente).
La proposta, approvata all’unanimità in Consiglio Comunale con la deliberazione n. 84/2008 si è inserita in questo articolato processo di risanamento.
L’operazione è nata solo ed esclusivamente per abbattere l’indebitamento del Comune e consente, come certificato dal servizio finanziario :
a) di estinguere anticipatamente i mutui contratti con la Cassa Depositi e Prestiti, con una riduzione della rata annuale di 5,5, milioni di euro;
b) di ottenere, per effetto dell’operazione, un maggiore incasso dall’I.M.U. di circa 500.000,00 euro poiché il soggetto passivo diventerebbe il nuovo proprietario dell’immobile;
c) l’azzeramento degli interessi passivi pagati al tesoriere comunale sull’anticipazione di tesoreria che ammontano, annualmente, a circa 500/600 mila euro;
d) il mantenimento, in favore del Comune di Potenza, dei contratti di locazione attiva che rendono all’amministrazione comunale circa 100 mila euro l’anno;
e) il rispetto degli obiettivi programmatici del patto di stabilità interno e lo sblocco dei pagamenti rientranti nei vincoli imposti dallo stesso patto, con immediato beneficio per le ditte appaltatrici e per l’ente che vedrebbe ridurre il contenzioso per ritardato pagamento delle fatture.
Si avrebbe, nella sostanza, un beneficio che strutturalmente apporterebbe alle finanze comunali circa 7 milioni di euro annui, al netto della vicenda relativa al rimborso del canone (in 30 anni, durata della locazione, il Comune pagherebbe 96 milioni e ne risparmierebbe 210)
L’escursus e la cronologia dell’operazione di alienazione del Palazzo di Giustizia di Potenza
L’intera operazione è nata, come visto in precedenza, con l’approvazione, all’unanimità, della delibera del Consiglio Comunale n° 84/2008.
A seguito della decisione del Consiglio dell’ente dal 2008 al 2011, sono stati espletati ben tre avvisi pubblici di vendita dell’immobile con procedura ad evidenza Europea, pubblicati sui maggiori quotidiani economici italiani fino a giugno del 2011, quando, a seguito di gara deserta, si è dato corso alla conclusione della procedura negoziata di vendita del Palazzo di Giustizia con il soggetto proponente (Maya Immobiliare).
Come già detto in tutte le sedi e come si è fatto presente anche al Ministero e alla Magistratura Amministrativa la definizione dell’intera operazione immobiliare è stata il frutto di ben tre anni di incessante lavoro da parte degli uffici e dell’Amministrazione Comunale che ha visto la pubblicazione di ben tre avvisi pubblici e ben due fasi, in epoche diverse, di procedura negoziata : prima con la Cassa Nazionale Forense (che si è ritirata dall’operazione il 25.9.2009) e poi (dal mese di febbraio 2011) con la società immobiliare che ha presentato la propria opzione per l’acquisto dell’intera struttura. In tale ultima fase si è proceduto, nel mese di maggio del 2011, a porre a base d’asta, con una ulteriore procedura ad evidenza pubblica, la proposta pervenuta al fine di ricercare sul mercato condizioni migliorative.
E’ scontato affermare che anche in questo caso l’avviso pubblico, per la ricerca di nuovi proponenti, non ha dato alcun esito tanto è vero che il competente settore comunale, con proprio atto del 6.7.2011, ha dovuto dichiarare deserta la seduta della gara indetta a maggio.
E’, quindi, proseguita, con l’originario proponente, la procedura negoziata che ha condotto, a dicembre del 2011, dopo svariati mesi di trattative, alla sottoscrizione del contratto preliminare di vendita dell’immobile sede degli uffici giudiziari.
Dell’intera operazione è stato informato, preventivamente ma purtroppo informalmente, l’Organo del Ministero di Giustizia presso il Tribunale di Potenza che è la Commissione di Manutenzione, presieduta dall’allora Presidente della Corte di Appello. Insieme al Sindaco (in due occasioni) si è data ampia informativa dlel’operazione e abbiamo ricevuto un convinto consenso.
Lo stesso è avvenuto in Consiglio Comunale in tutte le occasioni in cui si è discusso il bilancio dell’ente (almeno tre volte l’anno, basta leggere le relazioni allegate) e in tre specifiche commissioni consiliari all’uopo convocate il 18.1.2011, l’11.10.2011 e l’8.11.2011.
Il Contenzioso amministrativo promosso dal Ministero della Giustizia
L’Amministrazione Comunale, a dimostrazione della estrema trasparenza seguita durante tutta la procedura di alienazione dell’immobile prima con una nota del Sindaco del 27.3.2012, indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministro per la Coesione Territoriale, e poi con una degli uffici comunali del 5.4.2012, indirizzata al Ministero della Giustizia, ha portato a conoscenza dell’Amministrazione Statale l’esito dell’operazione di alienazione del Palazzo di Giustizia, allegando tutti gli atti conferenti.
A dispetto della lealtà istituzionale dimostrata dal Comune di Potenza il Ministero della Giustizia, nel mese di maggio del 2012, senza operare alcuna valutazione sui possibili danni che avrebbe arrecato a questo ente impugna la deliberazione del Consiglio Comunale n. 84/2008 e tutti gli atti successivi e consequenziali “ivi compresa la nota del 5 aprile 2012” che ha rappresentato, in un eccesso di trasparenza dell’ente, il presupposto giuridico-funzionale per poter proporre ricorso innanzi al T.A.R. Basilicata poiché ha aperto formalmente i termini per poter impugnare gli atti citati.
Ciò che risulta ancora oggi incomprensibile è l’atteggiamento del Governo che da un lato incoraggia ed adotta ogni utile azione volta alla cartolarizzazione e alla dismissione degli assett pubblici per la riduzione dell’indebitamento e dall’altro impedisce, con ricorsi e diffide, agli enti locali di fare altrettanto con il proprio patrimonio.
Basta solamente ricordare alcuni esempi di “buone pratiche” adottate dal Governo che qui bevemente si elencano, così come riportate dalla stampa nazionale e internazionale:
– il 27 maggio 2013 : il Presidente del Consiglio, Monti, annuncia l’intenzione del Governo Italiano di mettere in vendita i beni pubblici per sostenere la crescita atrraveso la costituzione di società veicolo mobiliari e immobiliari che siano interessate, si badi bene, da attività prevalentemente locali e regionali;
– 16 luglio 2012 : Il Ministro dell’Economia, Grilli, annuncia l’avvio delle trattative con operatori e banche estere (statunitensi ed arabe) per la dismissione di 15-20 miliardi di beni pubblici per contribuire velocemente al risanamento del debito pubblico;
– Wall Street Journal Italia del 27 maggio 2013 : Il Governo “vende e riaffitta” i beni dello Stato per smaltire una quota del debito pubblico che ha ormai sforato la misura del 120% del PIL (basta ricordare che nell’ultimo decennio il Comune, tanto per fare un parallelo, ha ridotto l’incidenza del proprio debito invece di aumentarlo). In tale operazione si ribadisce che verranno costituite società veicolo immobiliari nelle quali dovrà confluire anche il patrimonio di Regioni ed enti locali per un valore di circa 50 miliardi di euro;
– 27 maggio 2013 : il ricavato della vendita degli assett pubblici servirà per la riduzione dell’indebitamento dello Stato e degli enti locali e territoriali. Nel piano di dismissione approvato dal Governo è previsto, infatti, che una quota consistente (3/4) venga destinata all’abbattimento del debito dei Comuni nei quali sono presenti gli immobili.
L’esito del giudizio promosso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale, come oggi tutti conoscono, ha invece condotto alla pronuncia dello stesso Organo Giurisdizionale che con la Sentenza n. 25/2013 che ha annullato la deliberazione consiliare n. 84/2008 e, di fatto, ha bloccato l’intera operazione immobiliare.
Il TAR nelle motivazioni, pur salvando il contratto prelimininare la cui competenza è rimessa all’A.G.O., ha sollevato la questione relativa alla non trascrivibilità del vincolo pubblico per il tramite di un contratto di locazione. A questo punto sembra evidente che le motivazioni riportate da alcuni consiglieri e associazioni sulla stampa siano del tutto strumentali.
Il TAR, come detto, non ha mai censurato sotto il profilo economico l’operazione ma si è limitato a ritenere illeggitima l’apposizione del vincolo pubblico con le modalità previste dal contratto preliminare e dalla citata delibera n. 84/2008. Oltre a considerare tale bene indisponibile in virtù dei finanziamenti ottenuti dal Comune per la realizzazione dell’immobile sede degli uffici giudiziari.
Su tali punti è bene fare chiarezza, tanto è vero che l’Amministrazione Comunale ha interposto appello innanzi al Consiglio di Stato la cui cui discussione nel merito, che si attende serenamente, è stata fissata il prossimo 3 dicembre.
I fondi che il Comune ha ricevuto dallo Stato per la costruzione del Palazzo di Giustizia rappresentarono, all’epoca, solo un “contributo” statale per la realizzazione di opere attinenti ampliamenti e costruzioni di sedi di Uffici Giudiziari. Tant’è vero che l’ente ha sostenuto direttamente gli oneri aggiuntivi per la realizzazone dell’immobile, come evincibile dai mutui contratti direttamente dal Comune con la Cassa Depositi e Prestiti che ammontano a circa 7 milioni di euro. Non da meno va citato, ad abundantiam, che l’ente nel corso degli anni a fronte di rendicontazioni per € 61.333.738,35 (dal 1996 al 2011) connesse alle spese previste dalla Legge n. 392 del 1941 ha ottenuto a rimborso a malapena il 54% di tali somme, per un importo pari ad €33.116.279,83. Non si comprende, pertanto, come possa esserci un collegamento tra contributo erogato per la costruzione del Palazzo di Giustizia e determinazione dei rimborsi delle spese sostenute per gli uffici giudiziari, atteso che lo Stato ha pagato € 17.345.160,00 per la sua realizzazione mentre il Comune di Potenza ha sostenuto, negli anni, un maggior onere di € 28 milioni di euro per la gestione. Si ritiene, pertanto, a fronte di tali dati oggettivi, che l’ente abbia abbondantemente ripagato, con gli interessi, lo Stato per la costruzione dell’immobile. E non è tutto. La quota di finanziamento statale ha rappresentato i 2/3 di finanziamento dell’opera e non i 3/5, come erronaemente riportato da più parti, e non aveva una destinazione esclusiva per la costruzione del palazzo di giustizia ma si trattava di un contributo, per la maggior parte, destinato alla generica realizzazione di opere pubbliche : ciò significa che una parte consistente di questo finanziamento poteva essere destinato ad investimenti diversi (strade, scuole ecc.)
Non si comprende, perciò, la posizione difensiva assunta dal Ministero in merito all’alienazione, atteso che il Governo, per le medesime finalità di abbattimento del debito pubblico storico, ha previsto prima la dismissione del patrimonio pubblico e, poi, costituito società veicolo ad hoc con le quali ha alienato caserme, sedi delle agenzie fiscali e di uffici governativi periferici e centrali.
La determinazione del prezzo di vendita e del canone di locazione.
Anche per quanto riguarda la determinazione del prezzo di vendita e del canone di locazione va completamente rigettata sia la posizione assunta dal Ministero della Giustizia che le speculazioni apparse sui quotidiani locali.
Il prezzo di cessione dell’immobile sede degli Uffici Giudiziari è scaturito da ben due procedure ad evidenza pubblica che hanno condotto dopo tre anni alla proposta della società Maya Immobiliare s.r.l.. Ne deriva, in maniera lapalissiana, che le condizioni di vendita e di locazione sono state determinate dai “criteri comuni vigenti nel mercato”. E’ stato, infatti, il ricorso al mercato a determinare caratteristiche e condizioni dell’intera operazione, attraverso i citati avvisi pubblici con i quali il Comune di Potenza, con successivi bandi, ha richiesto che si presentassero manifestazioni di interesse all’acquisto del complesso immobiliare.
Bandi che hanno avuto l’esito ben noto, cioè di una ridotta appetibilità con l’unico offerta della Società Maya Immobiliare, che pure è stata posta a base di un bando, anch’esso andato deserto.
Pertanto il mercato, per certi versi ha dato una risposta, che si è concretizzata con l’unica offerta presentata.
La stima presentata dall’Agenzia del Territorio cui costantemente si fa riferimento, pur rappresentando una valutazione di un soggetto istituzionale, non è una stima del prezzo di vendita bensì una mera valutazione del più probabile canone di locazione ed è scaturita prendendo in considerazione non “valori di mercato” ma elementi aleatori che non hanno tenuto minimamente conto degli elementi correttivi da applicare al caso specifico.
Per qual che riguarda il valore dell’immobile, il dato di mercato indica una mancanza significativa di interesse all’acquisizione dell’immobile, certificata dagli esiti dei bandi del Comune che ha trovato nella Maya Immobiliare l’unico soggetto che ha manifestato tale interesse con un valore di acquisto che, ancorché oggetto di altro avviso pubblico, non ha trovato altri offerenti.
Anche il cosiddetto costo di costruzione non può essere preso a riferimento come prezzo di vendita poiché non considera la vetustà dell’immobile (22 anni) e il vincolo permanente di destinazione che va a comprimere il diritto di proprietà dell’acquirente, tanto da non poterci neanche entrare senza chiedere il permesso agli Organi di gestione del Tribunale di Potenza. L’interesse alla conclusione dell’operazione per il Comune di Potenza consisteva in un valore minimo che permettesse di abbattere il debito, secondo i vigenti piani di ammortamento, e che era stato stimato intorno ai 35 milioni di euro e che gli uffici preposti hanno confermato anche in sede di trattativa negoziata. C’è di più. Il prezzo di vendita è stato stimato dall’ufficio patrimonio che ne ha certificato la congruità e la perizia di stima redatta da un esimio professore universitario conferma la valutazione fatta dagli uffici ed è depositata agli atti processuali, non è mai stata contestata. Non si comprende allora perché si continua a parlare di svendita del palazzo di giustizia.
La trascrizione del vincolo pubblico e la conferenza di servizi.
Con l’intento di superare le perplessità espresse dal TAR Basilicata circa l’opponibilità a terzi del vincolo pubblico dell’immobile sede degli uffici giudiziari, l’Amministrazione Comunale ha indetto una apposita conferenza di servizi alla quale ha invitato tutti i soggetti privati ed istituzionali coinvolti.
Nella massima trasparenza, che ha sempre caratterizzato l’operazione immobiliare, l’ente ha consentito la partecipazione ai lavori della conferenza anche delle associazioni ammesse a tutelare gli interessi diffusi rappresentati innanzi al tribunale amministrativo regionale.
Nello specifico l’intervenuta modifica del Codice Civile ha prescritto l’obbligatorietà di iscrizione del vincolo pubblico per “i contratti e gli altri atti di diritto privato, anche unilaterali, nonché le convenzioni e i contratti con i quali vengono costituiti a favore dello Stato, della regione, degli altri enti pubblici territoriali ovvero di enti svolgenti un servizio di interesse pubblico, vincoli di uso pubblico o comunque ogni altro vincolo a qualsiasi fine richiesto dalle normative statali e regionali…”.
A tal fine la Maya Immobiliare ha accettato incondizionatamente l’apposizione del vincolo, impegnandosi formalmente con un atto unilaterale in favore del Comune di Potenza.
La Giunta Comunale, con propria deliberazione, ha preso atto di tale volontà espressa con atto formale, trascritto dal Conservatore dei RR.II., da parte del soggetto acquirente.
A dispetto di quanto sostenuto dal TAR Basilicata e dallo stesso Ministero della Giustizia in sede di conferenza di servizi si è potuto trascrivere il contratto preliminare così come già asserito dal Comune di Potenza a seguito della novella inserita nel Codice Civile con l’articolo 2645-quater che ne ha previsto non solo la possibilità ma addirittura l’obbligo a carico sia dei privati che delle pubbliche amministrazioni.
Sommessamente si soggiunge, infine, che il presunto “affaire” della vendita raccontato da alcuni esponenti del consiglio comunale agli organi di stampa appare quanto meno svanire, atteso che il soggetto acquirente, qualora l’ente avesse ragione nel giudizio amministrativo in corso, verrebbe privato dell’uso del bene e della sua materiale disponibilità. Elementi questi che incidono sicuramente sulla determinazione del prezzo di vendita e del canone di locazione e che hanno determinato, come già scritto, la scarsa appetibilità manifestata dal mercato immobiliare .
A ciò va aggiunta anche la incomprensibile posizione assunta dal Ministero della Giustizia in sede di conferenza di servizi che si è opposto, presentando una memoria che ripete quanto già riportato dall’Avvocatura dello Stato in sede ricorsiva, alla trascrizione del vincolo pubblico che, invece, tutela proprio gli interessi pubblici perseguiti dallo stesso Dicastero in materia di edilizia giudiziaria : ossia assicurare una sede permanente al Tribunale di Potenza.
Rimborso del canone di locazione
La posizione assunta dal Ministero della Giustizia in base alla quale all’ente non spetti il rimborso integrale del canone di locazione appare contestabile da una lettura della norma di legge (L. 392/41) che dispone testualmente nella relazione illustrativa “che lo Stato rimborsi, attraverso un contributo annuale, .. le spese per le pigioni ai Comuni nei quali hanno sede gli uffici giudiziari”.
Nemmeno la sentenza del TAR Basilicata dice chiaramente e in maniera incontrovertibile le ragioni per le quali tale “opinione” del Dicastero sia vera e non dà alcun riferimento normativo a sostegno di tale tesi. La legge 392 del 1941, anzi, riconosce in capo ai Comuni ogni potere ed obbligo relativo al reperimento degli immobili da destionare ad uffici giudiziari attribuendo agli stessi la possibilità di individuare i locali (di loro proprietà o da acquisire e locare) nei quali deve svolgersi l’attività giudiziaria. Il Comune di Potenza può, dunque, rivolgersi anche al mercato immobiliare e locatizio pattuendo un canone di mercato con il proprietario. Nella norma richiamata, d’altronde, nulla è previsto circa la partecipazione del Ministero alla determinazione del canone di locazione.
Conclusioni
L’operazione di dismissione così come delineata, oltre che per gli indiscutibili vantaggi che apporta alle finanze comunali, rappresenta oggi uno dei pochi strumenti a disposizione delle amministrazioni locali per il risanamento finanziario e l’abbattimento del debito pubblico locale. Si deve, infatti, ricordare, nuovamente, che il Comune nel corso degli ultimi 15 anni ha anticipato oltre 28 milioni di euro di spese per garantire il regolare funzionamento degli Uffici Giudiziari sottraendo tali risorse alla spesa corrente e quindi : alla manutenzione delle strade, ai servizi e alle politiche sociali, ai servizi di trasporto urbano e scolastico e così via. A fronte di tutto questo l’attuale amministrazione comunale si è accollata un enorme debito ereditato dal passato e attraverso comportamenti virtuosi ha anche ridotto il suo ammontare senza ricorrere a operazioni finanziarie “creative” come gli swap o le opzioni sui tassi interesse. E di operazioni di finanza creativa ci sono state proposte da parte del Consigliere Comunale, Avv. Lacerra, che con un emendamento del 28 giugno 2011 chiedeva di procedere alla cartolarizzazione del Palazzo di Giustizia. Proposta bocciata dagli uffici perché “più dispendiosa in termini di risorse in quanto legata al mantenimento di un’ulteriore struttura (società di capitali) rispetto allo svolgimento in house delle attività previste dall’attuale regolamentazione del patrimonio comunale”. Proposta che, comunque, sottintendeva una vendita a privati e che oggi viene messa in seria discussione dallo stesso consigliere comunale che invoca una non vedita del Palazzo di Giustizia a privati. Nello spirito collaborativo il Comune ha cercato, sempre e ad ogni costo, di venire incontro alle esigenze espresse dal Ministero della Giustizia attraverso la proposta di gestione diretta o l’acquisto, allo stesso prezzo, dell’immobile oggi oggetto di alienazione, ricevendo solo risposte negative. Il Governo, invece, in una serie di proposte ha intenzione di far ricadere gli oneri di gestione dei Palazzi di Giustizia sui territori attraverso una ipotetica “Tassa sui Tribunali” che dovrebbe gravare sui cittadini sui quali si estende la competenza giurisdizionale dei Tribunali Ordinari. Né si comprende il perché lo Stato possa vendere i suoi immobili o cartolarizzare i suoi asset per ridurre il debito pubblico suggerendo alle amministrazioni locali di fare altrettanto e poi, di fatto, impedisca agli stessi enti di procedere, opponendosi anche per via giurisdizionale. Consentitemi a questo punto di ringraziare la Maya Immobiliare. Non solo perché abbiamo ancora oggi un soggetto disponibile ad acquistare l’immobile ma perché al fine di procedere nell’operazione e nell’ostinazione di tutelare l’interesse della Città di Potenza ho chiesto e ottenuto, con verbale del 5 giugno 2012, l’espressa rinuncia a qualsivoglia richiesta di risarcimento del danno per perdita di chance o qualunque rimborso per le spese legali sostenute e da sostenere, a prescindere dall’esito giurdisdizionale della vicenda. A parte si evidenzia come la capitalizzazione o la costituzione di società veicolo da parte del privato rappresentino un comportamento legittimo e normale poiché non è il capitale sociale a determinare la solvibilità dell’acquirente ma la capacità finanziaria che l’ente ha chiesto ed ottenuto e ha sottoposto a verifica attraverso l’Advisor finanziario dell’operazione. Paradossalmente se oggi ci fosse un giovane con meno di 35 anni si potrebbe costituire una società veicolo con un capitale sociale di 1 euro ed acquistare il Palazzo di Giustizia ! Infine di questa vicenda l’unica cosa certa è che la dilazione dei tempi di conclusione dell’operazione abbia generato notevoli danni all’amministrazione e al bilancio dell’ente dovuti alla mancata estinzione anticipata dei mutui passivi contratti con la Cassa depositi e prestiti e al ricorso all’anticipazione di tesoreria comunale per il periodo intercorrente dalla sospensione e successivo annullamento degli atti da parte del TAR Basilicata.
Non si comprende, infatti, quale fascicolo abbia mai potuto aprire la Corte dei Conti in cosiderazione sia dell’attuale “blocco” dell’operazione sia per il fatto che dovrebbe essere la stessa Amministrazione Comunale a doversi ritenere danneggiata per la mancata conclusione dell’operazione immobiliare in parola, come ho dichiarato e verbalizzato in sede di conferenza di servizi alla presenza del Ministero della Giustizia. Oggi ribadisco il mio pensiero : la mancata conclusione dell’operazione produce un danno per il Comune di Potenza di almeno 4 milioni di euro all’anno, al netto del contributo ministeriale sul canone di locazione.
Né tanto meno l’esito di questa vicenda ha interferito sulla tenuta del bilancio dell’ente che, prudentemente, non ha mai considerato i proventi della dismissione. Chi invoca lo spauracchio del dissesto finanziario per la mancata conclusione dell’operazione rimarrà deluso. Oggi il Bilancio comunale, pur nelle difficoltà che vivono tutte le amministrazioni locali, è sano ed ha visto con l’approvazione del consuntivo una conferma della correttezza e della salute delle finanze dell’ente. Come pure è rimasto deluso chi si aspettava in sede cautelare lo scorso 28 maggio una sonora bocciatura dell’operazione : il rinvio a breve del merito a norma della legge sul processo amministrativo presuppone la ragionevola fondatezza delle ragioni dei ricorrenti (Comune di Potenza e Maya Immobiliare). Questa è la ragione per cui attendiamo sereni e fiduciosi il 3 dicembre prossimo” conclude l’assessore Federico Pace. Il consigliere del Pdl Michele Napoli, chiede che venga sospesa la seduta del Consiglio comunale per studiare la “corposa relazione presentataci dall’assessore Pace”. Il capogruppo dei Popolari uniti Sergio Potenza prende la parola per esprimere il proprio consenso rispetto alla proposta avanzata dal consigliere Napoli. Il capogruppo del Pd Gianpaolo Carretta asserisce di essere pronto a sviluppare il dibattito già da subito, per una sorta di bon ton istituzionale di accogliere la richiesta avanzata dal consigliere Napoli. Il consigliere Antonino Imbesi si dice pronto a sua volta a discutere, ma il suo gruppo conferma la volontà di aggiornare la seduta, chiedendo che in sede di aggiornamento si possa avere anche il resoconto della seduta nel corso del quale venne deliberata dal Consiglio comunale la vendita dell’immobile di cui trattasi. Il capogruppo dei Dec Laieta, si dice “intrigato da una relazione completa ed esauriente sotto ogni punto di vista”. Il presidente Santangelo, verificata la volontà dei consiglieri presenti dichiara sciolta l’assemblea alle 18,25.