La coerenza in politica è una delle prime virtù. Peccato che a Potenza, all’interno del Consiglio comunale di oggi se ne sia data ennesima prova di assenza, tanto più su un atto importante e determinante per il futuro della città come il bilancio di previsione 2013, del bilancio pluriennale e della relazione previsionale e programmatica per il triennio 2013-2015 oltre che sull’aumento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni (Tarsu). La maggioranza, ormai solo sulla carta e soltanto di “comodo”, ha trovato i numeri grazie ad un paio di voti raccattati qua e la, mentre l’opposizione o quel che resta si è liquefatta di fronte a incomprensibili astensioni ed assenze che hanno il valore di una forte sconfitta. Se infatti i due punti sono passati grazie a 22 voti favorevoli sui 21 obbligatori, è da registrarsi infatti l’astensione di ben sette consiglieri (compreso il candidato sindaco di centrodestra alle scorse elezioni, Peppino Molinari), mentre a mantenere un profilo fortemente critico e contrario mi sono ritrovato soltanto io con il collega Fanelli. Tutti gli altri, ad iniziare dal capogruppo hanno disertato l’aula con un atteggiamento irriguardoso, insensato ed irresponsabile perchè in forte spregio verso il mandato elettorale che gli elettori ci hanno affidato nel 2009 relegandoci all’opposizione. Analogamente incomprensibile è stata l’assenza del presidente della commissione Bilancio nonchè consigliere di minoranza Coviello. Insomma al di là delle critiche e delle comparsate, al momento del voto e quindi di un’assise in cui si doveva mettere alla gogna una maggioranza raffazzonata e che non aveva neanche i numeri per approvare importanti seppur discutibili provvedimenti, la nostra opposizione si è resa invisibile, servile (vedi l’atteggiamento dei DeC) o impalpabile con l’astensione di Molinari. Davvero una brutta pagina per la vita amministrativa e per una città che se da un lato non riesce a scrollarsi di dosso una maggioranza di centrosinistra che ha fatto macelli, dall’altra deve registrare l’inconcludenza di una opposizione seria, coordinata e coerente.
Eppure, alcune scelte operate dall’amministrazione, scellerate e per nulla rispondenti alle esigenze dei potentini meritavano una sonora bocciatura. Quella che invece ha impresso il sottoscritto e il consigliere Fanelli, unici a mettere la faccia e votare contro. La conferma però che la vera opposizione in Consiglio comunale ha nomi e cognomi precisi e che sin dal 2009 si è scontrata con l’arroganza e l’incapacità amministrativa del sindaco e della sua giunta. Una giunta che nonostante un ordine del giorno approvato su mia proposta circa due anni fa e che impegnava il sindaco a prendere atto della riduzione del numero degli assessori da dieci a sei è andata avanti incurante, senza colpo ferire. Un chiaro disprezzo nei confronti della volontà espressa dal Consiglio comunale ma anche disattendendo quello che è scritto nello Statuto comunale, laddove all’articolo 29 si parla di esecutivo composto a un numero di dieci assessori. E allora per assurdo: perchè il sindaco dopo il defenestramento dell’assessore ai Lavori pubblici Clementina La Sala non ha provveduto a nominare il sostituto? Perchè si è andati avanti con nove assessori e non dieci? Ed ancora: sono legittimi tutti gli atti approvati dalla giunta così composta? Assistiamo in questi giorni di pre insediamento del Consiglio regionale – dove il sindaco di Potenza è stato eletto – a dichiarazioni di facciata. Non ultima proprio l’uscita del primo cittadino di Potenza che si augura una giunta regionale composta da soli assessori interni ed eletti in Consiglio non solo per venire incontro ad esigenze di rappresentatività politica e per far sentire il fiato sul collo sugli eletti, ma anche per questioni di risparmio. Insomma una politica che cerca di dare segnali agli elettori in un momento di forte distanza e profonda crisi del rapporto elettori-eletti. Davvero una bella contraddizione visto che nel capoluogo il sindaco ha “sfoggiato” dieci assessori in spregio a costi esorbitanti e deleghe che potevano tranquillamente essere accorpate. Le poltrone si sa fanno comodo ai partiti e al consenso ma a tutto c’è un limite. E a Potenza anche in virtù di quanto visto in questi anni è giusto che gli elettori prendano coscienza di chi ci ha amministrato e di chi ha realmente fatto il proprio dovere in Consiglio comunale. Da qui e dagli uomini giusti, deve ripartire la corsa per le amministrative del prossimo anno che troveranno il sottoscritto in prima linea sotto il rinnovato simbolo di Forza Italia.