Il dibattito elettorale è entrato nel vivo. In attesa di conoscere nomi, candidature, protagonisti, programmi ed idee, tutti i partiti sono al lavoro per le Regionali di novembre. Un appuntamento atteso e decisivo per le sorti della nostra Basilicata e che dopo i fatti di Rimborsopoli rappresenta un test decisivo per un’intera classe politica. Certo, c’è poi da fronteggiare anche l’assalto del Movimento 5 Stelle ma, a giudicare dal brodino di demagogia e slogan – che già a livello nazionale ha lasciato il tempo che trova – è evidente che questa volta saranno i programmi e la serietà delle proposte politiche a fare la differenza. Non vincerà chi urla di più, ma chi sarà in grado di privilegiare merito, professionalità, bravura dei singoli. Troppi giovani e troppe famiglie sono costrette ad andare con il cappello in mano al cospetto di questa classe dirigente che spadroneggia da più di vent’anni. E’ questo che bisognerà sradicare spiegando anche perchè negli anni di governo del centrosinistra tanto la città capoluogo quanto la Basilicata hanno subito una forte regressione. E’ appena il caso di ricordare infatti che le Regionali di novembre faranno da apripista alla partita che si giocherà a Potenza dove si voterà per chiudere definitivamente – spero – la parentesi Santarsiero. E’ a Potenza 2014 che in tanti già guardano in termini di rilancio e di prospettive politiche. A tutti loro, mi sento di ricordare che il capoluogo rappresenta sì il motore della regione, ma non può accentrare tutto il dibattito politico. Come dire: la regione pensi al capoluogo ricordandone il ruolo in termini di erogazione di servizi e di barometro della politica, ma la città (e tutti i partiti, compresi i dirigenti) ricordino di ragionare nell’ottica dell’insieme. La Basilicata cresce se cresce anche Potenza e viceversa. Non sfugga infatti la caduta verticale di una regione che, nonostante le sue risorse e delle potenzialità accertate, ha ripreso le posizioni di coda nelle classifiche tra le regioni meridionali. E al contempo la caduta di una città capoluogo che ha perso il suo ruolo di centralità all’interno della Regione e resta sempre di più penalizzata in termini di decoro, di funzionamento dei servizi, di tenuta del tessuto urbano, di partecipazione democratica. Bene: è arrivato il momento di parlare in termini propositivi. Stop a quei personaggi che parlano di nuovo e vogliono soltanto occupare poltrone. Sì a chi chiede una nuova strategia complessiva che parta da Potenza ma guardi alla regione nel complesso. I partiti e le coalizioni parlino di questo ed evitino stucchevoli guerre di posizione e leadership che hanno solo il merito di allontanare ancora di più i lucani dalla politica delle chiacchiere, che parla solo in campagna elettorale ma poi finisce per declinare ogni problema.