Leggo i diversi comunicati, di questo o di quello, ciascuno rivendica a sé il vero cambiamento, rivendica alla sua parte politica l’unica azione coerente e salvifica per questa Regione.
Dimenticano, alcuni di questi signori che fino a ieri militavano in altre coalizioni o che da un lato sono passati all’altro con lauto premio per il tradimento. Pensano questi smemorati che anche gli elettori abbiano dimenticato. Non è così!
Vorrei provare a ragionare. In Basilicata ed in Regione esiste un unico partito. L’altra coalizione non ha partito ma ha un leader nazionale. Superato dalla storia il richiamo ai valori “posizionati”, quelli di destra o di sinistra, ecco che emergono valori comuni a tutti, se condivisi e perseguiti: la giustizia, la buona amministrazione, la crescita sostenibile. Quello che però accomuna tutti, dico tutti, quelli che si definiscono di destra, quelli che si definiscono di centro o di sinistra è il giudizio negativo, nefasto, per la conduzione politica della Regione negli ultimi decenni.
Lo pensano tutti: lo urlano quelli che sono artefici di una opposizione che pensa a gestire le briciole, lo dichiarano quelli che all’epoca si allearono con questi pensando di contare, lo dicono nei loro discorsi quelli che una volta credevano nel comunismo e che con falso moralismo giustificano i danni che producono. Lo sanno e lo confessano finanche i lacchè ed i beneficiari di questo iniquo sistema.
Ma così non può continuare:mancano i soldi! Mancano i soldi per continuare nello sperpero, per non programmare, per continuare a duplicare ruoli e funzioni, per elargire soldi a pioggia e senza verifiche, per continuare ad ingrassare una macchina amministrativa inutile e finanche dannosa, per continuare ad aumentare imposte e tasse per servizi non resi (rifiuti, trasporti ecc), nascondendosi dietro norme statali.
Allora chiedo a me stesso: cosa è importante? Dire di essere di una parte, di un movimento, di un partito, di una lista, o tentare di creare un’area, un fronte e riconquistare una fiducia comune che crei un vasto schieramento e permetta a tutti di volare alto e pensare che si può cambiare? Mi rispiego. Qual’è l’obiettivo: dare un futuro alla Regione, dare un futuro ai giovani, avere un programma diverso e virtuoso che coinvolga la politica, l’amministrazione e la comunità regionale? Se è così allora smettetela di rivendicare coerenze, appartenenze, scelte di campo. Questo significa solo spaccare un costruendo schieramento e fare il gioco di chi non vuol cambiare nulla, significa far finta di fare una scelta pregiudiziale, ma di comodo, allo scopo di rivendicare in future spartizioni postazioni migliori. Questo significa che non è più tempo di singole purezze, primogeniture, virtù mancate: singolarmente non si cambia. E’ tempo di ritrovare rispetto comune e costruire un’area sempre più vasta che persegua la sfida del cambiamento e la vinca. Se l’obiettivo non è il mio o il tuo posizionamento, ma il futuro della nostra comunità, allora impariamo a stare zitti, ad ascoltare, ad avere stima anche di quelli che da tempo, troppo tempo, stanno sulla breccia. Per costruire un’alternativa, anche la loro esperienza è preziosa.
Di stupidità muore non solo la politica ma l’alternativa.