Nicola Becce 8Popolo della Libertà): IMU e Service Tax

Addio Imu, arriva la Service Tax. Il Consiglio dei Ministri di ieri ha “finalmente” abolito la tanto discussa Imu sulla prima casa, e quella sugli immobili rurali e i terreni agricoli (solo la rata di giugno, per quella di dicembre si aspetta un decreto nella Legge di Stabilità ad ottobre). Nel 2014 l’Imu sarà inglobata nella Service Tax, un’imposta sui servizi comunali, ispirata ai principi del federalismo fiscale, che sostituisce la Tares e sarà costituita da due componenti: gestione dei rifiuti urbani e copertura dei servizi indivisibili.

Tornando alla Service Tax, la prima componente (Tari) sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani (quindi gli inquilini nel caso di case in affitto). Le aliquote, commisurate alla superficie, saranno parametrate dal Comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio.

La seconda componente (Tasi) sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali). Il Comune avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei limiti fissati dalla legge statale.

La capacità fiscale (cioè il gettito potenziale che i Comuni potrebbero ottenere dal pieno utilizzo delle facoltà di manovra fiscale sui loro tributi) sarà preservata, nel pieno rispetto del principio federalista dell’autonomia finanziaria di tutti i livelli di governo. L’autonomia nella fissazione delle aliquote sarà limitata verso l’alto per evitare di accrescere la capacità fiscale e quindi il carico sui contribuenti, applicando aliquote massime complessive.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato anche altri provvedimenti: il Piano casa a favore delle categorie disagiate che interviene su mutui, prima casa e affitti; il decreto su 6.500 esodati e il provvedimento che rifinanzia la cassa integrazione con altri 500 milioni di euro.

Le decisioni prese ieri sul’Imu rappresentano un primo passo positivo, ma non è ancora abbastanza. Il prossimo scoglio da superare è quello dell’IVA: applicare l’aumento significa trascinare il potere di acquisto, i consumi e la produzione industriale sotto i minimi storici, con conseguenze disastrose per l’economia italiana.

Le risorse per tali operazioni potranno essere reperite senza pesare minimamente sulle tasche dei cittadini, attraverso un serio taglio agli sprechi (si cominci con il ribaltamento delle percentuali di taglio delle consulenze alla PA e delle auto blu, portandole rispettivamente al 90% e all’80%); una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e la vendita di almeno il 10-15% delle riserve auree.