“Un provvedimento che esula dalla competenza della giunta, un atto che pone il Consiglio comunale in una situazione di notevole difficoltà”, così il consigliere del gruppo misto Vito Mitro interviene a margine della presentazione delle modifiche al programma di esercizio al Piano di Trasporto pubblico urbano integrato. “Non si ravvedono – spiega Mitro – i caratteri dell’urgenza di un provvedimento che giace da 8 mesi e che è stato approvato col grande senso di responsabilità dell’intero Consiglio comunale. All’epoca, infatti, anche l’opposizione, attraverso la sua astensione aveva dimostrato di raccogliere l’appello della giunta, finalizzato a un risparmio dei costi, beneficio dal quale avrebbe dovuto trarre vantaggio l’intera cittadinanza. In quella delibera che prevedeva una razionalizzazione delle corse del Trasporto pubblico, era stata prospettata una diminuzione di un quarto dei chilometri totali percorsi dai bus urbani, che avrebbero dovuto passare da 2 a 1,5 milioni. Ci troviamo oggi dinanzi a un piano che aumenta, rispetto alla previsione di allora, complessivamente il totale di 1 milione e 150.000 chilometri, portando il computo finale a 2 milioni e 650.000 chilometri, corse rurali incluse. L’altro aspetto profondamente scorretto sussiste nel demandare alla Commissione consiliare competente prima, assolutamente non coinvolta in questa fase, e al Consiglio comunale poi, il solo ruolo di ‘ratificatore’ di un atto già presentato ai potentini e agli organi di stampa. Nel caso in cui, in Commissione si ritenesse opportuno apportare ulteriori modifiche, che senso avrebbe la presentazione odierna? Di più, nel caso il Consiglio non approvasse il nuovo Piano, che fine farebbe lo stesso? Perché relegare la principale assise cittadina a un ruolo marginale, addirittura non considerando l’aspetto che una decisione assunta in quel consesso può essere modificata solo dalla stessa assemblea? Insomma – conclude il consigliere Mitro – dichiaro tutto il mio disappunto e quello di molti consiglieri comunali che saranno costretti a esaminare e ad assumersi responsabilità rispetto a decisioni assunte da altri, peraltro non titolati a farlo”.